Ubbidire senza sapere dove andare

E allora vogliamo leggere nel libro della Genesi, così tanto antico questo racconto e così tanto odierno. Dal capitolo 12 leggiamo e poi leggeremo al capitolo 11 di Ebrei. A Dio la gloria.

«Ora l'Eterno disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra". Allora Abramo partì come l'Eterno gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva 75 anni quando partì da Haran».

Passiamo in Ebrei al capitolo 11 e leggiamo dal verso 9. Ebrei 11:9. «Per fede Abramo dimorò nella terra promessa come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio. Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l'età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa. Perciò da un solo uomo, e questi come fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo, come la sabbia lungo la riva del mare che non si può contare. Tutti costoro sono morti nella fede senza aver ricevuto le cose promesse, ma vedutele da lontano. Essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra». Amen. Amen. Fin qua la parola del Signore.

Allora, quello che Abramo ci vuole dire questa mattina è che possiamo tornare indietro di un po' di anni, abbastanza. Abramo era un uomo fedele ad ascoltare la voce del Signore, come ci insegna la scrittura. Da lui viene il detto "il padre della fede". Ma cosa è successo a questo uomo che Dio ci ha portato fino a oggi? Perché la scrittura dice in Ebrei che costoro parlano ancora oggi a noi.

Allora, Abramo faceva parte di un paese, il paese di Ur dei Caldei, e ricevette una chiamata da parte di Dio. E questa chiamata fu che lui dovette sentire la voce del Signore, e si mosse dal suo paese con suo padre, sua moglie, suo nipote, e andarono nel paese di Haran. Dice la scrittura: «e vi si stabilirono». Sentite questa parola: vi si stabilirono. E il tempo che Terah, sarebbe il padre di Abramo, visse fu di 205 anni, poi Terah morì in Haran.

Quindi il Signore disse ad Abramo di spostarsi. Poi partirono, si fermarono ad Haran, il padre morì. Arriva il momento dove al capitolo 12 leggiamo che l'Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò». Quindi abbiamo detto in Ebrei 11 che Abramo ubbidì non sapendo dove andare.

La parola più preziosa che noi possiamo leggere sulla nostra vita è ubbidienza. Abramo ubbidì. E questo fu qualcosa che qualche volta è difficile, no? Quando ti dice: non puoi capire, ma almeno credi, ma almeno ubbidisci. Perché Dio gli disse: devi andare in un tale paese, no?

Qui la storia è particolarmente spirituale, perché comincia col dire che dopo che Terah, il padre di Abramo, morì, allora Dio chiamò di nuovo Abramo e gli disse: «Vattene dal paese, dalla casa di tuo padre». Ma Abramo si era stabilito lì, aveva fatto, aveva comprato servi, serve, aveva tanti beni, era già ricco. E il Signore gli dice: "Spostati, non è questa la mia volontà". Abramo riceve una chiamata.

La stabilità. Il credente chiede la stabilità, si crea una vita tutta stabile per lui, senza consultare Dio, senza essere pronto a dire... Perché questa stabilità è una cosa normale, certamente, ma allo stesso tempo disponibile a spostarti nel momento in cui vuoi servire Dio, fare la sua volontà, ascoltare la sua voce e ubbidire a quello che lui ti dice. Se vuoi servire e ricevere una chiamata.

Abramo aveva 75 anni. "Signore, mi sono stabilito in Haran, nella casa di mio padre, abbiamo costruito questa bella casa. C'ho servi, pecore, buoi, perché mi devo spostare? Sto bene qua, ti posso servire qua in Haran". Abramo non fa tante domande, perché è un uomo spirituale. Lui accetta come la parola di Dio si muove, e dice chiaramente che il Signore gli fa una promessa, dicendo: «Io ti renderò una grande nazione, io ti benedirò».

Ma era già benedetto, perché aveva tutti quei beni materiali, perché le ricchezze ci fanno credere che è una benedizione stabile su questa terra. Ma non è così. E quindi vediamo che il Signore dice: "Io ti benedirò, spostati, vai nel paese che io ti dirò". E dove? "E dove, Signore? Dimmi, allora mi sposto, poi vado a vedere se il paese mi piace o non mi piace. E poi ancora, Signore, c'ho 75 anni, mi sembra...". Lui non fa tante domande.

Quando Dio ti chiama devi soltanto ubbidire. Così ha fatto con il suo figlio Isacco. "Abramo, sacrificami tuo figlio". "Signore, dopo 100 anni mi dai un figlio e adesso lo devo sacrificare?". Niente, nessuna domanda. Abramo ascolta la voce del Signore e ubbidisce, dice la scrittura.

E torniamo lì dove in Ebrei 11 vediamo il modello che possiamo seguire. Tutti noi col cuore dovremmo seguire il modello di Abramo. Perché? Perché il tempo che possiamo vivere su questa terra non ci appartiene, e non solo, non possiamo vivere quanto vogliamo noi e quando diciamo noi. Perché? Perché la scrittura dice che dal momento in cui abbiamo scelto di seguire Gesù, la nostra vita non ci appartiene più, perché siamo stati comprati a prezzo e non apparteniamo più a noi stessi.

Se vogliamo servire Dio, la nostra volontà non è più la nostra, ma è come Gesù pregò al Padre: «Non la mia volontà, ma la tua». Ma Dio vuol chiamarti e vuole mandarti con una chiamata in missione, ma tu ti sei fatto un programma per la tua vita, come me lo sono fatto io prima di conoscere il Signore. Per tanti anni ho sacrificato tutti i miei risparmi a costruire una casa. Ho fatto dei debiti, perché i soldi non ce n'erano. Piano piano ho costruito, e sempre più, fin quando è arrivato il momento che ho edificato, ma mancava un fondamento nella mia vita: Cristo.

Noi costruiamo, edifichiamo, ma il fondamento manca. E questo è successo nella mia vita, che avevo stabilità nel cuore. Ho detto: "La casa è fatta, la famiglia ce l'ho, il posto di lavoro ce l'ho, una macchina ce l'ho, non mi manca nulla". E allora nel cuor mio ho detto questo: "Sarà la casa della mia vita". Così mi sono stabilito e i miei pensieri erano quelli.

Ognuno fa i suoi pensieri, no? Pensa, fa il suo futuro, ma poi arriva qualcuno che ti dice: "Davide, spostati". E così quel che avevo non ce l'ho più. In qualche maniera il Signore comunque ha benedetto lo stesso la mia vita, perché non mi è mancato nulla. E a motivo di questo, quando ho ricevuto quella chiamata, non potevo dire: "No, Signore, mi sono stabilito, ho sacrificato tutto, tutti i miei risparmi, ho costruito questa bella casa, dove devo andare?".

È bello quando possiamo assumere l'atteggiamento che assume Abramo: un uomo ricco, aveva una moglie, certo mancava il figlio, il Signore gli dà anche quello. Aveva le promesse, dice: «Questo paese sarà il paese che io ti darò per sempre». Va avanti la scrittura e poi passiamo in Ebrei, dove dice che Abramo dimorò nella terra promessa come in un paese straniero. Assumi questo atteggiamento, perché nella mia vita Abramo è stato il mio modello, e ogni volta che in casa mia ho dovuto dire: io potrei vivere sotto le tende come Abramo.

Beh, sembra così strano, ma non è questo. È perché Dio ci dà una casa, magari l'abbiamo ereditata dai padri, magari l'abbiamo comprata, ci siamo stabiliti. Queste sono benedizioni che ci dà il Signore. Non possiamo dire né disprezzare la grazia di Dio, ma a un certo punto non ci mettere il cuore, perché se tu ci metti il cuore ai beni materiali, sai, un giorno li dovrai lasciare.

Perché così disse Giobbe: «Nudo sono uscito dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò». Ma l'uomo vive come se dovesse vivere 1000 anni, e che quei beni gli appartengono, senza mollarli, ma sentirà una voce che gli dirà: «Stolto, di chi saranno tutti i beni che hai accumulato?». Perché hai detto: «Anima mia, bevi, mangia e godi, perché tu hai molti beni». Questo è il cuore di quell'uomo che basa la sua vita sulle ricchezze di questo mondo, sui beni di questo mondo che passeranno.

Abramo, torniamo a lui come modello. E di Abramo dice: «Per fede ubbidì». Allora il cuore di Abramo non era nelle sue ricchezze, non era nella stabilità terrena, perché abbiamo letto prima: «come in un paese straniero». E noi tali siamo, perché questo paese che abitiamo è un paese straniero per noi. Non è la città stabile, non è la città ferma che Dio ha preparato per noi, come sta scritto, quel luogo di cui il Signore ha detto: "Io vado a prepararvi un posto, poi torno". E sta per tornare.

Perciò non legare il tuo cuore ai beni di questa terra, perché non sarà tardi quando il Signore torna. E allora di chi saranno quei beni? Va bene i sacrifici, va bene la benedizione, va bene tutto quello che hai fatto, però pensa ai beni eterni. Metti il cuore alle cose che non si vedono, perché sono eterne; quelle che si vedono sono solo per un tempo. Godile, perché il Signore te le ha date, dimora in quelle cose, ma preparati a pensare che se Dio ti chiama e il tuo cuore non è stabilito nelle cose di questa vita, allora potrai servire il Signore senza indugiare.

Allora dice la scrittura ancora: «Perché Abramo aspettava la città che ha i fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio». Ecco dove stava il cuore di Abramo. Aveva ricevuto la promessa. Dio gli aveva detto: "Io ti darò quel paese, nella terra di Canaan". Ma lui non ha pensato per nulla.

Magari avrebbe detto: "Signore, questo è il paese che mi hai dato, io lo sto percorrendo, bene, adesso comincio a edificare una casa, una città, perché tu hai detto così". E quindi non si è messo a costruire. No, Abramo, dice, viveva in tende, nelle tende. Lui ha preferito vivere tutta la vita nelle tende, nonostante era ricco e nonostante avesse la possibilità, dice la scrittura, di tornare nel suo paese dove era stato chiamato, come fanno in tanti quando stanno all'estero: poi si costruiscono una casa e tornano da dove sono venuti. Ma Abramo no.

Abramo ha un altro aspetto, un altro pensiero, perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio. Bada, caro fratello, cara sorella, perché o ragioniamo in maniera spirituale su cose invisibili, o ragioniamo su cose materiali visibili che non ci portano lontano.

Ma in 1 Corinzi noi leggiamo ciò che Paolo dice a questi credenti, dicendo chiaramente al capitolo 3, al verso 10: «Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto, io ho posto il fondamento ed altri vi costruisce sopra. Ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Cristo Gesù». Amen.

Questo è il fondamento. Costruisci, edifica, fai ciò che vuoi, ma costruisci tutta la tua vita, beni spirituali e materiali, sul fondamento che è Cristo. «Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà, poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno».

Dove hai posto i piedi, caro? Su quale fondamento? Su quale, se non è quello di Cristo Gesù? Allora la casa sarà stabile, non crollerà, come dice la scrittura.

Andiamo avanti, perché dice: «Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l'età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa». E sulla vita nostra, è su quelle promesse che noi dobbiamo fondare la nostra vita. E Dio ha fatto tante promesse nella nostra vita e ha fatto anche miracoli nella nostra vita.

Un cristiano senza miracoli non è un cristiano, che sia chiaro, perché Dio è un Dio glorioso, un Dio potente. Il primo miracolo che Dio ha fatto nella tua vita è cambiandoti il cuore, perché nessuno può cambiare il cuore. Si può fare un trapianto nel senso materiale, ma non spirituale. La nuova nascita, il cambiamento di un uomo viene dall'alto, non viene dagli uomini. Perciò non ti meravigliare quando un uomo fa cose che Dio comanda di fare.

Perché come Abramo, dice che il suo cuore non era per queste cose, lui riteneva: "Io sono un pellegrino su questa terra". E così ha vissuto, perché nel cuore suo e nella mente sua sapeva per fede quello che Dio aveva preparato: una città dove l'architetto è lui, tutta d'oro, come leggiamo in Apocalisse.

Ma andando avanti: «Perciò da un solo uomo, come fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo, come la sabbia lungo la riva del mare che non si può contare. Tutti costoro sono morti nella fede». Tutti costoro non erano dispiaciuti di lasciare questa terra, perché sono partiti con questo nell'anima: "Io sono un pellegrino e forestiero su questa terra. Questa non è la mia città. Questa non è la mia nazione, questo non è il mio popolo". Dio ha preparato ogni cosa, ha messo tutto, ogni cosa, perché un giorno possiamo godere dei suoi beni. E quindi la scrittura dice chiaramente: «Questi uomini furono convinti e le accolsero, le promesse, con gioia,

confessando di essere forestieri e pellegrini.» "Signore, tutte queste promesse che mi hai fatto…" Le hanno viste da lontano, perché le promesse che Dio ha fatto non erano temporanee soltanto, benché Abramo fosse un uomo benedetto in tutto quello che faceva, ma lui aveva il cuore presso le cose che Dio aveva preparato. Ha creduto alle promesse, non le ha viste nella sua vita, quelle spirituali naturalmente, ma le ha viste come da lontano.

Quindi la scrittura ci dice chiaramente quanto sarebbe importante sapere che, se Dio ti ha benedetto nelle cose materiali, non ci mettere il cuore, perché di Abramo dice ancora: «Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria, e se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo di ritornarvi.» Ma il cuore di Abramo non era più da dove era partito, no, perché lui credeva in cose migliori che Dio aveva promesso per lui. E se non abbiamo il cuore nelle cose che non si vedono, vivremo soltanto nelle cose che si vedono. Come possiamo godere delle benedizioni di Dio? E a motivo di questo possiamo dire anche questo: «Ma ora ne desiderano una patria migliore, cioè quella celeste. Perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città.»

Quando arriva il momento della prova, la prova del fuoco, allora cominciamo a pensare. Non è facile, no, per ognuno che sta per lasciare questa terra, di dire come Abramo, quando arriva il momento: Dio ha preparato qualcosa di meglio che su questa terra. Certo, dobbiamo lasciare gli affetti. Dobbiamo lasciare le persone che amiamo, la Chiesa, la fratellanza, ma li ritroveremo, perché Dio è fedele.

E quindi, se poniamo il nostro cuore nelle cose che il Signore ha preparato, il nostro modo di vivere su questa terra non sarà più come quello che sembra troppo legato, no, alle cose materiali, ma il nostro modo di vivere sarà quello che senti del continuo la presenza del Signore. Ti preparerai per quel giorno, se avverrà prima il rapimento o avverrà dopo, ma sarai pronto. Il tuo cuore sta lì fermo, fiducioso, sapendo che il Signore ha preparato questo luogo, che qualche volta con l'immaginazione non possiamo raggiungere soltanto, ma arriva un momento che per rivelazione il Signore ci può rendere gioiosi di avere nel cuore le cose eterne.

E non soltanto questo, perché non dobbiamo pregare soltanto per quel posto che Dio ha preparato, ma la parola di Dio ci insegna attraverso la bocca di Davide: «Una cosa ho chiesto all'Eterno, e quella desidero: di dimorare nella casa del Signore e di ammirare la sua bellezza.» "La bellezza di Cristo", dice il cantico, "sia vista in me". Ancora Paolo dice: «Il mistero di Cristo è Cristo in noi, speranza di gloria.»

Che cos'è questo Cristo in te? Non sei più quella persona di prima, non hai più la mente come la mente di prima, perché sei rinnovato. Come dice Paolo in Romani 12: «Siate rinnovati mediante il rinnovamento della mente.» Cristo in te riempie il tuo cuore pieno di amore, perché questo miracolo fa il Signore, e la misura del suo amore è un amore senza misura. Così dice Agostino.

E questo è importante, che Dio fa una trasformazione. Quando Cristo entra in te non sei più la stessa persona. Tutto è diverso, tutto cambia, tutto nuovo, come abbiamo cantato quel cantico nuovo. Cristo in te fa un'opera nuova: «Le cose di prima sono passate, adesso sono diventate nuove.»

E questo rinnovamento, che dà gloria a Dio, che testimonia che Cristo è in te. Questo rinnovamento dove noi possiamo pur dire, come disse Paolo: «Non sono più io.» Non sono più io. Lo puoi dire? Di' amen insieme a me. Così mi incoraggi a capire che sei anche tu convinto che Cristo in noi è quella speranza di gloria che ha messo nei nostri cuori, e lì dobbiamo porre i nostri affetti, proprio in questo.

Ma tu non devi viaggiare da solo. È bene che lo sai: portati con te qualcuno, perché nella gloria saranno molti di quelli che hanno seguito il Signore. Ed è bene che seguiamo il Signore, qualche volta zoppicando, ma è meglio zoppicare e trovarsi sulla giusta via e non camminare su una via sbagliata.

Perciò, cari fratelli, abbiamo in cuore di prendere come modello la vita di questi uomini, perché sanno che un giorno «noi lo vedremo come egli è, saremo simili a lui», dice Giovanni al capitolo 3, Primo Giovanni. Che significa che saremo simili a lui? Non possiamo raggiungere con la mente certi traguardi: noi simili a Gesù? No, fratello, dai, per favore, non lo dico io, lo dice la parola. E quindi, di conseguenza, noi abbiamo a cuore di credere, perché quando non capiamo è bene che crediamo, perché la parola ci porta sempre più lontani.

E per finire, che voglio dirvi? Quello che vi ho detto prima. Vedete, fratelli, Giovanni 3, Primo Giovanni 3: «Vedete, fratelli, quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo. Sappiamo però che quando egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è.»

Desideri vedere com'è Gesù? Perché non è come se lo immaginano alcuni, occhi azzurri, tutto come lo inquadrano, no? Forse avremo la possibilità, credo tutti, di vederlo. Quando egli verrà a regnare sulla terra, allora lo vedremo come egli è, nella sua gloria. Amen. Vogliamo alzarci in piedi e ringraziare il Signore.

Alleluia! Gloria, Gesù. Padre, siamo grati a te perché questa è la ragione unica della nostra vita: amarti, servirti, sottometterci e ubbidire alla tua voce. Signore, metti il nostro cuore a tua disposizione, perché vogliamo soltanto fare unicamente il tuo volere, la tua volontà, e far sì, o Signore, che lo Spirito Santo possa attrezzarci dal cielo, perché la tua grazia possa dimorare in noi e godere di quelle benedizioni materiali, ma soprattutto spirituali.

Signore, grazie per lo Spirito Santo che tu vuoi far traboccare in ogni vita qui presente. E pregarti ancora, o Signore, che il timore di Dio possa seguire il resto di questa giornata, meditando sulla tua parola, mettendo un sigillo sul nostro cuore, perché questi esempi della parola ci portano più lontani, verso di te, o Signore. E pregarti ancora questa mattina che ogni anima qui presente possa assimilare per intero tutto ciò che è stato detto questa mattina per la tua parola. Preghiamo ancora che una benedizione particolare possa seguirci in questo giorno, e proteggi questi cari, ognuno che farà ritorno alle proprie dimore, nel nome di Gesù. Amen. Dio ci benedica. Amen.