Cristo in voi, speranza di gloria
Bene, fratelli, io questa mattina con voi voglio condividere alcuni versi della Scrittura che troviamo in Colossesi al capitolo 1. Leggiamo dal verso 24 fino al verso 29. A Dio la gloria.
«Ora mi rallegro nelle mie sofferenze», dice Paolo, «per voi, e a mia volta compio nella mia carne ciò che manca ancora alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa, di cui sono stato fatto ministro secondo l'incarico che Dio mi ha affidato per voi, per presentare compiutamente la parola di Dio, il mistero che fu tenuto nascosto per le passate età e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria, che noi annunziamo ammonendo, ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù. E per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza». Amen.
Allora, da questo possiamo pure capire tutto quello che era la vita di Paolo, la consacrazione, la dedicazione, la responsabilità. Non si sentiva esente quando le chiese non camminavano come dovevano camminare, ma lui era partecipe di quella situazione e la viveva e la presentava davanti a Dio. Mi è stato dato un incarico come ministro direttamente da Dio. Voi sapete che la conversione di Paolo è stata una conversione particolare, avvenuta attraverso la via di Damasco, direttamente da Gesù. È Gesù che lo ha convertito, che ha cambiato il suo cuore, e quindi aveva ricevuto questo ministero.
Ma quello che è bello, possiamo vedere che lui, Paolo, dice: «Io mi rallegro nelle mie sofferenze». Per chi? Per voi. Cioè, lui si rallegrava: "Io sto soffrendo, ma è importante per me vedere che la Chiesa cresce, che i credenti vanno avanti, che lo Spirito Santo opera, che altre anime si muovono". E allora lui dice: quelle che sono le afflizioni di Cristo, quelle che mancano, io quelle ancora voglio compiere per voi, per la Chiesa.
Allora, vediamo un uomo che capisce che la Chiesa è il corpo di Cristo e che lui si immedesima in quello che è il sentimento di Gesù per la sua Chiesa. Tutto il suo lavoro, tutta la sua vita, tutto il suo ministero era perché aveva ricevuto l'incarico. Ma solo perché ha ricevuto l'incarico come apostolo, noi possiamo dire che certi incarichi spettano a persone a cui Dio ha dato un ministero? Tutti noi, se vogliamo, abbiamo ricevuto un incarico che non è quello di vivere per se stessi, perché Paolo dice: «Noi non viviamo per noi stessi». E questo è bello.
Qualche volta pensiamo che un incarico sia chissà di quali dimensioni. Ogni padre, ogni madre ha ricevuto un incarico per portare avanti la famiglia, di grande responsabilità, che non è da meno della Chiesa. Anche quello è un ministero, è un compito, è un dono che abbiamo ricevuto da parte di Dio per poterlo portare avanti, perché vorremmo crescere anche noi, ma far crescere anche quelli che ci sono stati donati, per farli andare avanti.
Ecco la responsabilità di Paolo, quello che sentiva per la Chiesa: non era indifferente a questo. E allora dice lui che Dio gli ha affidato questo incarico per voi, dicendo ai Colossesi, «per presentare compiutamente la parola di Dio». Per presentare in maniera completa la parola di Dio, senza deviare né a destra né a sinistra, senza aggiungere o togliere. Questo è un buon incarico, e questo è l'uomo che è fedele a Dio, quando si attiene fermamente alle Scritture.
Non si attiene al modernismo, a cambiamenti che si fanno oggi nelle comunità, nel mondo religioso. Gli uomini cambiano perché dicono: "Ma questa era per una volta". La parola di Dio non era per una volta. La parola di Dio è vivente ed efficace. Amen. È quella parola, quella che ci guida, che ci porta avanti.
E Paolo attingeva dalle Scritture, perché ancora nelle sue mani non c'era il Nuovo Testamento, c'erano solo i rotoli che lui chiedeva a Timoteo. Quindi vedete da quale mistero lui ha tratto fuori, quando lui dice, non orgogliosamente, «secondo il mio evangelo». Intendeva il suo, quello che lui praticava, che era l'evangelo di Cristo Gesù.
La chiave di tutto questo è che io quest'oggi con voi voglio condividere questo verso che avevo in cuore da un po' di tempo: «Cristo in voi, la speranza di gloria». Che cosa fa Cristo in voi?
Voglio aprire una piccola parentesi. Ieri una sorella, una cara sorella, mi ha mandato un verso della Scrittura che sta scritto in Filippesi, dove dice chiaramente la Scrittura: «Abbiate voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù». Questo era il messaggio scritto. Ma quando c'hai la parola dimorante in te, ti accorgi che manca qualcosa in quel versetto. Allora io l'ho corretto, ho mandato un altro versetto, cioè lo stesso versetto però corretto, e ho scritto: «Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù».
La cosa bella, la cosa che mi ha rallegrato, è che la sorella mi ha chiamato poi telefonicamente, non più con messaggi, era tutta gioiosa, sfolgorante, e mi ha detto: "Fratello, è vero, ho capito: quel 'in voi' cambia tutto". E io ho capito che cosa voleva dire quel "in voi". E questo ha portato gioia al suo cuore.
E questa è la luce di Cristo. Quando entra nel cuore di un uomo, di una donna, allora succedono cose belle, meravigliose. A che serve la luce se gli occhi sono chiusi? Ma quando gli occhi dello Spirito sono aperti, allora è Dio stesso che ti rivela la parola, e tu capisci che c'è una grande differenza: quel piccolo "in", in voi, dentro, non fuori, perché Cristo sta in me.
Agostino diceva: "Io l'ho cercato fuori", e lui stava dentro. Ed era vero, perché tanti cercano Cristo fuori; quando parlano con lui, parlano come se lui sta in cielo e noi stiamo da questa parte, e preghiamo verso di lui per chiedere, per far sì che possiamo parlare con lui. Ma non devi andare molto lontano, perché la Scrittura dice: «La parola è vicino a te, è nella tua bocca, nel tuo cuore». È dentro. Quando tu preghi, ti chiudi nella tua stanza e cerchi il Signore, stai parlando con uno che sta in te, è con lui che tu stai condividendo il sentimento.
Che cambiamento! Quando un credente viene rinnovato, quando riceve la natura del nostro Maestro, quando si vede questo miracolo, così lo chiamo io, che Dio crea in un uomo quando riceve Cristo dentro di sé, allora si vede tutto un cambiamento. È lo stesso dire, come diceva Paolo, no: «Non più io, ma Cristo in me». Non più io, cioè non era più lui a vivere: era la natura, era lo Spirito, era il sentimento, era l'amore, era la misericordia.
Cristo è completo in noi quando si vedono anche i frutti dello Spirito, e allora tu ti accorgi che senza Cristo non ci sono frutti dello Spirito. Con Cristo, il primo frutto che noi possiamo vedere è... che cosa si nota? Quando Gesù ha detto ai suoi discepoli: «Tutti vi riconosceranno». Da che cosa? Dall'amore, se vi amate l'un con l'altro. E il primo frutto che noi leggiamo in Galati 5, il frutto dello Spirito, è amore.
Ma qualcuno dice: quando cresce l'amore cresce la bellezza, e l'amore è la bellezza dell'anima. E questo è quel Cristo che sta in te, che cambia tutto. Non sei più lo stesso, non vivi più per te stesso, perché non appartieni a te stesso.
Ma questo è quel mistero, attenzione, perché Paolo lo chiama il mistero che è stato nascosto nelle età passate. Il mistero di Cristo in noi è stato nascosto agli angeli, ai profeti, ai grandi uomini di Dio, e Dio nella sua misericordia, nella sua grazia, lo ha presentato a noi attraverso Paolo, a cui ha rivelato questo mistero, che è la persona stessa di Gesù. Chiamalo l'uomo Gesù, ma puoi dire anche il Dio Gesù, che sta dentro di te, che ha lasciato la gloria per darla a te.
Ed ecco perché Paolo dice: "Noi andiamo avanti in questo". Cristo in me si manifesta nell'amore, si manifesta nella pace. «Io vi do la pace», io vi do la vera pace. Quando tu vedi una persona che vive per Cristo, e Cristo in lui, vedi un cambiamento. Non possiamo dire certamente che il cambiamento nasce in un momento così completo.
La pace, la fede, come sono i frutti dello Spirito, la gentilezza, l'autocontrollo: tutti quei frutti che noi vediamo nell'epistola ai Galati sono la conseguenza di quello che è la natura di Gesù dentro un cuore rinnovato. E questa è la manifestazione di una testimonianza che Dio chiede a ogni membro della Chiesa, perché quello che conta è di fare e di essere tutto per la gloria del Signore.
E allora noi vediamo, cari fratelli, quanto sia importante che queste manifestazioni del cambiamento interiore, che si vede attraverso la natura di Gesù dentro di noi, si manifestano fuori, e non stanno solamente dentro, ma si manifestano fuori. La mansuetudine, quello che era la natura di Gesù, no?
Se noi vediamo Pietro, com'era tutto particolare. Ma quando Gesù ha fatto quell'opera potente in lui, quando gli ha detto: «Pietro, mi ami tu?», per tre volte, no? Per tre volte, tanto quanto lui l'abbia rinnegato tre volte, quando stava nel cortile e lo giudicavano. Allora era quel Pietro già che aveva subito un cambiamento. Si vedeva in lui la mansuetudine.
Abbiate in voi, dice Paolo, abbiate in voi... «La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini». Cristo in noi è un esternare la sua natura, la sua divinità, il suo Spirito. Questo è il credente vero, quel credente che viene trasformato, cambiato.
E noi vediamo che Paolo per questo aveva dato se stesso, dicendo ancora queste parole: «Cristo in voi», che è la speranza della gloria. E che cos'è questa speranza? Quella che non muore facilmente, quella che ci fa vedere le cose che non sono più lontane, quelle che speriamo e che ancora non si vedono. Fede, speranza e amore sono tre cose che non passano.
Però quella speranza in te, quando Gesù è dentro, porta a pensare: "Io un giorno vedrò la gloria". Cristo fuori di te non è una speranza, ma Cristo in te è quella viva speranza che ti porta avanti e ti dà la grazia di annunziare, come Paolo dice, quella speranza in Cristo «che noi annunziamo ammonendo e ammaestrando».
Questo era Paolo: ammoniva, riprendeva, correggeva, disciplinava, per presentare che cosa? Come lui dice, per presentare a Cristo la Chiesa come una casta vergine. Questo era il suo sentimento.
Ed è per questo che anche in Efesini possiamo vedere quello che lui dice, ancora in Efesini al capitolo 5, come Paolo si esprime quando dice: «Perciò l'uomo lascerà suo padre, sua madre, si unirà a sua moglie, i due diverranno una sola carne. Questo mistero è grande; ora lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa». Paolo fa questo paragone riguardo all'ordine della famiglia e mette insieme l'uomo e la donna che diventano uno. Ma lui, in riferimento alla Chiesa, dice: deve essere così lo stesso fra Cristo e la Chiesa, perché siano uno nell'altro.
Questa fu la preghiera di Gesù, perché dobbiamo seguirla in tutte le sue fasi. Quando Gesù fece quella bella preghiera prima di soffrire, Giovanni al capitolo 17, noi vediamo prima questo "in", no, questo dentro che Gesù stesso ha manifestato. Quando dice: «Ma ora», dice al Padre, che sta pregando, «ma ora io vengo a te e dico queste cose nel mondo affinché la mia gioia sia a compimento in loro». Dentro di loro, quella gioia non esteriore, non apparente, ma quella gioia che sta in loro, dice Gesù, riguardo alla preghiera che ha fatto al Padre.
E al verso 21 ancora dice così: «Affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato». Queste erano le parole di Gesù. Al verso 23, sempre di Giovanni, dice: «Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità».
Abbiamo detto giovedì che la parola "perfetto" non ha solo un significato, ma dice anche che la parola "perfetto" vuol dire anche "affinché siano maturi". Questa è la parola, la sua traduzione anche originale, come dicono gli esperti. E allora: «Affinché siano perfetti nell'unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me».
E poi al verso 26 conclude così la preghiera di Gesù: «E io ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro e io in loro». Dentro, quell'aspetto segreto, interiore, che si manifesta fuori con tutti quelli che sono i suoi frutti. Queste erano le parole di Gesù.
E questo era il sentimento di Paolo, perché imitava il suo Maestro. E questo è quello che ci sta dicendo questa mattina: di poter scoprire in noi stessi quanto sia importante che quel Cristo possa dimorare dentro di noi attraverso la sua presenza, la sua parola, che possiamo andare avanti.
E ancora Paolo dice al verso 30, sempre di Filippesi: «Avendo lo stesso combattimento che avete visto in me e ora udite essere in me». Gli era stato fatto grazia, dice Paolo, quella grazia, per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui. Soffrire e dire che questa è una grazia ci rende difficile comprenderlo.
Eppure, quando noi andiamo in profondità nella parola di Dio, leggiamo in Isaia 53, riguardo al Padre, alle sofferenze di Gesù, che la Scrittura dice: «È piaciuto al Padre far soffrire il suo Figlio perché
È qui che io mi fermo, perché per la mia ragione è un'assurdità. Qual è il padre che avrebbe fatto soffrire il figlio? Per quale causa? Per quale ragione? Per quale bisogno? Per quale necessità? Ha forse Dio avuto necessità di noi per offrire il suo Figlio? Gli mancava l'amore, gli mancava la bontà, gli mancava la gioia del nostro Signore? Non gli mancava nulla.
E poi ci fermiamo e pensiamo tutte quelle sofferenze di Gesù. E il Padre, guardandolo, guardando le sue sofferenze, si rallegrava, perché guardava che cosa? Quelle sofferenze servivano per te e per me, per le tue malattie, per le tue sofferenze, per le tue prove, per il tuo e per il mio peccato. Tutto questo ha fatto Gesù, e sembra irragionevole per gli uomini, ma è così che noi possiamo ponderare bene che l'amore di Dio si è manifestato attraverso il sacrificio di Cristo.
Ma non poteva trovare un altro piano di salvezza, possiamo dire noi, un altro metodo per non far soffrire, un messaggio particolare? A che serve? Come si può dimostrare l'amore di una persona verso un'altra persona? Con le parole, magari pagando un riscatto? Con la cosa più difficile: lo scambio, vita per vita. Questa è la manifestazione più profonda dell'amore di Cristo, quando ha detto al Padre: "Manda me, manda me".
Anche se Isaia, profetizzando, ha detto: «Chi ha creduto alla nostra predicazione? A chi è stato rivelato il braccio dell'Eterno?» Ecco perché tante volte io mi fermo e dico a me stesso: predicazione su predicazione, culti su culti, messaggi su messaggi, per dieci anni, per venti anni, per trenta anni. Ma se Cristo non è formato in me, a che cosa serve? Ecco, significa realizzare Gesù nella propria vita.
Perché quando Gesù si realizza in noi, allora possiamo realizzare quello che, non grandi uomini di Dio soltanto, ma anche servi, gli ultimi, quelli che sono stati scelti, tipo Filippo, tipo Stefano… Era un diacono, era stato scelto, un uomo, dice, «pieno di fede e di Spirito Santo», per servire, per servire gli altri. Stefano ha pagato con la sua vita. Nessuno poteva resistere all'evangelo di Stefano. Nessuno. Il diavolo era arrabbiato.
Ma sapete che la Scrittura dice che Stefano era irradiante quando lo volevano lapidare, che Stefano aveva visto Gesù. Quella è la fine di un uomo che viene premiato in quella maniera. Chi può dire che Cristo non era dentro di Stefano, per poter vedere la gloria di Dio prima ancora di salire in gloria? E questo è il significato profondo che Paolo ha voluto trasmettere alla Chiesa.
Cari fratelli, quando Gesù è dentro di noi tutto è diverso, tutto cambia. Siamo trasformati nel carattere, nella natura, nel portamento, nella testimonianza, nell'evidente manifestazione dello Spirito. E non ne parliamo, che ci sono anche i doni di cui Dio ci accompagna, ma dobbiamo cercare, dobbiamo scavare, dobbiamo chiedere.
Perché? Perché Paolo dice che queste sono le ricchezze che stanno presso Dio, e di questo noi dobbiamo capire quanto sia importante: queste ricchezze nascoste che Paolo ci mette davanti. I tesori. Lui li chiama i tesori che sono nascosti presso Dio. Andiamo in cerca dei tesori.
Tanti uomini sono andati, in tutte le ere, a cercare tesori, a cercare l'oro. Girano per il mondo, guardano le montagne, guardano i mari, guardano i fiumi, e non girano intorno a se stessi e non si meravigliano di quello che invece Dio può fare dentro di loro.
E noi oggi, che siamo giunti alla verità della Parola, non vogliamo anche noi chiedere al Signore che per la grazia sua si compia in noi l'opera di Gesù pienamente, che possiamo crescere, progredire nella fede, manifestare la sua stessa natura, in modo che il mondo sappia che Cristo è in mezzo a noi e ci vuole cambiare, trasformare, purificare, santificare? Questa è l'opera che Gesù vuole fare nella Chiesa oggi e personalmente in ognuno di noi.
E allora, cari fratelli, anche questa mattina voglio pregare che anche di un messaggio di mezz'ora possa rimanere qualcosa, un avanzamento, una crescita. Tante volte non si può assimilare tutto quello che si dice. Alcuni predicano più di mezz'ora, vanno avanti per tanto tempo. Quanto però possiamo assorbire non lo sappiamo.
Ma è bello sapere che in tutto il messaggio una cosa che sia così importante, vitale, afferriamola, e facciamo sì che quella parola, quel verso che può cambiare interamente la nostra vita, possa dimorare dentro, e ce lo possiamo portare dietro in qualsiasi circostanza.
Quando Cristo è in te, vai avanti e indietro. Puoi sentire certamente quelle che sono le parole di quell'uomo di Dio che ha detto: "Ama Cristo e poi fai ciò che vuoi". E questo è importante, anche se è difficile qualche volta capire alcuni passi della Scrittura, ma Dio farà grazia, perché se non ci è stato rivelato, Paolo disse ai Galati, vi sarà rivelato anche questo.
È importante avere fame, sete di Gesù. Questo ci porterà a far sì che lo Spirito Santo venga e possa dire: "La tua preghiera è stata esaudita". Amen.
Padre, ti benediciamo ancora questa mattina, perché tu ci hai onorati con la tua presenza, e la grazia tua anche questa mattina vuole manifestarsi copiosamente dentro di noi per renderci maturi, completi in tutto quello che è la tua Parola, il tuo carattere, la tua natura, affinché possiamo essere i rappresentanti di colui che ha sofferto, che ha dato se stesso, e manifestare a un mondo di tenebre come noi viviamo la vera luce. Sì, Signore, grazie ancora per il tempo e per la Parola che tu, o Signore, hai dato ad ognuno di noi. Metti un sigillo, perché possiamo comprendere le cose essenziali per la nostra vita, i grandi tesori nascosti che stanno presso di te, perché possiamo cercarli assiduamente.
Signore, grazie per il sacrificio di Cristo, per l'opera dello Spirito Santo, per il cambiamento radicale che hai fatto nella nostra vita, per il timore di Dio che possa seguirci momento dopo momento, e per la tua presenza, che possiamo desiderare. Sì, Signore, non solo in questo momento, ma anche durante il giorno e durante i giorni che verranno. Signore, manifesta la tua gloria. Questo è il nostro desiderio: vedere l'opera tua in mezzo alla tua Chiesa, che tu hai lavato, hai purificato, hai santificato. A te la gloria, soltanto a te, Padre, nel nome di Gesù. Amen.