La fede non è un sentimento
Maranatha, Gesù viene. È a motivo di questo che vorrei collegarmi solo qualche minuto a ciò che ha detto il fratello Salvatore. «Ti ho esaudito nel tempo accettevole, ti ho soccorso nel giorno della salvezza. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza». Amen. Eccolo ora il giorno, non domani. Il domani non ci appartiene.
Questo messaggio, non il mio, quello che è stato letto, potrebbe essere soltanto per quelli che ancora non hanno fatto una decisione per Cristo, ma anche per quelli che l'hanno fatta un giorno e che si sono piano piano allontanati. La lampada si è spenta, e il Signore esorta ancora una volta, nella sua grande pazienza, a far sì che noi possiamo comprendere quanto sia importante oggi. «Oggi»: queste furono le parole di Davide nel salmo, ma furono anche le parole dell'epistola agli Ebrei. «Se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore». Spero che lo Spirito Santo possa aprirci il cuore.
Ieri, cari fratelli, non era nuovo per me, ho sentito una testimonianza di un grande uomo di Dio che il Signore ha portato via l'anno scorso, 2025, conosciuto in tutto il mondo: un uomo di colore, un uomo con nove figli. Era un pastore, un evangelista, un predicatore sano, di quelli sani, ed era stato operato qualche anno prima al cuore, a cuore aperto. Quindi adesso aveva avuto qualche altro problema, e lui era andato in ospedale a fare dei controlli e l'hanno trattenuto un po' di tempo, perché si era riformata una situazione che non era buona, ma l'avevano curato per circa 30 giorni.
Al trentesimo giorno, in diretta, come si usa oggi, ha voluto comunicare a tutti i suoi, come si dice, follower, tutti questi suoi, comunque, ammiratori, così li possiamo chiamare: "Grazie a Dio sto bene, tutto è andato bene. Sono qui per dei controlli. I medici mi hanno rassicurato che è tutto in ordine. Dovrò fare dei controlli ogni settimana per un mese, poi dopo un mese dovrò fare dei controlli ogni mese, e poi per un certo tempo fra tre mesi. Poi ci saranno controlli ogni tre mesi, ma io adesso vado a casa, torno dalla mia famiglia e allo stesso tempo faccio delle attività che i medici mi hanno detto per fortificare il mio cuore".
Ha predicato anche fino all'ultimo, quest'uomo. E quindi tutto questo lui lo diceva in diretta. Non sono passate molte ore e il Signore lo ha chiamato. Tutti lo aspettavano a casa, tutti sapevano che tutto andava bene, che i medici gli avevano assicurato il futuro, come doveva fare e tutto il resto.
«Oggi, se udite la sua voce, non indurite il cuore», perché noi abbiamo un certificato di nascita e lo conosciamo tutti, ma quello della nostra fine non lo sappiamo. E non ci possiamo nemmeno cullare sul fatto che: "No, domani ne ho un altro". È quello un po' che si dice ai funerali, no? Quando c'è qualche funerale, le persone le senti dire: "Che cos'è la vita? No, non siamo niente su questa terra", ma non a farli riflettere e a dire: "Ma sono pronto se Dio ritira il mio spirito? Sono pronto, al di là di essere un credente o un non credente? Che sarà di me?".
Questa è una domanda che l'uomo difficilmente si chiede, perché a tutto pensa, ma che a lui non toccherà mai, perché l'uomo vive come se dovesse vivere mille anni e non pensa mai che il Signore fa quello che fa, perché egli è un Dio sovrano e fa tutto ciò che gli piace. Ma la cosa più bella è farsi trovare pronti per quel giorno, e oggi ancora di più, sapendo che il suo ritorno è imminente, da un giorno all'altro, secondo le Scritture. Ma è bene per questo far sì che ci prepariamo.
«Vegliate», dice la Scrittura, «vegliate», perché questi sono i giorni non solo che Gesù torna, ma sono i giorni dove il vostro avversario, il diavolo, va in giro come un leone ruggente a vedere chi può. Ma non lo fa nel mondo, perché il mondo è perduto: lo fa nella chiesa, lo fa nei credenti, perché il diavolo lì si accanisce. È lì che noi dobbiamo vegliare. «Pregate gli uni per gli altri», dice la Scrittura. Dobbiamo vegliare, stare attenti. Il Signore farà grazia, perché egli, dice Paolo, «metterà tosto sotto i vostri piedi» il vostro avversario. Amen. Amen.
Alleluia. Allora, cari fratelli, io proseguo, perché ho un altro messaggio, e leggo in Ebrei al capitolo 11, quel famoso passo che tutti conosciamo, almeno quelli che leggono le Scritture, dove, riguardo alla fede, l'autore dell'epistola, al di là che qualcuno dice sia Paolo o meno, ma è sempre parola del Signore e l'autorità della parola del Signore è fuori discussione... E vogliamo parlare un po' su quello che è la fede, perché la fede non è un sentimento, è un agire. La fede è un'azione, e vediamo perché.
Ma è bello che possiamo comprendere alcune cose. Leggo solo questi quattro versi all'inizio di Ebrei 11. «Ora la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Infatti per mezzo di essa gli antichi ricevettero testimonianza. Per fede intendiamo che l'universo è stato formato per mezzo della parola di Dio, sì che le cose che si vedono non vennero all'esistenza da cose apparenti». Fermiamoci un momento qua.
Quindi la fede non è soltanto credere. Il verso 4 ci fa capire invece che la fede è agire, è azione, e dice che «per fede Abele offrì a Dio un sacrificio». Quindi lui ha creduto e poi ha agito, offrendo al Signore un sacrificio. Quello che possiamo vedere riguardo a questo è che all'inizio, i primi tre versi, ci spiega che cos'è la fede, come sono stati creati i mondi, l'universo. Non da cose apparenti: da una sedia non puoi fare un tavolo, può darsi pure, ma da cose che non esistevano, attraverso la parola di Dio, sono state create.
Allora, per questa fede, noi ci spostiamo adesso e andiamo da un uomo dove la Bibbia ci racconta che lui è il padre della fede, no? Che stiamo parlando di Abramo. E allora, anche se avessimo già sentito molto su Abramo, e chissà quanto ne abbiamo sentito da questo posto, da altri posti, sui nostri telefonini, ma io faccio sempre riferimento a ciò che è l'esperienza che personalmente faccio. Perché quando ricomincio a leggere la parola di Dio, arrivo alla Genesi, vedo il capitolo 22 di Genesi e dico: "Che cosa devo leggere più? Quasi quasi lo so a memoria, per quante volte l'ho letto".
Ma noi sappiamo che la parola di Dio, come dice in Ebrei, è una parola che è come una spada a due tagli, è vivente e penetra nell'anima. E quindi, quando il Signore ti rivela alcune cose che tu non hai capito ancora, possono passare anche cento anni dopo aver letto la parola, ché la parola di Dio non è un semplice libro: è la stessa parola vivente che tu puoi sperimentare giorno per giorno. E quando ho cominciato a sentire nello spirito di leggere con voi, di condividere con voi questo, allora ho pensato alla multiformità della fede e a come questi uomini sono stati così graziati per ricevere questa fede.
Certo, ci sono quattro esempi di fede, forse ce ne sarà un altro, magari ci sarà qualche altro esempio, ma io trovo che Abramo con Isacco, che Giuseppe, che Mosè e Davide sono quelli che hanno rappresentato un po' di più la figura di Gesù, ognuno nel suo compito, nella sua vita. Ma questo di Abramo è particolare, perché rispetto agli altri ci parla di come Gesù è stato offerto e di come Abramo ha seguito questo processo senza che lui potesse capire che cosa sarebbe stato raffigurato attraverso il suo figlio Isacco. Ma partiamo dal verso 1, e così procederemo con ordine per comprendere forse qualcosa in più, questa mattina, di questo messaggio.
«Dopo queste cose Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo". Egli rispose: "Eccomi"». Dopo queste cose Dio mise alla prova Abramo. C'è qualcuno in questa chiesa che è già passato per la prova? Penso di sì, no? Siamo stati provati, ed è bello quando possiamo essere provati, anche se... «La prova della vostra fede», dice l'apostolo Pietro, «è più preziosa dell'oro che perisce».
E l'apostolo Giacomo ci dice: «Beati voi, fratelli, quando siete provati». Dice che siamo beati quando siamo provati, perché Dio prova la nostra fede. Essendo che, abbiamo detto altre volte, come qualcuno dice, la fede è come un muscolo: più lo metti sotto tensione e più cresce. E non disprezziamo la prova del Signore, perché egli lo fa per il nostro bene.
Riguardo ad Abramo però tu puoi dire: "Ma c'erano tutte le prove per vedere che Abramo era un uomo di fede". Ma Dio va oltre quelli che sono i pensieri dell'uomo, i tuoi e i miei pensieri. Dio mise alla prova Abramo. La risposta è: ma Dio aveva bisogno di sapere se Abramo era un uomo di fede, o lo dice per noi oggi, questa mattina? Perché queste cose, dice Paolo, sono state scritte per noi oggi. Allora non dobbiamo pensare che Dio mette alla prova Abramo per vedere se Abramo fosse un uomo... No, credo che su questo saremo d'accordo, no?
Ma Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico», come Gesù, no? Unico figlio, «colui che tu ami, Isacco, va' al paese di Moria e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò». Giovedì abbiamo parlato di quando il Signore usa una persona in assoluto, di come il Signore vuole usare ognuno di noi in una maniera unica. Ecco l'unicità. E questa era l'unicità di Abramo, unico esempio in tutta la Scrittura.
Non credo che Dio abbia chiesto a te e a me di offrire qualche figlio, e non l'ha chiesto a nessun altro. Magari ce l'ha chiesto in maniera diversa, dicendo: "Offri tuo figlio, lascialo nelle mie mani, non sia l'idolo della tua vita, perché faresti un grande errore". Ma Dio ci starà dicendo a noi questa mattina, per mezzo di Abramo: colui che tu ami, colui che tu hai sperato di ricevere a cent'anni, colui che è nato, Isacco, da una donna vergine, cioè da una donna, scusate, che era sterile.
E allora possiamo vedere come il Signore marca le cose. Dice: «colui che tu ami». Era necessario che Dio dicesse così ad Abramo? Ma il Signore ci ricorda alcune cose che hanno una tale importanza che penetrano in profondità. «Offrilo in sacrificio»: questo chiede ad Abramo. Agisci, ascolta la voce del Signore. Ecco la fede, no? Ed ecco anche l'ubbidienza.
Andiamo avanti. «Abramo si alzò al mattino presto, mise il basto al suo asino e poi prese i servi, la legna e andò». Sentì la voce di Dio. Abramo si alzò la mattina senza fare nessuna storia, come ci legge la parola di Dio. Tanti uomini normali e non spirituali si sarebbero fatti mille domande. Avrebbero parlato con le mogli, si sarebbero consigliati con Sara.
Perché Abramo non disse a Sara... Non poteva dire a Sara che Dio gli aveva chiesto il figlio: che fuoco si sarebbe acceso in quella casa! Ma Abramo, nella sua sapienza, sapendo anche che lui era quello che era e non poteva certo comprendere quella che, la moglie, poteva essere la sua reazione, ma agisce, si alza e ubbidisce al Signore e va nel luogo che Dio gli aveva detto. Questo fa Abramo: un uomo spirituale, un uomo ubbidiente, un uomo che conosceva il suo Dio, un uomo di fede.
«Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi, vide da lontano il luogo. E Abramo disse ai suoi servi: "Rimanete qua con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là, adoreremo e poi torneremo da voi"». Anche questo è un fatto che mi sorprende: la fede di Abramo. Chi gli aveva detto che lui sarebbe andato col figlio e tornato col figlio, quando Dio gli aveva detto di sacrificarlo? Quindi sarebbe dovuto tornare da solo, non con Isacco. E questo è quello che mi sorprende: «andremo, adoreremo e poi torneremo da voi».
Che cos'è questa fede? Com'era? Com'è che aveva questa certezza? La risposta la troviamo in Ebrei 11: quando parla della fede, dice che Abramo ricevette Isacco come per una risurrezione. Quindi lui credeva, chiaramente. In che cosa era basata questa esperienza, questo modo di parlare di Abramo?
Vi ricordate, giovedì ho ripetuto quella frase riguardo a Paolo, che in mezzo a quella tempesta con la nave lui era certo che sarebbe vissuto e che sarebbe arrivato a Roma, perché il Signore gli era apparso la notte con un angelo e gli disse: "Paolo, non temere, tu andrai a Roma". Duecentosettanta persone erano nell'affanno, erano disperati, non pensavano più di vivere in quella tempesta. Ma c'era una promessa davanti, c'era una visione davanti. Così Abramo aveva una visione davanti.
E lui dice: "Ma tu mi hai detto che la mia discendenza sarà numerosa come la sabbia del mare, che è sul lido del mare, quindi io questo figlio lo offro a te in virtù della promessa", come la parola ci attesta. E allora vediamo che dietro, in ogni azione, c'è sempre una promessa che l'uomo assimila per fede. E se tu hai ricevuto una promessa un giorno dal Signore, mantienila.
Le circostanze però possono essere diverse da quello che tu hai ricevuto dal Signore, perché qui erano diverse le circostanze. Quando mai Abramo, dopo cent'anni, riceve un figlio di promessa e va a pensare che Dio gli chiede di sacrificarlo? Ma Dio agisce a modo suo per insegnare a noi quello che è il suo modo di fare, in modo che noi possiamo crescere di giorno in giorno.
E qui vediamo che, andando avanti... Isacco, parliamo di lui al verso 7. Si incamminarono col figlio Isacco verso il luogo. Al verso 7 dice che «Isacco parlò a suo padre Abramo e disse: "Padre mio"». Ora io vedo che questi ragazzi, alcuni sono attenti, anche i giovanotti, e vorrei che foste attenti anche voi genitori. Solo due parole, Isacco al padre, mentre andavano: "Padre mio". «Abramo rispose: "Eccomi, figlio mio"», perché si ferma Isacco e dice: "Padre mio". Il rispetto che c'era in quei
giorni, in quei tempi, dove un ragazzo non si poteva permettere di parlare al padre come fanno tanti giovani ragazzi oggi: "Papà, senti, mi hai detto questo, però non me l'hai mantenuta la promessa. Ma tu hai detto… la mamma… e doveva…", e fanno un discorso lungo. Isacco: "Padre mio". Il rispetto: aspettava che il padre potesse dirgli: "Dimmi, figlio, rispondi adesso. Ascolto, eccomi, sto qua". E questo è importante per capire come può un ragazzo di quell'età lasciarsi legare.
Andiamo avanti. Chi ha orecchie da udire oda. E qua: «"Padre mio". Abramo rispose: "Eccomi, figlio mio". E Isacco disse: "Ecco il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?"». Sempre con sottomissione. Ma dov'è l'agnello, con loro? "Non sto capendo. Papà, ma dove stiamo andando? Ma perché tre giorni di cammino? Ma se tu volevi sacrificare un agnello, noi abbiamo greggi in abbondanza, perché non l'hai fatto vicino casa?"
La ragione normale, no? Chiunque poteva dire le stesse cose al posto di Isacco: "Papà, tre giorni abbiamo camminato e adesso mi metti pure la legna sulle spalle". Ecco come Isacco raffigura Gesù, no? Il legno, la croce sulle spalle. E quindi vediamo che Isacco non fa parole, lui dice soltanto: "Papà, una domanda: c'è la legna, c'è il fuoco, ma l'agnello dov'è?"
Dov'è l'agnello? E chi ancora non ha fatto decisione si deve chiedere: dov'è l'agnello? Perché è bello pensare a queste cose quando la Parola di Dio ci vuole parlare. Ma andiamo avanti. «E così proseguirono insieme», giunsero al luogo, e dice la Scrittura che «Abramo edificò l'altare, vi accomodò la legna, poi legò Isacco suo figlio».
Non so chi ha l'età di Isacco, forse dodici, forse quattordici, quindici anni. Questo ragazzo si lascia legare. La figura di Gesù: invece che Gesù si lascia inchiodare, Isacco si lascia legare. Poteva dire: "Papà, ma che stai dicendo? Ma che stai facendo?". Lui in silenzio, come Gesù, come dice Isaia 53: «come una pecora muta, come un agnello davanti al macello», o come «la pecora davanti a chi la tosa». Lui in silenzio, Isacco. Ecco la figura, no? Come quella più vicina, perché Gesù si è lasciato fare senza replicare.
Qui vediamo che, dopo questo atto che Isacco si lascia legare, «lo depose sull'altare, sulla legna». È qualcosa di irreale secondo la ragione umana, ma noi lo vediamo con gli occhi spirituali, che cosa Dio ci vuole insegnare. E questo è bello con la Parola. «Allora Abramo stese la mano, prese il coltello per uccidere suo figlio, ma l'angelo dell'Eterno lo chiamò dal cielo e disse: "Abramo"», non una volta, due volte: «"Abramo, Abramo"».
Abramo ormai era deciso nel cuore, non era titubante: "Ma che cosa sto facendo? Sto uccidendo il figlio della promessa". Non si è chiesto niente di tutto quello. Se tu vuoi immaginare il contrario, fallo pure. Ma credo che, perché l'angelo potesse per due volte gridare e lui fermarsi, vuol dire che ormai non aveva bisogno che qualcuno gli dicesse: "Forse lo devi, non lo devi fare". No.
E lui risponde: "Eccomi", Abramo. «L'angelo gli disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non gli fare alcun male. Ora, infatti, so che tu temi Dio"». «Ora so». Come dicevo all'inizio, pensate che Dio non sapeva che Abramo avrebbe ubbidito a Dio e lo avrebbe fatto così come Dio gli aveva comandato? Dice la Scrittura che Dio ci ha preconosciuti prima della fondazione del mondo. Figuriamoci se non sapeva qual era il cuore di Abramo.
Certo. E allora perché dobbiamo spiegare questa storia? Perché è molto semplice da comprendere. Certo, come no. Ma tante cose, dico io, non le sappiamo.
Abramo non lo sapeva. Sapeva soltanto che doveva ubbidire a Dio, perché l'ubbidienza è la fonte della benedizione. La disubbidienza è la fonte della maledizione. Perciò conviene ubbidire a Dio, e questo è bello che possiamo vedere attraverso questo esempio.
«Infatti io so che tu temi Dio». Il timore di Dio è l'inizio della sapienza, e fuggire il male, dice Giobbe, è l'intelligenza. «Io so che tu temi Dio». Non puoi essere un uomo di fede, una donna di fede, se non hai timore di Dio. Non può essere. E non può essere aver timore di Dio e non aver fede: sono due cose legate.
Perché Dio così dice? «Adesso so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo». Non me l'hai rifiutato. E in te ho visto… non la parola timore, paura. Il timore di Dio è riverenza, rispetto, credere, onorare quel Dio. Questo è il vero timore secondo le Scritture: "Adesso so che tu mi temi".
Poi dice la Scrittura che Abramo alzò gli occhi e trovò, chissà come, lì in quel posto un montone fra i cespugli per sacrificarlo. E dice la Scrittura che «Abramo chiamò quel luogo Jehovah-Jireh. Per questo si dice fino al giorno d'oggi: "Al monte dell'Eterno sarà provveduto"». E quello era il provvedimento: che il padre ha offerto il figlio al monte Moria, lo stesso monte dove Gesù ha lasciato la sua vita.
E possiamo vedere che questo esempio di Isacco è la similitudine di quello che era la vita di Gesù. Ma il sangue di Isacco rimase nel suo corpo; il sangue di Gesù invece è stato sparso per noi. La vita di Isacco è rimasta in lui, ma Gesù ha donato la sua vita per noi. Isacco si è rialzato da quell'altare, ma Gesù è rimasto su quella croce, e Gesù è stato colui che con quel sacrificio ha compiuto quell'opera grande dove tu e io oggi abbiamo una ragione di stare qui, perché per quel sacrificio abbiamo ricevuto vita eterna. Amen.
È per questo che noi dobbiamo capire ancora qualche cosa. Vi prego di stare attenti. Allora, Jehovah-Jireh: Dio ha provveduto, e ha provveduto con Gesù, il suo Figlio. «L'angelo dell'Eterno», dice al verso 15, «chiamò dal cielo Abramo una seconda volta e disse: "Io giuro per me stesso", dice l'Eterno, "poiché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, l'unico tuo figlio"». Giuro per me stesso.
In Ebrei è scritto: «Non poteva giurare per uno più alto di lui. Il Signore giurò per se stesso». Vedete, quando il Signore giura per se stesso, lo fa anche per te e lo fa anche per me. Noi dobbiamo giurare per una persona che è al di sopra di noi, ma Dio giura per se stesso. E che cosa ha giurato il Signore per se stesso? Perché tu hai dato l'unico, l'unico.
«Io certo», dice il verso 17, «io certo ti benedirò grandemente e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo, come la sabbia che è sul lido del mare, e la tua discendenza possederà la porta dei suoi nemici». Questo ha detto Gesù. Vi ricordate quando ci fu quella versione di Pietro riguardo alla Chiesa? «Le porte dell'inferno non potranno vincerla».
E questa è la convinzione che dobbiamo avere. È una promessa antica che Dio ha fatto attraverso la generazione, e noi siamo parte della generazione di Abramo. Le porte dell'inferno… L'inferno adesso è più che agitato, sapendo che la sua fine sta per finire, ma noi crediamo fermamente a ciò che dice la Parola di Dio.
«E tutte le nazioni», verso 18, «della terra saranno benedette nella tua discendenza». Vediamo perché. «Perché tu hai ubbidito alla mia voce». Perché tu hai ubbidito, tutte le nazioni della terra saranno benedette. È qui che io mi fermo.
È per rivelazione, per la grazia di Dio, che possiamo comprendere. Per l'ubbidienza di un solo uomo, dice dopo la Parola di Dio, tanti uomini sono stati salvati; per la disubbidienza tanti uomini sono periti, riguardo a Gesù e Adamo. Ma riguardo ad Abramo dice la Scrittura: «Perché tu hai ubbidito».
Qualche volta io sono meravigliato quando i genitori si chiedono: "Perché i miei figli…? Che colpa ho io?". E io mi fermo e rifletto, e dico prima a me stesso, e poi quando guardo, considero la Parola, dico: ma almeno una volta, come genitore, fermati e vedi se mai alcune cose non sono andate bene con i tuoi figli. E non dire: "Mi danno la colpa a me, che sono io o sei tu". No, non è questo.
Perché quando leggiamo questa parola del Signore, se andiamo in profondità, vediamo che se per l'ubbidienza viene la benedizione… Tu credi che Dio non ti lascerà la benedizione sopra? E la benedizione va sopra la tua discendenza, così sta scritto. Ma se ci fermiamo per un momento e diciamo: "Signore, qualcosa ho sbagliato, e non so quanto sia gravato il fatto di aver fatto quell'errore, che oggi non mi ritrovo con le tue parole"… Ma basta a noi riflettere, fermarci davanti al Signore, ammettere alcune mancanze, chiedere perdono al Signore umilmente. E poi vediamo.
«E poi vedete», dice il Signore, «se non vi apro le cataratte del cielo per versare su di voi tanta benedizione», perché di questo si tratta. Mettiamo prima noi in discussione, non gli altri. E questo ci aiuta a comprendere come la grazia di Dio viene a illuminarci e a farci vedere ciò che il Signore vuole che possiamo vedere.
Quindi Abramo ha ubbidito, Isacco ha ubbidito, soltanto che non è stata la stessa ubbidienza di Gesù, come noi possiamo leggere nell'epistola agli Ebrei. Perché abbiamo detto: in assoluto ci sono delle cose che sono avvenute soltanto a una persona. E quindi, come noi leggiamo in Ebrei 7, e andiamo verso la conclusione… Ebrei 5, scusate: «Nei giorni della sua carne, con grandi grida e lacrime», sta parlando di Gesù, «egli offrì preghiere e supplicazioni a colui che lo poteva salvare dalla morte e fu esaudito a motivo del suo timore di Dio».
Gesù, timore di Dio. Lui è nato nel timore di Dio. Lui è nato senza peccato. Lui è nato per servire il suo Padre. Ma avere timore di Dio spettava anche a lui. Seguiamo le Scritture, che ci fanno vedere che anche Gesù, nel suo timore di Dio, «benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì».
Ubbidire tante volte non è una gioia. Qualche volta dobbiamo ubbidire al Signore, ci costa qualcosa. E questo è successo a Gesù. Da ciò che soffrì: poteva mai imparare l'ubbidienza, Gesù?
Pensate un po' alla sua vita, dalla sua adolescenza fino a quando è entrato nel ministero. Lui viveva nel mondo come noi, viveva con i fratelli, viveva con la mamma, viveva col padre fino a una certa età. E quante cose ha sofferto? Potete mai immaginare che un giorno lui sta parlando alle folle, al popolo, e la madre in quella casa, la madre e i suoi fratelli, ritengono che Gesù se n'è andato via di mente, e dicono a una persona: "Vai a chiamare Gesù", perché loro pensavano che Gesù aveva perso il senno?
Maria, vedete il cuore dell'uomo. Maria che sapeva come il figlio era nato. Maria che sapeva che cosa l'angelo gli aveva detto riguardo al suo figlio. Maria che si permise di dire al figlio: "Fai il vino". Voleva anche in quella maniera. E Maria che con i suoi figli dice: "Chiamatelo, perché non sta bene di testa".
Pensate un po' se Gesù avesse ubbidito quella volta alla madre: dove sarebbe stata più trovata la sua infallibilità? Ma Gesù conosceva le astuzie di Satana. E qualche volta può anche succedere questo, che attraverso le persone più intime Satana si può rivelare. Lo ha fatto anche con Pietro, no? E Gesù doveva rimproverarlo.
Gesù ha sofferto non solamente quelle sofferenze sulla croce, quei dolori, quelle malattie che ha preso al posto nostro, ma ha sofferto tanto, perché con le parole si può ferire una persona molto profondamente. Perciò crediamo che il Signore faccia grazia, che noi da quello che abbiamo letto stamattina possiamo imparare. Allora: «Tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perché tu hai ubbidito alla mia voce».
Qual è la voce del Signore oggi? Mosè parlava faccia a faccia con Dio. Qual è la voce? Come fai tu a sapere qual è la volontà di Dio?
Che cosa il Signore ti ha detto oggi? Come devi agire? Come ti devi comportare? Quale deve essere la tua testimonianza? Ascoltare la voce del Signore… noi non vorremmo pensare: sarà un angelo? Magari pure una visione, un sogno.
Certo, Dio si manifesta in questa maniera, ma non ti allontanare da quella che è la voce del Signore. E a motivo di questa voce noi possiamo capire che la fede non è un sentimento, è un agire, è azione, e dobbiamo metterla in moto, altrimenti questa fede noi la congeliamo e non va avanti. Ma Dio ci invita attraverso che cosa? Ci mette alla prova per vedere se la nostra fede è ancora preziosa come loro. È ancora quella fede che crede, quella fede che si sottomette, quella fede che ha timore di Dio, quella fede che è piacevole agli occhi del Signore, come proprio sta scritto in Ebrei 11.
E da questo passo, concludendo, noi possiamo capire che la Parola di Dio è la lampada del nostro piede. «Ora, senza fede è impossibile piacere, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è e che egli è il premiatore di quelli che lo cercano». Non di quelli che credono: qui si corregge l'autore, di chi lo cerca. Perché se non cerchiamo il Signore, la nostra fede andrà morendo.
Cercare Dio, cercare la sua faccia è la cosa che ci fa onore, ma nello stesso tempo onora il nostro Dio. Che Dio possa benedirci questa mattina, affinché possiamo crescere nell'ubbidienza, nel timore di Dio e in quella fede che il Signore ci vuole donare. Amen.