Vino nuovo in otri nuovi

Alleluia! Gloria a Gesù! Il Signore ci benedica con la sua parola. Questa mattina voglio condividere con voi un passaggio che il Signore ha messo nel mio cuore. Condivideremo insieme nell'Evangelo di Luca al capitolo 5, dal verso 33. Evangelo di Luca capitolo 5, verso 33.

Così dice la parola del Signore: «Allora essi gli dissero: "Perché i discepoli di Giovanni e anche quelli dei farisei digiunano spesso e fanno preghiere, mentre i tuoi mangiano e bevono?" Ed egli disse loro: "Potete voi far digiunare gli intimi amici dello sposo, mentre lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora in quei giorni digiuneranno". Inoltre disse loro una parabola: "Nessuno cuce un pezzo di un vestito nuovo sopra un vestito vecchio, altrimenti si trova con il nuovo strappato, e il pezzo tolto dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, esso si spande e gli otri vanno perduti"». Ma continua Gesù e dice: «Ma bisogna mettere il vino nuovo in otri nuovi, così tutti e due si conservano. Nessuno poi, avendo bevuto del vino vecchio, ne vuole subito del nuovo, perché egli dice: "Il vecchio è migliore"». Amen. Fin qui la parola del Signore.

Questa mattina voglio condividere con voi questo passaggio della Scrittura, in particolare quattro versi di questo passaggio, che sono stati motivo di grande e profonda meditazione per me. Quattro versi. Parlo di un messaggio, un messaggio che Gesù ha lasciato ai farisei, agli scribi, ai discepoli di Giovanni e a noi oggi. Un messaggio molto profondo, io direi attuale per i nostri giorni, ed è esattamente ciò che esprime Gesù nella sua parabola, dicendo queste parole. Le ripeto con voi, fratelli, perché questo sarà il messaggio che il Signore accorderà ai nostri cuori questa mattina: «Nessuno cuce un pezzo di un vestito nuovo sopra un vestito vecchio, altrimenti si trova con il nuovo strappato, e il pezzo tolto dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, esso si spande e gli otri vanno perduti».

Bene, fratelli, questo è un testo biblico che si lega strettamente a quello precedente, dove alcuni farisei e scribi contendono con Gesù, contrastano Gesù, giudicano Gesù, mormorano contro il suo operato, contro quello che lui faceva. Come lui operava, veniva giudicato. Costoro erano uomini attaccati alla legge mosaica, erano uomini attaccati ai rituali, alla forma, alle tradizioni, ma non avevano compreso il cuore della legge di Gesù. E Gesù era colui che sedeva con i pubblicani, con i peccatori. Era colui che praticava questa gente, la quale questi religiosi ritenevano peccatori.

E Gesù doveva spiegare molte volte a loro, facendogli comprendere che di giusto non c'è neppure uno, e che l'unico giusto è Gesù, il Figlio di Dio, e che nessuno può giustificare gli altri se non Gesù, il Figlio di Dio. Ma non bastava. Luca ci fa comprendere che non bastava, benché Gesù spiegasse loro quello che era necessario, il cuore della legge. Niente, questi uomini insistevano e cambiano discorso, mettendo davanti a Gesù il discorso del digiuno e delle preghiere pubbliche. E Gesù continua a spiegare loro dicendo: «Guardate, farisei e scribi, conoscitori della legge, non è tanto il digiunare che vi rende graditi davanti a Dio».

E riteneva questi uomini, Gesù così li descrive, sepolcri imbiancati. Erano così questi capi religiosi: belli di fuori, ma dentro erano pieni di ossa di morti e di putredine. Parevano, apparivano giusti davanti agli uomini, ma dentro erano pieni di sporcizia e iniquità. Ma non bastava, non bastava. Benché Gesù parlasse, benché Gesù volesse trasmettere il cuore di quello che lui stava portando, non bastava. E quindi, non bastando, ecco che Gesù propone questa parabola, la parabola citando un vestito nuovo e un vestito vecchio, un otre nuovo e otri vecchi, e vino nuovo.

Insomma, fratelli e sorelle, sta succedendo qualcosa in questo momento, e noi lo dobbiamo capire, perché è bello capire il contesto, è vero, di quello che sta accadendo. C'era qualcuno che voleva cucire un pezzo di un vestito nuovo sopra un vestito vecchio. Significava che qualcuno tentava di sovrapporre la verità del nuovo patto, che stava presentando Gesù, alle vecchie forme cerimoniali mosaiche: formalismo religioso, tradizioni umane, rituali, con conseguenze di ipocrisia, incoerenza, vanità, esteriorità, apparenza ingannevole, legalismo cieco e chiusura spirituale.

Queste cose Gesù le definisce otri vecchi. Non erano adatti per contenere il vino nuovo dell'era del nuovo patto, cioè il tempo della grazia, della misericordia di Dio, il messaggio della salvezza, la potenza dello Spirito Santo. Gesù, fratelli e sorelle, è venuto per portare vino nuovo. Amen.

Qualcuno si chiederà: "Vestito nuovo, vestito vecchio, otre nuovo o otre vecchio, vino nuovo: ma di cosa stiamo parlando?". Non te lo devo spiegare io, fratello, ce lo spiega la parola stessa. Gesù stesso dice così in Matteo al capitolo — se fratello Simone lo può proiettare, lo leggiamo insieme — al capitolo 9, verso 13. Il Signore dirà: «Ora andate e imparate che cosa significa: "Io voglio misericordia"» — vino nuovo — «"e non sacrificio"» — otre vecchio. E in Matteo al capitolo 23, verso 23, Gesù dirà agli scribi, ai farisei, a questa generazione che portava avanti il suo formalismo religioso: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché calcolate la decima della menta, dell'aneto e del comino» — otre vecchio — «ma trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede» — vino nuovo.

Ora, questa lezione che Gesù dà ai farisei e ai discepoli di Giovanni, la vuole dare oggi a noi. E quindi si capisce dalla Scrittura, mentre leggiamo, che secondo la parola di Dio, se noi leggiamo e studiamo attentamente, ci accorgeremo che il vecchio e il nuovo non sono mai andati d'accordo. Il vecchio e il nuovo non possono stare insieme. Attenzione, fratelli: io non parlo di età anziana, parlando dei miei carissimi fratelli anziani e sorelle; non parlo di una generazione giovane, nuova, dei miei carissimi fratelli e sorelle giovani. Non è questo, è un fattore spirituale. Il vecchio non può dimorare col nuovo.

La domanda che io mi pongo è: chi siamo noi oggi? Perché Gesù poteva parlare di otri vecchi e otri nuovi? Chi sono io? Chi siamo noi oggi? Ci poniamo questa domanda: faccio parte dell'otre vecchio o faccio parte dell'otre nuovo? Faccio parte di un vestito vecchio o faccio parte di un vestito nuovo?

Perché, fratelli, vi parlo di questo. Noi non stiamo parlando di otri moderni, otri di acciaio, otri come quelli che stanno a casa di mio suocero, che sono otri dei più antichi che noi possiamo vedere. Se andate a casa di mio suocero troverete degli otri, sono di ceramica o terracotta, sono i più antichi. No, no, non è questo. Nel tempo antico gli otri erano fatti di pelle, di stomaco di animale, e questi otri erano otri malleabili, flessibili. Quando si metteva il vino dentro, l'otre assumeva, sotto la fermentazione, la pressione del vino, un'altra forma, e quando finiva di fermentare l'otre tornava nella sua forma originale.

Bene, questo processo invecchiava l'otre, rendeva la pelle dura, rigida. E Gesù diceva: «Quando metti il vino nuovo devi cambiare anche l'otre». Era necessario che l'otre vecchio doveva essere tolto e doveva essere procurato un otre nuovo, per forza, perché l'otre vecchio, essendo indurito, essendo invecchiato, non resisteva più alla pressione del vino nuovo, e quindi si spaccavano, si rompevano, e il vino si perdeva.

Oggi chiediamo il vino. Oggi la Chiesa chiede il vino nuovo: "Signore, dacci vino nuovo. Signore, dacci l'abbondanza del tuo Spirito. Rivestici della tua potenza". Gesù non lo può fare, fratelli, se il nostro otre è un otre vecchio, indurito e non elastico più. Gesù non lo può fare; lui lo vorrebbe fare, ma se dentro di noi ancora risiede un otre vecchio, indurito, e non è stato cambiato, Gesù non può versare il suo vino, altrimenti l'otre perde.

Ma questa mattina ti voglio incoraggiare da parte del Signore. Sì, perché egli in questo momento vuole fare otri nuovi e cuori nuovi. Questa è l'opera che Gesù vuole fare. Fratelli e sorelle, quando udiamo la parola di Dio non è una domenica come le altre. Ogni domenica, ogni qualvolta c'è l'occasione che Dio parla, ascolta la sua parola, perché è tempo di aprire bene le orecchie, quando Gesù parla e dice: "Io oggi voglio fare otri nuovi, cuori nuovi".

«Vi darò un cuore nuovo». Se fratello Simone lo può proiettare, leggiamolo insieme. È un'opera che Gesù vuole fare nei nostri cuori. «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra» — l'otre vecchio — «e vi darò un cuore di carne» — otre nuovo — «metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti». Amen. Alleluia. Signore, dacci un cuore nuovo. Signore, crea in me un otre nuovo, perché il tuo vino sia versato in seno ad ognuno di noi e noi possiamo contenerlo, mantenere la pressione e manifestare la sua gloria.

Ci sono tanti motivi per i quali un otre invecchia. E uno dei motivi principali è il peccato. Oggi raramente si parla di peccato, ma è una delle principali cose che invecchiano, irrigidiscono il nostro cuore. Non lo rendono più malleabile, flessibile: no, lo invecchiano.

Ma questa mattina l'incoraggiamento è questo: se tu senti dentro di te di far parte ancora di un otre vecchio, se tu senti nel tuo cuore che porti dietro ancora il tuo formalismo religioso, i rituali, e non puoi contenere invece ciò che Gesù ha portato di nuovo — la grazia, la salvezza, il perdono, la liberazione, l'unzione dello Spirito Santo, la sua guida — allora prega come Davide. Se sei sincero, prega Gesù, esprimi questa preghiera al Salmo 51, verso 10: «O Dio, crea in me un cuore puro, rinnova dentro di me uno spirito nuovo». Crea in me un otre nuovo. Alleluia. È questo che Gesù vuole fare: ricreare, ricreare i nostri cuori e renderli nuovi, togliere dal nostro petto quel cuore di pietra, duro, indurito, invecchiato, e darci un cuore nuovo per poter contenere l'unzione del suo Spirito.

Vogliamo avere in cuore questa preghiera questa mattina, fratelli: l'essere una nuova creatura. Perché Paolo, nella sua seconda lettera ai Corinzi, capitolo 5 verso 17, dirà: «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, tutte le cose sono diventate nuove». Signore, dacci un cuore nuovo. Io voglio essere una nuova creatura, una nuova creazione.

Perché un otre nuovo, fratelli, o un cuore nuovo? Perché i vecchi otri, quando si invecchiavano, come ho detto prima, si indurivano, perdevano la loro elasticità. Perciò, quando qualcuno si azzardava a mettere del vino nuovo, succedeva proprio questo: gli otri si rompevano, non resistevano alla pressione, non erano più malleabili, non erano più elastici. Per questo Gesù diceva: «Avete bisogno di otri nuovi per contenere il vino nuovo».

E questo ci insegna, fratelli, che Gesù ci ha salvati — sì, gloria a Dio — ma il suo desiderio è quello che la sua Chiesa cresca, che la sua Chiesa cresca, che la sua Chiesa progredisca. Questo è il desiderio di Dio. Perché la forma, fratelli e sorelle, del nostro cuore non è una forma personale: è la forma di quel vino che Gesù versa in quell'otre. E il nostro cuore prende la forma, gloria a Dio, di quel vino che Gesù mette nel tuo cuore. E quindi non più alla tua forma, ma alla forma di Cristo Gesù, il Signore. È la forma che Dio dà alla sua Chiesa: è una forma che si dilata, è una forma flessibile, malleabile. È un otre che resiste alla pressione del vino. Gloria a Dio.

Un altro motivo per cui un otre si può invecchiare può essere il dolore, possono essere i dispiaceri, possono essere le preoccupazioni. Quando per lungo tempo viviamo nella preoccupazione, quando per lungo tempo ci portiamo dietro dei dolori, questo invecchia l'otre. Anche questo può invecchiare l'otre. E il salmista, al Salmo 119 verso 81, si esprimerà dicendo: «La mia anima si strugge per l'ardente desiderio della tua salvezza; io spero nella tua parola. I miei occhi vengono meno aspettando il compimento della tua parola, mentre dico: "Quando mi consolerai?"». Anche se son diventato — sentite qua come dice il salmista, così si esprimerà — «come un otre esposto al fumo».

Ma dipende come reagiamo alla prova e alla pressione, perché il salmista dirà: «Non ho dimenticato i tuoi statuti». Gloria a Gesù. Fratelli, quando arriva la pressione in questa vita — e ci sono tanti motivi per i quali giunge la pressione — la vuoi accettare o no, la pressione di questo vino? Pensa che questo vino l'ha messo nel tuo otre il Signore Gesù Cristo, e se crea pressione in te, è importante come tu reagisci. Perché la pressione, fratelli, è importante a farci capire che quest'otre si dilata, contiene questo vino, e poi, quando tutto finisce, cosa succede? Questo vino viene versato ed è una benedizione per gli altri. E quindi è importante per noi contenere, imparare a contenere questa pressione, fratelli.

Anche Giobbe si esprimerà, al capitolo 32 verso 19, dicendo: «Ecco, il mio seno è come vino che non ha sfogo, come otri nuovi, sta per scoppiare». Lo stesso si esprime Giobbe in questa pressione, nella sua prova. Giobbe diceva: è come questo vino in un otre, ma il suo otre stava per invecchiare, stava invecchiando, non riusciva più a sostenere la pressione di questo vino.

Ma il Signore dice: "Vuoi tu essere usato da me per la mia gloria? Ma tu lo vuoi?". Geremia capitolo 18, verso 6: «O casa d'Israele, non posso io fare con voi come ha fatto questo vasaio? dice l'Eterno. Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così siete voi nelle mie mani, o casa d'Israele». Signore, allora questa è la nostra preghiera: modella il nostro cuore, metti dentro di noi un otre nuovo.

Ma la domanda è: sei disposto tu a rimanere nelle sue mani? Perché se tu rimani nelle sue mani, egli si userà proprio di te. Perché di te il Signore si vuole usare, per la sua gloria. E, vi ricordate quel passo, quando quel vaso si rompe, il Signore non l'ha tolto via. L'abbiamo detto tante volte: il Signore non prende un'altra pasta, ma prende la stessa e comincia da capo, dandogli nuovamente la forma che a lui piacerà.

Fratelli, preghiamo che il Signore possa darci un cuore nuovo, un otre nuovo. Vado verso la conclusione. Questi otri ci parlano di uno scopo. Non solo cuori nuovi, non solo cuori elastici, ma cuori usati, usati dal Signore per uno scopo. Per questo il Signore mette il suo vino dentro di noi, perché possa essere usato e possa portare gioia a chi gioia non ha.

Quando tutto questo procedimento finisce, questa fermentazione, questa pressione, e noi nel frattempo abbiamo pregato e abbiamo fatto sì che Gesù potesse mettere nel nostro cuore il suo vino, e non andiamo più avanti con la religiosità, con il formalismo, con la freddezza e tutto quello che voi potete aggiungere, fratelli, allora il Signore si userà proprio di te. Quando il cuore è nuovo, quando il cuore è rigenerato, quando il cuore è ripieno della presenza e della potenza dello Spirito Santo, tu sarai usato, perché il Signore vuole che tu sia usato per la gloria sua, affinché tu possa portare pace a chi non ne ha e portare salvezza a chi ancora non è stato salvato.

Il vino viene versato, viene versato, viene offerto agli altri. E quando la benedizione di Dio è presente nel mio e nel nostro cuore, quando c'è il vino nuovo nel nostro cuore, allora noi possiamo essere pronti a versare in altri otri. Amen. Gloria al Signore.

Eh, ma se il nostro cuore è rigido e duro, cosa succede? Cosa abbiamo letto? L'otre si rompe e il vino si disperde. Fratelli e sorelle, se noi continuiamo o decidiamo in cuor nostro di rimanere con un cuore vecchio, con un cuore indurito, con un cuore lontano da Dio, con un cuore sporco, con un cuore nel quale si può mettere solo del vino vecchio, e allora ti posso dire che la grazia del Signore, la potenza dello Spirito Santo andrà perduta.

Andrà perduta. Non la perderemo solo noi, la perderanno anche coloro i quali avranno a che fare con la nostra vita. Noi vogliamo allora questa mattina dire: «Signore, riempici del tuo Spirito». Vogliamo ritornare a realizzare la realtà dei nostri padri, la realtà apostolica degli Atti degli Apostoli al capitolo 2.

Non vuoi credere? Non credere, ma io credo che la Chiesa deve vivere la realtà apostolica dell'unzione, la potenza dello Spirito Santo, perché la Parola di Dio dice che allora l'Evangelo si divulgò in tutto il mondo, quando i nostri padri furono ripieni di Spirito Santo. Allora la domanda è: vuoi tu rimanere nello stato in cui ti trovi, oppure andare a ripassare quel passo in Ezechiele, quando quell'uomo attraversava quel torrente e l'acqua gli arrivava alle caviglie?

E poi guardiamoci, fratelli — questo è un messaggio che è arrivato prima al mio cuore, lo sto solo condividendo con voi — guardiamoci dove ci troviamo, dove è arrivata l'acqua, dove arriva il torrente. Questa è la realtà che Dio vuole in mezzo al suo popolo. L'acqua alle caviglie, o alle ginocchia, o ai fianchi: era un'acqua che non si poteva attraversare. E allora preghiamo: Signore, noi vogliamo nuotare in quell'acqua, vogliamo essere immersi in quel torrente di Spirito Santo.

Fratelli, ti lascio con due versi della Parola. Dove vuoi rimanere? Di chi vogliamo far parte? Dell'otre vecchio o dell'otre nuovo? Seconda ai Corinzi, capitolo 3, verso 6: noi vogliamo dire, come Paolo dirà, non della lettera, ma dello Spirito, «poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà la vita». Amen.

Romani, capitolo 7, verso 6: «Ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non secondo il vecchio sistema della lettera». Signore, aiutaci ad essere sensibili alla voce dello Spirito Santo, perché Gesù sta parlando al cuore del suo popolo, Gesù sta parlando alle orecchie del suo popolo. Fratelli e sorelle, noi dobbiamo desiderarlo. Oggi è di vitale importanza.

La domanda che vi lascio è questa: dove vogliamo arrivare? Dove vogliamo rimanere? Cosa vogliamo essere? Di chi facciamo parte noi, otri vecchi o otri nuovi? Che il Signore ci benedica. Com'è il tuo cuore questa mattina? È vecchio, indurito, oppure è predisposto a ricevere l'unzione dello Spirito Santo?

E allora, fratelli, insieme, di pari consentimento, uniamoci nella preghiera, e vi invito ad alzarci in piedi. Concludo con una preghiera. Vogliamo pregare insieme e chiedere che il Signore crei in mezzo alla sua Chiesa dei cuori nuovi, degli otri nuovi. Non vogliamo più il vecchio: il vecchio e il nuovo non possono stare insieme, e il Signore Gesù ci esorta.

O Chiesa, uscite da questa realtà. Io non posso benedirvi, non posso versare in seno il vino nuovo, se voi rimanete lontani da me, se voi continuate a vivere nel formalismo religioso, nella freddezza, lontani da me. Io voglio fare di voi un otre nuovo, voglio togliere dal vostro petto il cuore di pietra e voglio darvi un cuore di carne. Amen. Gloria a Dio.

Alleluia. Gloria al tuo nome. Gloria a te, Gesù. Noi ti benediciamo, ti ringraziamo, Dio del cielo, perché ti sei preso cura ancora una volta dei nostri cuori. Non ci rimane, dopo questo messaggio, che rimettere la nostra vita davanti a te.