Non perdere la visione della missione

E proprio stamattina, mentre pregavo e pensavo alla meditazione, al culto che si fa ogni domenica, anche ogni giovedì, sembrerebbe forse una routine, ma il Signore mi ha fatto vedere e mi ha messo davanti la storia di Neemia, la sua realtà. E così, sfogliando il libro di Neemia, ho visto dalla parte finale come egli portò un risveglio materiale e spirituale nel popolo di Gerusalemme. Gloria a Dio.

E ancora prima, quindi, andai all'inizio e giustamente conosciamo molti di noi la storia. Neemia stava nella città di Susa, quando suo fratello giunse da lontano da Gerusalemme e gli disse che le mura della città erano distrutte. E così Neemia era profondamente addolorato per questo.

E allora il Signore mi ha messo davanti la condizione mia, di come ero ridotto prima di incontrare lui nella mia vita. E di come l'uomo, alla nascita, è puro, ma poi le condizioni, il peccato di questo mondo lo portano a essere una rovina.

E quindi ho potuto glorificare il Signore per come egli ci rinnova, ci restaura le mura della Gerusalemme del nostro cuore.

E per questo, quando Neemia portò avanti questo risveglio, mise ordine. Iniziò a mettere davanti la lettura della legge, iniziò a far praticare quello che era il culto al Signore.

E oggi noi siamo qui alla sua presenza, appunto, per celebrare non un qualcosa di così superficiale, non una religione, ma colui che ci ha tanto amato e ha dato la sua vita per ognuno di noi, colui che ci ha tanto amato da farci rinascere di nuovo nella sua gloria.

E noi sappiamo che dall'udire la Parola di Dio nel culto acquistiamo nuova fede. Acquistiamo nuove forze per poter completare il cammino su questa terra, affinché per l'eternità saremo con lui a glorificare il nome del Signore. Amen.

Quindi noi lo cerchiamo, quindi noi lo benediciamo, quindi noi lo celebriamo di un'unica mente, di un unico cuore, perché egli solo ne è degno. Gloria a Dio. Amen.

## Il significato della visione cristiana - Dalla testimonianza alla predicazione

Avevo in cuore davvero il Signore mi parlava già da molto tempo in Giacomo capitolo 1, versetto 22. Il Signore sia lodato. "Siate facitori della Parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi. Perché se uno è uditore della Parola e non facitore è simile a un uomo che osserva la sua faccia naturale in uno specchio, la osserva se stesso e poi se ne va dimenticando subito come era. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole, ma un facitore dell'opera, costui sarà beato nel suo operare."

Ah, gloria a Gesù! Il Signore ci esorta nella sua Parola a non essere un uditore, ma un facitore. Ah, gloria a Gesù.

E è un periodo particolarmente profondo nel Signore. In chiesa nostra si sta insegnando che cosa sarà di noi, che cosa serve avere tanti anni nella fede, che quando il Signore tornerà non poter andare con lui? Ah! Qui il Signore ci esorta: non dobbiamo essere uditori della Parola, ma facitori. Oh, senza santità non potremo vedere il Signore. Cari fratelli!

Oh, il termine "facitore" include tante opere nostre che noi facciamo e che il Signore ci permette di farle. Ma dobbiamo essere facitori, dobbiamo cercare il volto del Signore. Dobbiamo. Il Signore sta cercando uomini e donne decisi per il Signore, decisi, determinati. Questa è la Parola.

Noi, io e la mia casa, la mia moglie, abbiamo deciso di servire il Signore con tutto il nostro cuore. Che queste parole siano di incoraggiamento per ognuno di voi. Io non sono venuto qui per esortarvi, ma sono venuto qui per incoraggiarvi. Amen.

Eh, ricordo una bellissima esperienza l'anno scorso. Che bello, mi commuove perché avevo il desiderio di pregare e io cercavo, cercavo. E si avvicinò un fratello, si avvicinò un fratello che non dirò il nome. Ah, gloria a Gesù. E ci siamo messi insieme, ci siamo accordati: fratello, andiamo a pregare. Oh, ci siamo svegliati di mattino presto e abbiamo interceduto. Me ne sono tornato a casa benedetto perché sia lui che io abbiamo interceduto per la Chiesa e per il suo popolo. Amen. Gloria al Signore. Il Signore vi benedica profondamente.

## La visione e la navigazione - Il messaggio da Atti 27

Quando è venuto Gesù, di lui è stato testimoniato che prima iniziò a fare e poi a insegnare. Siamo nei tempi in cui ci sono molti insegnanti, molta teoria e poco fare.

Di quella famosa preghiera che il Signore ha detto ai suoi discepoli: "Pregate il Signore della messe perché gli operai sono sempre più pochi". Perché? Perché tante volte si perde la visione della nostra chiamata e del nostro mandato allo stesso tempo, perché siamo stati chiamati a servire.

E il servo, avete visto mai un servo? Il servo si dà da fare, fa, si muove. È forse per questo che oggi abbiamo davanti a noi un mondo dove le parole hanno superato ormai il limite. Ma questo è per il mondo. La Chiesa è esortata. La Chiesa è esortata perché così dice la Scrittura: noi siamo convertiti a Dio per servire il Dio vivente e vero, per servire.

E come ho detto domenica, magari qualcuno si stanca quando mi sente dire le stesse cose, no? Chi serve Dio vive felice. Vive felice. Ma se non lo serviamo, quale gioia possiamo avere? Perché il nostro servizio altro non è che per la gloria di Gesù. Per quello noi serviamo, per quello siamo stati chiamati e quella è la ragione della nostra vita.

Perché dice Paolo negli Atti: "In lui viviamo, in lui ci muoviamo e in lui respiriamo." Quindi noi siamo concentrati sulla persona di Cristo. È soltanto lui. Questa è la motivazione della nostra esistenza.

E forse per questo che inutilmente o volutamente Gesù ci ha detto: "Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e le altre cose saranno sopraggiunte", ma il primo sguardo va su Gesù. Poi il resto è una conseguenza di quella benedizione, la conseguenza di cercare prima il regno, di cercare prima il nostro Signore.

Il profeta non si affannava inutilmente quando diceva: "Cercate l'Eterno, conosciamo l'Eterno, sforziamoci di conoscerlo, perché il suo levarsi è certo come l'aurora. Egli verrà a noi come la pioggia, come la prima e la seconda pioggia."

Questa è la Parola di Dio che va assimilata, messa dentro al cuore e poi intercedere, pregare e dire: Signore, sta scritto. Perciò bisogna che non perdiamo la visione per cui siamo stati chiamati.

A motivo di questo, questa mattina voglio leggere con voi un passo negli Atti degli Apostoli riguardo a Paolo, quando fu mandato in Italia, al capitolo 27 degli Atti degli Apostoli. Voglio leggere fino al verso 11:

"Quando fu deciso che noi salpassimo per l'Italia, Paolo e alcuni altri prigionieri furono consegnati a un centurione di nome Giulio della Corte Augusta. Saliti in una nave di Adramitto che doveva toccare i porti sulle coste dell'Asia, salpammo avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalonica. Il giorno seguente arrivammo a Sidone e Giulio, usando umanità verso Paolo, gli permise di andare dai suoi amici per riceverne le cure.

Essendo poi partiti di là, navigammo al riparo di Cipro perché i venti erano contrari. Attraversato il mare a ridosso della Cilicia della Panfilia, arrivammo a Mira di Licia. Il centurione trovò qui una nave di Alessandria che faceva vela per l'Italia e ci fece salire.

Navigando lentamente per molti giorni, giungemmo a stento di fronte a Gnido per l'impedimento del vento. Poi prendemmo a navigare al riparo di Creta al largo di Salmone e costeggiata con grande difficoltà giungemmo in un certo luogo chiamato Beiporti, vicino al quale era la città di Lasea.

Essendo già trascorso molto tempo ed essendo la navigazione diventata pericolosa, poiché il digiuno era già passato, Paolo ammonì quelli della nave dicendo: "Uomini, io vedo che la navigazione si farà con pericolo e grave danno, non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre persone."

Ma il centurione aveva maggiore fiducia nel pilota e nel capitano della nave che nelle cose dette da Paolo."

Allora, questo viaggio che Paolo ha intrapreso era un viaggio particolare, voluto da quella visione che Dio gli aveva messo nel cuore e che lui desiderava portare a compimento: quello di andare a Roma.

Vi ricordate già negli Atti degli Apostoli? Lui era un prigioniero e poteva essere liberato. Aveva le catene ai piedi, ai polsi. E quando il governatore e il re gli dissero: "Tu puoi essere liberato", lui rifiutò e disse: "No, io voglio andare a Cesare ad Augusto. E quale prigioniero mai rinuncerebbe alla libertà?" Invece dice: "No, non voglio questa libertà, voglio soltanto andare fino a Roma e comparire davanti ad Augusto per giudicare il mio caso." Lui si era appellato a Cesare.

Tutto questo perché un giorno disse agli stessi governatori: io personalmente non sono stato infedele alla celeste visione. Quando Paolo fu fermato sulla via di Damasco, iniziamo da lì. Anania gli disse: "Signore, quest'uomo perseguita la Chiesa?" E il Signore disse: "Certo, lo so, figurati se non lo so. Ma costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti ai re, ai governatori e al popolo di Israele."

Quella era la visione che aveva ricevuto Anania, ma Paolo ancora non sapeva queste cose. Ma poi gli fu rivelato che era stato scelto come uno strumento nelle mani di Dio per completare l'opera. Perché arriva il momento che Paolo si imbarca su una nave per l'Italia. Stava per avverarsi il suo desiderio e la visione che aveva avuto, perché il Signore gli ha promesso: "Paolo, tu andrai a Roma."

Quindi c'era una meta, una visione e i credenti qualche volta la perdono. Magari ricevono una promessa da parte del Signore, hanno una chiamata, un mandato. Poi col passare del tempo, quando salgono su questa nave si accorgono di una cosa un po' particolare. Paolo ha detto fra sé: "Ecco, io sto per andare a Roma, dove il Signore mi sta chiamando." E così sale su questa nave.

Dopo che sale su questa nave, all'inizio il viaggio prosegue senza problemi. E il giorno seguente arrivarono a Sidone. Io non so quanti hanno letto la storia della navigazione di Paolo guardando la cartina. È interessante. Vi dico questo: vedetela così. Quando leggete questo passo vi rendete conto quante cose stanno là dentro.

E quando Paolo arriva a Sidone, che è la regione a nord di Israele, il Libano, chiese al centurione Giulio il permesso di scendere, e questi gli permise di andare dai suoi amici per riceverne le cure dovute. Quindi Paolo chiese al centurione: "Posso scendere dalla nave e andare dai miei amici?"

Chi ha lasciato una buona testimonianza rimane sempre. Ci sono degli amici che lo possono ospitare. E quale centurione lascerebbe libero un prigioniero se non avesse fiducia in quella persona? Quanto era stimato Paolo! Ma questo ci fa capire che il viaggio era un viaggio che il Signore stava guidando.

E quando il Signore guida il viaggio della nostra vita non dovete preoccuparvi più di tanto, perché il centurione poteva dire: "Ma tu sei pazzo! Tu sei un prigioniere, io ti lascio libero, potrai fuggire." Ma quel centurione dice: "Vai, vai."

Quando c'è la benedizione del Signore, anche i nemici piegano le ginocchia davanti a Dio. E questo è importante. Quando intraprendiamo un viaggio sappiamo che Dio l'ha messo nel nostro cuore e il nostro viaggio, il nostro pellegrinaggio, la nostra navigazione. Altrimenti non saremmo qua. È perché Dio ha messo la sua mano per intraprendere questo viaggio.

Comunque arrivano. Poi ripartono di là e arrivano attraverso Cipro. Dice la Scrittura che procedono un po' lentamente perché i venti erano contrari. E voi sapete, cari fratelli, che il nostro viaggio non è fatto sempre di venti favorevoli, ma ci sono tanti venti contrari. Non dice il vento, dice i venti erano contrari.

E che cosa hanno fatto questi uomini? Hanno costeggiato un'isola. Non potevano prendere un'altra strada più breve. Ma a motivo del vento hanno costeggiato un'isola perché la nave era in difficoltà.

E dice la Scrittura che chiaramente, quando arrivarono qui, il centurione trovò un'altra nave e fece salire tutti i prigionieri che stavano a terra sulla prima nave.

Al verso 7 sta scritto: "Navigando lentamente per molti giorni, giungemmo a stento di fronte a Gnido per l'impedimento del vento." Il protagonista di questo viaggio è il vento. Non dobbiamo mai pensare che un vento contrario ci faccia perdere la meta dove vogliamo arrivare. Un vento favorevole non significa che il nostro destino sia definitivamente segnato. Il vento non determina dove tu vuoi andare.

Il problema, sapete qual è? Che con i venti a favore qualche volta non sappiamo nemmeno dove vogliamo andare e non riusciamo a spiegare le vele della nostra vita. Ma quando si ha una visione come aveva Paolo, allora possono venire eventi contrari. E qualche volta la nave si ferma, va rilento perché ci sono le prove nella nostra vita.

Voi sapete che Gesù quando stava sulla barca con i discepoli c'erano i venti contrari, c'era la tempesta e i discepoli avevano un dubbio per la loro stessa vita, pur essendo alcuni di loro pescatori. Ma ancora non conoscevano che Gesù era in quella barca, chi era colui che stava lì.

E a motivo di questa mancanza di fede il Signore si presenta a loro e li rimprovera, li ammonisce, dice: "Uomini di poca fede, perché?" È facile aver fede nelle situazioni facili della vita, nelle benedizioni, quando le cose vanno bene. Ma la stessa fede vale anche quando siamo nella tempesta.

Crediamo che Gesù comunque non è mai sceso dalla barca. Sentite questo racconto perché è interessante. Quando vediamo che c'era un impedimento, questo vento contrario, ma essi prendono un'altra strada. Dice la Scrittura che vanno a ridosso di Creta, presso Salmone, per questa città, questo porto. E la costeggiarono con grande difficoltà, giunsero in un certo luogo chiamato Beiporti, vicino al quale era la città di Lasea.

In qualche maniera arrivarono a questo porto. Succede anche a noi, no? Che dopo tante difficoltà, dopo un po' di venti contrari, in qualche maniera il Signore ci fa arrivare lì dove lui vuole che arriviamo.

Perché è bello quando noi sentiamo: colui che ha iniziato un'opera in voi è potente da portarla a compimento, ma la porta avanti, come sempre, attraverso la sua sovranità. Noi niente dobbiamo fare.

Questo sorprende tanti cristiani che interpretano male questo passo della Scrittura e dicono: "No, il Signore ha iniziato l'opera e lui la porta a compimento. Noi non dobbiamo fare niente."

Ma al verso 9: "Essendo già trascorso molto tempo ed essendo la navigazione diventata pericolosa, poiché il digiuno era già passato, Paolo ammonì quelli della nave dicendo: "Uomini, io vedo che la navigazione si farà con pericolo e grave danno alla nave"."

Che grazia! Avere su una nave un uomo come Paolo. Avere in una famiglia un uomo che ha la fede di Paolo, la visione di Paolo. Avere in una chiesa la visione di Paolo. Avere uomini e donne che hanno una visione e hanno una fede dove sanno dove andare, al di là del vento.

Qui c'era un uomo che ha detto: "Uomini, la navigazione potrebbe farsi pericolosa". No, no, dice: Uomini, io vedo che la navigazione si farà pericolosa.

Era l'unico uomo che aveva intuito, che parlava con Dio. Era l'unico uomo che su quella nave aveva previsto ormai. Lui dice: "Diventerà pericolosa e dannosa per le nostre persone." Questo dice lui al capitano.

Ma il centurione aveva più fiducia nel pilota e nel capitano della nave che in Paolo.

Ditemi voi, naturalmente parlando: potresti mai tu, da prigioniero, dare dei consigli a un capitano della nave, un uomo di mare, a un uomo come il pilota, come il timoniere? Il centurione poteva mai dare fiducia a Paolo e dire: facciamo come fa Paolo? O dare fiducia al capitano della nave, un uomo di mare? Anche se Paolo aveva navigato il mare parecchie volte. E sapeva quali erano le tempeste, sapeva quali erano i venti e gli impedimenti. Tanto è vero che un giorno e una notte dovette stare sul mare perché aveva naufragato.

Figura di quella nave che fine fece! Ma Paolo aveva l'intuito. Ed è bello quando noi possiamo pensare: ma ci sono tanti che hanno esperienza. Chi sono io? Ma quando interviene Dio nel cuore di un uomo e gli dà una visione, il capitano, il ministro, il presidente di una repubblica, con tutte le loro esperienze non possono mai fare quello che Gesù fa nel cuore di una vita come quello di Paolo.

Perché Paolo dice: "Guardate, questo viaggio sarà problematico. Io ve lo sto dicendo. Io vi ammonisco, vi avviso." Ma questi uomini sono basati sull'esperienza. Come tanti cristiani non hanno più bisogno di essere consigliati spiritualmente. Io ho 70, 80 anni, tu mi devi dire che cosa devo fare, dove devo andare, che cosa posso comprare, come devo educare i miei figli. Io ho la mia esperienza, io sono un uomo di vita.

Questo dicono anche i cristiani. Ma non di Spirito, di vita umana. Ma non di Spirito. C'è una differenza fra chi ha un intuito spirituale e un'esperienza umana. È molto difficile qualche volta che i credenti riescono a capire questo.

E forse per questo questi uomini avrei fatto lo stesso. Avrei detto: ma il capitano della nave è lui, è lui il pilota. Sono uomini di mare, sanno loro dove andare e come fare.

Paolo dice: "Io ve l'ho detto, io l'ho ricevuto, perciò l'ho detto. Ma quel porto non era adatto per svernare, per passare l'inverno. Così furono del parere di salpare di là per cercare di arrivare qualche modo in un altro porto e passarvi l'inverno."

Allora sentite questo. Al verso 13: "Quando si levò un leggero scirocco, pensando di poter attuare il loro intento, levarono le ancore e iniziarono a costeggiare per Creta."

E più il resto della nave hanno pensato: non ci fermiamo qua, andiamo un po' più avanti. Se voi guardate la cartina, dal punto dove si era fermata la nave, fin dove dovevano andare? Erano pochi chilometri, qualche ora di navigazione.

Ma che cosa dice la Scrittura? Che hanno visto un leggero scirocco, un leggero vento. E hanno pensato: "Ah, abbiamo ragione, allora vedi, c'abbiamo anche il vento a favore."

E questa è l'impressione che si fanno i cristiani qualche volta. Ricevono qualche piccola benedizione, qualche beneficio. E pensano di ritrovarsi nella volontà di Dio e dicono: "Il Signore ci sta benedicendo per quel piccolo venticello." Pensano che tutta l'opera ormai è compiuta. E così si muovono secondo il loro parere, solo perché c'è un piccolo segnale. E quanti cristiani si muovono così, fratello. Il Signore mi ha parlato, io sento da parte di Dio. No, no, no, stai tranquillo, io l'ho sognato. No, io mi è stato rivelato nelle Scritture. Con quali conferme? Con quali? E questi uomini erano più convinti di fare come avevano pensato, perché c'era quel venticello favorevole. E hanno pensato che quel venticello favorevole aveva determinato il loro intento.

Ma andiamo avanti. Ma poco dopo si scatenò sull'isola un vento impetuoso chiamato Euroclone. Poco dopo.

E questo succede quando seguiamo i nostri sentimenti, perché quel piccolo venticello altro non è che un nostro piccolo sentimento. Poi si scatena il vento. E Dio ci dimostra che non è quello che ho commandato. Non hai ascoltato il consiglio. E adesso si scatena il vento.

Che facciamo quando si scatena la tempesta? A chi ci affidiamo? Alle nostre forze? Il capitano non conta più, il pilota nemmeno. Il centurione comincia a riflettere, come fanno tanti cristiani: avrei voluto dare ascolto a mio padre, come fanno i giovani. Avrei voluto ascoltare il fratello che mi aveva consigliato in questa maniera. Poi qualche volta il danno è fatto e non si può fare più oltre.

E allora il discorso va avanti. Questo vento impetuoso. La nave era portata via. Non potendo reggere di nuovo al vento, l'abbiamo lasciata alla balìa dei venti ed eravamo portati alla deriva. Che vuoi fare?

Una volta giustamente mi disse il fratello Annibale: sta scritto, fratello Davide, quando le fondamenta sono distrutte, che può fare più l'uomo? E quando c'è una tempesta, un vento così? E questa non era una nave da crociera. Erano di quelle navi che si affidavano solo al vento e camminavano col vento.

Pensate che era una nave che aveva un grande carico. E non solo. Ma che a bordo aveva circa 200 persone. E quindi si affidava al vento questa nave. E allora in quella tempesta non si poteva fare niente. E la nave ha cominciato ad andare alla deriva.

Hanno ritirato le vele perché potevano incagliarsi. Dice. E quindi l'hanno lasciata a se stessa. E quindi, cari fratelli, si avvera ciò che ha detto Paolo.

Hanno cominciato a gettare nel mare tutta l'attrezzatura della nave, tutto quello che c'era sulla nave, i viveri. Tutto quello che Paolo aveva detto.

Certo, vorremmo salvare la nave qualche volta dopo aver fatto un danno nella nostra vita, una scelta sbagliata. Ma come la vuoi salvare? Come la vuoi salvare? Il danno è fatto.

E allora la misericordia di Dio è con noi perché siamo suoi figli. E perché la pazienza di Dio non ci ha mai lasciato nella sua presenza. Non ci ha mai lasciato.

Ma su questa nave c'era un uomo che doveva arrivare a Roma. E per quell'uomo questa nave non poteva affondare, con tutte quelle che erano le più grandi tempeste. Perché lì c'era un uomo che doveva andare a Roma, che aveva una visione, che doveva completare il viaggio. E per mezzo di quell'uomo questa nave doveva rimanere a galla. E dice la Scrittura che non si vedeva più né stelle, né luna, né il sole, niente.

Ormai questi uomini erano alla deriva. E a un certo punto si viene a scoprire che su quella nave c'è un uomo che sta pregando per tutto l'equipaggio e per tutti i prigionieri.

E quando arriva il momento, viene un angelo del Signore e si presenta a Paolo. Ma qual era l'intento di Paolo? Che cosa ha fatto tanti giorni Paolo su quella nave? Pensate che dal momento di quella tempesta fino a quando la nave approdò su quella spiaggia a Malta, passarono 14 giorni senza mangiare e senza bere. Completo digiuno. Tanto erano scoraggiati che hanno pensato: "La nostra vita ormai è finita."

Ma lì c'è un uomo di fede. C'è un uomo che ha una visione. C'è un uomo che non ha mai pensato che la sua vita si potesse smarrire in quel mare perché Dio gli aveva detto: là devi arrivare. E in qualche modo vediamo che in tutti quei giorni Paolo non ha potuto fare altro che pregare. E non era un uomo che stava in silenzio. Evangelizzava. Parlava di Gesù a quegli uomini.

E com'è che ti accorgi che Paolo poteva fare una cosa del genere? Era nella sua indole. Ovunque andava parlava di Gesù. Nelle carceri, fuori dalle carceri, a tutti, ai governatori, ai re. Adesso voleva andare dall'imperatore.

E allora questo vuol dire: quando hai un uomo di fede, quando Gesù sta con te, non devi mai pensare che è sceso dalla nave o è sceso dalla barca. Perché le promesse del Signore hanno un sì e un amen: "Io sarò con voi tutti i giorni." È proprio nella tempesta che Gesù sta in quella nave e in quella barca.

Ma noi siamo un po' scoraggiati perché pensiamo: Signore, salvaci come discepoli, perché dormi? Perché Gesù dorme pure?

E allora Paolo li rassicura. E com'è bello avere nella Chiesa tali persone che hanno fede, che hanno una visione!

"Ma ora vi esorto a non perdervi d'animo, perché non vi sarà perdita della vita di alcuno di voi, ma solo della nave, perché mi è apparso questa notte un angelo di Dio al quale appartengo e che io servo."

È bello che un solo uomo! Tutti avevano ormai già rassegnato la vita alla morte. Non c'era speranza. Non mangiavano più. Ormai per loro era finita. Ma per Paolo non era finito niente.

E Paolo sapeva quello che sarebbe successo. Nessuno di voi morirà. Questo è il profeta. Questo è l'uomo di Dio. Questo è l'uomo che cerca Dio. Questo è l'uomo che si interessa solo di Dio, che può salvare altri.

Perché se tu ti affidi, hai timor di Dio, cerchi Dio, vedi la visione per cui sei stato chiamato, quella visione che tu c'hai nel cuore, questo servirà sicuramente a portare altri al Signore.

"Io appartengo al mio Dio", dice Paolo.

Paolo dice: "Perciò non temere. Tu devi comparire davanti a Cesare. Ed ecco Dio ti ha dato tutti coloro che navigano con te."

L'angelo, da parte di Dio, gli dice: "Paolo, tranquillo. Che cosa abbiamo detto? Devi andare a Roma. A Roma andrai. Non temere. Tu devi comparire davanti a Cesare. Questo sarebbe stato per Paolo una delle più grandi soddisfazioni: parlare a un

imperatore. Chi poteva parlare mai con un imperatore? Parlare con un uomo e completare la visione che aveva ricevuto nella sua conversione. Si stava adempiendo tutto ciò che era la promessa di Dio.

Hai dimenticato quello che Dio ti ha promesso? Non ci credi più? Ormai ti trovi nella tempesta e dici: "Eh, no, doveva andare così il viaggio come volevi tu?". No. Ma poi il Signore ha cambiato le cose. Ma il vento non può cambiare il tuo destino.

Ed ecco perché bisogna guardare a Gesù, tenere gli occhi su di lui.

"Perciò, uomini, state di buon cuore, perché io ho fede in Dio che avverrà esattamente come mi è stato detto."

Come mi è stato detto. Così avverrà.

Allora, da quel momento Paolo ha preso in mano la nave, gli uomini, i prigionieri. Lui diventa il capitano di quel viaggio. Lui diventa il punto di riferimento. E tutti gli uomini guardano a lui, adesso sono incoraggiati.

E Paolo dice: "Mangiate. Siete in digiuno da tanti giorni, nutritevi perché non vi preoccupate. Nessuno di voi perderà la sua vita."

Un uomo di fede conserva la visione. Non la dimentica.

E la Scrittura dice: il popolo che non ha visione perisce.

E quando dimentichiamo che Dio vorrebbe in qualche maniera farci comprendere che il risveglio non è lontano, bisogna avere uomini come Paolo che credono alle promesse del Signore.

E quando tu vedi che nella tua casa le cose non cambiano, che i figli prendono un'altra strada, che il marito che tu volevi che si convertisse non sta pensando per niente alla salvezza. E quando tu vedi che i venti sono contrari, che il timore non ti scoraggi e dica: "Signore, ma quella visione era vera o è stato un sentimento mio? O era quel piccolo venticello fatto di emozioni che mi ha fatto credere che le cose sarebbero andate bene?"

Dio ci manifesta sempre quando i venti sono contrari per farti capire: io sono con te. Io non ti lascio. Io non scendo dalla barca, nemmeno dalla nave.

Anime da salvare. Questo era il principio di Paolo. E questo dovrebbe essere il principio di ogni credente che è stato chiamato.

E quando si perde questa visione è un problema serio.

Arriviamo al punto di concludere in questa maniera: questi uomini si fecero coraggio. L'esortazione di Paolo questa volta funziona. Hanno creduto.

Perché è bello quando tu diventi credibile, quando la tua fede è manifesta come certa, gli uomini che ti ascoltano. Quando tu testimoni di Gesù, quando tu dici di aver avuto delle visioni, allora la gente ti crede. Perché è il tuo Spirito che sta parlando.

E dall'altra parte non dicono: "Ma chi sei tu? Un prigioniero?" Ma poi Dio dimostra a questi uomini che Paolo aveva un Dio grande.

Hai tu un Dio grande?

Quanti di noi hanno attraversato delle tempeste? Quanti si sono trovati in pericolo di vita e poi si sono ricreduti e hanno pensato: "Signore, perdonami, ho pensato che non stavi più con me. Perdonami, Signore, per la mia poca fede. Fa grazia, o Dio, che io possa crescere attraverso le prove, perché la prova della nostra fede è più preziosa dell'oro che perisce. Amen."

E questo è bello che la Chiesa oggi dimostri qualcosa che il mondo non ha. E la nave arriverà certamente al di là dei venti, al porto desiderato.

E Paolo arriva a Roma, lì dove il Signore lo manda. Il suo viaggio non era finito. Paolo, avrei detto, hai navigato per mari e monti, hai evangelizzato tutta l'Italia, ma perché vuoi andare a Roma? Ormai c'hai una certa età. Ancora oggi vuoi riposarti? Ci sono tanti dietro di te, tanti discepoli. Hai evangelizzato tante chiese. Riposati, vai in pensione.

"Io non sono stato infedele alla celeste visione."

Paolo si ispirò alle parole di Whitfield, un grande evangelista. Gli ultimi giorni della sua vita disse: "Signore, io sono stanco nella tua opera, ma non sono stanco della tua opera." E lasciò questa terra in pace.

Non si riposò nemmeno l'ultimo momento perché le persone aspettavano che predicasse per l'ultima volta. Gli uomini di fede non vanno in pensione. Non sono quelli uomini che si stancano. Ma si ricordano: io sono stato chiamato da Dio per un progetto, per un compito. E per quello voglio andare avanti.

Perciò rimaniamo fedeli a Dio perché egli è rimasto fedele a te e ti vuole portare avanti al di là dei venti, perché i venti non determineranno quello che è il piano di Dio nella tua vita.

Perciò, cari fratelli, ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà. E il tempo è breve, perciò diamoci da fare. Cerchiamo la faccia del Signore.

Al di là del fatto che tu creda o non credi. Ci sono tanti cristiani che sono scettici che dicono: "No, ma il Signore non tornerà perché ci saranno dei segni, dei prodigi." Non è questo. Noi ci affidiamo alle Scritture. Ed è per questo che viviamo, perché sappiamo che quando Gesù tornerà, tornerà per quelli che lo aspettano.

Però se i credenti oggi fanno come le galline e hanno sempre la testa a terra, non guardano in alto, forse il Signore per loro non tornerà. Rimarranno con la testa a terra.

Ma questi sono i tempi dove dobbiamo cercare la faccia del Signore, piegare le nostre ginocchia e vedere la gloria di Dio. E vedrete che i venti non saranno un impedimento, perché la tua fede è più forte di qualsiasi vento contrario, perché Gesù è il tuo conduttore, il capitano della tua nave. Lui ti porterà dove lui vuole, a lui la gloria. Amen.

Padre, noi siamo grati a te, o Signore, perché i nostri occhi sono sul Figlio tuo, Signore. A te guarderemo, poiché tu sei stato colui che ha pagato e hai dato tutta la tua vita perché noi potessimo avere visione, grazia e perché potessimo guardare a te in questi nostri giorni.

Signore, la grazia tua ci vuol far navigare verso il porto desiderato, dandoci grazia di credere fedelmente che tu sei colui che hai sotto controllo ogni tempesta, ogni vento, ogni mare agitato.

Dacci pace e calma nell'anima, poiché, o Signore, ancora questa mattina noi vogliamo apprendere dalla tua Parola con questi esempi, Signore, affinché la nostra fede non venga meno. Ma che tu possa fortificare ognuno di noi a continuare a credere, poiché le tue promesse hanno un sì e un amen alla gloria di Dio.

Per questo, Signore, ti chiediamo ancora quest'oggi, rafforza tutto ciò che si è indebolito, tutto ciò, Signore, che non ti è stato gradito. Dacci grazia perché tu abbia in noi, o Signore, quello che gli uomini non possono darci.

Perciò ti preghiamo, o Dio del cielo, benedici questi cari ancora questa mattina, benedici il resto di questa giornata. Conduci ognuno alle proprie dimore e metti il sigillo della tua Parola perché crediamo che tu non sei cambiato, tu sei lo stesso.

A motivo di questo, Signore, vogliamo continuare a seguirti e a guardare a te. Benedicici ancora, Padre, nel nome di Gesù. Amen.