L'amore attivo distingue il cristiano
Oggi vi leggo due versetti dal Salmo 67. I primi due versetti dicono: "Al maestro del coro per strumenti a corda, salmo, cantico. Dio abbia pietà di noi e ci benedica. Dio faccia risplendere il suo volto su di noi, affinché si conosca sulla terra la tua via e la tua salvezza fra tutte le nazioni."
Il Signore mi fermava questa mattina nella mia mente e diceva: oggi non leggerò un Salmo. E poi il Signore ha detto: porterai questi due versetti. E comunque sarà un Salmo. Il Signore mi poneva davanti una domanda, una di quelle cose che nella meditazione smuovono il pensiero, altrimenti rimaniamo sterili, non riusciamo a produrre qualcosa, quel dialogo con Dio, e mi diceva: "Ma tu lo sai? Qual è la differenza tra un cristiano e chi non è cristiano?"
Allora mi capitava spesso di trovarmi in situazioni dove ci presentiamo e scaturisce nella mente di molte persone la domanda: che differenza c'è tra un cristiano evangelico e chi frequenta le comunità evangeliche?
Il Signore mi portava avanti collegandoci a quello che abbiamo detto prima, che siamo, spero, abbastanza forniti e bravi a capire le differenze che ci sono. Ma come il Signore nel Vecchio Testamento dava i comandamenti, diceva: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza. Tutto quello che non si doveva fare, il Signore lo ha detto e specificato.
E talvolta siamo bravi a dire quello che non facciamo: magari non abbiamo più un vizio, se c'era qualcuno legato al fumo o altri vizi del gioco, non frequentiamo certi luoghi che non rispecchiano la natura del credente. Non abbiamo un certo modo di parlare sconveniente e quindi siamo bravi a dire tutto quello che non è. Non abbiamo magari le statue, se proprio vogliamo fare una differenza religiosa del luogo in cui ci troviamo.
E dico: Signore, ma anche ragionandoci, che cosa facciamo? No, la vera differenza. Perché noi non dobbiamo dire quello che non facciamo. La differenza è quel qualcosa in più, non in meno. Perché questo è il latte, come dice in Ebrei, anche il passo che abbiamo letto, di tendere alla perfezione. Quello era il latte che veniva dato e anche noi possiamo vedere come quando cresciamo alleviamo dei figli, o comunque dei bambini nelle prime fasi, nei primi anni in tenera età, i "no" sono quelli che formano la crescita del fanciullo, i divieti e preservarlo da quelli che sono i pericoli.
E così il Signore con la sua Parola attraverso il Vecchio Testamento nutre il suo popolo e lo avverte da quelli che sono i suoi pericoli. Però poi abbiamo qualcosa che completa, non abolisce. Signore Gesù non è venuto ad abolire, ma a completare.
E lo fa in una maniera perfetta, perché se tutta la legge e i profeti si racchiudono in che cosa? In due comandamenti che ci dà il Signore: "Ama il Signore Dio tuo con tutta la tua anima, con tutta la tua forza, con tutta la tua mente e ama il tuo prossimo come te stesso."
E i divieti, ebbene, li abbiamo lasciati; se da bambini abbiamo bisogno del latte e di crescere con i divieti, quelli fanno sì che poi dobbiamo tendere alla perfezione. E quindi qual è questa perfezione? La differenza tra un cristiano, tra chi serve Dio e chi non lo serve. E lì sta tutto.
Ama, e l'amore che cosa fa? L'amore è attivo. L'amore sono delle azioni che mettiamo in pratica. L'amore ci spinge tanto a rinunciare a questo mondo e poi a fare qualcosa per questo mondo. Perché se leggiamo "affinché si conosca sulla terra la tua via e la tua salvezza", noi dobbiamo fare qualcosa affinché ci facciamo conoscere, affinché facciamo conoscere l'amore di Cristo, affinché non siamo sterili e ci atteniamo a quelli che sono gli statuti del Signore, non facendo questo e non facendo quell'altro.
Ma ci guardiamo e ci diciamo: adesso dobbiamo fare qualcosa di attivo, adesso dobbiamo spingere, dobbiamo premere affinché quello che il Signore ci ha dato, non lo teniamo per noi stessi, ma lo facciamo conoscere.
E quindi questo passaggio è così importante. Questa maturazione, questa crescita nelle vie del Signore è fondamentale. Perché se Gesù arriva a dare questi due comandamenti, a racchiudere in così poco, ma hanno talmente tanta forza, sappiamo che poi sono quelle le basi che hanno gettato il fondamento del cristianesimo che hanno sconvolto il mondo.
E allora su che cosa vogliamo basare la nostra esistenza? Su quello che non facciamo o su quello che il Signore ci invita a fare quotidianamente? Perché dare una parola di incoraggiamento, avere una fede attiva, amare, amare anche chi hai appena conosciuto e non è facile, ma se abbiamo un cuore pronto, un cuore che cerca il Signore, che cerca la sua faccia, che prega ed è radicato nelle sue vie, riceverà dallo Spirito Santo quelle parole, quelle azioni, quel modo di vivere che il Signore ci sta mettendo davanti.
Così possa ancora il Signore benedire il suo popolo. Il primo versetto dice: "Abbia pietà di noi e ci benedica". Io voglio sentirmi benedetto, ma voglio sentirmi benedetto da una vita piena della grazia di Dio e pratica nelle sue vie. Amen.
Vorremmo leggere in Deuteronomio della Parola del Signore al capitolo 8. Leggiamo dal versetto 1 al versetto 5:
"Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandamenti che oggi vi do, affinché viviate, moltiplicate ed entriate a occupare il paese che l'Eterno giurò di dare ai vostri padri. Ricordati di tutta la strada che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi 40 anni nel deserto per umiliarti, metterti alla prova per sapere quello che c'era nel tuo cuore e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti. Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell'Eterno. Il tuo vestito non si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi 40 anni. Riconosci dunque nel tuo cuore che come un uomo corregge suo figlio, così l'Eterno, il tuo Dio, corregge te."
Possiamo dire che tutti conosciamo questo passo, specialmente anche nel mondo quando si dice "Eh, ma non si vive di solo pane" e si fermano lì. Ma io voglio insieme a voi condividere un passo che ha parlato prima a me, che ho riflettuto e che tante volte lo leggo, tante volte mi devo fermare come ognuno si deve fermare quando il Signore dice: "Ricordati di tutta la strada che il tuo Dio, l'Eterno, ti ha fatto fare."
E non importa se sono 40 anni, fra poco noi faremo 44 anni, alcuni di noi, alcuni ancora di più, ma ci sono anche quelli che già da 2 anni si devono ricordare da quando hanno deciso di seguire Cristo di tutta la strada in questi 2 anni che hanno fatto.
E per non dimenticare, perché questo è bello di questo passo, Mosè nel Deuteronomio deve riprendere tutto quello che è stato il percorso del popolo di Israele. Ma in particolare in questo passo c'è una cosa più importante. È vero che noi leggiamo, come tante volte lo citiamo quando la Scrittura dice: "Non dimenticare il Salmo 103: non dimenticare i benefici."
E Mosè è uno di quelli che sta dicendo al suo popolo, prima di essere portato alla presenza del Signore, di lasciare il suo popolo e questo mondo, di ricordare ogni passo e tutta la strada che Dio ha fatto fare a questo popolo.
È un po' come Gesù nella Santa Cena, dal capitolo 13 al 17 di Giovanni, prima di partire, il Signore di lasciare questa terra ha voluto ricordare ai suoi discepoli tutto quello che il Signore avrebbe fatto, tutte le promesse e tutto ciò che sarebbe successo dopo.
Ma lo stesso possiamo dire di Paolo quando riunì gli anziani di Efeso. Li riunì perché Paolo disse: "Penso che non vedrete più la mia faccia, ma mi voglio raccomandare con voi di stare attenti a tutto il gregge del Signore, di seguirlo." E si raccomandò di tutto quello che lui aveva fatto in Efeso, come non si era approfittato di nulla, come il Signore li aveva guidati.
Quindi la Bibbia ci esorta, e questo è il concetto, a non dimenticare quello che Dio ha fatto per te e per me. Perché ci esorta a non dimenticare? Se noi paragoniamo il popolo di Israele con la nostra natura, lo fa soltanto chi è nato di nuovo. Perché chi non è nato di nuovo dirà: "Ma questo popolo è un popolo dal collo duro, non ha capito niente, non si è ricordato dei miracoli."
E noi siamo lo stesso come il popolo di Israele, perché nei momenti particolari non solo dimentichiamo i benefici, ma anche nei momenti di prova, nei momenti di tribolazione, dimentichiamo come il Signore ci libera e ci libererà ancora.
Pensate ai discepoli per farvi un po' riflettere: il popolo di Israele aveva la nuvola giorno e notte che li seguiva. Hanno visto il mare aperto, hanno visto tutti i miracoli e Mosè deve dire: "Non dimenticate queste cose". Ma è proprio necessario?
Noi avremmo detto: Mosè, non c'è bisogno, li abbiamo visto con i nostri occhi miracoli. Ma poi penso ai discepoli di Gesù: quando Gesù nella barca dice "Guardatevi dal lievito dei farisei" e loro dicono "Ah, non abbiamo portato il pane". Non avevano capito ancora, avevano dimenticato. E Gesù dice: "Ma come del pane vi state preoccupando? Ma è da poco che abbiamo sfamato migliaia di persone."
Come vedete, l'uomo tende a dimenticare e io mi sono fermato non solo questa mattina a riflettere perché poi dimentichiamo anche le promesse. Quando c'è una prova, una malattia nel corpo, pensiamo al peggio, i pensieri vanno negativamente avanti e poi dimentichiamo invece che il Signore ci ha detto altro, come ha detto a questo popolo altro.
Benché loro si sono fermati davanti, mancava l'acqua nel deserto, mancava quello che loro richiedevano, la carne, poi piangevano per l'aglio, per le cipolle, per queste cose. E allora ci siamo chiesti: ma dimenticare tutto quello che è il Signore? Perché?
Perché Dio dice per mezzo di Mosè: "Ricordati della strada che hai fatto e perché ti ho fatto fare quella strada?" Perché quando sono usciti da Ramses, dall'Egitto, erano pochi i chilometri da fare per entrare nella Canaan, nella terra promessa.
Ma il Signore ha detto: "Adesso no, c'è un problema." E li ha portati attraverso un'altra strada piena di ostacoli. La prima era quella del mare, non potevano passare e lì hanno cominciato già a piagnucolare, a scagliarsi contro Mosè e hanno dimenticato che il Signore gli aveva promesso: io vi ho dato già prima ancora che entrassero nella terra promessa, io vi ho dato già la terra di Israele, l'ho data già ai vostri padri, la dovete soltanto occupare.
Però in mezzo c'è il deserto. Signore, perché ci porti attraverso il deserto? Era proprio necessario?
Ci hai promesso la terra di Canaan, ci hai promesso felicità. Ma Dio non ci ha scelto per essere felici. Dio ci ha scelto per servire. E poi essere felici, come dice qualche fratello, chi serve Dio vive felice, chi non lo serve vive di tristezza e muore.
Ecco che cos'è la Chiesa. E allora Dio ci ha scelto per servire e nel servire ci viene la gioia, perché lo facciamo per la gloria di Dio dello Spirito Santo che nel servire ci mette gioia perché pensiamo al nostro maestro, a Gesù che è venuto. Ha detto ai discepoli: "Io non sono venuto altro che per servire e non per essere servito." Questo è il compito del cristiano.
Allora, ricordati della strada e non dimenticare perché la tua memoria è corta, dice il Signore. Ma io ti voglio ricordare non solo tutti i benefici, ma quei momenti di prova, quei momenti di tristezza, quei momenti di tribolazione, perché il deserto è arido. Nel deserto non c'è vita. Nel deserto ci sono i serpenti ardenti, ci sono gli scorpioni e Dio ci porta nel deserto per stare attenti dove mettiamo i piedi a questi pericoli.
Nel deserto ci fa mancare l'acqua. Perché lo fa il Signore? La Parola di Dio è chiara e dice: "Non che Dio si prende lo sfizio di umiliarci. Ha piacere di umiliarci?" Io credo di no. Ma perché lo fa?
"Io vi ho condotti nel deserto per umiliarti, per metterti alla prova."
E da qui abbiamo capito che cosa significa crescere nelle vie del Signore, perché se non sei sotto tensione non cresci. Se non sei sotto prova nella fede, non cresci. Quando non c'è la prova, facilmente dimentichiamo di aggrapparci a Dio, ci va tutto bene.
E Dio invece ci vuole risvegliare nei momenti difficili della nostra vita e ce ne sono tanti, in modo che possiamo tenerci, come sta scritto anche qui, stretti a lui, che possiamo ricordarci che in ogni cosa abbiamo sempre bisogno di udire la voce dell'Eterno.
Perché ascoltare la voce di Dio, noi talvolta diciamo: "Ma io non sento niente." Non è necessario perché quando il Signore dice "Mettete in pratica i miei comandamenti e date ascolto alla mia voce", intendo questo: dare ascolto alla voce di Dio è questo. Quando la Parola di Dio dimora in te, tu sei esercitato a sentire che il Signore, come questa mattina, ti vuole dire qualcosa. E allora, nei momenti dove non hai davanti il libro, ma ce l'hai nel cuore, arriva il momento che tu ti ricordi e dici: "Ah, Signore, ma tu mi hai detto questo un giorno e io non l'ho dimenticato." E allora questo è ascoltare la voce del Signore.
E quanto è importante che Dio ci porti attraverso il deserto. Perché all'inizio della nostra conversione Dio ci fa sperimentare prima un po' di Canaan, un po' di terra di quella prospera promessa. Poi però il Signore dice: "Adesso va bene?" Sì, adesso ti porto nel deserto per farti conoscere quella che è la tua natura, quella dove ancora risiede un po' del vecchio uomo.
È vero che Cristo è entrato nel nostro cuore, ma posso pure dire questo: che se Cristo non ha riempito tutto il nostro cuore, neppure tutto l'universo potrebbe. Se entra nel tuo cuore lo riempie. Perciò Gesù è l'unico che completa, che riempie e che fa sì che tu non abbia più bisogno di nulla.
Del resto è lui stesso che dice: "L'uomo non vive soltanto di soddisfazioni materiali." No, perché come ho detto prima, tu potresti avere tutto l'oro di questo mondo. Niente può rendere soddisfatto, niente può rendere appagato.
Almeno io parlo per la mia esperienza da 44 anni a questa parte non ho desiderato una bellissima macchina, non ho desiderato una bellissima casa, non ho desiderato oro e argento, non ho desiderato niente. Ma non è che l'ho fatto spontaneamente perché ci sono delle capacità in me di non desiderare queste cose. No, dico soltanto che è la grazia di Dio, è il rinnovamento del cuore che ti mette soltanto un pensiero: Cristo e soltanto lui può soddisfare la tua vita e non farti desiderare le vanità ingannatrici di questo mondo, dove alcuni ancora hanno un legame forte perché hanno dimenticato che il nostro maestro ha lasciato la gloria, lasciato le sue ricchezze, ha lasciato tutto ed è venuto su questa terra con gioia, sapendo che doveva fare del bene, perché così dice la Scrittura: egli è venuto per fare del bene ed è venuto per fare prima e poi per insegnare.
E questa è la natura del nostro Signore che noi dobbiamo imitare. Quand'è che imitiamo questa natura abbiamo bisogno prima di conoscere bene quello che c'è, perché così ci ha detto il Signore: "Ti ho portato nel deserto per umiliarti, metterti alla prova e per sapere quello che c'era nel tuo cuore e se tu avresti osservato i suoi comandamenti."
Se lo leggi letteralmente dici: "E per sapere, Signore, tu hai bisogno di sapere quello che c'era nel mio cuore?" No, non penso che lo intendiamo così. Il Signore sapeva già quello che stava dentro, ma per far sapere a noi, per essere consapevoli di quello che sta in questo cuore, è che il Signore a sua volta ci porta poi a comprendere che questo cuore per essere cambiato ha necessità di essere prima lavato.
Perché il cuore dell'uomo, dice la Parola, è come un panno lordato, un panno sporco. E Gesù è venuto per lavarlo col suo sangue e dopo averlo lavato, allora siamo consapevoli di quella che è la volontà di Dio per la nostra vita, per umiliarti.
Perché ci deve umiliare il Signore? Perché l'umiltà viene prima della gloria, perché l'orgoglio prende sempre il sopravvento. E il Signore dice: "Ti faccio conoscere il tuo cuore perché io, dice Gesù, mi sono umiliato fino alla morte di croce. Io l'ho fatto per te."
Allora lui stesso che ci ha detto: "Io vi do l'esempio. Si è piegato Gesù. Si è piegato." E questi sono i tempi dove noi dobbiamo stare attenti perché tenerci stretti a lui e ascoltando la sua voce rimarremo sulla retta via.
E quello che il Signore ha detto al suo popolo attraverso la bocca di Mosè, proprio questo: "Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane."
Questo dice tutto. Quindi di che cosa dobbiamo vivere noi? Che cosa ci rimane? Giacché il Signore ci ha imposto, in certo senso, di ubbidire alla sua voce, di mettere in pratica la sua Parola e di non dimenticare la strada che ci ha fatto fare. Almeno così dice la Scrittura, i passi dell'uomo sono guidati dall'Eterno, i tuoi passi sono guidati dal Signore.
Questa è la domanda. E come facciamo a essere guidati dal Signore? E non c'è bisogno che ripetiamo le stesse cose. Basta ascoltare la voce del Signore.
Perché io apro la Parola di Dio e leggo ciò che ho letto stamattina, mi rendo conto che non c'è bisogno di ascoltare qualche voce strana in giro o di dire "Io sento". Non devi sentire niente perché è pericoloso quando tu senti.
Sì, perché Mosè ha detto anche queste cose al suo popolo: "Non farete come facciamo oggi qui, dove ognuno fa tutto ciò che è giusto ai propri occhi."
Cos'è la Chiesa? Cos'è ascoltare la voce di Dio? Perché io quando sento ancora dire a un fratello: io non la vedo così, io la vedo diversamente. Sei libero di vederla come vuoi. Io ho imparato a riflettere e ad ascoltare anche le opinioni altrui per capire che non è sempre come dico io, perché nella vecchia natura c'è sempre: "No, non è così, è come dico io." E vogliamo forzare la coscienza degli altri per farci comprendere.
No, hai sbagliato, fratello. Lo si dice a un padre oggi, lo si dice alla mamma, lo si dice al pastore che si vuol guidare anche il pastore, no? Alcuni dopo un po' di esperienza di fede già vogliono dare insegnamenti al pastore senza rendersi conto.
"Pastore, come la vedi?" Io dico, e tu come la vedi? "Eh, fratello, io ho letto che sta scritto..." Allora cominciamo a ragionare da fratelli sani.
Ma quando io non sento dire che non l'hai letto, ma è una tua opinione, allora questo mi preoccupa perché noi abbiamo una guida che ci fa capire se le cose che diciamo sono secondo la Parola. Senò è meglio stare in silenzio.
Sì, perché la migliore parola, sapete qual è? Quella che non esce dalla nostra bocca tante volte. Ed è per questo che abbiamo bisogno di capire come ascoltare la voce del Signore.
Perciò Paolo diceva agli anziani di Efeso: "Mi raccomando, date ascolto allo Spirito Santo che vi ha costituiti vescovi sopra la Chiesa. Lo Spirito Santo vi ha costituiti, non l'uomo."
Quello che conta è, vogliamo andare verso la conclusione: in questa Parola di Dio noi possiamo renderci conto che il Signore ci fa percorrere una strada particolare. Sembra sempre una strada stretta, un po' piena di ostacoli per capire o per farci capire che cosa sta qua dentro.
E solamente nei giorni felici che dico: "Grazie Signore, sia benedetto il Signore."
Quando possiamo dire che il Signore ci ama ugualmente, come ha detto prima il fratello, e ci ama proprio quando ci fa, quando ci porta nel deserto dove ci mancano le cose necessarie, i bisogni, le cose che la natura dell'uomo richiede, ma non l'anima, non lo Spirito, perché lo Spirito si nutre non soltanto di pane, ma di ogni parola.
Pensate che Elia era perseguitato, non aveva nemmeno cibo e non si preoccupò nemmeno del pane, nemmeno dell'acqua, perché il Signore provvede. Quell'è il Dio nostro che provvede. Pensate che ai corvi ha dato ordine di portare la carne a Elia, ai corvi, agli uccelli. Questo fa il Signore.
E noi non dobbiamo dimenticare tutti i benefici, le promesse che stanno scritte qua, ma che noi dobbiamo afferrare per farle nostre, perché è facile leggere: "Tu sarai convertito tu e la tua famiglia e il Signore ti porterà grandi benedizioni" perché è scritto, tutto è scritto.
Ma se non vengono assimilati per fede e questo arriva attraverso una comunione, un senso di intimità che noi abbiamo con Dio. E quando la sua voce diventa così sensibile in noi, perché la voce di Dio non è una voce che si sente come un tuono, sapete, no? Quando Elia stava in una caverna, è un suono dolcissimo, molto sensibile e su questo possiamo basare la nostra vita per imparare ad ascoltare questo.
E allora: "Riconosci dunque nel tuo cuore che come un uomo corregge suo figlio, così l'Eterno, il tuo Dio, corregge te."
E questo manca oggi. Ci vuole tanta sapienza per gli adolescenti e perciò dico ai genitori: mi raccomando, perché Dio ti ha dato una responsabilità nella famiglia, ma Dio ti ha detto una cosa importante che senza quella nemmeno la Bibbia puoi leggere.
In Proverbi al capitolo 1, i primi versetti, dice chiaramente quanto è importante. E forse prima di concludere la leggiamo, sono piccoli pochi versetti che il Signore ci mette davanti per comprendere che senza questi versetti nemmeno la Parola di Dio possiamo leggere, non la capiremo nemmeno.
Perché il figlio di Davide ci ha detto queste cose: "Per conoscere sapienza e ammaestramento, per intendere i detti di senno, per ricevere ammaestramento circa l'agire saggio, la giustizia, il giudizio e la dirittura, per dare accorgimento ai tempi, conoscenza e riflessione al giovane. Il savio ascolterà e accrescerà il suo sapere. L'uomo con intendimento ne otterrà saggi consigli per comprendere una sentenza, un enigma, le parole dei savi e i loro detti oscuri."
E poi dice la cosa più importante di tutto: "Il timore dell'Eterno è il principio della conoscenza, ma gli stolti disprezzano la sapienza e l'ammaestramento."
Il timore di Dio è il principio. E poi un altro passo in Giobbe dice: "E fuggire il male è anche la conoscenza."
E quindi, fratelli, noi sappiamo che siamo stati graziati quando mettiamo in pratica la Parola di Dio, la facciamo nostra, perché molto ha insistito Mosè, ma lo ha fatto Gesù, l'hanno fatto i discepoli, l'ha fatto Giacomo quando ha detto: "Non siate solo uditori, ma fattori, praticatori della Parola di Dio."
Allora la benedizione del Signore non mancherà. Non mancherà la sapienza, non mancherà l'intendimento, non mancherà l'ammaestramento, non mancherà nulla quando c'è il timore di Dio.
Padre, noi siamo grati a te unicamente perché attraverso la tua Parola possiamo udire la tua voce, o Signore. E come Giobbe poteva dire: "Oh Signore, chiaramente non ti conoscevo, ma ora so chi sei."
Signore, grazie perché la tua voce ci fa conoscere colui che è il santo, il verace, colui che guida i nostri passi, colui che benedice la nostra vita e le nostre case, colui che ci ammaestra e che ci vuole guidare, o Signore, nella Canaan celeste.
Noi ti ringraziamo per il tuo ammaestramento. Dacci grazia perché possiamo continuare ad avere fame, sete della tua Parola, un desiderio ardente. Signore, come tu ci paragoni a quella cerva che anela i rivi d'acqua, così vogliamo che l'anima nostra possa anelare te, o Dio, desiderare te, gridare a te.
In questi tempi noi ti preghiamo che ogni cuore sia riformato per mettersi in linea unicamente con la volontà tua. O Signore, rendici sensibili all'ascolto della tua voce. Dacci grazia perché lo Spirito Santo possa venire in soccorso nei momenti difficili della nostra vita, sapendo che tu hai detto secondo la tua Parola: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò."
Grazie Padre per ogni cosa. Io benedico questa assemblea e questi cari nel nome di Gesù e ti prego che tu possa proteggerli e guidarli ognuno nelle proprie dimore sotto la tua protezione, Padre, nel nome di Gesù. Amen.