La fede nel silenzio di Dio

Possiamo fare ogni cosa nel suo nome perché, come dice in Efesini 2:10, noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato perché le compiamo. Amen.

Noi siamo di Gesù. Noi apparteniamo al Signore e qualunque condizione ci sia nella nostra vita, intorno a noi, lui può fare ogni cosa perché lui è onnipotente. Quindi la sua potenza opera costantemente in tutto. Lui è onnipresente. I suoi occhi sono come uno scanner che in continuazione guarda sulla terra e conosce anche la profondità dei nostri cuori. E lui è onnipresente in ogni parte della terra: lui è presente. Il diavolo non è così. Il diavolo non è onnipresente. Si accanisce, manda chi può mandare, ma ha sempre un limite. Ma noi sappiamo che con Cristo Gesù, gloria a Dio, noi possiamo rivestirci del suo sangue, della sua potenza. Gloria a Dio.

Vogliamo leggere ancora questa mattina al capitolo 15 di Matteo dal versetto 21. Leggiamo fino al versetto 28. La sorella Narita Pompei non è venuta oggi unicamente perché la terapia che sta facendo è molto forte e le provoca molti dolori. Vi pregherei di non dimenticare, quando vi è possibile, di pregare. Il Signore sta operando e da quello che sentiamo ci sono dei risultati, però è importante che possiamo continuare a pregare.

È importante anche che, quando vi è possibile di pregare per tutti i fratelli della Chiesa, considerate che non consumerete più di 10 minuti: basta nominarli e metterli davanti al Signore. Poi se si presenta un caso come quello della sorella Narita, allora con un po' più di cuore possiamo immedesimarci di soffrire con chi soffre, perché possiamo chiedere al Signore la grazia di farci intendere quanto sia importante mettere davanti al Signore i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono. Lo facciamo per la nostra comunità locale, ma dovremmo farla anche per tante fratellanze sparse per il mondo, dove tanti cristiani non riescono ad avere la libertà che abbiamo noi. Si calcola circa 300 milioni di cristiani perseguitati in tutto il mondo. Preghiamo. Possiamo allargare la nostra preghiera.

È importante che abbiamo anche un esercizio nella nostra vita di fermarci davanti al Signore, affinché siamo preoccupati di una grande famiglia che abbiamo non solo intorno a noi — quella della nostra famiglia, nella nostra casa — ma anche quella della Chiesa, delle chiese, dell'opera di Dio in tutto il mondo. Questo è qualcosa che dobbiamo imparare e il Signore farà grazia in modo che il sentimento che ha lui possa venire su di noi e non trascuriamo la preghiera, perché la preghiera qualcuno ha detto che è il respiro dell'anima.

Gesù, partito di là, si diresse verso le parti di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna cananea venuta da quei dintorni si mise a gridare dicendo: "Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide, mia figlia è terribilmente tormentata da un demone." Ma egli non le rispondeva nulla, e i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: "Licenziala poiché ci grida dietro." Ma egli rispondendo disse: "Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele." Ella però venne e l'adorò dicendo: "Signore, aiutami!" Egli le rispose dicendo: "Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini." Ma ella disse: "È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni." Allora Gesù le rispose dicendo: "O donna, grande è la tua fede, ti sia fatto come tu vuoi," e in quel momento sua figlia fu guarita.

La prima cosa che mi chiedo quando leggo alcune cose che ha fatto Gesù personalmente è: perché hai messo questa storia nelle Scritture affinché per 2000 anni tutti potessero leggere questo passo? È un miracolo come tanti altri. Chissà quanti miracoli ha fatto Gesù. Giovanni ce lo spiega che tutti i libri del mondo non potrebbero riempire tutte le opere che Gesù ha fatto. Però quando noi ci fermiamo davanti a una storia come questa ci chiediamo: "Va bene, ma Matteo ha voluto mettere questa storia dentro per raccontare una di tutte quelle fasi miracolose che Gesù ha fatto." Ma qui non si tratta soltanto di questo. Stiamo parlando di un racconto un po' insolito riguardo al comportamento del nostro Signore Gesù.

Naturalmente parlando uno dice: "Ma che modi sono questi di trattare una persona?" No, non è così. Non ve lo siete chiesti? E perché Gesù ha sempre un suo modo di operare in modo che noi non ci facciamo pensieri, perché tante volte vogliamo che il Signore operi come noi pensiamo che debba operare e diciamo a lui così: devi fare, Signore. E il Signore dice: non funziona così. Magari il cieco avrebbe voluto che il Signore gli toccasse soltanto gli occhi. Invece Gesù sputa in terra, fa del fango con la saliva e glielo mette sugli occhi. E che modi sono questi di fare? E chi può dire al Signore: perché fai così? Chi può dirlo? E quindi di conseguenza vediamo quante opere il Signore ha fatto a modo suo.

Per questo racconto noi vediamo che questa donna cananea ha sentito parlare di Gesù diversamente. Non si sarebbe mossa da casa se non avesse sentito parlare di Gesù. Non ha sentito parlare di un medico, non ha sentito parlare di quale uomo. La Scrittura ci racconta che tante cose vengono fuori per rivelazione e questo è quello che questa donna, vedendo poi più avanti, ha ricevuto. Ha sentito parlare di Gesù. Questa donna cananea non era del popolo di Israele. E perché Gesù è venuto da quei dintorni verso Tiro e Sidone? Si è trovato di là. Non è un caso, perché Gesù non si muoveva così per istinto. Ogni cosa che faceva la chiedeva al Padre. Dice: "Io senza del Padre non faccio niente." Questo per noi è anche un insegnamento.

E quindi dice che questa donna, sentito che Gesù era da quelle parti, andò da lui e si mise a gridare. Andò gridando. Potete immaginare, sentendo parlare di Gesù, lei che aveva un problema in casa — non era una semplice malattia dove una si rassegna e dice così mi ha detto il dottore, questa figlia deve convivere con questa malattia — ma non è una malattia, è qualcosa di molto terribile, di molto brutto. Che Dio ci liberi da tali cose. Dice che questa figlia era terribilmente tormentata. I tormenti sono una cosa brutta, tormentata dal diavolo. È una madre che sta in casa, che vede questa bambina. Non possiamo nemmeno immaginarci che cosa combinava, che cosa faceva.

Ho sentito la testimonianza di un operaio che lavorava con me, che adesso non c'è più. Gli era nato un figlio autistico e mi ha detto: "Davide, 24 ore al giorno, tranne quei momenti che si addormenta, dobbiamo vegliarlo, dobbiamo stare con lui. Abbiamo messo le sicurezze a tutte le finestre. Abita dal quarto al quinto piano. Il portone dovevamo sempre tenere a bada. Io sto al lavoro e mia moglie lo deve guardare. Non lo prendono nemmeno agli istituti. Tanto era terribile questa situazione." E a motivo di questo si era dato anche all'alcol e diceva: "Ma che ho fatto io al Signore?" Questo erano le domande che tante volte si fanno quelli che hanno questi certi problemi.

Quando io leggo questa storia mi sono chiesto qual è l'insegnamento per me, per i miei fratelli, perché io mi voglio fermare a considerare che per leggerla non è che ci vuole tanto — sono pochi versi — ma poi vogliamo scoprire che il Signore l'abbia messa perché tutti noi potessimo essere consapevoli di ciò che leggiamo.

Allora si mise a gridare dicendo: "Abbi pietà di me, Signore," e dice "figlio di Davide." Era un po' come il cieco Bartimeo — il figlio di Davide era una rivelazione. Questa donna, oltretutto, era una straniera. Come poteva capire che questo era il figlio di Davide? E si intendeva nell'Antico Testamento chi doveva essere il figlio di Davide. Ma lei dice: "Signore, aiutami! Abbi pietà di me! Mia figlia è terribilmente tormentata." Non sappiamo quanti anni aveva questa figlia e da quanto tempo ne soffriva. Sappiamo soltanto che questa madre ha pensato: questa per me è l'unica opportunità. Non ci sono medici, non c'è uomo che possa liberare questa mia figlia. E così è andata da Gesù non con tranquillità, ma con un dolore nel cuore.

Allora potete capire che gridando il dolore che aveva questa donna — e con quel dolore è andata al Signore gridando — possiamo ricordarci di ciò che dice Isaia: "Invocami — cioè alza la voce, no? — Invocami e io ti risponderò e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non sai, che tu non conosci. Invocami, alza la voce, grida." Ma ecco perché ho detto prima, è un modo insolito come Gesù agisce. La Scrittura dice che Gesù non rispose nulla. E com'è possibile? Questa donna viene e ti mette a gridare? Gesù non ha sentito? Certo che ha sentito. Isaia dice: "L'occhio, l'orecchio dell'Eterno non è troppo duro per non udire." E quindi vediamo che questa donna ha portato il suo dolore e il suo tormento per quello che vedeva davanti ai suoi occhi ogni giorno. Chissà quanto ne provava questa figlia. E Gesù non gli risponde niente, nulla, non parla. Il silenzio di Dio.

È lì che si vede la vera fede: nel silenzio di Dio. Quando Dio non risponde, allora noi sappiamo che la nostra fede non si ferma al silenzio di Dio, ma la vera fede prosegue, va avanti, perché quello che conta per noi è capire che quando il Signore sta in silenzio — a meno che noi facciamo delle domande, delle preghiere al Signore — ci aspettiamo una risposta a modo nostro, e il Signore sta in silenzio. E quando sta in silenzio, che facciamo noi? Diciamo: siamo scoraggiati. Va bene, Signore, non te lo chiedo più. Non lo so perché non mi rispondi. Eppure invocami e io ti risponderò.

Ora, i suoi discepoli. Stiamo parlando un po' di questa donna all'inizio, e dell'atteggiamento di Gesù, ma i suoi discepoli dicevano: "Licenziala perché ci grida dietro." Fratelli, quello che vediamo nella vita di questi discepoli è che Cristo non era ancora del tutto formato in loro. Non avevano forse figli? Non capivano il problema di quella donna? Non avevano misericordia, non avevano compassione? Non capivano il problema altrui? Erano indifferenti, così come vediamo in questo racconto. Signore, licenziala, ci grida dietro. E allora, potete pensare questa donna come gridava! Ma chi erano infastiditi erano loro, i discepoli. Gesù invece stava in silenzio, sapeva il fatto suo.

Questa indifferenza che mi colpisce è quando i credenti davanti ai problemi, davanti a delle prove, davanti a delle situazioni difficili altrui, non rispondono con il vero sentimento, ma sono indifferenti. Che è successo a quella sorella? Che è successo a quella donna? Magari sarà di un'altra comunità o della nostra. "Ah, ho capito, ma mi dispiace." Non è così. "Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù."

E questo è importante che ci esaminiamo per vedere davanti alla sofferenza altrui. La pietà non ha altro che comprendere, immedesimarsi nella sofferenza altrui. E questi discepoli dicevano licenziala, ci dà fastidio. È un po' quasi l'atteggiamento che ci viene contro quando dobbiamo fare un qualsiasi sacrificio per quelli per il quali il Signore ha dato la sua vita.

E allora possiamo capire quanto sia importante per noi capire quando una persona ha bisogno, è ammalata, si trova nelle difficoltà, nelle avversità — che ci ricordiamo — quanto qualche volta una parola dolce, un incoraggiamento e più di ogni altra cosa è andare in preghiera e pregare per quell'anima che si trova nella prova.

Ma Gesù ad un tratto risponde. Dice al versetto 24: "Io non sono stato mandato che alle pecore della casa di Israele." Non parla direttamente alla donna. Vedete la sapienza di Cristo? Non gli dice: "Basta, non ne voglio sapere niente. Tu non fai parte del popolo di Israele, perciò lasciaci stare." Ma dice la Scrittura che lui non parla in questa maniera. Dice: "Io non sono stato mandato..." Non lo dice direttamente a lei: "Tu vattene." No, guarda, donna, io non sono stato mandato che alle pecore di Israele. Questo è un fatto che mi tocca.

Dopo questo parlare di Gesù, dice il versetto 25: "La donna però venne e l'adorò." Ma com'è possibile una cosa del genere? Non si è offesa, non se l'è presa, non si è scoraggiata, non se n'è andata. Gesù gli ha detto chiaramente: "Io non sono venuto per te, solo per il mio popolo." Ma lei, che cosa fa? Va e adora il Signore. Si piega. Perché il senso dell'adorazione è piegarsi, come fece il lebroso quando andò davanti a Gesù e disse: "Signore, tu se vuoi, tu puoi guarirmi." E l'adorò. L'adorazione dice a questa donna che capì che era Gesù il Cristo, il Messia. Perché l'adorazione è un segno di riverenza davanti a una divinità. Per lei il figlio di Davide era il Signore, la divinità che non ricevette da sé stessa, ma aveva capito chi è che gli stava davanti. E questo è il senso: perché andò per adorare colui che gli aveva detto: "Mi sa che non ci posso fare niente per te."

E la storia va avanti. Perché la Scrittura dice che dopo questa adorazione lei dice: "Signore, aiutami." Potete comprendere il sentimento? Non torna indietro. Sente che Gesù non gli gira le spalle. Lei lo sente dentro. Sente che il Signore vuole aiutarla. Lo Spirito le mette nel cuore di insistere sul fatto che solo Gesù la poteva aiutare. Signore, aiutami. È un soccorso, è un'assistenza. Questo è essere aiutati. E lei va con questo sentimento al Signore. Come non poteva toccare il cuore del Signore? Chi mai poteva pensare che Gesù non risponde a un'anima che ha bisogno? Che cosa non ha fatto Gesù? Non ha mai rifiutato nulla del genere. Tutti quelli che vengono a me, diceva lui, io non li caccerò via.

E questa donna riceve un altro colpo. Ancora Gesù dice qualcosa di un po' più grave verso questa donna. Forse si poteva fermare, avendo visto che questa donna si era piegata, si era umiliata. Ma lui va avanti. Va avanti non per lei, va avanti per noi. Sì, cari fratelli, lui va avanti per noi, perché dice la Scrittura che Gesù rispose dicendo: "Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani, ai cagnolini." Che cosa avresti fatto tu? Una cosa del genere non era un atteggiamento proprio di colui che è il santo, il verace, è il Signore.

E quindi questa donna ancora una volta sta lì. Il suo bisogno è grande. E qualche volta le nostre preghiere non sono proprio così importanti, perché una volta che le chiediamo al Signore ci fermiamo, non torniamo più a chiedere. Forse perché abbiamo il dubbio che quel silenzio non riceve una risposta, oppure non era così importante. Ma qui il peso era forte, qui il problema era grande. Qui lei ha detto: "Questa è la mia opportunità." E allora si ferma.

E lei risponde al Signore: "È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola del loro padrone. Dici bene, Signore, io sono un cane."

Fratello, quanta reazione nella nostra vita! No, non è che ci serve che qualcuno ci detto che siamo cani, ma basta che qualcuno ci riprende, ci corregge — la parte del collo si gonfia e diventiamo rossi in faccia — non accettiamo qualche correzione. Questa donna viene chiamata cane, sta per perdere tutta la sua speranza. Gesù insiste: "Non hai capito? Il pane per i figli non è per te." E lei dice: "È vero."

Quanti di noi diciamo: "È vero," quando vengono corretti, ripresi? "Ah, è vero, è vero, fratello, hai ragione. È vero, grazie per quello che mi hai detto." Ma sai, qui vediamo una donna che è totalmente rotta nel carattere.

Guardando a quello che è il carattere di questa donna — i cagnolini mangiano le briciole. Signore, a me mi devi solo dare una briciola. Con una briciola la mia figlia certamente sarà liberata, guarita. Qui vediamo una donna rotta nel carattere. Una donna che non ha nessuna reazione se non quella fede di credere che questa opportunità io non me la lascio sfuggire e solo lui può liberare la mia figlia.

E quel problema che aveva questa donna in casa non l'ha messa in condizione di ribellarsi verso Dio, ma l'ha spezzata. Io nella mia vita ho visto due cose. Davanti a queste prove ho visto alcuni puntare il dito verso Dio e ribellarsi e addirittura lasciare la fede. E invece alcuni che nella malattia, nella prova, sono stati rotti, spezzati, si sono arresi — questa è la parola giusta — si sono arresi a Dio e hanno detto: "Non come voglio io, ma come vuoi tu, Signore." Questa è un'opera potente, profonda, che Dio vuole fare.

Ecco perché alcune storie vengono considerate per comprendere questi protagonisti di questa storia, come il Signore ci fa vedere. E Gesù che assume questo atteggiamento di prova verso questa donna e vede in lei una donna rotta, spezzata, arresa — una briciola, Signore, per questa guarigione, per questa liberazione, per questo problema, Signore, una briciola. Basta, io sono contento di quella briciola che sta sotto la tavola. Per quello mi accontento.

Ma quello che io scopro ancora una volta è che Gesù le risponde e gli dice: "O donna, grande è la tua fede." Qualche volta pensiamo che la fede dovrebbe essere un'elaborazione della nostra vita, qualcosa che dobbiamo imparare, dovremmo chissà che cosa. Eppure vediamo i più grandi passi di fede nella Scrittura dove Gesù si è meravigliato. Pensate al centurione che non era un israelita, era uno straniero. E Gesù disse a lui: "Non ho mai visto una fede così grande in Israele. Perché con piena fiducia aveva detto al Signore: non è necessario che tu vieni sotto il tetto della mia casa. Di sola una parola e il mio servo sarà guarito." Dov'era il segreto di questo uomo? La sottomissione, l'autorità che aveva imparato da soldato. Io ho sotto di me e ho sopra di me. E quando Gesù sentì una cosa del genere — lui che conosce l'autorità personale di ognuno di noi — fu meravigliato. A quest'uomo è bastato che Gesù dicesse una parola.

Che fede è questa? Che fede è questa di questa donna che Gesù apprezzò? Ecco perché questa donna è la nostra insegnante. Ci vuole insegnare come accostarci a Cristo, con quale sentimento, con quale cuore. "O donna, grande la tua fede, ti sia fatto come tu vuoi."

Cari fratelli, sentirti dire queste cose da Gesù è una conferma di quello che è la misericordia di Dio. Perché questa donna aveva confidato in colui che poteva risolvere il suo grande problema. E questo è importante che noi possiamo capire al cospetto di Dio: il Signore ascolta, vede, sente quello che c'è nel nostro cuore e di conseguenza agisce a motivo della sua fedeltà, perché è legato alla sua parola. E questa è la fede che arriva a muovere il braccio del Signore.

A questa fede ci vogliamo arrivare pregando, che Dio ci mette tutta la semplicità nel nostro cuore. Così soltanto possiamo onorare il nostro Signore con la nostra fede e Gesù manifesta la sua fedeltà.

Da quel momento la sua figlia fu guarita. Quando tornò a casa questa donna vide la sua figlia coricata a letto, tranquilla. La pace era entrata nel suo cuore, il demone non c'era più, era stata liberata. Allora, potete immaginare — perché tante volte le nostre immaginazioni corrispondono a verità, anche quando noi immaginiamo qualcosa — e qui vediamo la gioia, la profondità di quel sentimento, di quel modo di fare di questa donna che ha portato la liberazione, alla guarigione di tutto il corpo di questa bambina. Che famiglia felice era da quel momento in poi.

E questa storia che non è finita lì è andata avanti. E questa madre che poteva testimoniare di quello che Gesù ha fatto in questa figlia, poteva dire: "Vai e racconta le grandi cose che Dio ha fatto per te." Questo è importante per noi, cari fratelli. L'opera del Signore non si è fermata. Sì, va avanti. Queste storie ci incoraggiano ad andare a Gesù e ad essere fortificati, a continuare a credere che in lui le cose non sono cambiate, ma che egli è pronto a esaudire le preghiere fatte con vera fede.

Questo è quello che la parola ci attesta e noi legati a questa parola continueremo a credere. Anche quando i nostri occhi non vedono, anche quando il silenzio di Dio lo sentiamo così forte, la nostra fede non può venir meno. Quel silenzio di Dio non scoraggiò questa donna, ma la portò a credere che Gesù avrebbe fatto una grande opera nella sua vita e nella vita della sua famiglia, della nostra famiglia. A lui la gloria. Amen.