Cristo in noi, speranza della gloria

Fratelli, possono sedersi? Leggiamo nell'Epistola ai Colossesi al capitolo 1 dal versetto 24 al 29. Paolo dice: "Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi e a mia volta compio nella mia carne ciò che manca ancora alle afflizioni di Cristo per il suo corpo che è la Chiesa, di cui sono stato fatto ministro secondo l'incarico che Dio mi ha affidato per voi, per presentare compiutamente la parola di Dio, il mistero che fu tenuto nascosto per le passate età e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi. A essi Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria. Questo noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù. E per questo mi affatico, combattendo con la sua forza che opera in me con potenza."

Ancora il capitolo 2, tre versetti. "Voglio infatti che sappiate quanto grande sia il combattimento che sostengo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per tutti quelli che non hanno visto la mia faccia di persona, affinché i loro cuori siano consolati, essendo essi uniti insieme nell'amore, e ottengono tutte le ricchezze della piena certezza di intelligenza, per la conoscenza del mistero di Dio e Padre e di Cristo, in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza."

Amen. Ora con voi voglio condividere anche questa sera questo messaggio. Il soggetto è sempre uno: quel soggetto che non ci stanca mai, che ci porta anzi a scoprire tutti i misteri, tutta la natura, tutta la divinità, tutta l'umanità. Il soggetto è sempre Cristo Gesù. Non abbiamo un altro soggetto nella nostra vita per cui possiamo spendere il nostro tempo, i nostri pensieri, le nostre occupazioni.

Certo, mettere Cristo al primo posto è quello che ci aiuta a capire quando Egli dice: "Io onoro tutti quelli che mi onorano," allora da questo possiamo capire come possiamo onorare colui che ha speso tutta la sua vita, che ha dato se stesso, e come dice in Isaia, ha versato se stesso. Il concetto è uno soltanto: quando ci affatichiamo per colui che ha dato tutto se stesso, allora siamo entrati in una fase — quell'alta, come abbiamo parlato domenica — quell'alta vocazione di Dio in Cristo Gesù. E un'altra non ce l'abbiamo.

Solo che dobbiamo convincere noi stessi a capire se questa pienezza, se questa rivelazione, se questo mistero — perché così dice Paolo — nelle età passate non è stato manifestato né ai profeti né attraverso la legge, quel mistero che Paolo dice oggi è stato manifestato a voi gentili. Eravamo fuori da quello che era il progetto di Dio, fuori dalla grazia. Ma questo mistero era nascosto fino a quando non è venuto qualcuno che ci ha rivelato quello che Paolo dice: il mistero che è Cristo in voi, speranza di gloria.

Quella speranza di gloria. Ma cos'è questo Cristo in voi? Quante volte Paolo parla in questa maniera? Sempre qualcosa che riempie, qualcosa che è ancora in lui, che è il capo. Cristo è il capo, è il re, ma il capo è ancora di più. Perché è il capo del corpo che è la Chiesa, dice Paolo. Il corpo senza il capo non va da nessuna parte. Ma anche il capo ha bisogno del corpo — non un bisogno per cui il capo non potrebbe vivere da se stesso, no. Perché il capo ha bisogno del corpo? Perché il corpo deve ricevere dal capo tutte quelle energie che sono la sapienza, l'intelligenza, la conoscenza. E quindi il corpo — che siamo noi — ha necessariamente bisogno che Cristo sia formato in noi, perché tutte le membra si muovono attraverso il comando del capo.

Ecco perché è essenziale che noi comprendiamo quanto sia importante questo mistero: Cristo rivelato in noi e per mezzo di noi. E senza Cristo cosa potremmo mai essere, o cosa possiamo mai fare? Lui è la sapienza, lui è la misericordia, lui è l'amore. In lui si compiono la fede — perché è il compitore, no? In lui si forma tutto ciò che il corpo potrà mai ricevere. Lui è quello che ha creato nella Chiesa i ministeri.

A proposito, quanti sono i sensi che l'uomo ha? Quanti? Cinque. E tanti sono i ministeri che Cristo ha dato alla Chiesa. E senza quei sensi non so quanti possono vivere. E senza quei ministeri che Dio ha dato per l'edificazione della Chiesa — perché il corpo di Cristo possa andare avanti, crescere, progredire, essere edificato — il centro, la persona, è sempre lui.

Paolo mostra la sua fatica. "Io," dice Paolo, "mi rallegro per le mie sofferenze, le mie fatiche, il mio lavoro, i miei dolori, i miei pianti notturni. Tutto questo, Paolo dice, io l'ho messo a disposizione per la Chiesa."

Io non mi posso meravigliare che lui abbia ricevuto così tante rivelazioni. E perché concentrarsi su questo? Perché lui è tanto affaticato per Cristo, e tanto è stato premiato. Tanto ha dato, e tanto ha ricevuto. E non è a caso che lui dica: "Io ho faticato più di tutti gli altri fratelli apostoli, e più di tutti ho ricevuto."

A noi, che cosa ci serve questa lezione? Per non rimanere inermi, ma per farci capire: tanto diamo, e tanto riceviamo. E quando la parola dice: "Voi siete onorati, e io vi onoro per quanto voi mi onorate." Ma come? Non solo con le labbra. Naturalmente, quella famosa chiamata che noi abbiamo ricevuto — quell'alta vocazione.

Allora, fratelli, io ho pensato: sono tutti Paolo nella Chiesa? No. Sono tutti missionari come lui? No. Sono tutti fratelli che si sono affaticati come lui? No. Però una cosa — quando lui ha incontrato Gesù ha ricevuto. La prima cosa che ha chiesto, e che dovremmo chiedere tutti: qual era la sua risposta quando Gesù l'ha chiamato? "Signore, cosa vuoi tu che io faccia?"

Perché siamo stati chiamati a un compito, a una responsabilità. Non siamo stati chiamati per essere tutti apostoli, tutti dottori, tutti pastori, magari tutti evangelisti. Ma non ha importanza se uno lo sia — un pastore, un apostolo o un profeta. È importante sapere che quella chiamata sia utile per il corpo di Cristo come membra, che ognuno ha il suo compito.

Magari uno dice: "Io, che cosa posso fare più di questo?" C'è un'attività che è dura per tutti gli uomini, ma anche per tanti uomini di Dio. Un'attività che, pur non avendo un compito, un lavoro esteriore — però è quella che è il respiro dell'anima: la preghiera.

Quando uno prega, può anche risparmiarsi di fare tante attività che possono sembrare davanti agli uomini — chissà quanto si affaticano, quanto può sembrare. Ma come ho detto più di una volta, ci sono stati uomini di Dio che hanno pregato tutta la loro vita, tanto che sono stati giudicati come fannulloni — come quelli che non fanno nulla, che non escono fuori ad evangelizzare. Eppure Dio li ha considerati, perché attraverso la loro preghiera Dio ha fatto cose grandi, cose meravigliose.

Paolo ha lavorato, ha faticato. Non ha battuto i pugni nell'aria, come dice lui. Ha fatto come gli atleti: si sono preparati, hanno preparato il loro corpo, la loro anima, il loro spirito, e poi avevano un solo scopo, un traguardo — quella che noi vogliamo raggiungere: Cristo in noi, la speranza della gloria.

E in noi, che cosa fa Cristo? In noi ci aiuta, si rivela, ci forma. In noi Cristo fa tante cose che noi da soli non possiamo fare.

E forse per questo Paolo diceva un verso che a me piace tantissimo. A chi posso chiedere che cosa dice questo verso per capire se è nato, se abbiamo capito? Magari tante volte da questo posto ne ho parlato. Io dico il verso, chissà che cosa sta scritto. Deve solo alzare la mano, non deve dire altro. È una mia curiosità, ma è di vitale importanza per capire se abbiamo compreso il soggetto di cui sto parlando. Galati 2:20. Paolo dice: "Io sono stato crocifisso con Cristo, e la vita che vivo ora nella fede la vivo nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato tutto se stesso per me."

Ora io non è che pretendo che noi impariamo a memoria certi versi. Se non sono nati rimangono solo nella mente, ma devono stare nel cuore. "Non sono più io che vivo."

Questo era Paolo che ci vuole insegnare: che lui ormai — come abbiamo detto domenica — tutto quello che aveva ricevuto, imparato — certo, lui la chiama spazzatura, una perdita per Cristo. Ma adesso lui è diverso: è un uomo che ha capito "Non sono più io a vivere."

Quindi quando uno non è più se stesso a vivere, ma è Cristo che sta dentro — nelle sue azioni, il suo parlare, i suoi pensieri, le sue attività, la sua fatica, il suo amore, la sua misericordia, e possiamo allungare questa lista. Tutto questo, perché? Perché Cristo sta dentro e ci trasmette quello che io dico sempre: quella natura divina, quel carattere, quella pienezza.

Perciò altro non possiamo realizzare se non il mistero. Quel mistero che è stato nascosto per migliaia di anni — oggi è rivelato a noi. È Cristo. E Paolo dice, continuando: "Noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo. Quel mistero che Paolo presentava a tutte le chiese, a tutti i gentili, man mano che lui evangelizzava, ammoniva, ammaestrava — perché questo è bello, no? L'ammonizione soltanto non è che faccia sempre piacere: la riprensione, la correzione. Ma poi c'è un ammaestramento che ci aiuta a crescere.

Ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza. E questo è bello, perché la sapienza — dice in Proverbi — è la cosa più importante — per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù. E questo era il suo desiderio.

Perché si affaticava? Perché era perseguitato? Perché tanti sacrifici, tanti dolori per la Chiesa? Perché lui amava Cristo, e amava la Chiesa allo stesso modo. E lo faceva non perché era costretto, ma lui dice: "L'amore di Cristo mi costringe."

E per questo io mi voglio misurare personalmente. Non lo chiedo a voi, perché è la parola che ci parla. Mi voglio misurare con quello che è la parola di Dio. Quant'è il mio amore per la Chiesa, per la fratellanza, per Cristo? Quanto ognuno di noi può chiedersi: quanta misura è che abbiamo? Se la mettiamo sulla bilancia, c'è un peccato nella Chiesa oggi — nascosto. Nessuno se ne accorge, nessuno pensa che sia un peccato, e nemmeno io lo voglio dire perché è bello.

Se c'è Cristo in me, e c'è una rivelazione, io mi fermo. Considero sotto la luce dello Spirito Santo. Fratello Davide, ma che cosa ci vuoi nascondere? Qual è questo peccato?

Quello che dico io è nascosto. Qualche volta non lo ricevi solo per rivelazione, ma lo ricevi perché Dio vuol farti sapere: "Davide, ancora tu non hai capito. Davide, ancora tu non hai compreso che io ho dato tutto per te, e tu ancora non hai dato tutto per me?"

E allora mi fermo per considerare: se è vero che questa voce dello Spirito mi dice — "Davide, non ho dato tutto?" — e certo. Se lo sto dicendo è perché tu possa esaminarti e capire che è sempre quel peccato — quello che qualcuno dice che è un peccato di omissione, che non è uno soltanto, ma ce n'è uno — il più nascosto, il più profondo — dove tutti noi qualche volta facciamo fatica a scoprire.

I peccati di omissione sono tutti quei peccati che noi pensiamo non sono un peccato. Se uno non legge la parola di Dio la mattina, e legge solo un foglietto, si sente a posto. Se uno non cerca la faccia del Signore e non prega, però sta a posto, non fa male a nessuno, non ha risentimenti con nessuno — tutto a posto.

Ma ci sono tanti peccati nascosti che sono di omissione, che Dio considera peccati. Più profondo di così io non voglio andare, perché voglio attenermi a ciò che sta scritto, come Paolo dice: per presentare ogni uomo perfetto in Cristo. Come lui dice: "Io vi ho fidanzati a Cristo per presentarvi come una casta vergine."

Quant'era la profondità del suo sentimento! Lui dice: "Io vi ho evangelizzati, vi ho parlato del Signore, vi ho corretto, vi ho anche ammaestrati. Per me ho fatto il mio." Non era questo il Paolo che noi conosciamo. Lui voleva capire se quello che aveva detto, aveva fatto alla Chiesa era così tanto importante, era così completamente importante, come abbiamo letto. Come lui dice: "Da presentare qualcosa di perfetto a Gesù."

I credenti che lui li presentava, come li presentava? Aveva dato tutto l'insegnamento necessario, tanto da presentarli come una casta vergine — cioè come qualcosa di puro. E allora il suo ammaestramento era completo.

Perché se lui voleva presentare compiutamente — come abbiamo letto — per presentare compiutamente la parola di Dio, e se avesse trascurato qualcosa magari qualcosa che sia importante, non se lo poteva permettere. Perché aveva ricevuto per rivelazione, e per rivelazione dava. Ma per lui era importante presentare la Chiesa a Cristo con tutte quelle che erano le virtù, la completezza.

E io mi chiedo, prima a me stesso: quant'è il mio desiderio di presentare me stesso compiutamente in santificazione? Quando penso alla mia carne — a quante volte mi inganna — al mio cuore — a quante volte mi tradisce — alla mia mente — quanti pensieri che non dovrei sviluppare. E meno male che il Signore mi aiuta a dire: "Quegli uccelli non devi fargli fare un nido sul tuo capo, ma cacciali via."

E per la grazia di Dio ci ha dato anche questa facoltà di capire: quando arrivano alcuni pensieri, possiamo scoprire in quel momento che non sono da Dio. Ma tutte queste cose ci aiutano a comprendere che come Paolo aveva nel cuore di presentare la Chiesa a Dio come una casta vergine, così abbiamo a cuore anche noi di presentare noi stessi. Perché un giorno — quel giorno — il Signore vorrà capire se volutamente abbiamo messo da parte le cose che non gli erano gradite, e poi invece volutamente abbiamo voluto purificare il nostro cuore, santificarci, presentarci a lui, proprio come dice la Scrittura.

E ora, fratelli, quel che per me è importante è capire: dove stiamo andando? Parlo sempre in maniera personale. Si può dire tutti noi — dove stiamo andando — ma tu e io, il nostro corso, qual è? Quello che abbiamo detto domenica. Quello che abbiamo parlato domenica — forse non so se tutti poi l'hanno continuato, hanno meditato. Di solito no. Dopo il culto si dimentica tutto. Non arrivi a casa che la parola non c'è più.

Eppure ci sono dei versi che quando li sentiamo — o per mezzo di un messaggio, o perché li leggiamo, o perché il Signore ce li fa ricordare — non possiamo dimenticarli. "Prosegue il corso verso la meta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù. Proseguo, vado avanti. Non mi importa se faccio qualche caduta. Non mi importa se ancora la mia carne si porta dietro qualche residuo — magari dei miei genitori, magari dei miei progenitori. Non mi importa — non perché non voglio saperne, ma perché so che queste cose non possono fermarmi."

Perché Dio è fedele da purificare, da santificare, e da fare tutto quel che è necessario, perché un giorno possiamo comparire davanti a lui puri e santi. Perché abbiamo cercato la purezza, la santificazione. Ci siamo adoperati, abbiamo faticato, perché possiamo essere figli di Dio, per quello che è il suo nome.

Perciò, fratelli, continuiamo ad avere davanti ai nostri occhi la persona di Cristo. Cristo in noi è la speranza della gloria. Amen.