Alzati e vieni — conosci Gesù il premio supremo
Questo è il primo dei messaggi questa mattina che lo Spirito Santo rivolge al tuo cuore. Il libro dei Cantici, Cantico dei Cantici al capitolo 2, verso 8. La sposa si esprime così, dicendo: "Ecco la voce del mio diletto, ecco egli viene saltando sui monti, balzando sui colli. Il mio diletto è simile a una gazzella o a un cerbiatto. Eccolo. Egli sta dietro al nostro muro, guarda dalle finestre, lancia occhiati attraverso l'inferiata.
Il mio diletto ha parlato e mi ha detto: 'Alzati, risvegliati, alzati, amica mia. Mi abbella e vieni. Poiché ecco l'inverno è passato, la pioggia è cessata, se n'è andata. I fiori appaiono sulla terra, il tempo del cantare è giunto, dice il Signore. E nel nostro paese si ode la voce della tortora. Il fico mette fuori i suoi fichi acerbi, e le viti in fiore diffondono una suave fragranza.
Alzati, di nuovo l'invito da parte dello sposo alla sposa. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni. O mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, e il tuo viso è leggiadro. Prendete le volpi, le piccole volpi che danneggiano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. Il mio diletto è mio, e io sono sua."
Amen. E così questa mattina lo sposo viene e ci visita. Visita la casa della sposa, e la sua casa siamo noi. Viene lo sposo in questo momento e parla al tuo e al mio cuore, mettendoci davanti una realtà. Lo sposo dice alla sposa: "Guarda, l'inverno è passato, la pioggia è cessata, se n'è andata." Lo sposo dice: "Guarda, sposa, c'è stato un tempo di inverno, un tempo di freddo, un tempo di letargo. Guarda, la natura nel suo tempo si risveglia. Vuoi tu riconoscere il tuo tempo, per udire la voce del Signore che dice al tuo cuore: 'Risvegliati, alzati, questo è il tuo tempo'?"
Probabilmente abbiamo passato abbastanza tempo, fratelli, nel freddo dell'inverno, nel freddo della religiosità, nel freddo dell'abitudine, nel freddo del peccato. E il Signore questa mattina dice: "Alzati, risvegliati, vieni fuori, vieni alla mia presenza, dice il Signore. Egli è risorto, e noi siamo rinati con lui, fratelli e sorelle, fuori dal tempo dell'inverno. Questo è un tempo di freddezza spirituale, e il Signore non vuole che la sua chiesa rimanga in questo stato di sonnolenza spirituale.
Perciò lo sposo dice alla sposa: "Alzati, vieni. L'inverno è passato. Tu sei rinato, alzati in piedi, risvegliati." Che appello d'amore, fratelli, questa mattina! Che appello d'amore, come dice lo sposo alla sposa: "Amica mia, mia bella, vieni. Tu sei bello agli occhi di Dio. Gesù ti ama, e questa mattina ti dice: 'Alzati.'"
Ma forse mi dirai: "Io non riesco ad alzarmi, non riesco a uscire, sono avvolto dalle spine, non riesco." Ma io questa mattina ti dico, da parte del Signore, la sua grazia è qui. Egli è capace a strapparti via dalle spine del mondo. Egli ti vuole alla sua presenza. Vieni, dice il Signore, alla sua sposa. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni.
Oh mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, il tuo viso è leggiadro. Il Signore oggi desidera grandemente avere comunione con te. Lascia fuori ogni pensiero, lascia fuori la tua freddezza, i tuoi pensieri — quei pensieri che avvolgono la mente come le alghe sul capo di Giona. Mandali via nel nome di Gesù, e realizza la tua comunione con Dio, con il tuo sposo, colui che ama la sua sposa, e oggi vuole avere un'intima comunione con te.
Il mio diletto è mio, e io sono sua. Amen. Noi gli apparteniamo. Chi ci impedirà questa mattina di ubbidire al comando dello Spirito Santo che ci dice oggi: "Alzatevi"? E vi invito a alzarvi in piedi, fratelli e sorelle, di risvegliarci, e di comandare alle nostre anime: "Benedici l'Eterno, non dimenticare alcuno dei suoi benefici. L'inverno è passato, la pioggia è cessata, se n'è andata. Tutto è in fiore. La natura si risveglia. Il suo popolo è chiamato a risvegliarsi, proprio in questo tempo di freddezza spirituale.
Allora preghiamo, fratelli, che un sacro fuoco si accenda nei nostri cuori, perché se ne vada via ogni forma di freddezza, e il fuoco dello Spirito Santo bruci nei nostri cuori, per elevare a Dio preghiere, supplicazione, adorazione e lode, affinché salga al trono della grazia come un profumo, un odore soave.
Preparateci i nostri cuori, perché il Signore vuole parlare ad ognuno di noi attraverso la sua parola. Fratelli, così ancora invito a tutti noi di continuare a rimanere alla presenza del Signore. Sciogli il tuo cuore, aprilo a Gesù.
Ho grandemente desiderato di stare alla sua ombra, e là mi sono seduta, e il suo frutto era dolce, dolce al mio palato. Mi ha condotto nella casa del banchetto. Il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focaccia d'uva, ristoratemi con pomi, perché io sono malata di amore. C'è una parte, dice il Signore, che non ti sarà tolta, e io ti voglio incoraggiare questa mattina a sedere alla presenza di Cristo.
Quella parte, dice il Signore, che non vi sarà tolta. Quella parte preziosa, la più bella, la più nobile — quella parte che ti strappa via da quel pensiero così scarso, ma ti eleva in pensieri nobili, spirituali, in desideri profondi, divini. Vai alla presenza del Signore, sosta ai suoi piedi, siediti ai suoi piedi, e là rimani, perché egli ti parlerà questa mattina. Gloria a Gesù.
Grazie Gesù. Grazie perché tu sei il mio ristoro, il mio pastore. Voglio continuare a camminare con Gesù e tu, bambini davanti a te. Grazie Gesù. Voglio diventare la tua sposa, che sia — e io da questo — Grazie Gesù.
## Il messaggio del fratello Davide su Filippesi 3
Una cosa bella della conoscenza di Gesù. Si legge il Cantico dei Cantici. Un giorno ho chiesto molti anni fa: "Ma io voglio imparare ad amare di più il mio Signore, come faccio?" E qualcuno mi consigliò, dicendo: "Leggi un po' di più il Cantico dei Cantici, così vedi il rapporto fra lo sposo e la sposa. E lo spirito ti aiuta a comprendere questa unione, questa comunione, questa intimità — quella di cui abbiamo bisogno — quell'intimità col nostro sposo che ci mette nelle condizioni, nell'intimità, di conoscerlo ancora di più, di essere vicini al suo cuore, di poter assimilare la sua natura, il suo carattere.
Perché il centro di ogni cosa nella nostra vita — la ragione per cui noi ci siamo convertiti — è che siamo stati salvati, ma non ci siamo fermati alla salvezza. È stato bello quando il Signore ci ha insegnato che la salvezza, essere un cristiano non ci vuole molto a diventare un cristiano, ma essere un cristiano vero è una questione di tempo, di molto tempo. Ma Dio che ha iniziato un'opera è potente da portarla a compimento fino alla fine, per quelli che perseverano nella fede, e che hanno il cuore di conoscere chi è lo sposo, la sua natura.
E io ringrazio Dio per questo, perché possiamo mantenere, perseverare in tutto l'insegnamento che il Signore ci dà attraverso la sua parola. E questo è qualcosa di bello. Perché per quelli che perseverano nella parola c'è una grande promessa che Dio ha fatto: alla chiesa di Filadelia, dicendo quelle belle parole: "Perché tu hai perseverato nella mia parola, io ti preservo da tutto quello che sta per accadere su questo mondo." Questo è un fatto importante che noi dobbiamo comprendere.
Io comprendo lo zelo del fratello Giosuè nel leggere il Cantico dei Cantici, come lui lo ha letto, con quale passione. Si capisce che è qualcosa che ha parlato. E tante volte da questo posto si vorrebbe far comprendere quello che uno riceve come testimonianza, per condividerlo con la Chiesa, con i credenti. Ma preghiamo perché lo Spirito Santo ci mette nelle condizioni di poter avere lo stesso sentimento nella predicazione, nella parola di Dio, in modo che siamo guidati e siamo tutti insieme partecipi di quella presenza che soltanto il Signore ci può arricchire.
E questo, fratello, mi propongo di fare anche questa mattina, per una cosa che mi ha parlato. Ma quando arrivo a questo passo mi devo sempre fermare. E così ci sono dei passi nella scrittura dove una volta quando ti colpiscono non si raffreddano mai. Rimangono caldi nel cuore. E quando arriva il giorno che tu leggi e rileggi, ti accorgi che sono le cose che Dio ha piantato dentro di te, che non possono essere sradicati, perché lo ha fatto il Signore, lo ha fatto lo Spirito Santo. E questo è bello: la freschezza della parola di Dio. Perché quando la parola di Dio è fresca ogni giorno è qualcosa che ti rinnova. È una ruggiada che ogni mattina scende e ti mette nelle condizioni di comunicare col tuo Signore.
Ebbene, fratelli, nella Epistola ai Filippesi, leggiamo dal versetto 1, voglio leggere fino al versetto 14. "Per il resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Per me certo non è gravoso scrivervi le stesse cose, e per voi è una salvaguardia. Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che vi fanno mutilare. I veri circoncisi, infatti siamo noi che serviamo Dio nello spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù, senza confidarci nella carne. Benché io avessi di che confidare anche nella carne. Se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più.
Sono stato circonciso l'ottavo giorno. Sono della nazione di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo di ebrei, quanto alla legge fariseo, quanto allo zelo persecutore della Chiesa, quanto alla giustizia che è nella legge irreprensibile. Ma le cose che mi erano guadagno le ho ritenute una perdita per Cristo. Ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come una spazzatura, per guadagnare Cristo e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo — giustizia che proviene da Dio mediante la fede.
Per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti. Non che io abbia già ottenuto il premio o sia già arrivato al compimento, ma proseguo per poter afferrare il premio, poiché anch'io sono stato afferrato da Cristo Gesù.
Fratelli, non ritengo di aver già ottenuto il premio, ma faccio una cosa. Dimenticando le cose che stanno dietro e protendomi verso le cose che stanno davanti, proseguo il corso verso la meta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù."
Parliamo di un uomo, Saolo da Tarso, Paolo, che è arrivato fino a questo punto gettando alle sue spalle tutto ciò che per lui inizialmente era prezioso: la sua carriera, la sua cultura, il servizio sincero, anche nella sua ignoranza, nel servire Dio con un tale zelo che era superiore a tutti i suoi coetanei. E lo ha fatto anche quando è diventato un apostolo. Era un uomo dal grande zelo per le cose di Dio, e lo ha fatto anche quando viveva nella legge. Conosceva la legge, ma non conosceva Cristo. Non aveva una rivelazione. Lui conosceva tutta la parola, ma senza una rivelazione, senza la luce dello Spirito Santo.
Allora ci troviamo davanti un uomo che era convinto di servire Dio a modo suo, come tanti cristiani. Ma la parola di Dio ci insegna quanto sia importante per un uomo concentrarsi sulla persona, sulla conoscenza di Gesù. E questo è importante per ogni credente.
Paolo in questa lettera, in questo passo della scrittura, ci mette davanti l'interesse personale, il suo unico proposito nella sua vita — dopo che è stato deviato da quella via sulla via di Damasco, quando quella luce è scesa e Gesù — non lo Spirito Santo soltanto, ma Gesù personalmente. Questa è una conversione particolare di Paolo. Gesù personalmente è sceso per dire: "Saulo, perché mi persegui?" Lui ha sentito la voce di Gesù, non ha mandato un angelo per farlo convertire. Perciò quel ravvedimento è stato profondo. E senza ravvedimento non c'è cambiamento.
Ecco perché tanti cristiani ancora non riescono a superare la soglia della loro natura, del loro carattere, perché il ravvedimento non è sceso così profondo da pensare: "Io sono un peccatore perduto." Da dire quello che Paolo ha detto: "Io sono il primo dei peccatori." Lo ero. Lo sono quando era apostolo. E questa è la rivelazione che tutti noi possiamo comprendere.
Allora ci troviamo davanti a un uomo da una carriera brillante, secondo la legge di allora, secondo l'uomo. E mi sono ricordato di John Lake. Non so se avete letto tutti quella testimonianza di quest'uomo di Dio che fu mandato in Africa dal Signore per portare l'evangelo — e milioni di anime si sono convertiti. Ma prima di questo lui era un agente finanziario e aveva accumulato tante ricchezze. Molto ricco allora ai suoi tempi. Era un miliardario di oggi. Ma quando ha conosciuto Cristo, il suo cuore fu pieno di tutta la grazia, la grandezza, la soddisfazione spirituale di un'anima che non tendeva più verso le ricchezze di questa vita — che sono solo per un tempo.
Ma quando ha conosciuto Cristo ha dato tutti i suoi beni, tutte le sue ricchezze, ed è partito per l'Africa senza nemmeno un soldo in tasca, nemmeno i soldi per i biglietti della nave, perché aveva sentito nel cuore: "Dio provvederà." Questo è l'uomo che è stato toccato nel cuore dalla vera fede. Ma ha rinunciato nella grazia di Dio a tutto quello che Paolo definisce in questo passo: "Ma le cose che mi erano guadagno le ho ritenute una perdita per Cristo."
Le cose che mi erano guadagno. Quali sono le cose che ci sono guadagno oggi? Dov'è che abbiamo focalizzato la nostra vita? Siamo ancora tutto per Cristo, oppure ci sono delle deformità nel nostro cuore, delle occupazioni particolari che non ci fanno concentrare su quella persona per cui siamo stati chiamati?
Ed ecco perché Paolo dice chiaramente: "Io ritengo tutta la mia conoscenza, la mia cultura, il mio sapere, il mio dottorato nella legge, il mio progresso — lo ritengo una perdita. Non ho guadagnato niente. Non stavo guadagnando niente. Pensavo che questo fosse il mio futuro, perché tanti si affaticano molto per il loro futuro. Eppure la parola ci insegna che il domani non ci appartiene, ma che la nostra vita sta nelle mani del Signore.
Ma quando ho conosciuto Cristo, dice Paolo, tutto è cambiato. Allora ha ritenuto che cosa? Che tutto quello che avevo guadagnato era spazzatura. Ora questa parola sembra un po' pesante per dire fratello, ma se Dio mi ha permesso tante benedizioni — anche quando ero nel mondo, ho ricevuto dei beni, mi sono laureato, ho trovato un bel posto di lavoro — tutte cose buone sono cose che il Signore ti ha dato. Ma il problema non è quello, perché Dio non ha mai detto: "Dona tutte le tue ricchezze, se no non sei un cristiano." Non ha detto così. Ha detto soltanto di non metterci il cuore nelle ricchezze. Poi le ricchezze le puoi tenere.
E questo è bello, perché Filemone era un uomo che aveva, ma era concentrato per l'evangelo, sulla parola. E quanti uomini avevano dei beni di questa terra e li hanno messi a disposizione della fratellanza. Il conte Zinzendorf era uno dei più ricchi della Germania. Abbiamo raccontato tanto la sua esperienza, ma quando ha conosciuto Cristo i suoi beni non sono solo aumentati. Perché? Perché ha messo a disposizione i suoi beni per i poveri, le sue proprietà. Ha creato dei campi per i lavoratori, ha fatto ospedali, e Dio lo ha benedetto ancora di più. E tanto più ha benedetto la sua anima. Ma è una rivelazione. Perciò dobbiamo stare bene attenti: "Lì dove pone il suo cuore, lì sta il nostro tesoro." Ma se il nostro cuore sta con Cristo, allora abbiamo fatto la scelta più saggia, quella più realistica. Perché le cose di questo mondo passano, sono solo per un tempo. Ma quel che rimane è quello che Paolo ha scelto.
Dice lui: "Ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore." Era quella la sua proprietà. Davanti a questo lui ha scelto quella eccellenza per conoscere Cristo.
E quello che abbiamo detto già giovedì: quando i discepoli hanno vissuto con Gesù, hanno detto che era il loro maestro. Hanno mangiato insieme a lui, hanno dormito, hanno assistito ai miracoli, alle risurrezioni dei morti, alla liberazione degli indemoniati. Ma nel loro cuore ancora Cristo non era radicato come colui che deve essere adorato, glorificato. Dopo, certo, tutti sono stati martiri per Gesù. Tanto era il loro amore forte quando hanno conosciuto l'eccellenza, no?
Una cosa bella della conoscenza di Gesù. Paolo ci sta invitando anche questa mattina a cercare di più di Gesù. Perché noi possiamo fare tante opere buone. La chiesa di Efeso — che cosa non faceva per Cristo? E aveva pure la sapienza di riconoscere i falsi dottori, i falsi apostoli da quelli veri. Si era dedicata completamente. Ma c'era un problema — il più grande di tutti — che Gesù gli dice: "Va bene, certo, la tua fatica, il tuo amore, il tuo zelo. Ma hai dimenticato una cosa: il primo amore." E questo era un problema grande, perché tanti in quel giorno diranno: "Signore, Signore," ma non l'hanno conosciuto. Non si sono dati a cercare l'intimità. Quella persona che viene dentro di te, ti forma, prende la tua stessa natura, ti rivesti di Gesù, e vivi per lui. E allora la tua vita ha un senso, un profondo senso.
È qui che Paolo sta dicendo ai Filippesi: "Vedete, fratelli, io ho rinunciato a tutto, ho perso tutto, ma ho guadagnato Gesù. Amen. Che è la cosa più importante che rimane nell'eternità." E poi va avanti, ritenendo che tutto quello che aveva guadagnato era spazzatura, e "per essere trovato in lui, avendo non la mia giustizia. No, quante volte esponiamo la nostra giustizia. Alcuni li sento parlare spesso, e hanno sempre la stessa parola. Quando fanno un discorso dicono: 'È giusto o no? Sto dicendo bene o no? Ma a te ti sembra?' E dicono sempre se è giusto o se non è giusto. Come se va bene quello che dicono soltanto quello che loro dicono.
Ma Paolo dice: "Non la giustizia che sta nella legge, no. Dice: la giustizia che deriva dalla fede di Cristo. Giustizia che proviene da Dio mediante la fede." Paolo aveva la sua giustizia. Tutto era giusto: perseguitare i cristiani, metterli in carcere, batterli, dimenticare chi era il suo prossimo — anche se erano i suoi fratelli ebrei come lui. Ma nel cuore c'era la malvagità di poter approvare che Stefano fosse lapidato, e lui era lì indifferente. Tutte queste cose facevano parte della sua vecchia natura.
Ma quando ha conosciuto Gesù, quando abbiamo conosciuto Gesù, che cosa è cambiato? E questa è la domanda. Tutto il nostro sapere, le nostre ragioni, il nostro carattere è diventato una perdita per Gesù? O ancora ce li portiamo avanti?
E questo è importante che sappiamo: lì dove Paolo ci vuole guidare — per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze. Paolo una volta si è lamentato quando ha detto: "Signore, toglimi questa spina nella carne." E il Signore gli ha detto: "Saulo, Saulo, la mia grazia basta." Perché per questo era stato chiamato.
Quando è stato chiamato Paolo, Gesù non gli ha detto: "Io farò di te un grande." Gli ha detto soltanto ad Anania: "Quest'uomo sarà uno strumento nelle mie — nelle mie mani. E lui vedrà cosa significa essere perseguitato per me. Quante cose dovrà soffrire." Che bella carriera, che bel futuro! Ma Paolo ormai aveva incontrato Gesù, non gli interessava più niente quello che sarebbe stato il suo futuro. Per lui era stato profetizzato: "Uno strumento nelle mie mani che porterà davanti ai re e davanti ai grandi la mia parola." E così è stato.
E allora lui era anche colui che ha conosciuto, come dice la scrittura, la potenza della risurrezione di Cristo, ma anche la comunione delle sofferenze. E quanto ha sofferto Paolo per Cristo? Quanto lo leggiamo in altri passi.
Ma andiamo avanti, fratelli. Arriviamo a ciò che è il premio di quello che è il lavoro di Paolo, quello che ha fatto. Al versetto 12 dice: "Non che io abbia già ottenuto il premio, sia arrivato al compimento, ma proseguo per poter afferrare il premio, poiché anch'io sono stato afferrato da Gesù Cristo."
Proseguo, io vado avanti. Non mi fermo. Non mi hanno fermato i miei coetanei — mi hanno frustato tante volte. Non mi hanno fermato i romani. Non mi hanno fermato i farisei. Non mi ha fermato il mare — sono stato un giorno e una notte in mezzo al mare. Non sono stato fermato dalle fiere. "Chi ci allontanerà dall'amore di Cristo?" ha detto lui.
Sarà la spada, sarà la persecuzione? Prosegue. Io vado avanti. Dobbiamo andare avanti, perché la nostra è una gara a ostacoli, non è una pista libera. Bisogna saltare gli ostacoli. Come diceva Davide: "Però col mio Dio io posso saltare un muro." E questo è importante, perché la nostra corsa non è solitaria. Partiamo da questo. Ma quando il nostro cuore è tutto per Gesù, tutto cambia. Abbiamo un solo proposito.
E poi va avanti: "Fratelli, non ritengo di aver ottenuto il premio, ma faccio una cosa." A me piace quando parla così la parola di Dio, proprio come Gesù disse a Marta riguardo a Maria: "Maria ha scelto una cosa. Tante cose facciamo, ma quante sono utili? Ogni cosa è utile, ma non tutto è necessario. Quante cose facciamo dove potremmo anche evitare di farle perché sono una perdita di tempo.
Ma questo è un esame personale dove ognuno può esaminare la propria mente e vedere. Ma Paolo dice una cosa: "Dimenticando le cose che stanno dietro e protendomi verso le cose che stanno avanti." Quanti anni hai? 13, 15, 18, 20, 30. Sei così giovane ancora. Puoi scegliere tante cose, puoi sceglierti il tuo futuro. In questi giorni ho sentito che hanno fatto gli esami di maturità, no? 500.000 giovani hanno fatto o stanno facendo ancora gli esami di maturità, chiamiamola così.
Il problema non sono gli esami da superare, no. Il problema diventa dopo gli esami, dopo il diploma o dopo la laurea, non lo so. "Qual è il tuo futuro?" Perché oggi nasce proprio lì. Che farò? Ho studiato per essere informatico, e mi tocca andare a battere il ferro con papà. Ho studiato per essere un ragioniere, e mi dice il dottore: "Pulisci questa stanza, il balcone. Mi raccomando, lascialo stare." Ho studiato, qual è il futuro dove mi protendo, cioè dove mi espongo? Perché anche noi abbiamo tanti giovani che si sono diplomati, qualcuno laureato. Ma non è stato un problema superare gli esami. Dio volendo si riesce. Ma poi — e questo è il bello — poi. E Paolo dice: "Io dimentico le cose che stanno dietro. Stanno dietro ormai, è passato. Adesso devo guardare avanti." Così parla lui.
E quindi verso le cose che stanno davanti. Quelle cose, no? Quelle cose che stanno davanti. Proseguo. Questo è il corso. Questa è la rivelazione. Questo versetto è quello che a me piace tanto, e lo condivido con voi, perché tutti possiamo capire qual era il fine di tutto il discorso che Paolo ha fatto.
"Proseguo il corso." Versetto 14: "Verso la meta, verso il premio della suprema vocazione. Io corro," dice Paolo, "vado avanti, proseguo il mio corso verso la suprema — cioè la più alta chiamata. Questa è la vocazione di Dio. Io proseguo verso la più alta chiamata di Dio.
Ma tu ritieni che la tua chiamata è la più alta, o dici: "Beh, siamo stati chiamati dal Signore, adesso abbiamo la nostra vita regolare, ma non abbiamo dato un valore a quella chiamata"? Che Paolo dice: "Prosegue il corso verso la meta, il traguardo." Lui lì aveva lo sguardo, sempre lì verso la vetta più alta, verso il premio della suprema chiamata — la più grande chiamata di Dio in Cristo Gesù.
È bello gioire per questa chiamata. Non abbiamo fatto nulla, non abbiamo preteso nulla, non abbiamo mostrato le nostre buone opere, la nostra buona cultura, la nostra buona educazione ricevuta dai nostri genitori. Niente di tutto questo. Siamo stati chiamati alla più alta vocazione. La più alta chiamata che potevamo ricevere era proprio questa di Dio, del nostro Signore.
Per questo adesso possiamo dire come Paolo: "Cari fratelli, la nostra cittadinanza, infatti, è nei cieli. Da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signore nostro Cristo Gesù."
E allora che cosa facciamo adesso? Dobbiamo protenderci in avanti, dobbiamo correre verso la meta, verso il traguardo, perché di questo si tratta. Quando gli atleti fanno una preparazione — a sacrificio pure del loro corpo — si preparano, ma hanno lo sguardo a quello che è il traguardo. Paolo ci dice ancora, concludendo queste parole che io leggo con voi in Romani al capitolo 12, se non erro. Lui ci invita un po' come ciò che ha detto il fratello Giosuè quando ha detto: "Alzati, amica mia, alzati." Ma Paolo ci dice al verso 13:
"E questo, fratelli, tanto più dobbiamo fare conoscendo il tempo, perché è ormai ora che ci svegliamo dal sonno, poiché la salvezza c'è ora più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo dunque via le opere delle tenebre, e indossiamo le armi della luce. Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese e invidie. Ma siate rivestiti del Signore Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne la sua concupiscenza."
Sì, fratelli. La notte è avanzata, dobbiamo andare avanti, dobbiamo proseguire, perché il giorno del Signore è vicino. E tanto più, conoscendo il tempo, dobbiamo tenere gli occhi su Gesù, cercare l'eccellenza della sua conoscenza, cercare di essere partecipi del suo carattere, della sua natura, delle sue virtù, per essere quei cristiani che sono luce del mondo. Forza per i deboli, incoraggiamento per quelli che sono demoralizzati, esempi di colui che è stato prima di noi e che ci ha portato un buon esempio — che ha lasciato tutto se stesso. Ha rinunciato non ai suoi beni, ma ha rinunciato alla gloria, alla comunione del Padre.
È sceso su questa terra per dire: "Alzati, amica mia, alzati, amico mio, e prosegui, e vai avanti senza fermarti, perché il premio è vicino. Io ti ho chiamato, e ti ho chiamato pure per nome. Tu sei mio, mi appartieni. O mia bella, o mia cara. Queste sono le parole di colui che ha messo tutto il suo affetto per te e per me, perché abbiamo un futuro. E il nostro futuro è nei luoghi celesti, in compagnia di colui che un giorno vedremo faccia a faccia.
Ti passa un po' per la mente, per un momento, dire: "Ma io voglio vedere il tuo volto. Non voglio venire ad abitare in cielo e non vedere il volto di Gesù. No, voglio venire a contemplare ciò che Davide dice: la tua bellezza." Che il Signore faccia grazia. Mettiamoci il cuore e passione, e chiediamo a lui di rivelarci ancora di più il nostro amico per eccellenza, il nostro caro Signore.
A lui la gloria. Amen.