Il figlio prodigo — quando il Padre corre incontro
Leggo dagli Atti capitolo 25 dal versetto 18, solo il versetto 18: "Quando i suoi accusatori si alzarono, non addussero contro di lui alcuna accusa delle cose che io sospettavo." Amen. Qui è il colloquio che il re Agrippa aveva confessato, e il contesto in cui ci troviamo è che Paolo aveva ricevuto delle accuse da parte di tutti i Giudei. Veniva arrestato, diciamo, aveva una certa libertà, però fu preso e si appellò a Cesare. Però quando andarono poi a indagare, a vedere le accuse che portavano avanti questi suoi accusatori, in realtà non c'era nulla di fondato. E tante volte noi vediamo che il nemico viene per accusarci. Il suo ruolo che ha scelto di fare è l'accusatore dei figli di Dio, e l'avremo sempre. Ma la grazia ci è stata data perché abbiamo presso il Padre un avvocato fedele: Gesù Cristo il giusto, che prega per noi.
Però tante volte c'è un altro che ci accusa: è quello che abbiamo visto ieri, e quel lavoro di dare le risposte io lo farei anche con gli adulti perché è curioso vedere perché c'è tanta insicurezza e non siamo fragili anche noi. A volte ci scontriamo con delle realtà veramente forti e grandi, ci sono le prove. Ma tante volte quell'accusa viene da noi stessi: è il nostro cuore stesso, la nostra coscienza che ci dice che non siamo abbastanza, che stiamo percorrendo una strada che non è quella giusta, che non stiamo dando il giusto amore magari ai nostri figli, che per la Chiesa non abbiamo fatto nulla.
Quando possiamo vedere che questa accusa viene dalla nostra coscienza, o quando è il nemico che ci vuole atterrare, beh, tante volte il Signore mette nei nostri cuori sempre la ricerca del meglio. Vedo che quando mi capita — perché esaminare se stessi è la cosa migliore davanti a Dio — quando capita a me è soltanto attraverso la parola che io trovo le risposte. Se il mio cuore mi accusa, io vedo che c'è scritto che Dio è più grande del mio cuore. Quindi se mi accusa il nemico, ho un avvocato. Ma se è il mio cuore, c'è il Signore che mi tira su. E anche se trovo delle cose che riflettono quello che è la situazione della mia vita, il Signore mi incoraggia a guardare a qualcosa di più grande, a guardare a lui.
Perché quelli sono i passi che ti fanno scrollare di dosso quella situazione. E dove c'è cenere, dove uno strato di cenere ha avvolto quel fuoco che brucia e noi vogliamo soltanto dire: "Signore, soffia, togli via". E tante volte non ce la possiamo fare da soli. Ma quando viene dal Signore, da Dio stesso quell'incoraggiamento, ci rendiamo conto che tutto cambia. E da lì c'è sempre quel gradino da salire, no? Quella ripartenza. Ci sono momenti in cui siamo abbattuti, ma noi dobbiamo guardare in alto affinché possiamo davvero vedere che quella mano è sempre distesa, è pronta ad attirarci. E se da soli non ce la possiamo fare, c'è il giusto, c'è il Signore Gesù che ha provato le stesse nostre sofferenze. È stato provato nella stessa maniera, nella medesima maniera, nello stesso modo in cui anche noi attraversiamo le prove, e ha vinto.
E allora guardiamo alla vittoria, non guardiamo a noi stessi, non guardiamo all'accusatore. Perché poi un'altra cosa: quando Paolo viene accusato, Paolo si trovava nella perfetta volontà di Dio, e da lì che doveva passare per poi andare a Roma. E allora non ci preoccupiamo delle accuse del nemico, perché quando siamo nella volontà del Signore è lì che ci dobbiamo trovare, alleluia, anche nella prova, anche nella sofferenza. Perché il Signore sta preparando qualcosa di meglio, e io sono sempre convinto che il meglio deve ancora venire. Amen. Il meglio è nell'eternità e nel cielo, ed è sempre un crescere nelle vie del Signore.
Così il Signore anche quest'oggi voleva, attraverso quello che il mio cuore meditava stamattina, condividere qualcosa con tutta la chiesa. Amen.
Oggi, come vedete da questa immagine, magari i ragazzi più giovani non la riconosceranno. Quelli che sono un po' più grandi, forse si ricorderanno di questa scena che è accaduta alle Olimpiadi del 1992 a Barcellona. È accaduto qualcosa di molto particolare, e quando l'amore del Padre infrange ogni regola che alle volte magari mettiamo noi.
Ovviamente la storia è presa da Luca 15: la conosciamo tutti, la storia del figlio prodigo. E perché ho scelto questo? Perché molte persone credono alle volte che il ritorno a Dio sia una questione di sforzo personale. Devo migliorarmi, devo essere pronto, devo meritarmelo. Altre persone pensano invece di non avere nessun bisogno, come il fratello maggiore. Sono persone che stanno già dentro il sistema, ma il loro cuore è distante quanto il fratello minore, o forse di più. Chi lo sa. Entrambe le posizioni — il fratello minore e il fratello maggiore — perdono il punto centrale: Cristo, a cui noi ci dobbiamo focalizzare.
A quale domanda proveremo a rispondere oggi? "Cosa ci vuole davvero per tornare a casa? E chi è che fa il lavoro più pesante? È il figlio che torna o il padre che corre fuori incontro al figlio?"
Jim Redmond. Siamo a Barcellona, scusate, devo stare vicino, perché io di solito mi muovo un pochino. Barcellona 1992, Giochi Olimpici. Derek Redmond è pronto per la corsa dei 400 metri. Parliamo di un ragazzo anglosassone che era la nuova speranza dell'Inghilterra. Aveva avuto dei problemi a Seul nelle Olimpiadi precedenti, questa volta si era preparato per bene. Era la risposta degli anglosassoni agli statunitensi, che nella 400 sono sempre stati dei fenomeni, così come nella 100. E che cosa succede? Lui inizia a correre, inizia la corsa e sta andando tutto benissimo fin quando a un certo punto crack: si fa malissimo e cade a terra, crolla per terra.
Pensate in quel momento tutto il suo mondo. Perché gli atleti cosa fanno? Si allenano quotidianamente, si preparano per eventi come questo. Non esiste, penso, evento più alto per un atleta quello di andare alle Olimpiadi e rappresentare la propria nazione. Quando accade tutto questo tutti quanti si fermano per un attimo, anche in televisione. Parliamo di un mondo televisivo che è completamente diverso da quello che abbiamo avuto modo anche in questi due giorni di poter vedere con i ragazzi e con i genitori.
Gli assistenti medici iniziano a correre verso di lui perché vedono un ragazzo che è crollato per terra. Ma a un certo punto accade qualcosa di incredibile. Derek sceglie di alzarsi. Non ci sta a quello che gli è accaduto. Pensate che uno strappo dietro deve essere di un dolore incredibile. Oggi parlavo con il fratello che mi diceva "Mi sono strappato la schiena", e io lo capisco perché pure io a freddo rischio di farmi malissimo. Immaginiamo un atleta quello che sta passando, perché è caduto per terra.
Lui decide di alzarsi perché non vuole rimanere seduto, non vuole rimanere fermo, vuole finire la gara. E chi non vorrebbe finire la gara? No, ma non per vincere, perché lui sa che non vincerà. Non può vincere. Ma vuole arrivare al termine del percorso, vuole arrivare in fondo, solo per vedere su quel tabellone non "corsa non conclusa" — come gli è accaduto 4 anni prima a Seul — ma questa volta accade qualcosa di completamente diverso.
E io quando ho rivisto questa storia sotto la luce di Luca 15 ho pianto, perché c'è un padre sugli spalti che sceglie di fare una cosa e infrange tutte le regole possibili e immaginabili che noi uomini abbiamo imposto. Inizia a scendere dalle gradinate, è uno stadio. Inizia a scendere dagli spalti, sfonda i cordoni di sicurezza e va dal figlio.
Guardate il volto del figlio, le urla di dolore. Lui va dal figlio, addirittura degli steward provano a fermarlo, ma lui deve andare da suo figlio a recuperarlo. Quanto è bella questa storia! Lo prende e inizia a sorreggerlo. Addirittura gli dice: "Derek, non devi andare fino in fondo, non devi dimostrare niente a nessuno. Sei caduto, io sono qui con te." L'abbiamo sentito prima dal fratello. Amen.
Quell'uomo si chiama Jim Redmond, ed è il padre di Derek. Ci sono migliaia di persone, probabilmente milioni di persone, quelle che si sono emozionate di fronte allo schermo e sugli spalti. Perché una scena del genere non ti può lasciare. No, a me non interessa il fatto che sia una scena tanto forte. Ma le regole dicono che il padre non può entrare in pista. E tra chi stava piangendo c'era anche chi stava fischiando: "È andato contro le regole! Come si è permesso! Chi è costui per andare contro le regole che noi abbiamo fatto!"
E c'è una cosa bellissima: perché questa storia parla di un figlio che è caduto a metà pista e di un fratello che era sugli spalti e fischiava. Come abbiamo detto prima — il punto di vista — stavano guardando la stessa storia entrambi: chi era sugli spalti, chi piangeva e chi fischiava. Stavano guardando la stessa identica storia. Cambiava il punto di vista.
La storia che andremo a sentire l'abbiamo vista qui nella parola di Dio, ed è una storia raccontata 2000 anni fa da Gesù di Nazaret. Nessuno in tutta la storia della letteratura antica e moderna ha mai descritto il cuore di Dio con questa precisione.
Possiamo prendere le nostre Bibbie insieme. Una storia dove il perduto — il figlio minore — sa di essere perduto e sceglie di tornare. Una storia dove compare anche chi non si sente perduto, e invece lo è.
Ve la voglio leggere in Luca 15, a partire dal versetto 11: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: 'Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta.' Ed egli divise loro i beni. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolto tutto, partì per un paese lontano e là sperperò i suoi beni vivendo da dissoluto.
Dopo che ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a essere nel bisogno. Allora andò e si mise al servizio di uno degli abitanti di quel paese che lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Egli avrebbe voluto saziarsi con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliele dava."
Io non so se avete idea cosa rappresentavano i maiali per quell'epoca, per quel popolo. "Egli avrebbe voluto saziarsi. Ecco, allora rientrò in sé" — occhio a queste parole chiave — "e disse: 'Quanti operai di mio padre hanno pane in abbondanza, e io qui muoio di fame? Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi operai.' Si alzò e andò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ne ebbe compassione, corse, gli si gettò al collo e lo baciò." È una scena straordinaria. Gloria a Gesù!
"Il figlio maggiore invece era nei campi. Quando tornò e si avvicinò a casa, udì la musica e le danze. Chiamò uno dei servi e gli chiese che cosa significassero quelle cose. Ed egli gli disse: 'Tuo fratello è tornato, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso perché lo ha rivisto sano e salvo.' Egli si adirò e non volle entrare."
Fermiamoci qua. Siamo in Luca 15. Gesù stava mangiando con i pubblicani e i peccatori. Guardate qua che faceva questo Gesù. Parlava e mangiava con i pubblicani e i peccatori. I farisei mormoravano: "Quest'uomo riceve i peccatori e mangia con loro."
Gesù risponde con tre parabole. È fantastico il nostro Signore. Vi ricordate quando vanno con la donna adultera? Gliela portano perché devono lapidarla. "Ah, questo vediamo se lo cogliamo in fallo." Gli dicono una cosa, lui non risponde. Non dice niente. Dice solo questo, fratello — anzi, amici — perché Gesù li chiamava amici. E perché siete amici, siete famiglia.
Gesù ha fatto questo. Ci sono tante linee che ci spiegano in quel passato che la donna che Gesù addirittura stesse scrivendo i peccati delle persone che c'erano lì davanti. E non ha risposto perché Gesù dava sempre queste risposte spiazzate.
In questo caso i farisei mormoravano contro di lui. Mormoravano contro di lui, e lui risponde con tre parabole. Chi se le ricorda? La pecora perduta. La moneta perduta, e poi quella più completa di tutte: il figlio perduto. E quindi qui torniamo a una storia dove il perduto sa di essere perduto e ritorna. È la storia invece di chi compare, che non si sente perduto, e invece lo è.
Possiamo andare avanti, perché ci sono due figli che hanno lo stesso problema: un cuore lontano. Entrambi avevano il cuore lontano. Uno l'ha esposto in un certo modo, l'altro invece era sempre lì.
Prima di parlare del figlio che parte, notiamo cosa chiede il figlio al padre al versetto 12: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta." Nel mondo antico, nel mondo del primo secolo, questa era un'offesa gravissima. "Io non voglio avere più niente a che fare con te. Dammi quello che mi spetta perché è mio e me ne vado."
Il padre avrebbe potuto rifiutare quella situazione. Ci siamo? Gli avrebbe potuto dire: "Ma che vuoi? Cioè, è tutto mio, poi te lo darò." Invece il padre non risponde nella parabola, non dice niente. Gli dà quello che gli spetta e lo lascia andare. Perché Gesù non ti forza. Dio non ti forza mai. Dio è una presenza discreta sempre. Non ti forza mai. La grazia, amici miei, non è coercizione. Non lo è mai. E la libertà di scegliere contro di lui fa parte del suo disegno. Perché lui non è soltanto nel Kronos, ma anche nel Kairos, anche se questo costa al Padre. Lui fa questo.
Ora pensa per un attimo al figlio grande. Lui non parte, rimane lì. No, abbiamo visto il cuore lontano del primo figlio che scappa, chiede tutto. Vediamo il cuore lontano dell'altro figlio. Lui rimane lì, ma non rimane come un figlio. Sembra quasi un
dipendente. Ci siamo? "Ecco, ma io sto lavorando con te. Io faccio questo, faccio questo, faccio quest'altro. Ho lasciato tutti. Non mi sono andato a divertire mai. Ho sempre fatto quello che tu volevi."
Ecco, io sono tanti al versetto 29: "Sono tanti anni che ti servo e non ho mai trasgredito a un tuo comandamento. Eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici."
Notate la ferita del figlio maggiore? "Ti servo," gli dice. "Non ti amo, non vivo con te," gli dice, "ti servo." È come esattamente un dipendente. È come uno che tiene il conto di quello che fa.
Se io faccio del bene ai miei amici qui in prima fila, io non terrò mai conto di quello che ho fatto. Ma l'ho fatto perché voglio riflettere Cristo, voglio essere utilizzato come strumento da parte di Cristo nella mia vita.
Ieri ne parlavo con ragazzi, non so, non li vedo in sala. Eccoli laggiù, grandi ragazzi. Il fratello maggiore è fisicamente a casa. Ma emotivamente è lontano tanto quanto il figlio minore. Uno è fuggito andando alla ricerca della libertà, tra virgolette. L'altro è rimasto cercando del merito. Tu non cerchi merito quando fai del bene, quando fai qualcosa per tuo padre, quando onori tuo padre, quando onori tua madre, quando servi il prossimo. Tu non stai cercando la tua gloria, perché la gloria è tutta la sua. Amen.
Isaia 53:6 ci dice: "Noi tutti eravamo come pecore che si erano smarrite, ognuno di noi seguiva la propria via, ma l'Eterno ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti."
Come vi ho detto prima, a Barcellona c'erano due tipi di spettatori. C'era chi piangeva e chi fischiava. Quelli che piangevano vedendo Jim, il padre scendere in pista. E quelli che fischiavano perché dicevano: "Non si può fare quello che ha fatto il padre. Come si è permesso a fare questa cosa?"
Il fratello maggiore in questa storia probabilmente era sugli spalti a fischiare. Quello se n'è andato. Ti ha chiesto già tutta la sua parte, e io che sono con te da una vita, non hai mai ucciso nemmeno una mosca per darmela. Niente, non hai mai fatto niente per darmela. Io merito. Lui non merita niente. Questo è un cuore lontano dal focus principale, che è Dio.
C'è un concetto che è fondamentale prima di passare alla prossima slide. Il figlio maggiore non aveva capito che il padre non stava gestendo una ditta. Stava gestendo una famiglia. E per un padre e per una madre — credo che qui in questa sala ce ne siano tanti di padre e madre — i figli sono tutti uguali. Sono unici e preziosi agli occhi di Dio, ma sono tutti uguali.
Mia nonna, quando io ero piccolo, dava a secondo di tutti i nipoti una lira, 100 lire, 200 lire. Più eri grande più prendevi. La cosa perché era un sistema equo, pensava a tutti allo stesso modo. E così facciamo noi come genitori. Io lo faccio con le mie due splendide bambine che sono lì. Lo faccio con tutti e due.
Possiamo andare alla prossima. Perché quando accade questo ci ritroviamo nel fondo, sul fondo della pista, sul fondo del barile. Quando non c'è più niente, quando il nostro cuore è lontano da Dio, ci ritroviamo in questa situazione.
Il figlio minore, amici miei, arriva a pascolare i maiali. I maiali per gli ebrei sono animali impuri, giusto? Il massimo dell'impurità religiosa. Pensate cosa era costretto a fare questo qua. Addirittura cercava di mangiare quello che davano ai maiali.
Gesù mette uno dei protagonisti della storia temporaneamente in un porcile. Pensate quanto era forte per i farisei sentire una cosa del genere.
E i luoghi del fondo assoluto, quelli dove raschiamo il barile, cambiano di generazione in generazione, ma il fondo è sempre uguale. Non ti sembra di non vedere la luce, ti sembra di non riuscire a vedere una via d'uscita, perché sei troppo concentrato su te stesso, su te stessa, anziché concentrarti verso il re dei re. Anziché dire: "Signore, sono qui", perché Dio è misericordioso, giusto?
Dio è sempre quello che quando gli dice, quando cammina sulle acque e Pietro lo riconosce, lui scende. Pietro scende, inizia a camminare. Ed è bellissima questa cosa di Pietro che scende. Fin quando a un certo punto — io me la voglio immaginare così — Pietro scende, inizia a camminare, e a un certo punto dice: "Oh, ammazza, sto camminando sulle acque, ma sono una potenza! Bam!" E cade. Perché probabilmente era così. Non ce lo spiega la parola. Pensa a se stesso. È concentrato sulle onde intorno, non è concentrato dritto su Gesù Cristo.
E Gesù che cosa fa? La prima cosa che fa gli tende la mano e lo tira su. Sul fondo del barile, quando ci siamo, c'è sempre una mano tesa lì, pronta a recuperarci.
Poi ci chiama al ravvedimento. Quello sì, ci chiama al ravvedimento. Ma prima la sua misericordia è incredibile. Poi ci richiama. Perché funziona, almeno a me funziona così. A voi è mai funzionato così?
E arriviamo al versetto 17 con tre parole che cambiano letteralmente tutto. Gesù ci dice: "Rientrò in sé." Rientrò in sé, e praticamente non è che decise di essere più buono. Rientrò in sé. Era impazzito il figlio, e rientrò in sé.
E quindi il ritorno, se ci pensate, è sempre questo. A un certo punto rientriamo in noi e capiamo che l'unica verità, l'unica vera verità è in Cristo Gesù, e noi rientriamo in noi. E lui torna.
Pensate al discorso che si era preparato il figlio minore. "Oh mio Dio, adesso devo tornare da papà. E che gli dico a papà? Che gli ho preso tutti i soldi. Non c'ho più niente. Ero tutto sporco — perché se stava tra i maiali, voi dovete immaginarlo tutto sporco. Mica era pulito come era andato via."
Quindi probabilmente si era scritto tutto quanto il discorso su un foglio di carta. "Adesso gli devo dire la cosa giusta al momento giusto, nel posto giusto, con le pause giuste, perché così lui mi riprenderà. Addirittura sono pronto a dirgli: 'Non mi chiamare più figlio, trattami come un tuo servo.'" Perché lui lo dice a monte, ma che sto facendo? I servi di mio padre non gli manca nulla. Io sono qui a mangiare con i maiali.
E il figlio che rientra in sé si era preparato tutto quanto il discorso. Ha ridimensionato tutte le sue aspettative, se ci pensate, tutte quante. Ed è pronto.
Voi ve lo immaginate? Te lo immagini mentre sta così, camminando? "Allora, adesso gli dico a papà questo, questo e quest'altro. Mi faccio i conti. Magari vado a dormire in una stalla, però va bene, sono a casa. Va benissimo, è già un inizio."
Ma è stupendo quello che accade, perché se andiamo alla slide successiva, il padre scende in pista, amici miei. Perché a Luca 15:20, Gesù non sta raccontando una storia generica sulla bontà umana. Sta descrivendo il carattere di Dio.
Il Padre — voi lo sapete — si vestivano, avevano una tunica. Correre per un uomo del genere. Sapete cos'era per un uomo del genere? Era umiliarsi. Lui lo vede e lo riconosce. Riconosce il Padre, riconosce il Dio.
Perché se io chiedessi a una signora se suo figlio a 100 metri di distanza riesce a riconoscerlo? Vero? Che parte dallo sguardo, dalla camminata. Lui lo riconosce, lo vede, e quel discorso che il figlio minore si era scritto — probabilmente fa — inizia a correre in questo modo. È ridicolo, vero? Correre in questo modo, perché se correva per bene sarebbe inciampato, vero? Sarebbe inciampato.
Lui invece si alza e inizia a correre, e che cosa fa? Lo abbraccia e lo bacia con il figlio ed è molto — te lo faccio perché così — ma quello è il padre, e lo scusa. Se è il padre, è il carattere di Dio. Fa parte del suo carattere di un padre che viene, ti abbraccia, ti bacia, e ti dice: "Tu sei mio figlio, tu sei mio figlio."
Ed è stupendo, perché Romani 8:32 ci dice: "Egli che ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose insieme a lui? Se il padre ha dato il figlio — che è l'atto più costoso dell'universo, giusto? — cosa lo fermerà dal correre verso di te? Lo può fermare qualcosa dal correre verso di te?
Non c'è nessuna regola, non c'è nessuna distanza, e nessun porcile dove ti sei cacciato. Perché alle volte noi — come abbiamo sentito prima — il nostro cuore è ingannevole e ci fa credere determinate cose. Ma Gesù pensa a tutt'altro. Ti vede, ti riconosce, e ti viene incontro. Gloria a lui.
A un certo punto il padre non solo gli dà queste cose, gli dà la veste, gli dà i sandali, gli dà l'anello. È stupendo, perché la grazia non è reintegrazione parziale. È restaurazione completa.
Con poi la cosa che noi siamo trasformati dalla grazia e camminiamo in un processo di santificazione per tutto il resto della nostra vita. Perché come abbiamo sentito prima, il premio maggiore sarà in cielo.
Io non vedo l'ora di arrivare lì davanti. Io non so voi, ma non vedo l'ora di arrivare lì davanti e trovarmi di fronte a lui. Però da quel lato voglio fare 10.000 domande. Ci scherziamo sempre con mia moglie rispetto a questo. Ci parliamo sempre di quante domande voglio fare al Signore, di cose che ancora non capiranno dalla sua parola. Perché leggendola passo dopo passo, ogni volta scopri qualcosa di diverso.
E quella è la differenza del Vangelo. Alle volte pensiamo che il Vangelo sia una storia di migliaia di anni fa, veramente passate. Il Vangelo è moderno, è contemporaneo, è postmoderno, è futuristico, è straordinario. E lo dico a tutti voi ragazzi, e anche allora lasciamo che cresca e faccia maggiore questa grazia e testimonianza anche con chi pensa di non averne bisogno.
L'abbiamo detto prima: su quegli spalti c'era il fratello maggiore, e faceva parte di quella cerchia che fischiava, perché si stavano rompendo delle regole.
Al versetto 28 di questa splendida parabola vediamo: "Egli si adirò e non volle entrare." Che voi ve lo immaginate? Il fratello era tornato, era stanco dal lavoro, dal suo lavoro da dipendente quotidiano. Era stanco, ma che sta succedendo? Che cos'è questa festa, musica, cose?
E arriva il servo e gli dice: "Non solo gli ha dato, ha ucciso il vitello grasso, ma gli ha dato anche i sandali, la veste, gli ha dato tutto." Voi pensate quanto è montata la rabbia di chi non aveva capito il cuore della situazione. Ed era pure normale, perché probabilmente pure io mi sarei — credo che ognuno di noi, no? — Dice: "Ma come, ma io ti ho servito tutto il tempo, no?"
Ma il fratello maggiore ha un problema di identità identico a quello del fratello minore, solo che completamente rovesciata la situazione. Bellissimo Gesù quando spiega queste cose.
Il fratello minore pensava: "Io sono troppo in basso per essere figlio." Vi ricordate che gli dice non mi prendere come tuo figlio, prendimi come tuo servo? "Guarda, io a me basta quello."
Il fratello maggiore pensa: "Ho lavorato troppo per non essere premiato." È lo stesso, è la stessa situazione, sono ribaltate. Entrambi vedono il rapporto con il padre in valori transazionali: la transazione "io ti do qualcosa e tu mi dai qualcosa in cambio". Ma con il Padre non funziona così, perché lui è Dio. Lui è sovrano a prescindere da chi siamo io, tu, e te.
La risposta del padre al fratello maggiore è teologicamente devastante e straordinaria allo stesso tempo. La vediamo al versetto 31: "Figlio, tu sei sempre con me, e tutto ciò che è mio è tuo." Avrebbe potuto dire il Padre in questa storia — gli avrebbe potuto dire in modo molto tranquillo, molto sereno — "Ei, basta, ma veramente, anziché gioire che è tornato tuo fratello, ti stai lamentando?" Ma il padre non gli dice questa. Avrebbe potuto rispondere in questo modo, vero che avrebbe potuto rispondere in questo modo? Quanti di noi padri avremmo potuto rispondere in questo modo?
Ma lui? Lui lo guarda e gli dice: "Tu sei sempre con me. Tutto ciò che è mio è già tuo." Wow! Ma wow! Ma che bella questa cosa! Il problema in questo caso non era la disponibilità del padre, ma il figlio non ascoltava e non lo sapeva.
Ha vissuto come un servo a casa di suo padre, non come figlio, ma come servo. Se ci pensiamo, amici miei, quanti di noi in chiesa vivono così? Servono e chiedono conto. Sono dentro da tanti anni, servono, contribuiscono pure al benessere delle cose di chiesa — bellissime cose — a come si organizza un evento, a come c'è l'audio perfetto, al video. Ma forse il padre non lo conoscono realmente, perché purtroppo accade questo.
Io ne sento tanti — ve lo dico — che mi dicono per i propri figli: "Eh, ma mio figlio viene in chiesa." Adesso apro e chiudo una parentesi. Su questo concetto qua, la cosa più importante che noi dovremmo capire nelle nostre chiese — nella sposa di Cristo — non sarebbero le sedie o la strumentazione musicale. Sono in chiesa 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Eppure non credo che conoscano il padre. Siamo d'accordo?
Quando Jim Redmond scende a Barcellona, qualcuno fischia e qualcuno protesta. Queste persone non stavano sbagliando le regole, perché le regole sono giuste e devono essere seguite. Stavano sbagliando la storia. Non avevano capito cosa stavano guardando. Che scena incredibile stavano guardando.
Il fratello maggiore non aveva capito chi era suo padre. Se andiamo alla fine di questa parabola, vediamo come Gesù lascia i farisei senza un finale, e lascia anche tutti noi senza un finale. Perché non ci dice se il fratello maggiore rientra in casa. Non ce lo dice, questa storia. Non ce lo dice. Ci dice che lascia aperto il finale, ed è una domanda rivolta a tutti noi che stiamo ascoltando.
Cosa vogliamo fare? Vogliamo rimanere fuori o vogliamo entrare e festeggiare il ritorno di un figlio, il ritorno di un fratello, l'amore di un fratello?
Sapete, vi voglio dire questa cosa. Io a 14 anni ho sbattuto la porta della mia chiesa e me ne sono andato, perché ho discusso con il mio vecchio pastore — che poi era mio zio, con il quale c'è un rapporto adesso fantastico. Per 13 anni io sono stato lontano dal Signore. E poi il Signore ha utilizzato mia moglie come strumento per farmi tornare a lui, perché io conoscevo la parola. Io ero frutto della scuola domenicale, conoscevo gli insegnamenti, frequentavo, servivo da ragazzino, ma mi ero allontanato.
E quando sono tornato al Signore e ho riscoperto la sua grazia straordinaria — quella che mi ha ribaltato come un calzino — c'era un problema. Noi vivevamo in Calabria, e nella mia zona non c'erano tante chiese dove andare. C'era da tornare nella mia vecchia chiesa, e non è stato facile per niente, perché c'erano tanti fratelli maggiori. Che poi il Signore ha parlato ai loro cuori.
È tornato Paolo — ribelle — è tornato quello che ha sbattuto la porta. Ma la sua grazia è trasformatrice. Non fate questo. Se qualcuno decide di tornare qui in questa casa, vi chiedo nel nome di Gesù di non farlo, perché tante volte non volendo, conosciamo tutte le regole del gioco, ma non capiamo la storia realmente.
E per poterla capire bisogna inginocchiarsi e lasciare tutto ai piedi della croce.
Possiamo andare alla conclusione. Derek Redmond non ha vinto la medaglia d'oro a Barcellona. Siamo d'accordo? Non era quello il punto della storia. L'immagine che il mondo intero ricorda di quella corsa non è il vincitore sul podio. Io non mi ricordo chi ha vinto quella gara, sinceramente, ma mi ricordo di un figlio che cade e del padre che scende dagli spalti a riprenderlo. Questo per me è la fotografia del Vangelo. È una fotografia stupenda del Vangelo.
Gesù non è venuto a darci una medaglia, a darti un premio per quanto servi in chiesa, per quanto canti bene, per quanto suoni bene, per quanto sistemi le sedie in ordine. Non è venuto a darti questo. È venuto a scendere in pista, a prendere il tuo peso e portarlo insieme a te. È venuto a prenderti per portarti fino al traguardo, non perché lo meritassimo, ma perché la sua grazia è fantastica. Perché noi riceviamo verticalmente ed estendiamo orizzontalmente. Che cos'è questa se non la croce? Noi dobbiamo tornare quotidianamente alla croce.
E ti chiedo, quindi: dove sei tu in questa scena? Sei il figlio che è caduto e non riesce ad alzarsi? Sei quello che sta camminando verso casa, ma ha già deciso che tornerà come operaio? Oppure sei sugli spalti? Sei dentro il sistema da anni, ma con il cuore che è clamorosamente fuori?
Io vi faccio un invito che vi potete portare a casa tranquillamente, parlarne poi con il pastore, con gli anziani della chiesa.
Il primo invito è per il figlio lontano. Mettere pesi addosso, lasciali lì sulla croce, perché forse oggi ti sei reso conto che stai nel porcile e magari hai bisogno di tornare. E per poter tornare ti devi confrontare e raccontarti con il tuo pastore, con i tuoi pastori, con gli anziani di chiesa.
Il secondo invito è per chi sceglie di tornare a condizioni ridotte. Si torna con tutto te stesso. Il Signore non vuole qualcuno tiepido. Lo dice chiaramente: "O sei freddo o sei caldo." Se torni, torni con tutto te stesso. Il Signore, ti dico una cosa: utilizzerà il tuo passato per essere efficiente nei confronti del prossimo. Noi non lo cancella, lo utilizza. Perché la tua storia può essere utilizzata come strumento dal Signore per parlare di Gesù al prossimo.
Noi non siamo dentro una struttura perché dobbiamo rimanere dentro una struttura. Noi siamo dentro una struttura perché siamo la sposa sua. Ma siamo un punto luce per il territorio. Gloria a Dio.
Avete una struttura fantastica. Non ho fatto altro che comunicare anche questo a Giosuè in questi giorni. Avete una struttura fantastica, e io pregando il Signore anche stanotte ci vedevo tante cose stupende in questa struttura come luce per il territorio. Che veramente il Signore vi guidi — come già lo sta facendo da tanti anni — e vi continui veramente a benedire. Ma non fate finta che tutto sia perfetto. L'unico perfetto è lui.
Il terzo invito è per il fratello maggiore. Magari frequenti questa comunità da tanti anni. Sei sempre stato preciso. Sei sempre stata precisa. Hai sempre servito in modo perfetto. Ma nel cuore non fai altro che tenere conto e chiedere conto di tutto il servizio che tu hai dato. Il tuo servizio tu lo dai al Signore, non lo dai agli uomini. Tu servi il Signore.
Ricordati che Gesù ha lavato i piedi di tutti i suoi discepoli, compreso chi lo stava per tradire.
Il Signore ci benedica. Amen.