Nulla è per caso nel campo di Boaz
Bene, cari, volevo dirvi che l'altra volta abbiamo parlato di Ruth, di questa donna, e di Naomi. Abbiamo parlato di queste donne, dove la loro storia era particolare. Abbiamo visto che è stata una tragedia familiare. Queste donne hanno perso: una ha perso il marito e due figli, e Ruth ha perso il marito e il suocero. Quindi abbiamo detto che, come dice la Scrittura, queste donne non avevano più nulla, avevano perso tutto.
Ma vediamo che, quando Naomi decide di tornare al suo paese, Ruth, una delle nuore, si vuole prendere cura di questa persona anziana. Io deduco il fatto che era un affetto profondo, che Ruth, il suo significato è "amica", si era legata a questa suocera, unicamente perché credo che questa suocera era un esempio, una testimonianza a dimostrazione di avere un Dio che trasforma le vite delle persone. E Ruth ha rinunciato, nonostante la sua giovinezza, a un futuro che poteva crearsi anche dopo aver perso il marito: riformare la famiglia, tornare dal suo popolo, dai suoi genitori, ai suoi idoli. Lei annulla tutto questo e vuole seguire la suocera.
Che futuro aveva davanti a sé? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che lei era decisa, ormai nel cuore, di prendersi cura di questa sua suocera, e non solo, ma aveva deciso di seguire l'Iddio di questa suocera, probabilmente quell'Iddio che aveva testimoniato nella vita di Naomi, e di cambiare il suo paese, di abbandonare i suoi genitori. Questo fatto, credo io, sia salito davanti agli occhi del Signore.
Così vediamo che tornano al paese di Naomi, a Betlemme di Giudea, alla Casa del Pane, alle origini. E qui vediamo che, arrivati nel loro paese, nel paese di Naomi, dice la Scrittura che Ruth, una volta in casa, chiede alla sua suocera e le dice: «Lasciami andare nei campi a spigolare». Adesso è chiaro che, con quella sua responsabilità, doveva necessariamente darsi da fare. Non c'era il reddito di cittadinanza a quei tempi, e nemmeno la pensione per Naomi.
Quindi vediamo che questa donna, Ruth, chiede il permesso; vediamo la sottomissione attraverso le sue parole, quando dice: «Lasciami andare, posso andare a lavorare, a spigolare?». E la suocera dice: «Certo, vai». Che cosa tiriamo fuori da questo racconto? Abbiamo detto già domenica: le cose più importanti per la nostra vita, il carattere, la personalità, la testimonianza, per il quale noi desideriamo essere come queste persone che sono state rimunerate, premiate per quello che era la loro testimonianza, la loro vita. E così vediamo che questa Ruth era una donna volenterosa.
In questo libro, se lo leggiamo con attenzione e chiediamo a Dio di rivelarci, Ruth rappresenta la Chiesa, cioè la sposa, quella sposa che aveva rinunciato al mondo, quella sposa che adesso aveva solo in cuore un pensiero, quello di prendersi cura di questa donna, ma lo ha fatto con tutta la volontà. Quindi dice la Scrittura che Ruth andò a spigolare e si trovò per caso nella parte del campo appartenente a Boaz, che era della famiglia di Elimelec. E io mi sono fermato a considerare: si trovò per caso nel campo di Boaz.
È vero che è per caso la nostra vita? È vero che noi ci troviamo in questo luogo per caso? È vero che Cristo è venuto nella nostra vita per caso? È vero che per caso la malattia mi colse quella notte, e per caso mia moglie dovette pregare e di colpo fui guarito e mi ritrovai nella chiesa a motivo di quella malattia? È stato un caso, una coincidenza, un colpo di fortuna o di sfortuna?
Niente è per caso, nulla è per caso, perché Dio ha tracciato un futuro per noi, un piano, una chiamata, dove dopo mi sono reso conto, e credo anche voi, che non state oggi in questo luogo per caso, perché la volontà di Dio è quella che ci ha portato, ci ha condotto a vedere la misericordia di Dio, quanto è stata grande per noi. E questa è la grazia, non è un caso: questo è il dono che Dio ci ha fatto immeritatamente.
Allora, dice la Scrittura, andando avanti, che Boaz, che rappresenta Gesù in questo caso, da Betlemme va nei campi dove stavano i suoi servi, dove stavano mietendo, dove c'erano gli operai. E quando arriva vediamo anche un po' il carattere di questo uomo, no? Che appena arriva dice: «L'Eterno sia con voi». Non era un padrone, sai, un padrone arrogante; lui arriva, e il primo saluto è: «L'Eterno sia con voi». Gentilezza di questo Boaz. E i servi, da qui si conosce che avevano a che fare con un padrone che rispettava Dio, gli rispondono: «L'Eterno ti benedica».
Questo è un bel saluto, quando noi possiamo salutarci: «L'Eterno, il Signore ti benedica», perché saranno benedetti tutti quelli che tu benedici. Ma non una benedizione tanto per, qualcosa che nasce dal cuore, e questo possiamo vedere. E Boaz vede questa fanciulla, così la chiama: «Di chi è questa fanciulla? Che sta facendo qua?». Boaz si interessa, come Gesù si interessa e si è interessato di te, perché è lui che ci ha conosciuti per primo. Noi non abbiamo conosciuto lui.
E allora vediamo che quest'uomo si interessa di Ruth. Che fa questa donna? E i suoi servi gli dicono: «Lei sta qui da questa mattina a raccogliere le spighe. Si è appena riposata, ma proprio appena appena un momento», dicono i servi. Era una donna laboriosa, Ruth.
E allora dice la Scrittura che Boaz dice a Ruth: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo». Fermati in questo campo. Per caso non è arrivata in questo campo? È il campo di Boaz. Siamo stati chiamati nel campo di Boaz, e fermiamoci dove siamo stati chiamati, non come dice in Ebrei, alcuni hanno l'abitudine di andare da un campo all'altro a spigolare; ma lì dove siamo stati chiamati, rimani.
E rimani, dicendo: «Non allontanarti, rimani con le mie serve, tieni gli occhi sul campo dei miei mietitori. Non ho forse ordinato ai miei servi di non molestarti? Quando hai sete, va' dove sono i vasi, a bere l'acqua attinta dai servi». Quando hai sete, vai ai vasi, all'acqua attinta dai servi di Boaz; non andare ad attingere acqua da qualche altra parte. Vai là dove ci sono i servi di Boaz. Questa era la raccomandazione: vai ad attingere.
Ed è bello considerare quello che noi stiamo leggendo, per capire che cosa ci vuole dire ancora. E io spero che il Signore, attraverso questa storia, possa parlarci ancora di più. Allora, vediamo la caratteristica di questa donna, di questa Ruth. Dice al verso 10 che Ruth si gettò giù, prostrandosi con la faccia a terra, e gli disse: «Per quale ragione ho io trovato grazia ai tuoi occhi, al punto che tu presti attenzione a me che sono una straniera?».
Questa donna si getta con la faccia a terra: vediamo la sua umiltà. E dice: «Perché ti interessi di me? Così importante sono? Sono una straniera, una serva». Allora, vediamo cosa Boaz, quest'uomo, le risponde. È quella la cosa più importante per noi, che possiamo capire adesso, che Boaz le dice: «Mi è stato riferito tutto ciò che hai fatto per tua suocera».
È bello che in tutto il paese di Betlemme si era sparsa questa testimonianza. E sentite che cosa dice ancora Boaz: «...dopo la morte di tuo marito, e come hai lasciato tuo padre, tua madre, il tuo paese natio, per venire a vivere con un popolo che prima non conoscevi». Questa era la sua testimonianza: aveva rinunciato a tutto, e quelli del paese di Betlemme avevano fatto circolare questa testimonianza di questa straniera, di questa ragazza.
E Boaz le dice: «L'Eterno ti ripaghi di quanto hai fatto». Se uno semina vento, vento raccoglierà; ma la Scrittura ci insegna: ciò che l'uomo semina, quello raccoglie. E questa donna aveva seminato una cara testimonianza, tanto che Boaz le dice: «La tua ricompensa sia piena da parte dell'Eterno, il Dio d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti». Non ti sei rifugiata in un popolo straniero, in qualcuno a cui tu potevi aver fiducia, ma, come una profezia, Boaz dice: tu ti sei rifugiata sotto le ali, sotto le ali di un Dio grande.
Dove ci siamo rifugiati noi? Prima il fratello Salvatore, nel salmo 36, aveva letto quel bel passo dove dice, riguardo al rifugiarsi sotto le ali del Signore: «O Dio, quanto è preziosa la tua benignità! Perciò i figli degli uomini si rifugiano sotto l'ombra delle tue ali». E ancora il salmo 91, che è quel salmo dove tutti noi troviamo sempre un rifugio: «Chi dimora nel riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente», dice la Scrittura. E poi dice al verso 4: «Egli ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza». Sotto le sue ali noi troviamo rifugio, all'ombra dell'Onnipotente.
E questo aveva fatto questa donna, involontariamente, senza sapere dove sarebbe andato a finire il suo futuro. Quel cantico che noi abbiamo dice, no?: «Del mio futuro io non sono ansioso». Quando uno conosce Gesù, quando uno si affida sotto le sue ali, quando uno si affida nelle sue mani, impara a conoscere che si è rifugiato sotto l'ombra dell'Onnipotente. E questa è una certezza per noi, di confidare in Dio.
E vediamo come questa testimonianza ha portato benedizione, una ricompensa piena, dice Boaz. E lei dice a Boaz: «Possa io trovare grazia ai tuoi occhi, o mio signore, poiché tu mi hai consolata, hai parlato al cuore della tua serva». Questo fa Boaz, questo fa Gesù, questo fa il Consolatore. Quest'uomo ha trovato in questa donna una buona testimonianza, e lei ha trovato una consolazione verso quest'uomo che rappresenta, come abbiamo detto già in questo racconto, il nostro Signore.
Ruth torna a casa, riempie il sacco delle spighe di grano, e lavora dalla mattina alla sera, e riempie il sacco portando un efa d'orzo sulle spalle. Quant'è un efa secondo la misura ebraica? Trentacinque chili. Dovete pensare che questa donna sta nel campo dalla mattina alla sera, ha lavorato prendendo una spiga dietro l'altra, poi batte il grano e accumula trentacinque chili, quella misura d'orzo, per la suocera.
Allora, ancora qui vediamo che questa donna arriva dalla suocera e porta il suo peso, perché è importante che la sposa possa portare i suoi pesi. E qua vediamo che la suocera dice: «Ma dove sei stata? Come mai questa abbondanza, questo bene?». «Nel campo di un certo uomo che si chiama Boaz», dice lei. E Naomi dice alla nuora: «Sia egli benedetto dall'Eterno, che non ha ritirato la sua benignità ai vivi e ai morti». E aggiunse: «Quest'uomo è nostro parente stretto, uno che ha il diritto di riscatto».
Vedete come si assomiglia la vita di Gesù con noi? Quest'uomo ha il diritto di riscatto. Che cos'è avere il diritto di riscatto? La possibilità di riscattare ciò che hai perso, ciò che hai venduto: nessun altro lo può comprare, solo tu hai il diritto. Solo Gesù ha il diritto di riscatto.
Questo è quello che è successo alla nostra vita. Ma perché soltanto Gesù poteva riscattarci? Perché non c'era un altro modo. Pensate solo questo, e non c'è bisogno che ve lo dico, che Gesù ha lasciato la gloria celeste per morire. Per quello è venuto: è venuto per morire, e attraverso la sua morte ci ha riscattati.
Ma perché soltanto lui? Lo leggiamo nell'epistola di Pietro. Dice in primo Pietro capitolo 1, verso 18: «Sapendo che non con cose corruttibili, come argento e oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come di agnello senza difetto e senza macchia». Amen. Solo lui ha il diritto di riscatto, solo lui poteva riscattarci, come agnello puro, santo, riscattandoci dal peccato, dalla morte, per mezzo del suo sangue. «L'agnello preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi; per mezzo di lui credete a Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio».
E quindi, cari fratelli, questo diritto di riscatto dell'uomo, il parente più stretto, che è Gesù. E la Scrittura ci dice chiaramente che Naomi da quel momento si rende conto che sua nuora non era capitata per caso in una proprietà dove il suo parentato era quello del marito, dove quell'uomo parte da Betlemme ed era un parente stretto, l'unico che aveva quel diritto di riscatto.
Poi, andando avanti, vediamo che quest'uomo si interessa di più. Adesso vediamo che nella sposa, in questa donna, comincia a nascere un sentimento. Era sicuramente molto più giovane di Boaz, ma troviamo un'altra testimonianza che Boaz reca a questa donna, e le dice: «Sii benedetta dall'Eterno, figlia mia. La bontà mostrata quest'ultima volta supera quella di prima, perché non sei corsa dietro ai giovani, poveri o ricchi».
La purezza di questa donna la vediamo dalla testimonianza. Sei giovane, non sei corsa dietro ai giovani, no, ti sei mantenuta pura. Questa era la testimonianza. «Ora dunque non temere, figlia mia; io farò per te tutto quello che tu richiedi». Boaz, dimmi tutto ciò che desideri. Gesù, dimmi quello che richiedi: «Io farò per te tutto quello che tu chiedi».
Che cosa chiedi? Che cosa chiediamo al Signore? Dove arriva la nostra richiesta? Che cos'è importante? Questa donna, per la sua testimonianza, per la sua condotta, per la grazia di Dio, è riuscita a entrare in un futuro che lei stessa non si aspettava.
Che cosa ci aspettiamo dal Signore noi? Il nostro futuro non è su questa terra. La nostra cittadinanza, dice Paolo, è nei cieli, dove Cristo è seduto. È per questo che ci affatichiamo, mantenendo l'integrità, cercando la faccia del Signore, per essere una sposa vera, quella sposa...
che si dedica virtuosamente nelle braccia del suo sposo. E allora possiamo andare avanti per concludere. «Tutta la gente della mia città conosce che tu sei una donna virtuosa.» Questa è la sposa del Signore, lascia delle orme profonde. Tutta la gente sa che tu sei quella donna.
Qual è la nostra testimonianza in questo mondo? Come ci conoscono le persone? Perché Ruth non ha scelto una religione diversa, non ha scelto persone migliori del suo popolo. Ruth ha fatto una scelta. E così vediamo che anche in questo caso, a motivo di quello che era la sua testimonianza, vediamo che questa donna ha portato avanti quello che noi possiamo vedere nella Scrittura: la sua attenzione, il suo interessamento.
Com'era adesso soddisfatta di dire a se stessa: "Non ho sbagliato a scegliere. Dio ha premiato la mia scelta". E questo è quello che Dio vuole, che nel nostro proseguimento come figli di Dio possiamo scegliere ancora di servire con gioia il Signore. Ruth non ha guardato ai sacrifici come guardano tanti credenti: è pesante, non si può fare.
Un giorno ho chiesto a una sorella: "Ma se il Signore ti volesse chiamare a servirlo in un altro paese, ci andresti?". Non ha pensato nemmeno un minuto. "No, io non mi muovo da casa mia, io non mi muovo dal mio paese". Ma se lo dice il Signore, di servire in un altro paese? "No, no, fratè, no, no, io non mi muovo di qua".
Questo mi ha un po' lasciato perplesso, per dire che siamo stati riscattati e la Scrittura dice che non apparteniamo più a noi stessi. Abbiamo un altro padrone, che ci può dire di poter servire. Chi ha detto che il tuo futuro è lì dove adesso stai? Quando uno si mette nelle mani del Signore deve dire: "Non io, ma la tua volontà".
E quando siamo stati chiamati, che diciamo? "Non voglio lasciare il mio comfort. Qui ho le mie eredità, qui ho i miei parenti, lì mi sono legato". E no, cari fratelli, non è così. Quello che nel cuore noi dobbiamo desiderare è che possiamo seguire il Signore ovunque lui andrà. Questa era la decisione di Ruth: «Dove andrai tu, andrò anch'io».
Hai in cuore di servire il Signore. Hai ricevuto qualcosa perché tu possa andare da qualche parte, dove il Signore ti chiama a portare la parola, a portare l'Evangelo. Quanti fratelli si sono spostati dall'Africa per venire in Italia per lavoro, per bisogno, per necessità. E quanti si sono spostati per servire il Signore, per dare la loro vita, per metterla nelle mani di Dio, sapendo che il tempo è quello che è su questa terra.
In base alla scelta che facciamo, possiamo vedere la benedizione del Signore. E questa donna ha avuto la grazia di poter, attraverso la sua scelta, di vedere che si sono chiuse tutte le porte per lei nella sua vita, ma poi si sono aperte tante altre porte. E non è bello che, quando tu affidi la tua vita a Dio, potrai vedere come il Signore apre una porta dove è tutto chiuso?
E questo dobbiamo desiderare oggi, più di ieri: che possiamo dire al Signore "dove vuoi tu, quando vuoi tu e come tu vuoi. Questo io voglio". Questo è l'amore che Dio mette nel nostro cuore, quello di poterlo servire senza condizioni, ma di ubbidire alla sua voce e di fare il suo volere e la sua volontà.
Perciò, cari fratelli, chiudiamo questa storia soltanto con questo principio: vedere che la sposa si dispone, serve, si sacrifica per amore di Boaz, per amore di Cristo. E questo dobbiamo fare: per amore di lui siamo pronti a dire "Eccomi, Signore, io sono qua". Che Dio ci benedica. Amen.
Alleluia. Sì, a te la lode, a te la gloria, a te la benedizione, che anche in questo giorno, Signore, tu ci hai onorati, o Dio, con la tua presenza, dandoci grazia di prostrarci davanti a te, di considerare, o Signore, la bellezza della tua parola, la grazia e l'insegnamento che tu ci porti, o Signore, dandoci di poter intendere, o Signore, e di poter camminare secondo le tue vie, nella buona volontà, o Signore.
Sì, che ancora in questo giorno il nostro cuore sia per te, tutto per te, ringraziandoti per tutto ciò che hai fatto in mezzo a noi. E ancora, o Signore, pregando che tu possa preservarci, o Signore, da tutto ciò che non ti appartiene, ma che possiamo tenere gli occhi su Gesù, colui che ha compiuto ogni cosa per noi, colui che ci ha riscattati, che ha pagato un caro prezzo.
Vogliamo considerare questo sacrificio universale, o Signore, che soltanto lui poteva fare. Grazie, o Signore, ancora per questi cari. Noi ti preghiamo che tu accompagni ognuno alle proprie dimore, benedicendo ognuno, nel nome di Gesù, che è benedetto in eterno. Amen. Amen. Dio ci benedica.