Lottare con Dio — la vera vittoria

Leggiamo nella sua parola come combattere con Dio, non contro Dio, ma con Dio accanto a noi. "Fratello Davide, che stai dicendo questa mattina?" È chiaro che io voglio parlare sempre in termini spirituali, non naturali, così prego anche che chi ascolta capisca che dallo spirito noi possiamo trarre tanti vantaggi, perché lo spirito ci dà la sapienza per comprendere quello che il Signore anche questa mattina già anticipatamente ci ha voluto dire attraverso la testimonianza del fratello Gianluca. Condividiamo insieme questo passo della Scrittura nel libro della Genesi al capitolo 32, una storia che conosciamo: quella di Giacobbe. Gloria a Dio.

"Così Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntar dell'alba. Quando quest'uomo vide che non lo poteva vincere, gli toccò la cavità dell'anca e la cavità dell'anca di Giacobbe fu slogata mentre lottava con lui. E quello gli disse: 'Lasciami andare perché sta per spuntare l'alba'. Ma Giacobbe disse: 'Non ti lascerò andare se non mi avrai benedetto'. L'altro gli disse: 'Qual è il tuo nome?' E Giacobbe rispose. Allora gli disse: 'Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto'. Giacobbe gli disse: 'Ti prego, dimmi il tuo nome'.

Ma quello rispose: 'Perché chiedi il mio nome?' E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Peniel perché disse: 'Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata'." Amen, amen.

Allora, fratelli, dovreste chiedere in un altro momento al fratello Gianluca in questa situazione se ha lottato con gli uomini e ha lottato anche con Dio, perché lottare con Dio significa avere tutta la virilità che lo Spirito Santo ci mette davanti, per dire al Signore: No, Signore, non è come pensa la mia carne. Io non mi rassegno, io non mi fermo, ma vado avanti. Giacobbe ha lottato con Dio, con quell'angelo che stava davanti. Tu dici, fratello: capiamo un po' di più che significa lottare con Dio? Hanno fatto a pugni. Cos'è il lottare con Dio? Credo che quando Gianluca si è trovato in quella fornace, no?

Non ha detto: "Signore". Ha dovuto gridare come tanti di noi che ci siamo trovati in questa situazione e abbiamo gridato a Dio, abbiamo pregato, abbiamo supplicato. Qual è il combattimento più grande che noi possiamo avere davanti a Dio se non nella preghiera, nella prova? E queste cose avvengono quando ci addormentiamo. E il Signore dice: un metodo per svegliare i miei figli è quello di metterli un po' sotto tensione. Noi certe cose non riusciamo a comprenderle e lì per lì siamo scoraggiati, sconfortati, ma arriva il momento dove noi possiamo vedere che alla fine possiamo dire tutti insieme che Dio è buono.

E come puoi dirlo quando ti trovi nella prova, nella fornace? Perché il tuo spirito non sente il momento di dare gloria a Dio in quella situazione. Ma Giacobbe sapeva — per me questo è un'opportunità — perché già aveva ricevuto la promessa non solo dai padri ma anche quando fu a Betel. Ricordate quel passo quando vide la scala e il Signore disse: "Io ti benedirò"? Ma Giacobbe vide la sua vita in affanno: un po' con le mogli, un po' con il suo suocero Labano, che era anche lo zio, perché lo frodava. Ma lui stesso fin dalla nascita lottava.

Quando leggiamo il libro di Osea — la parola ci aiuta sempre a trovare le soluzioni e le rivelazioni che la Scrittura ci dice — in Osea al capitolo 12, che cosa ci dice la Scrittura riguardo a Giacobbe? Perché è importante che sappiamo quello che il Signore dice: Giacobbe non lottò soltanto perché aveva quella disposizione nel cuore, perché lui chiedeva: "Io non ti lascio, tu mi devi benedire". E chi è che può dire al Signore: tu mi devi benedire? E allora in questo combattimento vediamo come non ci si ferma facilmente. In Osea al capitolo 12 la Scrittura dice al verso 3: "L'Eterno è in lite con Giuda e punirà Giacobbe per la sua condotta, lo ripagherà secondo le sue opere.

Nel grembo materno prese il fratello per il calcagno e nella sua forza lottò con Dio. Sì, lottò con l'angelo, vinse, pianse e lo supplicò. Lo trovò a Betel e là egli parlò con noi, cioè l'Eterno, il Dio degli eserciti, il cui nome è l'Eterno."

Giacobbe aveva una vita di combattimento. Lo disse anche davanti al faraone, quando tornò e andò in Egitto: "La mia vita è stata una vita di affanno. I miei anni non sono stati gli anni dei miei padri". Ma quello che è bello di Giacobbe è la costanza, la forza di lottare. Chi è che ha mai lottato con Dio in questa maniera? Dicendo al Signore: io non ti lascio, tu mi devi benedire? Troviamo, cari fratelli, un esempio che noi, guardandolo con gli occhi spirituali, capiremo nel Vangelo di Marco al capitolo 10. Troviamo una persona che aveva un urgente bisogno, una persona a cui la folla e gli uomini non hanno messo in considerazione la sua condizione. Ma lottare con Dio è dire al Signore: Signore, io non mi fermo, non mi arrendo, posso essere scoraggiato, ma mi rialzo perché voglio andare avanti.

In Marco al capitolo 10 leggiamo del cieco di Gerico, un esempio di una persona che non si è rassegnata alla sua condizione, una persona dove a quei tempi non c'era medicina, scienza, non c'era tecnologia. Era un emarginato, un cieco. E dice la Scrittura, leggiamo al capitolo 10 di Marco dal verso 46: "Giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo, il cieco, sedeva lungo la strada mendicando. Avendo udito che chi passava era Gesù il Nazareno, cominciò a gridare e a dire: 'Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me'.

Lo sgridavano affinché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: 'Figlio di Davide, abbi pietà di me'. Gesù si fermò e ordinò che lo si chiamasse. Chiamarono dunque il cieco dicendogli: 'Fatti animo, alzati, egli ti chiama'. Allora egli, gettando via il suo vestito, si alzò e venne a Gesù. E Gesù, rivolgendogli la parola, disse: 'Che vuoi che io ti faccia?' Il cieco gli disse: 'Rabboni, che io recuperi la vista'. E Gesù gli disse: 'Va, la tua fede ti ha guarito'. E in quell'istante recuperò la vista e si mise a seguire Gesù per la via." Amen.

Perché quest'uomo lottò con gli uomini e con Dio? Era seduto ai margini della strada nella polvere, perché a quei tempi non c'erano le strade asfaltate di oggi. Era Bartimeo, figlio di Timeo. Il nome Timeo significa Onorato. Il padre aveva questo nome Onorato, e lui stesso aveva un nome che non era conforme alla sua condizione, perché il nome Bartimeo significa altamente onorato. Quello che noi vediamo invece è che questo uomo, questo Bartimeo, questo cieco non era assolutamente onorato, ma disprezzato dagli uomini, mendicava. Non so chi lo accompagnava in quel posto a mendicare, ma era un cieco e stava lì.

Ma la Scrittura ci dice che Bartimeo sentì passare delle persone e chiese che cosa stava succedendo e gli dicono: Gesù il Nazareno sta passando per quella via. Al passaggio di Gesù, non sentiamo che dice: "Ah, sì, ho sentito parlare". Certo si parla spesso perché è un uomo da bene, ma dice la Scrittura che appena sentì che chi passava era Gesù di Nazaret, la Scrittura dice, cominciò a gridare. Uscì un grido forte dall'anima e dalla sua bocca, perché cominciò a gridare. Perché c'era stata davanti a lui un'opportunità unica nella sua vita, perché a quei tempi non c'erano ospedali, né allora né oggi si può dire che un cieco possa essere guarito e recuperare la vista. Quindi a quei tempi non c'era altra opportunità né uomini che potevano risolvere il problema della sua cecità. E anche oggi è così. La cecità spirituale: non c'è uomini, non c'è religione, non c'è nulla che possa aprire gli occhi ai ciechi se non lo fa quell'unico che noi conosciamo.

Questo cieco vedeva ciò che tutta la folla che stava intorno a lui non vedeva, unicamente perché per lui era una rivelazione. Quando gridò forte, dice la Scrittura, gridò forte: Gesù, figlio di Davide. Lui ha riconosciuto nello spirito che il figlio di Davide doveva essere il Messia che veniva da lui. E qualche volta non è necessario tenere gli occhi aperti per ricevere una rivelazione, perché sono gli occhi del cuore che hanno la vista, che vedono dove gli altri non vedono. Nessuno di quella folla vedeva che Gesù era il figlio di Davide. Perché quando il cieco ha chiesto chi era che stava passando, gli dissero: Gesù di Nazaret.

C'è una differenza fra il figlio di Davide che doveva essere il Messia, il liberatore, e Gesù di Nazaret. Allora dice che la folla disse: "Basta, non gridare così forte." Lo sgridavano perché lui gridava. Potete pensare allo stato d'animo di quell'uomo che non vedeva la luce, era cieco e in tutti i modi disse: Se Gesù va oltre, io rimarrò cieco. Non far andare Gesù oltre, perché altrimenti non vedrai più. Ma combatti! Come combatteva questo cieco con gli uomini, con la folla e con Gesù stesso. Pensate voi che la folla ha sentito il grido del cieco e che Gesù era sordo e non ha sentito il cieco, il suo dolore, il suo problema?

Non lo credo. Ma quell'uomo gridava. Era un combattimento forte in quei momenti. Gesù, figlio di Davide. Quel grido arrivò all'orecchio del Signore come qualcosa che viene dall'anima. E quel grido toccò il cuore di Gesù, la sua compassione, la sua misericordia.

Quando noi gridiamo Gesù si ferma. Lui fa come se va avanti, per capire: "Ma tu veramente sei interessato al problema? O al primo grido ti arrendi?" Dice: Ho gridato, ho pregato, l'ho supplicato, ma Gesù è andato oltre, non mi ha ascoltato, non ha risolto il mio problema. Giacobbe lottò una notte, lottò una notte con Dio perché disse: "Io non ti lascio, io non mi rassegno, io devo essere benedetto". E lottare una notte. L'angelo dell'Eterno non aveva modo di essere sciolto perché Giacobbe lo afferrò. Non ti lascio. E lui dovette dargli un colpo nell'anca perché Giacobbe poi rimase zoppo tutta la vita, ma quel tocco fu così forte che la benedizione del Signore venne sulla vita di Giacobbe.

Vide che Gesù si fermò e dice la Scrittura che gettò via il suo vestito. Il cieco gettò via il suo vestito. Ma quando crediamo al Signore, quando lottiamo con lui, dovremmo gettare prima il vestito della nostra natura, quello della carne, quello del vecchio uomo. Questo cieco, potete pensare quanta polvere, la gente che passava e il vestito com'era. Non era come magari sono io con la camicia, con la cravatta, con la giacca. Stava in mezzo alla polvere, in mezzo alla strada, mendicava. Dobbiamo non più mendicare. Non siamo stati salvati né scelti per mendicare, per chiedere l'elemosina. Combatti, devi combattere con Dio per poter ricevere la benedizione. Non rassegnarti.

Dice: Il Signore non ha voluto guarirmi, non ha voluto salvare mio marito, mia moglie, i miei figli. Piuttosto io direi: hai smesso di combattere. Ha vinto tuo marito che non è credente o tua moglie? Chi ha vinto? I tuoi figli che stanno attraversando una generazione particolare che capiscono tutto e dicono: Papà, io devo uscire alle dieci da casa, e il genitore dice: Sono i tempi cambiati, fratello. Non combatti più, vero? Non combatti più nella famiglia, perché bisogna combattere nella famiglia pure, no? Certo, è sempre un combattimento. Quando c'è da combattere si combatte anche contro il peccato, perché la croce rimanga in piedi. Si combatte sull'ambiente di lavoro. Quanti combattimenti abbiamo avuto. Si combatte nella scuola per la giustizia. La croce non si deve mettere da parte. Pensate a Gesù, quanti combattimenti ha avuto lui proprio.

Veniamo a questa storia. Gesù si ferma e ordina — questa è l'autorità — ordina di chiamare Bartimeo. Lo chiamano. Fatti animo, alzati, Gesù ti chiama. Vale la pena combattere. Vale la pena combattere. Gesù ti chiama, fatti animo. Allora siamo rassicurati. E quando lui getta il suo vestito, perché è importante conoscere questo fattore nella nostra vita. E Gesù gli rivolge la parola e gli dice: Che vuoi tu che io faccia per te? Non hai mai sentito questa voce nel cuore? Che cosa vuoi che io faccia per te? Mi stai pregando. Stai pregando non da ieri, da mesi, da anni, per i tuoi figli, per la tua famiglia, per tuo marito, per una benedizione, per un risveglio. Stai pregando. Che cosa vuoi che io faccia per te?

Al contrario, fu Saolo a dire a Gesù: Signore, che cosa vuoi tu che io faccia? Qui è il Signore che dice al cieco: Che cosa vuoi? Chiedi e io ti darò le nazioni, dice Isaia. Chiedi, ma non chiedere in maniera superficiale, leggera. Dice che Giacobbe in Osea lottò con Dio, pianse con le lacrime, chiese a Dio la benedizione. Noi leggiamo soltanto che lottò con Dio e passiamo avanti. Ma è una notte di lotta, quindi per chiedere una risposta al Signore, qualche volta diciamo Signore e finisce la preghiera. Ma è il cuore che lotta, che combatte. E perché combatte? Perché questo cieco vedeva ciò che gli altri non vedevano?

Perché la sua fede — la fede che aveva nel cuore — credeva che il figlio di Davide poteva fare quello che non si può fare né con la scienza né a livello umano. Non si può fare. Recuperare la vista puoi recuperarla soltanto quando Gesù ti chiama. Eh, Signore, dice lui, Rabboni — lo chiama maestro — riconosce che Gesù è il maestro, il vero, e dice: che io recuperi la vista. Quando non vedi, quando ti trovi davanti alla prova, davanti a situazioni difficili da risolvere a livello umano, che fai? A chi ti rivolgi? Perché l'uomo cerca prima tutte le scappatoie per risolvere i problemi.

Ma la prima cosa che dovrebbe fare — porto un piccolo esempio. L'altro ieri avevamo un problema in casa: l'acqua dallo scarico del lavamandino non usciva. Una cosa pratica. E allora abbiamo pensato: dobbiamo rompere il pavimento perché dobbiamo cercare dove il tubo è otturato, dove non passa l'acqua. È un problema che ci portiamo da un po' di tempo, ma questa volta abbiamo detto: no, questa volta lo dobbiamo risolvere. Non possiamo stare sempre così a vedere questo problema.

Poi le donne, capite, devono lavare i piatti e il lavamandino si è tappato. E allora va bene, no, questa volta dobbiamo risolvere. Abbiamo rotto tutto vicino casa, tutti i mattoni, il pavimento, abbiamo scavato per trovare il tubo, non l'abbiamo trovato. Non abbiamo trovato ciò che cercavamo. A un certo punto si è accesa la lampadina, un po' dal fratello Tony che ha quella santa pazienza di fare questo servizio, ma principalmente perché nel cuore ho detto: Signore, stiamo cercando ciò che non stiamo trovando. Mi sembra che è arrivato il momento che tu ci dica come possiamo risolvere questo problema.

Ma anche se momentaneamente dalla preghiera — perché noi anche nelle piccole cose diciamo: No, questo lo so fare, questa è la mia intelligenza, la mia capacità — difficilmente mettiamo Dio in mezzo. Forse nei grandi problemi gridiamo al Signore. Ma il Signore dice: La mia presenza andrà con te sempre. E noi ci ricordiamo che senza Gesù non possiamo fare nulla. E per me è stato un esempio che il Signore mi abbia detto: non cercare qualcosa in un posto che non c'è. Vieni a me e io ti do la strada per trovare, per risolvere il problema. E così ha fatto questo cieco.

Solo Gesù poteva ridargli la vista e questo è stato bello. Ci voleva un grido, un combattimento contro la folla. E tutto questo che noi possiamo vedere è la mente. Vediamo perché Gesù gli disse: Va, la tua fede ti ha guarito. E in quell'istante recuperò la vista e si mise a seguire Gesù per la via. La tua fede ti ha guarito, fratello. Noi abbiamo la parola, la spada dello Spirito, come dice in Ebrei 4, con quella dobbiamo combattere. Certo, certo. Ma se quella spada la tieni nel fodero tu non combatti, non puoi combattere. Quindi ci vuole la fede.

Tutti abbiamo la parola. Tutti sappiamo le storie di Giuseppe, di Davide, di Giacobbe, di Gesù nei Vangeli, ma quando arriva il momento di mettere in atto quello che sta scritto — la lettera va bene, ma senza la fede non andiamo da nessuna parte, anche se diciamo abbiamo la parola dello Spirito che è la spada. Ho capito. Lasciala nel fodero, non la usare. Ma io so che c'è un messaggio forte dove non si può smentire quello che la Scrittura ci dice riguardo al combattimento.

Perché dici, fratello: senti, io leggo un'altra cosa, che il nostro combattimento non è contro Dio, ma è contro la carne e sangue. Quale carne? Quella degli altri? No, principalmente la tua, perché il mio combattimento spesso è sempre contro la mia carne. Quella è la più forte. È più forte del diavolo. Pensa, quando noi diciamo che il diavolo è il primo nemico, ti stai sbagliando, non ti conosci bene. Io ho imparato a conoscere che il più grande nemico sono io, la mia stessa carne.

Come noi leggiamo che il nostro combattimento non è contro carne e sangue, ma contro gli spiriti, contro i dominatori dell'aria, allora noi diciamo, fratello: il nostro combattimento, noi combattiamo contro Satana. Certo, lo dice pure la Scrittura e ci dice pure che c'è un'armatura per poterti rivestire per quel combattimento. Ma cari fratelli, dobbiamo esercitare quello che qualche volta mettiamo da parte. La parola ci dà la risposta riguardo a quello che hanno usato Giuseppe, Giacobbe, Bartimeo. Perché la Scrittura dice: per fede. Ebrei 11 al verso 34: Per fede caddero le mura di Gerico dopo che vi erano girato attorno sette giorni.

Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli perché aveva accolto in pace le spie. E che dirò di più? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Jefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali, attenzione, per fede vinsero i regni. Quella parola vinsero: tu se non combatti non vinci. La vittoria viene nel combattimento e questi per fede, dice, vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni. Stiamo per arrivare. Spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada e questo è bello, mi è piaciuto.

Trassero forza dalla debolezza. Per fede si trae la forza dalla debolezza. Quando siamo deboli, allora siamo forti, dice Paolo. Ma è quella fede che noi dobbiamo esercitare per vedere il braccio dell'Eterno nella nostra vita.

Ma questi sono i tempi dove la fede sembra che si è addormentata. Eh, fratello, non sono più i tempi di una volta. Quando io sento queste cose dai cristiani, mi sale l'angoscia. Ah, non dobbiamo più credere perché i tempi sono cambiati. Sono cambiati nelle famiglie, sono cambiati con i figli, sono cambiati con i credenti, sono cambiati nelle chiese. Perché se i pastori fanno spallucce e dicono: Fratello, eh, che possiamo fare? C'è il modernismo, l'umanesimo nelle chiese adesso. Perché nemmeno i pastori vogliono combattere più? Fate quello che volete. Hanno lo spirito di Aaronne. Sì, perché Mosè disse: Aaron, hai lasciato sfrenare il popolo?

L'ha lasciato sfrenare, cioè non hai messo un freno. Sono venuti a chiederti di fare un altro Dio, un altro vitello, e tu hai detto: Va bene, toglietevi gli orecchini dall'orecchio. Magari ancora gli orecchini c'hanno tanti che ce l'hanno, per fare un vitello. Allora dobbiamo capire perché Aaron non era capace di combattere. Ha temuto la folla, il popolo. Mosè invece disse ai Leviti: prendete la spada e passate in ogni tenda per uccidere i vostri fratelli, la vostra carne. Quanto è profonda la parola di Dio. Combatti. È importante che combatti.

E abbiamo tanti altri esempi, non abbiamo il tempo questa mattina, ma solo con questo voglio chiudere uno degli esempi più forti per noi. Ebrei 12 dice così: "Anche noi dunque, essendo circondati da un così grande numero di testimoni, deposto ogni peso il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e completatore della nostra fede. Lui che, con la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. Considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno." Il nostro Signore ha sostenuto un grande combattimento e l'apostolo ci dice, l'autore di questa lettera: non ti stancare. Tieni gli occhi su Gesù, combatti e combatti sempre fino alla vittoria.

Perché quando noi leggiamo delle sette chiese di Apocalisse, l'ultima frase dice: A chi vince? Se tu non combatti non vincerai. Se tu ti arrendi non vincerai. Arrenditi a Cristo e allora la vittoria verrà. Questo è importante. Teniamo gli occhi su Gesù. Lui non si è stancato, ha combattuto davanti a tanti oppositori. Noi abbiamo un esempio davanti, il nostro caro maestro. Perciò, cari fratelli, la nostra vita è tutta una vita di combattimento. Tu vorresti entrare in un sistema pacifico? No, dice fratello, mi sono stancato di combattere. Certamente, ma Paolo disse: Io posso ogni cosa in colui che mi dà la forza. Amen.

Allora, come ha detto il fratello Gianluca, senza Gesù non avrebbe potuto combattere. Quando ci troviamo davanti a queste cose, possiamo certamente dire che con Gesù possiamo saltare un muro, disse Davide. Facciamolo anche noi e diciamo al Signore: tu mi devi dare la forza per combattere. Non mi voglio arrendere davanti a un marito che non è credente, a una moglie che non mi vuole seguire, a dei figli che vogliono fare come vogliono loro, a un ambiente di lavoro ostile. Dove vuoi, lì dovrai sempre combattere. E quando pensi che stai tranquillo, che c'è pace, che c'è serenità, allora bisogna stare attenti casomai quello sia un sonno spirituale e allora ti sei adagiato, stai tranquillo. Ma è bello quando possiamo combattere e in noi e a fianco a noi c'è il Rabboni, il maestro che ci dà la forza e andare avanti. A lui la gloria.