Fare la volontà di Dio in ogni cosa

Mentre riflettevo sulla scena del lavare i piatti, vedevo come prendiamo tutti gli elementi in gioco: gli strumenti, tutto ciò che serve. Ci sono strumenti imprescindibili. Per lavare i piatti abbiamo bisogno del piatto sporco e dell'acqua. L'acqua è un elemento imprescindibile. C'è anche una spugna, che è quello che ci serve. Se non è in buone condizioni, se è sporca, non possiamo utilizzarla correttamente, perché nella parola è scritto che la dobbiamo immergere, inzuppare.

Vedevo come spesso bisogna andare davvero in profondità. Per essere uno strumento che serve appieno, dobbiamo essere pieni, inzuppati, immersi. E mentre osservavo questa scena, vedevo come quando uno è inzuppato e altri che stanno di fianco a lui non lo sono, non ti puoi nemmeno avvicinarti perché altrimenti ti bagni. È quello che il Signore mi faceva vedere: come possiamo comunicare agli altri quello che abbiamo ricevuto. Se siamo ripieni e traboccanti, chi ci sta di fianco a poca distanza se ne accorgerà.

Non possiamo fare a meno di mostrarlo, anche se vogliamo parlare di tutt'altro. La gioia e l'essere ripieni della grazia del Signore ci renderanno visibili per forza, e la differenza si vedrà.

Voglio condividere un insegnamento che il Signore mi ha dato questi giorni. Si trova in Giovanni 5:30. Il Signore Gesù dice: "Io non posso far nulla da me stesso. Giudico secondo ciò che odo, e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà del Padre che mi ha mandato."

Mentre leggevo, il Signore mi ha parlato intorno a questo e alle scelte che facciamo quotidianamente, anche nelle situazioni più importanti per fare la scelta giusta. È qualcosa che mi ha spinto tanto. E non vuol dire che riusciamo a farlo sempre. Tante volte ci rendiamo conto di come il Signore agisce proprio quando non viviamo questo passo.

Tanti anni di fede sono un bagaglio che ci porta spesso nell'orgoglio, no? Tanti anni di fede, per quello che ho letto, possono essere anche un tranello che ci può sviare, perché basiamo la nostra scelta sulle esperienze, sulla nostra intelligenza, anche sulla maturità spirituale che possiamo avere, e perdiamo quell'attimo di calma, di umiltà che ci fa andare davanti al Signore.

Diciamo: "Ho la maturità giusta per fare questa scelta. Il Signore approverà". Poi invece si rivela errata perché saltiamo quel passaggio, quel momento di comunione con il Signore.

Parlo anche di scelte semplicissime. Mio suocero racconta che sua moglie, quasi a ogni bivio della giornata, mette tutto davanti al Signore: se andare lì, se fare questo, se fare quest'altro. E io lo prendo sempre come esempio, perché tante volte basta poco, basta sbagliare strada perché la giornata prenda una piega completamente diversa.

Può subentrare l'ira, possiamo essere irascibili, possono accumularsi dentro di noi delle amarezze che facilmente ci fanno cadere nell'errore. E allora iniziamo dalle piccole cose, rimanendo sempre in quello che il Signore Gesù ci ha detto: la volontà del Padre. "Io non faccio la mia volontà."

Eppure Gesù, nell'autorità di Figlio, in questo capitolo si manifestava in piena autorità, essendo Figlio di Dio. E la figura del Figlio è quella che ci ha avvicinati al Padre. Perché nel Vecchio Testamento abbiamo visto come questo Dio autoritario e autorevole ha dato i suoi comandamenti quasi senza misericordia per chi non lo conosceva. Le nazioni accanto vedevano quello che il Signore aveva fatto. Poi vediamo che anche lì c'era la grazia, come tanti uomini hanno sperimentato. Ma la figura del Figlio ci ha proprio avvicinato a quella che era la volontà del Padre.

Perciò, conoscere la volontà di Dio, anche nelle situazioni più banali, ci faciliterà sicuramente. I nostri pensieri saranno di pace. Saremo sempre pronti ad aiutare gli altri. Tante volte ci affatichiamo e deleghiamo agli altri: "Puoi aiutarlo tu? Questo fratello ha bisogno. È rimasto a terra con la macchina". Sono cose che succedono spesso. Ho visto fratelli che dicono agli altri: "Va tu, vai, insomma". E invece quella prontezza d'animo, quando siamo nella volontà del nostro Signore, ci farà essere pronti in ogni cosa, dalle cose più piccole alle cose più profonde.

Quando una persona ha bisogno, il nostro spirito sarà pronto perché è allenato, perché è attento ed è immerso nella parola del Signore, nella sua grazia e nella sua presenza.

Voglio leggere un passo che vogliamo condividere questa mattina. Nel Salmo 16, leggiamo insieme ciò che Davide ha visto nello Spirito e in cui ha creduto, perché lui era anche un profeta. "Proteggimi, o Dio, perché io mi rifugio in te. Ho detto all'Eterno: Tu sei il mio Signore; non ho alcun bene all'infuori di te" (Salmo 16:1-2).

"Tutta la mia affezione è riposta negli uomini santi e onorevoli che sono sulla terra. I dolori di quelli che corrono dietro ad altri dei saranno moltiplicati. Io non verserò le loro libazioni di sangue e non pronuncerò con le mie labbra i loro nomi. L'Eterno è la mia parte, la mia parte di eredità, il mio calice. Tu, o Eterno, tieni al sicuro quello che mi è toccato in sorte. Per me la sorte è caduta in luoghi dilettevoli. Sì, una bella eredità mi è toccata" (Salmo 16:3-6).

"Io benedirò l'Eterno che mi consiglia. Il mio cuore mi ammaestra anche di notte. Io ho continuamente posto l'Eterno davanti ai miei occhi, poiché egli è alla mia destra, io non sarò mai smosso. Perciò il mio cuore si rallegra e la mia anima esulta per la gloria della mia eredità" (Salmo 16:7-9).

"Anche la mia carne dimorerà fiduciosa al sicuro, perché tu non lascerai l'anima mia nello Sheol e non permetterai che il tuo santo veda la corruzione. Tu mi mostrerai il sentiero della vita. C'è abbondanza di gioia alla tua presenza. Alla tua destra vi sono delizie in eterno" (Salmo 16:9-11).

Così vediamo che Davide, già mille anni prima di Cristo, aveva avuto rivelato il mistero della vita eterna. Tutte le cose che non si vedono e che possiamo vedere per fede sono tutte un mistero. Anche l'Evangelo è un mistero. Del resto, Paolo diceva chiaramente: "Affinché mi sia aperta la bocca per proclamare il mistero dell'Evangelo di Cristo Gesù".

E ancora Paolo dice che egli bramava proclamare il mistero di Cristo per sé. Tutto diventa un mistero quando non è una rivelazione. Ma quando lo Spirito di Dio ci rivela la realtà della vita eterna, la realtà dell'opera dello Spirito Santo, i suoi doni, i suoi frutti e tutto quello che non si vede, allora possiamo sicuramente cominciare a concentrare la nostra vita su cose che non sono solo per un tempo.

E questi sono i tempi in cui ci sono molte distrazioni nella vita degli uomini, ma più pericoloso ancora nella vita dei credenti. Quando abbiamo il desiderio di sentire continuamente la presenza del Signore, il Signore ci rivela qualcosa che dal materiale ci trasporta allo spirituale.

Davide aveva in cuore questo desiderio: lo Spirito gli aveva messo la certezza dell'eternità. E Dio ha messo nel cuore degli uomini il pensiero della vita eterna. Personalmente, al momento della mia conversione avevo solo ventisette anni. Ho pensato: "Sarà lunga", è un pensiero lecito, normale, si è ancora giovani. Ma man mano che sono passati questi anni, mi sono accorto che il tempo non solo non lo possiamo contare, ma diventa così breve. Negli anni che passano come un attimo ho pensato: "Ieri avevo venti anni, e oggi?" Come scorre il tempo. E poi i pensieri dove vanno? Vanno a ciò che è eterno, perché è Dio stesso che mette nel nostro cuore il pensiero dell'eternità. Ci allontana dalle cose insignificanti.

Nel Salmo 119 è scritto: "O Dio, allontana il mio cuore da ogni vanità" (Salmo 119:37). Noi qualche volta non ci accorgiamo, ma ci sono delle cose che non hanno una importanza rilevante, che non glorificano Dio. Perché lui stesso dice: "Fate ogni cosa alla gloria di Dio". Ogni cosa che noi facciamo, piccola o grande che sia, deve glorificare il Signore.

Ma questo è dovuto alla continua presenza del Signore nella nostra vita, e non solo a quei momenti quando ci chiudiamo nella stanza in un atteggiamento di credenti della domenica che stanno insieme, poi finito, ci rivedremo la prossima settimana. No, è un flusso continuo, quel fiume che deve scorrere continuamente affinché la lode, l'adorazione e la presenza del Signore possiamo sentirla continuamente nella nostra vita.

Qualcuno dirà: "Fratello, ma questa vita è fatta anche di sofferenza, è fatta di prove, è fatta di situazioni difficili". Non voglio escludere questa realtà. Ci mancherebbe che non fosse così. Del resto, la parola di Dio ci dice anche questo, per non entrare in contraddizione con i nostri pensieri. E l'apostolo Paolo ci mette davanti una rivelazione.

È vero, la sofferenza è qualcosa che il Signore già ci ha dichiarato. Ma noi guardiamo a quello che la parola di Dio ci porta alla consolazione. E in Filippesi, Paolo dice: "Non distacchiamoci dai pensieri del cielo, ma rivolgiamoci sempre al cielo; pensiamo alle cose belle" (Filippesi 4:8).

E poi quando siamo nella prova, come facciamo a pensare? Chiediamolo al nostro padre Abramo. Il Signore gli disse: "Non andare dietro l'angolo, non aspettare. Vai al monte Moria. Tre giorni di cammino". In quei tre giorni non sappiamo quali erano i pensieri di Abramo.

Ma Abramo disse ai servi: "Rimanete qua. Io e il ragazzo andiamo ad adorare". Abramo, stai vivendo la realtà? Devi sacrificare il tuo unico figlio e non lo farà un altro, lo devi fare tu. La tua mano deve alzare il coltello.

Com'è possibile che un uomo dica: "Io vado col ragazzo ad adorare, andremo e torneremo"? Benedetta fede, benedetta comunione. Perché? Perché Abramo conosceva il suo Dio. Lo conosceva così intimamente. Infatti, dice in Ebrei che "riteneva che Dio avrebbe restituito il suo figlio come un miracolo, come una risurrezione".

Ecco perché è importante per noi avvicinarci sempre più alla conoscenza di colui che ci può rivelare quei misteri. In quello che lo Spirito ci mostra, anche nella sofferenza possiamo dire: "Grazie Signore di questa prova". Forse possiamo dire: "Grazie Signore per questa malattia". Chi ha mai detto grazie per una malattia?

Qualcuno tra noi che è stato malato l'ha fatto? No. Abbiamo detto: "Signore, liberami da questa malattia, da questa prova". Abbiamo chiesto alla Chiesa di pregare. "Signore, ti preghiamo per questa sorella, per questo fratello". Magari abbiamo pregato e abbiamo detto: "Signore, dagli forza per sopportare questa prova, questa malattia".

Perché vedete, fratelli, non è sempre come noi pensiamo. Qualche volta Gesù ci attira dalla croce verso il suo seno insieme a lui, per farci capire un poco dei suoi dolori, della sua sofferenza. E qualche volta dura un po' di più, poi ci lascia e ci fa scendere da quella croce.

Nel capitolo 8 di Romani, verso 18, Paolo dice: "Io ritengo, infatti, che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi" (Romani 8:18). Amen.

E questo è quello a cui non posso non aggrapparmi, perché la parola è vivente. E io devo viverla. Questo è il mistero dell'Evangelo che è rivelato soltanto a quelli che hanno lo Spirito, a quelli che sono rinati e a quelli il cui cuore è legato e ama la parola.

Quando tu ami la parola, Dio non esita a rivelarti la parola, e tu vivi attraverso quella parola. "Le sofferenze del tempo presente non le possiamo eguagliare", dice Paolo. Non le possiamo paragonare alla gloria. Quindi noi abbiamo paura, quando pensiamo alla morte, abbiamo inquietudine per quelle che sono le sofferenze, la malattia.

Per esempio, la malattia ti fa sentire il dolore qualche volta. Il corpo ne soffre, ma l'anima entra nella libertà della grazia di Dio. Perché ci sono delle condizioni che ci portano a cercare la faccia del Signore. Quando stiamo bene, non sempre siamo così portati ad avvicinarci a Dio, a cercarlo. Ma quando non stiamo bene, quando siamo nella prova, il salmista dice: "Io faccio ricorso alla preghiera, entro nell'adorazione".

E questo per noi qualche volta diventa un paradosso, fratello. Come si può adorare Dio quando sei nella prova, nella malattia, nelle situazioni difficili? Ci sono tanti uomini nella parola di Dio che ci dimostrano che nella prova, nella malattia hanno ugualmente adorato Dio.

Nel capitolo 8 di Romani, verso 19, Paolo continua: "Il desiderio intenso della creazione aspetta la bramosia e la manifestazione dei figli di Dio, perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma per colui che l'ha sottoposta nella speranza che la creazione stessa venga essa pure liberata dalla servitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Romani 8:19-21).

Dio ha fatto un mondo e una terra perfetta. Tant'è vero che alla fine del sesto giorno lui disse che tutto quello che aveva fatto era buono. Poi per mezzo del peccato tutto si è guastato. E Dio ha preparato per noi una terra diversa, un luogo splendente, un luogo che con la nostra immaginazione non possiamo raggiungere né si può spiegare.

Ma per noi conta un fatto importante: finché viviamo su questa terra, cercheremo sempre di imparare da questi uomini che hanno visto la realtà celeste. Davide stesso: "L'Eterno è la mia parte di eredità, il mio calice. Tu, Eterno, tieni al sicuro quello che mi è toccato in sorte". E poi dice: "Per me è una bella sorte, eredità".

Quanti cristiani si sono contesi l'eredità? Ed è vero, è una realtà che qualche volta l'abbiamo sentita. Eppure la parola di Dio ci dice chiaramente come Davide era un uomo ricco, aveva tanti beni e li aveva messi a disposizione di Dio per la costruzione del tempio. Aveva accumulato tutti questi beni durante la sua vita con un progetto che aveva nel cuore da parte di Dio. Perché il progetto non era di Salomone, era di un uomo secondo il cuore di Dio.

Quindi potete pensare dove stava il cuore di Davide? A che cosa pensava? Quali erano le sue preoccupazioni? Dove sta il nostro cuore oggi? Perché se il nostro cuore sta lì sulla terra, non abbiamo molte cose a cui affezionarci, perché sulla terra tutte le cose sono solo per un tempo. Ma l'amore di Cristo ci attira sempre più verso di lui.

Ed ecco perché questi uomini hanno compreso chiaramente che "alla presenza del Signore c'è abbondanza di gioia" (Salmo 16:11). Alla sua destra vi sono delizie in eterno.

Quanto è importante, cari fratelli, che noi possiamo comprendere adesso, non so se lo volete accettare o meno, non è più una questione di avere settanta, ottanta, novanta anni. È una questione: ormai il tempo è breve. E questo lo dico anche agli adolescenti, a quelli che hanno coscienza della realtà di questo mondo, che è ormai tutto pronto, che Gesù è alle porte.

Non possiamo negarlo se non per l'assenza di un evento particolare. Ma come possiamo vedere in questi tempi, le nazioni stanno spendendo le loro risorse per le armi, per ogni tipo di arma, miliardi e miliardi. Tutto questo si sta preparando per quelli che sono i grandi eventi che la parola di Dio ci indica, come lo stesso Signore ha detto.

Perciò non è più una questione di: "Sono giovane ancora". Il tempo, se è breve per me che ho un'età un po' più avanzata, è breve anche per te che sei giovane, perché Gesù è alle porte. Non so se lo senti nello Spirito. Perché se lo senti nello Spirito, capirai quello che l'apostolo Pietro dice chiaramente.

Alcuni pensano che il Signore ritarda la promessa della sua venuta. Ma è vero che il Signore ritarda? Il Signore ha mai fatto ritardo? E seppure dovesse ritardare, dice l'apostolo Pietro, lui lo fa unicamente perché vuole che nessuno si perda, ma che tutti possono raggiungere la salvezza.

Ma noi, come figli di Dio che crediamo alla venuta del Signore, dobbiamo prepararci. Riguardo alla sofferenza, la parola di Dio ci dice di stare attenti, perché se soffriamo per le cose di questo mondo, cari fratelli, ne portiamo la pena.

Però Pietro dice così, nel capitolo 4 di Primo Pietro: "Fratelli carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi" (1 Pietro 4:12-14).

"Da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. Nessuno di voi abbia soffrire come omicida, ladro, malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri. Ma se uno soffre come cristiano, non si vergogni; anzi glorifichi Dio a questo riguardo" (1 Pietro 4:14-16).

Noi pensiamo qualche volta e diciamo: "Signore, necessariamente dobbiamo soffrire". Ora noi facciamo sempre capo alla Scrittura, e la Scrittura dice: "Tutte le cose cooperano al bene per quelli che amano Dio" (Romani 8:28). Tutte le cose cooperano.

Ne facciamo un'esperienza personale, perché se non facciamo questa esperienza non possiamo comprendere perché Dio mette davanti a noi tutte le cose. Nel Salmo 23 è scritto: "Io benedirò l'Eterno in ogni tempo".

L'altro giorno abbiamo avuto un colloquio con un fratello la cui sorella sta soffrendo per una malattia. In un primo momento, mi ha testimoniato, il suo cuore si è aperto, abbiamo parlato. Mi ha testimoniato che non capiva. Era inaspettato, un fulmine a ciel sereno, questa prova improvvisa. Lui non capiva, diceva: "Signore, non sono nemmeno preparato. Tutto ad un tratto e i pensieri dove vanno?"

Noi diciamo al Signore e chiediamo, facciamo tante domande. Perché allo stesso modo, quando lo Spirito Santo nella sua misericordia, nelle miriadi di compassione, viene e non ci lascia nel dolore, nello sconforto, grazie a lui perché egli si chiama il Consolatore.

Mi ha detto: "Il Signore mi ha rivelato qualcosa. Mentre ero seduto, mentre mia moglie era in sala operatoria, il Signore si è manifestato. Come? Non è venuto un angelo. Mi è salito nel cuore un passo della Scrittura. L'ho sentito così forte e una pace è entrata nel mio cuore".

Questo fa la parola di Dio. L'essere legati a Dio, il sentire il bisogno di rimanere vicino a lui, perché Dio non si allontana da te. Lui rimane sempre lì. Siamo noi che qualche volta ci allontaniamo. Ed è per questo che dobbiamo avere in cuore tutti quei buoni propositi che ci fanno rimanere nella comunione col Signore, nella sua presenza continua sempre durante la giornata, così che possiamo sentire la dolcezza della sua presenza, la forza nella prova, nel dolore.

Tutto questo ci porta a comprendere che la promessa del Signore, le sue parole non sono state vane. Lui stesso ci ha detto: "Io sarò con voi tutti i giorni". Tutti i momenti. Sempre. Questa è la fedeltà di Dio. Avviciniamoci a lui e impariamo a conoscerlo sempre più. Non ci saranno più misteri perché affronteremo una realtà che nella fede hanno visto tutti i nostri avi.

Nel capitolo 11 di Ebrei leggiamo: "Abramo vide questa città celeste da lontano, e tutti loro, tutti questi uomini di fede, queste cose le salutarono da lontano perché la loro speranza e il loro cuore era lì" (Ebrei 11:10, 13).

Dove Dio domani porterà anche noi. Queste sono le realtà invisibili che ci consolano da quelle che sono le sofferenze momentanee di questa vita e di questa terra. Ma con lui godremo la gloria celeste.