Daniele e la fedeltà a Dio
Dal Salmo 115 leggo i primi tre versi dove dice: "Non a noi, o Eterno, non a noi, ma al tuo nome da gloria. Per la tua benignità e per la tua fedeltà. Perché direbbero le nazioni dov'è il loro Dio? Ma il nostro Dio è nei cieli e fa tutto ciò che gli piace."
Amen.
Siete d'accordo che Dio fa tutto ciò che gli piace? Amen. Perché poi nei momenti più difficili il Signore questo non mi piace. Non è che Dio abbia piacere anche quando soffriamo, no. C'è tutto un discorso dietro spirituale che lo capiscono soltanto quelli che sono nati di nuovo. Naturalmente, perché direbbero: dov'è il loro Dio?
Ho sentito in questi giorni che molte persone, riguardo a quella tragedia che è successa in Svizzera, dicono che sono morti più di 40 giovani, 130 feriti e altri dispersi. Insomma è una cosa immane che non si può nemmeno descrivere. E le persone dicono: "Dov'era Dio quando questi giovani sono morti? Stavano in quella tragedia."
Questo fa il mondo. Alla fine la colpa è sempre di Dio. Dov'era Dio quando ha bombardato tutti quei bambini? Dov'era Dio in quel terremoto? E così sempre: dov'era Dio?
Io poi mi chiederei: perché tanti uomini dicono che quei giovani si stavano divertendo, erano degli adolescenti. Certo, nessuno può dire di più, però io potrei dire: "Ma Dio dov'era quando le bottiglie di champagne e di spumante erano quasi vuote oppure incendiavano? Dov'era quando anziché fumare una semplice sigaretta hanno fumato qualcos'altro? Dov'era quando si divertivano nel peccato, nella fornicazione? Dio non c'era lì. Quindi le persone dicono: 'Dov'era Dio?'"
Allora, ho sentito la testimonianza di un sacerdote, credo, che ha consolato i genitori con una lettera dicendo che Gesù era con i vostri giovani, con i vostri figli mentre bruciavano. Bruciava anche lui, che Gesù soffriva mentre loro soffrivano. E così ha fatto un discorso umano verso i genitori per consolarli. E poi ha detto: "Non vi dovete preoccupare perché un giorno adesso stanno in cielo e un giorno li raggiungerete anche voi e starete con i vostri figli."
Ma io dico: perché i religiosi vivono nell'ipocrisia e nella menzogna? Così come disse William Booth, quell'uomo di Dio, un giorno alla fine dei tempi ci sarà un cielo senza inferno, quindi non ci sarà più peccato per niente, tutti. E allora, anziché dare la colpa a Dio, l'uomo dovrebbe chiedersi: l'uomo di se stesso ha scelto una certa via e non è piacevole davanti a Dio che muore un giovane.
Io mi sarei chiesto piuttosto se Gesù fosse presente per poterli salvare, non avrebbe fatto come ha fatto quella madre quando la sua bambina nella culla bruciava e ha dovuto strapparla dal fuoco. E le sue mani erano ormai deformate da quel fuoco. E la figlia quando cresceva diceva: "Mamma, mi raccomando, non ti far vedere dai miei amici perché quelle mani mi fanno vergogna."
Eh, allora pensate al dolore di quella mamma a dire che queste mani sono bruciate per salvare la tua vita, cara figlia. E questo è quello che ha fatto Gesù: ha versato la sua vita. Non ha piacere il Signore vedere questi giovani che sono periti. Anzi, dice in Ezechiele che Dio non ha piacere a vedere l'empio che muore, ma se l'empio si può salvare. Questo dice il Signore.
E poi possiamo citare tutto quello che è il carattere, la natura del Signore. Egli è un Dio pietoso, misericordioso, lento all'ira, di grande benignità. Come possiamo addebitare a Dio la colpa di certe situazioni? Certo, la parola dice: "Il nostro Dio è nei cieli e fa tutto ciò che gli piace," ma lontano da me il pensare che al Signore sia piaciuto fare una tale tragedia, no?
Noi sappiamo che il nostro Dio ha mandato il suo Figlio su quella croce a soffrire per tutti noi, per salvare l'uomo, affinché l'uomo possa essere salvato. Quindi, che cos'è che gli ha piaciuto? Mi sono soffermato su questo passo una sola volta ho letto nella Parola di Dio che Dio si è compiaciuto di che cosa?
E uno riflette e dice: "Ma Signore, è possibile?" Gli ebrei preferiscono non leggere Isaia e perché per loro sembra che sia un capitolo dubbio perché loro aspettavano un Messia glorioso, un generale, un liberatore. Ma quando leggiamo ciò che è piaciuto al Padre in Isaia 53:10 dice: "Ma piacque all'Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato. Li vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni e la volontà dell'Eterno prospererà nelle sue mani. Egli vedrà il frutto del travaglio della sua anima e ne sarà soddisfatto. Per la sua conoscenza il giusto, il mio servo, renderà giusti molti perché si caricherà delle loro iniquità. Perciò gli darò la sua parte fra i grandi ed egli dividerà il bottino con i potenti perché avversato."
Quanto mi piace questa Parola. Egli ha versato la sua vita fino a morire. Questo ha fatto Gesù. Ma quando ho letto: "Piacque all'Eterno di percuoterlo." Qual è il padre che ha piacere di vedere il figlio soffrire?
Ma quello che il Padre ha visto, lo ha visto oltre, perché la Scrittura dice che attraverso quelle sofferenze ha visto una progenie prolungata. Perciò noi dobbiamo comprendere ciò che dice la Parola di Dio ed esaminarla secondo lo spirito, non secondo la ragione umana.
È piaciuto a Dio di percuotere il suo Figlio sulla croce. Lo ha lasciato per quelle ore. Il Figlio ha gridato: "Padre, perché mi hai abbandonato?" Ma poi, come leggiamo in Isaia, egli vedrà il frutto del tormento della sua anima. Il frutto di quelle sofferenze sei tu, sono io e la sua chiesa, il suo popolo.
E per questo dobbiamo ringraziare il nostro Signore anche questa mattina che Lui ci può dare grazia di comprendere quella che è la sua volontà. Egli fa tutto ciò che gli piace. Nelle mani del Dio eterno stanno tutte le cose della nostra vita. Lontano dal pensare che Dio possa punire gli uomini per quello che sono. No, l'unica cosa che io vedo, che il profeta dice, è che gli occhi di Dio sono troppo puri per vedere il male. Quindi vogliamo pregare che il Signore faccia grazia in tempi come questi perché la Sua Chiesa possa comprendere il sentimento, il carattere del nostro Signore. Lui è venuto per amore delle anime e per questo vogliamo pregare che il Signore ancora faccia grazia.
Amen.
Questa mattina vogliamo condividere insieme un passaggio della Scrittura che ha parlato al mio cuore ancora in questi giorni nella mia lettura ordinaria e quindi l'ho voluto condividere con voi chiedendo al Signore di potermi ungere col suo spirito per capire esattamente quella che è la sua volontà per ognuno di noi.
Così, fratelli e sorelle, vogliamo aprire la Parola di Dio leggendo nel libro del profeta Daniele. Leggeremo dal capitolo 6 di Daniele dal verso 10. Leggeremo dal verso 10 fino al verso 24. Avrei voluto leggere l'intero passaggio, ma è lungo e per via del tempo, ma pian piano con l'aiuto dello Spirito Santo lo condivideremo insieme, lo commenteremo insieme.
Così dice la Parola del Signore:
"Quando Daniele seppe che il documento era stato firmato, entrò in casa sua, quindi nella sua camera superiore, con le sue finestre aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si inginocchiava, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come era solito fare prima. Allora quegli uomini accorsero tumultuosamente e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. Così si avvicinarono al re e parlarono davanti a lui del decreto reale. Non hai tu firmato un decreto in base al quale chiunque durante 30 giorni farà una richiesta a qualsiasi Dio o uomo all'infuori di te, o re, sarebbe gettato nella fossa dei leoni?
Il re rispose e disse: 'La cosa è stabilita in conformità alla legge dei medi e dei persiani che non può essere alterata.' Allora quelli ripresero a dire davanti al re: Daniele, che è uno degli esuli di Giuda, non mostra alcun riguardo per te, o re, o per il decreto che hai firmato, ma rivolge suppliche al suo Dio tre volte al giorno.
Udendo dire ciò, il re ne fu grandemente dispiaciuto e si mise in cuore di liberare Daniele e fino al tramonto del sole si affaticò per strapparlo dalle loro mani. Ma quegli uomini vennero tumultuosamente dal re e gli dissero: 'Sappio, o re, che è legge dei medi e dei persiani che nessun decreto o editto promulgato dal re può essere cambiato?'
Allora il re diede l'ordine a Daniele. Fu portato via e gettato nella fossa dei leoni, ma il re parlò a Daniele e gli disse: 'Il tuo Dio che tu servi del continuo, sarà egli stesso a liberarti.' Poi fu portata una pietra che fu messa sulla bocca della fossa. Il re la sigillò col suo anello e con l'anello dei suoi grandi, perché la decisione riguardo a Daniele non fosse cambiata.
Allora il re si ritirò nel suo palazzo e passò la notte digiunando. Non fu portato davanti a lui alcun musicista e anche il sonno lo abbandonò. La mattina dopo il re si alzò molto presto e si recò in fretta alla fossa dei leoni. Giunto vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce accorata.
Il re prese a dire: 'Daniele, Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio, che tu servi del continuo, ha potuto liberarti dai leoni?'
Allora Daniele disse al re: 'O re, possa tu vivere per sempre. Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male perché sono stato trovato innocente davanti a lui, ma anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male.'
Allora il re fu ripieno di gioia e ordinò di tirar fuori Daniele dalla fossa. Così Daniele fu tirato fuori dalla fossa e non si trovò su di lui alcuna lesione perché aveva confidato nel suo Dio. Amen. Gloria a Gesù.
Il re ordinò quindi che fossero fatti venire quegli uomini che avevano catturato, che avevano accusato Daniele e furono gettati nella fossa dei leoni, essi, i loro figli e le loro mogli. E prima ancora, dice la Scrittura, che giungessero in fondo alla fossa, i leoni furono loro addosso e stritolarono le loro ossa."
Amen. Amen.
Fin qui la Parola del Signore.
Ebbene, fratelli, abbiamo appena finito di leggere uno dei passaggi più straordinari della Parola di Dio. Abbiamo appena letto questa storia. Questa storia che vediamo ci mostra chiaramente qual è la gloria di Dio, ce la rivela, ma allo stesso tempo vediamo anche che il Signore ci dà degli insegnamenti preziosi per ognuno di noi attraverso la vita degli uomini di Dio. Credo che tutti noi conosciamo bene già questa storia del profeta Daniele. Non è una favola, sicuramente non è una storiella, ma è una storia registrata fra i libri di Dio.
Questa che abbiamo appena letto è Parola di Dio e fratelli, è registrata nei libri della vita degli uomini del Signore e oggi per noi è un insegnamento molto profondo.
Daniele. Di chi stiamo parlando? Sappiamo già: Daniele, il cui nome significa Dio è il mio giudice. Daniele. Stiamo parlando di un giovane deportato in Babilonia, in cattività. Stiamo parlando di un giovane strappato dalla sua terra violentemente, strappato dalla sua famiglia, deportato a Babilonia in cattività, trasportato in un mondo di idolatria, di peccato, di grande contaminazione.
Come avvenne che Daniele fu deportato in Babilonia? No, fratelli e sorelle, non fu una sua scelta. Fu violentemente deportato. Tutta questa situazione passa sotto il nome, appunto, di cattività babilonese o deportazione babilonese.
La Bibbia ci presenta quest'uomo come un giovane che in tutta questa situazione così terribile, come abbiamo appena detto, di idolatria, peccato e di grande contaminazione, è stato un giovane che ha saputo sfruttare questa occasione per dare gloria al suo Dio. Daniele sapeva bene sfruttare questo periodo per dare unicamente gloria al suo Dio. Daniele è un uomo che onora il Signore, è fedele a Lui. La sua fede non fu scossa e il suo dolore non lo portarono all'autocommiserazione. Servì Dio con tutto il suo cuore e fu una benedizione non solo per se stesso, ma anche per il prossimo.
Addirittura, come conosciamo dalla storia, Daniele fu un uomo grandemente benedetto da Dio. Confidava nel suo Dio, riponeva la sua vita nel suo Dio, era timorato di Dio, amava il suo Dio e il Signore lo benediceva. Crediamo noi che noi figli di Dio veniamo ancora benedetti da Lui quando noi lo seguiamo, lo amiamo, lo riveliamo, lo onoriamo?
Fratelli e sorelle, è una domanda questa mattina che vi pongo. Credi tu ancora che Dio benedice la tua e la mia vita oggi? Amen.
Amen. Gloria a Dio. Il Signore onora quelli che lo onorano.
E oggi uno dei primi insegnamenti che voglio trarre con voi e che voglio considerare con voi è proprio questo, fratelli: che ognuno di noi può decidere in situazioni difficili, drastiche, dolorose, come affrontare e vivere queste situazioni o da vittime o da vincitori. E Daniele decise in cuor suo di vincere e di vivere la sua vita da vincitore. Gloria a Dio.
In un tempo come questo così difficile dove siamo immersi attorno a noi da uomini e da un mondo di peccato, di contaminazione, di idolatria, la Chiesa oggi sceglie come affrontare questo periodo. Se dobbiamo autocommiserarci dal dolore, dalle situazioni difficili, facciamolo pure, ma abbiamo già perso. Stiamo vivendo da vittime e non da vincitori.
Ma noi, gloria a Dio, vogliamo vincere e vogliamo vivere da vincitori. Gloria a Gesù.
E allora la mia preghiera è: "Signore, dacci la grazia di poter vivere le nostre situazioni, anche quelle più difficili, nella vittoria in Cristo Gesù che ci fortifica."
E io non posso fare a meno questa mattina di citare con franchezza ancora una volta le parole di Paolo nella sua epistola ai Romani al capitolo 8 verso 31 quando la Parola ci dirà che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?
Molto ci preoccupiamo oggi di chi è contro di noi e poco ci preoccupiamo se Dio è dalla nostra parte. E io oggi ti voglio invitare, fratello, come lo Spirito mi ha parlato, preoccupiamoci più se Dio è dalla nostra parte e non se gli uomini sono dalla nostra parte. Perché se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?
Che grande lezione abbiamo incominciato a trarre dalle Scritture, dalla vita di quest'uomo.
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto e inoltre anche risuscitato, egli alla destra di Dio e intercede per noi.
Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà l'afflizione, la distretta, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Come affronti tu oggi la tua vita? Come affronti tu ed io? Come affrontiamo oggi il momento in cui ci troviamo? Questo lo puoi decidere tu, lo possiamo decidere insieme con l'aiuto dello Spirito Santo, con l'aiuto di Gesù.
Naturalmente nessuno ci separerà perché la Bibbia dice, come sta scritto, per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte, siamo stati reputati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.
Amen. Alleluia. Gloria a Gesù.
Ebbene, fratelli, ritornando alla nostra storia, la vogliamo commentare insieme nel libro, nel passaggio che abbiamo saltato. Abbiamo visto che è un momento particolare per Daniele. Accade qualcosa di triste, è una situazione triste, se così vogliamo chiamarla al principio.
È successo questo. Una situazione particolare affronta Daniele, una realtà nella sua vita. La Parola del Signore ci dice che piacque a Dario, al re, di stabilire sul regno 120 satrapi, i quali fossero preposti su tutto il regno e sopra di loro tre prefetti, di cui uno era Daniele.
Il re si accorse che Daniele era un uomo straordinario. Il re si accorse che Daniele aveva delle qualità differenti da questi 119 satrapi. Uno dei più illustri, superiori agli altri, dice la Scrittura, perché in lui c'era uno spirito superiore.
Il re si accorse che quest'uomo era un uomo prezioso perché lo scelse affinché il suo regno non subisse dei danni. Insomma, non solo il re, tanti si accorsero che Daniele era diverso dagli altri. E gloria a Dio per questo, perché la Chiesa è chiamata a lasciare una testimonianza vivente di quello che Gesù fa nei nostri cuori, perché il mondo si accorga non delle nostre parole, non dei nostri atteggiamenti, seppur devono essere una testimonianza, ma si accorgono che in noi c'è uno spirito superiore.
Ma non superiore nel senso carnale. Non vogliamo essere superiori di nessuno. Ma lo spirito superiore che si trova in noi è lo Spirito del Dio vivente, è vero. Gloria a Dio.
E noi vogliamo essere una testimonianza. Daniele fu una testimonianza. Si accorse il re. Quest'uomo è prezioso.
E purtroppo, fratelli e sorelle, quando siamo fedeli a Dio, quando onoriamo il Signore e quando lasciamo una vera testimonianza come veri figli di Dio, accade sempre qualcosa. È vero, il nemico è sempre lì pronto a voler distruggere quello che è l'entusiasmo, l'amore, la passione, lo zelo che abbiamo nel cuore di servire Dio.
E così la Bibbia ci dice che questi satrapi si misero insieme, furono presi da uno spirito di invidia. Attenzione all'invidia, fratelli, perché l'invidia produce nel nostro cuore, nelle nostre menti, i cattivi pensieri verso il prossimo. L'invidia si paragona al prossimo e noi vogliamo essere liberati dall'invidia, ma vogliamo stimare gli altri più di noi stessi.
Quando Gesù o Dio sceglie un uomo della Chiesa, un fratello, una sorella e servono Dio e il Signore benedice quell'uomo, lo unge. Gloria a Dio, esultiamo nell'Eterno perché il Signore aggiunge alla sua chiesa nuovi operai. Il Signore sta benedicendo la sua chiesa e questa è una grazia e noi ci rallegriamo.
Così questi satrapi si sono messi insieme e hanno trovato un pretesto contro Daniele riguardo all'amministrazione del regno. Il nemico trova sempre dei pretesti pur di farci inciampare, pur di trovare qualche errore in noi. Ma la Bibbia dice che non si trovò in lui corruzione perché egli era fedele e non si potè trovare in lui alcun errore o corruzione.
E gloria a Gesù per questo, fratelli, perché Daniele era un uomo fedele. E perché non si trovò corruzione? Quando siamo fedeli a Dio, siamo fedeli in ogni cosa. Amen. Siete d'accordo con quello che sto dicendo? Se siamo fedeli a Dio, saremo fedeli in ogni cosa. Amen. Gloria a Gesù.
Almeno siamo convinti di questo. Parliamo di fedeltà nel lavoro, fedeltà in qualsiasi amministrazione, nell'ambito sociale, cristiano, quello vero e quello che onora Dio, sarà fedele in ogni cosa e la corruzione non gli appartiene.
E noi vogliamo pregare oggi che la Chiesa sia liberata dalla corruzione, perché noi siamo figli di Dio, lavati col sangue dell'Agnello, purificati, apartati per la sua gloria. E noi siamo la Chiesa santa di Dio, i santi del Signore. E oggi vogliamo continuare ad esserlo.
Fratelli e sorelle, la Parola del Signore ci dice che c'è una benedizione per i fedeli del Signore. C'è una benedizione per coloro che sono fedeli a Dio. Dio premia gli uomini fedeli e noi vogliamo essere fedeli a Dio, non perché vogliamo qualcosa, naturalmente, ma perché lo amiamo, perché lo vogliamo amare sempre di più e gli vogliamo essere fedeli perché Lui ha dato se stesso per noi e noi vogliamo ricambiarlo in qualche maniera. Vogliamo, per quanto dipende da noi, essere fedeli al nostro Dio.
Fu proprio Gesù nell'evangelo di Luca al capitolo 16 verso 10. Vi ricordate delle sue parole? Quando Gesù dirà: "Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto e chi è ingiusto nel poco è ingiusto anche nel molto. E se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà alle cose vere?"
E la Parola del Signore dice alla fine della sua Parola in Apocalisse al capitolo 2 alla chiesa di Smirne proprio questa frase che io voglio lasciarvi questa mattina perché sia scolpita sulle tavole del nostro cuore come il Signore me lo ha rivelato. Dal verso 10, l'ultima parte di questo verso, alla chiesa di Smirne Gesù dirà: "Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita."
Amen. Gloria a Gesù. C'è un premio per chi rimane fedele a Dio e il Signore dice: "Fallo fino alla morte. Continua ad esserlo."
Io ti voglio incoraggiare questa mattina, fratello e sorella. Continua ad essere fedele a Dio. Non ti scoraggiare. Onoriamolo con tutto il nostro cuore perché Dio ha preparato per noi una corona che Egli stesso ci porrà sul nostro capo.
Ma andando avanti con la nostra Scrittura, col nostro passaggio, oggi purtroppo viviamo in un tempo di corruzione. Questa parola ormai è particolarmente comune in questo mondo, in tutti gli ambienti di lavoro. Oggi troviamo corruzione. Troviamo corruzione ovunque ormai. Ma che cosa vogliamo fare, fratelli e sorelle? Vogliamo rimanere noi fedeli al Signore?
Cos'è corruzione? Corruzione: corrompere la linea della lealtà, dell'onestà, dell'integrità. Il Signore ci liberi da tutto questo. Amen. Gloria a Gesù.
E al verso 6 la nostra storia continua, dice che questi prefetti e satrapi si radunarono tumultuosamente. Che cosa è questo termine "tumultuosamente"? Tumultuosamente significa con grande confusione, con disordine, con agitazione. Non è questa l'opera di Satana che vuole oggi così agire in mezzo alla sua chiesa con corruzione, tumultuosamente, con grande confusione, disordine e agitazione?
Questa è l'opera di Satana: agitazione, confusione, disordine. Ma il Signore è un Dio di ordine e noi vogliamo seguire il Dio dell'ordine.
E la Bibbia ci dice che questo re firma questo documento. Questo re amava Daniele, stimava Daniele. Ma quello che questi governatori, questi satrapi riferirono al re, mosse in lui un senso di orgoglio, mosse in lui quella che è quella parte naturale dell'uomo che ci porta sempre lontani da Dio: la carne, l'anima, i desideri dell'anima, quei desideri che appartengono alla carne e la carne vuole sempre quello che è suo.
Quest'uomo amava e stimava Daniele, ma quando fu adulato, quando fu reso così al centro delle attenzioni, cadde nel peccato. Attenzione, fratelli e sorelle, perché io questa parte mi sembra a volte dura condividerla con voi. È forse più facile per il pastore, ma quando parlo a voi, credetemi, io parlo anche a me, soprattutto parlo a me. Lo Spirito Santo ha parlato prima a me, adesso lo condivido solo con voi.
Attenzione alle opere della carne, perché il Signore dice: "Chi cammina nella carne non adempie i desideri dello spirito e chi cammina per lo spirito non adempie i desideri della carne."
Ma purtroppo succede questo: quando si cammina nella carne, quando si cammina lontani da Dio, quando si dà retta alla parte dell'anima e il nostro spirito non è in perfetto contatto con lo Spirito di Dio e non può prevalere e dominare sull'anima, l'anima fa i fatti suoi. Decide a modo suo.
Perché quando si rivolge allo spirito dell'uomo dice: "Che cosa mi dici oggi? Cosa possiamo fare oggi?" E se lo spirito dell'uomo non è in contatto con lo Spirito di Dio, lo Spirito dirà all'anima: "Non posso dirti niente, non so qual è la volontà di Dio," e l'anima comunica al corpo e dice: "Facciamo quello che ci piace."
E il Signore ci mette in guardia a riguardo. Vi ricordate, fratelli? L'apostolo Paolo ci avvertirà severamente nella sua epistola ai Romani al capitolo 7 verso 18. La Parola del Signore ci dice in questi termini: "Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. Infatti il bene che io voglio non lo faccio, ma il male che non voglio quello faccio."
Al capitolo 8, sempre di Romani, rimaniamo al verso 5, continua la Scrittura dicendoci: "Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo spirito alle cose dello spirito. Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo spirito produce vita e pace. Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa la legge di Dio e neppure può esserlo. Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio."
Amen. Gloria a Gesù. Perché il Signore si prende cura di ognuno di noi e oggi ci avverte di fare attenzione. Ci sono momenti nei quali possiamo stimare l'opera di Dio, possiamo stimare Gesù stesso, amarlo, ma purtroppo quando il diavolo sa come agire con ognuno di noi, sa quali sono le nostre debolezze e colpisce proprio lì.
Questo re purtroppo firmò questo documento e fratelli, quando firma questo documento Daniele lo venne a sapere. Dice la Scrittura che questo documento era stato firmato e cosa fece?
"Entrò in casa sua, quindi nella sua camera superiore, con le sue finestre aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si inginocchiava, pregava e rendeva grazie al suo Dio come era solito fare."
Qualcuno in questo momento poteva pensare e dire: Daniele, hai udito ciò che il re ha decretato. Sei stato severamente avvertito che non si doveva piegare ginocchio davanti ad altro Dio. Almeno avessi avuto la cura di poter pregare in cuore. Almeno avessi avuto il pensiero di non farti scoprire da nessuno. Perché è male, Daniele, se avessi pregato in cuore e non ti fossi fatto vedere agli uomini? Non avresti trasgredito il comandamento del re?
Questi sono i pensieri che salgono nella mente dei cristiani. Oggi ci vergogniamo. Attenzione fratello, non ti far scoprire. Attenzione fratello, perché se tu parli o testimoni e magari potresti perdere quell'amicizia. Non ti preoccupare per l'amicizia che perdi. Quando sei fedele a Dio, è importante che Dio sia con te e questa è la cosa più importante della nostra vita.
E qualcuno poteva dire: "È vero, Daniele, avresti potuto pregare in cuor tuo."
Attenzione ai compromessi, fratelli e sorelle. Noi non vogliamo compromessi. Noi vogliamo onorare Dio in tutto e per tutto. E fratelli, quando noi scendiamo a compromessi, perdiamo la benedizione di Dio e noi non vogliamo perderla perché il Signore per certo ci benedirà e noi vogliamo la sua benedizione.
Attenzione fratelli ai compromessi. Io ho ricordato una storia di Pietro. Vi ricordate Pietro in Atti al capitolo 4, quando quell'uomo zoppo dalla nascita fu guarito miracolosamente da Pietro?
Gli chiese a Pietro qualcosa e Pietro, vi ricordate? Disse: "Guarda noi, io non ho né oro e né argento, ma quello che io te lo do nel nome di Gesù Cristo in Nazareno, alzati e cammina."
Vi ricordate questa storia? La Bibbia ci dice che i sacerdoti, il comandante del tempio, i sadducei, quando udirono che Pietro aveva così guarito quest'uomo, fu severamente avvertito di non permettersi più di divulgare l'evangelo, di parlare in questo nome, nel nome di Gesù. Fu minacciato.
Quali furono le parole di Pietro? Fratelli e sorelle, noi le vogliamo rivedere insieme. Al verso 19 degli Atti degli Apostoli al capitolo 4 Pietro così si esprimerà: "Ma Pietro e Giovanni rispondendo loro dissero: 'Giudicate voi, se è giusto davanti a Dio ubbidire a voi piuttosto che a Dio.'"
Amen.
Gli uomini di Dio, i veri figli di Dio non scendono a compromessi. È piuttosto giusto ubbidire a voi o a Dio?
Questo era il nostro Daniele, il nostro esempio oggi in una situazione del genere. Come noi viviamo oggi in un tempo così difficile, noi siamo chiamati, fratelli, ad essere fedeli al nostro Dio, non scendere a compromessi.
Oggi quanti di noi, la domanda è, si trovano nella fossa dei leoni? Quanti oggi di noi si trovano nella fossa dei leoni come Daniele si è trovato in questo momento?
E l'insegnamento che ho potuto trarre dalla Scrittura è: non importa dove noi siamo, se siamo nella fornace ardente o siamo nella fossa dei leoni. Ciò che ha valore più di ogni altra cosa per ognuno di noi oggi è che la presenza di Dio sia con noi.
Un altro esempio simile a questo, se vi ricordate, fu dei tre amici di Daniele, Shadrak, Meshak e Abednego. Gli stessi uomini furono comandati a piegare le loro ginocchia davanti alla statua che il re aveva fatto erigere e a motivo del loro rifiuto, perché non avevano piegato le loro ginocchia davanti alla statua, furono gettati nella fornace ardente.
Daniele invece, perché piegò le sue ginocchia davanti al suo Dio, fu gettato nella fossa dei leoni. Fratelli e sorelle, quanti di noi oggi si trovano nella fossa dei leoni?
Io ti voglio incoraggiare. Non è importante dove ci troviamo. Non è importante quante volte si apre e si chiude la fossa dei leoni. È importante che la presenza di Dio sia con te e con me. Gloria a Gesù. È vero, fratelli, lo potete confermare? Gloria a Gesù. Ciò che ha valore è la presenza di Dio.
Una meravigliosa promessa in Ebrei al capitolo 13. Noi troviamo: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò."
Fratelli, quando noi siamo con Dio, Lui è con noi.
Una delle cose più forti che parlava al mio cuore era che Daniele, quando si trovava in quella fossa, possiamo immaginare in questo momento, Daniele guardava quei leoni, ma la Bibbia ci dice che nel suo cuore c'era pace, c'era serenità. La cosa che parlava al mio cuore era che Daniele non era in compagnia di altri uomini, era da solo.
Ma io credo fermamente che Daniele tra quei leoni vedeva il leone della tribù di Giuda. Daniele era con il leone della tribù di Giuda. Daniele era con Gesù.
Fratelli e sorelle, se noi nelle nostre camerette segrete ci assicuriamo che Gesù è con noi quando preghiamo, se noi portiamo il nostro Dio nella nostra vita, nel nostro cuore e nelle nostre camere, ci accertiamo che Gesù è con noi, Daniele nella sua cameretta era da solo con Gesù.
E se tu sarai da solo con Gesù, con la presenza di Dio, ti troverai altresì nella fossa dei leoni. Gloria a Dio e nella fornace ardente.
Quindi non importa dove ti trovi in questo momento, non importa che situazione dolorosa tu vivi o difficile. Se sei nella fornace, se sei nella fossa, non importa, ma tu sei con Gesù, il leone della tribù di Giuda, e devi gioire per questo.
E allora il pensiero è: Signore Dio, che la tua presenza venga sempre con noi, sia sempre vicino a noi, dentro di noi. Gesù deve essere con noi e se sarà con noi, Lui stesso chiuderà la bocca dei leoni.
Avete ascoltato quando abbiamo letto cosa è successo, fratelli? Alcuni hanno commentato che i leoni non erano affamati quando Daniele era nella fossa, ma la Bibbia contrasta il parere umano perché la Bibbia ci dice che quegli uomini i quali accusarono Daniele non toccarono terra. Furono ridotti a brandelli, furono sbranati completamente.
Il Signore Dio Gesù Cristo in te sarà quello che chiuderà le bocche dei tuoi leoni. Lui sarà il tuo leone, il leone della tribù di Giuda.
Fratelli e sorelle, continuiamo a vivere una vita di vittoria. Scegli tu oggi come la vorrai vivere.
Amen. Dio ci benedica.