Guidati dallo Spirito Santo ogni giorno
Condivido con voi un passo breve. A volte sono delle vere gocce. C'era un passo, un libricino che leggevo all'inizio della conversione: gocce dal cielo. A volte sono proprio dei stilli di grazia, se le vogliamo chiamare così, delle perle che il Signore ci dona. Stamattina mi soffermavo leggendo dalla lettera dell'apostolo Giacomo, capitolo 1, versi 19 e 20.
"Perciò, fratelli miei carissimi, sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all'ira, perché l'ira dell'uomo non promuove la giustizia di Dio."
Amen.
Il carattere di Gesù era proprio come nel verso 19: lento all'ira. Anche lui ha avuto momenti in cui ha rovesciato i banchi, ha rovesciato dove c'erano venditori di colombe nel tempio, dove si vendeva e si comprava. Ha avuto momenti anche il nostro Signore, sempre sotto il controllo dello Spirito Santo.
Quindi il primo verso ci parla chiaramente: un credente, un cristiano che assomiglia al suo maestro pratica queste cose. Però a volte abbiamo la convinzione di farci carico della giustizia di Dio. Quando dico nostra, siamo così convinti che è giusto quello che stiamo facendo che a volte usciamo dai limiti che ogni essere umano dovrebbe avere, e i limiti che stiamo vedendo attorno a noi sono oltrepassati ogni giorno.
Nei telegiornali la chiamano escalation, no? Non c'è mai un senso dei limiti. Lo portiamo sempre oltre, sempre oltre. E un credente come dovrebbe comportarsi? Perché a volte facciamo nostra la giustizia di Dio e giustifichiamo degli atteggiamenti che oltrepassano quello che un figlio di Dio dovrebbe essere.
Un cuore, noi abbiamo il nostro spirito, ma è lo Spirito Santo che deve controllarlo. E tante volte non riusciamo. È vero, siamo anche fatti dalla nostra parte naturale, il nostro io viene fuori. Però come abbiamo passato questo tempo in adorazione e lode davanti al Signore, e più il tempo lo passiamo davanti a Dio, non solo quando siamo riuniti in assemblea, ma anche nel nostro intimo, non solo la mattina quando apriamo la Bibbia, leggiamo un verso o un libro, quando preghiamo, siamo sotto il controllo dello Spirito Santo quando stiamo al lavoro, quando succede qualcosa negativa, quando qualcuno ci dice qualcosa che non ci aggrada, anzi ci dice qualcosa che non è giusto, è falso.
Rimane lo Spirito Santo a controllare il nostro cuore. E quando ho letto questi passi, c'è un periodo che mi ha accompagnato. Devo fare la cosa giusta. Devo fare la cosa giusta. Mi alzo stamattina, voglio fare tutto ciò che è giusto per la mia famiglia, per me stesso, per il Signore, per la Chiesa, per i fratelli, e se posso anche per quelli di fuori, per i colleghi, per gli amici. Devo fare la cosa giusta.
Ma quale sia la cosa giusta se non la mettiamo al vaglio della Parola? Perché noi, se non prendiamo la Parola che illumina il sentiero, la cosa giusta sarà a sensazione del nostro cuore. La nostra ragione ci dirà quello che è giusto in quel momento. Perciò è importante avere una comunione continua e costante con lo Spirito Santo che non sia dedicata a un pezzo della nostra giornata. E forse dirò qualcosa di difficile, perché per me lo è.
Per me lo è: un vero cristiano ripieno di Spirito Santo, come leggiamo nella Parola, è colui che si lascia guidare in ogni istante, in ogni tempo. E non è qualcosa di irraggiungibile, ma è un obiettivo.
Allora, il mio proposito, che condivido con tutti voi, che davvero prego il Signore affinché si possa raggiungere, è di avere quell'obiettivo e perseguirlo, di non mollare mai. Anche se c'è la caduta e verrà qualcuno a suggerirti nell'orecchio quella voce: "Vedi che sei caduto e sei caduto anche in maniera grave e pesante. Guarda che quell'obiettivo è raggiungibile. Fai qualcosa di meno. Il Signore ti gradirà lo stesso." E viene sempre quella voce a cambiarti la strada, a darti qualcosa di lecito, ma che non è utile fino in fondo.
E noi vogliamo cercare qualcosa non solo che sia utile, ma che sia ciò che ci faccia percorrere quella strada, e che quella meta la possiamo raggiungere, e che sia un continuo avanzamento nelle vie del Signore, perché non ci vogliamo fermare al battesimo, non ci vogliamo fermare all'acqua, non ci vogliamo neanche fermare ai doni. Noi vogliamo andare di gloria in gloria, alla presenza del Signore Gesù. Lì vogliamo arrivare, di fianco al nostro maestro, il nostro Signore, che ci trasforma e ci cambia quotidianamente.
Perciò lo vogliamo ringraziare e benedire perché anche quest'oggi con queste piccole perle, gocce, chiamiamole come vogliamo, di grazia, ci illumina e ci fa andare avanti nelle sue vie.
Amen. Alleluia.
Allora, abbiamo parlato dello Spirito Santo che sta con noi dal mattino quando apriamo la Parola, quando preghiamo, quando ci allontaniamo da casa, quando siamo sul lavoro, quando stiamo a scuola, quando facciamo la spesa. Stare alla presenza del Signore non è soltanto il momento in cui noi preghiamo. Possiamo sperimentare la presenza di Dio continuamente durante il giorno. Molto dipende dalla comunione che abbiamo, dal tempo che spendiamo con Lui, perché questo è importante per la nostra vita.
Sapere che la Parola di Dio testimonia la Sua fedeltà quando il Signore dice: "Io sarò con voi tutti i giorni della vostra vita." Non c'è un momento nella nostra vita dove possiamo dire che il Signore ci ha abbandonato. Questo non lo possiamo dire. Non è scritturale.
L'unica persona che è stata abbandonata su questa terra era chi?
Te lo dico: l'unica persona che ha sperimentato l'abbandono totale da parte del Padre era Gesù sulla croce. Perché Gesù era carne di peccato e la santità di Dio non poteva stare con il peccato. Sei convinto di questo? Hai mai pensato a questo?
Lo stesso Gesù disse: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Non disse nemmeno "Padre". E il dolore più grande, al di là dei chiodi, delle spine, non fu la sofferenza fisica, ma il fatto che il nostro Signore, mai, nemmeno per un momento, sia stato abbandonato dal Padre. Mai.
Ma per salvarci, per salvare te e me, questa comunione sulla croce si è interrotta, ed è un caso unico in tutto l'universo. Questo ha fatto Gesù: sentire che non c'era più la comunione del Padre, che erano uno insieme. Allora la nostra immaginazione non potrebbe mai arrivare a capire qual era il dolore più grande per il maestro. Era proprio questo: che il Padre, in quelle 6 ore o quante fossero, ha abbandonato, si è distolto dal Figlio, perché era in quel momento carne di peccato, così dice la Scrittura.
Ebbene, fratelli, quanto è importante per noi vivere alla presenza di Dio ogni momento, ogni giorno. David Brainerd era un giovane, un missionario che andava nelle foreste a pregare. Lui aveva un ministero: quello di portare gli indiani a Cristo. Ed era un giovane che poi morì giovane, non aveva nemmeno 30 anni. E lui diceva: "Io non spenderò un minuto per questa terra."
Allora, potete immaginare che lui aveva un mandato, una chiamata. Cosa faceva questo giovane? Non aveva relazioni romantiche. La sua vita era sempre centrata sulla presenza di Dio: nei boschi, con le tempeste, con la neve, a pregare e a cercare colui che gli aveva dato un mandato. E questa passione per gli indiani lo portò anche a sacrificare la sua stessa salute, la sua stessa vita. Questi sono quegli uomini che non hanno mai rinunciato a stare davanti a Dio, così come Elia.
Elia stava alla presenza di Dio. "Non pioverà su questa terra." Questo era Elia. "Io sono colui che sta alla presenza del Signore."
Ora, fratelli, qualche volta ignoriamo cosa significhi sentire questa presenza durante il giorno, nei nostri movimenti e nelle nostre scelte. Davanti al Signore riconosciamo che Egli è lo splendore della Sua maestà. Del resto, Lui stesso ci disse di averci creati a Sua immagine e somiglianza. Questo per noi è qualcosa di importante che possiamo capire.
Ma quando uno sta alla presenza del Signore comincia a conoscere bene se stesso perché lo Spirito di Dio, se sei rinato, conosce il tuo spirito e ti fa conoscere te stesso. Diversamente no. Se sei rinato, quello Spirito ti porterà a comprendere la natura, la voce, i sentimenti del Signore.
Un profeta, chi era il profeta che ha avuto le più grandi rivelazioni di Cristo? Isaia. Non è vero? Isaia è colui che ha avuto le più grandi rivelazioni insieme a Paolo, naturalmente, già nell'Antico Testamento profeticamente. E di lui vogliamo leggere un passo in Isaia al capitolo 6 fino al verso 5.
Questo passo è stato importante nella mia vita quando per la prima volta mi è stato rivelato. Non so se l'avevo letto una o due volte o era la prima volta, non ricordo bene, ma per me era qualcosa di molto importante.
Al verso 1, capitolo 6 di Isaia:
"Nell'anno della morte del re Usia io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato e i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini. Ognuno di essi aveva sei ali. Con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: 'Santo, santo, santo è l'Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria.' Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava mentre il tempio si riempì di fumo. Allora io dissi ahimè io sono perduto perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure. I miei occhi hanno visto il re, l'Eterno degli eserciti."
Amen.
Allora, fratelli, non so voi se vi siete mai fermati in questo passo, magari qualcuno ancora non è arrivato a leggerlo. Isaia ha una visione nel tempo della morte del re Usia. È significativo il fatto che questa visione gli viene quando il re Usia muore.
Conoscete la storia del re Ozia? Era un uomo intelligente, un uomo che inventava le cose, amava molto l'agricoltura. Il Signore gli aveva dato molta sapienza e benedizione fino al giorno in cui decise di fare quello che non gli spettava di fare: cioè di presentarsi all'altare del tempio per presentare un sacrificio. E questo spettava solo ai sacerdoti, ai leviti.
Ma il re fu ripreso da un sacerdote coraggioso dicendo: "O re, non spetta a te fare questo?" Il re si adirò talmente che Dio gli mandò la lebbra sulla fronte. Il suo orgoglio l'aveva portato a fare ciò che nemmeno lui poteva fare, che non gli era stato ordinato da Dio.
L'uomo, nell'orgoglio, vuole sempre strafare e occuparsi di cose che non lo riguardano. L'orgoglio viene prima della caduta, ma l'umiltà precede la gloria, dice il Signore.
Ed è per questo che certe storie della Parola, certi esempi ci servono per comprendere per quale motivo siamo stati chiamati. Dio non gradì l'atto di questo re all'altare, perché quello spettava solo ai sacerdoti. E la lebbra scoppiò proprio sulla sua fronte. Dove sta il problema dell'uomo? Nella mente, nell'intelligenza naturale che lo spinge a fare ciò che non dovrebbe. E proprio lì fu colpito: in fronte. E quella lebbra lo portò alla morte.
In quello stesso anno, dice la Scrittura, Isaia ebbe una visione: vide il Signore seduto su un trono alto e glorioso. Immaginate l'esperienza che Isaia fece della presenza di Dio. E la Scrittura ci mostra qualcosa di importante, una verità che ci fa riflettere, e tanto mi ha fatto riflettere.
Dice così: sopra il trono, sopra il Signore, stavano i serafini, che sono gli angeli più vicini al Signore. E questi angeli serafini avevano sei ali, e ogni serafino aveva sei ali: con due si copriva il volto, con due i piedi, e con due volava.
Ora questi angeli stavano davanti alla presenza di Dio, ma si coprivano il volto. Eppure stavano davanti alla presenza del Signore. L'uno gridava all'altro e diceva: "Santo, santo, santo è l'Eterno degli eserciti."
Vi siete mai chiesti perché la Parola, come leggiamo in Apocalisse, proclama tre volte "Santo"? E Dio è Trinità. Mi sembra naturale che il profeta, gli anziani in Apocalisse e il popolo santificato dicano: "Santo al Padre, santo al Figlio e Santo allo Spirito Santo." Tre volte santo.
Ecco perché anche noi, quando cantiamo quel bellissimo inno, cantiamo tre volte: "Santo, santo, santo è l'Eterno degli eserciti."
E così Isaia contempla un Dio tre volte santo che gli angeli proclamavano, il Signore che stava seduto su quel trono glorioso. E poi dice che gli stipiti della porta tremarono alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo.
E in quel momento Isaia, in piedi davanti a Dio, dice: "Ah, misero me, Signore. Gli angeli, i serafini, creature pure, sebbene la Scrittura dica che Dio trova dei difetti persino negli angeli, queste creature così pure si dovevano coprire il volto e i piedi. E Isaia, con il suo peccato e la sua iniquità, poteva vedere il Signore con gli occhi aperti."
E io ho chiesto al Signore quando ho letto questo: "Come è possibile che questi angeli, davanti alla Tua santità, si coprivano il volto, mentre Isaia, peccatore, poteva vederTi?"
La Scrittura dice che l'uomo è stato fatto un po' superiore agli angeli. Ma perché Dio ha così tanto interesse per l'uomo, la creatura caduta?
Questo privilegio: permettere che un uomo dalle labbra impure, Isaia, colui che nel capitolo 5 aveva gridato al suo popolo. Leggiamo lì: "Guai a voi che tirate l'iniquità," gridava, "Guai a quelli che chiamano il bene male. Guai a quelli che si alzano al mattino presto per correre dietro alle bevande inebbrianti, che si attardano fino a sera finché il vino si infiamma." E poi ci sono tanti guai.
Questo era il messaggio del profeta Isaia al suo popolo. Arriva davanti a Dio e dice: "Ahimè, io sono perduto." Non dice: "Io sono il profeta del Signore, ho lo Spirito di Dio, quindi sono a posto", come dicono molti cristiani.
Poi arriviamo a dire che tutto è in ordine, ma lui, nella consapevolezza, riconosce che davanti alla santità di Dio è un uomo impuro. Chi non sta alla presenza del Signore, nella sua giustizia personale si riconosce come un uomo giusto, saggio, intelligente, buono, un uomo che fa del bene. Ma davanti alla presenza di Dio tutto cambia.
E quanto è importante per noi stare alla presenza del Signore ogni giorno, ogni mattina. E fin dal principio, ciò che è bello, è che Dio desiderò stare in comunione con l'uomo. E questo qualche volta ci sfugge.
Perciò perdiamo molto tempo della nostra vita in cose futili che non hanno nulla a che fare con la santità di Dio. Ma alla presenza del Signore, con i pensieri rivolti a Dio, puoi stare nella lode.
Stamattina possiamo dire che siamo stati alla presenza di Dio. Abbiamo cantato lodi e abbiamo adorato. Allora è chiaro ciò che il Signore disse alla samaritana. "Quelli che mi adorano devono adorarmi in spirito e verità." E quando uno adora in spirito, dove si trova? Alla presenza del Signore.
Quando lodiamo, sentiamo la Sua presenza. Ascoltare quella Parola, sentire spesso la Sua presenza, a volte diciamo: "Sono solo sentimenti", ma questi sono sentimenti reali.
Il fatto che Dio vuole comunione con te, che la mattina ti aspetta quando parli con Lui, quando preghi, invochi il Suo nome, intercedi. Era così sin dal principio, perché siamo stati creati per stare alla Sua presenza, e questo sarà la meta del nostro percorso eterno.
Quando Dio veniva nel giardino dell'Eden, voleva stare in comunione con Adamo e con Eva. Spesso il Signore scendeva nel giardino per avere comunione. Questo era l'amore di Dio.
Erano due creature pure, senza consapevolezza della loro nudità, in comunione con Dio. E così era all'origine. Dio ha posto tutto il creato sotto il dominio di Adamo. Quale valore aveva l'uomo agli occhi di Dio per ricevere il dominio su tutto il creato?
A un certo punto, ahimè, avviene la caduta, la disubbidienza. Dio scende nel giardino e, come dice Genesi 3, viene a cercare l'uomo. Ma quando scende a cercare l'uomo, l'uomo si nasconde.
E si nascosero. Udirono la voce dell'Eterno. Genesi 3:8 dice:
"L'Eterno passeggiava nel giardino al sorgere della brezza del giorno, e l'uomo con sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno Dio tra gli alberi del giardino."
Come mai? Non si erano mai nascosti prima. Godevano della gloriosa, inesprimibile presenza di Dio, ma il peccato li portò a nascondersi.
Ascoltiamo ciò che dice la Scrittura: "Allora l'Eterno chiamò l'uomo e gli disse: Dove sei?"
Dio sapeva dove erano Adamo e Eva, ma questa domanda serve a farci capire dove siamo noi. Dove sei tu? Dove sei?
Quando ho letto questo passo ho detto: "Il Signore mi chiede: Davide, dove sei? Stai alla mia presenza? Mi conosci? Sei rinato, hai il mio Spirito, sei partecipe della mia natura? Dove sei oggi? Fai un esame di coscienza. Sei in comunione con Dio o ti sei allontanato?"
Dove sei?
Egli rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura perché ero nudo e mi sono nascosto."
Come ti puoi nascondere? Certo, qualcuno ha potuto leggere il Salmo 139: "Dove me ne potrei andare?", dice Davide, "lontano da Te? Ovunque io vada, Tu ci sei. Il Tuo Spirito è là."
E Adamo, nel timore, si rese conto che era nudo. Quando peccò, scoprì la sua vergogna, la sua e quella della donna che Dio gli aveva dato. Questa è la conseguenza del peccato.
Possiamo capire che l'uomo, nel peccato, vive nelle tenebre e si nasconde. Quando è consapevole, come Isaia davanti a Dio, invece di nascondere il peccato lo confessa apertamente: "Guai a me, Signore, io sono un uomo dalle labbra impure. Io riconosco il mio peccato."
E quanti uomini e donne nella Chiesa non riconoscono mai il loro errore, non confessano mai il loro peccato, non ammettono mai di aver offeso un fratello o una sorella? Aspettano sempre che sia l'altro a venire e dire: "Fratello, chiariamo questa situazione, non mi piace stare così con te."
Invece dovrebbe andare colui che ha ferito. Ma è giusto che chi è stato ferito faccia questo passo verso chi lo ha ferito? Come dice la Scrittura: "Se sai che tuo fratello ha qualcosa contro di te, va' da lui e mettete in ordine. Non aspettare che sia lui a venirti a trovare." Questa è la Parola di Dio.
"Mi sono accorto che ero nudo, mi sono nascosto." Questo è il male peggiore per l'uomo: la divisione, l'interruzione della comunione con Dio. Ogni volta che il peccato entra nella nostra vita, si interrompe quella comunione e non sentiamo più la Sua presenza. È la conseguenza del peccato, della disubbidienza.
Chi ti ha mostrato che eri nudo? Questa è la domanda del Signore ad Adamo.
"Hai forse mangiato dell'albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?" Dio non chiedeva per ignoranza, ma per farvi riconoscere: "Hai fatto ciò che ti avevo vietato?"
Cos'hai fatto? Qual è il tuo peccato? Hai mentito? Non ti ho detto di mentire. Soffri di avarizia? Ho detto che gli avari non entreranno in cielo. Sei superbo? Allora umiliati. Potremmo fare un lungo elenco, ma ascoltate come l'uomo risponde.
Dobbiamo identificarci non solo negli aspetti positivi dell'uomo, ma anche in quelli negativi, per comprendere la nostra vera natura.
E come risponde l'uomo a Dio? "Chi te lo ha detto? La donna che tu mi hai messo accanto! Mi ha dato il frutto e io ho mangiato." Così la colpa ricade sul Signore, che gliel'ha messa accanto.
L'uomo fa sempre così: scarica sempre la colpa sugli altri. Non io. E la donna che mi hai messo accanto? Lei mi ha fatto mangiare il frutto.
Dio si rivolge alla donna: "Perché hai fatto questo?" E lei? A chi dà la colpa? Al serpente. Sempre agli altri, mai: "Io ho peccato."
No, questa è la nostra natura umana.
E la donna dice: "Il serpente mi ha sedotto e io ne ho mangiato."
Allora vivere alla presenza di Dio significa confessarci davanti a Lui: "Ahimè, Signore, io sono un uomo dalle labbra impure. Signore, cosa devo fare?"
"Se le fondamenta sono rovinate, cosa può fare l'uomo?"
Cosa può fare l'uomo che si indurisce, che si ostina a non riconoscere la sua vera natura?
Ecco il testo di Isaia: "Uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dell'altare. Con esso mi toccò la bocca e disse: 'Ecco, questo ha toccato le mie labbra, la mia iniquità è rimossa, il mio peccato è spiato.'"
Il fuoco, i carboni ardenti: il fuoco che purifica. È bastato a Isaia il tocco dell'angelo con il carbone ardente alle sue labbra. Perché le labbra? Perché le labbra riflettono la natura interiore dell'uomo. Dalla bocca scaturisce ciò che sta nel cuore.
È importante considerare: bastò il tocco alle labbra di Isaia affinché il suo peccato fosse espiato, perdonato.
E da quel momento cosa accade? La Scrittura dice: "Allora udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò e chi andrà per noi? E io risposi: Eccomi, manda me."
Che bellezza! Dopo aver riconosciuto il peccato, non restano legami: solo libertà. Libertà dell'anima, libertà dello spirito, la libertà che ti dà lo Spirito di Dio alla Sua presenza.
Quando confessiamo la nostra natura, la nostra iniquità, Egli sempre perdona.
Gesù, il nostro Signore, ha fatto ciò che per noi è cosa più importante: permetterci di stare alla Sua presenza non solo per un istante.
C'era un fratello che si chiamava Lorenzo, molti anni fa. Le sue forze venivano meno, la debolezza non gli permetteva nemmeno di parlare. Attorno a lui c'erano molte persone che chiedevano: "Fratello, come mai così?"
E lui rispondeva: "Io non sto morendo. Io non sto morendo. Sto continuando a fare quello che ho cominciato 40 anni fa."
E qualcuno gli disse: "Fratello, perché dici così?"
"Io non sto morendo, sto adorando. Proprio come Giacobbe che adorò in cima al suo bastone e, quando benedsse i suoi figli, ritirò i piedi nel letto e spirò."
Questa è la vittoria del credente: adorare Dio fino all'ultimo respiro alla presenza del Signore. Lorenzo ha vissuto la presenza del Signore tutti i suoi anni. Ogni istante — quando loda, quando adora, quando apre la bocca per glorificare Dio — sta vivendo alla Sua presenza.
Perciò, cari fratelli, quanto è bello capire che questo sentimento possa raggiungere la nostra vita, poiché il nostro Maestro, il nostro Signore, era in continua comunione col Padre.
Perciò poteva dire anche davanti alla morte di Lazzaro: "Io sapevo che Tu mi esaudisci sempre." E quando pregò, ascoltando come intercedeva per Lazzaro, questo ci mostra che la comunione col Padre non era mai stata interrotta.
E questa è la ragione della nostra vita. E per non interrompere quella comunione alla Sua presenza, abbiamo necessità di purificare e santificare il nostro cuore. Dio è Santo, e gli angeli si coprono.
Gesù ha squarciato il velo. Ci ha dato la possibilità di stare a viso aperto davanti a Lui e godere della Sua presenza. Lorenzo ha adorato da quando ha conosciuto Dio 40 anni prima. Adorava alla fine della sua vita.
Se potessi raggiungerlo in questo momento, cosa lo troverebbe a fare? Adorare. Benché siano passati centinaia di anni dalla sua vita terrena, lui continua ad adorare, perché dopo questa vita non faremo altro che adorare il nostro Signore.
Ma molto dipende dalla comunione che abbiamo oggi con Lui.
A lui la gloria. Amen. Amen.