L'amore è il fine del comandamento

Leggiamo fino al verso 23. Se mi amate, queste sono le parole di Gesù che sta parlando oggi non ai discepoli, ma sta parlando a me e a te. Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede, non lo conosce, ma voi lo conoscete perché dimora con voi e sarà in voi. Amen. Non vi lascerò orfani, tornerò a voi ancora un po' di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, poiché io vivo, anche voi vivrete.

In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio e che voi siete in me e io in voi. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, questi è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio e io lo amerò e mi manifesterò a lui. Giuda, non Iscariota, gli disse: "Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?" Gesù rispose e gli disse: "Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio l'amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui." Amen. Amen. Quanto siano importanti queste parole, dobbiamo comprenderle dal fatto che l'obbedienza e il mettere in pratica la parola sono legate unicamente all'amore di Dio.

Se qualcuno dice "Io amo Dio" e non osserva la sua parola, è un bugiardo, dice l'apostolo Giovanni. Allora, osservare come Gesù dice, colui che ha i miei comandamenti e li osserva, questi è uno che mi ama. E io mi sono chiesto, parlando di me stesso dopo i miei anni di fede, Davide, quanto ami tu il Signore? Paragonando a questo, mi sono messo a riflettere: quant'è grande il mio amore per il Signore? E quanti sono i comandamenti che nella mia vita io osservo? Ma attenzione, non parliamo dei dieci comandamenti. Quando la Bibbia parla di comandamenti, parla di tutti i comandamenti che il Signore ci ha messo davanti.

Certo, con i dieci comandamenti c'è da discutere abbastanza, perché i dieci comandamenti, guardandoli in modo letterale, hanno un significato. Ma poi viene Gesù e ci fa capire altre cose. Mi dici tu, che cosa vuol dire, fratello? Non dobbiamo più osservare i dieci comandamenti? Ma certo! Però voi sapete che tutte le cose che noi vediamo nelle Scritture hanno poi una rivelazione. Paolo si affida a quelli che sono i rotoli, la lettera, la legge. Da lì Paolo estrae tutte le rivelazioni che oggi noi abbiamo ricevuto attraverso le sue lettere; come Paolo, così anche gli altri apostoli. Allora, lo Spirito Santo è quello che ci vuole far capire quanto sia importante capire che per comandamenti noi possiamo dire, fratello Davide, i dieci comandamenti li conosciamo—sperando che tutti li conoscano—ma chi di noi può dire che fra questi comandamenti, "non commettere adulterio", grazie a Dio credo che nessuno commetta adulterio, "non uccidere": no, fratello, assolutamente; "non rubare", "non dire falsa testimonianza".

Alziamo le mani! Noi siamo come il giovane ricco che disse chiaramente a Gesù: "Signore, queste cose io le osservo fin dalla mia giovinezza." Quindi c'era in lui questa sincerità nel osservare i comandamenti, perché Gesù così gli disse: "Conosci tu i comandamenti?" E questo ci porta a capire qualcosa di diverso. Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 5, sembra che Gesù ci porti in contraddizione. Ma la parola di Dio è così meravigliosa e anche amabile che quando scopriamo certe cose capiamo che non ci dobbiamo fermare a quello che la nostra mente ci guida. Pensare sempre attraverso la parola, riceviamo tutte le risposte che sono necessarie alla nostra vita.

Bene. E dice la Scrittura, voi avete udito al capitolo 5 di Matteo, verso 21: voi avete udito che fu detto agli antichi "non uccidere" e chiunque ucciderà sarà sottoposto al giudizio. È vero, "non uccidere" è un comandamento che abbiamo letto. Ma io vi dico—e qui entra quello che è importante per la nostra vita quotidiana. Sembra che Gesù—abbiamo cantato—ci ha dato della libertà. È vero che sta scritto anche in Corinzi: "Dov'è lo Spirito del Signore, lì c'è libertà." Ma il credente oggi non vuole credere che i comandamenti, che sono delle restrizioni spirituali, fanno bene alla nostra pace, alla nostra anima.

Perché Gesù dice e la parola lo conferma dalla sua bocca: i miei comandamenti non sono gravosi. Però attenzione, io ci terrei non solo a me stesso a comprendere quando Gesù mi dice "Chi ama i miei comandamenti, è uno che mi ama; chi li osserva". Perché poi quando andiamo in profondità capiamo che cosa Gesù ci dice riguardo a "non uccidere", quel comandamento che tutti noi diciamo "no, fratello, non abbiamo ucciso nessuno fino a oggi"—ma io vi dico, dice Gesù: "Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello 'Raka'—cioè 'stupido'—sarà sottoposto al sinedrio; e chi avrà detto 'stolto' sarà sottoposto al fuoco della Geenna." Signore, mi sembra un po' pesante fare un paragone fra uccidere una persona e poi dire "stolto" a un fratello.

Gesù li mette allo stesso livello. Perché? Te lo sai, sei mai chiesto perché? Perciò oggi nelle chiese evangeliche è entrata tutta la superficialità di questa vita, perché abbiamo ritenuto che certi peccati non sono così gravi. No, fratello, no, non è così. Ne prendiamo un altro. Avete udito che fu detto dagli antichi "non commettere adulterio". Chi di noi oggi in pura coscienza commette adulterio, sapete quanto ciò è grave? Ma fa parte dei dieci comandamenti. Ma io vi dico, dice Gesù: "Chiunque guarda una donna per desiderarla commette adulterio con lei," dice la parola. Ci atteniamo fermamente alle Scritture, o riteniamo che "va bene, dai, non esageriamo"?

Questo è il proposito che ci fa. Ora dice la Scrittura: "Se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo, gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna." Perciò è raccomandabile oggi quando noi parliamo di restrizioni, cercate di comprendere la parola di Dio. Dice Paolo: "La donna sia vestita con verecondia"; tanto più anche l'uomo. Però se la donna non veste con verecondia, succede che cosa? Che non tutti sono così santificati da chiudere gli occhi quando una donna è sproporzionata nel vestire, come succede oggi.

E l'altro può cadere nel peccato. No, perché Gesù dice del tuo occhio—ne abbiamo parlato giovedì. Quanto è importante invece che nel senso della santificazione ognuno guardi bene a se stesso, per capire che le restrizioni, il comandamento, la legge—no, fratello, la legge— per favore, parliamo di grazia; ma certo che noi viviamo sotto la grazia e nella libertà dello Spirito. Però Paolo dice: "Non fate della libertà un'occasione di caduta nel peccato, aggrappandovi a una vanità ingannatrice; perché senza la santificazione chi vedrà il Signore?" Il cielo senza vedere il Signore, che cielo è? Ma Paolo dice nella prima lettera a Timoteo qualcosa che ci deve portare a riflettere, a capire perché stiamo parlando di questo.

E quindi quando noi leggiamo in primo Timoteo, Paolo ci dà un suggerimento meraviglioso che va più in profondità nella nostra anima. Primo Timoteo, capitolo 1, verso 5 dice: "Ora il fine del comandamento è l'amore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non finta." Se ci fermiamo qua, possiamo passare a un altro passo, ma mi vorrei fermare per capire il comandamento. Il fine del comandamento non è di per sé la restrizione, la legge; perché pensate a Gesù soltanto. Gesù dice queste parole: "Io faccio quel che il Padre mio mi comanda e io ubbidisco ai suoi comandamenti." Tu hai bisogno, Gesù, di ubbidire ai comandamenti del Padre?

Proprio tu? E certo, lo dice lui stesso nella parola—proprio in Giovanni, come abbiamo letto—ci porta a capire che ci sono delle cose dove noi possiamo prenderci la libertà che vogliamo, basta che non ci inducono al peccato, perché Paolo dice: "Ogni cosa è utile, ma ditemi, è proprio necessaria?" E questo è importante. La vita spirituale non è fatta di restrizioni gravose, ma di qualcosa che ci dà pace, serenità, gioia di sapere che ubbidire ai comandamenti del Signore con un cuore puro e una coscienza pura—perché la coscienza va anche esaminata. Se la coscienza si spegne, allora siamo liberi di fare quello che vogliamo.

Ma il comandamento è qualcosa che Dio ci ha dato affinché possiamo amarlo, perché l'amore di Dio è legato alla parola. Diversamente non possiamo dire di amare Dio. "Voi siete miei amici se fate le cose che vi comando. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessun amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici." I comandamenti, come dicevo prima, qualcuno gli chiese un giorno al Signore e gli disse: "Signore, qual è il più grande comandamento?" Qual è il più grande comandamento? L'avete imparato a memoria?

Qual è il più grande comandamento? Non sta scritto nei dieci comandamenti: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente"; e un altro simile a questo è "Ama il tuo prossimo come te stesso." L'adempimento, dice Paolo in Romani, il fine del comandamento è l'amore. Quando uno ama, che cos'è difficile? Era difficile per i discepoli ubbidire a Dio finché non conoscevano ancora il suo amore. Ma quando uno ama, niente è difficile davanti agli occhi di Dio. Non gli è difficile certe cose che come comandamenti nella Scrittura noi riteniamo siano un po' dure: "Fratello, son po' dure.

Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti. È un'opzione, è un suggerimento o è un comandamento? Non mi volete rispondere? Non fa niente. Mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa. È un suggerimento, è qualcosa che se vuoi la ami oppure non la ami? Oppure, se il tuo marito è triste, non ti devi sottomettere; se invece è bravo, ti devi sottomettere? Come la pensi? Ma di quali comandamenti stiamo parlando? Ne vogliamo aggiungere tanti a questi, dove il Signore ci fa capire: "Ma lo devo per forza fare?" Figli, ubbidite ai vostri genitori. Genitori, amate i vostri figli e allevateli nella disciplina del Signore.

Questi sono i comandamenti, anche questi; e poi ne possiamo aggiungere tanti altri che Paolo ha potuto spiegare attraverso le Scritture. Quindi veniamo al fatto che la Scrittura ci dice chiaramente: se i comandamenti non sono gravosi, è dovuto a che cosa? Alla Chiesa il Signore raccomanda: che cosa? "Siate sottomessi ai vostri conduttori." Ma qualcuno dice: "Ma io non la vedo come la vede il conduttore." Va bene, puoi anche non vederla, ma io leggo così. Anch'io sono stato sottomesso al mio conduttore, al mio pastore, e vi posso dire che per vent'anni non tutto ho condiviso. Tutto questo non mi ha permesso di ribellarmi, ma mi sono sottomesso perché sapevo che era un'autorità imposta da Dio; e chi si oppone alle autorità si attira una condanna.

Ma questo vale anche per i figli che non ubbidiscono i genitori; ma questo vale anche per le mogli che non si sottomettono ai mariti, e questo vale ai mariti che non amano le proprie mogli e le trattano come un vaso più debole. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e quello che interessa è esaminandomi: quant'è l'amore di Dio nella mia vita e nella nostra vita? Per comprendere che noi abbiamo bisogno di capire che tutte le cose che facciamo includono una volontà che scaturisce da uno spirito che Dio ci ha dato: questo è lo spirito dell'amore, quello spirito che la parola dice: "Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete, vi sarà fatto." Qual è?

Il padre, avendo davanti agli occhi un figlio che ama, il figlio gli chiede: "Papà, fammi un regalo di Natale!" Il papà glielo rifiuta? Dice: "Va bene, figlio," per amore del figlio il padre gli dona. Se noi ci doniamo al nostro Padre celeste, che cosa ci può rifiutare lui? Pensate che egli fa appello a quello che è... no, "ma tu non cammini bene"; no, "ma tu"—pensate soltanto a quello che la parola ci insegna. Lui fin dal principio ha voluto che noi possiamo imitarlo, perché Gesù, come noi leggiamo, ha fatto qualcosa che oggi forse noi non riusciamo ancora a fare.

Ha un significato profondo, non è soltanto pratico. Quando Gesù si toglie le sue vesti, voi capite che cosa vuol dire? Si toglie le sue vesti e si cinge, prende dell'acqua e lava i piedi ai suoi discepoli. Quando finisce dice: "Io vi ho dato l'esempio." Che cosa ci ha voluto insegnare il maestro? È duro il comandamento di umiliarsi, è duro. Eppure è così. Ma quando uno ama, niente gli è difficile, nemmeno dire "È vero, io ho sbagliato." Quello che la parola ci insegna è che il nostro vivere, il tempo che noi abbiamo per vivere, è quello di metterlo a sua disposizione, per capire: devo fare tutto per amore di Cristo.

E Paolo ha sacrificato la sua vita perché ha detto: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; la vita che vivo ora nella fede, la vivo nel Figlio di Dio, che mi ha amato. Mi ha amato." Come posso disprezzare l'amore di Dio nella mia vita? Quelli che io chiamo sacrifici, restrizioni, leggi—per me dico la verità in Cristo, lui ne è testimone. Da quando conosco il Signore non ho mai pensato: "Signore, questo comandamento è duro per me; questo non lo condivido; questo è troppo forte." Mai mi è salito in cuore—lo dico davanti a voi, davanti al Signore.

Nessuna restrizione ho pensato, nessuna parola dura, nessun comandamento che mi ha potuto forzare a fare; no, perché Paolo dice: "L'amore di Cristo mi costringe." È l'amore di Cristo che mi costringe a fare, non la carne, ma l'amore mi costringe a fare e a sopportare. L'amore di Cristo mi porta; come dice Paolo in primo Corinzi 13: che cosa sono io? Ho i comandamenti, vado in Chiesa, leggo la parola, prego, ho rispetto per il mio prossimo. Bene, anche questi sono cose che fanno parte della vita di ogni credente. Ma poi viene Gesù e dice della Chiesa di Efeso: "Ho questo contro di te: che tu hai lasciato il tuo primo amore." Dice la vecchia lettura: il tuo primo amore.

Questa Chiesa faceva tutto, e faceva tutto anche per amore del suo nome. Sapeva discernere quelli che erano gli apostoli e quelli che non lo erano. Ma Paolo dice: "Senza l'amore, io sono un rame risonante, uno squillante cembalo. Non sono nulla," dice lui. "Posso avere tutte le facoltà di questa vita, tutti i doni, tutti i ministeri, come tanti cristiani chiedono. Ma poi quando si tratta di amare e di amare con un cuore puro —come dice Paolo—con una fede non finta—allora la diventa difficile, perché amare chi ci fa delle ferite, chi ci parla contro, chi ci odia, chi ha risentimenti, non è qualcosa che scaturisce da un semplice comandamento, ma come Paolo ha detto, da un cuore puro, da un cuore che è stato cambiato, da un cuore che è stato santificato.

Pensate che Gesù dice ai suoi discepoli in Giovanni 17: "Io santifico me stesso per voi." Che cosa vuol dire? Che cosa vogliamo pensare di queste parole? È bene che tutti noi facciamo la stessa esperienza. Se una donna, se un uomo santifica se stesso, non fa del bene solo a se stesso, ma fa del bene a quelle persone che ha davanti, al suo prossimo—il prossimo che vede in te una persona santificata. Che pensieri si fa del tuo Dio? Che cosa pensa del tuo Dio quando vede in te un'anima pura, un'anima santificata, un'anima che non perde tre ore vicino allo specchio, allo strumento della vanità, che non cambia il suo aspetto, che non è più un originale, ma è soltanto qualcosa di sofisticato?

Questa è la verità. Gli uomini che hanno servito Dio l'hanno servito in semplicità di cuore. E io voglio essere una persona semplice come lo sono stati tutti i miei avi, tutti i miei fratelli. Ma lo voglio fare perché voglio dire al Signore: "Signore, io voglio amarti col cuore," come dice quel cantico, "voglio amarti veramente tanto quanto tu mi hai amato e hai dato te stesso per noi tutti." Quali sono le restrizioni che io devo fare un passo indietro? Che cos'è che è troppo duro per me? Vivere su questa terra senza alcuna carnalità. Quando entriamo nella profondità della parola, capiamo che ci sediamo davanti a lui, alla sua presenza; e nel momento in cui chiudiamo la porta della nostra stanza, è spontaneo sentire la lode e l'amore di Gesù.

Non ti devi sforzare a cambiare il tuo linguaggio. Fai questa esperienza: tu entri perché Gesù già ti sta aspettando nella stanza; e quando entri, senti già la sua presenza e cominci a parlare in lingue, a lodare in lingue. Non riesci a riprendere la tua lingua originale, perché c'è qualcosa che non riesce a frenarti; e senti l'amore e la pace del Signore. Allora senti la sua presenza e sei certo non solo che Dio ti ama, ma che l'amore di Dio dimora in te, tu in lui. Per questo viviamo, per questo possiamo dire: il fine del comandamento è l'amore.