Edificare sulla roccia di Cristo

Vogliamo avere un tempo di preghiera. Sì, Signore, non trovo altro bene all'infuori della mia vita se non quello di servire il Dio vivente e vero, colui che ci ha chiamati a sé, colui che ci ha dato una vita nuova in Cristo Gesù, colui che si è sostituito a noi, ha preso il castigo e ci ha salvati benedicendoci con una salvezza eterna.

Grazie Padre, Signore delle nostre vite, perché tutto quello che fai è meraviglioso. E anche in questo momento, Signore, possiamo aprire i nostri cuori venendo alla tua presenza e dichiarando apertamente che all'infuori di te non c'è alcun Dio, alcun re, non c'è la vita stessa se non in te solamente. E lo vogliamo sentire dal profondo del cuore e viverlo, Signore, tutti i giorni della nostra vita.

Perciò ti chiediamo ancora: sia il nostro cuore aperto all'ascoltare la tua voce, sia il nostro cuore incline a mettere in pratica i tuoi comandamenti, sia il nostro cuore ripieno e traboccante dell'opera dello Spirito Santo che ancora vuoi compiere ai giorni nostri, Signore, e la vogliamo vedere. Perciò ti chiediamo, Signore: facci vedere le tue meraviglie, la tua mano che opera, ancora il tuo braccio che non si è accorciato, ma è disteso, pronto, Signore, ad aprire i nostri occhi e riempirli delle tue meraviglie.

Grazie, Signore. Vogliamo avvicinarci alla tua parola, quella che ci spinge ad andare avanti, quella che riempie i nostri cuori, quella che ci dà la forza anche stamattina di venire a te. Grazie perché tu puoi benedire anche questa mattina ognuno di noi, Signore. Il servizio, la parola, i canti, l'adorazione, le preghiere – mettiamo tutto nelle tue mani. Benedici ogni cosa, Signore. Noi te lo chiediamo nel nome di Gesù. Amen.

Leggiamo un passo. Salmo 138. Il Signore ci ha ristorato nel suo spirito. Ogni volta che abbiamo comunione tra noi è sempre come una pioggia di benedizione dal cielo. Amen.

Salmo di Davide: Io ti celebrerò con tutto il mio cuore. Davanti agli dei canterò le tue lodi. Adorerò rivolto al tuo santo tempio e celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua verità, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa. Nel giorno in cui ti ho invocato, tu mi hai risposto ed è cresciuto il vigore dell'anima mia. Tutti i re della terra ti celebreranno, o Eterno, quando udranno le parole dalla tua bocca e canteranno le vie dell'Eterno, perché grande è la gloria dell'Eterno.

Anche se l'Eterno è eccelso, egli ha riguardo degli umili, ma il superbo lo conosce da lontano. Anche se cammino in mezzo all'avversità, tu mi conserverai in vita. Tu stenderai la mano contro l'ira dei miei nemici e la tua destra mi salverà. L'Eterno compirà l'opera sua in me. O Eterno, la tua benignità dura per sempre. Non abbandonare le opere delle tue mani. Amen.

Ci sono momenti quando dico che è bello stare in comunione con i fratelli, condividere del tempo davanti alla presenza del Signore. L'anima viene proprio ristorata. Troviamo quel riposo davanti a Dio che lo troviamo quando stiamo in comunione con lui e quando stiamo in comunione tra di noi. Sono due cose che meditavo stamattina – non possiamo né lasciare una e far prevalere l'altra. Una non può prevalere, devono andare di pari passi. Il Signore ci ha creati per stare insieme, il Signore ci ha creati per lui. E queste sono due cose da cui non possiamo prescindere.

Le azioni che dobbiamo svolgere – tante volte ci mettiamo tanto del nostro, no? E la fatica che ci mettiamo quando viene dalle nostre forze, non da parte del Signore, vediamo che a volte sono sforzi vani. Magari stiamo facendo qualcosa che è gradita all'opera del Signore, però con i nostri modi, magari isolandoci, magari prendendo delle scorciatoie. Io mi rendo conto vedendo le mie intenzioni – quando rispecchiano la parola del Signore, tutto sia più semplice. Se è il Signore che compie la sua opera, tutto scorre diversamente.

Quest'ultimo verso mi ha fatto fermare: "L'Eterno compirà l'opera sua in me". Allora mi sono detto: Signore, qual è il mio compito? Se tu mi dici: "Ok, questa è la strada e cammina per essa", che cosa devo fare? Oltre che andare avanti, come ha detto anche Tony , guardare avanti è importante – mi sono piaciuti quei versi. Allora il Signore mi apriva gli occhi: quello che possiamo fare è disponere le nostre forze perché è il Signore stesso che ce lo comanda – è solo rendere la nostra vita uno strumento nelle sue mani.

Fare in modo che non ci siano interruzioni nell'opera, fare in modo che non ci siano ostacoli. L'opera la farà Dio stesso. Se dice: "L'Eterno compirà l'opera sua in me" e "la sua benignità dura per sempre", vuol dire che i suoi occhi non si staccano dalla nostra vita. Anche se c'è un allontanamento momentaneo, anche se i nostri pensieri non sempre sono in linea con i suoi – tante volte vengono pensieri impuri, tante volte sono i pensieri stessi che pensiamo siano buoni e poi ci rendiamo conto che non erano allineati con quello che voleva compiere il Signore.

Ma il compimento dell'opera spetta a Dio. Lasciamo a Dio i suoi compiti. Noi preoccupiamoci di quello che è il compito che ci ha segnato – siamo strumenti nelle sue mani. Uno strumento deve essere sempre pronto, non deve essere rotto. Quindi dobbiamo preoccuparci di tenere questo cuore, questa mente sempre pronti all'opera. Uno strumento deve essere ordinato, può essere pronto, ma non essere magari pulito, non essere magari brillante. Dobbiamo preoccuparci di tenere in onore questo strumento.

Ricordiamoci: siamo il tempio dello Spirito Santo e anche il corpo non va tenuto come qualcosa di poco valore. Lo spirito, la mente, teniamoci ordinati in questo, però anche l'immagine che diamo di noi stessi deve essere ordinata. E il Signore compirà quell'opera. Anche in questi tempi che sembrano davvero difficili, preoccupiamoci di essere gli strumenti nelle mani del Signore. Non preoccupiamoci delle voci che sentiamo.

Dobbiamo essere informati di quello che accade intorno a noi. Ma mi rendo conto anche semplicemente accendendo la TV di quanto disturbino queste cose, no? Il nemico vuole venire come una fumana, come qualcosa di forte e di potente. Vediamo sempre questi rumori di guerra che si fanno più intensi. Vediamo come sta crescendo l'odio. Si stanno creando delle fazioni anche nella nostra nazione. O sei da una parte o sei dall'altra. Noi siamo dalla parte del Signore. Non schieriamoci in questo mondo. Noi siamo dalla parte di Gesù. È lui che ci ha salvato. Non è nessun presidente, nessuno che andiamo a eleggere che mai salverà le nostre vite.

Noi non abbiamo la sicurezza dal mondo, e se mi permettete, neanche il Signore ci dà la sicurezza che la strada sarà sempre bella e facile. Ma seguendo lui sappiamo che abbiamo un porto sicuro. La sicurezza che il domani sarà facile, non ce la dà neanche il Signore. Però nelle sue mani noi possiamo vedere che anche se non conosciamo il domani, lo conosce Dio. E Dio ha per noi pensieri di pace e non di male, perché ci vuole dare un futuro e una speranza. E di questo ne sono più che convinto.

L'incoraggiamento che ci dà il Signore stamattina – prima a me, poi a ognuno che lo vuole afferrare e farlo suo. Così vogliamo ancora ringraziarlo per questo tempo e della sua parola e andare avanti con il servizio. Il Signore ci benedica per questo primo messaggio. Amen.

E gloria a Gesù. Dio ci benedica anche questa mattina, poiché abbiamo un buon motivo per stare qui davanti alla presenza del Signore, tutti noi, perché possiamo essere edificati dalla parola del Signore. E questo per me è stato il soggetto più importante della mia conversione, perché non mi è stato presentato nulla che fosse dall'uomo se non ciò che è dallo Spirito Santo: la parola di Dio. E questo è quello che è stata la mia lampada. Posso testimoniarlo senza alcun timore, ma con piena certezza di fede.

Quando siamo appoggiati sulla parola di Dio, il nostro fondamento è stabile, è fermo, e questo conta. E questa mattina, a motivo di questo, voglio leggere in Luca al capitolo 6 un passo che conosciamo come tutti quelli che hanno letto almeno una volta la parola di Dio. E io spero che tutti, con impegno nel timore di Dio, si applichino a dire a se stessi: "Ma io ho letto una volta la parola di Dio, sono edificato per mezzo della parola di Dio". Se l'hai letta in parte, in parte è la tua vita spirituale. L'altra parte non è completa e su quella parte che non è completa c'è qualcuno che ci lavorerà.

Ma quando nella parola di Dio c'è la completezza e lo Spirito Santo si manifesta nel nostro cuore, questa parola sarà l'ancora della nostra salvezza sempre – non solo per noi, ma anche per quelli che potranno ascoltare quello che il Signore ci ha comandato: amare te, servire te. Questa è la ragione della tua, della mia vita. Amen.

Alziamo il nostro capo perché la nostra redenzione è vicina, non è lontana. Perciò usciamo fuori da ogni illusione, pensando come tanti pensano – e come lo stesso apostolo Pietro diceva – che non è il tempo del Signore, ancora è presto. Ma i tempi sono quelli che sono. Se non li vogliamo riconoscere chiudiamo gli occhi. Ma se riconosciamo i tempi, come lo stesso Signore Gesù ci ha detto: l'estate viene preceduta dalla primavera e la primavera si manifesta quando voi guardate il fico che comincia a mettere i suoi germogli, i suoi fichi. Allora l'estate è vicina e con i segni che noi abbiamo davanti ai nostri occhi possiamo benissimo dire e ripetere a noi stessi: prima che Gesù sta per tornare ed è proprio alle porte.

Chissà – non facciamo nessun pronostico perché la scrittura ce lo vieta – ma quello che possiamo fare è il consiglio del nostro maestro: vegliate, siate pronti. Amen. Questo è bello che noi possiamo vegliare. Allora, abbiamo come base della nostra vita la parola di Dio.

E in Luca al capitolo 6 al verso 46, leggiamo fino al verso 49:

"Ora, perché mi chiamate Signore, Signore, e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ode le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi è simile. Egli è simile a un uomo che costruendo una casa ha scavato molto profondo e ha posto il fondamento sopra la roccia. È venuta una piena. Il torrente ha investito quella casa, ma non l'ha potuta scrollare perché era stata fondata sulla roccia. Chi invece le ha udite e non le ha messe in pratica le parole del Signore (naturalmente) è simile a un uomo che ha edificato una casa sopra la terra senza fondamento. Quando il torrente l'ha investita, essa è subito caduta e la sua rovina è stata grande." Amen.

Ci siete? Gloria a Dio. E io potrei dire, come ho detto a me stesso ieri mattina quando davanti a questa lettura ho potuto dire: "Ma Signore, riferito a che cosa? Quando tu parli di un fondamento solido, di una casa costruita sulla roccia?"

Se noi leggiamo il Sermone sul Monte, ci rendiamo conto quante cose, quanti insegnamenti Gesù ci ha trasmesso. E su questi insegnamenti il Signore conclude e dice: "Io vi ho detto tutte queste cose. Adesso quello che è importante: che voi possiate mettere in pratica il mio insegnamento."

Io ho detto a me stesso: Va bene, perché è bello che facciamo una riflessione. È vero, Signore, tu vuoi che mettiamo in pratica tutto ciò che hai detto sul Monte, no? Quando Gesù ha parlato alle folle. Ma poi ho considerato alcune cose che non erano così semplici da mettere in pratica. Voi ne siete testimoni insieme a me. Se questa mattina considerate che questo passo della scrittura ci può aiutare a comprendere quello che è più difficile e quello che è più facile.

"Ma io vi dico", dice al verso 27, "amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano." Allora io mi fermo e dopo tanti anni mi chiedo: quanta capacità c'è nel mio cuore di fare del bene ai miei nemici? Poi devo capire chi sono i miei nemici, no? E a quelli che mi odiano. Una persona che ti odia devi avere la forza di amarla. È facile o è difficile? Oppure chi ti odia potrebbe farmi voltare dall'altra parte senza nemmeno salutarlo. Dici: no, fratello, questa parola è pesante.

L'odio non dovrebbe far parte dei credenti. Io vi dico invece che a volte fa parte. Se conosci bene il tuo cuore lo sai bene anche tu. Quello che la parola dice è di amare i propri nemici. Qualche volta nella vita, principalmente da cristiani, ne abbiamo assai di nemici: visibili e invisibili. Li abbiamo negli ambienti di lavoro, li abbiamo nella scuola, li abbiamo fra i parenti – quelli che ci vogliono del male, che ci sparlano, che ci dicono tante cose, anche ingiustamente, sicuramente.

Allora Gesù ci dice: "Tu devi amare queste persone." E io mi chiedo: che cosa c'è dentro di me per poter essere così spinto ad amare chi mi odia? È più facile, dice Gesù, amare quelli che ci amano, no? È facile che tu ami quelli che ti amano. Lo dice Gesù prima. Non parliamo poi del passo che dice: se qualcuno ti percuote sulla guancia, porgigli anche l'altra. Non lo so quanto sia facile anche questo, ma quando c'è un po' di natura umana è anche difficile, no? Porgere l'altra guancia.

"Dai a chiunque ti chiede e se qualcuno ti toglie il tuo, non glielo ridomandare." Eh, stamattina mi sembra che questa parola da mettere in pratica non sia proprio così facile. Signore, è difficile, è molto difficile. E come faccio a mettere in pratica questo messaggio se la mia natura mi spinge a rigettare queste cose che sono nella natura umana, ma non nella natura spirituale di un'anima trasformata, di un cuore cambiato? Perché un cuore cambiato non è difficile sopportare, in un certo senso, perché l'amore di Cristo dice che sopporta. Come volete? Al verso 30-31: "Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro.

Cosa vorresti per te? Vorresti pace? Vorresti del bene? Vorresti che qualcuno ti aiutasse, ti consigliasse? Vorresti che quando sei ammalato qualcuno ti facesse una visita e ti incoraggiasse ad andare avanti? Vorresti una certa sicurezza nella tua vita? Vorresti che la tua famiglia, i tuoi bambini, tua moglie – che tutte queste cose benefiche fossero nella tua vita – ma come vorresti per te fai agli altri."

Se vedi un fratello nel bisogno, sarebbe opportuno che ti interessi, che non vivi la tua vita personale, privata, no. Perché un giorno – perdonatemi se sono diretto – ma non sono io. Così dice la scrittura. Perché un giorno davanti al giudizio il Signore ci chiederà: "Hai compreso il libro dell'Apocalisse?" Non ci chiederà queste cose. È difficile anche il libro dell'Apocalisse, no? Almeno una grossa parte. Ma il Signore ci chiederà: "Caro figlio mio, hai dato un bicchiere d'acqua al tuo fratello? Non è il bicchiere d'acqua – ne conosciamo però la profondità – che cosa Gesù voleva dire.

Hai visitato un fratello che era ammalato, una sorella che non stava bene? Hai dato da mangiare a qualche povero che ne aveva bisogno? O hai tenuto sempre la mano sul portafoglio che nessuno la toccasse? Hai per caso visitato qualche carcerato, oppure scritto se c'è stata una opportunità? Che cosa ci ha chiesto di difficile il Signore nel giorno del giudizio?"

Vedete, l'evangelo è così. Ci ha chiesto qualcosa di molto semplice. Non ci ha chiesto nemmeno: hai amato i tuoi nemici? – nonostante il Signore ce l'ha detto, no? – Si è basato su ciò che è più semplice per noi che nella nostra vita terrena abbiamo fatto. E se non facciamo nemmeno questo – allora io vi dico ciò che la parola di Dio dice: il giudizio comincia prima dalla casa di Dio.

Allora io questa mattina non voglio contristarmi per il solo pensiero. Dico: "Ma io voglio visitare i miei fratelli quando non stanno bene, voglio consolarli quando vogliono essere fortificati, voglio fare del bene fin dove mi è possibile – perché l'impossibile non appartiene a noi, no?" Eppure la scrittura ci aiuta in questo.

"Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete, poiché i peccatori fanno lo stesso?" Le parole di Gesù sono come una spada profonda e affilata. E qualche volta noi abbiamo pensato che tutto è in ordine, tutto è a posto. E tornare a questo messaggio di Gesù sul Monte è come tornare agli inizi della nostra conversione. Dice: "Fratello, ma queste cose le sappiamo già." Va bene, lo so che lo sappiamo, ma una cosa è saperle e una cosa è praticarle. Sono cose differenti.

Quindi Gesù ripete al popolo: "Amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla." Qua si capisce, no? Si capisce o no? Prestate e non sperate nulla che poi vi ritorni indietro. Così io capisco la parola di Dio. E il vostro premio sarà grande nei cieli. A qui viene la cosa più bella: il premio! Quando tutte queste cose si compiono nella nostra vita, allora sappiamo che c'è un premio grande, inestimabile.

Mi voglio fermare ancora un momento a ciò che è difficile, perché noi siamo portati alle cose facili nella nostra vita, no? È semplice e facile essere visitati e mettere due spiccioli nella cassa delle offerte. È facile fare tutte quelle cose che va bene, fratello – un bicchiere d'acqua, che ci vuole? Vado nel frigorifero, lo metto dentro. Stamattina non l'hanno messo e allora ci ricordiamo che – Ah, dice la Sharon – sta sotto la bottiglia. Va bene, grazie. E allora ci ricordiamo che nella nostra vita scegliamo sempre ciò che è facile, ma poi arriva un messaggio forte: quello del Signore che era diretto.

Gesù non girava intorno, non parlava in linea generale. Parlava al popolo, ma ogni persona prende per sé quello che Gesù diceva a tutti. Perché questo è importante che prendiamo per noi ciò che Gesù anche questa mattina attraverso la sua parola ci dice: "Perché mi chiamate Signore, Signore e non fate quello che vi dico?"

Lasciatemi ancora qualche secondo per dire a tanti fratelli, a tante sorelle: esercitatevi a casa nella preghiera. Lo so che pregate, ma se in una preghiera di un minuto ci sono cento parole e cinquanta parole sono "Signore, grazie Signore" per quello, "Signore per mia figlia, Signore, grazie per quello che tu fai, Signore" – ormai abbiamo capito che il Signore è il Signore. Però nella preghiera dobbiamo anche imparare a non ripetere sempre "Signore", ma la cosa più strana è che io lo sento anche da certi pastori quando pregano. Quando aprono nella preghiera, su cento parole cinquanta sono "Signore". Va bene, era solo una parentesi aperta.

Andiamo avanti: "E non fate quello che vi dico. Signore, noi facciamo tutto ciò che è più semplice e più facile da fare, ma le cose difficili ci vuole ben altro. E che ci vuole per le cose difficili? Quando noi siamo rinati, quella nuova nascita ci porta proprio a poter compiere – come abbiamo letto prima nel Salmo – se non erro, il Signore compie l'opera tua in me. A compiere le cose difficili all'uomo naturale. Ma l'uomo spirituale comincia a capire che la sua casa è fondata sulla parola di Dio. E lo Spirito Santo ci aiuta a poter edificare sulla roccia che è Cristo.

Sappiamo benissimo quello che la parola ci dice. E allora, nel momento in cui mettiamo in pratica la parola, il nostro fondamento è Gesù ed è un fondamento incrollabile. Quella casa, quella vita non verrà mai meno. Perciò io dico a tanti: non ci culliamo qualche volta del fatto che siamo convertiti da un po' di anni e ormai è consolidata la nostra casa. Perché la parola di Dio è chiara e dice chiaramente: "Verranno le tempeste, verranno le alluvioni, verranno queste cose forti nella tua vita".

All'inizio della conversione il Signore ti manda una pioggerella sulla tua vita, sulla tua casa. Poi man mano che tu cresci e vai avanti, arriva un acquazzone. E poi man mano che vai avanti la prova aumenta. Ma la prova sapete – è forte, è qualcosa che aiuta la nostra fede a crescere. Perché la fede non ti aiuta a deviare la croce e nemmeno la prova. Ma la fede aiuta a sopportare la prova. E le prove verranno comunque in qualsiasi momento della vita, anche dopo venti, trenta e quarant'anni. Perché la fede, come qualcuno ha detto, è come un muscolo. Più lo metti sotto tensione e più diventa forte. Questa è la vera fede.

E Gesù ci vuole anche mettere all'attenzione su questo. Ora, se sappiamo che il fondamento è Cristo, siamo tutti convinti, no? La parola di Dio è il fondamento, che è Gesù. Che cosa ci rimane da fare?

In Primo Corinzi al capitolo 3 abbiamo un altro passo. Paolo parla alla Chiesa di Corinzo e dice queste cose al verso 10:

"Secondo la grazia di Dio che mi è stata data come savio architetto io ho posto il fondamento ed altri costruiscono sopra. Ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo." Questo è quello che Paolo ha insegnato alla Chiesa come savio architetto. Lui aveva questo mandato.

"Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno e stoppia, l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà, poiché sarà manifestata mediante il fuoco e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. L'opera che uno edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa." Amen.

Allora Paolo dice: il fondamento è Gesù. Ci siamo. Adesso tu come stai costruendo? Perché viene la prova del fuoco un giorno? Viene la prova del fuoco, no fratello Giovanni? Allora quando viene questa prova del fuoco, che cosa abbiamo messo sul fondamento di Gesù?

Perché ogni metallo che Paolo menziona ha un suo significato, ma la cosa più brutta è edificare con la stoppia, con la paglia. Nel giorno della prova viene bruciata. Questo che cosa significa? Che Paolo ci dice: "Attento fratello, il fondamento lo sappiamo che è Gesù. Adesso va bene come costruisci la tua vita su questo fondamento? La costruisci ancora con quelli che sono la parola di Dio, la tua testimonianza, la tua santificazione – tutto ciò che concerne l'edificazione?"

Alcuni però non si preoccupano. Va bene, ormai il fondamento c'è. Sappiamo Gesù è il nostro Salvatore, andiamo avanti. Però questo modo di pensare ha portato molti a far crollare la propria casa, perché in fondo in fondo non era edificata sulla roccia.

Mi diceva un fratello una volta che doveva costruire una stanza di quelle con l'arco a volta, no? così in questa maniera. E allora ha scavato, ha scavato dove doveva costruire e dopo ha trovato una bella pietra grossa e ha detto: "Ah, sono arrivato qui, posso mettere il fondamento." Ha trovato la pietra, la roccia e ha chiamato un mastro di quelli antichi e ha detto: "Senti, io sono arrivato, ho scavato. Che dici? Posso iniziare?"

E lui ha detto: "Un momento, dammi il piccone." Ha preso il piccone e col manico, con la parte di legno, ha abbattuto su quella pietra in maniera forte. Quando ha abbattuto su quella pietra non era ancora arrivato alla roccia. Sotto quella pietra c'era ancora terra, c'era ancora sabbia. Devi andare più in profondità. E lui ha detto: "È possibile?" "Sì, prova, scava." E lui mi racconta che scava, tira fuori questa grossa pietra e sotto la pietra c'era ancora sabbia, c'era ancora terra. Questa è l'esperienza.

Ma perché Gesù ci dice queste parole in modo che noi possiamo comprendere? E cioè che ha scavato molto profondo e ha posto il fondamento sulla roccia. Una vita spirituale dove non si va in profondità è una vita superficiale. Quando avvengono le tempeste, quando arriva la prova più forte, quella casa regge, dimmelo tu. Regge! Quando oggi guardiamo in televisione le alluvioni e guardiamo quelle piene dove i torrenti escono fuori dagli argini, intere case per intero vengono trascinate. Dove erano appoggiate queste case?

Dove è appoggiata la tua vita e la mia vita se non sulla parola che è Cristo? E la parola ci tiene fermi, saldi. Però, Signore, le cose difficili per me. E il Signore dice, come ci ha insegnato Isaia, al capitolo 41, verso 10:

"Non temere, perché io sono con te. Non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Io ti fortifico e anche ti aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia. Ecco, tutti quelli che sono infuriati contro di te saranno svergognati e confusi. Quelli che combattono contro di te saranno ridotti al nulla e periranno." Al verso 13: "Poiché io, l'Eterno, il tuo Dio, ti prendo per la mano destra e ti dico: Non temere, io ti aiuto."

E senza l'aiuto di Dio noi non possiamo edificare nulla. Non possiamo costruire nulla. Perciò dice la scrittura che egli farà sì che l'opera sua sarà in noi – la meraviglia delle meraviglie.

E il Salmo 68 ci dice così al verso 19: "Benedetto sia il Signore che giorno per giorno porta per noi i nostri pesi. Egli è il Dio della nostra salvezza. Non devi preoccuparti se tu non ce la farai, perché per edificare – insomma, se vuoi edificare secondo quello che dice Gesù e sui suoi comandamenti – ci sono delle forze che tu non hai. Ma quando il Signore dice: 'Tu vuoi', c'è una volontà interiore: Io voglio Signore, ma non ce la faccio. Io ti aiuto."

Non devi temere perché la mia fedeltà è indiscutibile, perché io ho fatto per te qualcosa di meraviglioso. E colui che ha iniziato un'opera in noi è potente da portarla a compimento. Amen. E la parola di Dio ci aiuta e il Signore dice – benedetto sia il Signore, dice il salmista Davide, che giorno per giorno porta lui i nostri pesi. Non aver timore di edificare.

Anche perché questo verso, il verso 28, dice ancora del Salmo: "Il tuo Dio ha stabilito la tua forza. Consolida, o Dio, quello che hai fatto per noi. Rendi forte per noi, consolida quel fondamento." Vogliamo costruire, vogliamo edificare per la gloria di Dio, ma dentro ci deve essere una volontà che onora colui che ci ha dato la possibilità di mettere il primo fondamento.

Adesso bada bene, dice Paolo: come tu costruisci?

Vorrei concludere con un passo che ci aiuta in Neemia. In Neemia, voi sapete che Neemia era stato comandato di ricostruire le mura di Gerusalemme. E Neemia nel costruire aveva incontrato molte difficoltà. E oltre alle difficoltà – perché le mura erano tutte crollate, le porte tutte prese dal fuoco e il lavoro era grande – lui non si scoraggia.

Perché se noi siamo stati chiamati da Dio, che cos'è di difficile se lui porta i pesi al posto nostro? Si tratta soltanto di fede, di mettere la nostra fiducia in lui, in colui che dice: "Non temere, io ti aiuto. E il mio aiuto non è l'aiuto dell'uomo." E Neemia questo lo aveva compreso, perché ha detto: "Se Dio mi ha dato la possibilità – attraverso il re – di ritornare a Gerusalemme e riedificare le mura, questa è opera del Signore, non è opera mia."

Ed ecco che Neemia si mette a costruire. Però fa un discorso al popolo, ai residui, a quelli che erano rimasti – poveri, pochi e deboli. Questi il re aveva lasciato a Gerusalemme. Le persone più povere, quelle più deboli, la miseria. Al verso 17 del capitolo 2 di Neemia:

"Allora io dissi loro: Voi vedete la misera condizione nella quale ci troviamo. Gerusalemme è distrutta, le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e così non saremo più nell'obrobrio, nella vergogna. Raccontai quindi loro come la mano benefica del mio Dio era stata su di me e anche le parole che il re mi aveva detto. Essi allora dissero: Leviamoci, mettiamoci a costruire."

Così presero coraggio per mettere mano a quell'importante lavoro.

Sei scoraggiato? Sei deluso? Il tuo animo è abbattuto? La prova è ancora forte – una malattia, uno scoraggiamento. Qualcuno che ti dice: "Tu non sei quello che sei" o "non puoi nemmeno esserlo". Qualcosa che ti abbatte. Va bene, queste sono le cose che verranno nella vita di ogni credente. E le prove sono molteplici, di ogni forma.

E qui troviamo che c'era un lavoro grande da fare – veramente grande. E poi dice la parola di Dio che quando il popolo è stato incoraggiato da Neemia – sempre comandato da Dio, perché se non c'è l'opera di Dio, Neemia non avrebbe potuto fare nulla – il popolo ha detto: "Va bene, mettiamoci, costruiamo. Non demoliamo, perché quando con la nostra lingua qualche volta usciamo fuori dal tracciato, demoliamo e non costruiamo. Sarebbe bene invece che noi edifichiamo su quello che è il fondamento."

Allora non era soltanto questa la prova. La prova era al verso 19: "Quando operò Sambalat, l'oronita, Tobia, il servo ammonita e Gesim l'arabo, vennero a saperlo. Ci schernirono, ci disprezzarono dicendo: Che cosa state facendo? Volete forse ribellarvi al re?"

Perché il nostro avversario è invisibile, no? Le nostre prove non sono soltanto visibili, ma sono anche nella mente, nei pensieri. E il diavolo viene a scoraggiarti e dirti: "Sì, è vero, hai iniziato un'opera, ma vedi quanto è difficile, vedi quante macerie, vedi quante ce ne sono. Ma come fai? Non ce la fai." Questa è la voce dell'avversario – guarda chi c'ha intorno. Tutte persone misere, tutti poveri, tutti deboli, non hanno nemmeno da mangiare.

Ma tu che sei spirituale capisci che la voce incoraggiante viene da Dio. Quella che non ti incoraggia non viene da Dio, perché Dio non verrà a dirti "Fermati". Invece Gesù dice: "Colui che ha iniziato a costruire non si deve fermare, perché verranno e diranno: Come hai iniziato a costruire e adesso ti sei fermato? È una vergogna."

Ma se tu hai deciso di seguire Cristo – non lo dico a chi ancora non lo segue, ma lo dico a tutti noi. Se tu hai deciso di seguire Cristo, continua a edificare con tutto ciò che è prezioso e costruisci la tua vita sulla roccia fino a quello che è il punto massimo che il Signore ti ha messo davanti alla meta.

Allora vennero questi nemici e gli dissero: "Ma che state facendo? Dove volete andare? Chi pensate di essere?" Mi disse un giorno una sorella che non c'è più: "Quattro gatti siete? Dove volete andare?" Dove volete andare? Dove ci porta il Signore? Dove ci porta la parola?

Eh, ma con quattro gatti? Eh, sì, quattro gatti siamo. Si usa quel termine, no? Fa niente. Verrà il giorno che il Signore potrà fare un'opera più grande. Noi, come Neemia ha risposto a questi nemici avversari, noi? Disse Neemia:

"Allora io risposi e disse loro: Sarà Dio stesso del cielo a darci buon successo. Noi suoi servi ci metteremo a costruire, ma per voi non ci sarà né parte né diritto, né ricordo in Gerusalemme."

Noi siamo quattro gatti, siamo deboli, non siamo forti, siamo pochi, ma il Signore ci ha comandato di costruire. Dove arriviamo ci fermiamo. Ma quando sappiamo che il nostro aiuto viene dall'alto, io vi dico: mettiamoci e edifichiamo e andiamo avanti. Perché la scrittura dice: Dio compirà l'opera sua in noi.

Questa è la parola di Dio. Se noi edifichiamo sulla parola di Dio e mettiamo in pratica quello che Dio ci ha comandato, vi dico: grande sarà il nostro premio. E il Signore vuole che noi possiamo andare avanti. Così come Neemia ha potuto andare avanti e le mura crescevano, erano congiunte giorno dopo giorno. Pregavano sempre con la spada al fianco, la parola, e andavano avanti finché arriva il momento che le mura vengono completate.

"Le mura furono condotte a termine al verso 15 del capitolo 6, il venticinquesimo giorno del mese di Elul, in cinquantadue giorni. Quando tutti i nostri nemici lo vennero a sapere e tutte le nazioni che ci stavano attorno lo videro, ci sentirono – si sentirono grandemente abbattuti loro. Ma non noi, perché si resero conto che quest'opera si era compiuta con l'aiuto del nostro Dio." Amen.

Penso che sia chiaro. Non c'è più bisogno di nessuna spiegazione. Quest'opera andrà avanti con l'aiuto di Dio, non dell'uomo, ma con l'aiuto di Dio. E quando l'opera di Dio rimane in piedi, ci saranno sempre i Sambalat, i Tobia, gli avversari che diranno: "Ma che cosa state costruendo? Se sale una volpe su quel muro crolla."

Ma noi sappiamo: il fondamento è solido, è Cristo Gesù. E noi andremo avanti per la grazia di Dio. A lui la gloria. Amen.

Padre, vogliamo venire davanti alla tua presenza facendo appello alla tua grazia, alla tua misericordia, alle tue compassioni che si rinnovano ogni mattina. E poi concludiamo nel dire: grande la tua fedeltà, o Dio del cielo!

Chi potrebbe dubitare, o Signore, di quelle parole che tu ci hai detto anche questa mattina: non temere. Io ti aiuto. Perché noi ti apparteniamo. Siamo stati comprati a prezzo, non apparteniamo più a noi stessi. Tu sei il nostro Padre celeste. A te la gloria, l'onore, la benedizione, o Signore.

Ancora in questo giorno voglio pregarti: ancora una benedizione particolare ci spinga a edificare, o Signore, su quella roccia e a darci grazia di poter ricevere le forze necessarie per andare avanti, non guardando né a destra né a sinistra, ma tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede. Amen. Amen. Amen. Dio ci benedica. Amen.