Rallegratevi sempre nel Signore

C'era un pensiero nel mio cuore questa mattina che era rivolto naturalmente al nostro Signore riguardo a questo passo che leggevo in Osea al capitolo 6, che conosciamo benissimo e che è già stato citato tante volte.

Dal capitolo 6 di Osea, dal verso 1 al verso 3:

"Venite, ritorniamo all'Eterno, perché egli ha lacerato, ma ci guarirà. Ha percosso, ma ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita. Il terzo giorno ci farà risorgere, e noi vivremo alla sua presenza. Conosciamo l'Eterno, sforziamoci di conoscerlo. Il suo levarsi è certo come l'aurora. Egli verrà a noi come la pioggia, come l'ultima e la prima pioggia alla terra."

Ogni volta che leggo questo passo, quella frase risuona: "Conosciamo e sforziamoci di conoscerlo". È scritto anche che il Signore ha spesso detto al suo popolo: "Io gradisco la conoscenza di Dio più che i vostri sacrifici".

Ma come si fa a conoscere una persona che non hai mai visto? Come comprendere il suo carattere, la sua personalità, il suo pensiero, la sua volontà? E perché ci dobbiamo sforzare di conoscerlo? Quanto è importante che il profeta possa dire: "Sforzatevi di conoscere il Signore".

Ebbene, chi conosce Dio conoscerà bene anche se stesso, non del tutto, perché il cuore dell'uomo non è sondabile al 100%. Ma Dio ci ha fatto grazia di arrivare a conoscerlo fino a dove egli ci porta con la sua intelligenza, la sua conoscenza, con quella che è la sua rivelazione.

Quando il profeta dice: "Venite, ritorniamo all'Eterno", sta dicendo che vi siete allontanati. Ma prima stavate vicino all'Eterno. Però il passo prima di questa scrittura dice che il Signore si è allontanato dal popolo di Israele. Perché si è allontanato? Dice il verso 15 del capitolo 5: "Me ne ritornerò al mio luogo finché non si riconosceranno colpevoli e cercheranno la mia faccia. Nella loro avversità mi cercheranno con diligenza".

Questo è ciò che succede a tutti, perché c'è sempre un momento in cui sembra che il Signore sia in silenzio, che si sia allontanato. E questa situazione ci mette nelle condizioni di ricercarlo quando sentiamo nel cuore che senza la presenza di Dio non possiamo vivere.

Ci sono dei momenti nella nostra vita in cui il Signore tace e sembra così allontanato che ci spinge a cercarlo. E il profeta dice: "Ritorniamo al Signore e cerchiamo di conoscerlo, perché egli si leva come l'aurora al mattino presto". C'è una certezza: nel cercare Dio, egli si manifesta e possiamo conoscerlo.

L'apostolo Giovanni dice nella sua prima epistola: "E da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice 'Io l'ho conosciuto' e non osserva i suoi comandamenti è bugiardo, e la verità non è in lui. Ma chi osserva la sua parola, l'amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui."

Allora Giovanni ci dice: "Se tu vuoi conoscere Dio, devi osservare la sua parola, i suoi comandamenti". Perché per conoscere Dio che noi non vediamo, abbiamo bisogno di conoscere la sua storia, il suo pensiero, la sua volontà. E come la vuoi conoscere? Se te la racconta qualcuno, magari pensi "Ah, sì, magari". Ma Dio ci ha lasciato una testimonianza che è la sua parola.

La Bibbia ci racconta quello che Dio è. La Bibbia ci dice del carattere di Dio, dell'amore di Dio, della personalità di Dio. E solo in questa maniera noi impariamo a conoscere Dio e a camminare nei suoi comandamenti attraverso la parola di Dio.

Possiamo conoscerlo in maniera perfetta, dice la scrittura, tanto quanto basta per poter camminare nelle sue vie. Non è a caso che il nostro caro maestro ci dice in Giovanni 17:3: "E questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato".

Questa è la vita eterna. Non ce n'è altro. Non abbiamo un'altra ragione per cui la nostra vita si è fermata davanti al cospetto del nostro Dio: perché l'abbiamo conosciuto.

E Giovanni dice nel capitolo 1: "Quel che era dal principio, quello che abbiamo udito, quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che abbiamo contemplato, che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita. E la vita è stata manifestata a noi, l'abbiamo visto e ne rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che è stata manifestata a noi".

Noi vi annunziamo, dice Giovanni. E questa è una grazia per lui, che ha visto Gesù in maniera corporea, che fisicamente lo ha toccato. Lui che ha messo il suo capo sul seno del Signore, lui che lo ha visto, ha contemplato la sua bellezza, la sua forza, il suo amore, non ha ritenuto niente per sé stesso. Dice: "Noi ve lo annunziamo. Noi testimoniamo di lui".

La domanda è: l'abbiamo conosciuto anche in maniera invisibile? Abbiamo fatto l'esperienza dello Spirito Santo, della nuova nascita? Possiamo tenerla per noi stessi oppure dobbiamo annunciare che abbiamo conosciuto il Signore?

Queste sono le benedizioni. Noi dobbiamo testimoniare di lui come i discepoli hanno testimoniato. Perciò è importante conoscere quello che tu hai sperimentato.

E quello che Giovanni ci ha comunicato è proprio questo: ciò che ha visto, ciò che ha toccato, ciò che ha guardato della vita eterna. Dice che era presso il Padre, cioè Gesù. E come non potremmo noi, nelle opportunità, nelle occasioni, dire la nostra testimonianza, la nostra esperienza, con gioia far conoscere agli altri quello che il Signore ha fatto nella nostra vita?

Per questo motivo possiamo dire: "Signore, facci grazia". Perché il profeta accoratamente dice: "Conosciamo l'Eterno, sforziamoci di conoscerlo." Amen.

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Questa mattina vorrei condividere con voi alcuni incoraggiamenti che l'apostolo Paolo ha rivolto al popolo di Filippi, alla chiesa di Filippi. Un'esortazione, un imperativo, un comando che Paolo esprime ai Filippesi. Vi dico la verità, mentre lo leggevo ieri pomeriggio mi ha messo un po' in difficoltà. Sono salite domande nel mio cuore per capire qual è il piano del Signore per me, qual è il piano di Dio nella sua Chiesa, qual è la realtà che i figli di Dio devono vivere in questi ultimi tempi.

Voglio leggere con voi il versetto 1 del capitolo 3 di Filippesi:

"Per il resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore".

E ora leggiamo il capitolo 4 di Filippesi dal verso 1:

"Perciò, fratelli miei cari e desideratissimi, gioia e corona mia, state fermi in questa maniera nel Signore. Esorto Evodie ed esorto ugualmente Sintichia ad avere una sola mente nel Signore. Prego anche te, vero compagno, sovvieni a queste donne, le quali hanno combattuto con me nell'evangelo insieme con Clemente e gli altri miei compagni d'opera, i cui nomi sono nel libro della vita. Rallegratevi del continuo nel Signore. Lo ripeto ancora, rallegratevi. Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica con ringraziamento. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù."

Paolo così si esprime in questa lettera ai Filippesi, a questo popolo fedele. Lo vediamo attraverso la sua espressione dal capitolo 1 al capitolo 4, quando Paolo esprime la sua gratitudine verso Dio ogni volta che si ricorda di loro, pregando per loro con gioia in tutte le sue orazioni. E si esprime dicendo: "Per il resto, fratelli". Questa espressione di Paolo non è semplicemente una conclusione del discorso "vi dico rallegratevi sempre nel Signore".

Paolo inserisce questa espressione "per il resto, fratelli miei" al capitolo 3, cioè al centro di questa lettera. È quello che il Signore vuole comunicare ai nostri cuori, fratelli. "Per il resto" significa che oggi, questa mattina, in questo momento, il centro del messaggio, la completezza del messaggio, il tutto di questa lettera ai Filippesi e a noi oggi è appunto "per il resto, fratelli". Adesso rallegratevi nel Signore, rallegratevi sempre nel Signore. Oggi la cosa più importante, dice Paolo, per noi è considerare questo: che dobbiamo rallegrarci nel Signore.

E c'è una ragione. Paolo questa mattina ci mette davanti punti su cui il nostro occhio ricade. Lui dice: "Rallegratevi del continuo nel Signore". La gioia del Signore.

Fratelli e sorelle, oggi vi faccio una domanda. Credete voi che noi siamo il popolo della gioia? Amen. Io avrei dovuto sentire un amen forte questa mattina. Noi, fratelli e sorelle, siamo il popolo della gioia. Gloria a Dio.

"Rallegratevi del continuo". La gioia, dice Paolo in questa piccola frase, si realizza. Non è qualcosa che si insegue, ma si realizza. Il popolo di Dio deve imparare a realizzare la gioia dell'Eterno. Amen.

"Rallegratevi del continuo". C'è una ragione per cui Paolo dirà ai Filippi "del continuo". Probabilmente ci sono momenti nei quali la nostra fonte, la fonte della nostra gioia, non è come dovrebbe essere. La nostra gioia dovrebbe venire da chi? Dal nostro Signore Gesù Cristo, il re dei re, il signore dei signori, che è la fonte della gioia del popolo di Dio. E Paolo dice: "Rallegratevi del continuo, sempre in ogni tempo, al di là di quelle che sono le circostanze".

Paolo sta dicendo: "Rallegrati, rallegrati. Gioisci nel Signore". E poi Paolo dice "Nel Signore". Perciò la gioia che noi possiamo provare, in chi la possiamo provare? Oggi ci sono tante fonti attraverso le quali noi cerchiamo di portare gioia, pagamento, soddisfazione al nostro cuore. Paolo dice: "Del resto, fratelli miei, rallegratevi in chi? Nel Signore. In Gesù. Lui e solo lui è la fonte della nostra gioia. Amen. Gloria a Gesù".

Che cosa ci sta dicendo Paolo? Possiamo o non possiamo? Queste sono le domande che mi sono posto quando ho letto "Rallegratevi sempre nel Signore". Mi sono chiesto: possiamo mantenere questa realtà nel nostro cuore, gioire nel Signore al di là di quelle che sono le circostanze? Lo possiamo fare.

La Bibbia ci lo dice sempre. Paolo si esprimerà nella lettera ai Romani al capitolo 14, verso 17: "Poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo."

Amen. Noi, fratelli e sorelle, siamo il popolo della gioia. Gloria a Dio. Il regno di Dio non consiste, lo ripeto, in vivande e bevande, ma in pace, gioia nello Spirito Santo. Non stiamo dicendo che siamo un popolo esaltato o un popolo estraneo a quelle che sono le circostanze di questo mondo.

Fratelli e sorelle, stiamo dicendo che in un tempo come questo la chiesa fa la differenza in un mondo in declino, in un mondo di guerra, di sofferenza. La Chiesa fa la differenza. Sapete perché? Perché al salmo 118 il Signore ci ricorda che nelle tende dei giusti un grido di giubilo e di vittoria risuona. Gloria a Dio. La destra del Signore fa prodigi nella nostra tenda, nelle nostre tende. In un mondo così immerso nell'angoscia e nella tristezza, Paolo ci sta dicendo che nella tenda del popolo di Dio invece si innalzano canti di gioia e di liberazione. Gloria a Gesù.

La domanda oggi è: risuona ancora nelle nostre tende il canto di gioia e di liberazione? Fratelli e sorelle, era la domanda che ponevo al mio cuore. "Rallegratevi del continuo nel Signore, nelle nostre tende". Si canta ancora? Si marcia ancora con gioia, con canti di gioia, fratelli? Perché Paolo dice: "Rallegratevi del continuo nel Signore".

C'è un motivo per cui questa mattina possiamo riprendere questo frutto dello Spirito Santo e farlo nostra realtà. Perché la gioia si realizza, come ho detto prima, non è qualcosa che si rincorre, ma si realizza nel cuore. Perché Gesù è entrato nel nostro cuore e dal momento in cui è entrato, la fonte della gioia è Gesù e noi siamo gioiosi per la sua gloria.

Perché dovremmo gioire? Perché un tempo eravamo morti, ma oggi siamo vivi. Amen. Un tempo ci dirigevamo verso l'inferno, ma oggi marciamo verso la via del cielo. Non dovremmo noi gioire, fratelli, oggi?

Perché in tante famiglie non c'è più la gioia del Signore? La gioia dell'Eterno è la nostra forza. Amen. Perché manca la gioia? Perché nelle nostre tende manca la gioia? Non si cantano più i canti dell'Eterno di liberazione, di guarigione. Probabilmente abbiamo lasciato la vera fonte della nostra gioia.

Paolo si esprimerà agli Efesini dicendo qualcosa meraviglioso. A me piace tanto, lo cito spesso nelle mie preghiere. Perché dovremmo gioire? Perché nelle nostre tende ci dovrebbero essere sempre i canti di liberazione.

Eravamo in quel tempo senza Cristo. Paolo così si esprime in Efesini al capitolo 2, verso 12: "Eravamo in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza di Israele, estranei ai patti della promessa, non avendo speranza, essendo senza Dio nel mondo. Ma ora in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione".

Non è questo, fratelli e sorelle, un motivo per cui noi possiamo ancora gioire nel Signore? "Rallegratevi, rallegratevi del continuo nel Signore". Questa era l'esortazione dell'apostolo Paolo.

Paolo scrive questa lettera in quali circostanze? Era in prigione in quel momento. Perché, come vi ho detto prima, fratelli, la gioia si realizza, ma la si realizza anche in ogni tempo. La gioia è un frutto dello Spirito Santo, e la gioia non è qualcosa che è condizionata dalla realtà della nostra vita, dalle vicissitudini, dalle difficoltà, dai dolori, dalla sofferenza.

C'è una differenza fra il mondo e la Chiesa? Ci dovrebbe essere. Meglio dire: fra il popolo di Dio c'è una differenza? In un mondo triste e angosciato, la chiesa di Dio gioisce, canta, loda Dio. E Paolo lo racconta, ce lo testimonia, ce ne dà l'esempio, perché lui era in prigione.

Immaginiamo Paolo nella prigione, in un luogo recondito, al buio, nelle tenebre, forse legato con le catene. Lui in un momento di privazione e di frustrazione, di umiliazioni si rallegra. Vedete fratelli, la realtà spirituale che il popolo di Dio deve vivere oggi non è determinata dalle circostanze che compromettono la gioia dell'Eterno nel nostro cuore.

E Paolo aveva fatto di Gesù il tutto della sua vita, la sua gioia più grande. Paolo continuava a prendere, ad assimilare, ad assorbire dall'unica e vera fonte della gioia: Cristo Gesù, il Signore, il motivo per il quale lui soffriva. E in questo momento esorta la chiesa di Filippi e dice: "Rallegratevi. Io mi rallegro. Mi trovo in un momento particolare, difficile, triste, incatenato nella prigione, dietro le sbarre, non posso essere libero nel corpo, ma dico ai fratelli, rallegratevi".

Lo ripeto ancora. Questa frase risuonava nel mio cuore. Lo ripeto ancora, perché Paolo lo doveva ripetere, perché questa esortazione è accorata: "Lo ripeto ancora, rallegratevi".

E Paolo era in prigione, e lui ci testimonia proprio a Filippi. Vi ricordate quando Paolo testimonia dell'evangelo? Lui predica, annunzia la via della salvezza. La Bibbia ci dice che fu battuto con molti colpi, lo gettarono in prigione. Vi ricordate? Nelle parti più oscure di quella prigione, quando Paolo fu gettato lì dentro, questi, ricevuto un tale ordine, lo gettò nelle parti più interne della prigione e fissò i loro piedi nei ceppi.

Ma gloria a Dio per la gioia che il suo popolo deve realizzare al di là di quelle che sono le circostanze. La Bibbia ci dice che verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano, cantavano inni a Dio. C'era la gioia dell'Eterno nel loro cuore. Lo Spirito Santo di Dio era nella loro vita, e nonostante le circostanze cantavano.

Nella tenda di Paolo si cantava, si gioiva. E Paolo ci dice: "Fratelli del resto, rallegratevi". E lui ci dice che c'è una realtà meravigliosa. Mentre si canta, mentre si vive, si realizza la gioia dell'Eterno. La Bibbia ci dice improvvisamente si fece un grande terremoto, tanto che le fondamenta della prigione furono scosse e in quell'istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si sciolsero. Amen.

Noi siamo il popolo della gioia. Fratello e sorella, io non so il motivo per cui il Signore mi ha soffermato su questo soggetto. Ripeto, ero in difficoltà anch'io, mi facevo delle domande. Ma se tu oggi hai perso la gioia, non so il motivo per cui l'hai persa, io ti dico che la tua gioia l'hai persa non perché vivi nel dolore, non perché vivi in un momento difficile della tua vita, non perché ci sono delle malattie, no. Probabilmente hai trascurato la fonte della tua gioia e quindi non si prova più questa gioia.

E oggi viviamo proprio in questo, fratelli, in un tempo in cui il nemico vuole rubare la gioia dell'Eterno al popolo di Dio. Abbiamo detto che la gioia, in Romani 14:17, il regno di Dio non consiste in vivande e bevande, ma in giustizia, pace e gioia.

Io ti dico oggi, fratelli e sorelle, e lo dico a me mentre sto predicando: queste tre cose non ce le lasciamo rubare dal diavolo. Non ti lasciar rubare la giustizia, la pace e la gioia dal nemico delle anime tue e dell'anima mia. Perché se noi ci lasciamo derubare di queste tre cose (giustizia, pace e gioia), rischiamo che il regno di Dio venga rubato dai nostri cuori. In questo consiste giustizia, pace e gioia.

E il nemico vuole rubare così. Ci sono tanti motivi per i quali il nemico delle anime nostre vuole rubare la gioia. E quando ha rubato la gioia, fratelli e sorelle, ha rubato una stragrande parte della vita spirituale, dell'opera che Cristo ha compiuto in noi.

Perché la Chiesa del Signore oggi deve testimoniare che al di là di quelle che sono le situazioni, noi continuiamo a rimanere nella realtà della gioia dell'Eterno. Perché egli è la nostra fonte di gioia e noi siamo la sua presenza, ed egli è il nostro tutto. E il diavolo vuole rubare e lo fa in svariati modi.

La Bibbia ci dà un insegnamento riguardo. Un verso che noi tutti conosciamo bene: il nostro combattimento, la nostra battaglia, come la vuoi chiamare, è contro i principati, contro le potestà, le potenze. Ma a volte il diavolo, sapete cosa fa? Vuole rubare la gioia attaccando la nostra mente, i nostri pensieri.

Perciò Paolo dirà ai Filippesi: "Non siate in ansietà per cosa alcuna". E poi al verso 8 dice: "Inoltre, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, cosa dobbiamo fare? Pensate a queste cose."

Amen. Verso 7: "E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù". Gloria a Dio.

Eh sì, veniamo attaccati proprio nella mente, fratelli. "Rallegratevi sempre in ogni circostanza". Non dirà il profeta Neemia, così si esprimerà al capitolo 8, verso 10: "Non rattristatevi, perché la gioia dell'Eterno è la vostra forza." Gloria a Gesù. La gioia dell'Eterno è la nostra forza.

Egli, solo lui, è la fonte della nostra gioia. Fratelli, dove ci porta lo Spirito Santo questa mattina? Ci porta, come ha detto il fratello Davide, il Signore ha già anticipato qualcosa: "Ritorniamo all'Eterno" e il Signore ci ha riconfermato. Adesso "ritorniamo alla fonte della tua e della mia gioia". Amen. Gloria a Gesù.

Perché il salmista Davide al salmo 16, verso 11, si esprimerà così: "Tu mi mostrerai il sentiero della vita. C'è abbondanza di gioia alla tua presenza. Amen. Alla tua destra vi sono delizie in eterno". Gloria a Gesù.

Ritorna alla fonte della tua gioia. Ritorna a Gesù con tutto il tuo cuore, perché alla sua presenza c'è abbondanza di gioia. Sarai appagato, sarai soddisfatto, troverai la tua gioia nella presenza di Dio. Gloria a Gesù.

Paolo, lui proprio si esprime. Proprio da te, Paolo, dobbiamo ricevere qualche consiglio questa mattina. Proprio tu ci dici questo. Chi? Paolo. Sì, proprio lui. Un uomo il quale si esprime nella sua seconda lettera ai Corinzi, capitolo 11, dicendo che dal momento in cui ha conosciuto Cristo, dal momento in cui ha creduto in Gesù e lo ha accettato come personale salvatore, la sua vita è stata caratterizzata da dolori e sofferenze.

Proprio lui ci consiglia questo. Lui che dice che è stato battuto, è stato in prigione, in pericolo di morte. Cinque volte ha ricevuto quaranta sferzate meno una. È lui che si esprimerà dicendo che è stato battuto con le verghe, è stato lapidato tre volte, ha subito naufragi, ha trascorso un giorno e una notte sull'abisso.

Lui, proprio lui Paolo, che spesse volte in viaggio ha subito pericoli di fiumi, pericoli di ladroni, pericoli da parte dei connazionali, pericoli da parte dei gentili, pericoli in città, pericoli in deserto, pericoli in mare, pericoli fra i falsi fratelli, nella fatica e nel travaglio, sovente nelle veglie, nella fame, nella sete, spesse volte in digiuni, nel freddo e nella nudità.

Proprio tu, Paolo, ci vuoi consigliare questa mattina? Dal momento in cui ha conosciuto Cristo, Paolo ha sofferto grandemente. Ma oggi, oggi invia questo messaggio a noi: "Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore". Gloria a Gesù.

Vado verso la conclusione. Al Salmo 23: "Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano. Amen."

Fratelli e sorelle, ritorniamo all'Eterno, ritorniamo alla fonte della gioia, l'unica fonte. Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male. Vivi alla presenza di Cristo e tu sperimenterai personalmente che questa realtà di cui Paolo ci parla questa mattina (di avere gioia, di essere allegri in ogni tempo) è vera, perché è un frutto dello Spirito Santo e lo Spirito Santo è in noi.

Fratelli, avviciniamoci all'Eterno, restiamo alla sua presenza. Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, noi non temeremo alcun male. Questa è la differenza fra chi serve Dio e chi non lo serve.

Concludo: oggi risuona ancora il canto nei nostri cuori, nelle nostre tende, in questi ultimi tempi di tristezza e angoscia? Ancora nelle nostre tende si cantano le lodi del Signore? Chissà che canto innalzava Paolo in quella prigione, in quel momento. Forse: "La tempesta non temere, resta tranquillo, Gesù verrà". E quanti canti ancora ispirati dallo Spirito Santo Paolo poteva cantare.

Fratelli e sorelle, Gesù, come ha detto il fratello Davide, si vuole far conoscere e tu ed io dobbiamo conoscerlo di più. Perché egli ha in serbo per la sua chiesa qualcosa di straordinario, meraviglioso, che questo mondo non può ricevere, perché è un frutto dello Spirito Santo. La Chiesa lo deve portare nel mondo. Lì dove c'è angoscia, tristezza e dolore, noi portiamo la nostra gioia. Amen.

Che Dio ci benedica. Amen.