La vera luce che illumina il cuore
Vorrei aprire questo servizio con alcuni versi dell'evangelo questa mattina, qualcosa che il Signore ha messo nel mio cuore ieri pomeriggio, e vorrei leggere dal capitolo 24 dell'evangelo di Luca dal verso 25 in poi.
Allora gli disse loro: "O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto, non doveva il Cristo soffrire tali cose e così entrare nella sua gloria?" E cominciarono da Mosè e da tutti i profeti. Spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. Ma essi lo trattennero dicendo: "Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato". Egli dunque entrò per rimanere con loro, e come si trovavano a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e dopo averlo spezzato lo distribuì loro. Allora si aprirono gli occhi e lo riconobbero, ma egli scomparve dai loro occhi.
È una storia che conosciamo tutti, no? La storia dei due discepoli sulla via di Emmaus e della fase in cui Gesù era già morto da tre giorni. E che cosa hanno fatto molti discepoli? Non vedendo più Gesù materialmente, ognuno se ne stava ritornando a quello che faceva prima della propria missione quando il Signore li chiamò. E questi discepoli se ne andarono verso Emmaus. Emmaus era una città l'opposto di Gerusalemme, e Gesù gli aveva detto prima di morire: "Aspettatemi in Gerusalemme". Così gli apparve a loro, ma loro non lo riconobbero. Fece un lungo tragitto insieme a loro e in un certo senso la storia racconta che questi due discepoli gli dissero che solamente lui non sapeva di ciò che era accaduto: ovvero che un grande profeta, Gesù il figlio di Dio, era stato condannato a morte sulla croce. E sono passati tre giorni.
E mentre spiegavano a Gesù questa situazione, Gesù rispose a loro, come abbiamo iniziato a leggere: "O insensati e tardi di cuore a credere". E così iniziò Gesù a spiegare loro tutta la legge, tutta la parola, iniziando dalla legge di Mosè, continuando a parlare di Abramo e fino ai profeti che annunciarono la venuta del Messia. Questi profeti profetizzarono che Dio avrebbe dato volontariamente suo figlio Gesù sulla croce per l'espiazione dei propri peccati. Espiare significa pagare. Gesù ha pagato il prezzo per i nostri peccati.
E molte volte ho paragonato la vita di questi due discepoli alla mia vita o alla nostra vita quando perdiamo un po' di vista chi è realmente Gesù nella nostra vita. E mi ha fatto capire la guida dello Spirito Santo che noi dobbiamo sempre ricordare la sua parola davanti ai nostri occhi costantemente durante il giorno. Può capitare che arriva una preoccupazione, può capitare che arriva una prova, può capitare qualunque cosa che ci può fare andare in panico e farci dimenticare che Gesù ha pagato il prezzo di ogni cosa. Amen. Che il Signore ha adempiuto ogni cosa.
Infatti, dopo che Gesù parlò a loro della parola, finché non si sono seduti al tavolo ed egli ha spezzato il pane della vita, in quel momento cosa è successo a questi discepoli? Gli si sono aperti gli occhi. Noi sappiamo che il pane della vita è la parola di Dio e noi sappiamo che costantemente dobbiamo riconoscere che Cristo cammina a fianco a noi quando ci viene un canto nella mente durante il giorno, quando ci viene un versetto durante il giorno, perché lo Spirito Santo vuole lavorare sempre in noi, ricordandoci quello che Gesù ha fatto per noi.
Non come i due discepoli, non come Cleopa—la scrittura specifica solo un nome: Cleopa. Perché proprio Cleopa? Perché in Giovanni 19:25 la Bibbia descrive che c'erano delle donne presso la croce: Maria sua madre, Maria di Cleopa sua sorella, Maria Maddalena. Cleopa sostanzialmente era il cugino di Gesù e lui non riconosceva neanche suo cugino finché egli non ha spezzato il pane.
Abbiamo bisogno ogni giorno della parola di Dio, di questo pane, e soprattutto abbiamo bisogno di abbandonare la trascuratezza, perché tramite l'udire la parola di Dio si accresce la fede di credere nel Signore. E allora veramente possiamo dire: loda il Signore con tutto il cuore, alziamoci in piedi nel lodare il nostro Dio, perché la gioia che il Signore mette in ognuno di noi è una gioia che ci porta a fare questo. Amen.
Quindi ci vogliamo accostare, mettere da parte ciò che ci distoglie il pensiero da Cristo e accostarci sempre di più al Signore. Amen. E vogliamo lodarlo.
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Questa mattina con voi voglio condividere un passo della scrittura nell'evangelo di Giovanni. Leggiamo al capitolo 1 dal verso 1 al 9.
Nel principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. Egli, la Parola, era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini, e la luce risplende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno compresa. Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce. Egli, la Parola, era la luce vera che illumina ogni uomo che viene nel mondo.
La Parola-luce l'abbiamo sentita già dall'inizio della creazione, già nella Genesi. L'Eterno, Dio, disse: "Sia la luce", e la luce fu, perché tutto era tenebre. Allora, attraverso questa scrittura, noi approfondiamo in questo momento quello che l'evangelo di Giovanni ci dice riguardo a Gesù. Mi sono soffermato su questa parola: Egli era Gesù, la vera luce. E mi sono chiesto: la vera luce. Tutto ciò che gli occhi nostri vedono, la luce del sole, la luce del giorno, non è la vera luce. Sarà una luce temporanea, perché un giorno non ci sarà nemmeno quella.
Dice la scrittura che Dio ha fatto sì che il nostro corpo potesse ricevere due organi che sono i più nobili del corpo: i nostri occhi. I nostri occhi vedono i colori, la bellezza del creato, vedono il mare, il cielo, vedono l'azzurro che noi vediamo, e quindi con i nostri occhi noi vediamo ciò che è naturale. E per questo lodiamo anche Dio, perché egli ha creato tutte queste cose e mettono gioia nel nostro cuore sapere che Dio ha fatto ogni cosa perfetta. Ogni cosa perfetta, dice la scrittura nella Genesi, e ogni cosa era buona agli occhi del Signore.
Ma quando la parola ci dice chi è la vera luce. E come abbiamo letto, dice qui: "La luce vera che illumina ogni uomo". Ma non in maniera corporea, non con quella vista che Dio ci ha dato attraverso gli occhi, perché chi deve conoscere Cristo e chi l'ha conosciuto non l'ha conosciuto attraverso gli occhi, attraverso la luce degli occhi. Credo che nessuno di noi ha visto Gesù fisicamente, no? Ma allo stesso tempo però noi abbiamo creduto. Quindi la luce ci ha messo fede nel nostro cuore, e quando abbiamo creduto è venuto in noi una luce che non si vede, una luce invisibile, una luce che ci ha privilegiato, una luce che non appartiene agli uomini naturali, una luce meravigliosa che ci ha detto: "Tu esisti, Signore. Chi cammina nella luce è quello che mi segue", disse Gesù.
E oltre a tutto ciò, lui aggiunge e dice: "Io sono la luce del mondo, e chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". Quella luce di cui noi parliamo è quella che ci guida, quella che ci illumina, quella che ci rivela.
E quanto è importante per ogni cristiano vero avere dentro di sé quella luce che non è quella che ci fa vedere le cose naturali, ma le cose che non si vedono, le cose spirituali. È bello che noi vediamo nella scrittura alcuni esempi in cui anche i ciechi hanno visto la luce vera e hanno parlato attraverso quella luce interiore che ci ha fatto vedere le meraviglie del Signore anche nella nostra vita, che ci ha messo alla conoscenza della scrittura.
Pensando a qualche esempio pratico della scrittura: Isacco, sapete, la storia di Isacco. Isacco ha benedetto due figli, Giacobbe e Esaù. Ma Isacco non vedeva. I suoi occhi erano appesantiti, e non ha benedetto i suoi figli con il nome a cui lui voleva benedirli riguardo a Esaù che era il primogenito. Ma benedisse i figli secondo la luce che stava nel suo cuore per quello che sarebbe stato il loro futuro. Non vedeva, ma la benedizione venne perché nel cuore quello era il proposito di benedire uno dei due figli, e la sorte cadde su Giacobbe.
Giacobbe stesso era cieco quando benedisse i figli. E quale luce entrò in lui per profetizzare quale sarebbe stato il futuro dei 12 figli? Quando noi leggiamo la Genesi, vediamo che Giacobbe benedisse ogni figlio. Non vedeva. Eppure ogni figlio, la luce di Cristo diede una rivelazione. Arrivò a Giuseppe e dovette benedire i due figli di Giuseppe. Non vedeva. Quando impose le mani, incrociò le braccia. E Giuseppe lo distolse e disse: "No, padre, non è così. Lui è il primogenito". Ma Giacobbe era cieco e non li benedisse secondo il nome del primogenito, ma secondo la luce che era in lui, che Dio gli aveva mostrato chi dei due doveva essere benedetto in una maniera e chi in un'altra.
La luce vera sta nel cuore, e noi attraverso quella luce possiamo discernere, possiamo ricevere la rivelazione da parte di Dio.
In Marco al capitolo 10 c'è un racconto interessante che riguarda un cieco. Questo cieco, dice la scrittura in Marco 10:46: "Giunsero così a Gerico. Come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo, il cieco, sedeva lungo la strada mendicando. Ora, avendo udito che chi passava era Gesù di Nazaret, cominciò a gridare e a dire: 'Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me'. Molti lo sgridavano affinché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: 'Figlio di Davide, abbi pietà di me'".
Bartimeo era un cieco. Sentì che parlava Gesù per quella via. Chi sta passando? Gesù di Nazaret. Gesù era circondato da tante persone, ma il cieco in quel momento ricevette un'illuminazione nel profondo del cuore. Perché per opera di quella luce non gridò "Gesù di Nazaret, abbi pietà di me", ma gridò "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me".
In quel momento la luce di Cristo illuminò il suo cuore da credere che chi passava era il Messia, il Signore, il figlio di Davide che la scrittura ci annunciava attraverso l'Antico Testamento. Quell'uomo cieco vide con gli occhi del cuore, della fede, Gesù. Se noi non vediamo Gesù con gli occhi della fede, rimarremo ciechi.
Ma Gesù disse ai farisei: "Ho fatto sì che chi vede diventi cieco e chi è cieco possa vedere". Che cosa mai voleva dire Gesù? Che questi farisei avevano gli occhi per vedere, ma erano ciechi spiritualmente. Non avevano la rivelazione di Cristo. E non solo loro, ma anche i suoi discepoli che ancora all'inizio non compresero chi era Gesù. Tanto che quando Gesù calmò il vento e il mare, i discepoli si chiedevano: "Chi è costui? Chi è costui che anche il mare e il vento gli ubbidiscono?" Ancora quella luce non era entrata così forte dentro di loro.
Ci sono delle condizioni nella nostra vita dove senza la luce viviamo nelle tenebre. Quali tenebre? Paolo dice un giorno, in Efesini: "Eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore". Un giorno eravamo tenebre, è vero. Che cosa ci ha illuminati, se non la fede? È lo spirito che è entrato in noi per farci credere che Gesù è il Re dei re.
Lui stesso ha detto: "Voi siete la luce del mondo". Quindi il Signore ci dice chiaramente che quello che noi abbiamo ricevuto il mondo non lo ha ricevuto e non lo può ricevere.
In ogni faccenda della nostra vita c'è bisogno della luce di Cristo per andare avanti. Quella luce interiore serve in ogni ambiente della nostra vita. Non solo nella chiesa, perché possiamo comprendere quali sono gli obblighi, i doveri, la parola, i nostri compiti, le autorità ecclesiastiche, tutta la fratellanza. Quella luce che serve a capire come possiamo portare avanti praticamente la parola di Dio, come possiamo onorare i fratelli, come possiamo amare Dio stesso, come possiamo sottometterci.
La stessa luce serve nella famiglia, perché i genitori possano condurre e educare i figli secondo la luce che il Signore ha dato loro attraverso la parola. Quella luce serve alle sorelle per essere sottomesse ai mariti. Diversamente, quando non lo sono, ci sono ancora tenebre nella loro vita. Lo stesso per i fratelli quando non onorano le loro mogli. C'è una parte del loro cuore che ancora è tenebrosa.
Ci sono sempre delle parti oscure nella vita di un cristiano, ma man mano che Cristo cresce in noi, allora il cuore viene illuminato. Quanto sia importante capire che per noi quella luce è qualcosa che ci dice che Dio sta nel nostro cuore, guida la nostra mente, i nostri pensieri, il nostro agire. Tutto ciò che serve alla vita di un uomo per onorare e glorificare Dio dipende dalla luce che noi abbiamo interiormente.
Non mi stancherò di citare quella persona che abbiamo già parlato qualche giorno fa, che si chiama Daniele. È difficile non citarlo per quello che è, e più lo leggo, più vedo quanto lui si assomigli a Cristo con la sua figura. Riguardo alla vita di Daniele, abbiamo detto solo una parte di quello che lui era. Ma venne il mondo a testimoniare di Daniele. E leggiamo nel capitolo 5 del libro di Daniele: quando la regina, moglie del re, si presentò al re, il re aveva visto una mano sulla parete che aveva scritto delle cose e il suo animo fu così turbato che tremava tutto. Dice che le ginocchia si urtavano l'uno all'altro. Il terrore lo aveva preso. Ha chiamato i magi, gli astrologi, gli indovini, i savi del suo regno. Nessuno poteva dire che quella mano aveva scritto qualcosa che nessuno capiva.
E questa moglie, questa regina, si ricordò. Perché è importante per noi sapere che Dio ci ha dato una memoria. La memoria è qualcosa di straordinario. Che cosa si deposita nella nostra memoria? La nostra memoria è più di ogni intelligenza artificiale, più di ogni computer che l'uomo potrebbe mai costruire. La memoria è qualcosa che vede le cose, che ha letto, che ha scritto, che ha visto.
Ecco perché questa regina si ricordò che al tempo del padre di quel re c'era un uomo. Dice il verso 11 del capitolo 5 di Daniele: "C'è un uomo nel tuo regno in cui lo spirito degli dei santi si trova. E al tempo di tuo padre si trovò in lui luce, intendimento e sapienza simile alla sapienza degli dei. Al tempo di tuo padre si trovò un uomo".
Quello che mi piace e che mi rallegra tanto, che porta a glorificare Dio, è che questo Daniele, dice la scrittura, in lui c'era la Parola. In lui c'era luce. Senza quella luce non ci poteva essere discernimento, sapienza, intendimento, intelligenza, rivelazione. Capite quanto sia importante la luce di Cristo in noi?
E questo Daniele, dice che in lui c'era la luce. Pensate un momento. Nessun uomo sulla faccia della terra al tempo di Daniele poteva ricevere una rivelazione tale come l'aveva ricevuto Daniele. Quindi Daniele era un uomo particolare agli occhi di Dio. A parte il fatto che la scrittura dice che era un uomo grandemente amato. Perché così grandemente amato?
Noi sappiamo ormai dall'inizio, dal capitolo 1, la vita di Daniele, le scelte che ha fatto, le decisioni che ha fatto, la purezza di Daniele, il timore di Dio di Daniele. E Dio gli ha dato così tanta luce che nessun uomo sulla terra poteva ricevere tanto quanto ne ha ricevuto Daniele. Il re, e non solo quel re, ma tutti i re, sono stati portati a testimoniare di quella che era la luce che aveva Daniele. Pensate a quattro re! Daniele quanto ha potuto vivere, attraversando la vita di tutti questi uomini e manifestando la gloria di Dio, perché il mondo poteva dire: "In lui c'è la luce". È quella luce che abbiamo letto prima che illumina ogni uomo, che è Cristo.
E la scrittura dice che Daniele, a cui il re aveva posto il nome Beltsar , fu trovato avere uno spirito straordinario, conoscenza, intendimento, abilità nell'interpretare i sogni, spiegare enigmi, risolvere questioni complicate. "Si chiami dunque Daniele, ed egli ne dia l'interpretazione".
A desiderare di avere quella luce che aveva Daniele anche per noi! Attraverso quella luce Cristo è stato glorificato in tutto l'impero. Tant'è vero che questi re emanavano degli editti perché tutte le nazioni adorassero l'Iddio di Daniele. Quanta benedizione possiamo portare noi se quella luce di Cristo sta in noi, perché gli altri possano vedere? Non c'è un Dio diverso o migliore o che possa superare il loro Dio. E questo è importante, perché noi possiamo capire quella che è la vera luce.
In Ecclesiaste è scritto: "La luce è dolce". Ed è vero. Quanti di noi si trovano anche naturalmente parlando in difficoltà? Quando va via la corrente, ti trovi in casa al buio e stai lì finché non arriva quella corrente che emana la luce che noi vediamo. Poi ci rattristiamo un po' perché vorremmo fare tante cose, ma non le possiamo fare perché manca la corrente. Ma quando poi viene la corrente che produce la luce, allora tiriamo un sospiro di sollievo e diciamo: "Ah, qualsiasi tipo di luce, anche quella naturale, è dolce".
Ecco perché noi possiamo vedere, in un certo senso, quel cieco nato cieco che Gesù gli restituì la vista. Quando aprì gli occhi, la prima persona che vide davanti a sé era il Messia, il Signore. Lui lo ha visto in maniera corporea, fisica. Noi lo vediamo attraverso la fede, e attraverso la fede vogliamo che i nostri occhi siano aperti all'opera dello Spirito Santo, perché l'evangelo della gloria di Dio si possa manifestare nella nostra vita.
Quante decisioni abbiamo fatto senza la luce di Cristo? Quante ne sono risultate vere e quante fallimentari? E quante decisioni quando Cristo ci ha illuminato e ci ha rivelato di fare in quella maniera? Ci ha portato a glorificarlo e a dire "Grazie, Signore, meno male".
E come possiamo ringraziare il Signore quando abbiamo dei fratelli, delle sorelle, una moglie, dei figli che ci possono illuminare? Dire: "Fratello, ma ti devono illuminare gli altri". Qualche volta è necessario, perché gli altri hanno la luce prodotta da Dio per consigliarci, per aiutarci, per andare avanti, per edificarci.
Sì, perché molti ritengono di non aver bisogno della luce degli altri, sono autosufficienti, come i ragazzi di oggi quando arrivano all'adolescenza dicono ai genitori: "Oh, lasciami stare. Vai piano con la moto, perché se piove puoi scivolare. Poi ci sono tanti che danno tanti consigli: non tornare tardi". Ma sono bambini che mi dice le stesse cose? C'hanno appena 13 anni, 14 anni. Non hanno bisogno più dei consigli dei genitori? I ragazzi di oggi no. Ma nemmeno i credenti!
Non dovete pensare che i credenti abbiano bisogno degli anziani della Chiesa? Qualche volta sì, qualche volta no. Dipende dall'umiltà, dipende dalla crescita spirituale, dipende da quanto hanno capito che Cristo ci ha resi utili l'uno per l'altro, senza vantarci. Perché la luce serve anche a non vantarci, no? Del resto lo dice anche l'apostolo Paolo: il vantarsi non è buono. Non è così. Quando uno si vanta è un po' orgoglioso, no? E quando c'è la luce di Cristo, invece l'umiltà prende il sopravvento.
Allora, con quella luce noi possiamo camminare, come disse Gesù: "Finché io sono in mezzo a voi, io sono la luce. Camminate nella luce". E questo è importante, che la nostra vita diventa qualcosa di meraviglioso quando la sapienza di Dio illumina i nostri occhi.
Le persone che non accettano Gesù e non seguono Cristo, secondo voi hanno la luce? Sento parlare tanti credenti che dicono: "No, io conosco una vicina, io conosco un parente che è meglio dei cristiani come si comportano". Magari è pure vero. Perché no? Perché molte persone che non sono credenti hanno un comportamento sano di vita, una testimonianza diversa che certi cristiani danno nel mondo. Tanto è vero che il Signore dice: "Mi raccomando degli scandali". E questo è importante.
La luce ci guida, e la parola di Dio dice: "La tua parola è una lampada al mio piede, è una luce sul nostro sentiero. Ci guida in tutte le cose, ci dà la sapienza. E quando ci manca la luce stessa di Cristo, Dio ci dice: "Chi non ha sapienza la chieda a Dio, che la dona gratuitamente senza rinfacciarla".
Non hai bisogno di sapere come si educano i figli. Hai bisogno della luce di Cristo. Hai bisogno del suo intendimento. Tanti genitori dicono: "Sono figli miei, me la vedo io, so io come educarli". E qualche volta dico a me stesso: "Poveretto, quel fratello, quella sorella. Non hanno discernimento. Non sanno che per educare un figlio ci vuole la sapienza di Dio, non secondo come i nostri genitori, pur volendoci bene, ci hanno ammaestrati".
Non è così. Perché qualche volta noi sappiamo che alloggia nel nostro cuore un po' di carne o un po' di tenebre che ci mettono davanti la condizione di poter far sì che questi figli diventino piccoli o grandi idoli secondo l'età. Ma allo stesso tempo non ci rendiamo conto che gli stiamo facendo del male, perché sono dei piccoli idoli nella nostra vita. E spesso succede che proprio questi sono quelli che si ammalano più spesso, che si fanno male più spesso. Sono quelli che ricevono più coccole, perché ancora il cordone ombelicale non è stato tagliato.
E allora non capiamo che anche lì ci vuole la luce del Signore per staccare le tenebre dalla luce, cioè la nostra natura con la natura di Cristo. Questa è la verità.
E le tenebre, dice la scrittura, non l'hanno ricevuta. Chi sono le tenebre? Gli uomini non l'hanno ricevuta.
E allora, fratelli, che cosa possiamo dire intorno a questo soggetto? Possiamo parlare tanto, approfondirlo tanto. Ma una cosa importante è sapere che quando Cristo sta in noi c'è la luce vera che illumina ogni uomo. Quella luce che, come Daniele, ci dà intendimento, sapienza, ci dice come spiegare gli enigmi, qualche volta.
Abbiamo bisogno che qualcuno ci dice: "Fratello, ho sognato, ho avuto una visione, però non so che significato ha". Forse si rivolge a qualcuno che ha il dono che Dio gli ha dato di interpretare un sogno. Tutte queste cose fanno parte della benedizione, dei doni che Dio ha dato nella chiesa. E Daniele era abile a interpretare i sogni, come Giuseppe, a spiegare gli enigmi, le cose più difficili, a risolvere questioni complicate.
Qualche volta si presentano delle questioni complicate. E come facciamo? Io una volta sono stato illuminato perché mi sono sforzato. Come devo risolvere questo problema? Magari qualcuno è venuto, "Fratè, tu che dici?" Io che dico? È arrivato a un certo punto che dopo un po' di tempo è arrivata la luce e mi ha detto: "Fai come Daniele. Vai in preghiera e chiedi al Signore come devi risolvere le questioni complicate dove tu non arrivi. Hai bisogno di quella rivelazione, di quella luce".
Quindi andiamo a Gesù e lui risolverà i nostri problemi, le nostre cose complicate, le nostre situazioni difficili. Qualche volta ci vuole un po' di tempo, no? Qualche volta però dobbiamo capire che quella luce ci dice di credere in colui, di avere fiducia in lui, di confidare in lui.
E allora veniamo alla conclusione. Il Salmo 27 ci dice:
"L'Eterno è la mia luce e la mia salvezza. Di chi temerò? L'Eterno è la rocca forte della mia vita. Di chi avrò paura?"
Questa è quella luce vera che abbiamo ricevuto. Questa è quella luce che entrò nel cuore di Paolo mentre era cieco, mentre non vedeva. Ma Gesù gli fece cadere le scaglie dagli occhi e adesso vedeva tutto chiaramente. Non perché prima non vedeva con gli occhi naturali, ma adesso vedeva con gli occhi dello spirito, e la vita di Paolo cambiò. La nostra vita va cambiando ancora progressivamente. Più entra la luce, più cresciamo in Gesù, più lo glorifichiamo, e più sappiamo che tutto ciò che facciamo brilla della bellezza e dello splendore della luce di Cristo, perché la nostra anima è illuminata dallo Spirito Santo, che ci dà la grazia di gioire. Perché quella luce interiore rifulge sul nostro volto per mezzo della luce di Cristo.
Tu puoi guardare una persona che ha peccato, una persona che è turbata, una persona che non vive nella luce. La guardi in faccia e ti accorgi dal suo volto che non c'è la luce del Signore nel suo cuore.
Perciò, fratelli, quanto è bello che noi possiamo dire chiaramente quello che Gesù ci ha raccomandato: "Io sono la luce vera". Come dice Giovanni, la luce vera che gli uomini non hanno conosciuto. Ma siamo stati privilegiati perché Cristo è entrato in noi per darci quella luce vera che gli uomini non hanno conosciuto.
A motivo di questo, io credo che è importante cercare un po' di più la faccia del Signore e dire: "Signore, rivelami Gesù, perché è lui colui che illumina il nostro cuore, la nostra vita. Tutto cambia quando possiamo camminare nella luce di Cristo. Ti accorgerai da te stesso e dirai: vale la pena seguire Gesù in ogni circostanza".
A lui vogliamo dare la gloria, l'intendimento, la sapienza, la conoscenza per ogni cosa che appartiene al popolo di Dio. Amen.