La decisione di Daniele nel cuore

Vogliamo leggere nel libro di Daniele al capitolo 1, versi da 1 a 9.

"Nel terzo anno del regno di Joachim, re di Giuda, Nebukadnesar , re di Babilonia, venne contro Gerusalemme e la assediò. Il Signore diede nelle sue mani Joachim, re di Giuda, insieme a una parte degli utensili della casa di Dio che egli fece trasportare nel paese di Shinar , nella casa del suo Dio, e depositò gli arredi nella casa del tesoro del suo Dio. Il re disse quindi ad Aspenaz, capo dei suoi eunuchi, di condurgli alcuni dei figli di Israele, sia di stirpe reale che di famiglie nobili, giovani, in cui non ci fosse alcun difetto, ma di bello aspetto, dotati di ogni sapienza, che avessero conoscenza e rapido intendimento, che avessero abilità di servire nel palazzo del re e ai quali si potesse insegnare la letteratura e la lingua dei Caldei.

Il re assegnò loro una razione giornaliera dei cibi squisiti del re e del vino che beveva egli stesso. Dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero passati al servizio del re. Tra loro c'erano dei figli di Giuda: Daniele, Anania, Misael e Azaria. Il capo degli eunuchi mise loro altri nomi. A Daniele pose il nome di Bezzasar , ad Anania Sadrak, a Misael Mesak e ad Azaria Abednego. Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti del re e con il vino che egli stesso beveva e chiese al capo degli eunuchi di concedergli di non contaminarsi. Dio fece trovare a Daniele grazia e misericordia presso il capo degli eunuchi."

Daniele rimane nella nostra storia. Forse cinquecento-seicento anni prima di Cristo, ha attraversato i secoli e una parte della storia l'ha fatta lui, con la sua profezia anche durante l'impero dei Romani.

Quello che mi meraviglia di questo profeta è che Dio ha usato grazia con lui per concedergli una delle più grandi rivelazioni che non ha concesso ad altri e lo ha ritenuto superiore a Salomone quanto a sapienza e intendimento, e lo ha messo fra i grandi, pur essendo un giovane che era un deportato, strappato da Giuda e portato a Babilonia.

Essendo giovane, come dice la scrittura, di bell'aspetto, doveva essere intelligente perché così li voleva il re e dovevano essere ammaestrati secondo la cultura dei Caldei, la loro lingua. Quindi un inizio della nuova vita di questo giovane che è stato strappato alla sua famiglia, al suo paese, e portato a Babilonia.

Allora io non so che sentimento aveva questo giovane nel cuore quando ha visto lui stesso e il suo popolo diventare schiavi dei Babilonesi. Quello che possiamo però cominciare a comprendere di questo giovane è che certamente era stato educato e ammaestrato secondo la legge e si era portato con lui in Babilonia il suo timore di Dio.

Tant'è vero che quando è arrivato a Babilonia gli si è presentata un'occasione, un'opportunità di non essere un semplice schiavo, ma di entrare nel palazzo del re e diventare uno dei suoi servi. E in quello che poi sappiamo esser realmente Babilonia, tutto quello che c'era: lo sfarzo, la ricchezza, la grandiosità. E quindi c'era da fare soltanto una scelta, e non era una scelta che lui doveva fare perché fosse padrone di se stesso, no. Gli era stato imposto attraverso il capo degli eunuchi, dal re, che questi giovani dovevano essere ammaestrati e non solo, ma erano obbligati a mangiare e a bere i cibi e le bevande del re.

Che cosa possiamo pensare di questo giovane? Era un trascinatore, possiamo dire, anche degli altri suoi giovani, dei suoi fratelli. Era uno che non li ha lasciati a se stessi. Uno che ha dato l'esempio: entrando in Babilonia rimase quello che c'era nel suo cuore, quello che nella sua casa aveva imparato, di continuare ad avere timore di Dio, di non contaminarsi con Babilonia.

E quindi la scrittura dice chiaramente, e questo è quello che voglio fermarmi questa mattina: che dopo che gli fu imposto di mangiare di questi cibi, dice al verso 8: "Ma Daniele decise in cuor suo". Decise in cuor suo.

Tutti noi possiamo fare delle decisioni nel nostro cuore, ma poi dipendiamo dagli altri. Daniele dipendeva da un re, era schiavo, non era padrone di se stesso, aveva un altro padrone. Ma fare una decisione in cuor suo e poi portarla avanti sarebbe stato molto, molto difficile perché lui sapeva: c'è un proposito nel cuore, c'è una decisione. Che succederà se mi sarà rifiutata? Se mi sarà imposto dal capo degli eunuchi? Se egli mi dice: "No, questo devi mangiare per ordine del re e questo devi bere. Io stesso non posso rischiare"?

Perché Daniele chiese di non contaminarsi? Dunque questa parola cos'è, se non il pensiero che questo è un ragazzo puro, un giovane che si atteneva alle regole di Dio, un ragazzo che non si era mai contaminato né in una maniera né in un'altra, ma ci teneva a rimanere puro. Tanto era il suo timore di Dio che non sapeva ancora quali sarebbero state le conseguenze di questo apparente rifiuto, perché la sua decisione era nel cuore.

E le migliori decisioni che noi possiamo fare sono nel segreto del cuore, non quelle decisioni pubbliche che poi non rispettiamo, come tanti cristiani fanno. Aprono la bocca, fanno delle decisioni, tutti le conoscono, poi vengono meno, non pochi, ma molti.

Ma fare una decisione nel proprio cuore davanti a Dio, che solo lui ti ascolta, solo lui sa con quale profondità hai fatto questa decisione, con quale serietà, con quale timore di Dio—è allora che Dio ascolta il cuore.

È bello pensare che questo giovane, dopo aver deciso in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti, si è comportato così. Ma andiamo al contrario e facciamo un'altra ipotesi: perché un giovane che ormai è stato deportato, scoraggiato, deluso, allontanato dalla famiglia, allontanato dal suo popolo, entrato in questo palazzo del re, non poteva dire: che faccio? A che mi serve mantenere la mia integrità, a che serve?

Qui c'è di tutto. Qui c'è il mondo, no? Qui c'è Babilonia come noi la stiamo vivendo.

Invece il cuore di Daniele era un cuore che mirava alla santificazione, alla purificazione, al timore di Dio, all'amore per la parola. Non volendosi contaminare, aveva fatto questa decisione nel cuore, senza pensare a cosa succederà.

E dice la scrittura che chiese al capo degli eunuchi di concedergli. Non disse: "Senti, io questo cibo, queste bevande non le bevo". Vi ricordate un atteggiamento del genere? I tre amici di Daniele lo assunsero davanti alla statua quando dissero chiaramente: "Noi non ci pieghiamo". Sembra un atteggiamento arrogante davanti all'ordine del re.

Ma qui l'attitudine di Daniele è diversa perché ha chiesto una concessione, un favore particolare al capo degli eunuchi che lui non conosceva, sapeva soltanto che era un uomo al servizio del re, fedele al re, che doveva ubbidire al re. E lui chiese: "Io non mi voglio contaminare". Ma dire questa parola davanti a uno che appartiene a Babilonia: "Come non ti vuoi contaminare? Perché non ti piacciono i cibi del re?" Questo poteva avere una reazione molto diversa.

Ma quello che è bello è che a noi ci fa profondamente riflettere secondo quello che è la luce dello Spirito Santo nella nostra vita. E la parola di Dio dice al verso 9: "Dio fece trovare a Daniele grazia e misericordia presso il capo degli eunuchi".

Con quella decisione nel cuore Daniele muove il braccio di Dio. Dio guarda nel segreto e agisce pubblicamente il Signore. Come quando dice Gesù: "È nel segreto che voi pregate, ma Dio vi ricompenserà pubblicamente".

Quella decisione nel cuore di Daniele fu così profonda che mise il suo Signore nelle condizioni di dire a questo capo degli eunuchi: "Concedi a Daniele, perché questo è tutto". Dio diede ordine a questo capo degli eunuchi: concedi a Daniele ciò che ti sta chiedendo. E se non lo fa il Signore, noi con le nostre forze nulla possiamo fare.

Questa parola è bella. Grazia e misericordia vanno insieme. La grazia di Dio ci aiuta a ricevere. La grazia di Dio ci aiuta anche a chiedere. La grazia di Dio ci spinge a muovere il braccio del Signore per un piano eterno.

A quella decisione che Daniele ha fatto, Dio ha messo nelle condizioni di questo giovane non solo di fargli attraversare quattro regni, ma Daniele viene nominato ancora oggi. Noi troviamo nel libro dell'Apocalisse esattamente le profezie di Daniele, e nella storia altre profezie di Daniele si sono già avverate.

Quanto è importante agli occhi del Signore fare una decisione nel cuore di non volersi contaminare con Babilonia.

Parliamo un po' di Babilonia. Cos'è Babilonia? Il suo significato lo conoscete, no? Significherebbe confusione. Nel termine più preciso ebraico è "mischiare confusione", che nasce da Babel quando Nimrod costruì la prima città e poi vi costruirono una torre, e lì si creò la confusione delle lingue.

Ma adesso è il simbolo della confusione totale, perché Babilonia era una città costruita grandiosamente, la più grande a quei tempi di tutto il regno del mondo. Era una città grandissima. Pensate che le mura di Babilonia erano più spesse di tutta quest'arca messa insieme, circondate tutto attorno.

L'idolatria era all'eccesso, perciò si dice: è una Babilonia, c'è confusione. Ma dove inizia? Daniele si portò dietro il timore di Dio, l'ordine della parola di Dio, si portò dietro tutto quello che era moralmente sano davanti al Signore e entrò in questa Babilonia.

Noi viviamo oggi nella confusione, nella Babilonia, ma è male pensare che man mano che passa il tempo non ci stiamo contaminando. E in che modo ci si può contaminare?

Non ci piegheremo davanti alla statua. Non ci sono idoli visibili davanti a cui ci possiamo piegare, ma c'è una confusione a livello totale. E quando la confusione si manifesta nelle chiese evangeliche, nel campo evangelico, dove ognuno fa ciò che gli pare, allora stiamo adempiendo anche questa profezia.

Babilonia è dove non c'è ordine, c'è confusione, ci si crede ormai a tutto. Si fa confusione anche nel campo evangelico, ascoltando una volta una dottrina, una volta un'altra, una volta un messaggio di uno, una volta dell'altro, vedendo chiaramente il cammino di un certo popolo e il cammino di un altro.

Così si crea questa confusione dove dice: "Ma come mai? Perché di là abbiamo visto che hanno un modo di vestire e di agire che noi non abbiamo".

Poi andiamo oltre: il fratello ha detto questo, invece il nostro fratello ha detto un'altra cosa. E poi il fratello ha detto che non c'è niente di male nel mischiarsi con il parentato, con le amicizie e con tutto il resto. Chi si fa amico del mondo si rende nemico di Dio.

Qual è la guida della nostra vita per non entrare e non vivere nella Babilonia? Perché Daniele aveva una sola via davanti a sé: io non mi contamino perché l'insegnamento dei miei genitori e la legge del mio Dio mi porta a camminare rettamente.

La carne per Daniele era morta. Tant'è vero che era pure un eunuco, anche se poteva trovarsi tentato da tutto quello che c'era nella Babilonia. Quando sei giovane, di bell'aspetto, di bella postanza, sei sempre sotto tentazione.

Conosciamo di Giuseppe che era di bell'aspetto, era un giovane avvenente, eppure era sempre tentato, specialmente quando c'è di mezzo la donna. Questo ragazzo portava con sé la cosa più importante della sua vita: mantenersi integro.

Questo se non nasce dalle famiglie, insegnare ai piccoli il timore di Dio. Man mano che crescono, si fanno forti durante l'adolescenza. Se non hanno visto un esempio nella famiglia, se non hanno visto integrità nei genitori, se non hanno visto i compromessi superati nella famiglia, quando cresceranno, non c'è da raccogliere nessun frutto.

Daniele doveva vivere in questa nazione. La scrittura però lo portò a comprendere qual era la volontà di Dio, anche vivendo in una nazione diversa. E Daniele si attenne proprio a questo.

Quando ricevette grazia e misericordia, dice la scrittura che si presentò a lui il capo degli eunuchi e disse: "Io non posso, io rischio la mia testa per questo che tu mi stai chiedendo". Ma capisco che in quel momento trovò davanti a sé un uomo nel quale Dio piegò il cuore di questo capo degli eunuchi, perché Dio mise la sua mano in questa faccenda.

Tutto ciò che conta nella nostra vita è la decisione nel cuore nostro. Quando noi facciamo una decisione, allora Dio guarda quella decisione. L'inizio di Daniele fu uno dove lo stesso Agostino diceva: "Chi bene inizia bene finisce davanti agli occhi di Dio".

Così iniziò Daniele. Ma il risultato fu che Daniele con la sua intelligenza propose al capo degli eunuchi dicendo: "Va bene, io capisco la tua posizione, che tu non puoi concedermi ciò che ti sto chiedendo, ma facciamo una prova, solo una prova di dieci giorni. A noi ci fai mangiare dei legumi".

Daniele non parlò soltanto per lui, ma parlò anche per i suoi amici. "Facciamo una prova. Se non andrà bene, pazienza, vuol dire che mangeremo".

Allora, la mano di Dio è quella che non è soltanto che uno può mangiare. Va bene, per dieci giorni i legumi si possono pure mangiare, no? Ma non so come per tre anni. Certo, qualche traduzione dice pure che si parlava di verdure, non solo legumi.

Però sentite qual è il risultato. Non per virtù dei legumi—però non voglio che nessuno si metta a mangiare i legumi da allora in poi per diventare intelligente come Daniele e come i suoi amici. Ma quando passarono dieci giorni, Dio cambiò anche l'esteriore di questi uomini, perché Dio inizia un'opera, la completa, e diede la possibilità di vederli di bell'aspetto, di presentarsi.

E quando il capo degli eunuchi li vide disse: "Va bene, va bene". Significava quindi per il capo degli eunuchi nascondere al re, per tre anni, che questi giovani non mangiavano i cibi contaminati del re, i cibi consacrati agli idoli.

E allora vediamo che arriva il momento dove il re li mette alla prova. Dice che li chiamò per interrogarli. E tutti questi quattro giovani, dice la parola, Dio diede a questi giovani al verso 17, conoscenza e intendimento in tutta la letteratura e sapienza.

E Daniele ricevette intendimento di ogni genere, di visione e di sogni. Da dove parte questo? Da quella decisione che fece nel cuore. Da lì è partito tutto il resto.

Quando il re li ha chiamati, al verso 20 dice: "E su ogni argomento che richiedeva sapienza e intendimento, intorno ai quali il re interrogasse, li trovò dieci volte superiore a tutti i maghi, gli astrologi che erano in tutto il suo regno".

Dieci volte superiore a tutti i maghi, gli astrologi, a tutte le persone più intelligenti di Babilonia. Dio diede intendimento.

Quando Dio vede che noi abbiamo un interesse per lui e il timore di Dio sta nella nostra vita, è lui che ci accompagna, è lui che mette la sua mano su di noi nelle difficoltà, nelle prove, nelle tribolazioni.

È importante però che se viviamo come siamo, come viviamo noi nella confusione in Babilonia, teniamo però a mantenerci integri, a non mischiarci col mondo, a non cadere nella normalità mondana, perché Dio ama l'integrità, la purezza, la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore.

Del resto lo stesso Gesù. Nel Vangelo di Giovanni 17, dice la scrittura al verso 11, e leggo fino al 15, quelle che sono state le parole di Gesù che si confrontano con quelle che erano la vita di Daniele.

"Ora io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo e io vengo a te, Padre Santo. Conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dato, affinché siano uno come noi. Entrerò con loro nel mondo, io li ho conservati nel tuo nome e ho custodito coloro che tu mi hai dato e nessuno di loro è perito tranne il figlio della perdizione affinché si adempisse la scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose nel mondo affinché la mia gioia giunga a compimento in loro. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo come neppure io sono del mondo. Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno."

Questa fu la preghiera di Gesù. Dobbiamo vivere nel mondo, vivremo nella Babilonia, ma c'è un grande pericolo in questi ultimi tempi. Non solo si coalizzano, si amalgamano, e tante cose sono diventate ormai normali nel mondo evangelico, nel mondo cristiano. Sono diventate normali perché, venendo a mancare del tutto il timore di Dio e la luce dello Spirito Santo, piano piano si scivola verso quello che non è un peccato, fratello, non è un peccato. Non stiamo facendo nulla che sia così grave.

Quello che è importante che noi sappiamo: non contaminarsi e occhio alle astuzie di Satana. Non è fare cose così palesemente gravi, però siamo arrivati al punto dove ci sembrano normali tante situazioni, cominciando dalle famiglie, l'educazione dei figli, la crescita dei figli, il parlare nella famiglia perché da lì comincia.

E poi la stessa cosa è nelle chiese, dove quando si entra in una chiesa ormai qualche volta non si fa più caso se un giovane entra con i pantaloncini, con le ciabatte, con le scarpe da tennis, con la tuta, alla presenza del re. Come ti presenteresti nel mondo? Se ti convoca il sindaco, se ti convoca un'altra autorità, credi che un po' di sistemi?

Alla presenza del Signore? Poi ci siamo abituati. Se qualcuno viene o non viene non fa niente. Se un figlio dice: "No, oggi non mi sento", non fa niente. E poi se c'è un modo di vestire un po' va bene, non c'è niente di grave.

Tutto sta rientrando nella normalità. Tant'è così normale che, per esempio, in certe comunità dietro ai pulpiti non c'è più il santo Nome dell'Eterno oppure Gesù il Signore. Ci sono tante figure che sembrano una discoteca, le luci, le rimostranze che si fanno, il modo come ha detto qualcuno: senò così non possiamo attirare il mondo.

Allora bisogna trasformarsi e diventare come il mondo perché il mondo entri e dica: "Ah, siamo uguali". Quindi non c'è nessuna differenza.

Questo è stato uno dei pericoli più grandi degli ultimi tempi. Però quello che a me interessa è che noi abbiamo una lampada e una guida dove, vivendo nella Babilonia, si può vivere nella confusione quando si è integri.

Anche Neemia era coppiera alla presenza del re. Ma sappiamo la storia di Neemia. E così possiamo andare avanti per quanti si vogliono mantenere nell'integrità, nella purezza.

Quanti ci tengono a vedere la mano del Signore sulla propria vita? Perché quando poi non sentiamo la presenza di Dio, quando non vediamo un esaudimento nelle nostre preghiere, ci dovremmo fermare tutti e chiedere: qual è l'impedimento? Qual è il problema? Perché il braccio del Signore si è accorciato? Perché il suo orecchio è diventato duro?

C'è da chiedersi, no?

Allora, davanti a questo possiamo attraverso questo messaggio di Daniele capire perché Dio entra nella vita di un uomo e lo cambia, lo trasforma, lo rende l'uomo più sapiente della terra.

Vedete, Salomone era l'uomo più sapiente della terra, ma Salomone ha chiesto sapienza non per se stesso, ma per gli altri. Del resto è caduto nel peccato perché non ha chiesto sapienza per se stesso. E quindi Dio gli ha concesso la sapienza.

Daniele invece era un uomo saggio, era un uomo che la scrittura dice grandemente amato. Dio per quest'uomo ha potuto concedere tutto quello che si poteva dare a un uomo perché stesse nella piena comunione con Dio.

E questo è il frutto e il risultato di quella iniziale decisione nel proprio cuore di dire: "Signore, io non voglio contaminarmi". Dio guarderà questo. Lui stesso ti preserverà. Lui stesso non ti farà cadere in tentazione. Lui stesso ti metterà la sapienza nel cuore di discernere ciò che è vile da ciò che è prezioso, ciò che è bene e ciò che è male.

Non dovrai preoccuparti per affannarti, per confonderti. Sono entrato nella confusione perché uno dice una cosa e un altro ne dice un'altra. Fai ricorso alla preghiera quando non sai quale decisione prendere nel cuore.

In Apocalisse parla di Babilonia. Però alcuni ci vorrebbero confondere per farci credere che la Babilonia dell'Apocalisse sia Gerusalemme e non Roma. Ma lasciamolo stare, no? Ci facciamo convincere dalle Scritture.

In Apocalisse capitolo 18, al verso 4, noi sentiamo questo appello che è per noi oggi. "Poi udì un'altra voce dal cielo. Dal cielo—la sapienza che dice Giacomo è dal cielo. Un'altra voce dal cielo che diceva: 'Uscite da essa, o popolo mio', sta parlando di Babilonia, 'affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe'".

Uscite da essa, o popolo mio. È un appello accorato, pieno di amore che tu senti da parte di Dio.

Grazia e misericordia gli furono concesse a Daniele. Grazia e misericordia ci saranno concesse a ognuno di noi quando nel nostro cuore abbiamo deciso per il nostro Signore: non ci contamineremo, non ci lasceremo contaminare.

Forse diremo aiutati da quello che è il passo di Giosuè nel suo capitolo quando disse chiaramente, con quella decisione pubblica: "Giosuè disse: Quanto a me e la mia casa, noi serviremo l'Eterno", non ci contamineremo. "Voi invece servirete gli idoli", disse Giosuè, anche se il popolo disse: "No, no, noi serviremo l'Eterno".

Una è la decisione interiore del cuore e una è una decisione pubblica fatta con leggerezza.

Perciò quanto è bello che noi abbiamo questi esempi davanti a noi con tutte le benedizioni che sono seguite. Daniele fu preservato in tutto e per tutto.

Cari fratelli, mettiamoci nelle mani del nostro Dio. Lui ci aiuterà a non contaminarci. Lui aiuterà i nostri figli, i nostri nipoti quando noi daremo loro l'esempio, quando noi insegneremo loro il timore di Dio.

Abbiamo una condizione. Quella condizione che ci è messa davanti è proprio quella che il nostro Dio è un Dio incontaminato, puro e santo. E così dice la scrittura: "Siate santi perché io sono santo."