La volontà di Dio oltre la carne
E a riguardo proprio volevo leggere qualcosa nel Salmo 40 che mi ha dato questa mattina molto presto e dice: "Io ho fermamente e pazientemente aspettato l'Eterno ed egli si è chinato su di me e ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal fango della palude. Ha stabilito i miei piedi su una roccia e ha reso saldi i miei piedi, i miei passi. Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico a lode del nostro Dio. Molti vedranno questo e tremeranno e confideranno nell'Eterno. Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia e non si rivolge ai superbi né a quelli che si lanciano dietro alla menzogna.
O Eterno Dio mio, molte sono le meraviglie che hai fatto e nessuno può enumerare le cose che hai ideato per noi. Se dovessi programmarle e raccontarle, sarebbero troppo per elencarle. Tu non prendi piacere né in sacrificio né in offerta. Mi hai forato le orecchie. Tu non hai chiesto né olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: ecco, io vengo, nel rotolo del libro sta scritto di me. Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà e la tua legge è dentro al mio cuore. Versetto 16. Si rallegrino e gioiscano in te tutti quelli che ti cercano, quelli che amano la tua salvezza.
Dicano sempre: 'Magnificato sia l'Eterno'. Quanto a me, io sono povero e bisognoso, ma il Signore ha cura di me. Tu sei il mio aiuto, il mio liberatore, Dio mio, non tardare."
E questo primo verso mostra che l'Eterno dimostra che ha pazienza. Noi abbiamo fermamente aspettato l'Eterno e quando stiamo fermi nell'Eterno, egli cosa fa? Lui si piega, lui ascolta, si abbassa verso di noi per ascoltarci. E mentre pregavo stamattina mi veniva in mente questo verso che egli ci ha tratto fuori da una fossa. Quante volte il Signore ci trae fuori da una fossa? Non solo la prima volta che l'abbiamo incontrato, che ci ha tratto fuori dalla forza del peccato, che ci ha tratto fuori dalla forza della morte, che ci ha donato la vita eterna. Gloria a Dio. Ma anche tuttora, molte volte il Signore noi lo preghiamo, lo aspettiamo, egli viene e ci trae fuori da ciò che noi gli mettiamo davanti secondo la sua volontà.
Questo, come dice il verso 3, ci mette lode. Gloria a Dio. Gioiamo nel Signore. Perché cosa succede? Lui quando ci risponde significa che siamo al centro della sua volontà. Egli ci benedice grandemente quando riponiamo la nostra fiducia in lui. E come abbiamo letto, l'Eterno manifesta la sua volontà su ognuno di noi.
Ma molte volte pensavo che lui non risponda alle nostre preghiere e ti viene la domanda: come uomo peccatore, per quale ragione il Signore non risponde ad alcune preghiere? Ho scoperto che in realtà le preghiere che facevo non erano secondo la sua volontà, ma erano preghiere che dovevano soddisfare delle mie esigenze personali che non erano attinenti al piano di Dio. Noi dobbiamo pregare sempre e chiedere sempre con ringraziamento ciò che è secondo la sua volontà.
Come dice il verso 16, una volta che noi afferriamo questo concetto, si rallegrano e gioiscono in te tutti quelli che ti cercano, quelli che amano la tua salvezza, dicono sempre "Magnificato sia l'Eterno". Ma ancora di più nel verso 17, egli ci fa riconoscere che dobbiamo stare umili perché noi non siamo altro che polvere. Quando noi ci mettiamo al centro della nostra vita, Dio non manifesta la sua volontà; allora il Signore ci sprona, ricostruisce queste ossa secche e ci dona la grazia di poter andare avanti, di poter manifestare non solo la sua volontà in noi, ma di poterlo glorificare.
Quindi se questa mattina ti senti stanco per il caldo o se sei afflitto o se hai qualche problema o stai aspettando una risposta, è il momento giusto in cui ti alzi e in cui prendi il tuo diletto nell'Eterno, affinché egli ci faccia capire quale sia la sua volontà.
Voglio leggere nella prima lettera di Pietro alcuni versetti perché Dio è grande e pieno di amore. Voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquisito da Dio, affinché proclamate le meraviglie di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Signore Gesù, come abbiamo cantato, che queste parole non siano solo parole del cuore che mancano oggi. Spirito del Signore, fa che queste ossa possano essere riscosse e rese vive, Signore Gesù, e che la vita di Gesù possa essere in ognuno di noi affinché possiamo vivere una vita davanti a te santa e siamo pronti per il tuo ritorno.
E il Signore ci ha parlato nello stesso modo. Voglio leggere nel Salmo 4 un verso, il verso 6: "Molti dicono: 'Chi ci farà vedere il bene? O Eterno, fa risplendere la luce del tuo volto su di noi'".
Ma la domanda è: chi ci farà vedere il bene? Ebbene, fratello, noi abbiamo la grazia di legarci alla parola di Dio per non metterci del nostro dentro. Negli Atti degli Apostoli leggiamo al capitolo 10: "Come Dio abbia unto Gesù di Nazaret di Spirito Santo e di potenza, il quale andò attorno facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo, perché Dio era con lui".
Chi ci farà vedere del bene? Gesù andava attorno facendo del bene. Quando parliamo di questa parola dobbiamo fermarci e dire in quale modo e in quanti modi si può fare del bene. Gesù andava attorno, cercava le opportunità, cercava le persone. Il bene che faceva non era soltanto quello di fare i miracoli, di risuscitare i morti, di guarire gli infermi, di aiutare i lebbrosi, di sanarli. Quello che a noi ha portato tanto bene è la sua parola, il messaggio che ha portato Gesù quando è venuto.
Attraverso quel messaggio l'uomo è entrato in una fase dove dal suo cuore malvagio è passato dalle tenebre alla luce. Qualche volta dobbiamo dire: come posso fare del bene? Ci sono mille e mille modi per fare del bene. Gesù ce lo dice in Matteo 25 quando dice chiaramente che quelli che stavano alla sua destra hanno fatto del bene. In che modo? Hanno dato da bere un bicchiere d'acqua fresca, le cose più semplici. Hanno visitato gli ammalati, i carcerati, hanno dato vestiti agli altri.
Ma per cercare quale sarebbe il modo migliore per fare il bene secondo la parola del Signore, ci riportiamo nel libro del Deuteronomio al capitolo 10, verso 12: "E ora, o Israele, che cosa chiede da te l'Eterno, il tuo Dio, se non di temere l'Eterno, il tuo Dio, di camminare in tutte le sue vie, di amarlo, di servire l'Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e di osservare per il tuo bene i comandamenti dell'Eterno e i suoi statuti che oggi ti comando".
Che cos'è il modo migliore per fare del bene se non quello che ci suggerisce questo passo della scrittura? Questo passo della scrittura intanto ci dice: cosa chiede a te il Signore? Non ti chiederà ciò che è forte per te, che ognuno di noi ha sempre una
fortezza nel cuore che appartiene all'anima, alla carne, alla natura umana. Quello non vogliamo cedere e Dio nemmeno te lo chiede perché non dice che cosa ti comanda l'Eterno, no. Dice che cosa ti chiede.
A sua volta il Signore dice: "Io da te richiedo ubbidienza alla parola, che tu metti in pratica i comandamenti. Quando tu metti in pratica tutta la parola di Dio, non devi fare un giro di pensieri per capire in che modo devi fare del bene, perché lo Spirito stesso ti indicherà, secondo quello che tu desideri, quale sia il modo migliore per fare del bene".
Del resto, dice la scrittura, da te il Signore la prima cosa che chiede è temere Dio. Non paura, non è quello che si dice comunemente "non temere" quasi per dire "non avere paura". È diverso da quello che dice la scrittura. Il timore di Dio è il principio della sapienza e fuggire il male è l'intelligenza dell'uomo. Che cosa chiede Dio all'Eterno quando chiede il tuo timore se non il tuo rispetto, la tua sottomissione alla parola, l'ubbidienza ai comandamenti? Questo è temere Dio.
Quindi che cosa ci sta chiedendo il Signore? Non sono cose troppo difficili per noi quando camminiamo nello spirito. Quando prevale la carne, allora è un problema. Di camminare in tutte le sue vie. Questo ci sta chiedendo il Signore di non camminare nei nostri modi di fare, perché tutti noi abbiamo un'idea, specialmente noi cristiani, secondo la quale certe cose che facciamo nella vita semplice di tutti i giorni non sono un grande bene che vorrebbe il Signore. Però abbiamo la convinzione che anche le cose più semplici della vita non c'è niente di male, mentre invece dovremmo stare bene attenti a quello che agli occhi di Dio è bene e che cos'è male.
Perché tante persone di questo mondo vivono nella regolarità, nella normalità, e se tu le guardi dici: sono brave persone, che cosa fanno di male? Niente. L'unica cosa peggiore della loro vita è magari non è per colpa loro, magari perché ancora vivono nell'ignoranza e non conoscono Gesù, e questo già è un grande problema. Quindi camminare nelle vie del Signore è qualcosa che si fa soltanto quando ubbidiamo alla parola di Dio.
La parola va avanti e dice di amarlo. Naturalmente ogni frase e ogni parola che leggiamo richiede qualcosa di più che qualche minuto per parlare di questo. Amarlo. Hai mai detto a te stesso mentre preghi o stai nella tua stanza: "Io ti amo, Eterno"? L'hai mai detto? Hai fatto una dichiarazione di amore a Dio. Hai sentito nello spirito che tu ami Dio, che c'è un amore nel tuo cuore?
La certezza che Dio ci ama non ce la toglie nessuno, perché Dio è amore. Ma che noi possiamo ricambiare questo amore è importante. Si può da parte dell'uomo dire al Signore: "Io ti amo, Eterno". È una dichiarazione. Lo cantiamo in quanti cantici, lo cantiamo nella lode, diciamo che noi amiamo Dio e lo cantiamo. Le nostre labbra si muovono in questo. Ma tu non aver timore di dichiarare questa mattina se hai detto al Signore o hai sentito nel tuo cuore che tu lo ami.
Lo dice Davide nei Salmi: io amo l'Eterno. E perché non lo dobbiamo dire noi? Probabilmente Davide ha fatto un'esperienza maggiore della nostra? Probabilmente sì, perché era un uomo secondo il cuore di Dio. Ma non vuol dire che nel cuore di Davide tutto era bene, no. Quando la scrittura ci dice di amarlo, cosa ci chiede il Signore? Di amarlo come? E come si può amare una persona che non si vede, che non la conosci, che non l'hai vista in faccia?
Lo spirito, lo spirito nell'uomo interiore e la fede nella parola di Dio, quel sentimento profondo ti porta a sentire l'amore di Dio in te. Perché Giovanni non ha perso tempo nel dire: noi lo amiamo, lo abbiamo conosciuto e lo amiamo, lo abbiamo toccato. Era facile per lui perché hai visto Gesù, sei stato con lui tre anni, hai poggiato il tuo capo sul seno del Signore, hai sentito il suo amore. Ma noi non l'abbiamo visto, non lo vediamo. Come possiamo amarlo?
Però se tu ami il Signore nei momenti in cui senti nel cuore, quando stai con lui, quando lo spirito ti prende e tu in fondo in fondo dici: "Signore, ma io veramente ti amo", allora tu devi fare ancora di più perché questo amore sia qualcosa di visibile a tutti.
Maria e Maria Maddalena hanno dimostrato quell'amore verso Cristo con quello che noi leggiamo nella parola di Dio. E quando noi mettiamo in pratica i comandamenti, ci rifacciamo sempre alle Scritture. Attenzione ai sentimenti, ma l'ubbidienza alla parola ci dice chiaramente che chi ama Dio ama anche i suoi comandamenti.
Come possiamo arrivare ad amare Dio? Con quale sentimento? Se tu sei disubbidiente alla parola, non la metti in pratica, è un po' come il Signore disse a Sansone: "Mi dici 'Ti amo, ti amo', ma il tuo cuore non è per me". È la stessa cosa che potremmo dire a Dio: ti amo, lo cantiamo, però della parola di Dio c'è sempre da discutere di comandamenti del Signore.
Chi ama Dio ama i suoi comandamenti. È così semplice. La cosa è soltanto una questione che nel nostro cuore si deve creare quel sentimento profondo, spirituale. Poi continua dicendo: di amare il Signore con tutto il cuore e con tutta la tua anima. Questo chiede il Signore, non ce lo comanda, ce lo chiede, ma ci dà anche un modo per poter dire: "Signore, ma io voglio conoscere questo amore". Perché per amore si vive, non si vive per dovere o per volontà.
Poi continua: di osservare, vedi quella parola, di osservare per il tuo bene. Viene fuori la parola il bene. Quello che facciamo secondo la parola di Dio crea una grande gioia agli occhi del Signore se non prima a noi stessi. Quando la scrittura dice: "Per il tuo bene è utile che tu osservi la mia parola. Perché se tu osservi la mia parola, il bene che viene a te è grande. C'è una grande benedizione. Tu potrai avere con me comunione. Io ti faccio sentire non solo il mio amore, ma anche il mio messaggio, la mia parola. Io ti do sapienza, ti do intelligenza".
E quanto è bello che noi possiamo capire che per il nostro bene è bene sottomettersi a tutto ciò che la scrittura ci insegna!
Però, fratelli, c'è ancora qualcosa che dobbiamo imparare. L'apostolo Paolo nell'epistola ai Romani al capitolo 7 ci mette davanti un grande dilemma, una grande domanda. Romani 7, verso 18: "Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo".
Che cosa ci ha voluto dire Paolo con questo passo? Chi ha fatto l'esperienza di quello che ho letto adesso? Che cosa voleva dire Paolo? Forse se scendiamo un po' più giù nei versetti possiamo vedere se Dio ci può rivelare per lo spirito quello che lui voleva dire. Infatti dice al verso 19: "Il bene che io voglio non lo faccio, ma il male che non voglio quello faccio". È vero. Allora c'è un problema, la volontà, quello che voglio e quello che non voglio. Si dice c'è il detto del "volere e potere", ma secondo ciò che io leggo qua è in contrasto con la scrittura.
Quello che io voglio non lo faccio. Quindi nell'uomo interiore c'è una volontà che non ti porta necessariamente a fare il bene e quella volontà che sta nell'uomo non è sempre disposta a fare il bene, e anche se vorrebbe farlo, c'è qualcosa di più che ti impedisce. Che cosa?
Verso 20: "Se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me, il peccato che abita in me". Questo è il combattimento del credente. Capite, fratelli? Tu vuoi fare del bene, tu vuoi fare le cose che piacciono al Signore, ma c'è un impedimento. Che cosa è questo impedimento? Paolo dice la carne, la mia carne mi impedisce di fare quello che piace al Signore, di ubbidire alla parola e di fare le cose che gli piacciono.
La carne ti trattiene. Ti dice che questo è tuo, il tuo guadagno è tuo. Ti ha insegnato a lavorare, i soldi sono tuoi. Ti porta all'avarizia, alla concupiscenza. La carne ti porta al rifiuto di ciò che piace a Dio.
Che cosa scopre Paolo? Questa è l'esperienza che ha fatto lui, che fanno tanti credenti e che vivono ancora una parte della loro vita in Romani al capitolo 7, questo continuo combattimento. Vorrei non bere troppo vino, ma a me mi piace. La volontà è una nella mente, ma poi la carne. Vorrei non guardare alcune cose, ma poi i miei occhi vanno sempre là. Chi è questa persona che comanda la tua anima?
Io scopro dunque questa legge, verso 21: "Che volendo fare il bene in me presente il male". Beato l'uomo, beato te, fratello e sorella. Se tu hai scoperto che in te abita il male, dico, fratello, per favore, allora sappi che noi siamo cristiani, siamo stati lavati, purificati dal sangue di Gesù, il peccato non c'è più in noi. Tutto vero, perché no? Tutto vero, ma è più vero di tutto il resto quando tutta la scrittura noi la mettiamo in pratica.
Perché Paolo stesso cosa ci dice nell'epistola sempre ai Romani? Non c'è nessuno. Non c'è nessuno che faccia il bene. Nemmeno uno. Signore. Nemmeno noi. No, nemmeno tu. E allora che cosa stiamo facendo qua dentro? C'è sempre la risposta attraverso la parola di Dio.
Quindi questa legge che c'è in me mi porta a fare il male, non il bene. Paolo va avanti: "Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore" e gloria a Dio. La legge di Dio. Io mi diletto nella parola di Dio secondo l'uomo interiore. E l'uomo interiore è l'uomo spirituale. È l'uomo che cammina secondo lo spirito, non secondo la carne.
Allora trova il suo diletto nella parola, come dice il Salmo 119. Ma vedo, dice Paolo, ancora non è finita, ma vedo un'altra legge nelle mie membra che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.
Capite, cari fratelli? C'è una legge in noi che sta nelle nostre membra, nel nostro corpo, che mi dice di fare qualcosa di diverso e io dovrei ubbidire a quella legge. E quale forza ho per ubbidire a quella legge? Quale forza ho in me per poter combattere contro la carne?
Miserabile, dice il verso 24: "Miserabile me, uomo che sono, chi mi libererà da questo corpo di morte?" Chi è che ci libera? Perché Paolo dice: "Tutto questo è un corpo di morte, io non lo voglio." Chi ci libera?
"Io rendo grazie a Dio, verso 25, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Dunque, io stesso con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato".
Questo è il combattimento del cristiano. Con la mente dici: "Sì, Signore, è vero. Tu leggi questo, noi facciamo i pensieri che vogliamo, ma poi c'è la carne, la legge del peccato". E questo combattimento qualche volta sembra che l'abbiamo vinto. Lo spirito contro la carne, nell'uomo interiore c'è sempre questo. Vorresti fare qualcosa, ma sei tirato da un'altra cosa. Non è questa la realtà? Vorresti dire: "Io non voglio essere un idolatra", però poi sei legato nelle viscere a farlo.
E quando entriamo in una fase dove c'è un insegnamento sulla santificazione e tanti non vogliono comprenderlo, perciò preferiscono chiese più larghe, dove c'è più libertà nella carne, dove sia le donne che gli uomini sono pronti a dare sfogo a quello che è la legge del peccato. Ma l'ultima parola che esce dalla loro bocca è: "Che c'è di male, fratello, se vado vestito in questa maniera, se c'è di male se vado in un tale posto, che c'è di male se".
E poi si va avanti, si scivola fuori dalla santificazione e tutto quello che sta davanti agli occhi è bene. E la parola cosa ci insegna? Paolo dice nella lettera ai Romani 12, verso 21: "Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene".
Signore, come faccio a capire? Sono cose semplici, le cose che fanno tutti, che io vedo anche nelle altre comunità, nelle altre sorelle che mi dicono: "Ma perché vuoi? Ma perché? Che c'è di male? Ma perché?" E si va avanti così.
Noi abbiamo nel cuore la parola di Dio e quando questa lampada ce l'abbiamo davanti ai piedi, possono venire gli angeli a dirci: "Guarda che non c'è niente di male", abbiamo la parola che ci dice agli angeli: "No, non è la tua voce che io voglio ascoltare". Un solo angelo ha dato l'insegnamento ed era Gabriele quando andò da Daniele: "Sono venuto per ammaestrarti". Poi il resto non c'è più scritto nella parola di Dio. Chi ci ammaestra è soltanto il Signore Gesù. E noi abbiamo la parola e l'unzione che ci insegna.
Io non sono legato a quelli che dicono: "Ma loro stanno così, loro camminano così, loro fanno questo". Loro non mi interessano. Se volete seguire la scrittura, abbiamo un esempio davanti e quindi con la scrittura dobbiamo andare avanti.
Isaia al capitolo 1, verso 17: "Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l'oppresso. Rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova". Imparate a fare il bene. Non si nasce col bene nel cuore. Si impara a fare il bene attraverso l'ubbidienza, i comandamenti del Signore e noi stiamo qui per imparare ancora e abbiamo tanto da imparare.
Quindi andiamo verso la conclusione perché quello che abbiamo letto è abbastanza per capire come dobbiamo camminare nelle vie del Signore. Quello a cui io sono fortemente legato e raccomando ai miei fratelli tutti: usciamo da Romani capitolo 7, tiriamoci fuori da Romani capitolo 7.
In quale maniera? Leggo il primo verso di Romani 8 per capire come Paolo se n'è uscito da Romani 7: "Ora, dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne, ma secondo lo spirito".
E gloria a Dio. Paolo ha detto: "Ho trovato la soluzione, camminare per lo spirito e non adempire i desideri della carne". E per camminare nello spirito devi essere legato a ciò che è spirituale, la parola di Dio. E finché la parola di Dio è dimora nei nostri cuori, verrà l'avversario, verrà la nostra stessa carne a dirci no. Quello che è bello è che noi vediamo che Paolo dice al verso 2 di Romani 8: "Perché la legge dello spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte".
La legge dello spirito non è la legge della carne, la legge dello spirito. E io esorto, cari fratelli, a camminare nello spirito. L'unica cosa bella che noi guardiamo è che quando l'uomo spirituale è legato dalla parola del Signore e cammina nelle vie del Signore, chi può dire dove stai andando, che cosa stai facendo?
Io sono rassicurato, grandemente rassicurato, quando qualcuno mi potrà domandare e dire: "Ma fratello, ciò che hai detto, dimmi, dimmi perché preferisco non rispondere secondo i miei sentimenti o le mie opinioni". La prima cosa che mi piace fare quando qualcuno mi chiede qualcosa è cercare di trovare attraverso le Scritture una risposta. È più convincente quando noi possiamo parlare con la parola di Dio e la parola di Dio la puoi esprimere attraverso lo spirito, non attraverso la carne.
Cari fratelli, stiamo per concludere con Pietro. L'apostolo Pietro nella prima lettera al capitolo 3, verso 17, dice: "È meglio infatti se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male".
Sapete quanti cristiani rendono una cattiva testimonianza in questa vita? Quanti cristiani non camminano secondo le vie del Signore e soffrono. Soffrono unicamente perché si impicciano delle cose di questa vita. Ma l'apostolo Pietro dice chiaramente, come abbiamo letto: la volontà di Dio è questa, di soffrire facendo il bene.
Questo è stato il nostro Signore Gesù. Ha sofferto sulla croce, ha sofferto. Eppure la scrittura ci dice chiaramente che andava attorno facendo del bene. Si può crocifiggere un uomo che ha fatto così tanto bene?
Sappiate però questo, cari fratelli, che noi viviamo in tempi in cui la scrittura ci ammonisce e ci ricorda che negli ultimi giorni gli uomini diranno che il male è bene e il bene sarà chiamato male. Perciò voglio la vostra attenzione.
Quando diciamo che questo è bene e non c'è niente di male, aprite gli occhi, che il vostro sentimento sia spirituale, perché nelle distrazioni apparentemente buone c'è lo zampino di Satana. Piano piano, tutto diventa più normale. Non è così. Facciamo bene attenzione a quello che ci ha insegnato il nostro Signore Gesù.
Da lui possiamo apprendere soltanto l'esempio della sua vita su questa terra. Tre anni e mezzo ha camminato su questa terra e ha fatto solo il bene ed è stato combattuto per questo. Però noi siamo stati chiamati a questo, di camminare secondo le sue vie, secondo i suoi precetti, i suoi comandamenti.
Mosè ha detto al suo popolo: "Per il tuo bene, per il nostro bene, teniamo questo nel cuore". Arriverà il giorno dove raccoglieremo i frutti di quello che la parola di Dio ci ha comandato.
In questi tempi c'è bisogno di molta attenzione, discernimento, di sapienza e di ogni altra cosa che ci possa tenere vicini al Signore per ascoltare la sua voce. Non guardate a destra, non guardate a sinistra. La parola di Dio, questa ci guiderà, questa ci renderà stabili e fermi fino alla fine, fino al ritorno del nostro Signore.
Signore, rafferma l'opera tua nella nostra vita. È la tua parola quella che deve comandare il nostro cuore. È la tua parola che ci deve illuminare per l'unzione dello Spirito Santo. Quando hai un dubbio, prega, cerca il Signore, di': "Signore, non trovo la risposta, parlami tu". La fedeltà di Dio ti porterà qua, non andrà da nessuna parte, perché Dio è fedele, ti aiuterà, lo farà. Certamente, unicamente perché lui ti ama. A lui sia la gloria.