Custodisci il tuo cuore con cura
Avevo un po' di timore per dire il vero, no? Perché siamo qui per dire il vero e per dire quello che c'è nel cuore, senza nascondere nulla. Del resto c'è un occhio così vigile sulla nostra vita. Qualche volta vorremmo nascondere qualcosa agli altri, ma il Signore dice: "Anche se vai ai confini della terra, io sto lì. Anche se vivi in una stanza buia, tutto diventa luce."
Avevo timore perché manca la pianola, manca un'altra chitarra, e manca un violino che è stato appeso da un po' di tempo. La sorella Daniela forse un giorno vedrete che metterà in moto anche quello. E poi mancava Giosuè, il basso, il violoncello. Avevo pensato chissà come sarebbe stato con una sola chitarra domenica mattina, no? Però quello che mi è piaciuto molto questa mattina era sentire la presenza del Signore con quella lode profonda, con quel canto che mi ha emozionato, sinceramente. Lo strumento fa parte di quello che il Signore ha messo nella parola di Dio, ma quando si canta col cuore è tutta un'altra cosa. E questo è importante: il Signore faccia questo lavoro benedetto nella nostra vita.
Vogliamo salutare il fratello Gislei che va in Africa dopo un po' di anni, va a trovare la famiglia. È bello che possiamo pensare anche a questo, perché il Signore si prende cura degli orfani, delle vedove e dello straniero. Il Signore, voi siete stati stranieri nel paese di Egitto. Perciò il Signore si prende cura, ma si prende cura attraverso di noi, in modo che l'evangelo diventi qualcosa di pratico nella nostra vita. Perché se non c'è niente di pratico, poi l'evangelo è solo teoria. E cento grammi di pratica valgono più di un quintale di teoria. Perciò dobbiamo vivere ed essere gioiosi di sapere di aver fatto qualcosa adempiendo le Scritture, perché per questo siamo stati anche scelti per adempiere la parola del Signore.
Preghiamo perché questi sono i tempi dove il nostro avversario va attorno come un leone ruggente, cercando chi possa divorare, e lui sta sempre in agguato per farci del male, sia spiritualmente che fisicamente. Perciò ripeto ciò che dice la Scrittura: vegliate, siate sobri, il vostro avversario, il diavolo.
Vogliamo leggere insieme questa mattina nel libro di Proverbi al capitolo 4, verso 23: "Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita." Amen.
Custodisci il tuo cuore. Sapete chi ha scritto questo? L'uomo più saggio della terra, colui che un giorno ricevette da Dio questa domanda: "Chiedi ciò che vuoi, ciò che io faccio per te." E quest'uomo, Salomone, chiese al Signore: "Signore, io voglio un cuore savio, un cuore dove posso governare questo popolo." E il Signore disse: "Questa è una buona richiesta, forse la migliore richiesta che un uomo possa fare a Dio, di chiedere un cuore saggio, un cuore puro, un cuore come piace a Dio."
Tutto il soggetto che noi troviamo nella parola di Dio è concentrato sul cuore dell'uomo verso Dio, perché più conosciamo il nostro cuore più siamo a conoscenza di Dio. Puoi dirlo al contrario: più conosci Dio e più conosci te stesso. E questo è importante agli occhi di Dio.
La Scrittura dice chiaramente che Dio non guarda all'esteriore, no? Dio guarda al cuore. E è vero perché nell'intimo Dio parla da ciò che sta nella parte più profonda, lo spirito dell'uomo. E noi abbiamo questo concetto reale di poter parlare con lui solo attraverso il nostro spirito, cioè il nostro cuore, assemblando e mettendo insieme la parola di Dio con lo Spirito Santo che ci rivela quello che sta in questo nostro essere.
Senza la parola non possiamo conoscere il nostro cuore, perché la parola e lo spirito non si distanziano, stanno attaccati uno all'altro. E io ho conosciuto me stesso leggendo le Scritture, perché se tu leggi la parola parli con Dio. Poi quando preghiamo siamo noi che parliamo a Dio, ma la parola è quella che parla a te. Con la parola possiamo avere il più grande insegnamento per capire che cos'è importante agli occhi di Dio nella nostra vita. Egli si è rivelato a noi nell'uomo interiore. E questo è un principio che dobbiamo comprendere.
Ce lo dice l'apostolo Paolo nella epistola agli Efesini. Paolo, come pure Pietro e gli apostoli, si sono sempre preoccupati di ciò che è l'interno dell'uomo, la parte interiore, non quella esteriore. La parte interiore è quella che l'apostolo ha spesso citato nelle sue lettere, raccomandando alle chiese, ai fratelli, quanto sia importante che noi siamo formati internamente.
Paolo dice in Efesini al capitolo 3, al verso 14 fino al 16: "Per questa ragione io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore."
Nell'uomo interiore. Ci fa riflettere. Ho timore quando parlo del cuore. Ho timore soprattutto perché quel poco che è stato necessario da parte di Dio per farmi conoscere il mio cuore mi spaventa—ripenso quante volte mi ha ingannato e quante volte ho dovuto entrare in me stesso.
Si tratta di capire che quando vogliamo parlare con Dio e deviamo dalla strada, poi dobbiamo rientrare in noi. Il figlio prodigo se ne andò dalla casa del padre, come noi sappiamo la storia. Poi si è sviato, è entrato nel peccato. Che cos'è che lo ha fatto tornare al Padre? Quale voce lui ha sentito? Dice la Scrittura: rientrato in sé. Rientrato in sé, cioè è qualcosa di interiore che ti fa ragionare e dire al tuo cuore: che cosa hai fatto, che cosa stai facendo, dove stai andando? Lui ebbe questo pensiero nel cuore nel momento in cui toccò il fondo. E qualche volta dobbiamo toccare il fondo per raggiungere il cuore di Dio e fargli parlare al nostro cuore.
Giona arrivò, dice la Scrittura, alle radici dei monti. Sono arrivato alla radice dei monti e ricevette dal Signore questa umile preghiera, questo ravvedimento profondo nel ventre del pesce quando si trovava in una condizione ormai senza alcuna speranza. Ma lo Spirito di Dio non lo aveva lasciato. Perché questo è importante: quando nasce un ravvedimento vuol dire che lo Spirito Santo non si è allontanato. L'uomo che riconosce, che rientra in se stesso non può dire che non c'è lo Spirito. È proprio lo Spirito che crea quel ravvedimento.
Mi viene in mente il salmo di Davide che tutti conosciamo, il salmo 51. Quando Davide dice al Signore: "Non togliermi il tuo Spirito." Che significa? Che lo Spirito di Dio ancora era in Davide, nonostante il peccato. Ma lui nella fase di quel ravvedimento sentì che lo Spirito era dentro. Se dice "Non togliermi" vuol dire che ce l'aveva ancora. Allora noi possiamo comprendere quando lo Spirito di Dio sta dentro.
Ma a te, dice il verso 6 del Salmo 51, "piace la verità che risiede nell'intimo, dentro, non sulle labbra. Perché gli uomini con le labbra dicono tante cose, ma è il cuore quello che conta." E lui dice: "A te piace la verità che risiede nell'intimo e mi insegni la sapienza nel segreto del cuore."
Il cuore sta sempre al centro di tutto quello che è la nostra vita su questa terra e davanti alla presenza del Signore. Davide ha ricevuto una riprensione da Nathan e ha raggiunto la sensibilità. Continua e dice al verso 10: "O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno Spirito Santo, sempre dentro. Qualcosa che sta interiormente, qualcosa che ci portiamo dentro perché noi abbiamo riconosciuto il peccato."
Riconosciamo ancora oggi quando c'è un errore, quando sbagliamo, ma è solo una questione interiore e Dio a quello guarda. Davide era quell'uomo che conosceva Dio in questa maniera. I sacrifici di Dio, dice al verso 17, sono lo spirito rotto. "O Dio, tu non disprezzi un cuore rotto e contrito." Cos'è contrito? Profondamente amareggiato.
E questa è la parola di Dio. Prenditi cura del tuo cuore, come abbiamo letto in Proverbi: veglia sul tuo cuore. Io ho detto: che cosa devo dire ai miei fratelli? Non posso parlare dal pulpito dicendo agli altri "devi avere un cuore puro, devi stare attento" se devo stare attento prima a me stesso. Perché quello che conta è che qualche volta siamo molti a fare da maestri, no? Però l'uomo che ha conosciuto se stesso agisce con grande umiltà e ha sempre da imparare dalla parola di Dio.
Il profeta Ezechiele ci mette davanti un passo importante. Da qui cominciano tutti i risvegli degli uomini, tutti i risvegli che sono venuti sulla terra. Da dove comincia il risveglio? Dall'interno, dal cuore. Il risveglio non ce lo porterà nessuno. Tutta la Scrittura ci insegna che i risvegli vengono sempre da un cuore che ha riconosciuto se stesso, che si è ravveduto. La sensibilità del cuore non è qualcosa che tu la ricevi lì per lì.
L'apostolo Pietro era un uomo sincero, era un po' istintivo, no? Ma quel giorno ricevette un messaggio dicendo: "Signore, tutti qua possono tradirti. Io mai." Questo è l'uomo che quando parla in questa maniera non conosce bene se stesso né il suo cuore. Perché se conoscessi ciò che dice il profeta Geremia: il cuore dell'uomo è ingannevole e insanabilmente malato. Arrivati a questo, quando riconosciamo questo, allora sappiamo che dobbiamo moderare la nostra bocca.
Pietro era quell'uomo che ha detto "Mai Signore, io." E il Signore gli disse: "Pietro, il gallo non canterà più di due volte e tu mi rinegherai tre volte." E arriva il momento che il canto del gallo—che tanti non vogliono sentire—porta un uomo alla sensibilità e al ravvedimento. Com'è possibile? Lui ha rinnegato davanti a tutti: "Io non lo conosco quest'uomo" per tre volte. Il gallo canta, ma lui non si ravvede perché il gallo canta. Ti ravvedi perché attraverso il gallo ti ricordi delle parole di Gesù.
E allora lì vediamo che era un uomo che non ha detto "Va bene, ho sbagliato, ormai quello che ho detto ho detto." No. Al canto del gallo lui si è ricordato delle parole di Gesù. Gesù si è voltato e lo ha guardato. Un solo sguardo. E Pietro pianse, un cuore contristato.
Un altro esempio che noi possiamo vedere nella parola di Dio è quando leggiamo delle 10 vergini dove dice cinque stolte e cinque avvedute. È vero che si erano addormentate insieme alle stolte, ma la loro lampada fu rifornita perché il loro vaso di olio era ancora pieno. Quindi significa che lo Spirito loro, anche se addormentati, era ancora in loro e quindi l'olio era una buona riserva per la loro vita. Ma quando uno si allontana del tutto, entra nel peccato, allora il problema diventa grande.
Riguardo al profeta Ezechiele, siamo incoraggiati perché al di là di quello che noi siamo davanti agli occhi di Dio—di quello che ci possiamo anche riconoscere—abbiamo delle promesse. Perché Dio allunga la sua mano nella sua bontà, nella sua misericordia, nelle sue compassioni che si rinnovano ogni mattina. Ci viene incontro quando noi diciamo a noi stessi: è vero, come disse Davide, io sono quell'uomo, io ho peccato. Allora Dio ci viene incontro.
La parola ci insegna come dice il profeta Isaia nel capitolo 66 al verso 1 e 2: "Così dice l'Eterno: Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi. Dove dunque la casa che mi potreste edificare? E dov'è il luogo del mio riposo? Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e tutte quante sono venute all'esistenza, dice l'Eterno. Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile? Allo spirito contrito e che trema alla mia parola."
Su chi posa lo sguardo il Signore? Su chi ha ancora il cuore orgoglioso? Su chi si giustifica sempre, su chi dice "Non sono stato io"? Su chi non si riesce a prendere un torto anche quando ha ragione? Su chi posa lo sguardo? Il Signore posa lo sguardo su chi è umile. Ha fatto dell'umiltà qualcosa che è importante per la sua vita. E allo spirito contrito, naturalmente, amaramente pentito. E questo è importante: sapere che lo sguardo di Dio sta su questi fratelli, su queste sorelle, su queste persone.
Tutto questo è perché Dio ci è venuto incontro e ci viene incontro quando noi confessiamo davanti a lui quello che è la realtà di questo cuore. E il profeta Ezechiele dice così al capitolo 36 al verso 25: "Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri. Vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti."
Metterò dentro di voi uno spirito nuovo, un cuore puro. Del resto lo dice Gesù, no? In Matteo 5 quando dice: "Beati i puri di cuore perché essi vedranno Dio."
Come non dovremmo prenderci cura di ciò che abbiamo letto in Proverbi al capitolo 4, quando la parola di Dio ci raccomanda di tenere ben custodito quello che è il nostro cuore? Perché da esso vengono fuori le sorgenti della vita. Custodirlo giorno dopo giorno. Noi abbiamo la possibilità di iniziare la nostra giornata con la preghiera, con la lettura della parola. Ma poi abbiamo una lunga giornata davanti dove si presenteranno mille circostanze, mille occasioni. E quanto è importante aver preso un buon nutrimento sano già la mattina. Perché di questo si tratta.
Si raccomanda al nostro corpo di prendere cibi sani, cibi che ci fanno bene. Allo stesso modo il nostro cuore, il nostro spirito ha bisogno di un nutrimento sano che viene soltanto dalla parola di Dio.
Custodire il nostro cuore significa chiedere a Dio la grazia di poter camminare davanti a lui giorno dopo giorno e sentire lo sguardo di Dio sulla nostra vita. Perché lui posa il suo sguardo su di noi e farci sentire che il timore di Dio rimane continuo su di noi anche davanti a certe circostanze dove non ci possiamo permettere di rinnegarlo, come è successo a Pietro, e non dire mai "io non l'avrei fatto."
Quante volte ho pensato agli altri? No, io non lo farei. No, una cosa del genere. Ma ci vuole coraggio. Questo col tempo, però ho imparato. Ah, tu non lo faresti? Sentivi poi la voce dentro, no? Ah, il tuo cuore non ti permetterebbe. No, Signore. Ma che dici? Arriva il momento dove per farci conoscere realmente e profondamente ciò che siamo, arriva il momento dove viene la prova. E arriva il momento che in quella prova tu riconosci che in te non c'è alcun bene se non quello che Dio ha fatto nella tua vita, cambiando il tuo cuore, trasformando la tua vita.
Solo quello c'è di bene, perché tutto ciò che Dio ha creato è bene. Così dice la Scrittura. Anche gli animali più feroci. Un tempo non era così, no? Perché la Scrittura dice tutto quello che Dio ha creato era buono. E allora se tutto era buono, dov'era il male? Da dove nasce il male?
Il male non nasce da Dio. E dove nasce il male? Dopo il peccato di Adamo, dopo quella ribellione. L'orgoglio non lo devi imparare, non lo devi né imparare né insegnare a alcuno. Tu vedi un bambino—chi gli ha insegnato a un bambino a dire una bugia? Non gliel'ha insegnato nessuno. È nella natura peccaminosa dell'uomo.
Allora da qui noi possiamo capire che col tempo il Signore ci vuole portare a comprendere chiaramente: finché il nostro cuore nell'uomo interiore sarà formato e avremo comunione con lui, allora lui stesso ci aiuterà a custodire ciò che è importante agli occhi suoi.
Gesù disse chiaramente: "Dal cuore vengono fuori pensieri malvagi, fornicazione, adulterio, bestemmia, bugia, avarizia." Questa è la parte negativa del cuore. Allo stesso modo, dallo stesso spirito, può venir fuori l'amore di Dio, un cuore trasformato, la dolcezza, la mansuetudine, l'umiltà, l'amitezza. E possiamo andare avanti. Tutto questo però lo fa quell'unico cuore dove scegliamo noi: dove vogliamo andare? Dobbiamo riflettere.
Per questo, affinché possiamo custodire quello che il Signore ha fatto nella nostra vita, preservarci, renderci immuni a ciò che non è di Dio, in modo che attraverso il nostro cuore possiamo trasmettere agli altri l'opera che Dio ha fatto in noi.
Noi rendiamo grazia al tuo Spirito anche in questo giorno perché nel nome di Cristo Gesù veniamo davanti a te ancora, pregandoti che tu possa onorare, o Signore, questa assemblea e che noi allo stesso tempo con tutto il cuore possiamo onorare e benedire il tuo nome. Preghiamo ancora in questo giorno che quella meravigliosa grazia possa continuare a seguire la nostra vita. Quell'amore, oh Signore, stupendo. Tutto ciò che tu hai fatto, Signore, vogliamo renderti tutta la gratitudine del nostro cuore e pregarti che tu possa fare un'opera ancora più profonda nel mio e nei nostri cuori per conoscerti ancor di più, o Signore, per amarti di più e per avere, oh Signore, tutta quella grazia necessaria di far conoscere il tuo nome.
Ti ringraziamo ancora, Signore, per i nostri cari che non potevano stare con noi, perché tu abbia a benedire e pregarti, o Signore, che tu possa proteggere, accompagnare tutti questi cari alle loro dimore sotto la protezione del sangue di Cristo Gesù. A te la gloria, Padre, nel nome di Gesù. Amen.