Fedeltà in tempi difficili

Vorrei, fratelli e sorelle, questa mattina condividere con voi un passaggio della Scrittura su cui lo Spirito Santo mi ha soffermato per condividerlo con voi insieme. Noi siamo il popolo di Dio e il Signore vuole accordare al nostro cuore un messaggio particolare. Non è niente di nuovo. La parola del Signore è sempre la stessa, ma come abbiamo sempre detto, ogni volta che leggiamo e apriamo le Scritture, predisponiamo il nostro cuore ad ascoltare la voce di Dio, diventa sempre nuovo. Così leggeremo insieme nel libro di Geremia al capitolo 38. Leggeremo dal versetto 1 al versetto 13.

Così dice la parola del Signore: "Cefatia, figlio di Mattan, Gedalia, figlio di Pasuhur , Yukal, figlio di Shelemia e Pasuhur , figlio di Malchia, udirono le parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo, dicendo: Così dice l'Eterno: Chi rimarrà in questa città morirà di spada, di fame o di peste, ma chi si consegnerà ai caldei vivrà, avrà come suo bottino la propria vita, ma vivrà. Così dice l'Eterno, questa città sarà certamente data in mano dell'esercito del re di Babilonia che la prenderà.

I principi allora dissero al re: Che sia quest'uomo messo a morte. Perché indebolisce le mani degli uomini di guerra che sono rimasti in questa città e le mani di tutto il popolo dicendo loro simili parole. Quest'uomo non cerca il benessere di questo popolo, ma il suo male. Allora il re Sedechia disse: Eccolo nelle vostre mani, perché il re non può fare nulla contro di voi.

Allora essi presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, figlio del re, che era nel cortile della prigione. Vi calarono Geremia con le corde; nella cisterna non c'era acqua, ma solo fango. E Geremia affondò nel fango.

Ebed Melek, l'Etiope, un eunuco che stava nella casa del re, udì che avevano messo Geremia nella cisterna mentre il re stava seduto alla porta di Beniamino. E Ebedmelek uscì dalla casa del re e parlò al re, dicendo: O re, mio Signore, quegli uomini hanno agito male in tutto ciò che hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro perché non c'è più pane in città. Allora il re diede quest'ordine ad Ebedmelek, l'Etiope. Prendi con te da qui trenta uomini e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia.

Così Ebedmelek prese con sé gli uomini e entrò nella casa del re al di sotto della tesoreria, prese di là panni logori e stracci logori e li calò a Geremia nella cisterna con le corde. Poi Ebedmelek, l'Etiope, disse a Geremia: Mettiti questi panni e stracci logori sotto le ascelle, sotto i fianchi. Geremia fece così. Così tirarono su Geremia con le corde e lo fecero salire dalla cisterna. Geremia rimase poi nel cortile della prigione."

Gloria a Gesù per la sua parola. Il momento storico narrato in questo passaggio del libro di Geremia è un momento alquanto drammatico sotto l'aspetto spirituale. Un momento in cui Geremia vive la malvagità più assoluta, la corruzione e l'idolatria. Questo libro profetico ci mostra Geremia, soprannominato il profeta del pianto, come un uomo che aveva uno spirito sensibile e un cuore rotto. Ma lo spirito devoto di Geremia porta al suo cuore una sofferenza ancora maggiore. Mentre predica il messaggio di Dio, la sua

famiglia, i suoi amici, i sacerdoti e il popolo di Giuda rifiutavano il messaggio del Signore.

La sua condizione la troviamo espressa in Lamentazioni 3:52: "Quelli che mi odiano senza ragione mi hanno dato la caccia come un uccello, hanno distrutto la mia vita nella fossa. Mi hanno tirato pietre. Le acque scorrevano sopra il mio capo e io dicevo: È finita per me. Ho invocato il tuo nome, o Eterno, dal fondo della fossa. Tu hai udito la mia voce. Non nascondere il tuo orecchio al mio sospiro, al mio grido di aiuto." E il Signore risponde: "Quando tu mi hai invocato ti sei avvicinato. Hai detto: non temere."

Questa era la condizione di Geremia in questo momento della storia. Ma fratelli e sorelle, nonostante la solitudine e il rifiuto che accompagnavano tutta la vita di Geremia, Geremia non si arrese. Rimase un profeta dell'Eterno fedele al suo Dio. Nonostante il rifiuto, l'abbandono, la solitudine, rimase fedele a Dio per il compito che gli aveva assegnato, tanto che fu definito uno dei profeti più coraggiosi, più audaci. Non veniva meno davanti alle offese, davanti alle opposizioni, non si arrendeva continuando a predicare il messaggio dell'Eterno e la verità in un periodo così triste, così drammatico di idolatria.

Come non potremmo dire questa mattina che associamo questa storia della Scrittura ai nostri tempi? La Chiesa oggi vive tempi difficili, tempi in cui gli uomini e le donne versano in una condizione spirituale drammatica di abbandono da parte del Signore, una situazione di idolatria, perversione, corruzione. Ma Geremia va avanti predicando la verità. E noi vediamo attraverso questo passaggio, fratelli, che il Signore, come ultimo atto di misericordia e di grazia, lancia un appello—io lo definisco un appello estremo— attraverso Geremia al suo popolo. Benché il suo giudizio divino a motivo della malvagità fosse ormai inevitabile, se tutti coloro che si fossero umiliati avessero avuto un sentimento di umiltà e sottomissione davanti all'esercito nemico, il Signore gli avrebbe dato la vita, li avrebbe conservati in vita.

Ma come sempre, nonostante le ripetute esortazioni da parte degli uomini di Dio a questa società, troviamo ancora un'opposizione. Al versetto 4, i principi dissero al re: Che sia quest'uomo messo a morte perché indebolisce le mani degli uomini di guerra che sono rimasti in questa città e le mani di tutto il popolo dicendo loro simili parole. Quest'uomo non cerca il benessere di questo popolo, ma il suo male. Ancora opposizione verso il messaggio di Dio.

Questo momento ci riporta alle parole di Gesù. Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 16, versetto 33, il Signore ci ha detto chiaramente: "Vi ho detto queste cose affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo." Vogliamo ricordarci, fratello, sorella, che nel mondo noi avremo tribolazioni. Non ti voglio scoraggiare, ma incoraggiare questa mattina con le parole di Gesù che dice che lui ha vinto il mondo. La frase incoraggiante è "ma fatevi coraggio"—un'altra versione dice "fatevi animo"—e questa mattina la Chiesa si faccia animo, si incoraggi perché Gesù è con la sua Chiesa, perché lui ha vinto il mondo.

Questi principi vanno dal re e dicono: "Facciamo morire quest'uomo." E andarono da Sedechia. Sedechia era un uomo perverso, l'emblema dell'indegnità, era vigliacco. Quando i principi dissero a questo re: "Geremia deve morire perché predica il messaggio di Dio," questo re non era fermo, era vigliacco, non aveva il coraggio di affrontare la verità. E allora disse: "Che cosa posso fare io contro di voi? Non posso fare nulla. Prendetevi quest'uomo."

La Bibbia ci dice che presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia. La Bibbia dice che in questa cisterna non c'era acqua, ma solo fango. E Geremia affondò nel fango. Consideriamo che questi sono i tempi in cui la parola di verità viene presa dall'umanità e viene gettata in fondo a una cisterna. La parola di verità oggi viene rifiutata dagli uomini e quello che oggi è il desiderio dell'umanità è che la verità sia infangata, sia immersa nel fango. Questo purtroppo noi viviamo oggi.

Ma è finita? Il mondo vuole mettere da parte la verità in fondo a una cisterna per non essere più considerata? No, ecco che viene fuori Ebedmelek. Gloria a Gesù. Io definirei Ebedmelek la Chiesa, il popolo di Dio.

Ebedmelek dice che appena udì che Geremia era stato gettato in una cisterna, cosa fece? Si levò. Si levò, uscì dalla casa del re, parlò al re dicendo: "O re, mio Signore." Un uomo che non rimase indifferente. Ebedmelek, uno straniero, un eunuco, un uomo che non aveva speranza. La sua condizione era quella di servo del re—questo significa il suo nome, Ebedmelek, servo del re. La sua condizione era misera, ma quando vide che la parola di Dio era stata gettata in una cisterna, Ebedmelek aveva ascoltato la parola di Geremia, aveva udito il messaggio. Quando Geremia predicò a questo re dicendo: "Sarai portato, sarai deportato tu, i tuoi figli, la tua famiglia, gli eunuchi, i tuoi servi," questo eunuco Ebedmelek ascoltò questa voce. Immaginate un poco il suo disagio. Ma quando ascoltò la parola del messaggio di Geremia, fu attento, fu sensibile e riconobbe il servo di Dio, riconobbe la parola di Dio e non rimase indifferente.

Quando il servo dell'Eterno fu disprezzato, quando la parola di Dio è disprezzata, cosa fa la Chiesa? Cosa fa il popolo di Dio? Rimane indifferente, fa come Sedechia, questo re. Che possiamo fare noi? No, noi non rimaniamo indifferenti perché noi siamo dalla parte della verità. La parola di Dio è verità. E noi, fratelli e sorelle, condivideremo questa mattina brevemente quello che Ebedmelek fece per servire Dio in tempi difficili come quelli che noi oggi viviamo.

La domanda è: cosa vogliamo fare noi in questo tempo così difficile? Come vuoi servire il Signore in questo tempo difficile? Come lo vogliamo servire tu e io?

Il primo punto che parlava al mio cuore era la presa di posizione di Ebedmelek in favore della verità. Ebedmelek difende la verità, un uomo che riconosce il servitore di Dio ed egli desidera tirare fuori la parola dal fango. Ebedmelek, dice la Scrittura ai versetti 9 e 10: "Ora, mio re, quegli uomini hanno agito male in tutto ciò che hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro perché non c'è più pane in città." Ebedmelek aveva un solo desiderio: tirare fuori il servo dell'Eterno dalla cisterna.

Guardate, fratelli, un uomo così pieno di passione, di zelo, un uomo che aveva la capacità di prendere posizione a favore della verità—che cosa fa? Riesce a sensibilizzare il cuore di questo re perverso. Quando la Chiesa è benedizione, noi dobbiamo stare dalla parte della verità, dobbiamo avere la forza, la capacità di prendere posizione a favore della verità. E noi come benedizione avremo proprio questo in cambio. Riusciremo a sensibilizzare i cuori più duri.

Ebedmelek andò dal re, non ebbe paura. Il suo interesse era mantenere alta la parola di verità, la parola di Dio. E la Chiesa oggi deve avere nel cuore di mantenere alta la parola di Dio, la parola di verità senza paura. E il Signore ci darà grazia di vedere inteneriti i cuori più duri, più perversi.

L'apostolo Paolo a Timoteo nella sua seconda lettera al capitolo 4 esorta e dice: "Ti scongiuro, dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo che ha da giudicare i vivi e i morti nella sua apparizione, nel suo regno: Predica la parola, insisti a tempo e fuori tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma per prurito di udire si accumuleranno maestri secondo le proprie voglie. Distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, fa l'opera di evangelista e adempi interamente il tuo ministerio."

Come non possiamo dire questa mattina che viviamo in tempi di favole—solo favole. Oggi intorno a noi non si fa altro che udire favole, e purtroppo anche in mezzo al popolo di Dio. Oggi è il tempo delle favole, ma noi non vogliamo essere dalla parte delle favole, siamo dalla parte della verità, della parola di Dio. Gloria a Gesù. Non è la verità della parola di Dio che ci ha resi liberi? Continuiamo a portare il messaggio dell'evangelo di verità alle anime perdute, a chi non conosce la verità per rendere liberi anche loro.

Ebedmelek fa qualcosa di importante per la Chiesa come insegnamento, e ha toccato profondamente il mio cuore. Leggiamo insieme il versetto 11: "Così Ebedmelek prese con sé gli uomini, entrò nella casa del re al di sotto della tesoreria, prese di là panni logori e stracci logori e li calò a Geremia nella cisterna con le corde."

Il Signore vuole qualcosa che è importante e fondamentale in seno alla sua Chiesa: coinvolgere il prossimo nel bene. Ognuno di noi deve coinvolgere il prossimo nel fare il bene. La Bibbia dice che Ebedmelek non andò da solo, non operò da solo, ma prese trenta uomini insieme con loro, li coinvolse in quest'opera di liberazione per Geremia, li coinvolse per il bene.

Fratelli e sorelle, oggi la Chiesa è chiamata a coinvolgersi l'uno con l'altro per il bene, perché oggi si può coinvolgere per fare il bene, ma si può coinvolgere anche per fare il male. La Bibbia ci dice chiaramente che ci sono state delle conseguenze gravi per coloro che nella parola di Dio, uomini e donne, hanno coinvolto e influenzato in maniera negativa verso il male in mezzo al popolo di Dio. E il Signore invece vuole fare di noi un Ebedmelek. Coinvolgi il tuo fratello, coinvolgi tua sorella. Quando servi il Signore, incoraggialo per andare avanti e operare per lui, perché noi siamo il popolo di Dio ed egli vuole servirsi di ognuno di noi.

Se vedi qualcuno scoraggiato intorno a te, invoglialo, coinvolgilo e dì: "Fratello, sorella, io faccio questo servizio per il Signore, vuoi venire con me?" Questo è un segreto che la Chiesa deve mantenere oggi. È talmente importante che noi ricorderemo di alcuni uomini. Vi ricordate di Core, Datan e Abiram? Ci sono stati degli uomini che hanno coinvolto in maniera negativa il popolo di Dio. Ci sono stati uomini che hanno coinvolto il popolo di Dio al male. Core, Datan e Abiram si levarono contro Mosè, si ribellarono all'autorità di Mosè.

Gloria a Dio per Mosè perché ci dà tanti insegnamenti. Al versetto 4 di Numeri 16, Mosè non fece una cosa che oggi succede—prendiamo il telefonino, WhatsApp e scriviamo al fratello, alla sorella dicendo come siamo stati disprezzati, offesi. No, no. Mosè si prostrò con la faccia a terra. Mosè cercò l'Eterno e la Bibbia dice che il Signore usò un metodo tutto nuovo per far sì che la verità venisse a galla e il peccato, l'iniquità, la malvagità fosse distrutta. Purtroppo la Bibbia dice che questi uomini, Core, Datan e Abiram scesero vivi nello Sheol. La Bibbia dice che appena Mosè ebbe finito di parlare, la terra spalancò la sua bocca e li inghiottì con le loro famiglie, con tutta la gente che parteggiava con Core, con tutte le loro sostanze. Ahimè, Signore, questa mattina ti diciamo: liberaci. Liberaci, Signore, dal coinvolgere il nostro prossimo al male.

Vi ricordate anche degli esploratori? Quando il Signore ha promesso al suo popolo di farlo entrare nella terra promessa, una terra dove scorreva latte e miele, ci furono degli esploratori che andarono a esplorare questo paese, ma quando tornarono fecero un cattivo resoconto che influenzò tutto il popolo. Ma gloria a Dio perché vogliamo ricordarci di Caleb e Giosuè, che oggi sono la Chiesa che deve prendere posizione per la verità. Caleb e Giosuè, dice la Bibbia, calmarono il popolo che mormorava contro Mosè e li incoraggiarono. Li incoraggiarono ad adempiere le promesse di Dio. Li incoraggiarono e dissero: "No, fratelli, il Signore ci ha dato questo paese nelle nostre mani, noi riusciremo." Signore, ti preghiamo, liberaci dal coinvolgere i nostri cari in mezzo al nostro popolo al male, ma vogliamo coinvolgere i nostri fratelli al bene per servire l'Iddio vivente.

Fratelli, oggi ci sono tanti cori di lamentazione. Purtroppo il mondo è ormai immerso nel lamentarsi. Sentiamo tanti cori di lamentazioni—la politica, le finanze, tutto quello che ci gira intorno. Anche purtroppo delle nostre finanze sentiamo sempre cori di lamentela. Oggi il Signore ci invita di non accordarci ai cori di lamentela di questo mondo, ma che il popolo di Dio possa alzare lo sguardo e guardare avanti a quelle che sono le promesse del Signore.

Vado verso la conclusione. Al versetto 11, qualcosa di molto forte. Così Ebedmelek prese con sé questi uomini e la Bibbia dice: "entrò nella casa del re al di sotto della tesoreria, prese di là panni logori e stracci logori e li calò a Geremia nella cisterna con le corde."

Uno degli altri insegnamenti che Ebedmelek ci trasmette è, fratelli e sorelle, uno spirito di iniziativa. Uno spirito straordinario era nel cuore di Ebedmelek, uno spirito di iniziativa che parte dalla visione chiara del bisogno altrui. Questo spirito di iniziativa era motivato nel cuore di Ebedmelek. Perché? Perché aveva una visione chiara: il bisogno del mio prossimo. La sua volontà, fratelli, il suo spirito di iniziativa non era motivato dal bisogno della propria gloria. E oggi, purtroppo, viviamo in tempi difficili. L'uomo gira intorno sempre a se stesso e la gloria va sempre a se stessi. La parola di Dio non ci dice questo. La parola ci dice che Ebedmelek fu motivato, ebbe iniziativa perché la sua visione era il bisogno del prossimo.

E noi come chiese del Signore non dobbiamo più perdere tempo a destra e a sinistra cercando di far prevalere la nostra gloria. No, fratelli, non abbiamo tempo per fare questo. La Chiesa non deve più perdere tempo. Noi oggi dobbiamo essere concentrati solo su una cosa: la salvezza delle anime. Fare il bene, adempierlo per il prossimo, per i fratelli, per le sorelle, per questo mondo. Testimoniare che noi abbiamo presa di

posizione per la verità. Siamo dalla parte della verità. Testimoniare al mondo servendo Dio, coinvolgendo il prossimo e avere uno spirito di iniziativa con la visione di aiutare il nostro prossimo e aiutarlo nel bisogno.

Chiediamocelo l'uno l'altro: fratello, sorella, hai bisogno? Io sono qui, aiutiamoci gli uni gli altri in questi tempi difficili, perché questa è la volontà del Signore. Oggi, purtroppo, si soffre di spirito di competizione, l'uno contro l'altro. L'uomo è fatto così perché Satana sin dal principio—in Genesi al capitolo 3—ispirò la donna a disobbedire, a mettersi in competizione con Dio. Quando il Signore le disse: "Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai," cosa fece Satana? Cosa fece il diavolo? Mise nel cuore della donna di mettersi in competizione con Dio, e così si rivolse alla donna: "Veramente Dio ha detto questo? No, non ti preoccupare, voi non morrete affatto. Ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete gli occhi vostri si apriranno e sarete come Dio."

Vedete, fratelli, sin dall'inizio Satana ha messo sempre questo nel cuore degli uomini: entrare in competizione gli uni con gli altri. Noi non entriamo in competizione con nessuno. Noi abbiamo a cuore la salvezza delle anime e il bisogno del nostro prossimo, perché l'evangelo progredisca e la Chiesa del Signore porti frutto per la gloria sua e soltanto per la gloria di Gesù.

Ebedmelek diviene la risposta alla preghiera di Geremia. Fratelli e sorelle, che io e tu oggi possiamo essere la risposta alla preghiera di un altro. Geremia pregò in quella cisterna. Lui pregò proprio così, dicendo: "Ho invocato il tuo nome, o Eterno, dal fondo della fossa. Tu hai udito la mia voce. Non nascondere il tuo orecchio al mio sospiro e al mio grido di aiuto." Ed ecco che il Signore esaudisce la preghiera di Geremia. E mentre Geremia pregava in quella cisterna, ecco la voce di Ebedmelek, il servitore di Dio, che ha fatto attenzione, non è rimasto indifferente alla verità del messaggio di Dio che gli sussurra nell'orecchio. "Geremia, sono io, Ebedmelek. Prendi questi stracci logori, questi panni, mettili sotto le ascelle."

Fratelli e sorelle, noi dobbiamo essere solo una cosa: la risposta alla preghiera dei nostri cari. Quando uno prega e intercede per il nostro prossimo, quando uno ha nel cuore il bisogno del prossimo, quando uno coinvolge gli altri al bene, diventa la risposta di Dio a te e a me. E noi questo dobbiamo fare, fratelli. La risposta alla preghiera del tuo fratello e della tua sorella.

Adesso concludo in Geremia al capitolo 39. Ecco che arriva il premio, perché Dio onora quelli che lo onorano. Non lo dimentichiamo mai, fratelli, perché nel capitolo 39 di Geremia al versetto 15 noi leggeremo la benedizione che Dio pone sulla vita di Ebedmelek. Così dice la parola: "Or la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia mentre era ancora rinchiuso nel cortile della prigione dicendo: Va e parla a Ebedmelek, l'Etiope, dicendo: Così dice l'Eterno degli eserciti, il Dio di Israele: Ecco, io porto a compimento su questa città le mie parole per sua rovina e non per suo bene, e in quel giorno esse si avvereranno davanti a te, ma in quel giorno io ti libererò.

Non sarai dato in mano degli uomini che temi. Sì, io ti libererò certamente e non cadrai di spada, ma la tua vita sarà per te come il tuo bottino, perché hai posto in me la tua fiducia, dice l'Eterno." Il Signore ha in serbo per noi una grande benedizione. Fratelli e sorelle, questa sera chiudo con questa esortazione. Poni la tua fiducia in Dio e preghiamo che il Signore faccia di me e di te un Ebedmelek. La Chiesa del Signore deve essere Ebedmelek. Che Dio benedica la sua parola.

Padre, noi ti ringraziamo con tutto il nostro cuore per l'assistenza da parte dello Spirito Santo che ancora questa mattina ci ha onorati guidandoci, equipaggiandoci nella lode, nell'adorazione, nelle preghiere e con la tua parola. E noi questo desideravamo che potesse essere l'azione, l'unzione e la potenza dello Spirito Santo a guidare tutte le cose perché la gloria vada solo a te. Noi ti benediciamo, Padre, ti ringraziamo perché ti sei preso cura di noi ancora questa mattina attraverso il messaggio della tua parola.

In tempi così difficili tu ci stai rivelando, Signore, come vogliamo servirti. E la tua Chiesa vuole onorarti, la tua Chiesa vuole glorificarti, la tua Chiesa vuole innalzare il nome che è al di sopra di ogni altro nome, dando gloria a te, o Signore, sensibilizzando con queste qualità i cuori più duri. E noi ti ringraziamo, Padre.

Dacci lo spirito di Ebedmelek, tienilo presente nel nostro cuore perché possiamo prendere esempio, Dio, e tenere alta la parola della vita, la parola della verità. Grazie Signore perché possiamo proclamare ancora una particolare benedizione sui nostri cari fratelli e sorelle, anche su coloro che non potevano venire. Noi preghiamo nel nome di Gesù che tu possa accordare al loro cuore spirito e vita, coraggio, Signore, per andare avanti.

Grazie Padre perché possiamo portare a te ancora e non vogliamo dimenticare tutti coloro che in questo momento soffrono a causa della malattia, soffrono a motivo di svariate prove. Noi preghiamo ancora gli uni per gli altri, incoraggiamo gli uni gli altri ad andare avanti, a prendere forza in te. Grazie Signore per queste parole. Noi confidiamo in te per il resto della nostra giornata. Noi rimettiamo ogni cosa nelle tue mani. Accompagnaci le nostre dimore sotto la protezione del tuo potente sangue. Nel nome di Gesù. Amen.