Camminare verso la suprema vocazione

Bene, fratelli, questa mattina voglio condividere con voi un passaggio della Scrittura che troviamo nella lettera dell'apostolo Paolo ai Filippesi. Leggeremo al capitolo 3 dal verso 1 al verso 17. Filippesi capitolo 3 verso 1 al verso 17. Così dice la parola del Signore:

"Per il resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Per me, certo, non è gravoso scrivervi le stesse cose e per voi è una salvaguardia. Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare. I veri circoncisi, infatti, siamo noi che serviamo Dio nello spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne. Benché io avessi di che confidare anche nella carne. Se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più. Sono stato circonciso l'ottavo giorno. Sono della nazione di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo di Ebrei. Quanto alla legge fariseo, quanto allo zelo persecutore della Chiesa, quanto alla giustizia che è nella legge irreprensibile.

Ma le cose che mi erano guadagno le ho ritenute una perdita per Cristo. Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo, la giustizia che proviene da Dio mediante la fede per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti, non che io abbia già ottenuto il premio o sia già arrivato a compimento, ma proseguo per poter afferrare il premio, poiché anch'io sono stato afferrato da Gesù Cristo.

Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa. Dimenticando le cose che stanno dietro e protendomi verso le cose che stanno davanti, proseguo il corso verso la meta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù. Quanti siamo perfetti, abbiamo dunque questi pensieri e se voi pensate altrimenti in qualche cosa, Dio vi rivelerà anche questo. Ma al punto in cui siamo arrivati, camminiamo secondo la stessa regola di condotta in pieno accordo. Siate miei imitatori, fratelli, e considerate coloro che camminano così secondo l'esempio che avete in noi."

Amen. Fin qui la parola del Signore. Avrei voluto questa mattina condividere con voi un po' di soggetti riguardanti questo passaggio della Scrittura che Paolo esprime e scrive con tanta gioia, allegrezza e amore alla Chiesa dei Filippesi. E mentre leggevo questa parola, lo Spirito Santo mi fermava in particolare su un solo verso di questo passaggio e noi ci soffermeremo qualche minuto soltanto sul verso 16 del capitolo 3. La parola del Signore, attraverso l'unzione nella vita dell'apostolo Paolo, dice queste parole: "Ma al punto in cui siamo arrivati, camminiamo secondo la stessa regola".

E mi sono fermato un attimo per comprendere che quando Paolo ha scritto questa lettera aveva già compiuto un lungo cammino. La domanda che il Signore pone oggi al nostro cuore è: dove siamo arrivati? E consideravo qual è stato il mio cammino fino a questo momento. Posso dire che dal momento in cui la grazia salvifica di Dio in Cristo Gesù mi raggiunse, circa 25 anni fa, oggi posso dire a che punto sono arrivato. Il mio cammino, 25 anni di cammino. Qualcuno ha potuto fare un cammino di fede di 40 anni, forse 45. A chi non l'ha fatto ancora. Ma questo non è importante. Chi più, chi meno, ma a quale punto siamo arrivati oggi? Lo Spirito Santo dice al nostro cuore che cosa dobbiamo fare?

Paolo dice queste parole: "Ma al punto in cui siamo arrivati". Che cosa dobbiamo fare oggi da questo momento in cui siamo arrivati dopo tutti gli anni del nostro cammino di fede? Paolo nei versi precedenti ce lo spiegherà. Si esprimerà così dicendo: "Fratelli, non che io abbia già ottenuto il premio o sia già arrivato al compimento, ma proseguo per poter afferrare il premio perché anch'io sono stato afferrato da Gesù Cristo."

E ripete ancora al verso 13: "Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma io faccio una cosa." Gloria a Gesù! No, non ho ancora ottenuto il premio. Chi di noi, fratelli e sorelle, ha già raggiunto il premio? Chi ha raggiunto la propria meta? Chi di noi tutti oggi può dire che è arrivato al compimento? Chi di noi tutti può dire che davanti a noi non c'è più nulla da fare? Ormai siamo arrivati al traguardo. Chi lo può dire?

E Paolo dice: "Fratelli, io non dico di essere già arrivato, non ritengo di avere ottenuto il premio, ma una cosa io devo pur fare oggi. Noi come chiesa del Signore, dove dopo un lungo cammino nella fede diciamo a noi stessi, ma al punto in cui siamo arrivati cosa devo fare?" Paolo ci dice: "Io faccio una cosa, dimenticando le cose che stanno dietro, protendendomi verso quelle che mi sono davanti." Paolo dice: "È necessario per me per proseguire il mio cammino." Questo ci sta dicendo a parole nostre: "Per potermi protendere verso le cose che mi stanno davanti devo dimenticare le cose che mi stanno dietro."

E allora mi sono fermato un attimo e ho detto: dobbiamo dimenticare perché? Perché per poter andare avanti dobbiamo staccarci dal passato perché nella nostra mente tante volte vengono pensieri riguardo al passato, delle cose che viviamo o abbiamo vissuto del passato, della vita di peccato che abbiamo vissuto nel passato e la nostra mente viene afflitta, soffocata dai pensieri di quale cosa? Dai pensieri del passato.

E noi abbiamo bisogno oggi di fare quello che ha fatto l'apostolo Paolo. Lui ha imparato a prendere questo passato e gettarlo alle sue spalle e ora si protende verso avanti. Ed è quello che noi dobbiamo fare, fratelli e sorelle, dobbiamo protenderci verso avanti. Perché molto spesso in mezzo ai cristiani si sente il cattivo odore del passato. Molto spesso in mezzo alla chiesa del Signore si sente il cattivo odore della vecchia vita e noi non riusciamo a protenderci verso avanti. E il Signore ci dice oggi: "Ma al punto in cui siamo arrivati, facciamo una cosa: dimentichiamo quello che ci sta dietro."

E ho riflettuto un attimo pensando alla vita reale che noi viviamo tutti i giorni, quelli che sono gli attacchi del nemico, il nemico della Chiesa, il nemico del popolo di Dio, il diavolo che ogni giorno viene alle nostre menti a ricordare quello che è il passato. Noi dobbiamo dimenticare. Il nemico viene e ci ricorda il peccato e noi siamo lì a pensare quello che abbiamo fatto nel passato.

Che cosa poteva mai dimenticare l'apostolo Paolo? L'apostolo delle genti, un uomo così potente nella predicazione. Ma cosa mai doveva dimenticare? Aveva percorso ormai tanto del suo cammino, ma oggi lui, lui stesso dice dimentichiamo. Cosa deve dimenticare? E lo dice lui stesso: probabilmente tutto ciò che è avvenuto nella sua vecchia vita. Lui stesso racconta un po' della sua vita dicendo, esprimendosi così nella prima lettera di Timoteo al capitolo 1 e al verso 12: "Paolo dice: 'Io proprio rendo grazie a Cristo nostro Signore che mi fortifica perché mi ha ritenuto degno di fiducia ponendo il suo servizio in me che prima ero un bestemmiatore, un persecutore. Io ero, dice Paolo, un violento, ma mi è stata fatta grazia. Gloria a Dio! Mi è stata fatta misericordia perché lo feci ignorantemente nella mia incrudeltà. Così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato con la fede e con l'amore che è in Cristo Gesù.'"

E lui dice: "Questa parola è sicura, è degna di essere pienamente accettata che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori dei quali io, dice Paolo, sono il primo."

E anche in Galati, in Galati al capitolo 1 verso 13, anche lui si esprimerà nella sua lettera ai Galati, dicendo di sé stesso: "Avete infatti udito quale fu un tempo la mia condotta nel giudaismo, come perseguidavo con grande ferocia la Chiesa di Dio e la devastavo." E poi al verso 15 dice: "Ma quando piacque a Dio che mi aveva appartato fin dal grembo di mia madre e mi ha chiamato per la sua grazia di rivelare in me suo figlio affinché l'annunciassi fra i gentili, io non mi consultai subito con carne e sangue."

E in Atti al capitolo 22, già dal verso 4 lui si esprimerà ancora e dice: "Io ho perseguitato fino alla morte questa via, legando e mettendo in prigione uomini e donne". E al verso 20 dice: "Quando si versava il sangue di Stefano, tuo martire, anch'io ero presente, acconsentivo alla sua morte e custodivo le vesti di coloro che lo uccidevano."

Che cosa deve dimenticare Paolo? Il suo passato. Probabilmente anche lui viveva momenti difficili, particolari, in cui era necessario dimenticare per potersi protendere in avanti. E fratelli e sorelle, probabilmente a volte veniamo presi da questi pensieri. A volte non riusciamo a lasciar andare il passato e non riusciamo a protenderci in avanti. Ma questo non è quello che il Signore vuole da noi.

Oggi il Signore ci vuole ricordare sempre, attraverso Paolo, le parole che lui dirà una volta prospettatosi in avanti in Romani al capitolo 8 al verso 1: "Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne, ma secondo lo spirito. Perché la legge dello spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte." Amen. Gloria a Gesù.

E Paolo dice: "Io proseguo". Prosegue il corso verso la meta. Lui lascia, lui dimentica, getta alle sue spalle quella che sono i pensieri del peccato, della vecchia vita. Oggi, fratelli e sorelle, io vi esorto da parte del Signore a alzare il capo e a protendervi in avanti. Dimentica le cose che stanno dietro, perché il Signore ha preparato qualcosa per noi.

E io penso che voi conoscete molto bene questo passaggio della Scrittura che io leggerò con te in Isaia al capitolo 43, verso 25: "Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati. Fammi ricordare, discutiamo il caso insieme. Parla tu stesso per giustificarti."

Ora, fratello, ora sorella, protenditi in avanti, perché altresì così dice la Scrittura al verso 18 del capitolo 43 di Isaia: "Non ricordate più le cose passate, non ricordate più le cose passate."

Se lo Spirito Santo questa mattina ci mette questo messaggio davanti, probabilmente ci sarà qualcuno che si è fermato e volge lo sguardo sempre alle cose del passato e basa la sua vita e i suoi pensieri sui propri peccati, sulle proprie esperienze, sui propri fallimenti, su ciò che è accaduto nel passato. Ma oggi il Signore ti dice: "Non ricordare più le cose passate, non considerare più le cose antiche. Ecco, io faccio una cosa nuova, essa germoglierà. Non la riconoscerete voi? Sì. Aprirò una strada nel deserto, farò scorrere fiumi nella solitudine."

Amen. Gloria a Gesù per la sua parola.

Paolo aveva imparato finalmente a gettare alle sue spalle quelli che erano i suoi peccati, la vecchia vita, ma anche i suoi fallimenti. Perché, fratelli e sorelle, noi dobbiamo considerare ancora qualcosa, sia nella grazia oggi che quando non eravamo nella grazia. Ognuno di noi sperimenta dei fallimenti durante questo cammino e questi fallimenti ci aiutano a non cadere più negli stessi errori. È vero, questo accade nella nostra vita, ma purtroppo la mente si concentra sul passato e noi siamo concentrati sui nostri fallimenti piuttosto di guardare avanti e vedere quello che Gesù vuole fare per me e per ognuno di noi.

Come ho detto all'inizio, nessuno di noi oggi può dire che non c'è più nulla da fare per il Signore. Assolutamente no. È vero, falliamo, ma gloria a Dio perché abbiamo appena letto: "Ecco, non ricordare più le cose passate, non pensare più alle cose antiche. Ecco, io faccio una cosa nuova." Amen.

Gesù questa mattina, fratello e sorella, ti sta prendendo per la mano e ti dice: "Alza il capo, protenditi in avanti. Forza, c'è un grande lavoro da fare ancora per te e per me." I fallimenti purtroppo avvengono, ma noi vogliamo imparare e io vi do un consiglio questa mattina per esperienza e lo voglio condividere con voi. Lasciarsi ricordare dai fallimenti e dal peccato della vecchia vita affida al nemico delle nostre anime un'arma potente. Egli dice alla nostra mente proprio queste parole. Me le sono scritte perché sono momenti che passiamo ogni giorno della nostra vita.

Egli ci dice: "Ricordati chi sei! Ricordati cosa hai fatto davvero! Pensi che hai forse dimenticato?" Non sono queste le frasi che arrivano alla nostra mente? Siamo reali, fratelli. La parola di Dio è pratica e noi la viviamo così come essa è e la Bibbia ci dice quello che accade. Il diavolo fa proprio questo. Ma tu lo sai chi sei? Non ti sei ricordato di quello che hai fatto mentre tu ti prospetti per le cose che sono davanti?

Egli ti ricorda le cose che sono nel passato. Ma la Bibbia dice: dimenticale, perché non ci sono più. Gesù stesso dice: "Io non me ne ricordo più." Il diavolo vuole che tu ti ricordi e che ti dica che per te non c'è più un futuro e una speranza. Ma questo non ci dice la Scrittura.

Perché il profeta Geremia al capitolo 29 verso 11 e lo ripetiamo insieme così dice il Signore: "Poiché io conosco i pensieri che ho per voi dice l'Eterno, pensieri di pace, non di male, per darvi un futuro e una speranza. Mi invocherete e verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. Io mi farò trovare da voi, dice l'Eterno." Amen.

E allora, fratelli, cosa facciamo questa mattina? Quello che ha detto Paolo: "Ma al punto in cui siamo arrivati oggi, per la grazia di Dio, siamo arrivati fino a questo momento. Ma cosa dobbiamo fare? Facciamo una cosa. Prendiamo quello che è passato, gettiamolo

alle nostre spalle e protendiamoci in avanti, perché Dio ha un piano meraviglioso per te e per me."

Fratelli e sorelle, non c'è più nulla da fare dal momento in cui la grazia di Dio ha investito la nostra vita. La nostra vita è diventata una vita piena di sfide, ma sfide meravigliose. E gloria a Dio perché il Signore ci tiene sempre in attività: una sfida dietro l'altra, una sfida dietro l'altra, ma nelle sfide noi vediamo la gloria di Dio. Getta via, getta dietro le tue spalle il passato, ciò che non ti appartiene.

E un altro punto e poi concludo che ho considerato: getta via e non ricordarti più di quello che sono state le tue vittorie. Perché dobbiamo dimenticare? Cosa dici, fratello? Dobbiamo dimenticare quelle che sono le nostre vittorie del passato? Non basare la tua vita sulle vittorie del passato. Se vivi una vita di ricordi delle tue vittorie passate, ti accontenterai di ciò che è accaduto. E oggi il Signore non vuole questo da noi perché c'è di più, fratelli e sorelle.

Il Signore ha preparato molto di più e oggi ti dice: "Io ti ho benedetto nel passato, ma voglio benedirti ancora. Non basare la tua vita sulle vecchie esperienze, sebbene belle, o sulle vittorie passate. Oggi abbiamo bisogno di guardare avanti. Sì, è vero, sono bei ricordi, ma oggi vogliamo protenderci in avanti e dire: 'Signore, tu hai un piano per me ancora e io voglio dimenticare il passato, non fa più parte di me. Il passato non mi appartiene più riguardo al peccato, riguardo ai fallimenti, ma anche riguardo alle vittorie. Oggi, Signore, davanti a me si apre una strada piena di esperienze meravigliose sotto la grazia del Signore nostro Gesù Cristo.'"

Gloria a Gesù. Voglio concludere, fratelli, con un passaggio della Scrittura in Isaia al capitolo 43 verso 18. Proprio come abbiamo letto prima, lo ripetiamo: "Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche. Ecco, dice il Signore e parla al presente. Ecco, io oggi, oggi faccio per te una cosa nuova. Essa germoglierà. Non la riconoscerete voi?"

Gloria a Gesù! Sì, Signore, oggi riconosciamo che tu vuoi fare una cosa nuova. E Paolo dice: "Io proseguo. Basta col passato, gettato alle mie spalle, ma oggi proseguo. Proseguo il corso verso la meta."

Paolo non cammina soltanto, lui è un uomo che corre. E oggi il Signore ti dice, fratello e sorella: "Corri, corri verso il traguardo, non ti fermare. Corri verso la meta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù." Alleluia.

C'è un premio che Dio ha preparato per coloro che oggi ascoltano la voce del Signore, ubbidiscono la sua parola, lasciano dietro il passato e si protendono verso il futuro. Il Signore, fratelli, ha per noi pensieri di pace e non di male per darci un futuro e una speranza. Non ci rimane molto tempo, ma questo futuro e questa speranza ce l'abbiamo perché nel nostro cuore è vivo il desiderio di vedere la manifestazione della gloria di Dio in mezzo al suo popolo, affinché altre anime vengano a salvezza, udire la predicazione dell'evangelo della verità e cedere a questa lettera d'amore, a questo progetto di salvezza in Cristo Gesù così meraviglioso, affinché possa raggiungere ancora quanti si accostano a lui.

Ecco, io faccio una cosa nuova. Amen.