Fede operante, non solo teoria

Allora è importante che noi siamo aggrappati alla parola di Dio, non ai sentimenti, non alle emozioni, non alle circostanze, perché quello che conta è che quando la parola di Dio è depositata nel nostro cuore, allora ne facciamo tesoro nelle opportunità, nei momenti qualche volta più difficili della nostra vita, perché ci possiamo aggrappare alla parola che nello stesso momento sono anche le promesse di Dio. E come ho detto qualche giorno fa, quando noi preghiamo parliamo con Dio, ma quando leggiamo la parola di Dio, Dio parla a noi. Quanto è bello quando leggiamo, Dio ci parla, il nostro cuore esulta, gioisce perché tu senti la presenza dello Spirito Santo, perché la parola di Dio è vivente ed efficace.

La scrittura dice: "La parola di Dio è più affilata di ogni spada a due tagli e penetra fino al midollo delle ossa e divide i sentimenti." E quello che è bello è che i nostri sentimenti siano divisi, separati, quelli spirituali e quelli naturali. Questo fa la parola di Dio.

Questa mattina io mi sposto un momento per poter leggere insieme a voi, pregando che il Signore ci apra il cuore per poter intendere quello che sono i tempi in cui viviamo e di che cosa la Chiesa ha bisogno oggi, perché ci sono dei momenti particolari dove, come questi tempi, noi possiamo sperimentare la grazia di Dio rivolta a noi proprio in tempi come questi. E per vedere quando noi leggiamo la parola di Dio anche la nostra condizione spirituale, il nostro modo di poter seguire con attenzione le cose che Dio dice attraverso la scrittura. Perciò dobbiamo avere anche il discernimento in virtù dei tempi che stiamo attraversando nella nostra vita, prima come individui, poi come chiesa, e capire come dobbiamo andare avanti e se siamo in dirittura con la parola di Dio, perché questo è la cosa più importante.

Anche perché negli ultimi tempi, dice la scrittura, verranno fuori falsi profeti, spiriti seduttori, dottrine strane, favole, poi filosofia di uomini intelligenti, colti che vogliono deviare la verità dalla parola di Dio.

Io con voi voglio condividere questi primi quattro versi, poi ci spostiamo in un altro passo. Giacomo al capitolo 2 al verso 14 leggiamo: "A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede ma non ha opere, può la fede salvarlo? Ora, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, e qualcuno di voi dice loro: 'Andatevene in pace, scaldatevi, saziatevi'. Ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo. A che giova? Così è pure della fede se non ha le opere; per se stessa è morta."

Allora, questa parola c'è un po'; se non abbiamo quel discernimento spirituale apparentemente può farci credere che sia in contrasto con ciò che dice Paolo in Efesini al capitolo 2, quando dice che noi siamo stati salvati per grazia mediante la fede, non per opere, non in virtù di opere. Ma Giacomo dice: "A che serve, fratelli, se hai la fede e non ci sono le opere?" Addirittura c'è qualcosa che ci fa riflettere. In questo primo verso dice: "Può la fede salvarlo?" Allora uno si ferma e dice: "Ma se sta scritto che siamo salvati per grazia mediante la fede, la sola fede può salvare?

Non voglio far sì che fraintendete, cercherò di spiegarmi perché Giacomo era quel fratello del Signore Gesù che ha vissuto insieme al suo Signore e ha conosciuto la praticità della vita di Gesù. Perché Gesù non era teorico soltanto. Gesù, dice la scrittura, ha cominciato prima a fare e poi a insegnare. Questa parola che oggi viene un po' a mancare perché molti vogliono solo insegnare ma nel fare c'è un po' di carenza.

Allora, come possiamo capire quello che sta dicendo Giacomo? Pensate, si legge nella storia che Lutero, che ha tradotto la Bibbia, non voleva tradurre l'epistola di Giacomo perché gli è sembrato troppo rigorosa. Eppure quando noi leggiamo Giacomo e vediamo che parla della fede senza le opere, dice che è morta e fa l'esempio di Abramo. Abramo nostro padre, dice al verso 21: "Non fu forse giustificato per mezzo delle opere quando offrì il proprio figlio Isacco sull'altare? Tu vedi che la fede operava insieme alle opere di lui e che per mezzo delle opere la fede fu resa perfetta."

Allora, la fede di credere che io sono salvato per grazia, questa non me la toglie nessuno. Questo è un dono di Dio, come dice Paolo. Questa è opera di Dio. Va bene, su questo, ci siamo. Poi c'è quella fede dove c'è l'opera dell'uomo insieme. Perché una fede operante è proprio quella che Abramo mise in pratica per essere giustificato davanti a Dio. Del resto dice al verso 23: "Così si adempì la scrittura che dice: Abramo credette a Dio e così gli fu imputato a giustizia e fu chiamato amico di Dio."

Abramo sentì un giorno; quando voi leggete nella Genesi al capitolo 15 verso 6, Dio gli disse: "Tu avrai una discendenza. Dai tuoi lombi uscirà un figlio, una discendenza." Ma Abramo disse: "Ma tu non mi hai dato figli", disse al Signore. "Il mio servo Eliazer sarà il mio erede." E il Signore disse: "No, non è così. La tua discendenza verrà da te." Quando è nato Isacco, quella fu la parola e fu la promessa. Allo stesso tempo ci fu la fede di Abramo che credette alle cose che Dio ha fatto. Quando Abramo ha voluto sacrificare Isacco, ha adempiuto, dice la scrittura, quello che Dio gli aveva promesso. Ecco perché noi leggiamo che questi esempi sono fede operante, perché la fede richiede l'ubbidienza.

Tu credi che Dio può fare di te uno strumento nelle sue mani? Tu credi che la parola di Dio è ferma ancora oggi per te? Se tu credi in questo, allora devi cominciare a capire che c'è un momento nella tua vita quando la tua fede deve essere giustificata anche da quello che tu fai. Perché dice poi nella scrittura sempre Giacomo che Raab, la meretrice che ospitò le spie di Israele a Gerico, mise in pratica la fede. Dice chiaramente che Raab, come questa donna ha fatto, ha nascosto le spie, ha creduto a quello che questi uomini stavano facendo e ha operato allo stesso tempo. Quindi non una fede teorica, perché noi abbiamo bisogno di sperimentare la nostra fede giorno dopo giorno.

Quello che spetta a Dio, Dio lo farà, ma quello che spetta a noi dobbiamo farlo anche noi.

Allora, cari fratelli, avevo detto che io mi sarei spostato per vedere un caso singolare di fede che noi possiamo vedere nella parola di Dio, a parte tutte le altre storie che conosciamo. Ma io voglio portarvi in Atti al capitolo 8 per capire questa storia che tutti conosciamo di Filippo e dell'eunuco e leggo questo passo della scrittura in Atti al capitolo 8:

"Un angelo del Signore parlò a Filippo dicendo: 'Alzati e va verso mezzogiorno, sulla strada che da Gerusalemme scende a Gaza, essa è deserta'. Egli si alzò e si mise in cammino. Ed ecco un uomo etiope, un eunuco e un alto funzionario di Candace, regina degli etiopi, sovrintendente di tutti i suoi tesori, che era venuto a Gerusalemme per adorare. Ora egli se ne stava ritornando e seduto sul suo carro leggeva il profeta Isaia. E lo spirito disse a Filippo: 'Accostati e raggiungi quel carro'. Filippo gli corse vicino sentendo che leggeva il profeta Isaia e gli disse: 'Comprendi ciò che leggi?' Quegli disse: 'E come potrei se nessuno mi guida?' Poi pregò Filippo di salire, di sedersi accanto a lui.

Ora il passo della scrittura che egli leggeva era questo: 'Egli è stato condotto al macello come una pecora e come un agnello muto davanti a chi lo tosa. Così egli non ha aperto la sua bocca. Nella sua umiliazione gli fu negata ogni giustizia. Ma chi potrà descrivere la sua generazione, poiché la sua vita è stata tolta dalla terra?'

E l'eunuco rivolto a Filippo, disse: 'Ti prego, di chi dice questo il profeta? Lo dice di se stesso o di un altro?' Allora Filippo prese la parola e cominciando da questa scrittura gli annunziò Gesù. E mentre proseguivano il loro cammino, giunsero da un luogo con dell'acqua e l'eunuco disse: 'Ecco dell'acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?' E Filippo disse: 'Se tu credi con tutto il cuore lo puoi'. Ed egli rispose dicendo: 'Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio'. Allora comandò al carro di fermarsi ed entrambi Filippo e l'eunuco discesero nell'acqua ed egli lo battezzò. Quando uscirono dall'acqua lo spirito del Signore rapì Filippo e l'eunuco non lo vide più, ma proseguì il suo cammino pieno di gioia. Ora Filippo si ritrovò in Azot e proseguendo evangelizzò tutte le città finché giunse a Cesarea."

Allora, semplifichiamo questo racconto, anche se non è difficile da comprendere. Quest'uomo ha fatto centinaia di chilometri per andare a Gerusalemme per adorare Dio. Era un uomo facoltoso, era un uomo però che cercava qualcosa che poteva soddisfare la sua vita, la sua anima. Benché fosse un uomo ricco, le ricchezze non bastano a soddisfare gli uomini. Ma ci vuole quello che è stato detto prima, una pace interiore che sola può riempire il cuore dell'uomo. Quest'uomo ha fatto tutta questa strada, ma stava tornando al suo paese non con tanta gioia, perché non aveva compreso né aveva fatto nessuna esperienza.

Però vediamo che in quest'uomo c'è una fede nascosta. Il fatto di potersi muovere e andare a Gerusalemme era importante, cioè lui credeva che c'era un Dio, ed era mosso dal desiderio di fare questa esperienza e quindi si è mosso da quel paese suo lontano per fare tutta quella strada. Ritornando però leggeva questo libro del profeta Isaia che non capiva. E quindi quando il Signore mette le cose insieme è bene che possiamo vedere che tutti noi abbiamo un compito. Dio, abbiamo detto prima, usa il suo potere, la sua potenza per fare quello che a lui piace secondo la sua volontà. Ma poi ci ha assegnato a noi le opere, dice la scrittura, affinché noi le possiamo compiere.

Filippo è stato distolto da un grande risveglio e il Signore gli ha parlato e ha detto: "C'è una persona che ha fatto migliaia di chilometri per cercarmi. Adesso è il tempo che io possa andare da questa persona a farmi conoscere." E ha mandato Filippo che ha creduto alla parola del Signore, è andato da quest'uomo. Quest'uomo dice che leggeva il profeta Isaia, ma non capiva. Ma Dio va mettendo questo suo collaboratore nella strada di quest'uomo, perché quando uno cerca a Dio sinceramente lo trova, ma lo deve cercare, deve avere la convinzione, non soltanto dire: "Ah no, io credo."

In tutti questi miei anni di fede ho sentito tante persone che sono entrate in chiesa. "Che bello, come cantate. Ah, che bel messaggio." Ma credo io in Dio? Ha soltanto creduto. Poi niente di più. Ma può questo tipo di fede salvare una persona? Questa era la domanda che ha fatto Giacomo.

Va bene, tutto a posto. Ma poi Dio va avanti e dice: questa fede deve essere una fede operante. Quello che ha fatto quest'uomo era questa fame, questa sete di Gesù. E allora ha permesso a Filippo di avvicinarsi e di dirgli: "Mi puoi spiegare? Puoi salire sul carro?" E Filippo gli ha spiegato tutte le sofferenze di Gesù. Ha cominciato da quel passo, da Isaia 53, a parlare al cuore e mentre Filippo parlava il cuore di questo eunuco si apriva. E questa è opera dello Spirito Santo, non è dell'uomo naturale. Questa è opera che Dio fa in coloro che hanno sete, fame della parola, perché Dio si manifesta a te nel momento in cui tu lo vuoi.

Se tu non lo vuoi, è come dire: ho pregato, ma solo nel bisogno. Ma Dio non si è fatto conoscere, non l'ho visto. E sì, perché noi talvolta cerchiamo Dio solo nel momento opportuno, poi quando quel bisogno non c'è più, allora tutto si maschera e tutto passa. Quello che conta è che quando parliamo di una fede operante parliamo proprio di un uomo come questo che ha aperto il cuore e come lui possiamo parlare anche di Lidia, che negli Atti degli Apostoli, mentre Paolo parlava e predicava aprì il cuore e il Signore la visitò.

Perché di questo si tratta? Se noi chiudiamo il cuore alla voce dello Spirito Santo, come può il Signore manifestarsi? Chi ha sete venga, dice la scrittura. Ecco perché quest'uomo aveva sete di Dio e Dio non delude perché Dio è fedele. Se tu lo cerchi, egli ti farà trovare, dice la scrittura.

E così quest'uomo poteva ritornare al suo paese raccontando la storia di aver fatto migliaia di chilometri per andare e per tornare. Non ha fatto un biglietto di aereo. Non so quanto tempo ci è voluto per fare tutta quella strada, ma oggi i cristiani dicono: "No, è un po' lontano per venire in chiesa. Sai che faccio? Vedo alla televisione qualche culto oppure mi vedo online, via internet e così sto tranquillo." Comodità, no? E così non è adempimento della parola.

Perché Paolo dice: "Quando vi riunite, fratelli, che uno ha un cantico, una profezia, una parola, un salmo, state insieme e gustate la comunione fraterna; chi si isola cerca la propria soddisfazione", dice la Bibbia. E tanti credenti oggi si isolano perché hanno la comodità di questi mezzi tecnologici per non andare in chiesa. Ma io dico: se non sto insieme ai fratelli per guardarli, per dar loro un saluto, un abbraccio, un bacio, sto adempiendo la scrittura. Fratelli, salutatevi con un bacio. E dalla televisione non posso salutare il fratello che viene accanto e quindi che arriva a me, e più tardi ci abbracciamo, diciamo: "Caro fratello", perché c'è un senso di affetto spirituale come fratellanza, come comunione.

La fede deve essere operante. Fratello, io ti voglio bene, io ti amo. Ma se sai che quel fratello che tu ami ha bisogno e tu non solo preghi ma lo soccorri, lo dice prima Giacomo: non puoi dire a tuo fratello "Vai, riscaldati, saziati", se non gli hai dato né da vestire né da mangiare. Che fede è questa? E ai cristiani di oggi bisogna sollecitarli per dire chiaramente: la fede deve essere viva, operante. Dio a noi ha assegnato le opere perché le compiamo.

E la cosa bella di Giacomo non è tutta quella teoria spirituale che noi sentiamo oggi, perché un caro fratello che sta col Signore disse un giorno: "1 grammo di pratica vale più di 100 chili di teoria." E questo è il credente vero che applica la sua fede vera.

Abramo ubbidì, ascoltò; il Signore disse: "Mi devi sacrificare il tuo figlio, il tuo unico". Ubbidì, dice la scrittura. Quindi la fede ubbidisce e poi opera. E Abramo partì per sacrificare il suo figlio. Dio non ci ha chiesto questo a noi oggi, grazie a Dio. Di Abramo ha fatto un esempio, ma almeno Dio ti chiede che quelle opere che tu puoi fare, perché noi ci siamo convertiti a Dio, dice la scrittura, per servire. Servire. Se una persona mi viene e mi dice: "Fratello, questa è la tua portata che ti sto servendo", vedo che anche quando facciamo un agape ci sono quelli che hanno un pensiero, un occhio più sveglio, vedono dove manca qualcosa, si muovono.

Il servire è un fatto pratico. Di questo Giacomo sta parlando, altrimenti sembra un'esagerazione, no? La nostra fede è morta. Non è fede vera. Se gli ammalati hanno bisogno di essere visitati: sorella, io sto pregando per te, fratello, sto pregando per te. Va bene, grazie per le preghiere. Ma Paolo dice: "Visitate gli ammalati, visitate i carcerati, guardate quali sono i fratelli bisognosi. I poveri li avete sempre con voi." Se la fede non è pratica, che fede è? E di questo stiamo parlando.

Poi quest'uomo, torniamo all'eunuco, si è interessato di avere aiuto da Filippo. Giunsero a un certo punto, dice la scrittura, mentre proseguivano il loro cammino, al verso 36: giunsero a un luogo con dell'acqua e l'eunuco disse: "Ecco dell'acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?" Aveva capito tutto quest'uomo: il piano di salvazione di Dio, come Filippo glielo aveva trasmesso e non era teorico. Ha sentito la parola. La sua fede era quella di voler conoscere Dio. Adesso davanti a lui c'è qualcosa di pratico da fare. Filippo gli ha detto: "Chiunque viene battezzato e crede col cuore sarà salvato." Lui vede dell'acqua, la fede operante. Che cosa mi impedisce di essere battezzato?

Facciamo il contrario: questo eunuco sente la parola di Dio, sente come Filippo gli porta l'evangelo. Poi allora Filippo scende e lui se ne va al suo paese. Aveva sentito parlare del battesimo, aveva sentito del sacrificio di Cristo, aveva sentito delle sue sofferenze e del piano di salvazione. Adesso era lui che doveva adempiere il piano di Dio. Se aspettiamo che il Signore possa salvare tutti quelli che credono, ci sono miliardi di credenti nel mondo e tutti credono. Ma chi è che fa la volontà del Signore? E questo è importante. La fede che deve essere operante.

Quest'uomo ha visto dell'acqua e ha detto: "Questo è il mio momento perché devo ubbidire a ciò che ho sentito da quest'uomo, da quello che sta scritto e di cui mi ha parlato." E così ha fatto qualcosa che tanti non fanno. Ferma il carro della tua vita, fermalo e prendi una decisione e dici: devo fare questo perché sta scritto. Lo devo fare perché la parola di Dio me lo insegna, me lo dice, devo ubbidire alla parola di Dio, altrimenti la nostra fede sarà teoria, nulla di più.

E quest'uomo ha ricevuto queste parole. Filippo disse: "Se tu credi con tutto il cuore lo puoi?" Ed egli rispose dicendo: "Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio." Ma chi gli aveva messo questa certezza nel cuore? Era la parola, la sua fame di Dio e la parola unta dallo Spirito Santo che Filippo gli predicava. Ha aperto il suo cuore e poteva credere sinceramente che Gesù Cristo era il Figlio di Dio. Sono scesi nell'acqua. Io voglio, io voglio e questo è stato bello.

Allora comandò al carro di fermarsi. E entrambi Filippo e l'uomo discesero nell'acqua ed egli fu battezzato. Un uomo così facoltoso, ministro dei tesori della regina di Candace, però umile, si battezza e torna con gioia, non con tristezza al suo paese. L'effetto era contrario alla tristezza, perché quando uno evangelizza con gioia si sente che Dio ha fatto qualcosa di forte nella vita. È quella fede operante che persuade gli altri a credere in Gesù.

Fratello, Dio ti guarisce, Dio ti aiuta. Noi possiamo dire tutte le parole che vogliamo. Hai tu stesso fatto l'esperienza di essere stato guarito un giorno? Dio salva e libera. Hai fatto questa esperienza di salvezza, di purificazione e di liberazione dal vecchio uomo? Se tu hai fatto questa esperienza, non ti dovrai sforzare perché l'altro lo sentirà da cuore a cuore. Questo è quello che Giacomo ci vuole dire alla Chiesa oggi, perché parole ce ne sono assai, cari fratelli, ma noi dobbiamo essere incoraggiati dal fatto che siamo giustificati attraverso una fede che opera, una fede che dimostra che il nostro Signore è vivente e senza fede non possiamo piacere a Dio.

Ed è per questo che i fratelli che hanno ricevuto il messaggio del Signore Gesù — "Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo ad ogni creatura" — si sono mossi. A differenza di altri, Paolo non ha detto alla chiesa di Corinto: "Io ho sentito parlare di voi, adesso prego perché vi potete salvare." No, Paolo ha lasciato Gerusalemme dove stava, ha lasciato il suo paese, si è messo in cammino ad evangelizzare paese per paese, nazione per nazione. Fede che opera, non soltanto teoria.

La nostra vita può piacere certamente al Signore, perché se vogliamo sentirci dire le parole che Dio ha detto ad Abramo, allora abbiamo bisogno di fare ciò che ci è chiesto, secondo come il Signore ci mette in cuore. Ecco, queste erano le parole di Dio ad Abramo. Dio disse questo perché aveva visto l'opera di Abramo e non era necessario che Dio lo vedesse perché credeva in Abramo come un uomo fedele che ubbidisce alla parola di Dio.

Se dobbiamo ubbidire alla parola di Dio, quando il Signore ci dice ciò che dobbiamo fare, lo dobbiamo fare. Non dobbiamo pensare che la nostra fede cresce nel momento in cui noi ci siamo dati al Signore come esperienza personale. Questo è importante. Così la fede, quando opera, è una fede vivente che giustifica l'uomo. Non vorremmo sentirci dire che la nostra fede è una fede morta, ma una fede che opera così come la parola di Dio ci insegna. Senza fede non possiamo piacere a Dio e questo è importante.

Non pensiamo più a quello che è stata la nostra salvezza. Noi abbiamo creduto che Dio ha fatto questo dono del suo Figlio per essere salvati. Adesso c'è la parte nostra. La salvezza appartiene al Signore, ma adesso c'è la parte nostra. E la Chiesa oggi ha bisogno di mettere in pratica tutto quello che c'è scritto nella parola di Dio. Fratelli, è importante che preghiamo che il Signore possa fare grazia perché possiamo mettere in pratica quello che abbiamo ricevuto da parte dello Spirito Santo.