Fede viva: La forza del credente

Ma quello che è importante per noi è che nel cuore noi crediamo fermamente a quelle che sono le verità della scrittura. Questo è importante. Oggi si sono insegnate tante eresie in questo mondo. Lo abbiamo ascoltato anche in questa settimana che è venuto a mancare il Papa, no, Roma. E senza dare un giudizio severo su quello che è stato il suo ministerio, fra cui tante eresie che gli uomini non conoscono perché non conoscono la scrittura; quella fra tutte è dove lui ha asserito pubblicamente che l'inferno non esiste, adesso si accorgerà. E quindi è importante che sappiamo che tante eresie in questo mondo sviano l'uomo dalla verità, trattandosi anche di un angelo, come giustamente dice l'apostolo Paolo. E questo è importante: che Satana si travesti da angelo di luce. Quindi noi abbiamo un solo riferimento, un segnale evidente nella nostra vita, la parola di Dio. Non ce n'è altri. Perciò vogliamo perseverare in essa e ringraziare il Signore per questo.

Vogliamo innalzare il nome glorioso di Cristo Gesù che è benedetto in eterno. Noi sappiamo che il nostro Dio dice che il mio orecchio non è sordo per udire, né il mio braccio è corto per operare. Noi crediamo fermamente che il Signore è lo stesso ieri, oggi e in eterno e non dobbiamo mai rassegnarci a quello che è al contrario di ciò che dice la parola di Dio, ma dobbiamo rimanere sempre nella parola di Dio, sapendo che ciò che è impossibile all'uomo è possibile a Dio. E se non abbiamo questa fede, sarebbe bene che usciamo da questo posto e facciamo un altro mestiere. Ma quello che è importante per noi è che nel cuore noi crediamo fermamente a quelle che sono le verità della scrittura.

Voglio gioire con voi per un verso nella parola che mi ha dato ancora una volta di gioire. E in Gioele è scritto al capitolo 2 al verso 25. Gioele 2:25, una promessa meravigliosa, e dice: "Così vi compenserò delle annate che hanno divorato la cavalletta, la larva della cavalletta, la locusta e il bruco, il mio grande esercito che avevo mandato contro di voi." Sapete, il Signore ci vuole ristorare, il Signore ci vuole ridare tutto ciò che il nemico ci ha tolto. Noi abbiamo due grandi esempi nella parola di Dio, di due grandi uomini di Dio che hanno sperimentato questa meravigliosa realtà.

Uno è Giobbe e noi sappiamo di Giobbe che aveva ricevuto direttamente la testimonianza da Dio che era un uomo integro, retto e che fuggiva il male. Dio aveva testimoniato direttamente di lui. Però il nemico in un solo giorno, il diavolo gli ha tolto tutto. In un solo giorno, si è coricato la mattina, la sera, si è alzato la mattina e ha perso tutto quello che aveva: la casa, il lavoro, i figli, tutto.

E allora tante volte penso, se capita, se fosse capitato a me una cosa del genere, non lo so. Soltanto la grazia di Dio che ti può mantenere in piedi. Tanti soffrono depressione, scoraggiamento, non è una situazione semplice, ma Giobbe conosceva il suo Dio, anche se in quel momento ha avuto forse un attimo di smarrimento dicendo: "Signore, ma io sono stato integro davanti a te. Tu stesso hai testimoniato di me". Il Signore disse: "Adesso ti faccio vedere chi sono io." Tante volte noi non conosciamo appieno il Signore, non conosciamo appieno l'Eterno. E allora il Signore si rivela in una maniera profonda e Giobbe disse: "Ok, Signore, hai ragione, io sono niente. Metto la mia mano sulla bocca, è meglio che non parlo più." E allora il Signore gli diede il doppio.

È scritto nell'epilogo di Giobbe: "Quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, l'Eterno lo ristabilì nel precedente stato. Così l'Eterno rese a Giobbe il doppio di tutto ciò che aveva." Il Signore ci vuole restituire il doppio. Il Signore dice: "Io vi ricompenserò, vi ridarò tutto ciò che il nemico vi ha tolto, ma voi dovete guardare a me, dovete stare alla mia presenza". Così Giobbe riebbe il doppio di tutto quello che aveva perso. Riebbe anche i figli e le figlie, addirittura le figlie di Giobbe erano le più belle di tutta la terra. Immaginate quale benedizione il Signore riserva per i suoi figli.

E brevemente anche c'era un altro uomo, Davide. Davide fuggiva davanti al suo nemico Saul e per paura di Saul lui si rifugiò nel paese dei filistei. E quando andò nel paese dei filistei, sapete, certe volte quando siamo impauriti ci rifugiamo in cose che non dovremmo e così ci allontaniamo dal Signore. Tante volte andiamo a collaborare anche con i nostri nemici. Così Davide andò dal re dei filistei e allora il popolo Amalek andò e fece razzia dove Davide stava a Siglag e gli portò via tutto. Ed è scritto nella parola di Dio in Primo Samuele al capitolo 30 verso 6 che Davide era grandemente depresso, era in angoscia per quello che era successo. Però Davide non si scoraggiò più di tanto perché lui conosceva il suo Dio e la parola ci dice che lui si fortificò nel suo Dio, cercò l'Eterno e si fortificò nel suo Dio.

E allora, fratelli, noi non abbiamo nessun altro motivo in ogni situazione, in ogni circostanza, se non quello di fortificarci nel Signore. Non andiamo a cercare le cose del mondo e amici che non sono secondo la parola di Dio, uomini che non conoscono la parola di Dio. Noi abbiamo bisogno di uomini che hanno a cuore le cose dell'Eterno. In particolare il Salmo 119 al verso 63 dice: "Io sono compagno di tutti quelli che ti temono e di coloro che mantengono i tuoi precetti". Questi devono essere i nostri compagni, coloro che temono l'Eterno, coloro che servono l'Eterno, coloro che stanno vicini al Signore, coloro che hanno a cuore la parola di Dio.

Questo è l'unico libro che ci porta avanti e che ci apre gli occhi. Noi tante volte, almeno per me, quando i nostri figli sono ammalati o c'è una malattia in casa o ci sono cose brutte, è naturale, no, che subito corriamo alla preghiera, chiediamo aiuto ai nostri fratelli, alla chiesa. Conosciamo fratelli lontano, andiamo, telefoniamo, diciamo: "Per favore, puoi pregare per mio figlio, per mia figlia, per mio fratello, per mio marito?" perché abbiamo a cuore che quel membro della famiglia sia guarito. Ma quando i nostri figli, le nostre mogli, i nostri mariti, i nostri fratelli carnali, i nostri parenti, i nostri fratelli in chiesa si allontanano dal Signore, prendono vie diverse, qual è il nostro atteggiamento? Dovrebbe essere ancora di più a cercare l'Eterno.

Gioele dice di riunire una santa assemblea, digiunare, cercare la faccia del Signore e il Signore visiterà e ristorerà e ridarà tutto ciò che il nemico ha tolto. Quindi, cari fratelli, non scoraggiamoci. Noi abbiamo promesse meravigliose nella parola di Dio. Dio è fedele. Dio è fedele. Lui ci vuole donare il doppio di ciò che abbiamo perso. Chiaramente noi stiamo parlando in termini spirituali, va bene, nelle cose materiali, ma ancora di più il Signore ci vuole ristorare l'anima, ci vuole dare più della sua presenza. E se anche questo non accade, ricordiamoci del profeta Abacuc. Abacuc 3:17-18: "Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo.

Anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel Dio della mia salvezza." Anche se non vediamo niente, fratelli, non vi scoraggiate. Il Signore è fedele perché questa è la sua parola. E lui è grazia e verità.

L'apostolo Giovanni dice che Gesù era pieno di grazia e verità e quindi non solo grazia ma verità. E quello è importante perché la grazia e la verità vanno insieme, non si può separare. Tanti vogliono solo la grazia e non la verità, però al Signore, il Signore dice grazia e verità, la grazia più la mia parola e allora noi avremo il diritto di entrare nel cielo. Noi sappiamo che ci aiutiamo a vicenda così anche se siamo lontani, però attraverso la preghiera il Signore opera potentemente.

Nell'epistola agli Ebrei al capitolo 10 leggiamo ai versi 19-26. "Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne. E avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci con un cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza perché è fedele colui che ha fatto le promesse e consideriamo gli uni gli altri per incitarci ad amore e a buone opere, non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda tanto più che vedete approssimarsi il giorno. Infatti, se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati."

L'epistola agli Ebrei è stata scritta a cristiani ebrei che si erano convertiti al cristianesimo. Quindi questa lettera è scritta a loro perché avevano conosciuto il Signore e quindi l'autore scrive in maniera dettagliata, precisa, perfetta, esattamente ricordando a questi ebrei ciò che era la differenza fra la legge e la grazia, fra quelli che sono gli insegnamenti della parola di Dio. I primi due capitoli parlano della deità di Gesù, che gli ebrei inizialmente non credevano e ancora oggi in parte alcuni non credono che Gesù è Dio. E poi parla del sacerdozio, quello vero, paragonato a quello di Melchisedec, che significa re di giustizia, re di pace. Quindi c'è un insegnamento profondo in questa lettera e naturalmente, come dice la scrittura, questi insegnamenti sono anche per noi oggi.

Abbiamo a cuore di ricordarci che la parola di Dio dice: "La somma della tua parola è verità." Non è in parte che possiamo estrapolare una porzione della parola e farne una verità come alcuni fanno, ma è nostro pensiero sapere che la parola è vivente ed è verace. Quindi questo autore sta scrivendo a questi fratelli: "Avendo dunque libertà di entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù". Alcuni credono che il sangue di Gesù nella parola di Dio è una superstizione. Sono insegnamenti fuori dalle Scritture. Noi sappiamo invece l'importanza che c'è nel sangue di Gesù.

Perché dice la scrittura: in virtù del sangue di Gesù che è la via recente e vivente, una cosa fresca e nuova per noi e quindi è importante che noi possiamo guardare che questa è la via recente e vivente che egli, il Signore Gesù, ha inaugurato attraverso il velo, cioè il suo corpo, quella rottura del velo che adesso non ne abbiamo il tempo per poterlo spiegare, ma ognuno può fare il suo studio personale.

Quindi dice la scrittura: "Avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio". Nell'Antico Testamento c'erano i sacerdoti levitici, poi c'era il sommo sacerdote che una volta all'anno entrava nel luogo santissimo. Qui invece sta parlando del sommo sacerdote che è Cristo Gesù, il quale, dice la scrittura, intercede sempre per noi perché i sacerdoti nell'Antico Testamento intercedevano per il popolo presso Dio. Pensate ancora oggi, come dice la scrittura, che Gesù intercede sempre, anche oggi, quando abbiamo il dubbio che nella prova, nella malattia, nelle situazioni difficili non sentiamo la presenza del Signore, ecco perché diciamo sempre: lasciate i sentimenti da parte, prendete la parola di Dio e credete fermamente che la presenza del Signore è costante e continua.

"Poiché io non ti lascerò, non ti abbandonerò tutti i giorni della tua vita." Questa è la promessa della parola di Dio e in virtù di questa parola per fede ci accostiamo al Signore e non per visione, non per sentimento, perché è la fede che ci spinge a credere fermamente ciò che non vediamo.

La scrittura va avanti dicendoci: "Accostiamoci." È un'esortazione con cuore sincero, con piena certezza di fede. Cos'è questa parola sincero? È una parola che è diventata rara ai giorni nostri. Non c'è molta sincerità in questo mondo. Leale, la parola sincera è leale. È un qualcosa di veritiero, qualcosa che noi dobbiamo credere per accostarci al Signore con quella sincerità necessaria a sapere che Dio guarda nell'interno del nostro cuore. Non possiamo ingannare il Signore.

Che cosa significa questa sincerità che avrebbe voluto un giorno disturbare l'opera della prima chiesa attraverso lo Spirito Santo? Quando questa coppia di uomini, voi sapete Anania e Saffira, vendettero il terreno per mettere il ricavato ai piedi degli apostoli, ma non si accostarono con un cuore sincero, il contrario era inganno. Quindi si accostarono dicendo "Questo è il ricavato". Ma non erano sinceri. E qualche volta noi siamo così ignoranti da credere che dicendo una cosa per un'altra gli altri ci credono, ma Dio guarda dal cielo. Ed è importante invece che sappiamo che questi uomini furono scoperti, messi a nudo. Marito e moglie.

Qualche volta succede che marito e moglie si trovano d'accordo su qualcosa che non va bene davanti agli occhi di Dio. Il campo era stato venduto. Perché così disse Pietro: "Ma è vero che avete venduto il campo per tanto?" Era una possibilità che il Signore gli stava dando per dire: oggi fai in tempo a dire no, non è vero, abbiamo detto il falso. Ma la scrittura dice perché Satana vi ha così ingannato e quindi di poter dire qualcosa di diverso allo Spirito Santo e così sappiamo le conseguenze di quello che è successo.

La sincerità è qualcosa che noi dobbiamo mostrare al nostro Dio perché possiamo essere graditi di fronte alla sua luce, alla sua santità. Accostiamoci con un cuore sincero, in piena certezza di fede, perché quello che conta è la nostra fede. Però è bella quella parola: non per fede soltanto, ma la certezza che la fede trasmette a tutti noi.

E poi va avanti dicendo una cosa importante a cui io mi voglio fermare un momento. "Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse." Allora, che cosa significa aggrapparsi tenacemente alla parola di Dio? Non ai sentimenti, non alle passioni, non ai nostri pensieri, non io sento, io comprendo, io penso che sia così. Niente di tutto questo. Noi riteniamo ferma la confessione della nostra speranza. E qual è la nostra speranza?

Quando cantiamo di Gerusalemme, le piazze d'oro e tutte quelle cose che sono scritte davanti a noi, possiamo capire anche in questo passo quando si dice entriamo in piena libertà nel santuario, quel luogo santo che Cristo ha preparato per noi, è lì che mettiamo il nostro cuore, è lì che abbiamo una ragione di servire il Signore. Questo pellegrinaggio su questa terra qualche volta ci riserva dei dispiaceri profondi, grandi dispiaceri, ma qualche volta anche i dispiaceri servono a darci una lezione importante, perché non dimentichiamo che la scrittura dice che tutte le cose cooperano al bene per quelli che amano Dio e qualche volta una grave malattia ci porta a pensare il peggio. Ma noi sappiamo che gli occhi del Signore stanno sempre sulla nostra vita e su quelli che si accostano a lui con un cuore sincero.

Qualsiasi cosa ci avviene su questa terra non è un caso. Dobbiamo sapere che Dio permette, anche se nella nostra mente razionale, la nostra ragione, noi pensiamo: può permettere Dio una prova così forte? Abbiamo sentito prima il fratello riguardo a Giobbe che in un giorno ha perso tutto e non è una favola, è una storia vera. Oltretutto Giobbe viene nominato anche nel Nuovo Testamento e Giobbe è uno degli uomini più antichi, addirittura sembra sia persino prima di Abramo. Anche il suo libro, la sua testimonianza, è questo che conta davanti a Dio, quello che dice la scrittura, la nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse.

Abbiamo davanti a noi un esempio. Abramo era colui che guardava più lontano, oltre l'orizzonte, perché se noi non abbiamo la fede ci fermeremo fino a un certo punto e diremo al Signore: "Ci hai mandato questa prova, ma è troppo forte per noi." Ma Dio non ci manda le cose troppo forti per noi, le manda secondo la nostra fede. E questo serve a svegliarci perché possiamo appoggiarci sul Signore, non sull'uomo. Quando ci appoggiamo sull'uomo facciamo un naufragio nella fede.

E sapete quanti fanno un naufragio nella fede? Perché la loro fede è basata non sulla parola di Dio, non sull'autore della fede che è Cristo stesso, ma sull'uomo. E quindi quando la fede è appoggiata sull'uomo viene meno. Allora, quello che per noi è importante è sapere che tenere fermamente la testimonianza è esattamente ciò che Paolo insegna al suo figliuolo spirituale, al suo discepolo, a Timoteo, quando lui dice al capitolo 6 di Primo Timoteo al verso 12: "Combatti il buon combattimento della fede. Afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per cui hai fatto una buona confessione di fede davanti a molti testimoni."

E che cosa è questa testimonianza davanti a molti testimoni di quello che Paolo sta dicendo al suo discepolo? Ti supplico, dice al verso 13, alla presenza di Dio che dà vita a tutte le cose e di Cristo Gesù che testimoniando davanti a Ponzio Pilato rese una buona testimonianza di fede. Questa è la confessione e testimoniare di quella che è la nostra fede davanti agli uomini, naturalmente davanti al mondo anche invisibile. Comunque ritenere ferme la confessione di quella speranza viva che Dio ha messo nel nostro cuore.

Paolo dice: "Noi non siamo come il mondo che non ha speranza. Avete voi speranza? Basata su che cosa? Su quello che noi vediamo oggi." Noi speriamo certamente che quando la mano del Signore si muove possiamo essere toccati nel nostro spirito, nella nostra anima e nel nostro corpo, perché è il nostro corpo che sostiene l'anima e lo spirito. Se il nostro corpo viene meno, anche la nostra anima, il nostro spirito non hanno dove abitare perché è nel nostro corpo che il Signore chiama il tempio dello Spirito Santo, il santuario dello Spirito.

Qualche volta non ci pensiamo. Consideriamo questo, dice l'autore di questa lettera, perché è fedele colui che fa le promesse. Ma queste promesse basate su che cosa? Qualcuno dice: "Ho sentito da parte del Signore che tu sarai guarito." Su quali prove evidenti? E così abbiamo visto qualche volta le cose che non sono andate in questo senso, ma basate sulle promesse del Signore. Attraverso la parola noi possiamo ritenere ferma la nostra confessione di fede, perché possiamo diventare credibili agli occhi del mondo e non tirarci indietro qualche volta come alcuni hanno l'abitudine di fare, come leggiamo nella scrittura.

"E consideriamo gli uni gli altri per incitarci ad amore e a buone opere." È un incitamento, un incoraggiamento. Questo fa parte del popolo di Dio. Dovrebbe incitarci più che altro ad amore. Ma attenzione perché anche l'amore ha il suo discernimento, dice Paolo. Amare si può, ma qualche volta amiamo in maniera sbagliata. L'amore puro, l'amore vero si manifesta attraverso lo spirito, ma con discernimento, con sapienza, non con sentimenti. No, non è così che funziona. Però abbiamo bisogno di pregare perché Dio ci riveli anche questo e incitarci a buone opere.

Perché un giorno davanti al tribunale di Dio, di Cristo Gesù, sono le nostre opere che porteremo davanti a lui, non che faranno parte della nostra salvezza nel senso buono, ma quello che abbiamo fatto, che Dio ci ha detto di fare perché ha portato a compimento anche l'opera della nostra vita.

Quindi cari fratelli, noi diciamo che in tutto questo possiamo vedere come la parola di Dio ci aiuta e ci incoraggia a fare le cose che piacciono a lui. Non abbandonando il radunarsi assieme di noi come fanno alcuni che hanno questa abitudine. Una volta vanno in una comunità, una volta la cambiano, forse non gli piace il pastore, non gli piacciono i fratelli, oppure la cambiano perché è più comoda l'altra, si sentono più liberi. Ci sono tanti motivi. L'unico motivo giusto è quello che la parola ci insegna a non abbandonare la comune adunanza, ma esortandoci a vicenda tanto più che il giorno è approssimativo ormai e questo è importante.

Noi non lo capiamo perché pensiamo ma sì, ci sarà un giorno, i tempi ci parlano, la scrittura ci parla, la profezia ci parla e non dobbiamo aspettare quel giorno perché pensiamo che toccherà a noi. Come ho detto prima, nel pellegrinaggio di questa vita si presentano delle situazioni dove noi non pensiamo mai: "Ma tocca a me oggi, tocca a te? È giovane, forse potrà vivere più a lungo, allora sì." No, non è così. C'è un momento dove noi non lo sappiamo. È il Signore che ha il potere sulla nostra vita e noi ci dobbiamo adeguare alla sua volontà.

E allora, fratelli, passiamo per un momento al verso 35, sempre del capitolo 10. L'esortazione è questa: "Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa." Cos'è questa parola? Franchezza. E quindi non gettate via la vostra libertà, la vostra sincerità, la vostra sicurezza. E qui parla di franchezza, alla quale a questa franchezza ci è riservata una ricompensa. Qual è questa ricompensa che noi sappiamo?

"Avete infatti bisogno di perseveranza affinché fatta la volontà di Dio otteniate ciò che vi è stato promesso." È sempre quello il motivo per cui noi dobbiamo rimanere fermi nella fede, perseveranti. E in tutto questo dobbiamo essere sinceri e franchi perché ci è riservato qualcosa di speciale, qualcosa di bello per noi che ci è stato già promesso perché viviamo e serviamo il Signore. Tutto il nostro lavoro, la nostra fatica d'amore, tutti i nostri sacrifici che possiamo fare in virtù della grazia di Dio e per l'avanzamento dell'evangelo, servono unicamente per quel giorno glorioso.

Perciò abbiamo a cuore di tenerci fermi, di andare avanti, di continuare a credere alle promesse del Signore. Perché se non crediamo alle promesse del Signore che cosa siamo? Se tu non credi a quello che ti sto dicendo io, vuol dire che io sono un bugiardo, no? E voglia il Signore che possiamo avere sempre la parola per non esprimerci personalmente, ma che facciamo sempre riferimento alla parola di Dio. E quando uno non crede in Dio lo fa un bugiardo. Chi si azzarderebbe mai a dire a Dio: "Tu sei un bugiardo"?

Quando la parola di Dio dice che egli è fedele, è verace, è vivente e se tu non fai questa esperienza con Dio, non puoi mai credere che Dio esiste veramente, perché Dio è reale con te quando tu fai l'esperienza nella tua vita, quando tu senti la sua presenza nel tuo cuore, quando tu vieni alla conoscenza del Signore personalmente. Allora la certezza di quella testimonianza sarà forte davanti agli uomini.

"Avete infatti bisogno di perseveranza affinché fatta la volontà di Dio otteniate ciò che vi è stato promesso e chi può dire al Signore non sono d'accordo?" Ed era il nostro grande maestro, il Signore Gesù, che dopo aver sentito che quel calice era così tremendo e forte in quel momento speciale della sua vita, disse: "Padre, non è la mia volontà che conta, ma è la tua volontà."

E quando tu sei ammalato, sei nella prova e c'è qualcosa di così grave nella tua vita e pretendi dicendo: "Signore, tu mi devi guarire", allora ti devi ricordare che la volontà di Dio non viene messa in discussione. L'uomo si deve arrendere al Signore con tutto il cuore. Quando l'uomo si arrende al Signore, allora sta vincendo quella battaglia interiore, perché si rimette nelle mani del suo Dio. E questo è importante. Quello che deve prevalere nella nostra vita è la volontà di Dio.

Ma la volontà di Dio è che io possa soffrire? Sappiate bene, cari fratelli, che la nostra fede diventa forte così perché è messa sotto pressione. Così ci affidiamo al Signore, così verremo fortificati. Perciò prepariamoci anche in questa maniera e va avanti.

"Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà. Statene certi." Questa è una generazione che vedrà il ritorno del Signore benché non lo sappiamo, non abbiamo pronostici, ma ci sono segni evidenti che il ritorno del Signore è vicino. Anche ai tempi di Mosè ci fu questa incredulità da parte degli uomini perché pensavano: "Mangiamo, beviamo tanto ma poi dice la scrittura che si chiuse la porta dell'arca, di quell'arca di salvezza e non ci fu più nessuna possibilità per l'uomo di ricorrere più al Signore."

Prima che sia troppo tardi, fate una decisione nel cuore di entrare in quell'arca di salvezza, perché poi non ci sarà più il tempo. E dice ancora: "Il giusto vivrà per fede, ma se si tira indietro l'anima mia non lo gradisce." Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro. Non siamo di quelli che si tirano indietro perché il Signore ha iniziato un'opera in noi ed è potente da portarla a compimento.

Verranno le tempeste, verranno i maremoti, verranno le prove, ma la tua vita si è basata sulla roccia che è Cristo rimarrà ferma. Non ci tireremo indietro. No, ricordate, queste furono le parole degli amici di Daniele quando il re disse: "Vi dovete piegare" e loro dissero: "No, noi non ci tireremo indietro e anche se non dovessimo entrare nella tua grazia, noi sappiamo in chi abbiamo creduto." E questa è la forza del credente. Ecco dove ci porta la fede.

I sentimenti, quando seguiamo le circostanze, qualche volta ci portano fuori strada, ma non saranno le circostanze a farci tirare indietro. Non sarà il dolore, non sarà il cordoglio, non saranno le prove, perché la nostra fede è basata in Gesù, l'autore della nostra fede. Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza della propria anima.

Questo, fratelli e sorelle, è quello che noi chiediamo al Signore, che la nostra vita sia consapevolmente afferrata in fede, quella vita che guarda lontano per fede, perché così fu di Abramo. Lui non si limitò a quello che vedevano i suoi occhi, per questo viveva in tende, sapendo che il suo Dio aveva preparato un luogo migliore. E questi uomini che hanno confessato la loro fede sono quelli che hanno visto la grazia di Dio nella loro vita e il Signore dice chiaramente che questa fede li ha portati davanti al trono di Dio perché possano sperimentare la grazia.

E noi andiamo avanti, cari fratelli, perché i tempi sono difficili, ma è tempo anche che ci svegliamo dal sonno e crediamo fermamente che Dio è pronto a rivelarsi alla Chiesa. Oggi io dico sempre qualcosa che mi fa un'impressione tremenda quando penso: "Se tornasse adesso il Signore, quanti sarebbero pronti?" Quante anime noi vedremmo in quel luogo terribile che è l'inferno? A motivo di questo, preghiamo che la Chiesa possa ricevere da parte di Dio un tocco speciale per poter proclamare le virtù del Signore, la salvezza eterna a tante anime che fanno parte anche delle nostre famiglie e preghiamo che la misericordia di Dio e le sue compassioni si rinnovano ogni mattina. Giorno dopo giorno teniamo fermamente questa confessione della nostra fede davanti al mondo visibile e invisibile e Dio possa benedire anche questa mattina la sua parola.