Cristo è la nostra Pasqua vivente

Bene, fratelli, oggi è Pasqua, no? La Pasqua cristiana. Poi c'è la Pasqua ebraica. La Pasqua cristiana e la Pasqua ebraica sono diverse. Quella ebraica è la liberazione del popolo di Israele dall'Egitto. La parola Pasqua significa passare oltre o passaggio. E questo faremmo bene a ricordare anche noi. E prima di passare oltre sappiamo ciò che è successo quella notte quando venne l'angelo distruttore perché non trovò il sangue dell'agnello su ogni stipite della porta.

E se non c'è il sangue di Gesù sulla porta di ogni famiglia, il distruttore viene e fa strage col peccato, con la malattia, con tutte quelle maledizioni che soltanto l'avversario, il nemico, può mandare. Ma quando c'è il sangue dell'agnello sugli stipiti delle nostre case o nei nostri cuori, il distruttore non si può avvicinare. Amen. E questo è importante che sappiamo.

Quindi la Pasqua ebraica è la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto alla libertà della terra promessa. La Pasqua cristiana è la vita, la morte di Gesù e la risurrezione. Questa è la Pasqua cristiana. E a motivo di questo noi possiamo vedere che è una cosa che è stata trascurata, una delle cose più importanti; anche se la mettiamo così come Pasqua cristiana, oggi non si dà tanta importanza.

La Pasqua del mondo oggi è fatta di uova, le uova di cioccolato, i conigli, la colomba farcita e poi il mangiare, lo sfarzo. Quindi la vera Pasqua, quella che è il cuore della nostra stessa esistenza, è stata messa da parte. Gli uomini vivono nella religiosità. Ho sentito ieri al telegiornale che il presidente della Russia ha proclamato una tregua di due giorni per la Pasqua, per la guerra, finché non ci siano più bombardamenti e tutto il resto. Poi dopo due giorni si inizierà a uccidere le persone, a distruggere.

Noi sappiamo che il mondo va in cerca della pace. Tutti la gridano, tutti la vogliono, però sappiamo pure che questa pace non verrà unicamente perché non lo diciamo noi, lo dice la parola di Dio: a causa dell'ipocrisia e del peccato degli uomini che parlano pace, però poi sono quelli che costruiscono armi sempre più.

Noi crediamo invece che la vera Pasqua è quando i credenti lasciano la vecchia vita. Perché il comando dell'Antico Testamento era di uccidere un agnello in ogni famiglia e di mangiare pani azzimi senza lievito. Ed è bene che in ogni famiglia ci sia un agnello che porta la pace, quell'agnello che porta mansuetudine, mitezza, amore. È importante questo e che in ogni famiglia ci sia pane azzimo senza lievito.

Come dice l'apostolo Paolo quando parla alla chiesa di Corinzi, a questa chiesa che ancora camminava in maniera non proprio spirituale. Paolo dice in primo Corinzi 5 ai versi 7 e 8: "Togliete via dunque il vecchio lievito affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. La nostra Pasqua, infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. Celebriamo perciò la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azimi di sincerità e di verità."

Cari fratelli, questo è profondo. Quando noi mettiamo davanti il Natale, tante altre feste, teniamo presente che la Pasqua ci dice tante cose e a motivo di questo leggiamo ciò che Gesù ha desiderato durante la settimana degli azzimi. Dice in Luca capitolo 22 al verso 7: "Ora avvenne il giorno degli azzimi nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: 'Andate e preparate la Pasqua per noi affinché la possiamo mangiare'. Ed essi dissero: 'Dove vuoi che la prepariamo?'"

Gesù gli indicò il luogo dove dovevano, perché Gesù aveva già preparato tutto quello che si doveva fare quella notte, quella sera. Al verso 14 dice: "E quando giunse l'ora, egli si mise a tavola e i 12 apostoli con lui, allora egli disse loro: 'Ho grandemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire.'"

Qual era il significato per il nostro Signore di stare con i suoi discepoli, di condividere quella intimità, quella comunione, sapendo che non era molto il tempo che mancava dalle sue sofferenze, dalla sua dipartenza. Quanto era legato Gesù ai suoi discepoli e quanto li amava.

Ecco perché quando io penso che quelle cose che un tempo erano sacre, tipo la Pasqua, oggi sono entrate nella profanità, si festeggia in maniera superficiale il desiderio della comunione che nel cuore di Gesù bramava stare con i suoi discepoli. Ma questo che cosa ci dice? che noi abbiamo lo stesso sentimento di Cristo riguardo ai fratelli, riguardo alla Chiesa, e che noi abbiamo a cuore di vivere quello che Gesù aveva nel cuore verso i suoi discepoli.

Gesù disse: "Poiché io vi dico che non ne mangerò più finché abbia il suo compimento nel regno di Dio." Quindi Gesù prima di soffrire voleva stare con i suoi. E cosa è successo quella sera, quella notte? Fino a che lui entrò nel giardino nel Getsemani per quella sofferenza atroce in quelle preghiere, ma quel tempo della comunione con Gesù, cosa è successo? fino al suo arresto. Quella stessa notte non erano molte le ore che sono state insieme.

Noi troviamo nella parola di Dio che ciò che è successo in quelle ore, quella notte, quando Gesù stava con i discepoli e hanno fatto quella santa cena, noi troviamo quattro capitoli nella parola di Dio. Se non ci fossero questi quattro capitoli che descrivono ciò che è successo quella sera, ce lo spiega esattamente Giovanni, l'apostolo Giovanni, quando Gesù lavò i piedi ai discepoli e parlò delle cose più importanti per il motivo per cui noi oggi siamo qui seduti.

Ci sono delle frasi che ci rimangono e che noi ogni giorno ne parliamo, specialmente quando ci vengono a cuore alcune cose che Gesù lasciò ai discepoli. E dice la scrittura in Giovanni 13 al verso 1: "Ora, prima della festa di Pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine."

È bello questo, no? Gesù ci ama fino in fondo, fino alla fine. Dici tu, per quello che ho combinato non lo so. Non è così che funziona quando abbiamo una visione spirituale e capiamo la fedeltà di Dio; il Signore non vede le cose come le vediamo noi. Noi diciamo non ti sei comportato bene, mi sei scaduto dall'amore. Ogni tanto si sente, no? Mi sei scaduto. Gesù li amava sempre. Perché Gesù ama sempre e non te lo dimenticare mai.

Quando il diavolo viene a suggerirti che non senti più l'amore di Cristo, allora devi rivedere bene la tua situazione, la tua maturità spirituale, perché per l'amore di Cristo non ci sono condizioni che potrebbero separarlo da quello che lui ha fatto, no?

Ed ecco perché noi vediamo che in questo passaggio dice prima della festa di Pasqua Gesù ha desiderato lavare i piedi ai discepoli e che cosa ha fatto con questo esempio? Ancora non sentiamo di ciò che è stato detto. Vediamo che Gesù ha preso questo asciugatoio, se l'è accinto, ha cominciato a lavare i piedi.

Quando ha finito, al di là delle parole di Pietro, quando ha finito, disse il Signore: "Se dunque io, il Signore maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi lavate i piedi gli uni agli altri. Io infatti vi ho dato l'esempio affinché, come ho fatto io, facciate anche voi, come un segno di umiltà profonda, di grande umiltà."

Nessun uomo su questa terra si è mai abbassato quanto Gesù. E nessun uomo su questa terra è stato mai innalzato quanto Gesù. E noi lo vediamo chiaramente anche nell'epistola dei Filippesi quando dice che Gesù si è abbassato fino alla morte della croce per te e per me e non l'ha fatto per le nostre opere. No, tranquilli per questo, lo sappiamo già.

E lui dice al verso 17: "Se sapete queste cose, siete beati se le fate, perché tutto consiste nel fare." Nel fare. Poi in quella sera, in quella notte, Gesù parlò ancora ai discepoli dicendo al verso 34 del capitolo 13: "Vi do un nuovo comandamento, che vi amate gli uni gli altri, come io ho amato anche voi. Amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli se avete amore gli uni per gli altri."

Se Giovanni non ci avesse raccontato quello che era il discorso che Gesù ha fatto quella sera, noi non saremmo arrivati a conoscere queste cose. Ma questa è una frase che noi ripetiamo spesso e diciamo che il nostro segno evidente in questo mondo è che ci amiamo gli uni gli altri e questo è un segno evidente.

Quindi Gesù quella sera si prolungò in questi discorsi con i discepoli. Nei capitoli 14, 15, 16 e 17 si trovano tutte le cose che Gesù ha insegnato quella sera ai discepoli. Ci rimane di dire ancora le cose che ho detto prima, che il motivo per cui siamo qui riuniti è anche perché i discepoli dovevano capire che Gesù stava per allontanarsi.

E disse ai discepoli al verso 15 del capitolo 14: "Se mi amate osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce, ma voi lo conoscete perché dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, tornerò a voi ancora un po' di tempo e il mondo non mi vedrà più. Ma voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete."

Amen. Quella stessa sera i discepoli hanno sentito queste parole che le hanno trasmesse poi a noi attraverso gli evangeli. E quanto è prezioso quello che le promesse che il Signore ha lasciato quella sera perché i discepoli si erano contristati dal fatto che Gesù ha detto: "Io vi devo lasciare, devo tornare lì da dove sono venuto".

Ma Gesù non ci ha mai lasciato orfani e non ci lascia nemmeno oggi. "Io vi do un altro consolatore." E se non avessimo questo consolatore nella sofferenza, nelle prove, nelle malattie, sarebbe tragico. Sarebbe veramente tragico. A motivo del sacrificio di Cristo e del sangue di Gesù. Noi abbiamo una viva speranza, come Paolo dice chiaramente, noi non siamo come il mondo che non ha speranza.

Però questi sono momenti difficili per la Chiesa di oggi; diciamo che non si dà tanto più valore alle cose più preziose di cui possiamo farne uso e che il Signore stesso ci ha promesso, dicendo ai suoi discepoli, lasciando queste tracce profonde.

Io spero per noi che le possiamo assimilare, che le possiamo fare nostre nel nostro cuore. In quella sera Gesù gli dice: "Qualunque cosa chiederete nel nome mio, io la farò affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò."

Queste parole di conforto, queste promesse, Gesù le ha lasciate ai discepoli unicamente perché sapeva: "Serviranno dopo la mia dipartenza". E allora il Signore è venuto avanti facendo anche in quella stessa sera, parlando di quella intima comunione, facendo l'esempio della vite e dei tralci, di quella comunione, di quel legame profondo che il Signore ha voluto parlare ai discepoli dicendo: "Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo glorificate il Padre mio, che portiate molto frutto e così sarete miei discepoli."

E va avanti e ancora quei momenti di comunione, la promessa dello Spirito Santo, di cui noi oggi per la sua grazia possiamo fare uso per quello che lui è in realtà.

E poi viene quella famosa preghiera sacerdotale al capitolo 17, quella preghiera che Gesù innalzò al Padre dicendo queste parole: "Or questa è la vita eterna, che conoscono te il solo vero Dio e Gesù Cristo che tu hai mandato. Questa è la vita eterna."

Se Cristo è la nostra Pasqua, e allora è bene, cari fratelli, che usciamo dalla religiosità e pensiamo a quelli che sono stati quei momenti di comunione quando Gesù ha detto "Io ho desiderato di stare con voi". E perché lui aveva nel cuore di trasmettere ai discepoli questi quattro capitoli pieni di ogni ricchezza che la chiesa ha potuto ricevere.

Poi, naturalmente il maestro ha dovuto soffrire, come sappiamo dalla storia. È stato arrestato, ma dopo viene che il maestro nel sepolcro rimane 3 giorni e in quel sepolcro non è rimasto proprio tre giorni lui fisicamente. Come vediamo, perché dice l'apostolo Pietro che in quei tre giorni andò a predicare agli spiriti che furono ancora in cattività per predicare l'evangelo.

Nel momento più importante, la croce porta la morte. Dopo la croce c'è la risurrezione e porta la vita. E questo è bello. La croce ha portato la morte e poi la risurrezione ha portato la vita. Gesù ha detto: "Perché io vivo", ha detto Gesù, "anche voi vivrete."

Ma di quale vita sta parlando il maestro se non quella vita nello spirito, quella vita in Gesù, quella vita che Paolo ha detto: "La vita che vivo ora la vivo nel Figlio di Dio". E se non viviamo questa vita nel Figlio di Dio, per chi la dobbiamo vivere? Per noi stessi. Del resto questa vita non ci offre tanto. In questo mondo ci sono piaceri e ci sono dispiaceri. E ce l'ha detto chiaramente la scrittura, ma noi la dimentichiamo spesso, dimentichiamo ciò che la scrittura ci insegna.

Io leggevo proprio l'altro giorno nel libro degli Atti degli Apostoli che ai discepoli fu detta una cosa chiara al capitolo 14 versetto 23: "E dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, avendo pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano creduto."

Attraversata poi la regione vennero nella Panfilia e dopo aver annunziato la parola a Perge scesero ad Atalia. Verso 26. Poi di là salparono ad Antiochia, da dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio per l'opera che avevano appena compiuta.

Quindi questi fratelli furono esortati a perseverare nella fede con questa promessa al verso 22: "Confermando gli animi dei discepoli, esortandoli a perseverare nella fede e dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrare nel regno di Dio."

Io sono spaventato quando sento i cristiani che sono così pieni di paura e di ansia quando succede qualcosa. Se avessimo la parola di Dio profondamente nel cuore, se la parola di Dio dimora in noi, come sta scritto, come ci ha detto Gesù, e sappiamo che la scrittura ci attesta che noi arriveremo in cielo, ma attraverso le afflizioni.

E perché dobbiamo rattristarci per le afflizioni? Sapendo che le afflizioni producono costanza e fiducia. Ecco l'esempio che noi abbiamo nella parola di Dio. Perciò, cari fratelli, dobbiamo mettere nel cuore anche questo pensiero. Questo pensiero ci appartiene. Le afflizioni non mancheranno, ma pensando al trionfo di Gesù risorto, allora tutto cambia.

Paolo non ebbe paura di quelli che erano i pericoli, la spada, le persecuzioni, perché lui aveva lo sguardo rivolto verso l'eternità, verso colui che un giorno consolerà i nostri dolori, le nostre ferite, tutti quelli che sono i nostri affanni.

Ma oggi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, il Consolatore che ci è di grande aiuto e a motivo di questo dobbiamo continuare a perseverare nella fede, ad andare avanti e a credere fermamente che la parola di Dio è quella spada che penetra in profondità e divide i pensieri, i sentimenti, in modo che possiamo camminare rettamente nelle vie del Signore in maniera spirituale.

E capire che tutto questo sacrificio che è stato fatto, questa libertà che noi abbiamo ricevuto nell'anima è dovuto unicamente al sacrificio di Cristo, del nostro Signore, delle sue sofferenze, perché così sta scritto. Per mezzo delle sue sofferenze e dei suoi dolori, noi siamo stati guariti e dobbiamo guardare a lui perché non devono essere solo parole.

La fede ci spinge a credere che la parola di Dio è vivente. E se noi ci aggrappiamo fieramente a questa parola e crediamo che il nostro Signore ci ha detto chiaramente anche questa mattina "perché io vivo e voi vivrete".

E se lui vive, vuol dire che il vivente è pronto ad ascoltarci, ad assisterci, a parlare al cuore, a guidarci fino al glorioso giorno, quando saremo con lui. Manteniamo fermamente queste promesse e perciò sono convinto sempre più e vi invito a tenere nei capitoli 13, 14, 15, 16 e 17. Sono poche ore, poche ore che Gesù ci ha voluto trasmettere attraverso questi capitoli.

Lì c'è un grande tesoro per la Chiesa e noi dobbiamo far tesoro della parola di Dio. A Dio da gloria. Amen. Amen.

Noi ti ringraziamo, ti benediciamo, poiché tu sei il vivente, il verace, il re dei re, il signore dei signori. Noi ti ringraziamo per quel trionfo, Signore, sulla croce, sulla morte, sul peccato, sulle malattie. A te, o Signore, lode e gloria.

Sì, Signore, grazie ancora per questo giorno. Noi mettiamo nelle tue mani il nostro vivere in te, o Signore, e la tua parola che sia formata profondamente nei nostri cuori, credendo alla tua fedeltà.

Dio santo, anche questa mattina io metto davanti a te i nostri cari, tutti i fratelli che sono nel bisogno, nell'angoscia, nella malattia, perché la tua mano benefica si manifesti, oh Signore, su ogni vita. Perciò ti preghiamo ancora, o Signore, in questo giorno, considera la preghiera dei tuoi figli e dacci grazia, o Signore, per quel che siamo, poiché abbiamo creduto e tu ci hai dato la forza di poter rimanere, o Signore, nelle tue vie e di benedire il tuo nome anche in questo giorno, innalzandoti, o Signore, al di sopra di ogni cosa.

Così ti preghiamo ancora per il resto di questo giorno, perché tu possa stare con noi, o Signore, guidarci in ogni cosa e benedirci grandemente nel nome di Gesù che è benedetto in eterno. Amen. Amen. Amen. Dio ci benedica.