Crocifissi in Cristo per vivere
Vorrei brevemente leggere come apertura a questo servizio qualcosa dal salmo 100. È un invito che il Signore questa mattina ci sta facendo di lodare il suo nome e dice: "Mandate grida di gioia all'Eterno, o abitanti di tutta la terra. Servite l'Eterno con letizia, venite davanti a lui con canti di gioia. Riconoscete che l'Eterno è Dio, è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi. Noi siamo il suo popolo e il gregge del suo pascolo. Entrate nelle sue porte con ringraziamenti e dei suoi cortili con lode. Celebratelo, benedite il suo nome, poiché l'Eterno è buono e la sua benignità dura in eterno e la sua fedeltà per ogni età. Amen."
È un salmo che molti sanno a memoria. Certo, non dice "Mandate grido di gioia all'Eterno perché ci metteremo a gridare". Il grido che il Signore intende non è gridare a voce alta, ma il grido che abbiamo nella profondità del nostro cuore, nella profondità dell'anima — quel grido che diamo al Signore nei momenti di bisogno, ma anche nel momento di grande gioia, quando lo incontriamo nella comunione, perché egli si manifesta.
Egli si manifesta perché dice di riconoscere l'Eterno è Dio perché è lui che ci ha fatti. Noi non veniamo dal nulla, siamo stati creati da un creatore e noi coloro che lo esperimentiamo siamo il suo popolo, il gregge del suo pascolo. Lui ci invita ad entrare questa mattina nelle porte del luogo santissimo con sacrifici di ringraziamento. Non possiamo offrire niente al Signore. Non possiamo comprare il paradiso con i soldi. Non possiamo comprare l'incontro con Dio dando i nostri beni. Gesù lo incontriamo per grazia perché ha già pagato il prezzo per noi. Quindi il biglietto è gratis per avere questa comunione.
Vogliamo dichiarare il nome di Gesù. Ogni dipendenza si spezzerà e ci donerà speranza e libertà.
Quando vedo i giovani cantare, come dice la Scrittura, una generazione va e una generazione viene. Ma quel che conta è che abbiamo questi ragazzi che stanno imparando gli strumenti e a cantare. E questo per noi è una gioia perché sappiamo che nella chiesa del Signore possono esserci sostituzioni come il Signore guida. Tuttavia, è bello che questi ragazzi abbiano la volontà di imparare gli strumenti e di essere utili per la gloria del Signore, perché questo è quello che conta: che i cantici siano appropriati al sentimento dello Spirito.
Perché questi sono i tempi in cui anche tanti cantici evangelici sono poco edificanti. Tuttavia, questo naturalmente richiede discernimento spirituale. Tanti dicono: "Ma quando cantiamo c'è il nome di Gesù, se parliamo delle cose spirituali", però il sottofondo e la musica è un po' particolare, viene da chissà quale altra provenienza e la musica si ascolta col cuore, non soltanto con le orecchie. Perciò è importante anche questo.
È bene che questi giovani abbiano cantato, però vi devo dire che la lode appartiene ai santi, a quelli che si sono già convertiti col cuore, perché è importante che sappiamo che la lode è qualcosa di profondo davanti agli occhi di Dio. Non è a caso che Davide scelse degli uomini che potessero guidare la lode dei santificati.
Perché succede ogni tanto, come è successo a me, di trovare comunità dove non c'è chi può suonare il flauto né la chitarra. Allora, entrando in quella comunità ho visto cantare, suonare, ma qualcosa non mi quadrava. Mi chiedevo se sarebbero tutti fratelli. Non lo so, forse perché siamo abituati a un certo tipo di cantici, ma quella volta non mi ero sbagliato perché il pastore di quella chiesa aveva ingaggiato due giovani del mondo per suonare, poiché nella chiesa mancavano i musicisti. Per cantare le lodi del Signore abbiamo scelto del mondo coloro che sanno suonare gli strumenti e dove è il nostro discernimento? Però qualcuno guarda e dice: "No, ma va bene, stavano cantando, stavano suonando".
Così come un altro caso, sempre per esperienza personale, un giorno mancava l'interprete dall'inglese e la sorella che interpretava era occupata e non poteva venire. Allora presero un insegnante di inglese per tradurre un sermone profondo e spirituale. Io dico: cerchiamo di fare che le cose sante, le cose sacre di Dio non vengano affidate a chiunque. Mi è stato risposto: "Ma è una semplice traduzione". Mentre traduceva, il fratello che conosceva anche l'italiano ogni tanto la fermava e diceva: "Non ho detto questo". Allora, abbiamo capito che una traduzione di cose spirituali richiede uomini spirituali, perché se colui che traduce non ha lo stesso sentimento e lo stesso spirito, che tipo di culto ne esce?
Questo apro una parentesi e la chiudo. Così dico anche ai nostri giovani e a quelli che vogliono condurre o prepararsi a essere al servizio del Signore che la lode è qualcosa che raggiunge il cielo e la Scrittura dice che Dio abita nella lode del suo popolo, dei suoi santi. Amen. Questo è importante.
Sebbene con i tempi moderni cambino tante cose e ci abituiamo a tante cose, non dimentichiamo che vogliamo rimanere sui confini antichi dei nostri padri e non dobbiamo mai spostarli. Va bene, fratello, è poco? No, non è poco. Questo è il confine. I contadini oggi dicono "questo è il limite", no? Di qua non ci dobbiamo muovere. E questo è importante, cari fratelli. Sappiamo che abbiamo i paletti che ci indicano la strada che dobbiamo camminare. Gloria a Gesù.
C'è un verso della Scrittura. Chi ha imparato a memoria Galati 2:20? Alzi la mano. La sorella Maria, sempre la sorella Maria.
Perché dico che certi passi della Scrittura, va bene, uno dice "No, fratello, non mi ricordo", però ce l'ho nel cuore. Potrebbe anche andare bene, però mi ripeto: quanti passi della Scrittura devono stare nel cuore e quello che sta nel cuore sta anche sulle nostre labbra e nel momento opportuno lo applichiamo alla nostra vita. Perché amare la parola è anche questo: quando ami la Scrittura ti rimane nel cuore e quando qualcosa ti colpisce non puoi dimenticarla.
Come alcuni hanno imparato certi salmi. Se li chiamassi e chiedessi "Mi puoi dire questo salmo?", lo sanno perché il salmo è entrato nel cuore, l'hanno imparato profondamente. E la parola di Dio dobbiamo metterla nel cuore profondamente.
Allora, Galati 2:20. Commentiamo questo passo che non è nuovo, ma ha fatto un effetto in me ancora oggi e credo lo farà fino alla fine dei miei giorni perché è stato scritto per noi. Questo passo è stato scritto per te e per me. Non appartiene solo a Paolo. Paolo ha fatto la sua storia, si è immedesimato in questo passo della Scrittura, l'ha vissuto personalmente, ma dietro queste righe — dietro tutte le righe della parola — c'è la verità.
Perché quando leggo: "Io sono stato crocifisso con Cristo". Questo lo sta scrivendo Paolo. Se vi chiedo dove avete letto nella parola di Dio che Paolo è stato crocifisso con Cristo? Non potete rispondere perché non sta scritto che Paolo sia stato crocifisso letteralmente, ma Paolo sta parlando della sua vita spirituale profonda che parte dall'intimo del cuore, una sorta di riepilogo della sua vita che tutti conosciamo.
Sappiamo chi era Paolo prima, Saulo, il persecutore della chiesa, colui che guardava le vesti quando Stefano era lapidato. Paolo era quell'uomo cresciuto ai piedi di Gamaliele, conosceva la legge in modo irreprensibile, dice la Scrittura. Potete immaginare che uomo era, quanta sapienza aveva secondo la legge e come era convinto che il male che faceva ai fratelli fosse gradito a Dio.
Paolo però era nei piani di Dio. Lo stesso zelo che aveva per la legge il Signore lo trasformò in zelo per diventare un ambasciatore di Cristo attraverso lo Spirito, non più attraverso la carne. Sulla via di Damasco andava per prendere i cristiani e metterli in prigione o fargli del male. Ma ebbe un incontro con Gesù, cadde a terra e da quell'incontro la sua vita fu trasformata, non per la caduta fisica, ma per quell'incontro interiore con Cristo.
Quando si rialzò, i suoi occhi non vedevano: aveva delle scaglie e dovettero accompagnarlo perché era cieco, fino a casa dove rimase per tre giorni. Tre giorni da solo in silenzio. Tre giorni per riflettere su che cosa? Perché quei tre giorni sono stati giorni importanti dove Paolo poteva riflettere sulla sua vita, sul suo modo di seguire la legge, di obbedire ai sacerdoti, di essere zelante nelle cose di Dio, e di capire adesso la verità perché aveva incontrato la luce di Cristo.
Benché i suoi occhi fossero chiusi, il suo cuore si era aperto, perché tanti hanno gli occhi aperti e il cuore chiuso, ma lì è successo il contrario. Gli occhi chiusi di Paolo e il suo cuore era aperto al ravvedimento, a un pentimento profondo di quello che era la sua vita.
Poteva riflettere sui suoi passi, sulle sue azioni, sulla sua conoscenza che alla fine lui definisce spazzatura: tutto ciò che pensavo fosse guadagno è tutta spazzatura. Questa è la riflessione quando un uomo si prende del tempo per sé. Il Signore ha imposto a Paolo tre giorni di riflessione sulla sua vita.
Al terzo giorno, come sappiamo, Anania è stato comandato di andare e pregare per lui, dicendogli che il Signore lo avrebbe usato come strumento nelle sue mani. Così fu battezzato, gli caddero le scaglie dagli occhi, riuscì a vedere ed è stato battezzato non solo in acqua, perché Anania gli disse: "Sì, ripieno dello Spirito Santo". L'acqua non è sufficiente; è un segno evidente di un comando del Signore.
Tanti cristiani sono rimasti solo nel battesimo d'acqua, ma non sono rinati nello Spirito. E io mi chiedo: come si fa a comprendere e a partecipare della natura divina se lo Spirito Santo non ti ha visitato profondamente? Lo Spirito Santo è venuto nel momento in cui Paolo ha riconosciuto tutta la sua vita, i suoi errori, i suoi peccati.
E non è a caso che lui dicesse questa parola è certa e degna di essere accettata: "Che Gesù Cristo è morto per i peccatori, del quale io sono il primo". Per chi sono state scritte queste cose? Per te e per me? Una domanda che faccio a tutti, perché l'ho fatta anche a me stesso.
Hai mai pensato che tu sei stato il primo dei peccatori? Ti sei mai riconosciuto il primo dei peccatori? Tu vedi quanta malvagità c'è in giro, quanti uomini arroganti, quanti capi di stato fanno male nelle guerre. Quanta malvagità.
Io ho pensato nel mio cuore come Paolo ha detto: "Io sono il primo dei peccatori", ma era vero che lui era il primo? E perché un uomo arriva a dire che è il primo? Perché c'è sempre un giorno nella nostra vita dove Dio ci fa comprendere che non siamo migliori di nessuno, nemmeno del primo dei peccatori.
Quando un giorno riconosci nella tua vita che sei capace di fare del male come chiunque altro, perché è lo Spirito che te lo fa comprendere — quando sentiamo raccontare che una madre ha abbandonato il suo bambino, che qualcuno ha ucciso la moglie, e ci meravigliamo pensando che noi non potremmo mai essere capaci di questo...
Eppure la Scrittura ci dice il contrario di ciò che pensiamo di noi stessi. Perché anche Davide, uomo secondo il cuore di Dio, divenne un assassino e un adultero. Chi mai avrebbe pensato una cosa simile?
Mia madre disse un giorno: "Mi ha concepito nel peccato". E qualche volta chiedo ai genitori: "Da dove viene l'orgoglio dei vostri bambini? Da qualche parte è nato dentro". Perché la Bibbia dice che il fanciullo nasce con la stoltezza. Caro papà, cara mamma, vi raccomandiamo, fate bene attenzione quando dite che il vostro bambino è speciale — sicuramente lo sarà davanti agli occhi di Dio, ma nella sua natura ricordatevi quello che dice la Scrittura, così forse si abbassa un po' l'orgoglio anche dei genitori.
"Io sono stato crocifisso con Cristo." Torniamo al passo di Paolo. Paolo sapeva che dopo l'incontro con Gesù era spiritualmente morto al peccato. Perché l'inizio di ogni credente che vuole seguire Gesù parte dalla croce. La croce non è l'ultima tappa — è la morte, l'ultimo passaggio, no? È il primo passaggio la croce.
Perciò Paolo dice: "Io sono stato crocifisso con Cristo". Quando uno è crocifisso con Cristo, non ha alcuna possibilità di fare quello che gli piacerebbe nel resto dei suoi giorni. Non può muoversi, non può andare dove vuole perché i piedi sono inchiodati alla croce, le mani sono legate e inchiodate. Vorrebbe muoversi in qualche modo, andare dove vuole, ma è lì, immobilizzato. La croce ci impedisce di fare ciò che vogliamo.
E quando dice "Io sono stato crocifisso con Cristo" sa che non appartiene più a se stesso. Non è quel Saulo di prima, ma si è sentito dire da Gesù: "Paolo, ti è duro ricalcitrare contro i pungoli?" Perché Paolo aveva la sua volontà, ma il Signore ha spezzato quella volontà e Paolo capisce che adesso è stato crocifisso con Cristo.
Il suo io è morto, non c'è più. La sua personalità, la sua conoscenza, la sua intelligenza, tutto il suo essere in croce non esiste più. Paolo dice: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io. Non più io, fratello e sorella, ma ci rimane ancora una parte della nostra natura da cui abbiamo tanto da fare — c'è ancora lavoro da fare per smaltire quello che è della vecchia vita."
Ma qualche volta, anziché smaltire, non diciamo la verità: riprendiamo le cose che abbiamo distrutto. E lo dice Paolo ai Galati, perché questi fratelli erano stati visitati dallo Spirito Santo e andavano avanti per fede, ma poi sono stati ammaliati e sono tornati indietro alla legge. E Paolo dice: "Se infatti ricostruisco le cose che ho distrutto, mi costituisco trasgressore."
Quanti cristiani riedificano le cose che hanno distrutto — la vanità, la moda, il loro modo di vestire, i vecchi desideri, il vecchio carattere? Tornano perché non sono stati interamente distrutti e li rimettono in piedi perché pensano di aver esagerato. Come ho detto giovedì: quando facciamo l'esperienza con Gesù, solo Gesù nella nostra vita — lui ha riempito il mio cuore e vorrebbe riempire il cuore di tutti noi — affinché non torniamo indietro, non ci giriamo come la moglie di Lot a cercare ciò che era bello nel mondo, ma nel mondo non c'è nulla di bello.
Perciò la Scrittura dice: "Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo". Però la carne ha ancora la sua reazione e pensiamo tra noi: va bene, non è proprio grave, non è proprio un peccato, ma esaminiamo bene. Come il salmista Davide dice: "Allontana il mio cuore da ogni vanità". Perché ogni vanità diventa peccato — è nullità, non serve a niente.
Ma se uno è stato crocifisso con Cristo, non ha più questa possibilità. Non più io, dice Paolo, ma Cristo che vive in me.
Ora pensate un momento la vita di Gesù su questa terra. Se ponevi il Signore Gesù davanti a una tavola imbandita e aveva fame, non dovete mai pensare che avesse chiesto il doppio piatto o la doppia porzione perché gli piaceva il cibo, perché lo Spirito ci insegna che l'uomo deve avere continenza e autocontrollo. Perciò il Signore stesso diceva: "Io per loro — Giovanni 17 — al Padre mi santifico per loro, perché loro possono capire che se vuoi dare l'esempio non lo puoi dare col parlare, ma con la tua vita."
E Gesù ha dato l'esempio con la sua vita. Era morto, crocifisso, non c'è più.
Se non sei più tu a vivere, come Paolo dice: "Non sono più io a vivere, ma è Cristo in me", dove sono i desideri della carne se non quelli che Cristo, che dimora in te, ti fa vedere tutto ciò che piace ai suoi occhi? Perché il tuo cuore è ormai aperto, pieno di Gesù e i tuoi desideri sono rivolti alle cose che appartengono a Cristo, alle cose di lassù, non a quelle di quaggiù.
Perciò, quando uno vuole leggere questo passo della Scrittura ed essere certo che Cristo ha cominciato un'opera, dice come Paolo: "Non sono più io che vivo". Ma se non sei più tu che vivi, il tuo io è morto. La tua ragione, il tuo carattere, il tuo modo di credere che vuoi imporre a tutti — perché prevale quell'io, no?
Dietro quell'io si nasconde il vecchio uomo e Paolo lo mette in evidenza dicendo: "Io sono stato crocifisso, non sono più io, è Gesù che vive in me."
E quando Paolo aveva desideri o vedute diverse, Cristo che era in lui gli diceva: "No, Paolo". Non hai mai sentito quando il Signore dice: "No, Davide, hai dei pensieri che non mi piacciono?" Perché dentro ci deve essere qualcuno che dirige la tua vita dall'interno, non dall'esterno — non le emozioni, non i sentimenti. È dall'interno che un uomo deve essere trasformato. Le vite trasformate vengono sempre dall'interno, come leggiamo nella parola.
"Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me." Quali sono i pensieri di Cristo? I desideri di Cristo? L'amore di Cristo? La misericordia di Gesù? Chi vedeva Paolo poteva dire: "Ma che uomo è questo?" Paolo trasmetteva esattamente quello che aveva ricevuto nel cuore.
"E quella vita che vivo ora nella carne, cioè nel corpo, non è carnale. La vita che vivo ora nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio."
Che vita vivi tu oggi? Nella fede. Perché questa mattina lo Spirito ci deve ricordare questo passo? Non lo sappiamo. Siamo convinti che siamo stati crocifissi con Cristo? Abbiamo la convinzione che non siamo più noi a vivere, a pensare, a parlare, ma è Cristo che sta in noi? Siamo convinti che la vita che viviamo oggi nella fede la viviamo nel Figlio di Dio — dove nasce la più bella frase dal cuore di un uomo che ti tocca profondamente?
"La vita che vivo nella fede del Figlio di Dio. Paolo dice che mi ha amato." E quando Paolo tu non c'eri nella vita di Gesù, quando ti ha amato? E tu, fratello e sorella, insieme a me: quando ci ha amati il Signore? Se non lo conoscevamo nemmeno, come si può amare una persona che non si conosce?
Paolo era convinto che il Signore lo aveva amato perché era nel cuore, nei piani di Dio. Lui parla così perché sente profondamente l'amore di Cristo.
Chi può dire anche questa mattina, consapevolmente, che il Signore mi ha amato, che il Signore mi ama? Se non senti quell'amore, non puoi dire a un'altra persona che lo ami, perché se non lo ami veramente, quell'altro si accorgerà che è soltanto una parola. Come dice Giovanni: "Cari fratelli, non amiamo a parole, ma a fatti e in verità."
E Paolo lo dice con una convinzione così profonda che lascia in noi un segno evidente di quello che è l'amore di Cristo — come ha potuto trasformare questo uomo. Lui racconta in Prima Corinzi 13 dell'amore. Che cos'è l'amore? Chi può parlare di amore se non ha conosciuto l'amore vero, puro? L'altro lo sentirà, stai tranquillo.
Paolo ci ha insegnato in Prima Corinzi 13 tutto ciò che sta scritto sull'amore. Chiunque poteva chiedergli: "Ma questo che ci stai insegnando l'hai fatto? È nato in te?" Paolo non ha scritto nulla che non abbia sperimentato nella sua vita. Non distingueva tra teoria e pratica.
L'umiltà ce l'ha insegnata anche lui, perché dopo aver conosciuto Cristo ed essere stato crocifisso con Cristo, l'orgoglio lo aveva abbandonato e la sua vita era fatta di misericordia, compassione e umiltà — una vita di amore per le anime. Come soffriva per questa chiesa dei Galati! Lo sentiamo nel momento in cui dice: "Cari fratelli" e, come scrive in altre lettere, lo dice con lacrime: "Vi ho scritto con lacrime, con dolore."
Pensate a tutto il sacrificio di Paolo per questa chiesa, perché per portare le anime a Cristo bisognava fare sacrifici. Paolo aveva dato se stesso per tutte le chiese di allora e per questa chiesa aveva un dolore nel cuore perché temeva di essersi affaticato invano. "Galati insensati, chi vi ha stregati per non ubbidire alla verità? Voi davanti ai quali gli occhi di Gesù Cristo è stato ritratto crocifisso." Così Paolo aveva mostrato Gesù a questi Galati come un ritratto di Gesù in croce. Era l'inizio di questa chiesa, ma Paolo aveva un dolore nel cuore perché si erano lasciati sedurre e tornavano indietro dalla grazia alla legge.
E proprio per questo Paolo dice: "Siete stati insensati, avendo iniziato nello Spirito, volete finire nella carne?" Pensate quale dispiacere, quale dolore aveva Paolo nel cuore dopo tutti quegli insegnamenti! Dopo aver saputo che i Galati lo avevano accolto con gioia, avevano accolto il suo Vangelo con gioia e lui era contento che Cristo fosse stato predicato fra loro — era nata una nuova chiesa, nuovi fratelli.
Ma poi l'avversario non sta mai fermo. Non va in vacanza. E così questi fratelli sono giunti a un punto che Paolo definisce un punto di non ritorno. Alla fine della lettera Paolo dice: "Io temo per voi, fratelli." Speriamo; continuerò a pregare.
La nostra vita comincia dall'interno. Quando il Signore ha fatto un'opera in me e in voi, ti sei accorto che qualcosa era cambiato — i tuoi sentimenti erano cambiati, il tuo modo di fare — e ti sei chiesto: "Che mi sta succedendo?" "Prima ero bestemmiatore, pieno di rancore. Conosci quelli che ancora portano rancori, che non si sono liberati dal rancore, dai risentimenti, che non hanno perdonato. Prima ero così, dice Paolo, ma poi mi è stata fatta grazia."
È bello che lui ha conosciuto la pace attraverso quello che ha fatto Cristo dentro. Così Gesù ha riempito il suo cuore e la sua vita e così Gesù vuole farlo con noi in modo completo, non parziale.
E allora con certezza non devi vergognarti, ma puoi dire con piena convinzione: "Galati 2:20 appartiene alla mia vita, appartiene alla tua vita." Ma qualche volta fai qualche caduta e il diavolo viene e dice: "Ma che dici? Veramente pensi di essere stato crocifisso e che Cristo vive in te?" Questa è la voce del nemico.
E quando non c'è discernimento, allora pensiamo che sia caduto a terra tutto quello che credevamo di avere. Ma non è caduto niente. Gesù ha iniziato un'opera profonda in noi e certamente la porterà a compimento.
Non dovete pensare che Paolo abbia citato questo verso subito dopo la conversione. La salvezza accade in un momento, ma la santificazione richiede tempo. Ma non ti devi scoraggiare se ancora pensi "Non riesco a cambiare". Stai tranquillo, abbi fiducia nel Signore. La sua fedeltà ti porterà a capire che le promesse che ha fatto non sono solo per colui che ti sta vicino. Prendile per te, perché colui che ti sta vicino avrà la sua ricompensa. Ma tu fanne una questione personale: tu e Gesù. Lasciati riempire da Gesù. Persegui le cose sante, le cose che ti aiutano a crescere, ad andare avanti. Non ti scoraggiare.
Sapienza e discernimento. Dobbiamo chiedere al Signore affinché l'accusatore chiuda la sua bocca e sappiamo la cosa più importante: che il sangue di Gesù ci ha purificati da ogni peccato. Amen. E il diavolo non ha diritto perché la croce è l'inizio della nostra vita. E questo è importante: possiamo continuare il nostro cammino con la convinzione nel cuore che Cristo stesso verrà, perché egli farà esattamente ciò che desideri.
Perciò torniamo ai passi che il Signore ci ha messo davanti. Seguiamo le sue orme e andiamo avanti.
"Io non annullo la grazia di Dio. Perché se la giustizia fosse per mezzo della legge, allora Cristo sarebbe morto invano", dice lui. La grazia di Dio è ancora sulla nostra vita, cari fratelli. Attraverso questa grazia sappiamo di essere aiutati, seguiti, favoriti per mezzo di Gesù che ancora oggi intercede presso il Padre per tutti noi, affinché possiamo rimanere ritti in piedi e andare avanti. A lui la gloria. Amen.