Imparando ad essere contenti in Cristo
Cari fratelli, anche questa mattina vogliamo glorificare il Signore con la sua parola, tendendo l'orecchio a quello che è il messaggio dell'evangelo, che il Signore ha voluto in qualche maniera preparare per il nostro bene. Abbiamo dei buoni motivi per stare in questo luogo: il primo e unico imperativo è che per ogni cosa Cristo sia glorificato in noi. Amen. Con la lode, con l'adorazione, con le preghiere. E quel che conta è che quando possiamo uscire da questo luogo, usiamo edificati. Perciò abbiamo bisogno delle vostre preghiere, per invocare il nome del Signore perché possiamo sentire la sua presenza.
Certo, è cosa bella quando possiamo cantare le lodi al Signore, perché Dio si manifesta nella lode del suo popolo. Quindi, quando cantiamo con il nostro cuore, sperando che i nostri pensieri non si allontanino da quello che è la lode, possiamo veramente aspettarci che il Signore ci possa onorare con la presenza dello Spirito Santo e darci la gioia di stare insieme. E questo è un motivo valido per cui non facciamo alcun sacrificio per venire nella casa del Signore, ma aspettiamo con gioia, giacché il Signore stesso ci ha fatto un dono. Ci ha fatto un dono dicendo "Io questo giorno lo riservo per i miei figli perché si riposino fisicamente, perché in questo giorno possono glorificare il mio nome, possano riposarsi anche mentalmente. In tutti i sensi noi vediamo come Dio si prende cura di noi dandoci questa grazia.
In tempi come questi, dove vi è un logorio, un darsi da fare per tante cose che occupano la nostra mente. Alcune cose sono necessarie, altre non proprio. Quindi credo sia opportuno che in questo giorno noi possiamo veramente benedire il Signore per tutte le opere e ringraziarlo per tutte le cose che lui fa nella nostra vita.
Volevo leggere e condividere con voi questo passo in Filippesi al capitolo 4 che Paolo cita riguardo a quello che lui stesso ha potuto imparare. Allora, dal verso 10 leggiamo fino al verso 13 questi pochi versi. Filippesi 4:10-13:
"Ora mi sono grandemente rallegrato nel Signore perché finalmente le vostre cure per me si sono ravvivate. In realtà già ci pensavate, ma ve ne mancava l'opportunità. Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. So essere abbassato, come anche vivere nell'abbondanza, in tutto e per tutto. Ho imparato ad essere sazio, ad avere fame, ad abbondare e a soffrire penuria. Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica."
E gloria a Gesù. Questo passo è un passo che dà gioia a tutti quelli che lo assorbono per se stessi. Perché la parola di Dio non è raccontare solo ciò che Paolo ha detto circa 2000 anni fa, ma finché sono in questa tenda vi ricordo sempre che la parola di Dio è stata scritta per noi oggi. Quindi, quando noi leggiamo un passo dobbiamo farlo personale e chiederci se è lo Spirito Santo che ci sta parlando e non come un fatto che è successo a Paolo.
Questo lo sappiamo perché lo leggiamo tante volte, ma quello che conta è che per me ogni volta che arrivo qua mi devo fermare. Non lo so se voi, ma per un semplice fatto che Paolo dice "Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo". Amen. Domanda: se hai il coraggio alza la mano, diversamente non l'alzare. Ascolta soltanto. Hai tu imparato ad essere contento nello stato in cui ti trovi?
Ho visto un altro particolare quando cantiamo il cantico che la sorella Debora intona all'inizio. Alzati in piedi, no? Si dice quel canto e poi "alza le mani": tutti si alzano in piedi, ma soltanto quattro o cinque alzano le mani. Mi sono chiesto perché ubbidiscono tutti nell'alzarsi in piedi e pochissimi alzano le mani. È un segno evidente della grazia di Dio, perché la Scrittura dice "alzate pure le mani davanti al Signore", ma poiché siamo ancora un po' orgogliosi, o ci rincresce o abbiamo un po' di artrosi alle giunture, allora non alziamo le mani perché in piedi è più semplice, no? Tutti si alzano, ma quando dobbiamo alzare le mani è un segno evidente della gloria e della lode, di elevarci davanti al Signore e questo non lo facciamo, ci sembra più difficile, non è ancora nato in noi.
Può darsi. Io vi inviterei, no, a ripetere il cantico, ma non lo faccio perché voglio che siamo spontanei, dobbiamo essere liberi nella casa del Signore. E questa libertà viene dallo spirito che Gesù ha messo nella nostra vita.
Allora ho imparato, dice Paolo, il grande apostolo delle genti. Non ti aspetti mai che dica un apostolo che cosa ha da imparare. Ecco perché io mi faccio coraggio. Vi do questa testimonianza quando leggo che Paolo dice "Ho imparato". E allora in me si muovono un po' le viscere perché io penso a me stesso. Sto imparando che cosa devo imparare ancora, perché alcuni ormai non hanno più niente da imparare a motivo della loro maturità naturale, non spirituale.
Come i giovani di oggi, non sono più come i giovani di ieri, più sottomessi ai genitori per imparare non solo la sottomissione, ma anche l'ubbidienza. Ma quando arrivano a una certa età ci sono i tempi, c'è tutta la tecnologia, ci sono le scuole, ci sono tante cose, non devono imparare niente e non devono più chiedere ai genitori.
Noi invece con un pizzico di umiltà dovremmo imparare dalla parola di Dio, perché è vero, come si dice, non si finisce mai di imparare, ed è proprio così.
Sono contento nello stato in cui mi trovo. Fratello Rocco, chiedete pure a me la stessa cosa. Ci sono dei momenti nella nostra vita dove la carne è carne, no? La sofferenza, i dolori, le prove. E allora dobbiamo chiedere se sempre la nostra gratitudine è davanti a Dio, anche nelle situazioni difficili della nostra vita, perché quello che era importante per Paolo e che ci sta trasmettendo a noi questa mattina è cercare di imparare le cose più difficili alla nostra natura umana, veramente difficili.
L'ubbidienza, l'ubbidienza non è semplice, no? Non è facile da imparare. È bello quando tu vedi i bambini che già in piccolissima età ubbidiscono perché i genitori stanno dietro e devono capire quanto sia importante esercitarsi con i bambini per portarli verso l'ubbidienza, perché quando saranno più grandi saranno la gloria dei loro genitori.
Io ringrazio Dio anche per tutti i miei nipoti, non parlo più dei figli che sono grandi, ma quando dico a uno: "Mi prendi le ciabatte?" Ultimamente anche con Ruben che ha 2 anni. "Ruben vai dalla zia, digli di portarmi", e lui mi guarda, va, viene e fa quello che gli ho detto. Questa è una cosa bella. Così come in chiesa è la stessa cosa, no? In chiesa i bambini li teniamo fermi, devono imparare. Non si può pretendere che un bambino di un anno o di due anni stia fermo. No, poco alla volta. Ma se non inizia a casa, perché è a casa che sta la scuola.
A casa, quando stanno a tavola i bambini la prima cosa che vogliono fare è mettere un boccone in bocca e poi andare subito al loro posto di combattimento. Qual è? Il telefonino. Lì vogliono andare e allora devono imparare a stare a tavola finché si finisce di mangiare piano piano, no? Almeno questo. Questi sono i primi segnali evidenti, naturali, di portarli verso l'ubbidienza, inizialmente materiale e naturale, poi spirituale, ma tutto comincia nella famiglia e i genitori sono i protagonisti più importanti.
Quando tu dai un ordine a un bambino e non lo fa. E va bene, lascia stare, mo lo faccio io, va. No, devi fargli capire quanto sia importante che l'ordine che hai dato lo debba eseguire. Chiediamo la sapienza del Signore, perché per crescere un bambino, se non c'è la sapienza del Signore, quel bambino crescerà come quegli alberi che crescono storti e poi non li puoi più raddrizzare. Metti un bastone davanti.
Imparare. Paolo dice esattamente questo: per noi è importante. Ho imparato nello stato in cui mi trovo e come si trovava Paolo? Certo, gli è stato annunziato che per il nome di Gesù avrebbe sofferto, ma tutta la sua vita era di sacrificio per il Signore e lo ha fatto con gioia nella sofferenza, nelle persecuzioni, nella prigionia, con le frustate che ha ricevuto, lapidato un giorno e una notte sull'abisso, come dice lui.
Quando arriva qualche prova un po' più forte, dobbiamo imparare a ringraziare Dio perché Dio per noi sta facendo qualcosa che serve per la nostra fede e per l'edificazione. Imparare nello stato in cui ci troviamo.
Studiando la vita di Paolo, ti accorgi che da questa lettera lui è l'uomo più povero della terra. Sentite quello che dice quando all'inizio abbiamo letto: "Mi sono grandemente rallegrato nel Signore perché finalmente le vostre cure per me si sono ravvivate. In realtà ci pensavate già, ma ve ne mancava l'opportunità". Nulla, nulla. Per me il vivere è Cristo. Questa era la sua frase. Non aveva nulla, non aveva una famiglia naturale, non aveva ricchezze, non aveva eredità. Viveva unicamente per il suo maestro e di conseguenza su tutta la terra ai suoi giorni, ma anche oggi non c'era un uomo più potente di Paolo, il più povero di tutti e il più potente di tutti gli uomini sulla terra, tanto che potevi prendere uno di quelli che erano i suoi indumenti, come dice la Scrittura, e chi prendeva gli indumenti di Paolo guariva.
Questa è la potenza che agiva nella vita di Paolo. E lo sentiamo quando lui dice "La mia grazia basta perché la mia potenza si rivela perfetta nella debolezza". Chiunque avrebbe visto quest'uomo avrebbe detto: "Eppure a quei giorni bastava che toccare anche un vestito di questi fratelli". Pensate, l'apostolo Pietro camminava e la sua ombra guariva le persone. L'ombra. Ma tutto questo ci dovrebbe far pensare un momento per dire: "Fratello, questa è storia, questo è qualcosa che noi leggiamo allora".
In che cosa dobbiamo sperare più? Io comincerei con quello che questi uomini nella loro vita hanno imparato e questo è bello per noi che possiamo, in qualsiasi condizione, seguiti dalla grazia e dalla provvidenza di Dio, di dire come Paolo ha detto, perché per noi sono state scritte queste cose: nello stato in cui mi trovo sto bene. Magari non proprio come Paolo con le catene ai polsi, ma lui era contento perché diceva "Hanno potuto mettere le catene nelle mie braccia, ma la parola di Dio non è incatenata". Amen. E Paolo aveva questa meta davanti a se stesso, quella di comunque proclamare l'evangelo al di là della condizione in cui si trovava.
Faccio un'altra domanda. No, la leggiamo insieme e condividiamo anche questo passo. So essere abbassato. Eh, in che cosa? Noi abbiamo sempre pensato che sappiamo una cosa più degli altri e che stimiamo gli altri forse più di noi stessi. Non sempre. Siamo quelli che per natura siamo il nostro vanto. Stare abbassati. Sorella, forse dovresti; fratello, naturalmente avresti bisogno di... No, un consiglio. Sì, ma devi capire le condizioni. Dovresti trovarti al posto mio e poi troviamo 1000 parole per giustificare che non siamo proprio sempre disposti a stare abbassati.
Paolo dice stare abbassati, perché quello che contava per lui era quello che hai imparato dal maestro. Poi andiamo avanti, ma voglio leggere prima ciò che lui ha imparato, perché Paolo per imparare doveva essere un discepolo e noi per imparare dobbiamo essere prima discepoli, perché il maestro era uno solo: il nostro Signore Gesù che lui non aveva bisogno di imparare. Non è così. Siete d'accordo su questo? No, non sono d'accordo su questo perché di Gesù è diverso, e lo leggo, dice esattamente questo al capitolo 5 negli Ebrei. Nei giorni della sua carne, al verso 7 parla di Gesù. Nei giorni della sua carne, quando era come noi nel corpo, con grandi gridi e lacrime, egli offrì preghiere e supplicazioni a colui che lo poteva salvare dalla morte e fu esaudito a motivo del suo timore di Dio. Il Figlio di Dio aveva timor di Dio. Interessante, no?
Benché fosse figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffre. Quando soffri dietro c'è una benedizione difficile da comprendere per la natura umana, per la ragione. Perché devo soffrire? Perché questo dolore alla gamba dura da un mese? Perché questa malattia mi persegue? Perché tanti perché nella nostra vita?
E poi quando pensiamo a colui che imparò l'ubbidienza, perché fino a 30 anni egli era sottomesso ai loro genitori, alla mamma, non so quanto il padre abbia vissuto, e dovete pensare che non ha sofferto soltanto il tempo che doveva ubbidire fino alla croce, no? Un ragazzo come il Signore fin dalla sua adolescenza doveva vivere con i coetanei, doveva vivere con la famiglia, con i suoi fratelli, le sue sorelle.
Ogni tanto sento dire che i miei nipotini fra di loro si bisticciano un po', no? Uno vuole una cosa, la vuole pure l'altro. Che cosa pensate che sia successo nella famiglia di Gesù? Che non ci sia stato qualche diverbio con i fratelli, qualche pretesa, qualche parola fuori posto e lui era lì presente. Gesù era lì e ha trascorso l'infanzia, l'adolescenza, ma anche la gioventù. Eppure 20 anni! Ma non stai pensando a qualche ragazza? Gli poteva dire qualcuno, qualche parente. Gesù non aveva il tempo di pensare a qualche ragazza perché la sua missione era soltanto quella di ubbidire al Padre e di portare avanti quello che era il suo compito.
E dovete pensare che molti si chiedevano: non penserà a nessuna ragazza? Non penserà a sposarsi? Quanti non conoscevano la sua natura divina? Si sono fatte queste domande e lui, il Figlio di Dio, che aveva una sola meta, quella di ubbidire al Padre, di sottomettersi al Padre e alla voce del Padre, perché senza il Padre lui non faceva nulla, quindi ha imparato, col tempo, anche lui, Gesù.
Poi è venuta la fase più difficile, no? Come leggiamo in Filippesi al capitolo 2, dove dice la Scrittura: "Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, abbiate in voi lo stesso sentimento". Come Paolo dice, stare abbassati di Gesù dice il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso prendendo la forma di servo e divenendo simile agli uomini.
E trovato nell'esteriore simile a un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce. Questo ha fatto il Figlio di Dio, consapevole di essere uguale a Dio, consapevole, ma svuotò quello che era la sua natura divina e annichilì se stesso (mi piace più questa traduzione), svuotò se stesso, cancellò tutto ciò che internamente di lui poteva dirsi, ma lui è il Figlio di Dio, è naturale, no? Perché si è fatto uomo e qual era il suo sentimento? E Paolo doveva imparare dal maestro, il quale dice: abbassò se stesso. So stare abbassato, dice Paolo. Aveva imparato.
Imparare è una cosa bella. Quando io mi sono convertito, ho imparato e sto imparando perché fino all'età di 27 anni, finché non conoscevo Gesù, non avevo imparato niente, pensando di imparare, non ero sottomesso a nessuno e non ubbidivo a nessuno. Questa era la mia natura. Anche quando facevo il militare, no? Solito, al militare si ubbidisce. Anche lì sono uscito fuori dalle regole quando dovevo rientrare a un certo orario in libera uscita rientravo la mattina dopo. Il comandante stava lì e io di nascosto. Poi i capi mi chiedevano "Ma trovavo le scuse, facevo un po' il furbetto". E quindi questa è la natura.
Poi è venuto il mio giorno, come il nostro giorno, e imparare a ubbidire è un po' più difficile, no? E quindi va bene, ma un giorno — dico una piccola esperienza che mi è capitata — quando non era passato molto tempo dalla mia conversione e ancora ero in prova. Due ore prima del Capodanno, qualcuno mi dice "Devi partire per l'Albania". Mi ero preparato a stare con la mia famiglia, tutti i bambini. Quella sera di Capodanno erano già le 10. Che cosa? Non mi è stato chiesto se volevo andare in Albania per una missione. Devi andare in Albania perché un altro fratello si era rifiutato di andare, non se la sentiva. Ma due ore prima, sapendo che devi stare con la famiglia, qualcuno dice devi andare, non è una questione di un momento, no, devi prendere l'equilibrio.
Poi va bene, ok, vado, vado, ma non proprio con gioia. C'è voluto un po' di tempo, poi, no? Per assorbire il colpo. Così ho detto a mia moglie: devo andare, tu con i bambini stai a casa. Così ho fatto la notte sulla nave, dovevo andare per Tirana attraverso la Grecia. Pioveva quella notte. L'abbiamo passata con un altro fratello a guardare come pioveva fuori la nave e ho detto: è stato utile per me ubbidire. Tante volte quella situazione non la potevo capire, ma era così. Ma l'ho presa come veniente da parte del Signore. Perché se ogni cosa non la prendi come da parte del Signore, la nostra natura non risponde all'ubbidienza, si ribella.
Anche il nostro maestro stesso ci fa riflettere quando nel giardino del Getsemani dice: "Padre, se è possibile passa questo calice". La guerra, le lotte interiori. Imparò l'ubbidienza dalle cose che soffre, come abbiamo letto in Ebrei. Imparò l'ubbidienza.
Cari fratelli, se noi vogliamo veramente imparare, abbiamo un esempio perfetto, il nostro maestro che ci dice chiaramente: impara a pensare in un modo diverso, impara ad avere un solo amore, impara le cose più difficili: a perdonare. Chi? I fratelli, a perdonare senza condizioni. Perché se noi vogliamo imparare non dobbiamo iniziare dalle cose che ci sono più facili, ma dalle cose più difficili. La cosa più difficile della nostra natura, anche quando siamo credenti, figli di Dio, è perdonare.
È difficile perdonare quando hai un qualche parente: che fai? Quale testimonianza dai? Non dice di stare in pace con tutti. Dice la Scrittura — non dico solo di amare tutti — ma lo dice pure. Però almeno di poter capire che se perdoni l'altro allora sarai perdonato anche tu.
Pensate a Paolo: quanti nemici ne aveva. Pensate a Stefano che è stato lapidato nella sua innocenza e purezza. Lui dice così: "Padre, come Gesù, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Il perdono è un atto che nasce dentro soltanto attraverso lo spirito, quando tu riconosci. Perché è bene che sappiamo, fratelli, è la parola che ci ammaestra.
È bene che sappiamo che tutte le cose che noi vogliamo siano fatte a noi, falle tu anche agli altri. Tu non avresti bisogno di essere perdonato quando sbagli e se lo fai davanti al Signore non dici: "Signore, perdonami". Magari nessuno sa il peccato che hai fatto, ce l'hai nascosto, ma a qualcuno devi rivolgerti perché devi sentire pace nell'anima e il perdono quando nasce dentro ti porta pace e luce sul tuo volto.
È difficile. È difficile. Capisco, ma quando si dice certe cose, quando nascono, anche se ti converti, non le metti mai a posto, non esiste. Non è così. Quando uno viene a Gesù, si converte, vive con la speranza che il suo cuore possa cambiare e deve cambiare. Deve cambiare perché ciò che tu desideri si avverrà. Altrimenti Cristo per te è morto sulla croce invano, ma quella persona non cambierà mai.
No, no, non cambia. Perché non cambia? Non sei cambiato nemmeno tu. Se non cambiano gli altri non sei cambiato tu. Questo dalla mia bocca difficilmente uscirà perché l'opera che Cristo ha iniziato nella mia vita era quello che ero io: odiando, portando risentimenti, mancanza di perdono, ira, collera, bestemmie, bugie. Che cosa ne vuoi aggiungere? Per me, sto parlando di quello che ero io.
Se ancora queste cose sussistono nella mia vita, Cristo è morto invano per me. No, quando diciamo che Gesù ti cambia, ti trasforma, tu diventi una nuova creatura, le cose vecchie sono passate, ecco, tutto è diventato nuovo. Se tutto è diventato nuovo, perché devi stare ancora in collera con le persone del mondo, parenti, amici? Pace con Dio, perché la croce, quello è il segno: la croce è questa situazione, pace con Dio e pace con gli uomini.
Non portarti dietro questo grande fardello, perché la mancanza di perdono, ciò che leghi sulla terra sarà legato nel cielo. E quel che conta per noi è capire da ciò che leggiamo, perché la Scrittura è il nostro maestro.
Ho imparato, ho imparato l'umiltà, dice Paolo. Non facendo niente per rivalità, impara a fare tutte le cose con umiltà e impara a stimare gli altri più di te stesso. Riguardo a Gesù, dice: "Impara a non cercare i tuoi propri interessi, come sta scritto: non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma impara anche quello degli altri, perché questa era la vita di Gesù che venne sulla terra per fare del bene e poi per insegnare".
E quando io guardo alla parola di Dio, non devo solo leggerla e andare avanti in questa maniera, ma fermarmi passo per passo per comprendere quello che questi uomini attraverso lo Spirito Santo hanno scritto per noi oggi.
Andiamo verso la conclusione. Allora so stare abbassato e mi devo chiedere se quando qualcuno viene a dirmi: "Fratello Davide, ma oh, io sono il pastore, come ti permetti? Non ho bisogno del tuo consiglio". Vuol dire che non so stare abbassato, no? Perché io sono e tanti sono così. Io sono, non c'è bisogno che me lo dici, ho la mia esperienza. Quando invece c'è un pizzico di umiltà, sappiamo stare abbassati come Paolo ci ha insegnato.
So anche vivere nell'abbondanza, in tutto e per tutto ho imparato. È bello sentire un uomo come lui che dice: in tutto, per tutto, nelle cose spirituali e nelle cose materiali, nel perdonare, nell'amare, in tutto ho imparato ad essere sazio, ad avere fame, ad abbondare, a soffrire penuria. E poi viene una cosa bella, una cosa che deve diventare vita in noi stessi.
Io posso ogni cosa in Cristo che mi dà la forza. Amen. Ogni cosa. Ma come parla quest'uomo? Io posso ogni cosa, ma adesso ti stai proprio inorgogliendo, caro Paolo. Prima ti sei abbassato, adesso puoi tutto, ma chi credi di essere?
Se uno si ferma qui e dice: io posso ogni cosa, e uno dice: "Ma certo, l'orgoglio non lo ha lasciato questo fratello, questa persona". Paolo dice così: "Io posso ogni cosa in Cristo che mi dà la forza". Ed è vero, perché tante prove senza Gesù tu non le avresti superate. Tante malattie, tante situazioni difficili, tante forme di depressione e tanti attacchi nella mente da parte dell'avversario. Tu non potevi con la tua forza superarle e non le supererai mai, finché non puoi fare ogni cosa in colui che ti dà la forza, Gesù.
È bello che sappiamo che Paolo non si è inorgoglito. Lui era arrivato al punto in cui dice: con Gesù, come disse Davide, io posso saltare un muro. Con Gesù posso affrontare una schiera. Con Gesù possiamo fare tante cose. Dove non arriviamo, il Signore ci aiuterà.
Tutti pensavano fosse morto Paolo quando l'hanno lapidato. I fratelli si sono riuniti intorno a lui. Lui si alza come se nulla fosse e se ne va con i fratelli. Chi l'ha fatto allora? Se il Signore non ti dà la forza di superare tutti gli eventi di questa vita, dove vuoi andare? Quanta strada puoi fare?
Del resto le sue parole sono ancora vive nel mio cuore, ma penso anche nel tuo quando imparerai che la Scrittura dice: senza di me non potete fare nulla. O vuoi fare tutto? E com'è bello sapere che nella nostra vita possiamo appoggiarci a Cristo, e questo è per noi l'unico vanto: quello di sapere che attraverso la croce noi abbiamo raggiunto obiettivi che gli uomini normali non possono raggiungere.
E non ti meravigliare quando qualcuno ti chiederà: "Ma come hai fatto? Ma perché non sei preoccupato? Perché non hai i pensieri? A questa notizia sei rimasto indifferente, non sei andato in depressione?" E no, perché io so in chi ho creduto. Io so in chi ho creduto. Così dice lui, Paolo.
E allora se sai in chi hai creduto, puoi citare certamente ciò che dice Isaia al capitolo 26, verso 3. Che cosa dice? A colui la cui mente riposa in te tu doni una pace perfetta perché confida in te. Alleluia. La parola di Dio devi metterla dentro, quella rimane e porterà frutto per la gloria di Gesù. Amen. Amen.
Vogliamo alzarci in piedi e ringraziare il Signore. Pietà al mio Dio, così orgoglioso aiutami a chinare il capo per morire a me stesso, Signore mio Dio. Come sei orgoglioso! Aiutami a chinare il corpo per morire a me stesso come te. O Gesù, al Calvario hai chinato il tuo capo per me. Come te, Gesù al Calvario, hai chinato il tuo capo per me. Gloria a Gesù. Alleluia.
Padre, noi siamo alla tua scuola e vogliamo imparare da te tutte le cose necessarie alla nostra pace, alla nostra tranquillità interiore. Ti ringraziamo per tutta l'opera che tu hai svolto nella nostra vita e che ancora, o Signore, puoi svolgere perché possiamo imparare ad amare, a perdonare, a fare tutte le cose necessarie, o Signore, che possano rallegrare il tuo cuore.
Come figli ubbidienti vogliamo pregarti che lo Spirito Santo faccia quest'opera di trasformazione interiore perché la tua provvidenza dal cielo protegga ognuno di noi e il timore di Dio entri nelle nostre case, nella nostra vita, perché possiamo imparare ad ascoltare la tua voce. Signore, fai grazia, poiché questo popolo, Signore, è qui davanti a te per poter non solo imparare, ma anche ubbidire e fare il tuo volere, la tua volontà.
A motivo di questo noi chiediamo che il supporto, l'aiuto e la consolazione dello Spirito possano venire su tutti noi che desideriamo fare tutte le cose che sono gradite ai tuoi occhi. Così, o Signore, grazie per questa scuola. Benedici tu tutti noi e ancora in questo giorno dacci grazia perché la tua parola possa rimanere in profondità nel nostro cuore, aiutandoci, o Signore, a metterle in pratica unicamente a lode e gloria del nome di Gesù che è benedetto in eterno. Amen. Amen.