Apri il tuo cuore
Leggiamo un fatto che già conosciamo al capitolo 16, al verso 9. Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un uomo macedone che lo supplicava e diceva: "Passa in Macedonia e soccorrici". Dopo che ebbe visto la visione, cercammo subito di passare in Macedonia, persuasi che il Signore ci aveva chiamati là per annunziare loro il Vangelo. Perciò, salpando da Troas, ci dirigemmo a Samotracia e il giorno seguente a Neapolis, e di là a Filippi, che è la prima città di quella parte della Macedonia, una colonia romana. Restammo in quella città diversi giorni. Il giorno di sabato andammo fuori città, lungo il fiume dove era il luogo ordinario della preghiera, e postaci a sedere parlavamo alle donne che erano là radunate. C'era una donna di nome Lidia, commerciante di porpora della città di Tiatira, che adorava Dio. Stava ad ascoltare, e il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo. Amen. Fin qui la parola del Signore.
Il soggetto di cui io voglio condividere insieme a voi è un soggetto prezioso, un grande soggetto — credo che sia il più grande in tutta la Scrittura perché ha toccato anche la nostra vita: quello di aprire il cuore. Come dice la Scrittura, il Signore aprì il cuore di Lidia per dare ascolto, aprì la mente, il cuore per dare intendimento. Questo è bello! Quando noi possiamo aprire il cuore, sentiamo la piena libertà, la piena gioia. Apriamo il cuore a Gesù e facciamo entrare — come dice il Cantico — il Re di gloria. Apriamo il cuore alla preghiera, alla comunione fraterna. Apri il cuore a tuo fratello, apri il cuore a tua moglie, a tuo marito. Quando uno apre il cuore, sente quella pace, quella libertà, quella luce interiore che ti spinge a comprendere quanto sia importante, davanti agli occhi di Dio, questo atteggiamento, questa disposizione.
Come dice il salmista al Salmo 57: "Il mio cuore è ben disposto, o Dio". Che cosa significa questo? È un cuore aperto, un cuore che vuole ascoltare, un cuore che vuole sottomettersi, ubbidire, comprendere. Come Daniele stesso ebbe in cuore di comprendere la parola di Dio, e Dio gli venne incontro con una grande rivelazione. Questo è importante. Quando lo Spirito Santo ci allarga il cuore, proprio così come dice il salmista nel Salmo 119, al verso 32: "Correrò nella via dei tuoi comandamenti perché tu mi allargherai il cuore". È importante che io venga incontro alla tua parola, Signore, perché ho fiducia che tu mi aprirai e mi allargherai il cuore.
Allargare il cuore significa anche quello che Paolo ha voluto dire un giorno ai Corinzi. Paolo aprì il suo cuore e dovette rivelare tutte le cose che sentiva verso questa chiesa. Non ebbe segreti: disse tutto il consiglio di Dio. Perché anche da parte nostra, nella famiglia, verso i figli, verso la moglie, quando c'è questa apertura, questa libertà, noi sappiamo che lo Spirito Santo ci spinge a fare cose che non sono nella nostra natura. Ed è per questo che abbiamo la facoltà di ascoltare la parola di Dio, come Lidia ascoltava Paolo. Per lei fu un'opportunità — e Dio crea le opportunità per portarci là dove lui vuole.
Era un giorno di sabato, dice la Scrittura. Per Paolo e per il popolo di Israele, un giorno di riposo. Ma queste donne erano riunite là, e quando Paolo ha cominciato a parlare, troviamo tante donne, ma una soltanto — dice la Scrittura — si chiamava Lidia. Una donna che temeva Dio. Era una commerciante di porpora. Però vediamo due aspetti: una persona che era commerciante, eppure il suo cuore non era nel commercio. Il suo cuore — il cuore di questa donna — aveva dei tesori spirituali preziosi. Adorava Dio, senza conoscerlo formalmente. E quando Paolo le parlava e le annunziava la parola, dice che Dio le venne incontro e aprì il cuore di questa donna per intendere.
Nella seconda lettera ai Corinzi, al capitolo 6, al verso 11, Paolo dice così: "La nostra bocca vi ha parlato apertamente, o Corinzi; il nostro cuore si è allargato". Sentir parlare una persona con un cuore allargato, un cuore purificato — un cuore da cui escono i consigli, da cui esce l'intendimento, la Sapienza di Dio — questa è la Grazia. Paolo non aveva nessuna riserva. Ma lui dice a questa chiesa: "Vi abbiamo parlato apertamente". Qualche volta manca nella chiesa questo parlare apertamente. Qualche volta c'è più un bisbigliare, delle seconde voci, terze voci — ma non c'è un parlare chiaro, aperto. Eppure questo parlare aperto porta benefici.
Qualche volta una riprensione aperta — come dice in Proverbi — una correzione che fa bene all'anima di chi ascolta. Perché quando ascolti qualcuno che ti sente parlare, che ti corregge con un cuore aperto, non ti chiudi, non ti restringe. Lo ascolti perché lui lo fa con quella Grazia che solo lo Spirito può darti. Lui ti parla dicendo: "Io te lo dico per il tuo bene". E è bello che noi applichiamo la parola di Dio. Quando la parola dice "vai da tuo fratello, parla a tuo fratello", non avere paura di quello che pensa, non pensare se la prende, se si offende, se si crea pregiudizi. Tu fallo con quell'apertura di cuore, e Dio farà Grazia.
Perché Paolo ha fatto questo a questa chiesa. Nella prima lettera, Paolo è stato forte — e potevano essere due le condizioni: o i Corinzi avrebbero potuto dire "Non ti vogliamo più vedere per quello che ci hai detto, perché è stato pesante", oppure Paolo avrebbe potuto pregare che Dio potesse aprire il cuore di questa chiesa a Corinto. Perché erano andati troppo profondamente nel peccato, nella carnalità. Un pastore non deve aver paura di parlare alla chiesa, ai fratelli, se non camminano correttamente. A qualche giovane che non vuole accettare la parola di Dio, che vuole agire secondo i suoi pensieri — poi come tante volte succede, lasciano la comunità e se ne vanno in un'altra dove non c'è disciplina, non c'è correzione. Il pastore si presenta solo la domenica per predicare, senza conoscere le sue pecore, senza guidarle.
E cari fratelli, quello che ha fatto Paolo ci voleva il coraggio di capire che sarebbe stato a compimento di ciò che lui aveva detto nella prima lettera, denunciando il peccato di questi fratelli che lui aveva partorito con dolore — dice la Scrittura. E andando avanti, al verso 13 del capitolo 6, Paolo dice: "Voi non state allo stretto in me, ma è nei vostri cuori che siete allo stretto". Questo era un parlare libero, chiaro — come Gesù ha fatto con i discepoli quando ha parlato apertamente. E alcuni hanno detto: "Questo parlare è duro, non lo possiamo accettare". Ma è così forte questo parlare del Signore — che cosa c'era di duro nel parlare vero? È vero che colui che era la persona più amorevole della terra, più mansueta della terra, più dolce della terra, più sapiente della terra, era anche quello che poteva dire ai suoi discepoli di riprenderli, dirgli che erano uomini di poca fede, dirgli che non sapevano di che spirito erano.
E possiamo vedere in tutti i discorsi di Gesù che il nostro maestro non era sempre dolce. Lui era dolce, il suo messaggio era forte. Ma come ho detto altre volte, nel forte c'è il dolce — proprio come con un leone. Nel forte c'è il dolce. Beato quel fratello, quella sorella che accettano la riprensione — perché chi ama la riprensione ama la sua vita, dice la Scrittura. E noi siamo su un percorso di formazione. Naturalmente, bisogna avere anche un po' di tatto: quando riprediamo qualcuno che vogliamo correggere, lo dobbiamo fare con amore, non con durezza, in modo che l'altro senta che tu gli vuoi bene e lo fai per il suo bene.
Allora, ancora Paolo dice al verso 13: "Ora in contraccambio parlo come a figli: allargate il cuore". Quando allarghiamo il cuore, accettiamo ciò che vogliamo sentire, ma per la nostra edificazione, per la nostra santificazione, per ciò che è bene per noi. Perciò il salmista dice: "Corro verso i tuoi comandamenti perché tu mi allargherai il cuore". E com'è bello sentire questa libertà che il nostro caro maestro ci ha trasmesso attraverso la sua vita! Perché nell'insegnamento della parola di Dio noi troviamo quel carattere di Gesù che si esprime in mille modi per la nostra vita. Da lui noi possiamo imparare come lui parlò, come lui guidò i discepoli, come lui ha disciplinato quei fratelli, come li ha condotti a seguirlo, fedeli fino alla fine. Tu hai Parole di vita eterna.
Eppure Pietro si sentiva dire quelle frasi pesanti dal maestro: "Sta lontano da me, Satana". Chi mai avrebbe potuto parlare in questa maniera? Potremmo dire: "Signore, potevi essere un po' più dolce, forse riprendere Pietro in maniera diversa". Nessuna posizione da parte nostra possiamo assumere verso quelle che sono state le parole e gli atteggiamenti, il sentimento di Gesù verso di noi. Ancora oggi, perché è bello che sappiamo che la parola ci guida, anche ci corregge a capire che quando noi ci approcciamo, capiamo che il nostro cuore è desideroso.
Perciò, anche nel Salmo 108, il salmista dice: "Il mio cuore è ben disposto, o Dio, parla! Parla, Signore. Io ascolto. Voglio ascoltare. Voglio allargare il cuore, perché voglio fare ciò che a te piace". È l'amore di Cristo che porta il nostro cuore — come ha portato il cuore di Lidia, come ha portato il cuore di questi Corinzi. Quando nella seconda lettera Paolo dice chiaramente: "Sono contento che questa mia lettera vi ha contristato, ma vi ha contristato a salvezza, non di quella tristezza che viene dal diavolo, ma di quella tristezza che produce ravvedimento".
Da parte nostra, è bene che capiamo in quante circostanze il nostro cuore deve essere allargato. Al mattino, nella lettura della parola, quando cantiamo, quando lodiamo quei bei cantici di una volta, tu senti che c'è l'ispirazione dello Spirito. Sentir che un cantico è ispirato — non devi essere un maestro di musica, devi essere soltanto uno che si lascia guidare dallo Spirito e che sente, dallo Spirito, la lode che pervade il nostro cuore. Quando canti con tutto il cuore, tu ti accorgi che è lo Spirito che sta allargando il cuore. E quando ascolti il messaggio è la stessa cosa.
Perché quell'eunuco stava sul carro — aveva fatto migliaia di chilometri per andare a Gerusalemme ad adorare. Tornava tristemente al suo paese, dopo un lungo viaggio. Ma Dio guardò a quello che c'era nel cuore di quell'uomo. E quando Dio guarda nel segreto, sappi che lui lo manifesterà apertamente. E gli manda Filippo. "Che cosa leggi?" — "Leggo qualcosa che non riesco a capire". "Capisci ciò che leggi?" Questo vorrei dire qualche volta a tutti noi, no? Quando leggiamo, sappiamo che cosa stiamo leggendo? E il cuore disposto a voler capire, che cosa stiamo dicendo, che cosa stiamo leggendo, che cosa ci sta parlando la parola? Questa era la condizione di quest'uomo: aveva un cuore ben disposto per ascoltare.
Ma lì per lì aveva bisogno di essere aiutato. E Dio manda sempre l'aiuto al momento opportuno. E così ha fatto con quell'eunuco. E la Scrittura dice: "Se tu credi con tutto il cuore, potrai essere battezzato". E quell'uomo che aveva allargato il suo cuore disse a Filippo: "Io credo con tutto il cuore che Gesù è il Figlio di Dio". Ecco come Dio viene! Ma è molto importante che noi diciamo: "Signore, il mio cuore è disposto. Parla! Parla! Io ascolterò!". E quando noi apriamo il nostro cuore, certamente il Signore ci farà dono della sua parola attraverso lo Spirito Santo.
La nostra vita assume un altro atteggiamento. Nella casa sarai più gioioso. Nell'ambiente del lavoro avrai un'altra testimonianza. Tutto ciò che noi facciamo, quando apriamo il nostro cuore al Signore, è a nostro vantaggio — ma anche a vantaggio di quelli che potranno dire: "Qual è il tuo segreto? Come mai sei gioioso? Come mai sei calmo? Come mai quest'affetto?" Tutte le particolarità spirituali avvengono soltanto quando il nostro cuore è aperto verso l'opera dello Spirito Santo.
Fratelli, apriamo il nostro cuore, e il Re di gloria entrerà. Amen!