Ecco, io pensavo — I miei pensieri non sono i tuoi

Stamattina condivido il passo con voi in Romani. Leggiamo l'ultimo verso del capitolo 1 e alcuni passi del capitolo 2. Il capitolo 1 finisce così: "Poiché, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio, secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono." Poi il capitolo 2: "Perciò, uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile, perché in quel che giudichi l'altro condanni te stesso, poiché tu che giudichi fai le medesime cose. Or noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità su coloro che fanno tali cose.

E pensi forse, o uomo, che giudichi coloro che fanno tali cose e tu pure le fai, di scampare al giudizio di Dio? Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo come la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? Ma tu, per la durezza del cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere — la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene. A coloro che invece contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all'ingiustizia, spetta indignazione ed ira."

Non voglio entrare nel contesto in cui troviamo questo passaggio nella lettera ai Romani dell'Apostolo Paolo, in cui spiega anche quanto la religiosità del Giudeo sia ben poca cosa davanti a quella che è l'opera di Cristo alla croce. E poi va avanti nei vari capitoli come vuole dire a questi fratelli che vivevano a Roma dell'opera, della conversione stessa, di come il Signore cambia i nostri cuori, li trasforma e li porta a lui. In tutto questo passaggio e quello che è la lettera ai Romani, quello che mi guardava da vicino era che il Signore mi metteva davanti la mia piccolezza, la mia religiosità. Perché noi possiamo esaminare i passi nel momento storico, quando furono scritti, il contesto, a chi erano indirizzati, ma alla fine di tutto, la valutazione che facciamo è sempre la stessa: il Signore parla a me.

E mi sentivo misero nelle scorse giornate, nelle settimane, nei mesi che passavano, perché tante volte quando guardo la mia vita faccio tante domande a Dio, no? E chiedo al Signore: "Signore, ma sono nel centro della tua volontà?" Perché le giornate scorrono e passano, e tante cose a cui pensare — tante cose con te non c'entrano nulla. Allora mi sento svuotato e misero, miserabile, si può dire. Fratello, "Non ti buttare giù, non dire queste cose", eh, perché se le dici tu, allora chi neanche conosce il Signore cosa dovrebbe dire? Il Signore invita tutti. Però l'esame che facciamo è sempre quello in cui il cuore si deve aprire — non lo puoi tenere chiuso. Non puoi pretendere che il Signore possa entrare e benedirti, che Dio ti faccia del bene, che Dio ti riservi ogni sorta di bene e benedizione, con un cuore chiuso. È difficile, se non impossibile, ottenere queste cose.

E allora mi portavo davanti a lui e mi esaminavo, sapendo che sono mancante in tante cose. Però so che la grazia di Dio è abbondante. Ma non voglio fare tesoro di quello che può essere più conveniente — devo esaminarmi. Perché non voglio che un giorno, quando leggo i passi che mi hanno toccato, al capitolo 2, dove il Signore dà la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità — e allora mi chiedo: "Che cosa sto cercando? Dove voglio portare la mia vita, la mia posizione sociale, il mio posto in questo mondo? Che cos'è? Chi sono io alla luce anche degli occhi degli altri, dei miei amici, della mia famiglia, di voi, fratelli e sorelle? Chi sono io? Cosa ho fatto?" Perché poi cantiamo tante cose. Cantiamo che il Signore merita di più — da chi? Dal fratello che mi sta accanto? Il Signore merita di più da me, da quelle opere che lui ha preparato e vuole che portiamo a compimento.

Canto anche che "Vivo per te", i giorni miei sono dati a te — e anche quello non è sempre vero, perché i giorni vengono anche dati a cose che non sono utili per l'edificazione del Signore. Però il Signore ci insegna sempre. E allora vedevo come — Signore, ci sono momenti in cui davvero il mio cuore arriva a un punto che si libera di tutti questi attacchi del nemico: "Non sei abbastanza, non sei abbastanza santo, non sei quel servitore che credi di essere, non sei il figlio di Dio che gli altri credono che tu sia". Perché questi sono anche attacchi — li dobbiamo saper riconoscere e dobbiamo usare lo scudo della fede per ripararci.

Però poi il Signore, quando è la sua voce limpida ed entra, lì c'è la pace. Quando arriva la pace, vediamo chiaramente che non è più quella domanda, ma è quella risposta chiara che il Signore ci porta a lui. E la sua presenza ci dice: "Io ti voglio portare nella mia volontà. Ho bisogno che il tuo cuore sia libero. Liberati di tutte le cose che ancora ti legano, perché ci saranno sempre. Però noi intanto sfruttiamo questi momenti" — l'ho detto anche ai ragazzi venerdì. "Sfruttate i momenti in cui lodiamo il Signore, perché sono momenti che il Signore ci ha dato.

È il giorno di riposo in cui la sua presenza è tangibile in mezzo al suo popolo, e noi li afferriamo, li vogliamo desiderare appieno. E quando li facciamo nostri, ce li portiamo con noi, anche quando non ci riuniamo con i fratelli, quando siamo soli con lui. Perché soli con lui cresciamo. Insieme è bello — glorifichiamo Dio, sentiamo la sua presenza che ci parla — ma da soli cresciamo con lui. Nelle prove il Signore ci aiuta e c'è quella crescita che ci fa vedere: "Signore, anche nella prova sono nella tua volontà".

E non è sempre facile — è un passaggio che dobbiamo portare avanti perché vogliamo dire: "I miei giorni li darò per te". E anche un altro passaggio che abbiamo cantato: "Fa' che io sia secondo il tuo cuore ogni giorno". E se siamo secondo il cuore del Signore, sarà difficile anche commettere un singolo errore, anche un solo sbaglio, anche una piccola caduta. Siamo umani, non siamo perfetti, e ci può stare. Ma vi dico che, secondo il cuore di Gesù, sarà impossibile cadere. E per questo noi vogliamo ringraziare il nostro Dio e fare tesoro dei suoi insegnamenti, perché è la sua parola che parla al cuore, la sua parola che può cambiare e trasformare la nostra vita. E di questo noi siamo grati — lo ringraziamo e lo benediciamo nel nome di Gesù. Amen!

Voglio condividere con voi un passo della Scrittura questa mattina nel libro di Secondo Re, al capitolo 5. Leggeremo dal verso 1 al verso 3, poi leggeremo dal verso 9 al verso 14. Così dice la parola del Signore: "Or Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo grande e altamente stimato agli occhi del suo Signore, perché per mezzo suo l'Eterno aveva dato vittoria alla Siria. Ma quest'uomo forte e valoroso era lebbroso. Alcune bande di Siri, in una razzia, avevano portato via come prigioniera dal paese di Israele una piccola fanciulla, che era finita al servizio della moglie di Naaman.

Ella disse alla sua padrona: 'Se il mio Signore potesse andare dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo libererebbe dalla sua lebbra'". Andiamo al verso 9: "Così Naaman venne con i suoi cavalli e i suoi carri e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Allora Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: 'Va' a lavarti sette volte nel Giordano, e la tua carne tornerà come prima, e sarai mondato'."

Ma Naaman si adirò e se ne andò dicendo: "Ecco, io pensavo — egli uscirà certamente incontro a me, si fermerà, invocherà il nome dell'Eterno, il suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e mi guarirà dalla lebbra. I fiumi del Damasco, l'Abana e il Farfar , non sono forse migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere mondato?" Così si voltò e se ne andò tutto infuriato. Ma i suoi servi gli si avvicinarono e gli parlarono dicendo: "Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l'avresti fatta? Tanto più ora che ti ha detto: 'Lavati e sarai mondato'". Allora egli scese e si immerse sette volte nel Giordano secondo la parola dell'uomo di Dio, e la sua carne tornò come la carne di un piccolo fanciullo, e fu mondato.

Una delle espressioni che toccavano il mio cuore in questa lettura di questo passaggio della parola di Dio era un'espressione di delusione che deriva dal cuore di Naaman. Al verso 11 dice così: "Ecco, io pensavo..." Potrebbe essere il messaggio principale questa mattina, quello che il Signore vorrebbe dirci. Ma era inevitabile nel discorrere della Scrittura tirare fuori la rivelazione di quello che Dio vuole fare nella nostra vita. Di solito preferisco concentrarmi su un soggetto in particolare e portarlo avanti. Ma questa volta il Signore ci apre un varco attraverso questa espressione di Naaman per percorrere una strada attraverso la quale io e tu questa mattina cammineremo, per brevissimo tempo, purtroppo, ma lo faremo insieme.

Ecco, io pensavo — quante volte nella nostra mente, durante la nostra vita, durante delle situazioni particolari e difficili, abbiamo detto: "Ecco, io pensavo". Quanti pensieri hanno coinvolto la nostra mente quando pensavamo che le cose dovevano andare come volevamo noi, secondo la nostra volontà! E poi si presentano situazioni negative che ci fanno capire che la situazione non va avanti come vorremmo. "Io pensavo, io pensavo" — ci porta, fratelli e sorelle, a considerare qualcosa che il Signore ci dice nella sua parola. E cioè, che cosa? Ciò che noi troviamo nel libro del profeta Isaia al capitolo 55. Sapete già di cosa stiamo parlando?

Ecco, io pensavo — gloria a Dio per la parola di verità che questa mattina ci parla e ci purificherà. Perché come Naaman, anch'io questa mattina desidero essere mondato, purificato, e questo avviene attraverso la parola di Dio. Così si esprimerà il Signore Dio: "Non sono i vostri pensieri i miei, poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore. Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri".

Grazie, dirà la Chiesa, Signore Gesù, perché i miei pensieri non sono i tuoi pensieri e le mie vie non sono le tue vie. Perché i miei pensieri sono pensieri limitati — sono pensieri a volte che vengono dalla natura, dall'anima, negativi — pensieri che non riescono ad elevarsi a un livello più alto. Quello che noi adesso vogliamo fare, attraverso il messaggio della parola, lo sprono, l'esortazione, è elevare i tuoi pensieri a un livello più alto, fratello e sorella, secondo i pensieri di Dio.

Perché "Ecco, io pensavo" è un'espressione di delusione per noi, ma era nei piani di Dio. E quando la vita ci presenta momenti di delusione, di dispiacere, o di malattia, noi diciamo: "Io pensavo", ma il Signore dice: "Il mio piano — perché io sono con te". Allora, questa mattina, lo Spirito Santo vuole prendere i nostri pensieri dal basso e vuole portarli verso l'alto, nei pensieri di Dio, secondo i pensieri di Dio.

Quanto è bello, fratelli, pensare col pensiero di Dio e non con il nostro pensiero! Quanto è bello ripetere alla nostra mente che le vie di Dio sono più alte delle nostre vie. E gloria a Gesù, perché le vie del Signore sono vie che ci portano verso la via della vittoria! Alleluia! Quando noi abbiamo i pensieri di Dio e percorriamo le vie di Dio, sappiamo che stiamo posando i piedi su una vita di vittoria continua. Non perché noi siamo qualcuno, ma perché Gesù è in noi, vicino a noi, ed egli ci guiderà fino alla fine.

Ecco, io pensavo — questo mi riporta alle parole di Gesù nell'Evangelo di Matteo, al capitolo 26, verso 39. Vi ricordate quando Gesù si espresse proprio così: "Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice". Quante volte abbiamo detto: "Signore, se è possibile, fa' passare oltre questa prova, questa situazione negativa". E Dio ci deve dire: "I miei pensieri non sono i tuoi pensieri, e le mie vie non sono le tue vie". E Gesù dirà, ci ricorderà: "Tuttavia, non come io voglio, ma come tu vuoi. Amen".

Come tu vuoi, Signore! Allora la Chiesa dica questa mattina: "Signore, come tu vuoi, sia fatto in me". La delusione arriva al nostro cuore quando noi vogliamo fare la nostra volontà. Ma quando siamo disposti a fare la volontà di Dio, allora, fratelli, possiamo dire come Gesù ha detto: "Sia fatta la tua volontà, o Padre", perché sappiamo che noi abbiamo un Dio d'amore!

Allora, questo passaggio che noi abbiamo trovato ci parla di Naaman. La Bibbia lo definisce capo dell'esercito, un generale — un uomo grande, altamente stimato agli occhi del suo Signore. E la Bibbia ci dice che per mezzo suo l'Eterno aveva dato vittoria alla Siria. Un uomo grande, un uomo forte, un uomo valoroso. Ma quello che voglio notare con voi questa mattina, fratelli, attraverso il verso 1 del capitolo 5, è che Naaman — che faceva parte del popolo di Siria, non era un uomo al quale Dio poteva manifestare le sue cure, la sua provvidenza, la sua protezione — era un uomo straniero. Eppure la Bibbia dice che l'Eterno si usò di lui come strumento nelle sue mani per dare vittoria alla Siria. Fratelli, l'atteggiamento di Dio, come lui si muove, come lui agisce, va al di là di quelli che sono i nostri pensieri, fratelli, limitati.

Ripeto: Dio questa mattina ci vuole ricordare qualcosa, qualcosa di profondo, qualcosa che io lo definisco il centro del messaggio dell'Evangelo di Dio in Cristo Gesù. E noi lo troviamo, fratelli, in Giovanni capitolo 3, verso 16: "Non ci ricorda il Signore che Dio ha tanto amato il mondo? Che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna". Amen!

Dio si usa come vuole. L'uomo è creatura di Dio — l'uomo è la sua creazione. E Dio si userà come lui vorrà. Quest'uomo non faceva parte del popolo di Israele, ma in qualche maniera era timorato. Adorava i suoi dei, non il Dio di Israele, ma i suoi dei, fratelli. E noi sappiamo che la parola ci riporta sempre a considerare qualcosa. E che cosa? Matteo 7:8: "Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, sarà aperto a chi bussa". Chi sono io per giudicare questa mattina? Ho pensato su questo passaggio. Ho detto: "Signore, come mai hai usato un pagano, uno straniero? Probabilmente cercava qualcosa".

Naaman non adorava, ripeto, il Dio di Israele — era straniero. Ma la Bibbia ci dice questa mattina, dice a te e a me — credente che sei o non lo sei — "Sarà aperto a chi bussa". Gloria a Gesù! Quindi questa mattina io ti invito: cerca, chiedi, perché Gesù ti dice: "Io mi lascerò trovare da voi". Amen!

E la parola di Dio ci dice che quest'uomo grande e valoroso aveva un problema — era lebbroso, aveva una malattia gravissima. E io non vorrei — ho studiato un pochettino — ma non vorrei esprimermi troppo, per quanto sia terribile questa malattia, come corrode la pelle, la carne, i nervi. Ma mentre studiavo questa malattia, della quale quest'uomo era stato colpito, una cosa ha parlato al mio cuore. Perché, fratelli, stiamo parlando di purificazione — quello che è avvenuto poi a Naaman — che questa malattia rende insensibile al tatto, insensibile al calore e al freddo.

Bene, fratelli, la parola del Signore ci dice che la lebbra rappresenta il peccato dell'umanità. E quando il peccato è dentro l'uomo, allora quell'uomo è lebbroso — è lebbroso. E che cosa succede, fratelli? Si perde la sensibilità. La sensibilità la si perde verso le cose nobili. La sensibilità la si perde verso la volontà di Dio, la si perde verso la voce di Dio, la si perde verso il carattere di Dio. Diventiamo sensibili per alcune cose e insensibili per altre cose. Ma diventiamo sensibili al successo, alla gloria, alle attenzioni, ai primi posti.

Attenzione alla lebbra, fratelli e sorelle, questa mattina! Se c'è qualcosa che porta la lebbra, in questo caso di Naaman, secondo la storia, è l'orgoglio. Se noi non soffochiamo quello che porta la lebbra nella nostra vita spirituale, fratelli e sorelle, incominciamo, pian piano, pian piano, a perdere la sensibilità verso Dio, e a diventare più sensibili verso la propria gloria. E questo il Signore non lo vuole. E noi diciamo questa mattina: "Signore, preservaci dalla malattia della lebbra".

E la Scrittura dice che mentre quest'uomo cercava aiuto per questa sua malattia, ecco che alcune bande di Siri, in una razzia, avevano portato via come prigioniera dal paese di Israele una piccola fanciulla, che era finita al servizio della moglie di Naaman. Ecco che nel bisogno — ecco che compare una piccola fanciulla! Così la descrive la parola del Signore. Questa fanciulla dice alla moglie di Naaman: "Se il mio Signore potesse andare dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo libererebbe dalla sua lebbra". Gloria a Gesù!

Una bambina che ci insegna questa mattina qualcosa di molto profondo. Avremmo da parlare veramente tanto, fratelli, ma brevemente lo voglio fare con voi. Su alcune virtù che la Chiesa deve avere. Questa piccola fanciulla rappresenta la Chiesa oggi. Ecco perché con voi voglio fissare lo sguardo su questo. Una bambina senza nome — senza nome, strappata dalla sua famiglia. E ora si trova a fare la serva, o la schiava, della sua padrona. Una bambina usata come strumento di Dio per portare a compimento il suo piano. E io ti voglio dire questa mattina: non importa dove tu sei, la tua posizione fisica.

Non importa. Quello che importa oggi è che il Signore si vuole usare anche di te. E se dici: "Io sono una serva, sono uno schiavo, non occupo un posto importante come quello di Naaman" — grande, valoroso, forte, alla vista di tutti, al centro dell'attenzione, ricco. Questa bambina non era nessuno. Eppure Dio si serve di lei. Come oggi si vuole usare di te e di me — ovunque ti trovi. Sappilo che Dio si vuole usare anche di te!

Questa fanciulla ci ricorda qualcosa di incredibile, fratelli. Così si esprimerà. "Oh, se il mio Signore potesse andare dal profeta". Questa fanciulla sta dicendo alla moglie di Naaman: "C'è un profeta in Israele, c'è una parola profetica". E in questo caso stiamo parlando di Eliseo. E noi vogliamo ricordare al nostro cuore che c'è un Dio in Israele — c'è un profeta, c'è una voce profetica. Il popolo del Signore — ricorda che noi abbiamo su di noi il Dio di Israele, un Dio di salvezza, un Dio di liberazione, un Dio di guarigione. Questo è il nostro Dio! "C'è un Dio in Israele", disse questa fanciulla. Noi diciamo: "C'è un Dio che salva, che libera e guarisce ancora oggi". Amen! Gloria a Dio!

C'è ancora oggi, fratelli e sorelle, un Dio che vuole iniziare un'opera nella tua vita, o l'ha già iniziata e la vuole portare a compimento. Non lo dimenticare! C'è un Dio che vuole fare miracoli nella tua vita. Credi tu, fratello, che il Signore può fare ancora miracoli nel tuo cuore? Una piccola fanciulla si rivela. Testimonia che c'è un Dio in Israele. Quanto è bello, fratelli, che la Chiesa del Signore possa testimoniare che noi abbiamo un Dio che salva, che libera e guarisce! Gloria a Gesù!

E questa fanciulla era stata strappata dalla sua famiglia — era stata privata dai suoi genitori. E adesso si trova in una posizione, direi, alquanto sgradevole. Ma quello che ha toccato il mio cuore è che nel cuore di questa fanciulla non c'era odio verso il suo padrone, il suo signore. Non c'era rancore. Non c'era riserva dentro di lei del male fattole. E questo è quello che la Chiesa oggi deve fare: deve imparare a perdonare! Non ci deve essere odio. Non ci deve essere rancore. Non ci deve essere riserva e pregiudizio. La Chiesa deve andare avanti con l'amore di Cristo nel cuore. Questa è un'altra lezione per noi, fratelli!

Questa fanciulla perdona. È esercitata a perdonare. L'ho condiviso questo soggetto con i bambini venerdì sera: "Perdoniamoci gli uni gli altri come il Signore vorrà". Questo dice la Scrittura in Matteo al capitolo 6, verso 14: "Il Signore ci attesta ancora una volta: perché se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche voi". Amen! Gloria a Gesù per la sua parola!

Ci stiamo purificando, fratelli. La parola di Dio purifica. E noi questo vogliamo! E un altro passaggio ancora lo troviamo in Matteo al capitolo 18, al verso 21. La parola si esprimerà proprio così. In risposta alla domanda di Pietro, quando si accostò al Signore, gli disse: "Signore, se il mio fratello pecca contro di me, quante volte gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?" Gesù gli disse: "Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette". Amen! Gloria a Gesù!

Vieni con me, fratello. Ancora in Luca al capitolo 17, ai versi 3 e 4: "State attenti a voi stessi. Se tuo fratello pecca contro di te, riprendilo. E se si pente, perdonagli. E se anche peccasse sette volte al giorno contro di te, e sette volte al giorno ritorna a te dicendo: 'Mi pento', perdonagli". Amen!

Una piccola fanciulla. Vedete, fratelli, quante cose ci insegna! Anche Paolo si esprimerà nella sua lettera agli Efesini, al capitolo 4, verso 32: "Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo". E nella lettera ai Colossesi, al capitolo 3, verso 13, ancora la parola si esprimerà così dicendo: "Sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi. Se uno ha qualche lamentela contro un altro — è come Cristo vi ha perdonato. Così fate pure voi". Amen!

Quanti oggi si definiscono figli di Dio, ministri di Dio, e poi non riescono a perdonare il loro contemporaneo, il loro simile, il fratello, la sorella? Fratelli e sorelle, attenzione! Cristo ha perdonato il mio peccato. Chi ero io? Chi eravamo noi quando vivevamo in una vita di peccato? Eppure Gesù è venuto. Noi gli abbiamo chiesto perdono, e lui ci ha lavati e ci ha purificati. Come non potrei io perdonare il mio fratello?

Ma la storia continua. E noi troviamo che questa fanciulla si esprime dicendo: "C'è un profeta in Israele, in Samaria? Certamente egli lo libererebbe dalla lebbra". Gloria a Gesù per questa fanciulla questa mattina! "Oh", dirà alla sua padrona, "io so in chi ho creduto. Io so che c'è un Dio in Israele". Questa espressione certamente ci apre la mente a quello che il Signore dice a noi nella sua parola. E cioè, che cosa? Che Dio premia la tua fede. Amen! Dio premia, fratello e sorelle, la tua fede! Dio onora la nostra fede. "Certamente sarà guarito dalla lebbra", così dice la fanciulla.

Gesù si esprimerà in Matteo al capitolo 21, dicendo queste parole, e ce le vuole ricordare ancora, perché egli ci dice proprio così, al verso 21: "Gesù rispondendo disse loro: 'In verità vi dico che, se avete fede e non dubitate, non solo farete ciò che io ho fatto al fico, ma se anche diceste a questo monte: "Levati di lì e gettati nel mare", ciò avverrà. E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, la otterrete'". Amen!

"Certamente" — l'espressione di questa fanciulla apre la mente naturale dell'uomo e la porta a vivere nella mente di Dio, nei pensieri di Dio. E noi abbiamo bisogno proprio di questo — che la parola ci riporti più in alto. È vero, fratelli, a volte siamo molto in basso con i pensieri. Ma questa mattina il Signore ci sta portando molto più in alto. E questa è la realtà che noi vogliamo vivere!

Marco 9, verso 22: ancora una volta sentiremo questa espressione. La voglio condividere con voi. Un'espressione da parte del Signore Gesù a un uomo il quale aveva bisogno. Suo figlio era indemoniato. Chiedeva aiuto e si esprimerà dicendo: "Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi, aiutaci". Gesù gli disse: "Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede". Amen! Gloria a Gesù!

E noi ci esprimiamo tante volte proprio così al Signore: "Se tu puoi, Gesù, che pensi? Puoi? Puoi farlo? Non puoi farlo?" E il Signore ci risponde: "Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede". Gloria a Gesù!

E la storia va avanti. Naaman, dice la Scrittura che prende e va dal suo re, gli dice: "Sai, io ho una fanciulla in casa. Ha avuto conoscenza del mio problema, e mi ha detto che c'è un profeta in Israele". Così si esprime la Scrittura. E che pensi? Questa fanciulla dice che c'è un profeta in Israele. E questo re di Siria lo raccomanda! Dice: "Non temere, Naaman, adesso faccio una bella lettera e la spedisco io. Ti raccomando io al re d'Israele".

E la Bibbia dice che Naaman prende — una grande quantità di denaro. La Bibbia lo esprime prendendo con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro e dieci cambi di vesti. Prende tutto questo denaro, pensando che quello sarebbe stato guarito con un dono, con quello che aveva. E questo ancora ci dice una cosa a me e a te — a te che non credi, o che credi, e a noi figli di Dio — che non dirà il Signore: "Mio è l'argento e mio è l'oro"? Che cosa stai portando al Signore? Questo è il messaggio che noi rivolgiamo a questo mondo, a quanti oggi portano alle chiese grandi somme di denaro quando sono nel bisogno, quando sono nella malattia.

Ho conosciuto personalmente uomini, donne che hanno lasciato ai piedi della Chiesa grandi somme di denaro. C'è bisogno di portare i nostri beni a Dio? Dio ha bisogno dei nostri beni? Diremo a chi ci segue, ai nostri amici del mondo che non conoscono la verità: Dio dice: "Mio è l'argento e mio è l'oro". Dio non ha bisogno dei nostri beni. Egli è un Dio misericordioso, largo nel guarire, nel liberare, nel salvare. Non ha bisogno dei nostri beni!

Così la Bibbia dice che questo Naaman porta questa lettera al re di Israele. E questo re, appena legge la lettera, la Bibbia dice che si stracciò le vesti e disse: "Sono io col potere di far morire e vivere, che costui mi manda un uomo perché lo guarisca dalla sua lebbra? Perciò state a vedere che egli cerca pretesti contro di me!" Quando la lettera la legge il re d'Israele, dice: "C'è un pretesto, mi vogliono fare guerra". Si straccia le vesti e dice: "Sono io forse un Dio che posso — ho il potere di far morire e vivere?"

È una verità quella che sta dicendo il re d'Israele. È una verità! È vero: un uomo non può salvare un altro uomo. Un uomo non può guarire un altro uomo. Un uomo non può liberare un altro uomo. Quello che ci libera, che ci guarisce, che ci salva, è il sangue di Gesù. Amen! Gloria a Dio!

Non è un uomo. E dice la verità. Si straccia le vesti. E Eliseo lo viene a sapere. Fa un sacco di rumore questo re. Pensate — prima non esistevano i cellulari. Non poteva chiamare a qualcuno per dire: "Mi vogliono fare guerra". No! Immaginate in un momento questa scena — questo re che si straccia le vesti. Immagina che qualcuno gli vuole fare guerra. Lo dice a un altro, e poi a un altro ancora. Si sparge la voce e arriva all'orecchio di Eliseo.

Ed Eliseo si rivolge così a questo re: "Perché ti sei stracciato le vesti? Avresti dovuto stracciare il cuore, non le vesti. Perché così dice il Signore". È vero! Nel libro del profeta Gioele, al capitolo 2, noi ascoltiamo proprio esattamente così: "Perciò ora dice l'Eterno: 'Tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti. Stracciate il vostro cuore e non le vostre vesti. E tornate all'Eterno, il vostro Dio, perché egli è misericordioso, pietoso, pieno di compassione, lento all'ire, di grande benignità, e si pente del male mandato'".

Non stracciare, o re, le tue vesti — straccia il tuo cuore! Chiesa del Signore! Oggi vogliamo dire: "Signore, lungi da me strappar le mie vesti. Quando mi giunge una notizia, qualsiasi sia, strappiamioci il cuore e torniamo all'Eterno!"

Così Eliseo disse: "Perché ti stracci le vesti?" E allora la Bibbia dice che quest'uomo di Dio, Eliseo, dice a Naaman qualcosa ai suoi orecchi, strana. Quest'uomo pensava — sapete, fratelli — rivolgendosi ad Eliseo, che qualcuno gli doveva srotolare il tappeto rosso. La Bibbia lo definisce un uomo grande, valoroso, altamente stimato. E quando è andato da Eliseo, pensava — sapete — tutti quegli inchini, no? Dalla gente. Eliseo neppure va da quest'uomo! Manda un'ambasciata e dice: "Vai, vai, Naaman, e vatti a lavare sette volte nel Giordano". Solo questo!

E Naaman — dice la parola — si adirò. Si arrabbiò grandemente e disse, citò alcuni fiumi dicendo: "Non potrei io lavarmi così? Li cita nell'Abana, nel Farpar . Dovrei io immergermi nel Giordano?" Così si esprime, fratelli, quest'uomo. "Ecco, io pensavo" — le cose non vanno sempre come vogliamo. Ma per noi, oggi, l'incoraggiamento è

ascoltare bene la voce di Dio, che cosa lui vuole da me e da te. Una cosa semplice gli aveva chiesto Eliseo — andarsi a lavare, semplicemente lavarsi sette volte nel Giordano. Doveva solo lavarsi!

Noi uomini, fratelli, complichiamo, con i nostri pensieri, le cose davanti alla presenza di Dio. Naaman si aspettava — chissà che cosa? "Io mi aspettavo", così si esprimerà, "che lui sarebbe venuto, si sarebbe fermato, avrebbe invocato il nome dell'Eterno. Chissà che cosa si aspettava, no? Come si usa oggi. Il suo Dio agiterà la mano sulla parte malata. Che cosa mi farà? Adesso mi preparo!" Lui se l'aspettava complicato — proprio complicato quello che il Signore gli avrebbe proposto!

Ma Dio è semplice! Non ci complichiamo troppo la vita, fratelli, perché Dio ci ha dato la sua parola, e la sua parola è semplice. Il Signore ha rivelato ai semplici la sua parola, non alle persone complicate!

E allora quest'uomo, che cosa fa? Dice Eliseo al re: "Mandalo da me!" Quest'uomo soffre un po' di presunzione, Eliseo, no? "Chi sei tu, Eliseo, che l'uomo Naaman deve venire da te?" Mandalo da me — perché si sappia che c'è un Dio in Israele!

Non è presunzione, fratelli. Lo sapete? No, assolutamente no! Ma nel cuore di Eliseo c'era una frase scritta, scolpita, che la Chiesa oggi deve scolpire sulle tavole della sua mente, del suo cuore: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?" Amen! Gloria a Gesù!

La parola del Signore è immensa, fratelli. Non riusciamo ad affondarla. Se vuoi toccare il fondo con la parola di Dio, è un lavoro sprecato. La parola di Dio è vasta, è meravigliosa, è profonda. Essa ci purifica.

"Lavati, lavati", disse Eliseo a Naaman. "Immergiti nel Giordano". Immaginate quest'uomo. Qualcuno gli va a dire: "Padre, eh, ti ha detto qualcosa di semplice, no? Fallo! Se ti avesse detto di fare qualcosa di difficile, non l'avresti fatto? Dai, è una cosa semplice — vatti a lavare!"

E immaginate quest'uomo, Naaman, si avvicina al Giordano una volta, poi esce. Immaginate i suoi pensieri. Credo che si guardava in continuazione, no? La pelle — ma niente. Nessuna guarigione. La seconda volta esce di nuovo — niente. La terza, la sesta, la settima volta. E la Bibbia dice che la sua pelle ritornò meglio di prima, come un piccolo fanciullo. Fu mondato. Fu guarito!

Fratelli e sorelle, oggi noi ci purifichiamo attraverso il lavacro della parola di Dio. La parola rappresenta l'acqua. L'acqua rappresenta la parola. E quello che noi vogliamo fare è semplicemente immergersi nella parola di Dio. Questo è l'ordine che il Signore dà ai cristiani oggi: "Immergiti giornalmente nella mia parola, e sarai mondato, e sarai purificato". Non una volta, non sette volte — tutti i giorni della tua vita!

Oggi c'è un problema serio, generale, in mezzo ai cristiani. La parola di Dio non si legge più. La parola di Dio non viene più tenuta in considerazione. E voi mi direte: "Da dove lo vedi? Chi sei tu a dire che io non leggo?" L'albero, dice la Scrittura, lo si riconosce dal frutto. Più io leggo la sua parola, e più mi purifico. Più leggo la sua parola, e più vengo purificato dalla lebbra, dal peccato. E di conseguenza il mio comportamento cambierà. La Chiesa oggi è purificata per il lavacro della sua parola. E noi vogliamo leggerla sempre — la parola di Dio! In Efesini, al capitolo 5, noi leggiamo qualcosa di importante. Efesini 5, al verso 25 e 26, la Scrittura dice proprio così: "Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla, avendola purificata con il lavacro dell'acqua per mezzo della parola". Amen! Gloria a Gesù!

Cristo ama la sua Chiesa, ed egli la vuole lavare, purificare attraverso la sua parola. Gloria a Gesù!

E questo è il nostro desiderio, fratelli. Andiamo verso la conclusione. Naaman è guarito. Che cosa fa? Prende — dice la Scrittura che al verso 15 — riconosce che non c'è alcun Dio in tutta la terra se non in Israele. Ecco che andiamo verso il compimento di quest'opera che Dio ha voluto fare nel cuore di Naaman! Ecco che adesso ci ritroviamo davanti a noi un uomo che, invece di adorare altri dei, testimonia chiaramente dicendo: "Non c'è altro Dio all'infuori del Dio di Israele su tutta la terra!"

E poi va da Eliseo e dice: "Adesso ti voglio offrire qualcosa". Ma questa volta credo sia diversa — diversa dall'altra volta, no? La prima volta pensava di portare una grande somma di denaro perché fosse guarito. Ma questa volta è una riconoscenza del cuore. Dice: "Io ho riconosciuto — ogni cosa. Dio è il Dio di Israele. E io voglio donare qualcosa".

E concludo con la risposta di Eliseo: "Com'è vero che vive l'Eterno alla cui presenza io sto, non accetterò nulla". Naaman insisteva con lui perché accettasse, ma egli rifiutò. Eliseo non aveva bisogno di doni. Non si lasciò corrompere da nulla, perché Gesù era la sua più grande ricchezza! Fratelli e sorelle, oggi possiamo dire che Gesù è la nostra più grande ricchezza! Gloria a Gesù!

Dio benedica la sua parola, e che egli vuole fare un'opera più profonda nei nostri cuori. Ripeto: il soggetto poteva essere uno, poteva sembrare uno, ma il Signore mano a mano ci ha rivelato tanti insegnamenti che oggi noi vorremmo mettere in pratica. Io vi consiglio poi di leggere tutto il capitolo. Non abbiamo avuto la possibilità di leggerlo per via del tempo. Ma io oggi so che la nostra più grande ricchezza è Gesù Cristo nostro Signore. Amen! E la sua parola continui a purificare i nostri cuori.

Noi ti ringraziamo ancora per questo tempo, Padre, in cui tu ci hai accordato la tua parola. Un pensiero che sale spesso nelle nostre menti è proprio questo, nel nostro cuore: "Ecco, io pensavo, Signore Gesù, i miei pensieri non sono i vostri pensieri, e le mie vie non sono le vostre vie", dice il Signore. Questa mattina vogliamo rimettere la nostra vita nelle tue mani ancora una volta, Signore Gesù, dicendo: "Sia fatta la tua volontà e non la mia. Purificami, Signore, attraverso la tua parola, perché io possa vedere la mia vita purificata, mondata. E possa riconoscere ancora oggi: c'è un Dio in Israele! C'è un Dio sopra ognuno di noi oggi che è potente a salvare, a liberare e a guarire!"

Noi ti ringraziamo, Padre. Noi preghiamo che questa parola rimanga scolpita nei nostri cuori per il resto dei nostri giorni. Io, in questo momento, proclamo una grande benedizione su ogni mio fratello e su ogni mia sorella, e su ogni amico qui presente. Sì, Signore, la benedizione scende dal cielo, e noi alziamo il nostro sguardo. Diciamo: "Signore, la tua benedizione sia sulla nostra vita!" Grazie per la tua guida, per l'unzione del tuo spirito. Grazie, Signore, per la tua assistenza, per le tue cure. Continua a condurre la tua Chiesa verso una via eterna, verso una via vittoriosa. Noi questo desideriamo. Grazie. Benedicici e accompagnaci alle nostre dimore. Tutto questo te lo chiediamo nel nome di Cristo Gesù. Amen!