Fissiamo lo sguardo su ciò che non si vede

Io vivo perché Cristo vive in me. Questa è la testimonianza che noi abbiamo. Ma perché Cristo possa vivere in me è naturale che devo imparare a conoscere chi è colui che ha salvato l'anima mia e, oltre a tutto ciò, noi dobbiamo assumere tutte le parole che Paolo ci suggerisce quando dice chiaramente: "Io so in chi ho creduto". Lo sai tu in chi hai creduto? Dirai: "Certo, fratello, che lo sappiamo". Attenzione, perché è troppo superficiale. Nel momento in cui noi impariamo a sapere in chi abbiamo creduto è proprio quando nella nostra vita attraversiamo prove più profonde, situazioni difficili, avversità, dove sentiamo nel nostro cuore: "Io sarò con te tutti i giorni della tua vita, io non ti lascerò e non ti abbandonerò". Certamente no! Perciò credere in quelle che sono le parole del Signore per noi è un momento di grande incoraggiamento, di forza, di consolazione. Questa è la parola di Dio.

Sapete che cosa fa l'Aquila? Fratello Davide ogni tanto l'ha predicato. A settant'anni, l'Aquila si rigenera: inizia a tirarsi via tutto il piumaggio, diventa brutta, poi inizia a sbattere il becco su una roccia che è molto doloroso finché non se lo fa cadere, e poi rinasce tutto da capo e cambia altri molti anni. Molte volte la vita ci può dare delle prove che possono schiacciarci, possono causare dei dolori, ma noi che speriamo nell'Eterno — l'Eterno ci rialzerà sempre. Amen!

Ascoltate queste parole in 2 Corinzi 4:16: "Perciò noi non ci perdiamo d'animo, ma anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti, la nostra leggera afflizione che è solo per un momento produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne".

Amen! Continueremo con la lettura, ma mi voglio fermare qui per capire che noi viviamo — ci siamo convertiti a Dio per servire il Dio vivente. È vero! Come dice la Scrittura, Paolo nella sua seconda lettera ai Corinzi è forte — non è duro, è forte — e parla di una realtà che dice a questi fratelli: "Vi siete convertiti attraverso lo spirito, ma poi siete entrati nella carnalità. Adesso io vi suggerisco di ritornare nello spirito e capire che la nostra realtà è spirituale — è una realtà che non si vede. Ed è per questo che Paolo, parlando a questa chiesa, dice: la nostra leggera afflizione è solo per un momento.

Per un momento è certo, perché agli occhi di Dio mille anni sono come un giorno, e quando noi soffriamo anche per breve tempo, secondo lo spirito, la parola dice che è leggera — anche se magari tanti soffrono per una prova molto forte — ma Paolo, che aveva conosciuto ogni sorta di sofferenza, la chiama "leggera afflizione". Parla così perché lui sa quanto grande sia stata la sofferenza di Cristo, che non è paragonabile a quella che è la sofferenza nostra su questa terra. È inconcepibile alla ragione umana comprendere quanto Cristo abbia sofferto per tutti noi. Quindi, questa leggera afflizione — dice Paolo — che cosa fa? Produce in noi un eccellente peso di gloria eterna.

Sapete quanti fratelli soffrono oggi? Abbiamo tutte queste guerre — per esempio, tutta la chiesa che soffre in Ucraina, nel Congo, poi dove ci sono i campi di rifugiati dove tante persone, uomini, donne, stanno soffrendo da anni e vivono in una tenda perché non possono fare diversamente. Tutti questi terroristi li hanno cacciati via dalle loro case. Allora potete immaginare quanta sofferenza c'è in questo mondo a motivo dell'uomo che vive nel peccato. E allora noi vogliamo vedere come Paolo dice: "Va bene, pensate a quei fratelli — quanto desiderano il cielo! Specialmente chi soffre tanto — sì, lui sta pensando a questo peso eterno di gloria. Come sarebbe bello! No, tanti invece che vivono una bella vita su questa terra non hanno nessun pensiero per il cielo, né per la vita eterna. Ma anche questo succede attraverso i credenti che dimenticano che il nostro futuro non è su questa terra.

Perciò noi viviamo e — come Paolo dice proprio queste cose: "Mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono". Qual è la nostra realtà? Forse non tutti ci capiranno questa mattina, non tutti comprenderanno questo linguaggio spirituale che Paolo usa. La nostra realtà è il cielo — ciò che non si vede, non quello che vediamo. Perché le cose che noi viviamo e vediamo sono per un tempo, no? E quindi, se sono per un tempo, passeranno. Tutto passa. Ed è per questo che abbiamo in cuore di capire che la nostra vera ragione è quella — Cristo è quella speranza che Cristo ci ha dato, che è la vita eterna — la vita eterna in Cristo Gesù. E Paolo sta dicendo a questa chiesa proprio queste cose: "Abbiamo lo sguardo fisso a ciò che non vediamo".

E come facciamo, fratello? "Io guardo in maniera naturale, ma non vedo nulla". Vero, che non vedi nulla. Ma quando siamo spirituali, e quando abbiamo in cuore una visione celestiale, allora abbiamo la parola di Dio che si manifesta in questa maniera. "Com'è fatto il cielo?" Ah, non lo sai! "Com'è fatto?" E certo che se ti metti a leggere quello che sta scritto riguardo a quello che Gesù ti ha detto — e cioè: "Io vado a prepararvi un luogo, un posto, e dove sarò io, sarete anche voi" — poi continuo a leggere. "Quale visione abbiamo del cielo?" Altre sono — dice Paolo — le cose naturali e altre cose spirituali.

E allora, il cielo è fatto di qualcosa che noi non possiamo con la nostra ragione comprendere. Ma c'è pure una figura nel libro dell'Apocalisse di quello che è il cielo e come è fatto, dove andremo ad abitare, con chi staremo. E quindi si ritrovano per noi queste parole che qualche volta dimentichiamo. Ma io le ripeto, prima per me stesso e poi anche per voi: se siamo vissuti su questa terra per questa vita soltanto — Paolo dice — siamo gli uomini più miserabili che ci stanno in giro. Perché se crediamo che Cristo è risuscitato, noi risusciteremo.

Di vivere altri mille anni potevamo pure dire: "Beh, andiamo avanti adesso, non abbiamo il tempo di pensare al cielo, abbiamo altri mille anni davanti. Adesso siamo sulla terra e viviamo su questa terra". Va bene, pure ci sta. Ma questa terra non ci offre poi tanti benefici — ci offre anche tanti dolori, tanti dispiaceri, tante prove. E finché vivremo — disse Gesù — finché starete su questa terra, sempre tribolati. Ma: "Fatevi animo, perché io ho vinto il mondo", ha detto Gesù. Quindi andiamo avanti con quello che è lo spirituale, quello che non si vede.

La ragione per cui noi questa mattina siamo qui — perché non c'è un'altra ragione per cui noi ci ritroviamo — è che la parola di Dio va avanti. Poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. Eterne! L'eternità è un pensiero che Dio ha messo nel cuore degli uomini. C'è chi lo afferra e c'è chi lo disprezza. Ma un giorno, certamente, uscirà fuori quello che succederà.

Sappiamo infatti — continuo col capitolo 5 — "Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un'abitazione non fatta da mani d'uomo, eterna nei cieli". Amen! Allora, che cosa paragona Paolo? La nostra vita, il nostro corpo. "Sappiamo infatti che questa tenda — questa tenda viene disfatta. Perché così è, no? Col passare degli anni si capisce: si va sempre a invecchiare. E quindi potete chiederlo anche a me: perché ieri avevo vent'anni, oggi sono settanta? Però non sono più quello di ieri fisicamente parlando. Sto parlando, dicendo: piano piano, il nostro uomo si corrompe, no?

Si guasta. Però Paolo dice: questa tenda è così, questa abitazione terrestre la chiama lui — viene disfatta. Anche se viene disfatta e lo sappiamo che verrà disfatta, Paolo fa un cambio. Da questa tenda — e questo è bello che noi facciamo sempre attenzione. La parola di Dio fa di noi un edificio, non una tenda. Perché una tenda si guasta, no? La tenda — quanto può durare sotto il sole, sotto la pioggia, sotto il gelo? Poi si strappa, man mano che la usi. Paolo dice: "Questa è la nostra, il nostro corpo. Questa è la nostra vita".

Ma Dio dice: "Da parte di Dio abbiamo un edificio, un'abitazione non fatta da mani d'uomo, eterna nei cieli". Altre — una tenda — e altre — un'abitazione eterna, non un'abitazione che poi viene meno, ma eterna, non fatta da mani d'uomo. È Dio che ci ha rifatti, ci ha ricreati. Questo è il piano di Dio per noi, che il nostro Signore ha avuto.

Seppure — dice Paolo al verso 3 — "Seppure saremo trovati vestiti e non nudi. Che ci sta dicendo Paolo? Perché dobbiamo essere trovati vestiti di quelle vesti bianche di quel lino puro che sono le opere dei Santi sulla terra? Allora, Paolo dice: "Dobbiamo essere trovati vestiti quando torna Gesù, non nudi, perché si veda la nudità", cioè il peccato. Perché viviamo nell'illusione a volte? Succede. E allora dici tu: "Noi che abbiamo creduto, non possiamo vivere nell'illusione". Non è così, perché la chiesa di Laodicea era una chiesa — anche loro erano stati salvati per grazia. Ma arriva un momento dove questa chiesa non aveva più bisogno di Dio, non aveva più bisogno del Signore.

Si era arricchita, stava benissimo. E l'Angelo dell'Eterno dice così all'Angelo di questa chiesa: "Dice esattamente così: Ti consiglio di comprare da me dell'oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per indossare, e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungere gli occhi con del collirio affinché tu veda".

Questo è il rimprovero che l'Angelo del Signore fa alla chiesa di Laodicea: "Ti consiglio". Mi piace questa parola. Non c'è costrizione, ma un consiglio — come qualche volta uno vuol dare un consiglio, un padre a figli, o un pastore ai fratelli della chiesa. "Ti consiglio". Non c'è niente che Dio ci porta a costrizione. Niente da fare. Ma qui dice chiaramente: "Ti consiglio di coprirti, di metterti delle vesti, come abbiamo letto, affinché non appaia la tua nudità". Niente altro che il peccato. Questa è la nudità dell'uomo.

E Paolo ci vuol portare avanti ancora: "Seppure saremo trovati vestiti e non ignudi. Noi infatti — dice al verso 4 — che siamo in questa tenda, gemiamo essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati, ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita". E quanto è bello il piano di Dio! È meraviglioso! Perché noi siamo stati creati per adorare. Questo era il piano di Dio fin dal principio. E allora Paolo ci sta dicendo chiaramente: "Dal mortale possiamo passare alla vita". Ed ecco perché abbiamo bisogno di essere trovati rivestiti.

Al verso 5 dice: "Or colui che ci ha formati proprio per questo è Dio. Il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito Santo". Capisci tu questo linguaggio? Cos'è la caparra? Tanti sanno che cos'è la caparra, no? È un acconto — qualcosa che si dà, no? Quando vuoi acquistare qualcosa. E Dio su questa terra ha provveduto per noi dandoci la caparra. Perché senza quella caparra dello Spirito Santo tu non puoi comprendere la Scrittura, non puoi sapere che cos'è il piano di Dio, non sai che cos'è l'eternità, che cos'è il cielo, che cos'è una nuova vita, o che cos'è allontanarsi dal peccato, o essere nudi o rivestiti.

Ci vuole lo spirito che Dio ha messo dentro di noi, e quella caparra è quella che ci aiuta ad andare avanti, a discernere, a comprendere, a dividere il vile dal prezioso, il sacro dal profano, lo spirituale dal carnale. Senza lo Spirito non si va da nessuna parte! Perciò siamo stati rigenerati. Questo è dono di Dio, che non dà a tutti il Signore, ma soltanto a quelli che lo accettano nel proprio cuore, che diventano figli di Dio.

Andiamo avanti, fratelli. Noi dunque — dice al verso 6 — "abbiamo sempre fiducia e sappiamo che mentre dimoriamo nel corpo siamo lontani dal Signore". È vero? Dici un momento, fratello, che cosa? E sì, perché la Scrittura dice: "Un giorno noi lo vedremo faccia a faccia, quando staremo vicino a lui, quando lo vedremo come egli è". Adesso siamo lontani dal Signore. Però non parlo fisicamente, perché spiritualmente non dovremmo mai essere lontani dal Signore — perché Cristo vive in me, abbiamo cantato. E quindi il Signore sta dentro di te, dentro di noi, finché questo santuario è purificato e va avanti.

Al verso 7: "Camminiamo infatti per fede, non per visione". Come camminiamo? Perché abbiamo creduto. Cos'è la fede? Se camminiamo per visione, per le cose che vediamo — qualche volta cadiamo anche nel peccato, no? Perché l'Apostolo Giovanni ci dice: "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. La concupiscenza degli occhi — ciò che vediamo — qualche volta ci attrae. Vediamo cose belle, ma vediamo anche cose che non dovremmo vedere, che non sono per niente attraenti, anzi, che ci fanno cadere nel peccato. Perché l'occhio non si sazia mai".

E allora, cari fratelli, camminiamo infatti per fede. Paolo sta parlando di tutto ciò che ancora non si vede. Perché quando camminiamo per fede, noi crediamo, abbiamo una viva speranza, e questa speranza ci porta a incoraggiarci, ad andare avanti. Cos'è la fede? Lo leggiamo semplicemente in Ebrei al capitolo 11, al verso 1: "Ora la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono". Dimostrazione di cose che non si vedono! Fratello, come facciamo a dimostrare cose che non si vedono? Nasce una domanda. Non un punto interrogativo, puoi dimostrare agli altri cose di cui tu parli?

La tua testimonianza — che tu senti che Cristo è in te, che lo Spirito Santo ti aiuta, ti incoraggia, ti consola, ti porta avanti. Come facciamo a testimoniare cose che gli altri non riescono a vedere? Ci sembra un po' difficile, no? Eppure noi vediamo tanti passi. Fratello Francesco prima ha citato quel passo in Giovanni dove dice che dobbiamo amare i fratelli come amiamo Dio, no? Quindi: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, quando avete amore l'uno per l'altro". Poi dimostrare di avere amore è un fatto evidente. C'è qualcosa che in giro non si vede, ma che tu ce l'hai nel cuore — l'amore di Cristo.

La fede — quando tu puoi credere che quello che Gesù ti suggerisce, e che vuol fare per te, e quello che ha fatto in te, cambiando la tua vita. Perché di questo si tratta. Quando Gesù è venuto nel nostro cuore, ci ha tolto il cuore di carne — il cuore di pietra possiamo dire — e ci ha messo un nuovo cuore. E questa è la testimonianza, la profezia della parola, il cambiamento, la nuova vita.

E la fede che noi abbiamo oggi la viviamo come dice Paolo in Galati 2:20: "La fede che vivo oggi la vivo nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me". Viviamo noi questa fede oggi. Quindi, la dimostrazione — quale può essere, se non il tuo cambiamento, la tua natura, la tua identità? Ricordati quello che eri, è quello che sei. Ma se c'è ancora da cambiare, Dio farà anche questo. Tranquillo, fiducioso, e crediamo a quelle che sono le parole che Paolo ci suggerisce.

Ma siamo fiduciosi — dice al verso 8 del capitolo 5 — "abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare col Signore". Questa mattina è un po' pesante, Signore, pensare "Io non voglio partire da questo corpo! È presto! Non voglio lasciare questa terra! Ci sono... sono giovane ancora, no?", direbbe qualche giovane. E qualcuno che ha tante proprietà, un buon conto in banca, dice: "No, devo godermi la vita prima. Poi, come dicono certi, verrò in chiesa. Adesso non ho il tempo, devo godermi la vita". E così, Paolo invece dice: "Abbiamo molto più caro di partire dal corpo e di abitare col Signore".

Questo era il desiderio di Paolo. Ma questo era il desiderio dei primi cristiani, perché vivevano per Gesù — unicamente per Gesù — non erano come i cristiani di oggi, pieni di faccende, indaffarati, pieni di ogni altra cosa, e dimenticano pure che vivono per il cielo. Lo dimenticano. Certamente! Meno male che abbiamo la parola di Dio dove leggendola, Paolo ci ricorda che la nostra vita non è soltanto per questa terra.

Ma andiamo avanti verso la conclusione. Perciò — dice al verso 9 — "Ci studiamo di essergli graditi sia che abitiamo nel corpo sia che partiamo da esso". Qui ci sarebbe ancora molto da parlare, no? "Ci studiamo" — quella parola. Ma noi veramente ci studiamo — come sta scritto — "di essergli graditi?" Pensate a una ragazza che ama un giovane — che cosa fa? Eh, si studia, no? Si guarda allo specchio, per diventare più bella, no? Si aggiusta. Perché vuole essere gradita al suo futuro, no? Al ragazzo, al suo fidanzato, alla persona che ama. Ma perché dobbiamo spendere tanto tempo a studiarci per essere graditi al Signore?

Non ci hai già purificato? Non ci ha lavati? Non siamo stati già battezzati? Non basta questo? Ma Paolo dice — pur essendo già colui che è salito fino al terzo cielo — ci studiamo ancora di essergli graditi, sia che stiamo su questo corpo sia che partiamo da esso. Quando uno parte da questo corpo e ha studiato nella sua vita per piacere a Cristo, non ha paura della morte, non ha paura di partire da questo corpo, perché il suo cuore sta da un'altra parte. E quindi quel che conta è che noi possiamo veramente capire come piacere al Signore. Studiatevi anche questo!

Noi tutti infatti — verso 10, chiudiamo dopo — "dobbiamo comparire davanti al Tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo, in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male". Tranquilli, fratelli! Questo comparire — come leggiamo — tutti noi. Paolo non dice alla chiesa di Corinti: "tutti voi". Gli Apostoli hanno parlato. Non solo, ma hanno sempre parlato di loro stessi. Come l'Apostolo Giovanni quando dice: "Se noi pecchiamo, abbiamo un Avvocato davanti a Dio". Ma dice: "Se noi pecchiamo" — c'è anche questa probabilità che un Apostolo possa cadere nel peccato.

"Noi tutti dobbiamo comparire davanti al Tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva il premio, la retribuzione di quello che ha fatto quando era nel corpo", dice Paolo. "In base a ciò che ha fatto" — non in base a ciò che hai detto. Perché le parole, ormai, sono così tante, che abbiamo piena la nostra mente di conoscenza — di quella conoscenza umana, parole. Ma la parola di Dio ci dice: "Ciò che hai fatto, io ti giudicherò", dice il Signore. E questo è importante: "In base a ciò che hai fatto, se hai fatto del bene o se hai fatto del male".

Come vedete, abbiamo sempre una scelta, di capire come dobbiamo camminare, di capire cosa è gradito a Dio, e che cosa ci porterà ad essere retribuiti di quel premio che la parola ci dice. E abbiamo questa speranza!

Perciò, fratelli, ogni tanto ci dobbiamo ricordare che finché vivremo su questa terra, certamente abbiamo i piedi e dobbiamo vivere questa realtà. Ma il nostro cuore deve stare in cielo, perché lì sta il nostro futuro, è lì che sta la nostra speranza. E se nel nostro intimo il cuore non sta in cielo, quando poi sulla terra arrivano certe difficoltà, sale l'ansia, l'angoscia, la paura, la depressione, che non fanno parte dei figli di Dio, o non dovrebbero. Paolo non aveva paura quando gli dissero: "Non andare a Gerusalemme, perché ti metteranno in carcere, e lì ti vogliono uccidere, ti vogliono far morire".

La risposta sua quale fu? "Io non tengo tanto la mia vita per me. Vivere è Cristo". Non aveva paura, perché lui sapeva che cos'era ormai aver conosciuto quella che è la realtà spirituale, invisibile. La sua fede lo aveva portato oltre quello che è la ragione umana. E anche questa mattina, cari fratelli, la nostra realtà è Cristo. Non ce n'è un'altra. Perciò viviamo per lui, ci affatichiamo per lui, soffriamo per lui, perché un giorno lo vedremo come egli è. Armiamoci di questo pensiero, e la gloria di Dio scenderà sulla chiesa. Amen!

Padre, a te affidiamo questa mattina questo messaggio, perché lo spirito di grazia del figlio tuo possa rivelarci la profondità, la bellezza, la verità della tua parola, che sola ci consola, che sola la parola ci dà la speranza. O Signore, ancora la forza di proseguire in questo cammino, perché tu sei colui che ha iniziato un'opera in noi potente da portarla per la tua gloria così, O Signore, ancora in questo giorno noi ti ringraziamo e volgiamo a te il nostro sguardo, sì Signore, fisso alle cose che non vediamo, ma che sono eterne, che tu hai preparato per tutti noi.

Nessuno esca da questo luogo, Signore, senza aver desiderato che lo Spirito Santo possa aver cambiato interamente il cuore e far sì che questa dimora eterna possa essere trasformata alla tua gloria. Ti benediciamo ancora perché in questo giorno tu farai sì che i tuoi pensieri possono occupare la nostra mente, il nostro cuore, per tutto ciò che riguarda le cose eterne. Benedici così questa assemblea, questi cari. Anche quest'oggi siamo venuti in questo luogo per rendere a te la lode, la gloria, l'onore, la potenza e la benedizione nel nome di Cristo Gesù. Amen!