Vivere secondo lo Spirito
Leggiamo nella parola del Signore nel libro di Geremia, capitolo 17. Leggiamo dal verso 5 al verso 8.
"Così dice l'Eterno: 'Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall'Eterno. Egli sarà come un tamerisco nel deserto: quando viene il bene, non lo vedrà; dimorerà in luoghi aridi, nel deserto, in una terra salata, senza abitanti. Benedetto l'uomo che confida nell'Eterno, e la cui fiducia è l'Eterno. Egli sarà come un albero piantato presso l'acqua, che distende le sue radici lungo il fiume: non si accorgerà quando viene il caldo, e le sue foglie rimarranno verdi; nell'anno di siccità non avrà alcuna preoccupazione, e non cesserà di portare frutto.'" Amen.
Questa sera voglio soltanto parlare del primo passo, del verso 5 e del verso 6.
Quando si parla di ciò che è la carne, non tutti i cristiani hanno compreso che cosa sia e che cosa intenda la Scrittura. Anche se spiritualmente la si intende, fa riferimento chiaramente a tanti passi della Scrittura dove ci dice quanto sia importante fare attenzione a questo soggetto.
Quando uno dice "la carne, che cos'è la carne, fratello?" La carne — uno tocca e dice: "Questa è la carne." Ma Geremia non sta parlando di questo tipo di carne come noi sappiamo.
Questi sono i tempi in cui ogni credente dovrebbe preparare il proprio cuore, la propria anima e il proprio corpo. Perché la fine di tutte le cose è vicina, dice Paolo. Ma anche quei credenti che ai suoi tempi non sapevano che ci sarebbero ancora voluti 2000 anni prima di poter vedere quasi la fine di tutte le cose. Ma è chiaro che noi sappiamo che ogni uomo deve preparare il suo cuore sia per il ritorno del Signore, sia per quando dovrà comparire davanti a Dio.
Allora la Scrittura dice che l'uomo è maledetto quando confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio. Vi invito a trovare, in qualsiasi modo voi volete, a capire il significato della carne. Che cos'è la carne?
Dice la Scrittura: "Desideri contrari allo spirito." Quindi non possiamo immaginare che la nostra carne possa avere mai — parlando materialmente — desideri contrari a quello che è il nostro spirito. No. La carne, quando leggiamo tutti i passi della Scrittura, sappiamo che è qualcosa a cui fa riferimento la mente. La carne è la mente. La carne è anche l'anima, le passioni, i sentimenti.
E Geremia dice: "L'uomo che confida nell'uomo fa della carne il suo braccio — la sua forza." E questo succede nella maggior parte degli uomini che fanno parte di questo mondo. Non hanno la confidenza nel Signore Dio, ma confidano in quelle che sono le proprie facoltà intellettuali, la propria forza muscolare, il proprio corpo, la propria intelligenza, la propria sapienza — parlo della propria, non la sapienza che appartiene a Dio.
Questa è la carne che si muove nell'uomo e ne fa la sua forza. Tutto questo però, noi vediamo che non ha nulla a che fare con lo Spirito Santo. E addirittura c'è questa parola pesante, brutta, che non vorremmo mai sentire: "Maledetto l'uomo che confida nella carne e fa della carne il suo braccio!"
Dice: "e il cui cuore si allontana dall'Eterno."
Vediamo qual è il significato di quelli che si allontanano dall'Eterno. Perché si allontanano dall'Eterno? Quando abbiamo cantato quel cantico "Io mi arrendo a te, mi piego a te" — no? Noi, come cristiani, sappiamo — almeno questa è la mia esperienza — che quando un cristiano si arrende, allora ha raggiunto la vittoria. Allora vince. Ma quando resiste, quando un cristiano combatte e combatte secondo la carne, non c'è speranza che possa mai vincere. Ma quando uno si arrende a Cristo, allora è importante vedere la vittoria.
Dice che l'uomo che confida nella sua carne, nelle sue emozioni, nella sua intelligenza — la parola lo paragona a un tamerisco. Un tamerisco — la parola in una lingua è "garzan" — il tamerisco è una pianta che vive nel deserto, vive in luoghi sabbioni, non vive dell'acqua delle sorgenti e vive nell'isolamento totale.
Questa pianta è particolare. L'immagine è di una pianta che emana tristezza, che vive da sola — come leggiamo, "vive in luoghi aridi." Allora l'uomo che vive nella carne è come un uomo arido, che non ha vita in se stesso.
Quale è la pianta che può vivere in luoghi aridi? Qualche volta noi possiamo vedere che la pianta che vive in luoghi aridi certamente vive, ma intorno a sé non ha vita. Così l'uomo che vive secondo la carne non ha vita in se stesso. Le sorgenti di acqua viva non sono in lui.
E quindi il Signore paragona questo tipo di persona come un tamerisco, questa pianta che vive in solitudine, nel deserto, nella tristezza. Non ne è nemmeno ombra a se stesso, come possiamo vedere proseguendo nella Scrittura.
Questo era il punto dove il popolo di Israele era arrivato, allontanandosi dal suo Dio — come abbiamo letto: "e il cui cuore". Quando confidi in te stesso, nelle tue forze, nelle tue capacità, nel tuo modo di fare, forse non lo sai, ma ti allontani da Dio, perché tu non confidi. La tua vita non ha confidenza in Dio.
Allora quello che conta è che l'uomo che vive in questa situazione — che può essere anche un cristiano, un credente, e che va in chiesa — ma la sua vita è desertica, è arida. Non ha lo spirito. Vive trascinandosi attraverso tutto quello che si presenta durante la sua vita. Nella sua mente non è dipendente dallo Spirito di Dio per poter capire.
Poi la conseguenza di chi invece vive come quell'albero che è vicino ai rivi dell'acqua. Allora l'apostolo Paolo, in Romani 8, ci dice molto chiaramente quanto sia importante che noi possiamo camminare nello spirito e non nella carne.
Perciò ancora una volta vi esorto a studiare bene. Quando parliamo di carne, quanti pericoli giornalieri nella nostra vita si manifestino attraverso questa carne! Pensate soltanto a un esempio che mi viene adesso per la mente. Quando Paolo ha detto ai Corinzi: "Voi dite 'Io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di Pietro.' Non siete carnali?" Cioè, nel cuore dell'uomo si forma una preferenza personale e quindi un attaccamento a una persona. No! "Io sono di Paolo." Questo crea divisioni. Per dire che Pietro o Apollo, per me, sono insignificanti, possono predicare come vogliono, ma io sono di Paolo.
E l'altro dice: "No, ma Apollo ha una dialettica. È un grande evangelista, conosce le Scritture, è profondo nelle Scritture, è un insegnante, è un dottore. A sentirlo predicare mi piace." Il cuore si divide. Paolo dice: "Se voi pensate così, siete carnali." Quindi sono la mente, le emozioni del credente che fanno una separazione nel suo cuore. Un piccolo esempio.
Ma in Romani 8, noi leggiamo così, capitolo 8, verso 5: "Infatti, coloro che sono della carne volgono la mente alle cose della carne; ma coloro che sono secondo lo spirito, alle cose dello spirito. Infatti, la mente controllata dalla carne produce morte; ma la mente controllata dallo spirito produce vita e pace."
Che differenza, no? Che bellezza! L'uomo che è governato dallo spirito — in lui si produce la vita, la pace. Non come il tamerisco che vive nell'aridità, nella secchezza, nel deserto, dove non c'è vita.
Ma Paolo va avanti. Verso 7: "La mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio."
Non abbiamo il tempo per portare tanti esempi. Nella famiglia si può manifestare molta carnalità, dovuta alla natura umana e alla mancanza di continenza, anche di autocontrollo. All'uomo che prende una posizione particolare nella casa, credendosi come autorità spirituale — "qui comando io, qui si fa come dico io." Tu dici alla moglie: "Fai i servizi, prepara, cucina, fai le pulizie in casa, prendi i bambini dalla scuola, poi li riaccompagni, poi li porti al doposcuola. Tu fai questo."
Ma la Bibbia dice che la moglie è un aiuto conveniente all'uomo. La donna — conveniente all'uomo. L'uomo carnale fa come fanno i meridionali — no, non nemmeno come fanno i settentrionali dove la donna prevale. L'uomo meridionale invece dice "l'uomo" e non ha capito l'aspetto spirituale di quello che Dio ha potuto fare per l'uomo, dicendo: "Farò un aiuto conveniente a te."
Ma quale convenienza? La convenienza carnale? La convenienza egoistica? O quella convenienza di amore, di unione, di consiglio, di unione spirituale?
Allora questo è importante. Se abbiamo a cuore quello che Dio ci ha potuto donare a noi uomini — e allo stesso modo anche le donne — perché Dio li ha messi insieme, perché potessero servire l'Eterno. E questo è importante.
Perciò se la carne si manifesta nella famiglia, la famiglia va a rotoli. Ma quando prevale lo spirito, allora la famiglia è nella benedizione e tutto quello che si fa, tutto prospererà, perché è una conseguenza della ubbidienza alla parola di Dio.
Allora Paolo va avanti e dice così: "È inimicizia contro Dio — quelli che hanno una mente controllata dalla carne. Perché non è sottomessa alla legge di Dio, e neppure può esserlo. Anche a volerlo, non può esistere che l'uomo carnale possa avere comunione con Dio, perché Dio è spirito e sono due cose differenti."
Andando avanti vediamo: "Quindi, quelli che sono nella carne non si sottomettono — non possono piacere al Signore."
Fermiamoci tutti. Non voglio terrorizzare nessuno, perché quello che vi sto dicendo è sempre un atto di riflessione primo per me stesso, in modo che nessuno si faccia pensieri diversi. Quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.
E noi qualche volta possiamo vivere nell'illusione continua, nella cecità. "Togli le bende!" abbiamo cantato. "Togli le bende! Apri i miei occhi, Signore!"
Se non ti apre gli occhi tua moglie, tuo marito, un fratello, una sorella — e tu dici "non la vedo così" — allo stesso modo pensi che lo Spirito Santo ti possa aprire gli occhi? Però non colui che sta vicino a te, o colei che sta vicino a te, dove Dio ti ha messo a fianco.
Allora da qui possiamo vedere: non possiamo piacere al Signore. Assolutamente no! Possiamo avere una grande targhetta sul petto e scrivere "cristiani, evangelici, pentecostali" — pure mettilo, aggiungilo — non serve.
Quindi, che cosa direi io questa sera a me stesso e a voi? "Signore, in questa maniera non ti si può piacere. E cosa dobbiamo fare per piacere a te? O per compiacere al Signore, e non compiacere a noi stessi?"
Perché la carne è un compiacere a se stessi. Invece, io devo studiare nella mia vita che cosa posso fare ancora per migliorare. Perché posso io avere la certezza nel cuore che io compiaccio a Dio? Che il Signore dice: "Sono soddisfatto del tuo modo di fare, della tua vita spirituale"? E quello mi voglio studiare di fare — tutto ciò che è possibile di raggiungere — quel grado di santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore.
E come faccio a raggiungere questo traguardo se non studio per me stesso che cos'è la carne? Il mio vivere? Perché ci sono dei punti oscuri nella mia vita?
Leggiamo avanti con Romani 8. "Se lo spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne, ma nello spirito. Ma se uno non ha lo spirito di Cristo, non appartiene a lui."
E qualcuno dirà: "Ma questo non è per noi, fratello? Non è per i credenti?"
Se non avessi tutti questi anni di fede, di esperienza, sulle mie spalle, vi direi: "Avete ragione. Abbiamo ragione, tutti, perché ci chiamiamo cristiani, ci chiamiamo credenti."
Ma quanti fanno un passo indietro? Quanti mettono mano all'aratro e guardano indietro? Quanti costruiscono e poi non finiscono di costruire? E quanti non costruiscono su basi solide, su un fondamento solido?
Eppure si sono chiamati cristiani. Hanno conosciuto anche l'acqua battesimale. Ma non è questo. Dovremmo andare più profondo nella parola di Dio per comprendere che cos'è importante agli occhi di Dio.
Perciò, ognuno che vuol piacere a Dio, studia come può fare. Come dice Paolo riguardo alla donna: "La donna vergine studia come piacere al Signore," dice Paolo. "La donna sposata, invece, come piace al suo marito." Ma comunque, studia, ugualmente, come piacere a qualcuno.
"Se lo spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne, ma nello spirito. Ma se uno non ha lo spirito di Cristo, non può appartenere a lui."
È importante che noi studiamo profondamente se lo spirito di Dio sta in noi, abita in noi, in modo che abbiamo la certezza.
Ecco perché quando abbiamo detto "Dov'è lo spirito del Signore? C'è libertà!" Tu senti libertà nel cuore. Puoi alzare le mani pure davanti a Dio. C'è qualcosa che ti turba? Dove non hai messo in ordine? Dove ancora prevale quello che diciamo così è una mancanza, o un peccato che non riesci a liberarti?
Ma quando Dio ci apre gli occhi, non è difficile vedere le cose alla luce dello Spirito Santo.
Ma quando uno prega e chiede al Signore — come pregava lo stesso Davide, dicendo: "Fammi vedere quei peccati occulti, quelli che io non vedo!" — perché pregava così, Davide?
Non ti creeresti questo problema se tu senti che non c'è peccato in te. Perché devi andare a cercare pure ciò che tu non vedi?
Ma lui diceva queste cose perché voleva essere certo di quella purezza profonda, ma anche nascosta, che noi possiamo manifestare come piacere al Signore se Cristo è in voi.
Certo, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustizia.
Come può un uomo sentire se c'è peccato in lui o meno? La sensibilità non è soltanto la sua coscienza che fa sentire dentro che c'è questa libertà. Ma se Cristo è in te, allora tu hai questa consapevolezza nel cuore. Lo spirito di Dio ti fa sentire che Gesù vive in te.
Anche quando non lo senti — perché noi sappiamo che la maggior parte della nostra vita la trascorriamo in tante faccende, in tante occupazioni, e siamo presi da tanti impegni — no? Al lavoro, allo studio, alle preoccupazioni.
Ma poi c'è un momento — momento di pace, di tranquillità, di serenità — dove tu senti: "Cristo è in me. L'amore di Gesù è in me."
Non è a caso che Paolo poteva dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me."
E che cosa voleva dire ancora lui? Che la vita che vivo ora — lui era consapevole che la vita che stava vivendo adesso lui la viveva in Dio, perché lui sentiva dentro nel suo cuore: "Non sono più io che vivo, perché i miei desideri non sono secondo la carne, ma secondo lo spirito."
E se i tuoi desideri sono secondo lo spirito, chi li ha messi nel tuo cuore se non colui che vive dentro il tuo cuore — Gesù — che ti spinge a desiderare le cose contrarie alla carne?
Andiamo avanti ancora. "E se lo spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che risuscitò Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali mediante il suo spirito che abita in voi."
Gloria a Dio!
Perciò, fratelli, verso 12: "Noi siamo debitori non alla carne per vivere secondo la carne. Non siamo debitori della carne, perché siamo stati liberati — di una libertà che operera nella nostra vita —, però, perché faremo sempre quelle esperienze che ci porteranno poi a riconoscerci nel tempo. Perché la santificazione non è per un momento. La salvezza è per un momento, ma la santificazione è per una vita."
Ed ecco perché si esprime così Paolo riguardo a questo.
Verso 13: "Se vivete secondo la carne, voi morrete. Ma se per mezzo dello spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete."
Sembra così difficile, qualche volta. Perché non ci siamo fermati troppo su questo passo a riflettere? Perché leggerlo in un momento e capire così, in maniera superficiale, ciò che Paolo ci sta dicendo?
Non è difficile. Ritorneremo a vivere al nostro modo di vivere. Ma qui le cose sono molto, molto più profonde di quello che noi stessi abbiamo studiato bene nella nostra vita.
"Tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio." E chi è che ha il dubbio su questo?
Se io potessi chiedere a qualcuno di voi questa sera: "Sorella, fratello, tu sei un figlio di Dio? Che cosa mi rispondi?"
"È certo, fratello! Non me la devi nemmeno fare questa domanda, in virtù di quello che è la parola, di quelli che sono i passi che ho fatto, e di quello che Dio ha fatto in me. Io sono un figlio di Dio!"
Bene. Ci siamo. Questo sigillo non te lo toglie nessuno. Ma attenzione! Ma attenzione!
Andiamo un momento a scoprire un'altra realtà. Parlo di realtà, in modo che siamo tutti consapevoli.
Vi rubo ancora 5 minuti, perché andiamo nelle cose secondo la parola, non secondo quelli che sono i nostri pensieri.
Ora, Galati 5. Voi conoscete, no? Quello che dice la Scrittura?
Galati 5. Leggiamo dal verso 16: "Ora io dico: camminate secondo lo spirito, e non adempirete i desideri della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l'una all'altra, cosicché voi non fate quel che vorreste."
Siamo d'accordo fin qui? Abbiamo capito tutti? O abbiamo bisogno di riflessione?
Magari se domani mattina avete un po' di tempo, a mente fresca, ciò che abbiamo detto questa sera — ed è così importante e vitale per la nostra santificazione, comunione con Dio, e tutto il resto — lo riprendiamo, ognuno per se stesso, che può chiedere al Signore più in profondità quanto sia importante questo nella parola di Dio.
E allora andiamo avanti. E dice: "Ma se siete condotti dallo spirito — verso 18 — voi non siete sotto la legge."
"Ora le opere della carne sono manifeste." E sono — la carne, cos'è, più di quanto ci viene raccontato in questo passo della Scrittura? Non ce lo potrebbe spiegare nessuno. Anche se non è completo, lo dice Paolo stesso che ci sono altre cose simili a queste.
E allora dice così: non il frutto, ma la carne ha le sue opere. È diverso. Il frutto appartiene allo spirito. La carne invece ha la sua opera — opera in maniera viva. E leggiamo che cosa Paolo dice ai Galati, che erano stati ammaliati. Erano passati dallo spirito alla carne. Ecco perché lui parla molto su questo.
"Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità e dissolutezza."
Questo fa parte — questi primi quattro punti — fa parte del corpo dell'uomo, della carne, proprio in se stesso. Questi sono i primi quattro punti. Io credo che ci siano anche dei credenti che vivono in questo modo, in questo modo di vivere nel peccato. Ho sentito anche di questo.
Ma andiamo avanti: "Idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ira, risse, divisioni e sette."
Mi fermo un po' anche su questo.
Allora, uno che vuol piacere a Dio, che fa? Quando legge questo passo, si esamina e dice: "Lontano da me, Signore! La fornicazione, l'impurità, la dissolutezza!" Queste cose brutte che fanno parte delle opere della carne — che sono peccato. Perché questo è importante che sappiamo.
"L'idolatria." Non siamo più di quelli che si inchinano davanti a divinità minori, o a una statua di San Cosimo. Non siamo più di quelli. Ma l'idolatria non è solo questa. Per capire che cosa sia l'idolatria, avete qualche esempio in mente?
Anche "l'avarizia" — l'avarizia è idolatria. Non so se la prendi bene o meno, ma è così. Non lo dico io.
Andiamo avanti. E poi "gelosia, ira." È vero che qualche scatto di ira ogni tanto ce l'abbiamo tutti, no? O c'è qualcuno qui che non ha un piccolo — a me ogni tanto succede. Una volta è un'ira santa, una volta è meno santa. Finché non sarò santo sarà così.
La gelosia — certo, Paolo dice: "Io sono geloso di voi, della gelosia di Dio!" Questo è un altro tipo di gelosia. Ma poi c'è un altro tipo di gelosia che è diabolica, è terribile. E io vorrei che ognuno si esaminasse per capire che, mentre leggiamo, diciamo: "Signore, questo sta nel mio cuore?"
Allora c'è qualcosa che ancora fa parte della carne nella tua vita. E certo, ho fatto solo un esempio.
Ma non mi fermo qua. Vado avanti, perché ormai il tempo è giunto.
"Invidia, omicidio, ubriachezza, ghiottoneria."
Anche questa è un'opera della carne. "E cose simili a queste, circa le quali vi prevengo come vi ho già detto prima: coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio."
E se non hanno questa eredità, quale sarà la loro eredità?
E allora, fratelli, è bene per noi che abbiamo timore di Dio — di liberarci da qualche opera della carne che ancora agisce in noi — e di approfondire per il nostro bene, per la nostra santificazione, per la nostra comunione con lo Spirito Santo, perché faccia dimora in noi e che non ci siano ostacoli nel nostro cuore, o impedimenti, in modo che Cristo possa vivere in noi.
E che cosa faremo se agisce ancora nella nostra vita una di queste opere della carne? No.
L'importante è confessare. Perché chi confessa e abbandona, dice la Scrittura, Dio perdona. Ci dobbiamo rattristare per questo? Per questo messaggio? Per questa parola?
O vogliamo rallegrarci e dire: "Signore, apri i miei occhi! Perché io voglio piacere a te! Io voglio amare te! Voglio adorare te! Voglio sentire dentro di me quella libertà nello spirito! E di percorrere questa corsa, questa gara, così con il giusto sentimento!"
E quanto sia importante!
Ora abbiamo parlato di quello che sono quelle cose che dovremmo riflettere, in modo che possiamo sentire nel nostro cuore quella pace, quella serenità, che soltanto Cristo può mettere in noi.
Quando il peccato in noi non può fare quel che vuole. Ma quando sentiamo nel cuore quella certezza, quella fedeltà della parola che ci dice: "Chi confessa e abbandona..."
Queste erano le parole di Davide, nel Salmo 32: "Io ho confessato all'Eterno il mio peccato, e lui mi ha perdonato."
Che tu credi a questo perdono imminente, così veloce, che Dio in un momento ti può dare? Anche se un peccato è durato nella tua vita per 20 anni. Tu pensi che il Signore dice: "No, è troppo facile per te!"
Questo è il suggerimento del diavolo! No! Non è troppo facile per te!
Dici: "Signore, perdonami, perché no?" Non è così.
Invece, la Scrittura ci insegna: "Io ho confessato il mio peccato," ha detto Davide, "e tu hai perdonato."
Questo è bello. Che Dio ci benedica. Amen.