Seguire Cristo pienamente
Leggiamo dal verso 57 al verso 62. A Dio la gloria.
Ora avvenne che mentre camminavano per la via qualcuno gli disse: "Signore, io ti seguirò dovunque andrai". Ma Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane, gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Poi disse a un altro: "Seguimi". Ma quello rispose: "Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre". Gesù gli disse: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Ma tu va ad annunziare il regno di Dio". Ancora un altro gli disse: "Signore, io ti..." — ma permettimi prima di congedarmi da quelli di casa mia. Gesù gli disse: "Nessuno che ha messo la mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio. Amen".
Seguire Cristo: questo è il soggetto di questa mattina. E allora ci siamo chiesti se questo messaggio è forse per quelli che ancora non hanno fatto una decisione nel cuore, quella di seguire Cristo. Oppure ancora non l'hanno fatta, ma non apertamente. Ma questo messaggio non è soltanto per chi ancora sta in queste condizioni, ma credo io, anche per quelli che già hanno fatto un passo di fede e che seguono il Signore.
È chiaro che per decidere di seguire il Signore non è una questione mentale di ragione umana. Tutti quelli che seguono Cristo lo fanno più che altro per fede, perché questo ci porta più vicini a Dio. Noi abbiamo confidato, abbiamo creduto, non abbiamo fatto tanti ragionamenti — almeno parlo per me — ma abbiamo soltanto agito nel cuore. Perché è una questione di cuore il seguire Gesù. E questo fatto di seguire Gesù ci ha portati poi anche a servire Gesù. Ma c'è modo e modo di seguire il Signore.
E voi sapete che io tendo sempre verso quella dottrina importante che è quella di portare me stesso e voi tutti affinché un giorno possiamo vedere la faccia del Signore così come egli è. E questo seguire io lo porto in questa maniera: un seguire il Signore nella purezza e nella santificazione, non in modo superficiale ma profondo.
Per capire questo concetto di ciò che Gesù sta dicendo, guardiamo questi tre esempi che abbiamo letto. Certo, quell'uomo si avvicinò a Gesù e disse: "Dovunque andrai, Signore, io ti seguirò". Ho fatto questa domanda a qualcuno più di una volta: ma se il Signore ti manda in Albania a servire il Signore, e se il Signore ti manda...
Ho parlato a chi è molto legato da affetti naturali — male per tutti noi, ma un po' troppo morbosi e carnali. Perché servire e seguire Gesù non ci sono condizioni per cui possiamo dire in questa maniera: "Io lo seguo". No. Perché Gesù ci ha dato una sola indicazione: "Chi mi vuol seguire rinuncia a se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua". Basta.
Tutto il resto, quello che viene dopo, è qualcosa che fa il Signore nella nostra vita.
E così vogliamo capire: quest'uomo ha detto "Signore, dovunque io ti seguo", e il Signore gli ha detto: "Va bene, però sappi che se vuoi seguire proprio me, io non ho una vita comoda, non ho una casa, non ho un cuscino morbido dove posare il mio capo. Mi vuoi seguire?"
E Gesù, che conosce i cuori, non è a caso. Io non l'avrei detto. Se uno mi dice "Fratello, io voglio seguire il Signore", io dico: "Alleluia! Gloria a Dio!". Non gli metto davanti delle condizioni per dire sì. Però aspetta, fatti bene i conti, perché seguire Gesù è qualcosa di particolare, qualcosa di difficile. Anche se Gesù ha messo davanti a noi tutti, in maniera generale, che seguire Cristo dobbiamo prendere la sua croce.
Eh, insomma. Chi ha studiato la croce capisce che la croce è uno strumento di dolore, di sofferenza. La croce altro non è che un far morire la vecchia vita, l'uomo naturale. Quindi è una rinuncia a tutto quello che noi siamo abituati a vivere in maniera naturale. E seguire Gesù naturalmente ci porta un po' più vicini a lui.
Queste sono le condizioni che lui ci ha messo davanti. Non è che lui ci scoraggia o ci spaventa. No, ma ci sta dicendo — come sta dicendo anche a quest'uomo che gli ha chiesto: "Signore, anch'io ti voglio seguire, permettimi però prima..." — Permettimi però prima... È chiaro che Gesù ha guardato agli affetti. Perché ci sono gli affetti naturali, quelli della famiglia. E rinunciare agli affetti naturali — lo vedo ancora oggi nei credenti — non è qualcosa di molto semplice.
È vero che il Signore non ci dice di rinunciare agli affetti naturali: l'amore per la moglie, per il marito, per i figli, per i padri, per le madri. Non è questo. Ma è importante capire che per seguire Gesù dobbiamo mettere al secondo posto tutto quello che non concerne il Signore in maniera spirituale.
E allora bisogna cominciare a capire — tutti noi che abbiamo fatto l'esperienza, man mano che passano gli anni — quante difficoltà incontriamo mentre stiamo seguendo il Signore. Ed è bello che nel seguire si deve anche, allo stesso modo, servire. Perché chi segue Gesù e non serve sarebbe stato meglio non averlo mai fatto di seguire. Perché noi per questo siamo stati anche salvati, no? Lo dice la Scrittura: per servire l'Iddio vivente.
È vero, e Gesù lo disse anche in Giovanni, al capitolo 12, quando dice chiaramente al verso 26: "Se uno mi serve, mi segua, e là dove sono io là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il padre lo onorerà".
Allora seguire Cristo non diventa più qualcosa che ci rattrista, ma è in maniera fiduciosa sapere che Dio ci onora nel momento in cui lo seguiamo e lo serviamo. Ed essere onorati dall'Onnipotente, dal creatore di tutte le cose, è un privilegio santo che soltanto quelli che nel cuore hanno deciso di seguire Cristo possono ricevere.
Abbiamo molti modi e molti esempi nella Scrittura di capire. Perché la Scrittura è il nostro specchio, no? Queste cose sono state scritte per noi oggi. Ed è chiaro che noi sappiamo, abbiamo tanti esempi nella Scrittura, quanti uomini hanno seguito e servito il Signore, in quale maniera lo hanno fatto.
Il popolo di Israele era in maniera religiosa molto legato al fatto di tenere sulla bocca il nome di Dio, ma allo stesso tempo serviva gli idoli. Il Signore contendeva con loro. E quando il Signore ha voluto mostrare loro quello che era la loro natura, io vedo, per esempio, quell'esempio che noi vediamo di Elia con il popolo di Israele.
Come Elia ha parlato a questo popolo? Perché voleva servire Dio, e allo stesso tempo voleva anche servire Baal — cioè una vita spirituale e una vita materiale, una carnale, un'idolatra. E in parte — ora noi dobbiamo essere consapevoli — questo popolo — e questo è un esempio che noi dobbiamo tener presente — faceva esattamente questo. E lo rimproverò.
E dice al capitolo 18 di primo Re, al verso 21: "Allora Elia si avvicinò a tutto il popolo e disse: 'Fino a quando tenterete su due opinioni? Se l'Eterno è Dio, seguitelo. Ma se invece lo è Baal, seguite lui'". Il popolo non rispose parola.
Ci fermiamo qua. No, è molto profondo. In un'altra traduzione, dice Elia al popolo: "Fino a quando zoppichini? Con un piede nella vanità, con un piede nel vivere davanti agli altri, e con l'altro vorresti da Dio soltanto benedizioni, andare in cielo un giorno, che nulla ti succeda di male. Insomma, l'uomo sta sempre su due opinioni".
Ma questi non sono più i tempi dove dobbiamo riflettere su come servire, come seguire. Non è più questo. Perché ormai il tempo è breve e tanti non lo sanno. Ormai il tempo è vicino.
Apro una parentesi breve. Le cose che stanno succedendo in questi ultimi giorni, anche nel mondo, come si evolvono a livello geopolitico — no —, le votazioni di nuovi presidenti, movimenti e esaltazioni anche di ciò che sono alcune religioni. Come vediamo, tutto confluisce nella profezia della parola di Dio.
Perché quello che noi dobbiamo capire è che non c'è più il tempo di pensare. Ma sì, forse poi non è più questo. Abbiamo già detto chiaramente che chi non studia la parola di Dio — e la parola di Dio è un libro profetico che guarda al futuro — e questo è quello che noi possiamo vedere. Quando spesso io parlo del profeta Daniele, sto parlando di un uomo che la Bibbia dice tre volte: "un uomo grandemente amato". Due hanno scritto i libri più evidenti riguardo al futuro. Daniele è un uomo grandemente amato, e l'apostolo Giovanni — l'apostolo dell'amore, l'apostolo che Dio amava — a questi due è stato rivelato il futuro degli ultimi giorni che noi stiamo vivendo.
Ma questo, capisco che non tutti hanno un interesse specifico a studiare, perché sono legati a tutti e due i libri — quello di Daniele e quello dell'Apocalisse — e quindi vanno legati alla storia di quello che Daniele ha detto. Ed è rimasto un brevissimo tempo, ormai, per quelli che sanno che cosa è la profezia.
E allora da qui noi possiamo vedere, cari fratelli, chiudendo anche questa parentesi: che essendo il tempo breve, dobbiamo far di tutto perché seguire Gesù in maniera stabile, ferma, convinta, per noi un grande vantaggio. Il mondo vive — ormai giace nel maligno — e tutti gli uomini sono comandati, ormai, dal suo regno, dal suo governo. E Satana — Satana non ha detto una bugia quando disse a Gesù che gli è stato dato il mondo nelle mani. Ha detto il vero. Del resto, tutto il mondo, gli uomini, sono sotto il suo potere.
Ma quello che per noi risulta a nostro vantaggio è che quando Gesù dice "Seguimi" — come ha detto a Pietro, no? A Pietro Gesù ha detto: "Seguimi". Pietro si girò. Ancora una volta c'era un po' della sua natura. Per vedere, stava Giovanni dietro. E di lui, che cosa sarà?
Che cosa significa per noi questo atteggiamento di Pietro e la risposta di Gesù quando gli disse: "A te che ti importa? Tu seguimi"?
In tutti questi anni di fede, notare che alcuni hanno rinunciato a seguire Cristo. Alcune donne hanno detto: "No, io voglio prima che mio marito segua il Signore, poi seguo pure io". Oppure al contrario, che alcuni uomini hanno fatto la stessa cosa, e alcuni figli: "Ma i miei genitori non seguono. Che faccio?".
Allora mi ricordo quando io mi sono convertito. Con mia moglie, lei ha fatto una decisione nel cuore. Non ha pensato: "Signore, io ti voglio seguire, e se mio marito non ti vuole seguire, che succede?". Lei non ha fatto questo ragionamento. Era convinta, decisa, aveva fatto un voto, e ha detto: "Io ti seguirò. Basta. Non mi ha chiesto: 'Che dici, posso andare in chiesa? Che dici, posso servire il Signore?'". No.
E questo è bello. "Tu seguimi". E questa sua convinzione ha portato me — chiudendo subito gli occhi — a dire: "Andremo insieme a seguire il Signore". E abbiamo fatto un passo di fede. Quello che poi sarebbe successo dopo, negli anni, questo non sta a noi calcolarlo. Perché la cosa che abbiamo fatto — ci siamo resi conto dopo — no, era quello. Abbiamo messo una firma, abbiamo firmato su un foglio bianco. Sotto, e poi il resto, quello che è successo in questi 40 anni e più, lo ha scritto tutto il Signore.
Tutto quello che è successo. Non mi ha detto: "Guarda, tranquillo. Tu metti una firma e io ti garantisco il bene, il migliore, le più grandi benedizioni. Non ci saranno malattie nella tua casa, non ci mancherà nulla. Non mancheranno — anzi, non mancheranno le prove. Tutto quello non ti preoccupare".
No. Dopo, quando abbiamo avuto questa convinzione di seguire a Cristo e questa decisione che abbiamo fatto, l'abbiamo messa nelle mani del Signore. Perché dopo pochissime settimane siamo stati messi in una condizione, in una prova, dove solo la grazia sua ci ha tenuto in piedi. Solo lui. A quella prova abbiamo potuto resistere. Non c'è il tempo di raccontarlo.
Ma quello che è importante è che nel momento tu decidi di seguire Gesù, la tua vita sta nelle mani dell'Onnipotente. Lui guarderà su, veglierà su di te: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò". Quando dico che si tratta di seguire Gesù con un atto di fede, il cuore è rimettersi nelle mani di colui che è potente da preservare. Ma quello che conta è la fede, non i sentimenti — la fiducia, la confidenza in colui che è il creatore di tutte le cose e che ha ogni cosa nelle sue mani.
Così, cari fratelli, è bene che sappiamo che anche noi abbiamo da dare un esempio. Tutti quelli che sono nella fede hanno al suo seguito i figli, i nipoti e i pronipoti. E questo è bello, perché onorare Dio in questa maniera è importante.
L'apostolo Paolo si porta dietro un giovanetto, si porta dietro un giovane Timoteo, che serviva il Signore in maniera fedele e aveva una buona testimonianza intorno a lui. Benché la nonna e la mamma erano delle sante donne, ma gli avevano dato un indirizzo e, ma anche un esempio. Perché se non diamo l'esempio, il resto sono soltanto parole.
Paolo dice a Timoteo, al capitolo 3, al verso 10: "Ma tu hai seguito da vicino il mio ammaestramento, la mia condotta, i miei consigli, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia perseveranza, le mie persecuzioni, mie sofferenze che mi sono accadute ad Antiochia, a Iconio, a Listra. Tu sai quale persecuzione ho sostenuto, ma il Signore mi ha liberato da tutte. E gloria a Dio!".
Quindi Paolo gli mette davanti le cose belle del Signore: la pazienza, l'amore, la costanza — tutto esempio di un uomo trasformato. Però gli mette davanti a Timoteo: "Guarda, mi vuoi seguire?". E Timoteo ha detto: "Io ti voglio seguire. Lasci gli affetti?". Anche perché dietro alle spalle c'era una nonna e una mamma che avrebbero desiderato che questo figlio e questo nipote diventasse un missionario.
E a quei tempi — non sono i nostri tempi. I missionari di adesso vogliono lo stipendio, vogliono una casa dalla missione, vogliono essere sostenuti in tutti i modi. E non una macchina usata — una bella macchina. E quindi non conoscono cos'è il sacrificio. E quindi per loro non vale "Prendere la croce". Non vale nemmeno "Io non ho dove posare il capo", dice Gesù.
Questo Timoteo, a quei tempi, doveva seguire un Paolo che era chiamato. "Quest'uomo è una peste! Quest'uomo ha inquinato il mondo col suo Vangelo, con la sua dottrina!". E Timoteo doveva seguire Paolo.
Certo, Paolo gli disse: "Se vieni con me, il telefonino non lo porti. Ti sto avvisando". E sì, perché almeno mamma, nonna — tutto bene, non vi preoccupate, tutto a posto. Se una volta partivi, a quei tempi si aveva qualche notizia. Forse non so se ci vorrebbero settimane o mesi. Ma Paolo era un uomo di avventura. Quindi con lui non si sapeva mai se tornavi o non tornavi. Perché si era completamente consacrato.
E quindi, quando noi sentiamo "Hai assistito alle mie persecuzioni, alle mie sofferenze, a tutto quello che mi è accaduto", e Timoteo lo aveva seguito ugualmente — non ha detto no a questa condizione: "Non ti seguo se mi dai un pulpito subito. Sì, allora sì, io ti seguo". Ma Paolo disse: "Non è così".
E allora, vedete, fratelli? Seguire Cristo — dice quel cantico che abbiamo — "Mi sono deciso". È una decisione, come abbiamo detto, del cuore. Lui va avanti. E come dice in Giovanni, il pastore va avanti e le pecore mi seguono.
È chiaro che lo seguono perché hanno fiducia, perché hanno discernimento. Le pecore ascoltano la voce del Buon Pastore, sanno dietro a chi stanno andando. Questo è bello, perché tu senti nel cuore. Perché perseguire Gesù — se non lo segui in maniera attraverso lo Spirito Santo, poi diventa soltanto una questione mentale, religiosa. E così, poi, quando arriva la prova, la casa crolla.
Tanti dicono: "Come mai?". Ma non era uno, e adesso. E adesso si vede che la sua casa era senza fondamento.
E questo è bello invece che noi sappiamo in chi abbiamo creduto. Chiaramente, vedete, fratelli? Abbiamo un esempio. Andiamo verso la conclusione.
Un esempio con una parola che a me piace tanto: ogni volta che la leggo nel libro dei Numeri. E spesso lo citiamo quando leggiamo questo passo riguardo a Caleb, no?
E allora, nel libro dei Numeri, al capitolo 14, sapete quella storia degli esploratori, no? La sappiamo, quella di Caleb. Quindi quest'uomo, Caleb, era un uomo che confidava in Dio, si affidava a Dio, credeva nelle promesse di Dio.
Prima di arrivare a lui, abbiamo un altro esempio, che è sempre quello di Elia con Eliseo. Eliseo era un uomo che aveva una bella azienda, no? Uno che ha 24 buoi per arare — a quei tempi vuol dire che doveva avere anche una grande azienda agricola.
E Dio dice a Elia: "Devi scegliere Eliseo come tuo successore, come profeta".
Eliseo — va, gli mette il mantello sulle spalle. Ma qua succede una cosa che non è successa con quello che abbiamo detto riguardo a Gesù. Perché la Scrittura ci dice che quando Elia si avvicinò per mettere il mantello sulle spalle di Eliseo — perché Dio gli aveva comandato di scegliere Eliseo come profeta — allora è successo questo: Eliseo disse: "Lasciami salutare e baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò".
Gesù aveva risposto a quell'uomo: "Lascia stare adesso. Tu segui il Signore, non andare con gli affetti".
Qua invece, Elia gli dice: "Va bene". A Eliseo. Ma perché? Poi noi possiamo vedere che Eliseo vuole salutare i genitori. Sacrifica due buoi, con gli attrezzi, anche quello che aveva. E non c'è nessun timore. Che la mamma, papà, dice: "Dove vuoi andare?". No. Devo seguire Elia. Che si gettano al collo e lo abbracciano: "No, figlio mio, che cosa stai facendo?". E poi lasci un'azienda così grande, tutto questo che hai fatto, che abbiamo — per seguire Elia?
Se Dio ha scelto Eliseo, per . Che Eliseo nel cuore non ha pensato due volte. Nel cuore aveva già il desiderio di servire, di seguire l'Eterno, il suo Dio. Perché Dio guarda al cuore. E quindi Eliseo non aveva, non doveva pensarci due volte.
E così ha fatto. Ha seguito Elia. E poi sappiamo che è diventato il profeta. E lo ha seguito. Non per un anno, non per due anni, ma secondo i conti e i calcoli della parola di Dio, per 20 anni. Non si sente il nome di Eliseo come profeta finché lui era in vita. Il nome di Eliseo — certo.
Tanti giovani adesso che fanno un po' di scuola biblica, o alcuni che già vogliono diventare pastori, vogliono già essere messi in evidenza. "C'è un nome. Ma non mi conosce nessuno. Ma devi fare un po' di discepolato, no? Non è male se fai un po' di gavetta prima di servire e seguire".
Perché Timoteo ha servito per tanti anni a Paolo. Ma poi arriva il momento che Paolo dice: "Vai ad Efeso e metti ordine. Nomina degli anziani". Quindi Timoteo, da discepolo, diventa apostolo.
Ma non in un anno. Non perché qualcuno gli fa costruire un pulpito al falegname, o perché ha un po' di conoscenza qua dentro. No, non è questo.
È importante che prima che Eliseo potesse seguire il suo maestro, gli versava l'acqua sulle mani. Questo faceva per 20 anni. Poi, poi è chiaro che Elia si diparte.
Eliseo lo segue. E lo segue perché Elia aveva ricevuto ormai questa bella chiamata: "Hai fatto il tuo. Adesso sali con me in un carro di fuoco". È un bel modo di salire in cielo.
Ma Eliseo dice: "Io voglio. Non ti ho seguito vuoto. Non sono stati 20 anni dietro a te a guardare soltanto quello che facevi. Adesso quello che hai tu, io lo voglio il doppio".
Che pretesa? Non è nessuna pretesa. È solo un desiderio.
E io questo dico ai giovani: è un desiderio. Hai scelto di seguire Gesù. Adesso lo vuoi servire. Perché se non lo servi, la tua scelta io la metterei in un cassetto. Non ha un grande valore.
E questo è importante che noi sappiamo: Eliseo è stato premiato per la sua scelta che aveva fatto all'inizio. "Io voglio seguire l'Eterno". E ha ricevuto da parte di Dio quella doppia porzione.
Chiudo parlando di Caleb. Di lui dice, al capitolo 14 di Numeri, al verso 24: "Ma il mio servo Caleb, poiché è stato animato da un altro spirito, mi ha servito pienamente. E io lo introdurrò nel paese nel quale è andato, e la sua progenie lo possederà. Amen".
Che cosa ti è piaciuto di questo verso? Qual è la parola? Non vediamo se condividiamo insieme.
"Caleb mi ha seguito pienamente". Questo dice tutto. Non con un piede nel mondo e con un piede nella fede. Non seguire Cristo su due opinioni. Senza nessuna riserva, senza nessun dubbio.
Seguire Cristo pienamente vuol dire avere piena fiducia in colui che per te ha fatto un'opera buona, un'opera grande. E Caleb era quell'uomo che aveva un altro spirito.
Allora, per seguire Cristo pienamente, cosa dobbiamo avere? Un altro spirito. Se non sei rinato di nuovo dallo Spirito, non lo puoi seguire pienamente. Ancora darai retta alla carne, alle passioni, agli affetti. E in questa maniera non si può seguire il Signore.
Ma essendo che Caleb aveva un altro spirito, riceve da parte di Dio esattamente quello che poi il Signore gli ha promesso: "Io lo introdurrò nel paese del quale è andato, quando lo aveva esplorato, e la sua progenie lo possederà". Sì, d'esempio. Perché i figli, i nipoti e i pronipoti — se è vero, come noi sentiamo — no, fino alla quarta generazione c'è una grande benedizione. Ma la Bibbia va oltre: fino alla millesima generazione.
Adesso si tratta soltanto che ognuno si fermi e dica: "Come sto seguendo il Signore? Dove non lo sto seguendo?". Non è entrare nella chiesa. Parliamo in maniera franca, no, perché tanti sono entrati nella chiesa e adesso non lo seguono più. Non è quello di servirlo soltanto con la bocca, ma anche con la propria vita.
E allora vale la pena sentirsi onorati. Perché Gesù dice: "E io lo onorerò". Sentirsi onorati per quello che noi sentiamo di fare, per dare gloria a Gesù. Perché non abbiamo una ragione diversa.
E se vogliamo seguire Gesù pienamente, abbiamo bisogno che Cristo in noi si possa sviluppare, progredire. E così, quello che nella nostra ragione può farsi avanti, il Signore dice: "No, tu non appartieni più a te stesso. Adesso io dico soltanto quello che dico a Pietro". È un — quando sei convinto, non è un'imposizione. È qualcosa che Gesù ci dice anche a noi oggi.
"Tu, seguimi". Non guardare a destra, non guardare a sinistra. Se quello va avanti, se un altro non va avanti, se quell'altro ti ha scoraggiato o non ti ha scoraggiato, tieni gli occhi su Gesù e segui lui soltanto.
E vedrai nella sua fedeltà: egli non viene meno. Egli ti onorerà. Ma noi dobbiamo onorarlo con la nostra vita.
Perciò facciamo di tutto per poterlo servire pienamente, in maniera completa, in maniera che possa essere gradita a lui. Porterà gioia anche a noi di essere, sentire la soddisfazione: "Ciò che faccio lo faccio per piacere al Signore". E Dio ti darà anche tutto quello che è necessario per poterlo fare con un cuore gioioso, senza costrizione, ma con una volontà piacevole che appartiene soltanto a quelli che lo onorano nello spirito per mezzo del Signore Gesù.
A lui la gloria. Amen. Vogliamo così.