Pazienza e fedeltà fino al ritorno di Cristo
Signore, per noi che rimaniamo, qual è la tua volontà? Con voi voglio condividere proprio questo che il Signore mi ha dato nella lettera di Giacomo al capitolo 5, dal verso 7 al verso 11.
Giacomo 5, verso 7. La parola del Signore parla al nostro cuore questa sera e così si esprime dicendo: "Dunque fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate come l'agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, finché abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi gli uni degli altri, fratelli, affinché non siate giudicati. Ecco, il giudice è alle porte. Fratelli miei, prendete come modello di sofferenza e di pazienza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. Ecco, noi proclamiamo beati coloro che hanno perseverato. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e avete visto la sorte finale che il Signore gli riservò, poiché il Signore è pieno di misericordia e di compassione."
Amen. Questo ultimo verso che abbiamo letto ci dà l'introduzione a capire quello che è il sentimento del nostro Signore Gesù Cristo verso di noi, chiesa del Signore — voi che siete rimasti, fratelli della chiesa, corpo di Cristo. Ricordandoci che il nostro Dio è un Dio pieno di misericordia e di compassione. Questa sera lo Spirito Santo ci vuole ricordare ancora che noi abbiamo un Dio che ha compassione di ognuno di noi, un Dio che si cura personalmente, individualmente, di ognuno di noi.
Con la sua parola, noi vogliamo questa sera far sì che il nostro cuore sia sciolto davanti alla sua presenza per capire quale sia la sua volontà per noi. In particolare, fratelli, questo verso della Scrittura vorrei condividere con voi: "Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina."
Questa sera la parola del Signore vuole accordare al nostro cuore un messaggio riguardo alla pazienza. Che cos'è il messaggio della pazienza? Perché concentrarci sulla pazienza? Cos'è la pazienza?
La pazienza è un frutto dello Spirito Santo. La pazienza è qualcosa che deve crescere nei nostri cuori. Quindi questa sera la domanda è: dobbiamo interessarci veramente a quello che il Signore ci sta dicendo riguardo a questa virtù, questo frutto della pazienza. Lo vedremo pian piano con l'aiuto dello Spirito Santo.
La parola dice: "Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori." C'è un motivo: "perché la venuta del Signore è vicina." Questa sera noi abbiamo davanti una promessa che il Signore fa al suo popolo, e cioè la sua imminente venuta, il suo ritorno. Ed è non solo fratelli una promessa, ma è una promessa di consolazione, naturalmente, per i fedeli, per la chiesa fedele. Ma è una promessa di minaccia, direi, o di paura, per coloro che sono infedeli.
Quando si sente parlare "perché la venuta del Signore è vicina," naturalmente sappiamo bene che la consolazione arriva al cuore di chi si sta preparando, di chi si sta consacrando, di chi sta vivendo davanti alla presenza di Dio, concentrato per prepararsi a incontrare il Salvatore. Come il Signore ce lo insegna — nell'aria, nelle nuvole. Ma questa è una promessa di consolazione per i fedeli.
È importante per noi oggi incominciare a capire da questo passaggio che è buono per noi essere fedeli. Sì, fratelli, c'è un'esortazione che noi abbiamo. Vi ricordate in Apocalisse al capitolo 2, verso 10, alla chiesa di Smirne il Signore ci esorta in questo momento, dicendoci nell'ultima parte: "Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita." Amen.
Quindi il Signore ci apre la mente questa sera davanti a questo passaggio della Scrittura, incominciando a dirci: "Chiesa del Signore, sii fedele e tu riceverai la corona della vita." C'è una benedizione nell'essere fedeli a Dio, fratelli e sorelle.
D'altronde il salmista ce lo affermerà con queste parole al Salmo 31, verso 23: "L'Eterno custodisce i fedeli e retribuisce largamente quelli che agiscono con integrità." C'è un'esortazione: sii fedele, rimani fedele fino alla morte davanti a Dio. Poi c'è una benedizione da parte del Signore: "Io ti custodisco. Se tu sei fedele, io ti custodisco e ti retribuirò largamente." Non vuoi tu essere benedetto dal Signore? Non vuoi tu vivere nella benedizione del Signore? Sii fedele a lui.
E poi ancora il Signore questa sera ci dice: quale benedizione per questa fedeltà davanti a Dio? Fratelli, il Salmo 101, verso 6, così si esprime la parola: "Gli occhi dell'Eterno sono sui fedeli. I miei occhi saranno sui fedeli del paese. Li terrò vicino a me. Chi cammina con integrità sarà mio servo." Gloria a Gesù!
Fratelli, se gli occhi dell'Eterno sono sulla nostra vita — gloria a Dio! — questa credo sia la benedizione più grande che un vero cristiano può esperimentare: la certezza che gli occhi di Dio sono su di noi. È bello sentire dalla parola del Signore che egli dice: "Io mi terrò vicino a te. Cammina con integrità e sarai il mio servo." Questa è la grazia di Dio, fratelli e sorelle.
Come dicevo prima, è una benedizione, è una promessa che consola il nostro cuore, consola il cuore della sposa. Perché è la sposa che dirà proprio queste parole: "La beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore Nostro Gesù Cristo." Amen.
Ci dovrebbe essere qui un amen forte, fratelli, perché noi non stiamo facendo altro che aspettare — come dice la Scrittura — "la beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore Nostro Gesù Cristo."
Giacomo fa un'esortazione particolare. Dice: "Ora, dunque fratelli, siate pazienti. Siate pazienti anche voi." Questa è la voce dello Spirito Santo. Non è una questione di carattere naturale — noi a volte includiamo tutto nel carattere. Oggi quando parliamo della pazienza, non vi è capitato mai — sì, credo di sì — che l'uno dica all'altro: "Beato te che hai pazienza!" E qualcun altro perde la pazienza.
E allora dice: non perdere la pazienza, fratelli. Non è una questione di carattere. Ma è un frutto dello Spirito Santo, è una virtù che il Signore dà. Grazia — io direi, la grazia della pazienza. Perché questa deve crescere in noi. La Scrittura ci ordina che questa deve crescere. E come cresce la pazienza in noi? Questa virtù deve crescere, o rimane solo qualcosa che è conoscenza perché la leggiamo dall'epistolario? Conferma: come cresce questa virtù nel nostro cuore?
Paolo dice che questa virtù, questo frutto, cresce con le afflizioni. Al capitolo 5 di Romani, verso 1, così dice la parola: "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi. Ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce perseveranza." Fratelli, nella versione originale della Scrittura, perseveranza e pazienza — è scritto proprio così. "Sapendo che l'afflizione produce pazienza, e la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Amen. Perché la speranza non confonde, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato." Amen. Gloria a Gesù.
Fratelli, la pazienza è una virtù indispensabile per la nostra vita spirituale. È la chiave per la realizzazione delle promesse di Dio. Quando un figlio di Dio — non dico che ha imparato, ma sta imparando la pazienza — e fa sì che questo frutto cresca nel nostro cuore, allora ha compreso che sta per realizzare le promesse di Dio.
Ebrei al capitolo 6, verso 12, ci dice chiaramente queste parole: "Affinché non diventiate pigri, ma siate imitatori di coloro che mediante fede e pazienza ereditano le promesse." Amen. Che Dio faccia grazia nei nostri cuori, perché noi tutti — fratelli — abbiamo bisogno della pazienza di Dio. Noi abbiamo bisogno della pazienza di Dio.
Fratelli, oggi vorremmo abituarci a un messaggio, una predicazione che promette tutto e subito. Ma la parola non ci insegna questo. La parola non ci insegna tutto e subito. Noi ci aspettiamo, quando preghiamo, di avere tutto e subito. Ma la parola invece ci insegna di avere pazienza, perché la pazienza forma i nostri cuori. Nella pazienza noi vediamo una crescita spirituale. E il Signore questo vuole fare: vuole che noi possiamo crescere.
Romani al capitolo 8, l'apostolo Paolo ancora ci dirà qualcosa a riguardo, al verso 24. Dice: "Perché noi siamo stati salvati in speranza. Or la speranza che si vede non è speranza. Noi oggi diciamo tutto e subito, preghiamo, diventiamo impazienti perché il Signore non esaudisce la preghiera. Ma il Signore dice: 'Or la speranza che si vede non è speranza? Poiché ciò che uno vede, come può sperarlo ancora?' Ma se speriamo ciò che non vediamo, cosa facciamo? L'aspettiamo con pazienza."
Vedete, fratelli, probabilmente sarà un bene grandissimo per noi aspettare, pazientare e chiedere al Signore che lui faccia le sue promesse, adempia le sue promesse. Ma nel pazientare noi dimostriamo fedeltà a Dio. Noi onoriamo Dio. Perché il suo tempo non è il nostro tempo, ma egli vuole che noi possiamo crescere con questa virtù: la pazienza.
Giacomo dice, fratelli, dovete fare una cosa importante. È vero, dice: "Siate pazienti." Ma osservate. "Osservate l'agricoltore." Così si esprime Giacomo: "Guardate come l'agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, finché abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione. Guardate l'agricoltore." Cosa dobbiamo fare, fratelli? Dobbiamo guardare l'agricoltore. Cosa fa l'agricoltore?
Bene. Questa sera voglio condividere con voi alcuni punti che ho meditato riguardo all'agricoltore. Egli ha capito cos'è la pazienza. Sapete perché? Egli ha capito chi è il suo Dio. Il vero agricoltore capisce. Sa. Si dà da fare. Ara, lavora, prepara il terreno con fiducia, con pazienza. Non evita le fatiche. Si dà da fare. Lui sa che cosa fa il suo Signore. Lui lavora, si dà da fare perché sa che c'è una benedizione.
E lui non solo ara, fratelli, ma pratica una pazienza concreta. Dio vuole che noi osserviamo l'agricoltore. Perché? Perché l'agricoltore — i veri figli di Dio. Stiamo parlando della sposa, di coloro che si stanno preparando. Stiamo parlando dell'agricoltore spirituale, quello che ha capito come agire davanti a Dio, come avere il suo rapporto con Dio, che si sottomette alla volontà di Dio. Lui esercita una pazienza concreta, attiva.
Non è sedersi su un divano. Non è stare in pantofole in una casa, fratelli e sorelle. Ma come dice Giacomo stesso: "Essendo facitori della parola, non uditori soltanto." Questo fa l'agricoltore. Si dà da fare. L'agricoltore è uno che ha capito che deve spendere la sua vita, le sue fatiche, perché c'è una benedizione.
L'agricoltore non solo fa, non solo ara — quindi adempiendo quella che è la parola di Dio riguardo l'essere facitori e non solo uditori — ma l'agricoltore semina. In questo tempo, fratelli, di pazienza, che facciamo? Ci mettiamo in un angolo? Ci sediamo e diciamo al Signore: "Signore, io sono qui, aspetto che tu benedica la mia preghiera, aspetto che tu adempia le tue promesse"?
L'agricoltore — il vero agricoltore — non è indifferente, fratelli. Il vero agricoltore non ha un'indifferenza d'animo. Non è inerte. Non ha pigrizia. Il vero agricoltore, fratelli, si dà da fare e semina. Il vero agricoltore è benevolo, sa fare del bene, si dà da fare per fare il bene.
E noi oggi siamo chiamati a fare questo: pazienti fino al ritorno di Cristo. Il Signore ci esorta, fratelli. C'è una benedizione meravigliosa. E io ti esorto questa sera a prendere esempio — io insieme a te — da questo agricoltore, vero figlio di Dio.
Il Signore dice riguardo a coloro che oggi sono impegnati a seminare la sua parola e il suo progetto di salvezza. In Ecclesiaste al capitolo 11, verso 6, così dice la Scrittura: "Semina il tuo seme al mattino e alla sera non dare riposo alla tua mano, perché tu non sai quale dei due riuscirà meglio, se questo o quello, se non tutti e due insieme." Amen.
Il Signore dice a noi oggi, figli miei: "Siate pazienti, ma nel frattempo lavorate, lavorate strenuamente per la vostra fede e seminate, perché il Signore dice: al mattino e alla sera non dare riposo alla tua mano."
E poi c'è la promessa. Perché quando il Signore esorta, promette anche, non ci lascia, fratelli, così col fiato sospeso. Infatti, in Isaia al capitolo 30, verso 23, così dice la Scrittura: "Allora egli concederà la pioggia per il tuo seme che avrai seminato nel terreno, e il pane che il suolo produrrà sarà saporito e abbondante. Amen. In quel giorno il tuo bestiame pascoleranno."
Visto che noi abbiamo l'esortazione, abbiamo la promessa, ma abbiamo anche una condizione. In Galati al capitolo 6, verso 7, il Signore dice: "Non vi ingannate. Dio non si può beffare, perché ciò che l'uomo semina, quello pure raccoglierà. Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione. Ma chi semina per lo Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna." Gloria a Gesù!
Come dobbiamo seminare oggi, fratelli? C'è una promessa meravigliosa. Dio dice: "Io manderò la pioggia e il tuo seme sarà benedetto." Ma ci sono delle condizioni: dobbiamo seminare per lo Spirito, non per la carne. Perché il Signore così benedirà la sua chiesa. Raccoglierà vita eterna.
Cosa significa raccoglierà vita eterna? Raccoglieremo tanta benedizione — noi e per chi avremo seminato, perché saranno salvati anche gli altri. Gloria a Gesù!
Per questo l'agricoltore sa quello che il Signore è capace di fare quando ha seminato. Ecco perché Giacomo dice: "Osservatelo attentamente. Ponete gli occhi e il cuore su di lui. Osservate come egli lavora." L'agricoltore vero, la chiesa vera, sa, conosce il suo Dio. Noi sappiamo quello che Dio può fare, fratelli. È vero o no? Lo vediamo insieme.
Andiamo insieme in Deuteronomio al capitolo 11, verso 10. Cosa ci dice il Signore? "Poiché il paese che stai per entrare ad occupare non è come il paese di Egitto da cui siete usciti. Attenzione, fratelli! Dove seminava la tua semente e poi la irrigavi. Un paese del quale l'Eterno, il tuo Dio, ha cura, e sul quale stanno del continuo gli occhi dell'Eterno, il tuo Dio, dall'inizio dell'anno fino alla fine." Amen.
Questa è la benedizione di Dio. Il paese che stai per entrare ad occupare è un paese di monti e di valli che beve l'acqua della pioggia. Sii paziente, fratello. Sii paziente, te sorella, perché il Signore manderà la sua pioggia di benedizione sulla tua vita.
Oggi viviamo in un mondo in cui ci sono tante difficoltà: difficoltà personali, materiali, fisiche, nella vita sociale, lavorativa, spirituale. Ci sono dei progetti da realizzare. Ci sono delle promesse che il Signore ha fatto. Perciò tutti noi abbiamo bisogno della pazienza di Dio, perché possiamo vedere la sua gloria e le benedizioni adempiersi.
Fratelli, la pazienza vera — quella spirituale, il frutto dello Spirito Santo, la virtù, come la vogliamo chiamare — crede, non dubita. Sa che Dio fa piovere e sa che Dio fa anche crescere. Amen.
Vi ricordate, fratelli, cosa ha detto l'apostolo Paolo nella sua lettera ai Corinzi, capitolo 3, verso 6? Così dice la parola: "Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. Ora, né chi pianta, né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. Amen. Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la sua fatica."
Osservate l'agricoltore. Siate pazienti fino alla venuta del Signore Gesù Cristo. Perché l'agricoltore è paziente. Sa che dopo tutte le sue fatiche è sempre il suo Dio che farà crescere. E la benedizione aspetta dal nostro Dio. E quindi, con speranza e con pazienza, crede che il Signore benedirà il suo raccolto.
Fratelli e sorelle, perché mi sono voluto soffermare su questo passaggio della Scrittura? Perché c'è qualcosa che è contrario alla pazienza, ed è l'impazienza. E per questo noi abbiamo condiviso questo passaggio.
Perché l'impazienza, fratelli, è qualcosa che è terribile. Prende la nostra vita. Sapete perché? Perché l'impazienza è un punto di debolezza. Può essere un punto di debolezza per noi. E poi, se non facciamo attenzione, diventa un peccato davanti a Dio.
La parola del Signore ci mette davanti tanti esempi riguardo ai nostri padri, alle nostre madri, che in un momento della loro vita hanno avuto questo momento di debolezza: cioè l'impazienza.
Vi ricordate di Sara? Vi ricordate di Abramo? Quando videro che le cose non si avveravano, le promesse di Dio non arrivavano, passava il tempo. E Sara divenne impaziente. E questo fu motivo di debolezza e caduta. E disse ad Abramo: "Prendi la mia serva!" Era questa la volontà di Dio? In un momento tutti noi attraversiamo momenti di debolezza. Tutti noi attraversiamo un momento di impazienza. Attenzione, fratelli, a questi momenti di impazienza, perché non vogliamo cadere nel peccato e non vogliamo disonorare il nostro Dio.
Anche a Mosè è successo qualcosa. In Esodo al capitolo 32, verso 1. Vi ricordate? Quando Mosè era sul monte, la parola del Signore dice che il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dal monte, si radunò intorno ad Aron e gli disse: "Orsù, facci un Dio che vada davanti a noi, perché quanto a Mosè — l'uomo che ci ha fatto uscire dal paese di Egitto — non sappiamo che cosa gli sia accaduto." Mosè tardava. Ed ecco che ci fu un momento di debolezza in mezzo al popolo di Dio.
Noi, fratelli, siamo il popolo di Dio a cui il Signore sta parlando. E dice: "Perciò Giacomo dice: fratelli miei..." — come se stesse parlando questa sera ad ognuno di noi. "Fratelli miei, popolo di Dio, attenzione all'impazienza!" Era vero che il Signore era il grande Liberatore della loro vita. Aveva visto la mano di Dio operare con potenza. Ma quando il tempo passa e il Signore ci chiede pazienza, noi cadiamo in idolatria e nel peccato.
E anche Saul. Vi ricordate la storia di Saul? Io credo che la sua storia sia una delle più — come dire — profonde, importanti, da tenere in considerazione.
Vi ricordate quando Samuele disse a Saul di aspettare? Così in Primo Samuele, capitolo 10, si rivolge dicendo: "Tu aspetterai 7 giorni, affinché io venga da te e ti faccia sapere ciò che devi fare." Dio aveva scelto Saul come suo servitore. La parola dice che lo Spirito dell'Eterno scese su di lui, gli mutò il cuore. E Samuele diede degli ordini. Disse: "Saul, devi aspettare. Devi aspettare che io venga. Solo 7 giorni, devi aspettare."
E il Signore questa sera dice: "Devi aspettare." Noi forse questa sera ci saremmo aspettati una risoluzione, o una soluzione, al nostro problema. Ci saremmo aspettati un messaggio che dava una soluzione a quelle che sono le nostre domande. Ma mi dispiace, fratelli — è stato così anche per me. Il Signore mi ha detto: "Sì, paziente. Devi aspettare. Devi aspettare."
Così ha detto Samuele a Saul. E girando solo una pagina, vediamo che al capitolo 13, verso 8, Saulo dice: "Egli aspettò 7 giorni secondo il tempo fissato da Samuele. Ma Samuele non giungeva a Gilgal, e il popolo cominciava a disperdersi lontano da lui."
Così, quando Saulo si accorse che Samuele ancora non arrivava, ecco che fu colto da questa debolezza: l'impazienza. Sapete cosa è successo, fratelli? Voi lo sapete già. Per questa caduta, per questa debolezza, Saul ha perso il regno, la vita fisica e la vita spirituale. Saul ha perso tutto per questo momento di debolezza, per questa impazienza.
Il Signore questa sera ci esorta a ubbidire alla sua voce.
E io con voi concludo con un verso della Scrittura, perché il Signore sigilli nei nostri cuori. Poiché in Abacuc, capitolo 2, verso 3, così dice il Signore: "Poiché la visione è per un tempo già fissato, ma alla fine parlerà, non mentirà. Ma se tarda, aspettala, perché certamente verrà e non tarderà." Amen.
Così dice la parola: "Se tardo," dice il Signore, "aspettami."
E allora la parola del Signore: "Or dunque, fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore." Amen.