Non stancarsi di pregare

Quando vedo il fratello Cosimo, uno dei primi fondatori di questa chiesa, e vedo anche la sua età — 87 anni — e la sua fedeltà nel venire ad assistere ai culti, senza scoraggiarsi come tanti giovani che dicono oggi: "Sono raffreddato. Non posso venire al culto". 87 anni. E non sapete nemmeno tutti i lavori che ha fatto in questa chiesa. Fratello Cosimo, quanti mattoni ha messo? Quanti muri ha alzato? Quanti mucchi di cemento ha preparato? Un grande lavoro. E questo è bello perché è stato partecipe dell'opera del Signore. Questo è importante. Questo davanti a Dio è importante. Perciò il Signore, fratello Cosimo, ti benedica.

È sempre un beneficio per noi leggerci come ho fatto io ieri sera. Voglio proseguire senza che mi sia accordo con il fratello Salvatore sul soggetto della preghiera. Come lui ha potuto parlare intorno al Salmo — quale Salmo? Salmo 55 — ve lo siete segnati? No? E poi in quel Salmo naturalmente appare un altro verso che ci dà coraggio, che ci dà forza, che ci esprime tanta, tanta fiducia.

Quando leggiamo i Salmi perciò raccomando sempre a tutti: almeno un Salmo al mattino o durante il giorno dobbiamo leggere, perché i Salmi sono un tesoro che Dio ci ha messo davanti. E al verso 22, sempre del Salmo 55: "Getta sull'Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà. Egli non permetterà mai che il giusto vacilli". Amen.

Egli non permetterà mai. Noi non ci permettiamo tante volte di dire "mai". E poi si dice "mai dire mai", no? Ma quando la parola ti dice "mai", è mai. Perché Dio è fedele. La parola di Dio è potente. Non è contestabile. Non ci sono uomini che possono metterla in discussione. Certo, ci sono tanti che trovano dei cavilli, trovano un sacco di problemi riguardo alle Scritture. Però anche quando hanno provato a trovare tanti difetti nella parola, la parola poi ha trovato difetti nel loro cuore. Perché la parola altro non è che uno specchio.

Così, cari fratelli, riguardo alla preghiera, il Signore Gesù ci ha messo davanti un esempio. In Luca al capitolo 18 vi è una storia che tutti conoscono — una parabola — quella della vedova e del giudice iniquo. Questo ci spinge a capire perché la parola di Dio ci aiuta a comprendere il consiglio che ci dà il caro Signore Gesù (che è stato l'autore — colui che, pur essendo insieme uomo e Dio, si alzava ancora quando era buio, al mattino, per andare a pregare il Padre).

Dici tu: che bisogno aveva Gesù? Pure lui di pregare? Di quale aiuto aveva bisogno? Quali erano le sue richieste? Quali le risposte? Quale comunione col Padre?

Quale comunione possiamo avere col Padre se non attraverso la preghiera? Che qualcuno ha detto: "La preghiera è il respiro dell'anima".

Quando uno si alza in preghiera davanti a Dio, è chiaro che sta cercando la presenza del Signore.

Devo dire pure un'altra cosa, affinché tutti lo sappiano: il credente o la persona che non prega commette peccato. Dice: "Che c'entra, frate, il peccato?". Questo peccato la Bibbia lo chiama il peccato di omissione. Una persona che non prega commette peccato davanti agli occhi di Dio.

Del resto, il nostro caro Samuele, il profeta, dichiarò al popolo dicendo: "Che il Signore mi liberi dal peccare se non prego per voi". Quindi Samuele sapeva che se non intercedeva per il popolo commetteva peccato davanti agli occhi di Dio.

Intercedi, caro fratello, cara sorella. Ringrazia, supplica. Così non commetterai nessuna mancanza davanti al Signore.

Abbiamo cantato prima: "La preghiera ci dà forza". Tutti noi qui presenti, se non avessimo nel cuore la preghiera o di pregare l'uno per l'altro, io stesso, come prima persona, non sarei in questo luogo se non per le preghiere di tanti santi, di tanti di voi. E voi anche, nel segreto, ricevete tante preghiere di sostegno, di forza. E era per questo che la preghiera ci libera anche dalle insidie del diavolo, dalle macchinazioni dell'avversario.

Del resto, Gesù disse a Pietro: "Pietro, io ho pregato per te, perché Satana voleva setacciarvi. Ma io ho pregato per te".

Come vedete, è vero quello che dice la Scrittura: "Non cessate mai di pregare". Dice Paolo: "Mai". Perché nessun'altra arma ne abbiamo noi su questa terra come cristiani. Gettare il nostro peso sull'Eterno, come abbiamo letto nel Salmo, è quello che ci libera. E anche nell'anima ci scarica di quelli che sono i pesi. E i pesi non mancheranno.

Riguardo alla preghiera — perché stiamo parlando di peso — non vi sto dicendo cose nuove. Vi sto ripetendo le cose che io stesso ho bisogno di capire. Perché se il Signore Gesù ci mette davanti sempre il soggetto della preghiera, è chiaro che possiamo puro dire chiaramente quanto sia importante agli occhi del Signore che noi possiamo parlare a lui e parlare col cuore.

E le preghiere non si misurano in lunghezza, ma in peso. Le lunghe preghiere sono quelle che non piacciono tanto al Signore. Perché noi non ci riconosciamo dalla lunghezza delle nostre preghiere, ma dal peso che ha una preghiera.

Del resto, io prendo l'esempio di Mosè. Poche parole riguardo a Miriam. Quando fu colpita dalla lebbra, Mosè disse soltanto: "Signore, guariscila". E il Signore guarì Miriam. Ma nel cuore di Mosè c'era un peso così grande per vedere il pericolo che stava attraversando la sorella. Perché si era ribellata contro Mosè e naturalmente contro Dio. Perché chi si ribella alle autorità che Dio ha messo si ribella contro Dio. E questo è il primo peccato che Satana ha trasmesso agli uomini: spingerli in ribellione contro il loro creatore.

E allora la preghiera ci dice tante cose che servono alla nostra vita.

Gesù portò questo esempio in Luca 18, e poi proseguì con un altro esempio di un uomo di preghiera. Quindi propose loro ancora una parabola per mostrare che bisogna pregare continuamente senza stancarsi, dicendo: "C'era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. Ora in quella stessa città c'era una vedova che andava da lui dicendo: 'Fammi giustizia del mio avversario'. Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo. Ma poi disse fra sé: 'Anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia, perché a forza di venire alla fine non mi esaurisca'".

E il Signore disse: "Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte? Tarderà egli a intervenire a loro favore? Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?".

Amen.

Quindi il Signore dice — prima che proponesse questa parabola — perché non ci dobbiamo stancare di pregare. Perché vedete, ci sono tante attività spirituali nella nostra vita. Ma la preghiera — questa è la mia esperienza — è quella che per me è la più dura.

Voi potete dire: "Che dici, fratello?". Sì, è duro. Quando noi dobbiamo intraprendere questa attività spirituale, perché va contro la nostra natura, contro la carne, oltre a tutto ciò, il Signore ci dice chiaramente che non ci dobbiamo stancare.

Abbiamo pregato ieri. Ancora l'altro ieri, e l'altro giorno ancora. "E che cosa abbiamo pregato? Abbiamo pregato sempre per le stesse cose. Ci sono state cose nuove da pregare? Che cosa preghi tu quando vai?".

Questa vedova ci porta un esempio. Andava dal giudice e diceva: "Fammi giustizia del mio avversario". Un'altra richiesta non ce l'aveva. Né si giustificava, né trovava tanti pretesti per dire: "Io ho ragione. Questo giudice vuole prendere i miei figli. Mi vuole mettere in condizioni amare nella vita". Lei andava ogni giorno.

E Gesù dice chiaramente: "Ascoltate ciò che dice il giudice". Quindi noi dobbiamo stare attenti a quello che il Signore ci vuol dire. Il giudice disse: "Io non ho timore di Dio". Ma questa vedova — in un'altra versione dice che mi rompa la pace — era una donna che aveva delle intenzioni ferme. Era perseverante. Sapeva che doveva necessariamente venire da quel giudice. Non era una donna che si rassegnava.

Quante volte ci rassegniamo quando andiamo al Signore? La nostra preghiera poi diventa: "Diciamo: 'Ma Signore, ho pregato per la stessa cosa, ma non ricevo niente. Non c'è né la risposta, né...'".

E quindi il giudice dice: "E va bene. È arrivato il momento che devo fare giustizia".

È come se Gesù dicesse: "Tu vai dal tuo Signore. Prega del continuo. E quando non ricevi risposta, continua. Persevera. Non ti stancare. Perché un giorno o l'altro il Signore verrà, ascoltando la tua preghiera, e ti esaudirà. Perché così è scritto nella parola di Dio".

Nostre preghiere però non devono essere fondate su sentimenti o emozioni particolari, temporanee. Perché succede che in un momento, per una qualsiasi notizia, alziamo la preghiera al Signore. Poi smettiamo di pregare. E allora capiamo che non abbiamo la costanza, la perseveranza.

Certo. Io, quando rifletto su Zaccaria (vi ricordate Zaccaria il sacerdote?), quando rifletto su Zaccaria, dico: "Ma Signore, io vorrei pure ragionare con te, no? Perché io mi faccio i ragionamenti. Parlo in maniera naturale. Non voglio parlare in maniera

spirituale in questo momento. Ma vorrei chiedere a Dio: se un uomo ha più di 80 anni ancora deve chiedere, con una moglie avanzata in età, deve chiedere un bambino al Signore?".

Poteva mai Zaccaria essere perseverante e non stancarsi di chiedere ciò che era il suo desiderio? Se fosse ancora giovane, credo che Zaccaria abbia pregato. Finché la moglie poteva concepire, ha detto: "Signore, quando mi darai un figlio?". Ma l'ha fatto pure Abramo con Sara. Ma l'ha fatto finché si poteva. Poi ha continuato.

Vedete? È importante per noi che dal naturale passiamo allo spirituale.

Perché l'Angelo del Signore — queste sono le lezioni che Dio ci vuole dare — quando si presentò a Zaccaria disse esattamente queste parole: "Ma l'angelo gli disse: 'Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita. E tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, al quale porrai nome Giovanni'".

"La tua preghiera è stata esaudita". Quando? A 80 anni? A 85? Perché era abbastanza avanti in età. E quanti anni ha aspettato per questa preghiera?

Io credo che ormai Zaccaria non pregava più, perché aveva capito secondo la natura umana: non c'è più possibilità che mia moglie possa partorire. Quindi basta. Se il Signore ci dà un figlio in un'altra maniera, va bene. Però la tua preghiera è stata esaudita.

Quanti anni ha aspettato?

E è per questo che questa mattina mi voglio soffermare su tutti quelli che pregano e che ancora non sono stati esauditi, che non hanno ricevuto una risposta. Perché si rendano conto:

Primo, che Dio è sovrano. Che ha il suo tempo, il suo orologio. Non è il nostro. E che Dio agisce secondo quello che è la sua volontà.

Perciò Gesù, in quella preghiera, in quel giardino del Getsemani, disse: "Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi". Era importante per Gesù sapere ciò che era gradito a Dio.

Perché le nostre preghiere possono avere un grande impedimento, possono essere ostacolate. E quando non riceviamo risposta, ci dobbiamo chiedere: "Ma perché Dio non mi sta rispondendo? Perché non mi sta esaudendo? Perché devo aspettare ancora? E non sono certo che il Signore poi vuole, o è questa la sua volontà".

Quando noi preghiamo per delle prove, per delle malattie, per delle situazioni difficili, magari ci sale nel cuore un falso pensiero: "Forse non è la volontà del Signore".

Però poi ci volgiamo a un altro passo della Scrittura: "Getta il tuo peso sull'Eterno ed egli verrà incontro a te".

Allora, come dobbiamo regolarci noi? Tutte le risposte che vogliamo le troviamo solo nella parola di Dio. Non attraverso i nostri sentimenti, come ho detto prima, o i nostri preconcetti, o i nostri giudizi.

Così io stamattina ancora ti metto davanti un verso perché tu sappia che la parola di Dio non confonde.

E allora, nella Prima Lettera di Giovanni, io leggo questo passo. E vogliamo che tutti noi possiamo capire che cosa ci sta dicendo l'apostolo, che è stato molto vicino a Gesù.

E in Primo Giovanni, naturalmente, dice così, al verso 21 del capitolo 3: "Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio. E qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo le cose che gli sono gradite".

Perché tante preghiere non arrivano a compimento? Perché manca l'ubbidienza. Manca l'amore per la parola. E sono delle cose che al Signore più che non piacciono.

Perché Giovanni ci sta dicendo una cosa dove noi dobbiamo riflettere e fermarci.

Perché si sta parlando della parola di Dio, non dell'uomo che esce fuori con una frase qualunque. "Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui", no, fratello? "Ho fatto tante preghiere. Non ho ricevuto. Alcune cose sì, alcune cose no. Alcune malattie sono guarite, alcune no. Me le sono portate dietro e me le porto dietro. Va bene, d'accordo".

Riguardo a questo è un soggetto largo come l'oceano. Non ci possiamo arrivare in 20 minuti o mezz'ora. Ci sarebbe molto di più da parlare. Ma non abbiamo il tempo.

Quindi dice: "Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti".

Allora punto interrogativo: la domanda è: "Ma io osservo tutta la parola di Dio? E forse per questo, perché il Signore non può esaudire? C'è un ostacolo?". E forse per questo, perché non facciamo le cose che gli sono gradite?

Giovanni mette una condizione. Se tu fai ciò che dice la parola di Dio e ubbidisci ai suoi comandamenti e fai le cose che piacciono al Signore, qual è il risultato? Uno soltanto: qualunque cosa chiediamo la riceviamo.

Eh, certo! Quando la parola di Dio ci mette certe cose davanti, è un problema.

Oppure potremmo leggere il capitolo 5, il verso 14, sempre di Primo Giovanni: "Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce".

E come facciamo a sapere qual è la sua volontà? Certo, Gesù mise davanti a sé questa parola al Padre, dicendo: "Non la mia volontà". E qual era in quel momento la volontà di Gesù? Gesù aveva una richiesta che non poteva essere esaudita. Anche perché lui sapeva benissimo che era sceso su questa terra per sacrificare la sua vita.

Ora, fratelli, io vi voglio portare riguardo a un uomo di preghiera. Che per me, diciamo, è uno dei soggetti più importanti che io trovo per quello che è la sua vita. Sapete già di chi sto parlando? No. Lo ha detto prima il fratello Salvatore riguardo a Daniele.

Vedete? Forse sono due i personaggi nella parola di Dio a cui non è attribuito nessun rimprovero né peccato. A Daniele non è attribuita nessuna riprensione. La Bibbia dice soltanto che era un uomo grandemente amato, un uomo particolare. Era una figura perfetta.

Tante volte mi sono chiesto: "Come mai Gesù dice: 'Siate perfetti come è perfetto il Padre mio che sta nei cieli'?". Di quale perfezione sta parlando? Non possiamo parlare di quella perfezione che riguarda Dio. Nemmeno Daniele, benché — come anche un altro personaggio, Giuseppe nell'Antico Testamento — di lui non dice la parola di Dio che abbia mai fatto dei peccati particolari che noi leggiamo.

Poi quello che c'è di nascosto nel cuore di questi uomini lo sa soltanto Dio. Ma di loro non si racconta come Mosè ha peccato, come Davide ha peccato, come Abramo ha sbagliato. Come questi uomini in qualche maniera hanno messo in evidenza anche la loro natura, il loro carattere. Ma di Daniele questo non c'è.

E io mi sono chiesto: "No, come?". Credo che ce lo dovremmo chiedere tutti. Senza leggere così e passare oltre. Perché questi sono esempi per la nostra vita. Come dice la Scrittura, questi esempi sono per noi oggi.

Allora, almeno cerchiamo di capire, se possibile, per quanto lo Spirito Santo ci possa dire riguardo a questo personaggio. E qual era il suo segreto?

Ora, questo Daniele dice al capitolo 6, al verso 3: "Ora questo Daniele eccelleva sugli altri Prefetti e satrapi, perché in lui c'era uno spirito superiore. E il re pensava di stabilirlo sopra tutto il regno".

"Allora i Prefetti e satrapi cercarono di trovare un pretesto contro Daniele riguardo l'amministrazione del Regno. Ma non potevano trovare alcun pretesto o corruzione, perché egli era fedele e non si potè trovare in lui alcun errore o corruzione". Amen. Amen.

Un uomo che ha un'amministrazione nelle mani, come Daniele, e il re pensava di metterlo su tutti. Daniele era evidente nella sua testimonianza, nella sua saggezza. Ma mi piace questa parola: "In lui c'era uno spirito superiore".

Come possiamo dire di Caleb, no? Caleb aveva un altro spirito rispetto agli altri esploratori. Perché aveva uno spirito superiore. Che significa questa parola? Che tutti hanno gli stessi spiriti, lo stesso cuore, la stessa identità? Sono uomini. Ma riguardo a Daniele dice che lui aveva uno spirito straordinario. Era un uomo speciale. Dovuto a che cosa? Alla sua vita, no. La sua vita di fedeltà.

In lui dice: "Non c'era peccato". No. Nessun pretesto. Nessun appiglio. Nessuna falsa ipotesi. Nessuna scusa. Non c'era niente che in Daniele si poteva trovare.

Mai? Possibile che non abbia fatto qualcosa per cui poteva essere accusato dai suoi avversari?

Perché un uomo di preghiera si attira il favore di Dio e la guerra del nostro avversario, di Satana.

Chi prega riceve da una parte il favore di Dio. Ma dall'altra parte un grande combattimento. E quindi crea l'invidia dei suoi avversari.

Quando hanno capito che il re voleva innalzarlo sopra di loro, hanno pensato: "Dobbiamo trovare qualcosa in lui". Non hanno trovato niente. Ma un problema c'era. E loro hanno studiato come fa Satana, no? Le macchinazioni di Satana non ci sono estranee", dice Paolo.

E allora questi, ispirati dal diavolo, hanno trovato e studiato come potevano colpire Daniele. E dove lo potevano prendere? Dove lo potevano cogliere?

Naturalmente, dice la Scrittura, che Daniele era un uomo che pregava. Cioè dovevano colpirlo proprio in quello che era la legge del suo Dio. E lì dovevano studiare come far sì che Daniele potesse poi essere eliminato secondo i suoi avversari.

Daniele sentì l'editto del re che aveva firmato — che chiunque prega deve morire. Quando Daniele seppe che il documento era stato firmato, entrò in casa sua, quindi nella sua camera superiore, con le finestre aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si inginocchiava, pregava, rendeva grazia al suo Dio, come era solito fare prima.

Signore, ma che devo dire di un uomo? Tre volte al giorno si deve inginocchiare? Come avevano pregato prima? Il fratello Salvatore l'ha detto nel Salmo 55 — mattina, pomeriggio. O che cosa devo escire dalla mia bocca di nuovo per i miei fratelli? Che cosa chiedeva la vedova al giudice iniquo? "Fammi giustizia. Fammi giustizia".

Daniele che cosa stava chiedendo al suo Dio tre volte al giorno? Sapete? No. Quello che doveva succedere era contrario alle leggi del re. Ma la Scrittura ci dice che bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.

E Daniele era proprio quello uomo che non si piegò davanti a un editto del re.

Allora da qui vediamo che un uomo di preghiera, come Daniele, era del continuo in comunione col suo Dio. E non ci dobbiamo meravigliare se lui era irreprensibile. Irreprensibile. Un uomo straordinario, come dice la Scrittura. Ma un uomo che pregava.

E non aveva nessun altro problema se non quello di capire che un uomo di preghiera riceve tante rivelazioni.

Nessuna rivelazione riguardo al futuro hanno ricevuto gli uomini se non attraverso figure come Daniele che parla fino alla fine: "La tua profezia". Lo cita anche Gesù.

E allora noi vediamo chiaramente come Daniele appoggiava le sue preghiere sulla parola di Dio.

Perciò vi ho detto prima, fratelli: quando preghiamo basiamo su ciò che è scritto, non su ciò che sono i nostri sentimenti.

Perché è importante che noi diamo retta più a quello che è la fedeltà di Dio per la nostra vita.

Io non devo dirlo. Però in tutti questi anni, quando mi è stato presentato un problema, quando ho interceduto per i fratelli, per alcune sorelle, per alcun motivo, per tanti motivi, poi ho visto l'esaudimento. Per gli altri è bello rallegrarsi. Quando dopo qualcuno viene: "Fratello, il Signore ha esaudito. E tu sai che hai pregato anche per anni e non ti sei stancato".

Perché è importante che noi stiamo attenti a ciò che dice il Giudice dei giudici: "Io vi esaudirò. Per certo vi esaudirò", dice la Scrittura.

Che nel capitolo 9, nell'anno primo di Dario figlio di Assuero della Stirpe dei Medi che fu costituito re sul regno dei Caldei, nel primo anno del suo regno io, Daniele, compresi dai libri il numero degli anni in cui, secondo la parola dell'Eterno indirizzata al profeta Geremia, dovevano essere portate a compimento la desolazione di Gerusalemme. E cioè 70 anni.

Fermiamoci un momento qua. Daniele stava a Babilonia. Non gli mancavano i libri. Non aveva il Nuovo Testamento. E non aveva altri libri che mancavano di profeti. Ma aveva quei libri dei Profeti che erano stati prima di lui. E aveva anche la legge, no? Perché dice che nel primo anno compresi dai libri. Da ciò che stava leggendo, quando noi abbiamo la parola di Dio davanti agli occhi, e secondo queste Scritture, che se abbiamo da fare una richiesta secondo la sua volontà, noi capiamo che Dio parla attraverso la parola.

E se Daniele, che era un uomo sapiente più di ogni altro, aveva bisogno di capire che i suoi fratelli profeti avevano profetizzato, e dai libri comprese quello che Dio aveva predetto — che sarebbe durato 70 anni — e preso quel libro in mano, Daniele disse al Signore chiaramente: "Signore, adesso si è adempiuta questa profezia. Adesso tu devi adempiere".

Perché Dio è legato alla sua parola. Quando noi abbiamo la fede in Dio, di credere che egli è legato alla sua parola, non può venir meno. Non è possibile.

E Daniele cercò la faccia del Signore. E che cosa dice la Scrittura? Che lui digiunò e pregò al Signore per questo fatto che aveva letto nei libri.

E venne la risposta.

Come venne la risposta alla sua preghiera? Dice che al verso 20 del capitolo 9: "Mentre io stavo ancora parlando in preghiera e confessando il mio peccato, il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica davanti all'Eterno, il mio Dio, per il Monte Santo del mio Dio, sì, mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo Gabriele che avevo visto in visione all'inizio, mandato con rapido volo, mi raggiunse verso l'ora dell'oblazione della sera".

Certo. Signore. Se faccio il paragone fra Zaccaria — che ha aspettato chissà quanti anni per essere esaudito — e Daniele — che mentre stava pregando arriva l'angelo Gabriele — come? Questo fatto che Dio in certi casi risponde con ritardo e in altri, mentre ancora non hai finito di pregare e già il Signore ha pensato ad esaudirci, non ti lascia finire di pregare, arriva e dice soltanto queste parole.

Al verso 23, all'inizio delle tue suppliche è uscita una parola. E io sono venuto per fartela conoscere. Perché tu sei grandemente amato.

"All'inizio — capisce? — questa parola. All'inizio della tua preghiera una parola è uscita dal trono di Dio. Mentre tu hai iniziato a pregare il Signore non ti ha fatto finire di pregare". Perché lui sa già prima ciò che tu gli stai chiedendo.

E questo è la potenza, la forza della preghiera. Ma anche la fedeltà del nostro Dio.

Perché ogni dubbio debba scomparire dalla nostra mente. Perché quando preghiamo dobbiamo avere la certezza che Dio è pronto a rispondere.

Ma abbiamo un'altra occasione per cui Daniele cerca la faccia del Signore. Perché voleva conoscere di più queste rivelazioni che aveva ricevuto. E questa volta fa un digiuno. Il suo è stato un po' più lungo.

Dice chiaramente che in quel tempo Daniele fece cordoglio per tre settimane intere. Non mangiò cibo prelibato. Non entrò nella sua bocca né carne né vino. E non mi unsi affatto finché non furono passate tre settimane intere.

Questa volta Daniele prega. Non c'era risposta. Nessuna risposta. Ma dopo tre settimane di nuovo viene quell'uomo meraviglioso, che si presenta a lui e gli porta una risposta. Però gli dice: Daniele, ho fatto un po' di ritardo. Perché l'Angelo della Persia — Satana ha i suoi ministri. Non mi ha impedito di venire a darti una risposta. Però il mio soccorso è venuto da Michele, no?, che Michele è l'Angelo che combatte come guerriero.

E quindi dice chiaramente al verso 12: "Daniele, non temere. Perché dal primo giorno che ti mettesti in cuore di intendere e di umiliarti davanti al tuo Dio le tue parole sono state ascoltate. E io sono venuto in risposta alle tue parole".

"Dal primo giorno sono passate tre settimane. Ma dal primo giorno che Daniele ha pregato le tue parole sono salite davanti a Dio".

Crediamo noi che la nostra preghiera è subito ascoltata dal Signore?

Perché la Scrittura dice: "Il mio orecchio non è troppo duro per ascoltare".

È bene che noi sappiamo che una chiesa che prega certamente porterà frutto. Ed è benedetta. Ma i credenti che non pregano non sono dei veri credenti.

La statistica di oggi — almeno in linea generale — è che i cristiani non pregano più di 5 minuti al giorno.

Daniele forse era un po' zelante per pregare tre volte al giorno.

Cari fratelli, se dal primo giorno poi la risposta arriva molto più avanti, fratello, i miei figli — eh — sono ormai tanti anni, sono fatti grandi e sono ancora nel mondo. E mia moglie non vuole saperne. E mio marito è duro, è duro. Non credo c'è più questa possibilità. Questa malattia ormai me la porto dietro da 20 anni. Non penso che sarò più guarito. Anche se ho pregato. E tante altre richieste di preghiera.

Che noi pensiamo che ormai apriamo bene gli occhi e gli orecchi. Perché quando la parola dice: "Non cessate mai", se preghiamo nello Spirito, allora quella preghiera è già arrivata 20 anni fa davanti al Signore.

Per ciò che riguarda l'esaudimento, arriverà. Credi.

Perché quando tu preghi il Signore ti dice soltanto chiaramente che se la preghiera non oltrepassa quello che è il soffitto della tua casa, probabilmente c'è un problema.

Io non voglio dilungarmi più di tanto perché non voglio mettere nemmeno tristezza nei fratelli. Perché il Signore ci dà una bella raccomandazione attraverso Paolo. E tante preghiere dei fratelli non sono esaudite unicamente perché il Signore ci dice: "Tratta bene tua moglie. Venerala. È un vaso più debole. Non fare chissà che cosa. Credi di essere qualcosa perché sei l'uomo della casa, l'autorità della casa?". Perché questo succede: che le tue preghiere potrebbero essere impedite per il fatto che tu, con tua moglie, non la tratti come dice la parola di Dio.

Questo dico agli uomini. Prima a me stesso. Perché le vostre preghiere non siano impedite.

E questo è un fatto.

Riguardo alle donne: perché facciamo parte della stessa famiglia. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come a Cristo. Se poi tu dici: "Ma io pure sono qualcuno, no?". "In casa, perché sei la sorella?". "Io non sono solo quella che lava i piatti o che cucina. Anch'io devo dire il mio parere. Anch'io devo...". Sai? Stai già in una posizione sbagliata.

Quello che conta è che sia l'uomo che la donna devono assumersi i propri ruoli, le proprie responsabilità e cercare nella preghiera la faccia del Signore, affinché tu ed io possiamo fare le cose che gli sono gradite.

Ecco perché quante volte le nostre preghiere vanno e vengono e tornano indietro. Ci sono degli impedimenti.

Ma quando abbiamo questa libertà interiore e abbiamo esaminato bene la nostra vita, allora ci rendiamo conto che Dio è pronto. Che ci risponde secondo quello che è il suo beneplacito, come a lui piace. E non disperare.

Se stai continuando a pregare per qualcuno, che io sono convinto, tanti di voi mamme, genitori, non hanno mai smesso di pregare per i figli che hanno ancora nel mondo o per un marito che ancora sta nel mondo. E se mai avete smesso di pregare, state peccando. State facendo un grave errore. Perché il fine della nostra fede, altro non è che la salvezza di queste anime.

Amen.

Che siano parenti o che non siano parenti. Ma quello che conta è che noi possiamo vedere il frutto, il risultato di quello che la preghiera può fare quando ci mettiamo dentro il cuore non soltanto le nostre labbra che proferiscono, ma la nostra mente e il nostro cuore che prega. Il cuore sta da un'altra parte, no?

Non è questo.

E è per questo che anche questa mattina vi esorto, come posso dire anche a me stesso, cari fratelli, di continuare a pregare in ogni tempo, come dice la Scrittura, di non stancarci mai, come dice in Efesini.

Noi siamo delle persone normali, naturali, rigenerate. La parola di Dio ci porta un esempio: Elia era un uomo come noi. Com'è possibile? Un profeta, un uomo potente? La Bibbia dice che era come noi. Certamente. Elia era un uomo come noi, con gli nostri stessi sentimenti e passioni. E anche con gli stessi errori. Vi ricordate? Elia era anche orgoglioso, no?

Elia voleva fuggire davanti a Jezebel. Voleva morire. Disse: "Signore, fammi morire, prego". Dice la Scrittura. Benché era un uomo sottoposto alle stesse nostre passioni, pregò al Signore. E il Signore lo esaudì.

Quando preghi non ti far venire in mente quel pensiero: "Dici, ma il mio carattere? Come può il Signore ascoltare la mia preghiera? Che ogni tanto la mia ira mi prende il sopravvento? E ogni tanto mi succede una brutta caduta?".

Se tu guardi te stesso non pregherai mai.

Guarda Gesù. Guarda Gesù. Tieni gli occhi su Gesù. E non guardare a te stesso.

L'unica cosa che devi fare, guardando a te stesso, è dire: "Signore, fai un'opera nuova in me".

Daniele non è l'unico esempio per cui noi possiamo guardare. Ma era quell'uomo che vegliava.

Vegliare significa pregare, intercedere, ringraziare, supplicare.

Questo è l'unico dialogo che possiamo avere col nostro Dio. E lui già al mattino ci mette davanti quelle che sono le sue grazie.

Andiamo avanti, fratelli. Non ci stanchiamo. Perché il nostro premio è grande in cielo. Amen.