Aspettazione e speranza in Cristo

Ho visto che siete impegnati a ricordarvi. Non vi ho chiesto di ciò che abbiamo parlato domenica perché il soggetto che voglio portare si avvicina a quello di giovedì, ma sicuramente qualcosa avete anche ricordato di ciò che era la parola di domenica.

La speranza è accompagnata da un'altra parola: viene prima e viene dopo. Adesso leggiamo il passo di Pietro: Secondo Pietro, capitolo 3. Così vediamo se riusciamo a vedere qual è quell'altra parola di cui ne facciamo il soggetto questa sera.

Leggiamo tutto il capitolo 3 che parla del ritorno del Signore: "Carissimi, questa è già la seconda epistola che vi scrivo, ed entrambe cerco di tenere desto il vostro genuino modo di pensare, facendo appello alla vostra memoria, affinché vi ricordiate delle parole già dette dai Santi profeti e del comandamento dello stesso Signore e Salvatore trasmesso da noi Apostoli. Prima di tutto dovete sapere questo: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori che cammineranno secondo le loro proprie voglie e diranno: 'Dov'è la promessa della sua venuta? Da quando infatti i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione'.

Ma essi dimenticano volontariamente che per mezzo della parola di Dio i cieli si separarono dall'acqua e dalla terra ebbe esistenza molto tempo fa, e la terra fu tratta fuori dall'acqua e fu formata mediante l'acqua. A motivo di ciò il mondo di allora fu sommerso dall'acqua. Mentre i cieli e la terra attuali sono riservati dalla stessa parola per il fuoco, conservati per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi.

Ora, Carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: che per il Signore un giorno è come 1000 anni e 1000 anni come un giorno. Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.

Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. In quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. Poiché dunque tutte queste cose devono essere distrutte, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio? A motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno.

Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra nei quali abita la giustizia. Perciò, Carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati, irreprensibili, in pace. E ricordate che la pazienza del nostro Signore è in funzione della salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ci ha scritto secondo la saggezza che gli è stata data. E questo egli fa in tutte le sue epistole, in cui parla di queste cose. In esse vi sono alcune cose difficili da comprendere che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come fanno con le altre Scritture, a loro propria perdizione.

Voi dunque, Carissimi, conoscendo già queste cose, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, portati via dall'errore degli empi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo. A lui sia la gloria ora e in eterno. Amen".

Riguardo all'aspettare: abbiamo parlato della speranza. È chiaro che ci sono molti passi nella Scrittura che ci fanno intendere che la speranza è qualcosa che fa parte della nostra attesa, è qualcosa che non si vede ma che aspettiamo. L'aspettazione è qualcosa a cui il credente è chiamato con pazienza. Non siamo di natura quelli che sono propensi ad aspettare.

Quando si fissa un appuntamento, c'è chi fa il ritardo e l'altro è impaziente. Dice: "Ma avevamo un orario". L'altro arriva con ritardo — è quello che è un po' impaziente. Naturalmente bisogna imparare la pazienza. In questo passo noi vediamo come l'apostolo Pietro dice: "Mentre aspettate e affrettate la venuta del Signore nostro Dio".

Ora, la chiesa negli ultimi giorni non è come la prima chiesa. Dove noi leggiamo nella Scrittura che loro aspettavano il ritorno del Signore, l'ultima chiesa non aspetta il Signore come lo aspettava la prima chiesa. Benché la prima chiesa ancora doveva aspettare molte profezie che si dovevano adempiere prima del ritorno di Cristo, ma ancora oggi noi possiamo capire una cosa.

Però, e su questo voglio che tutti noi possiamo aprire bene le orecchie: vorrei sapere da voi (non pretendo che voi facciate uno studio, ma se volete lo potete anche fare): quali segni stiamo aspettando ancora prima del ritorno di Gesù? O ancora meglio, prima del rapimento della chiesa? Quali sono i segni che ci mancano ancora profeticamente per dire: "Fratello, penso che dovrebbe avvenire prima..."?

E riguardo alla prima chiesa: benché aspettassero Gesù, la prima chiesa ancora doveva aspettare l'adempimento di tante profezie oltre la venuta di Gesù — Isaia 53, il Salmo 69, il Salmo 22 — oltre a ciò, il ritorno e la riunione del popolo di Israele (che è successo nel '48). Ancora, la prima chiesa non conosceva la distruzione di Gerusalemme che 70 anni dopo Cristo fu distrutto il tempio e la città. Questo è nelle profezie di Daniele.

Quindi nelle profezie di Daniele noi abbiamo l'adempimento fino a oggi che non aveva la prima chiesa. Ma che ce l'abbiamo noi — fino a oggi abbiamo tutte le profezie di Daniele tranne le ultime. Allora, aspettare che cosa? Quando noi vediamo che Pietro ci mette in guardia, come anche lo stesso Signore Gesù ci mette in guardia, quello che noi non sappiamo oggi è una sola cosa: le parole di Gesù: "Voi non sapete quando il Figlio dell'uomo tornerà". Pietro anche lui dice che tornerà come un ladro nella notte. E chi lo vede il ladro nella notte? A meno che uno non veglia.

Così vediamo che il ritorno del Signore oggi possiamo confrontarlo con tutti quelli che sono i segni evidenti di un tempo in cui, ve lo dico con chiarezza, nessuno può dire: "Aspetta, fratello, è presto ancora". Ciò che abbiamo letto noi in Pietro già allora (stiamo parlando di 2000 anni fa), già allora coloro che deridevano — dicono no, ma il ritorno del Signore non se ne parla perché, da quando è la creazione, si dicono sempre le stesse cose. Questo è un po' il sunto di quello che abbiamo letto: "Da quando infatti i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come prima".

Sapete quanti scettici abbiamo nella chiesa evangelica oggi? Quanti non credono al ritorno di Gesù. Benché la parola dice: "Aspettando la beata speranza e l'apparizione del nostro Gesù Cristo". Aspettando quell'aspetto. Così insieme possiamo avere le idee chiare.

Per quello che mi sono venuti in mente, non sono andato a studiarle: per esempio, negli ultimi tempi parla della malvagità. Negli ultimi tempi, che Paolo dice in Timoteo, "negli ultimi tempi ci saranno giorni difficili". Quanta malvagità noi vediamo oggi nel mondo e sotto i nostri occhi? Non ne dobbiamo aspettare un'altra. Di che cosa dobbiamo parlare riguardo agli ultimi tempi? Di guerre, di terremoti, di epidemie, di carestie. Ce l'abbiamo tutti sotto i nostri occhi. Che cosa dobbiamo aspettare ancora di queste cose? Nulla. Ce l'abbiamo noi sotto i nostri occhi.

Che cosa dobbiamo aspettare ancora? Quello che la parola ci dice: che negli ultimi tempi l'amore di molti si raffredderà. L'amore di molti. Dove sta l'amore di molti? Ce l'abbiamo sotto i nostri occhi. Oppure quando dice: "Quando io torno, ci sarà la fede sulla terra?". Voi vedete che c'è la fede? Pensate solamente una cosa. Togliamo il mondo evangelico. Non so di preciso quanti sono i veri cristiani — non i numeri registrati, ma i veri credenti. Non lo so. Ma rimarrebbero più o meno nel mondo se è vero ciò che si dice: 7 miliardi oggi di persone (perché in tutto saremmo 8 miliardi, ma togliendo il mondo evangelico: 7 miliardi di persone).

Io tante volte mi fermo e considero. Se queste persone non arrivano e non aspettano il Signore, non arrivano a conoscere Gesù, quando verrà il giorno potete immaginare solamente ai giorni presenti: 7 miliardi di persone. Quanto posto occupano? Se li metti tutti insieme, in miliardi, non contiamo dalla creazione fino a oggi quanti ne verranno. Non so nemmeno quale sia il lago più grande d'Italia. Forse il lago di Garda, il lago di Como, chi lo sa? Quale? Il lago di Garda.

Allora potete immaginare: quanti miliardi di persone saranno nelle fiamme eterne? Miliardi. Stiamo considerando. A meno che la Misericordia di Dio non scenda sulla terra con un grande risveglio e la chiesa possa portare salvezza a milioni e milioni di persone. Perché solo in questa maniera noi possiamo vedere come si potrebbe realizzare il salvataggio di tanti perduti. Ma tanti. Tu vedi una folla dove il loro verme non muore, dice la Scrittura. A riempire il lago di Garda. Miliardi di persone nelle fiamme eterne. Noi non lo immaginiamo qualche volta perché i nostri pensieri non sono disposti a tali cose. Non lo pensiamo nemmeno.

Eppure, eppure la parola di Dio è chiara riguardo a questo.

Tornando a quello che noi vediamo nella Scrittura: aspettare. Tutte le profezie sono adempiute? È chiaro che ci manca una profezia: quella dell'anticristo. E non confondete l'anticristo con l'uomo del peccato. Uno esce dal mare, dice la Scrittura in Apocalisse. Anche questo è scritto in Daniele perché si confrontano. E uno esce dalla terra. Quindi pensate a questo: che si sta formando un sistema mondiale dove nella confusione, nelle guerre, nell'economia ormai allo sfacelo, uscirà fuori dal mare (dal mare, nella Bibbia, si intende dai popoli), l'anticristo. Che secondo le Scritture verrà da Roma. Se non lo sapete, studiate.

Chiaramente. Allora, da lì noi sappiamo che quando ciò avverrà la chiesa non ci sarà più sulla terra. Il rapimento è già avvenuto. E quindi verranno tempi difficili per questo mondo. Quando la chiesa e lo Spirito Santo saranno ritirati in cielo, potete immaginare ciò che sta scritto in Apocalisse. Che cosa avverrà agli uomini? Si nasconderanno nelle rocce e diranno ai monti: "Cadete addosso". Quanti e quali piaghe verranno su questa terra?

Quello che per noi è importante è questo. Mentre aspettiamo, dice Pietro: "Mentre aspettiamo e affrettiamo la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno". Stiamo parlando della fine. Qua l'apostolo Pietro ci invita: aspettando, a fare che cosa? "Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra nei quali abita la giustizia. Perciò, Carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati, irreprensibili in pace".

Aspettando questo, fate in modo. Quindi questo parlare di Pietro dice: mi raccomando, vegliate, purificatevi, santificatevi in modo che quando il Signore verrà a prendervi siate pronti, proprio come le 10 vergini che aspettavano.

Come vedete, oggi noi viviamo in un periodo di aspettazione. Che cosa significa aspettare? Desiderare il compimento di qualcosa che si spera. E allora, quando parliamo di aspettare e di speranza, possiamo prendere alcuni esempi evidenti che io mi sono segnato per capire quando l'aspettare va insieme a quello che è la speranza di vedere qualcosa.

Se noi non viviamo di aspettazione, vivremo nel sonno. Se invece viviamo di aspettazione, vegliamo e stiamo attenti al nostro comportamento, alla nostra condotta, come ha detto l'apostolo Pietro. Oltretutto, per esempio, nella Scrittura abbiamo un'altra figura: Simeone. In Luca noi leggiamo che Simeone aspettava la consolazione di Israele. Anche lui aspettava. Quindi potete immaginare che quest'uomo aveva ricevuto una rivelazione — e cioè che non sarebbe morto finché non avesse visto la rivelazione, cioè la consolazione, Gesù, che veniva nel tempio. Quindi aveva anche questa promessa. E lui aspettava con sicurezza, con calma.

In Romani noi abbiamo un altro passo che ci interessa da vicino per capire che anche questo si sta adempiendo nelle nostre chiese, nella nostra vita. Romani 8. Leggiamo al verso 19. Dove dice: partiamo dal 18. "Io ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da paragonarsi alla gloria che sarà manifestata in noi. Infatti il desiderio intenso della creazione aspetta con bramosia la manifestazione dei figli di Dio".

Vedete, cari fratelli? Che significa "con bramosia"? Questa parola significa "con intenso desiderio". La creazione. La creazione, com'è stata creata già all'inizio dove tutto era santo, dove tutto era puro, dove tutto glorificava Dio, oggi dice la creazione stessa: "Aspetta, aspetta la manifestazione dei figli di Dio".

Del resto, dice al verso 23: "Non solo essa, ma anche noi stessi che abbiamo le primizie dello Spirito, noi stessi, dico, soffriamo in noi stessi aspettando intensamente l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Ma chi è che aspetta in questa maniera l'adozione, la redenzione di questo corpo? Perché divenga glorificato, come dice in Primo Corinzi 13, 14 e 15, dove il Signore ci dice chiaramente come sarà il nostro corpo?

La creazione aspetta. E noi stessi aspettiamo. Ma l'aspettiamo? O abbiamo tante volte, fratelli, sono tempi in cui non si desidera che il Signore torni. Io vi dico la verità per quello che penso: "Signore, io non voglio che tu torni adesso". Anche se la Scrittura mi dice che dobbiamo aspettare.

Dobbiamo essere come l'agricoltore che aspetta con gioia il frutto di ciò che semina. Però faccio riferimento a ciò che sta scritto nella Scrittura. È come me, anche voi credo avete gli stessi pensieri. Quelli che dice l'apostolo Pietro è questo: il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, verso 9, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.

Tu vuoi che Gesù torni adesso? Se mi rispondi sì, dirai: "Ma non hai nessuno ancora che possa essere salvato nella tua famiglia? I tuoi figli? Un marito? Una moglie? Un padre? Una madre?".

Così quel fratello si trovava nell'aereo. E l'aereo ormai stava per precipitare. Tanto è vero che il comandante aveva dato dei segnali evidenti che il guasto che si era verificato su quell'aereo non poteva essere riparato. E quel fratello disse: "Grazie, Gesù. Quando questo aereo sarà precipitato, io verrò con te in cielo". E il Signore gli rispose e gli disse: "Sei un egoista. Vedi quante anime perdute stanno intorno a te che andranno nell'inferno?".

E allora disse il Signore: "Prega e vedi qual è il problema per cui questo aereo può riprendere a volare e arrivare a sua destinazione". Lui pregò. E il Signore gli fece vedere qual era il problema. Comunicato questo problema, andarono dritto al problema. E così l'aereo non precipitò più. E furono salvate tante anime.

Vedete, cari fratelli? Qualche volta noi vogliamo prendere la via del cielo. Ma è importante che sappiamo che portare con noi qualcuno non è male. Il Signore ci ha comandato per questo. Perché il fine della fede è la salvezza delle anime. Se pensiamo soltanto a noi stessi e diciamo: "Torna, Signore Gesù", poi l'apostolo Pietro interviene e ci dice: "Cari fratelli, la pazienza di Dio è in virtù della salvezza".

E quanto è bello che noi abbiamo questa speranza e aspettiamo che il Signore possa mandare un risveglio dal cielo per risvegliare non solo la chiesa ma anche i nostri cari, amici, parenti.

Importante per noi aspettare, sì. Certamente abbiamo desiderio di andare col Signore, come Paolo dice. Ma Paolo stesso ci ha dato una lezione dicendo: "Per me sarebbe meglio andare dal Signore, ma ho ancora un po' da fare con voi su questa terra". Paolo voleva ancora che altre anime potessero sentire l'Evangelo, la buona novella, come dice la Scrittura.

Aspettare ci aiuta però nel frattempo a non starcene con le mani in mano, ma a vedere come la Scrittura ancora ci insegna alcune cose. Al verso 25 di Romani 8 dice: "Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza". Dobbiamo imparare quando preghiamo ad aspettare la risposta del Signore. Anche questa è un'aspettativa.

Lo leggiamo insieme perché vedo che non mi state seguendo in quello che forse non vi ricordate: Lamentazioni. Leggiamo al capitolo [?]: "Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell'Eterno".

Buona cosa è aspettare. Noi siamo molto impazienti in tutte le cose. Siamo impazienti quando non arriva ciò che vogliamo. Ma quando arriva, diciamo: quando vogliamo che qualcuno che sta vicino a noi cambi un po' la sua vita, il suo carattere, il suo modo di fare, diciamo: "E quando?". Allo stesso modo, anche dall'altra parte aspettano che anche noi subiamo un cambiamento. E quindi aspettare significa aspettare con pazienza finché la grazia di Dio non si manifesti nella nostra vita.

Concludo con questo passo che noi troviamo in Colossesi. Questo è bello. Mi piace perché ci porta tanta speranza riguardo a quello che il Signore ci ha promesso. Colossesi 3, ai versi 18-20: "Allora, la nostra cittadinanza infatti è nei cieli. Da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signore Nostro Gesù Cristo. La nostra cittadinanza è nei cieli. Viviamo su questa terra, certamente. Ma se il nostro pensiero non è lassù col nostro Signore, saremo trascinati nelle cose di questa vita senza mai nemmeno accorgerci. Qualche volta saremo presi da quelle che sono tante cose che ci sviano dal pensiero della gloria celeste, dal rapimento della chiesa, dal prepararci a quel giorno glorioso. Perché avverrà.

Ma concludo con questo dicendo che riguardo a tutte le profezie non abbiamo più nulla da aspettare. Noi che aspettiamo il rapimento della chiesa, tutte le profezie della Scrittura sono sotto i nostri occhi. Quindi, se qualcuno dice: "Quando tornerà Gesù per rapire la chiesa?", Gesù stesso ci ha detto che questo non è dato a noi di saperlo. Ma è bene che sappiamo: volete o non volete, insieme a me, che il Signore può tornare da un momento all'altro?

Tutto il resto delle profezie che stanno in Daniele si devono avverare. Ricordatevi però che in mezzo a tutta questa confusione, se viene fuori l'anticristo (e può essere già che sia in vita), ma prima di questo la chiesa sarà rapita. Quando verrà l'anticristo ci saranno 7 anni ancora — l'ultima settimana di Daniele — 7 anni in cui l'anticristo farà un patto col popolo di Israele, dice Daniele. Ma verso la metà di questi 7 anni questo patto cadrà. E allora verrà una grande tribolazione.

Allora, fratelli, quello che per noi è importante sapere è che questi sono i tempi dove Gesù può tornare da un momento all'altro a rapire la sua chiesa. Cosa facciamo noi? Ci prepariamo. Ascoltiamo le parole di Gesù: "Vegliate, vegliate e pregate".

Che cosa facciamo? Ci prenderemo ancora un po' di tempo per pensare, riflettere sul nostro stato attuale di come stiamo vivendo. Se stiamo vivendo per il cielo o se stiamo vivendo per questa terra. Perché quando il Signore tornerà, la parola dice chiaramente: "In quella notte, in quella notte due saranno in un letto. Uno sarà preso e l'altro lasciato".

Mia moglie ogni tanto mi spaventa proprio questa notte. Quando stavo dormendo, mi è sembrato che lei non ci fosse più. Allora mi sono alzato e ho detto: "Sarà come le altre volte. Non penso che sia stata rapita e io sia rimasto qua". Allora ho capito dal profumo che lei stava cucinando. Allora di notte questa è stata un'altra storia simile. E Maria — mia moglie — si alza e ho pensato: "Ma se non fosse? Ma niente di diverso. Due saranno in un letto. L'uno sarà preso, l'altro lasciato. Due saranno alla macina". Perché quando il Signore tornerà, una parte del mondo sarà di notte, una parte sarà di giorno. Ma se il Signore viene come un ladro, nessuno sa quando viene, giusto?

Sono i tempi che ci fanno comprendere chiaramente che Gesù può tornare da un momento all'altro per rapire la chiesa. Perciò nel frattempo, come dice Pietro, fratelli, fate in modo che il nostro cuore sia preso più dalle cose del cielo. E questo è importante. La venuta del Signore è vicina. E a motivo di questo noi leggiamo ora la fine di tutte le cose. Questo è stato detto già tanto tempo fa.

Allora, non ci sono più segni particolari per cui possiamo dire: "Se non avviene questo non torna Gesù", no. Diamoci da fare piuttosto. E preghiamo che Dio possa fare almeno un altro segno evidente: quello di mandare dal cielo il fuoco dello Spirito Santo per risvegliare tante e tante anime in tutta la terra. Allora vedremo i salvati. E Dio ci possa benedire. Amen. Amen.

Vogliamo alzarci in piedi.

Fratello Eterno, noi ti ringraziamo e ti benediciamo poiché il nostro cuore, oh Signore, tende a prostrarsi davanti a te, affinché tu possa darci il timore di Dio e i nostri cuori siano presi, oh Signore, proprio da quella voglia di poter far sì che giorno dopo giorno possiamo preparare noi stessi per quel giorno. Signore, pregarti che tu ci metta davanti tutte le opportunità per parlare ai perduti. Dacci potenza e forza nello Spirito per poter far sì, oh Signore, che come la prima chiesa la grazia tua si possa spandere sul tuo popolo. Sì, Signore. Perciò tu ci hai esortato anche questa sera con l'ultimo verso del tuo servo quando hai detto: "Crescete nella grazia".

Sì, oh Signore, vogliamo crescere nella grazia. E a motivo di questo noi ti chiediamo che lo Spirito Santo possa scendere dal cielo con potenza per noi e per la salvezza dei perduti. Signore, fai grazia. Misericordia ci sia nel nostro cuore verso i perduti che stanno vicino a noi. Sì, oh Signore.

Perciò a motivo di questo ti preghiamo che la tua pazienza ancora, oh Signore, si manifesti nella nostra vita per la salvezza delle anime. Vogliamo così pregarti che la tua parola possa penetrare in profondità nei nostri cuori e che possa tu mettere un sigillo per ricordarci che le cose che tu ci dici, oh Signore, non sono soltanto a nostra conoscenza e ammaestramento, ma che possiamo metterle in pratica per la gloria tua. Benedici così questi cari, accompagnali con amore, padre, nel nome di Gesù. Amen. Amen. Amen.

Dio ci benedica.