Vattene da qui — il viaggio spirituale
Stamattina mi domandavo: "Ma che cosa è la fede? Che cosa fa la fede?". Semplicemente, esercitare fede vuol dire credere. No, la parola più adatta in questo momento che mi viene in mente è che la fede, se apriamo la Bibbia, fa tante altre cose fa cose che non possiamo nemmeno immaginare. È uno dei tanti passi che mi preparavo a leggere, che me la fa sempre vedere su un aspetto molto più grande di quello che possiamo realizzare.
Perché tante volte la vita stessa, la nostra fede: che cosa è? Andare in chiesa. Tante volte per dare un titolo più elegante a "di che religione sei?" è una solita domanda che ci viene posta. E io professo la fede evangelica. Tante volte ce ne usciamo anche così. Però la fede, proprio il termine, la parola, è qualcosa di così profondo che sperimentarlo e viverlo fa vedere a chi ti ascolta che non è una semplice religione, non è una semplice etichetta, non è un qualcosa che ti viene affibbato e poi rimane lì. La fede si vive, è qualcosa che si vive.
Volevo leggere da Matteo, solo questi due versi: capitolo 9, versi 20 e 21: "Ed ecco una donna affetta da un flusso di sangue già da 12 anni gli si accostò di dietro e toccò il lembo della sua veste. Perché diceva fra sé: 'Se riuscirò anche solo a toccare la sua veste sarò guarita'".
Amen. E questo mi dà una visione molto, molto più ampia di quello che fa la fede. Perché quando leggiamo un passo cerchiamo sempre di immedesimarci nel testo e anche del protagonista in questione, che era questa donna. E allora vediamo che sta passando Gesù. Gesù già qualche segno aveva iniziato a farlo; la sua fama aveva iniziato a spandersi nei villaggi, nelle città limitrofe della zona. E quindi cosa viene all'orecchio di questa donna? Che c'è questo uomo di nome Gesù che guariva i malati. E lei aveva questa malattia, questo flusso che non l'abbandonava da 12 anni - tanto tempo. Ma nella mente di questa persona, quando sa che passa Gesù, adesso c'è un solo obiettivo: "Lo devo toccare".
E qui poi, come il Signore dice dopo: Gesù voltasi e veduta le disse: "Fatti animo, figliola. La tua fede ti ha guarita".
È come se Gesù dicesse di non volersi neanche prendere il merito di quella guarigione. Perché dice a questa donna: "La tua fede ti ha guarita". E allora mi sono dovuto rimettere in gioco. Il percorso che facciamo con il Signore - ma noi riusciamo a raggiungere questo livello di fede? Io dico di sì. E dirò di più: appena conosciamo il Signore fa qualcosa di miracoloso. Perché non soltanto ci perdona dei nostri peccati quando ci ravvediamo, nella prima fase delle nostre conversioni - hanno realizzato dei miracoli che a ripeterli oggi io riuscirei anche a capire di più. Perché il Signore nella gioia ti ha dato tanto.
E poi abbiamo visto che tante sono le difficoltà della vita che vivi, o è l'abitudine. È l'abitudine che ci porta a non mettere in gioco quella fede viva che anche un bambino esercita. No, torniamo come piccoli fanciulli, ci dice sempre il Signore. Anche un bambino esercita fede. Perché poi quando col cuore crediamo, sembra che nulla ci può fermare. Ma è sempre un guerreggiare, no? È una battaglia. Poi c'è la ragione, c'è la parte dell'anima, c'è questa mente che ha bisogno sempre di dare delle spiegazioni. E allora forse il Signore non opera per questo motivo. Forse c'è del peccato nella mia vita. Queste sono anche buone considerazioni, però a volte il Signore le vuole proprio azzerare. Perché tanti aspetti, tanti ragionamenti vani riducono ciò che il Signore può fare.
Ecco perché mi piace quando dice: "La tua fede ti ha guarito". Perché lui è sempre lì pronto, e non cambia. Però tante volte noi siamo quelli diversi che, in base alla situazione e in base a quello che stiamo attraversando, magari il nostro cuore non è sempre fermo. Magari non c'è quella ricerca della faccia del Signore, quella comunione intima con lui che, per via di molti motivi vani, aggiungo vani, sono soltanto scusanti. Perché ce lo possiamo dire anche fino alla morte. Diceva Pietro: "Io ti seguirò". Eppure poi davanti a qualche prova un po' più forte lo rinnegò.
Però il Signore non ci lascia da soli. Sa come siamo fatti, la nostra natura la conosce bene, e allunga sempre il suo braccio. Ogni periodo, anche pieno di scuse, può essere un periodo che ci fa crescere. E magari possiamo dire che quando cresciamo nella fede vediamo anche delle cose più belle, no? È bello anche l'inizio, però nel proseguo del nostro cammino della fede vediamo anche tante altre cose.
Perciò l'incoraggiamento di questa è non stancarci e di ricordare il primo amore, perché è quello che ci ha smosso, e di cercare sempre di più che questo fuoco non si spenga mai, ma continui quella comunione bella e profonda. Il nostro amico fedele non ci lascia e non ci abbandona. Ma è sempre lì pronto, come il primo giorno che ci ha chiamati a sé. Amen. Amen.
Così vogliamo ancora andare avanti. Abbiamo da fare un altro canto. Ci alziamo in piedi e poi passeremo al messaggio del fratello.
Fratelli e sorelle, questa mattina voglio condividere con voi un messaggio da parte del Signore che noi troviamo nel libro di Primo Re, capitolo 17, dal verso 1 al verso 7. Primo Re, capitolo 17: "Così dice la parola del Signore: Elia il tisbita, uno degli abitanti di Galad, disse ad Acab: 'Com'è vero che vive l'Eterno, il Dio di Israele, cui io sto alla presenza, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni se non alla mia parola'. Poi la parola dell'Eterno gli fu indirizzata dicendo: 'Vattene da qui, volgiti verso Oriente e nasconditi presso il torrente Cherit che si trova a est del Giordano.
Berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che ti diano da mangiare là'. Così egli partì e fece secondo la parola dell'Eterno. Andò e si stabilì presso il torrente Cherit che si trova a est del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino e pane e carne alla sera, e al torrente beveva. Dopo un po' di tempo il torrente si seccò perché non veniva pioggia sul paese".
Amen. Fin qui la parola del Signore.
Ebbene, fratelli, nei libri dei Re noi troviamo una cronologia, un'esposizione della storia spirituale riguardo ai re con Dio. Stiamo parlando di un periodo di declino spirituale in cui il Signore premia la fedeltà e punisce l'apostasia. Nei libri dei Re troviamo che Dio presenta i profeti come suoi rappresentanti e portavoci ai re di Giuda e ai re di Israele. E mentre discorriamo nella lettura della parola in questi due libri dei Re, ci accorgiamo di qualcosa di importante. Mentre leggiamo queste righe della Scrittura, io credo fratelli che stiamo parlando di un periodo che è il più buio, il più tenebroso, in cui regna il re Acab. Quest'uomo così conosciuto, del quale la parola ci descrive che è un re che ha fatto ciò che è male agli occhi dell'Eterno più di tutti quelli che regnavano prima di lui.
E mentre così leggiamo in questo momento così buio e tenebroso, la parola fa venire davanti ai nostri occhi un uomo. Viene fuori un uomo, scaturisce da un momento all'altro un uomo chiamato Elia. Così lo descrive la parola del Signore: "Elia il tisbita". E la Scrittura non ci descrive una cronologia di quello che è avvenuto nella sua vita, come il Signore lo ha chiamato, come lo ha toccato, come lo ha scelto per arrivare fino a questo momento. Quale è stato il suo progresso spirituale? Niente di tutto questo. Da un momento all'altro, nel discorrere della Scrittura in un periodo tenebroso, esce fuori un uomo che, per questa mattina, per noi è il nostro esempio. Attraverso la vita di quest'uomo noi condivideremo insieme quello che il Signore vuole accordare al nostro cuore.
Elia esce così, fratelli e sorelle. Il tisbita, uno degli abitanti di Galad, dice la Scrittura, trasmette a questo re malvagio e al popolo di Israele un messaggio profetico di una siccità a tempo indeterminato che sarebbe accaduta a motivo del peccato, dell'iniquità. Ma fratelli e sorelle, questa mattina non voglio condividere con voi, non voglio spendere un tempo con voi per ricordare o per portare al nostro cuore, alle nostre menti, quello che è il messaggio che Dio invia ad Acab e il messaggio, il giudizio, la punizione - come la vogliamo chiamare - che invia al popolo di Israele a motivo del peccato. Ma voglio condividere con te quello che è stato il messaggio che Dio ha indirizzato ad Elia direttamente, personalmente, individualmente.
Perché la parola del Signore dice così: "Com'è vero che l'Eterno vive", eccetera. E poi al verso 2 dice: "Poi la parola dell'Eterno gli fu indirizzata". Come se il Signore ora in questo momento volesse dire ad Elia: "Va bene. Ti ho mandato. Hai profetizzato ciò che sarebbe accaduto. Ma ora, Elia, io ho per te un messaggio da indirizzare. E il Signore si prende cura personalmente di te e di me, fratello e sorella, in un mondo di tenebre, in un mondo corrotto e perverso. Noi siamo luminari, siamo luce e sale della terra. Ma il Signore oggi, oggi, vuole indirizzare un messaggio a te e a me personalmente.
Credi ancora, fratello, sorella, che il Signore vuole iniziare un'opera nella tua vita? È una domanda. Credi ancora tu che il Signore si prenderà cura di te personalmente? Un'opera deve iniziare nel tuo cuore e nel mio cuore. Questo è nel progetto di Dio e nel piano di Dio. Credi tu questo ancora oggi? Stai sperando ancora che il Signore inizi in te un'opera, fratello?
Bene. Se tu riterrai questo messaggio nel tuo cuore e ne farai qualcosa di grande valore, io credo fermamente che il Signore oggi in questo momento inizierà un'opera nel tuo cuore. Ma dobbiamo avere fiducia, fratelli. Dobbiamo avere fede. Perché se noi non abbiamo fiducia in ciò che il Signore accorda al nostro cuore, di quelli che sono i suoi indirizzi per la nostra vita, di quelle che sono le sue promesse, se noi non abbiamo fede, fratelli e sorelle, non riusciremo mai a capire fino in fondo quello che il Signore vuole fare nella nostra vita. Perché tutto si basa sulla fede, sulla nostra fiducia in Dio.
Ebrei, capitolo 11, verso 1: "Ora la fede è certezza di cose che si sperano". Stai sperando ancora? Ce l'hai ancora una speranza nel tuo cuore? Perché il Signore faccia un'opera in te? Non guardare a destra, non guardare a sinistra. Noi preghiamo per i nostri fratelli. Noi preghiamo per le nostre sorelle. Noi preghiamo per questo mondo corrotto perché il Signore lo raggiunga con la sua benedizione. Ma tu stai sperando ancora? Credi ancora che il Signore fa un'opera in te, che la incomincia nel tuo cuore?
"Dimostrazione di cose che non si vedono". Così inizia un'opera. Il Signore inizia un'opera. Non lo ricordate voi, fratelli, quello che ribadisce l'apostolo Paolo? In Filippesi, al capitolo 1, verso 6, dice: "Essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un'opera - gloria a Dio - tu sei convinto, fratello? Sei convinta, sorella, che il Signore vuole cominciare un'opera con te? È una domanda. Ci sei, questa mattina, fratello? Sono convinto che il Signore ha iniziato un'opera."
Quest'opera inizia, fratelli. Ma come inizia il Signore? Questa mattina ci dà un indirizzo così. Dice la parola del Signore ad Elia il tisbita. La parola si esprime dicendo che era un abitante di Galad. Inizia un'opera. Come inizia? La parola dell'Eterno si rivolge ad Elia e dice: "Vattene da qui. Elia, vattene da qui. Volgiti verso Oriente. Nasconditi presso il torrente Cherit che si trova a est del Giordano. Elia, io voglio incominciare un'opera con te questa mattina. Tu sei Elia. Sì. Metti il tuo nome. Perché il Signore vuole iniziare un'opera. Ma te ne devi andare. Vattene. Che termine è questo, fratelli? Vattene da qui. Perché io non posso operare in te. Te ne devi andare.
Probabilmente quel luogo non piaceva al Signore. Probabilmente la città di Galad non gli stava bene. Probabilmente questo luogo per Elia non sarebbe stato di aiuto perché il Signore potesse fare un'opera maggiore nel suo cuore. Chi lo sa? Vattene. Non era la prima volta, fratelli, e non è l'ultima volta che il Signore dica al nostro cuore: "Io voglio incominciare un'opera con te. Ma tu vattene".
Sapete cosa significa, fratelli? Cosa sta dicendo Dio ad Elia? Devi chiudere con Galad. Devi andare via. Perché io voglio fare un'opera in te.
Anche ad Abramo vi ricordate, fratelli? Il Signore ha rivolto la stessa parola quando lui dimostrò il suo amore incondizionato verso Dio sotto quella richiesta. Vi ricordate quando doveva sacrificare suo figlio Isacco? Abramo dimostrò il suo amore. Dimostrò la sua volontà di voler dare tutto al Signore senza riserva. Vi ricordate in quel luogo in cui Abramo si espresse dicendo: "Il Signore al monte sarà provveduto"?
Vi ricordate, fratelli, di questo passaggio della Scrittura? Cosa dice il Signore? "Vattene. Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado, e va nel paese che io ti mostrerò". Abramo, io voglio benedire la tua vita. Ma te ne devi andare. Devi lasciare il paese, il tuo parentado, e devi andare in un posto, in un luogo che io ti mostrerò.
Fratelli e sorelle, il Signore ha preparato un luogo perché io e te potessimo essere benedetti. E stiamo parlando in maniera spirituale - attenzione. Dio ha preparato un luogo dove io e te possiamo essere benedetti. Gloria a Gesù. Vattene. Vattene, dice il Signore. Lascia questo luogo.
Cos'è questa parola? Una semplice parola? Ma nella lingua originale dell'Antico Testamento, in ebraico, sapete cosa significa "vattene"? Significa "vai a te". Il testo ci vuole far comprendere che il viaggio, fratelli e sorelle, non è solo in termini logistici, come se il Signore volesse fare di noi degli uomini e delle donne "macina chilometri". Non è a caso che il Signore dice: "Di qua devi spostarti. Di qua tu devi andare via". E in altre occasioni noi leggiamo che il Signore ha detto: "Dovete sostare qua. Rimanete qua".
Cos'è "vattene"? Solo un termine come "macina chilometri"? No, fratelli e sorelle. È un'esperienza particolare che avviene. È un viaggio dentro e verso se stessi. Amen. Il "vattene" del Signore è un viaggio dentro noi stessi. Non è camminare. Naturalmente parlando fisicamente, è un viaggio spirituale che il Signore desidera da ognuno di noi.
Te ne devi andare. Dove ti trovi? Dove mi trovo io? Probabilmente al Signore tante cose non gli piacciono. Tanti luoghi, tante cose che appartengono alla nostra vita non gli piacciono. E questa mattina dice: "Io sì voglio iniziare un'opera. Ma ti devi spostare di là. Devi andare via dal luogo in cui ti trovi".
Perché fratelli, quando inizi un'opera, noi dobbiamo chiuderne un'altra. E se non siamo disposti a chiudere, Dio non è disposto ad aprire. Se tu non chiudi, il Signore non apre. Dio non è disposto a fare compromessi con tutto ciò che nella nostra vita ancora oggi risiede nel nostro cuore e fa parte del vecchio uomo. Il Signore non farà mai compromessi con la nostra vita.
Noi diciamo oggi: "Signore, ma tu sai che io ti amo. Tu lo sai che voglio servirti. Tu lo sai che io voglio amare la tua parola. Agisci come vuoi". Ma se ti porterai con te ancora qualcosa che riguarda il vecchio uomo, il Signore non inizierà mai un'opera con te e con me. Noi dobbiamo andare via. Dobbiamo chiudere questa porta con il vecchio uomo. Perché Dio apra una porta. Perché lui manifesti la sua gloria nel nostro cuore.
Vi ricordate, fratelli, in Genesi al capitolo 13, sempre di Abramo? Il Signore lo benedice. Dice: "Parti, vattene dal tuo parentado". Ma la Scrittura ci dice che Lot inizia il suo viaggio e si porta con lui chi? Si porta Lot, suo nipote. Vi ricordate questa storia? Lot ha procurato tanti problemi ad Abramo. Tanti veramente. Perché Abramo portava con lui la carne. Abramo era l'uomo spirituale, e Lot rappresenta l'uomo naturale. E Abramo se lo portava con lui, ma gli dava problemi. E noi ci rendiamo conto, fratelli, che dopo la sua separazione - vi ricordate? - accade qualcosa di importante.
I pastori di Lot con i pastori di Abramo. E ho sottolineato proprio l'espressione di Abramo quando dice: "Non ci sia contesa fra me e te. Non ci ami? E così la voce dello Spirito Santo mi diceva in questo passaggio: separiamoci. È come qualcosa che deve avvenire nel nostro cuore, nel nostro intimo. È qualcosa di spirituale. È un viaggio, fratelli, che deve essere praticato nella nostra vita. Separiamoci.
E se voi vi rendete conto, dopo la separazione di Abramo con Lot, il Signore ha benedetto Abramo in una maniera straordinaria. Troppi problemi ci creano le cose che non appartengono a Dio, fratelli e sorelle. E se ce li portiamo dietro durante il nostro viaggio spirituale, ci daranno sempre problemi. Dobbiamo separarcene. Dobbiamo dividerci. E noi vogliamo che il Signore faccia grazia ai nostri cuori. Perché Dio ha la chiave per iniziare un'opera. Il Signore ce l'ha, la chiave. E ci dà delle indicazioni precise. E noi dobbiamo seguire le sue vie, noi dobbiamo seguire le sue orme. Ma io e te dobbiamo necessariamente lasciare le cose che non riguardano Dio. Se vogliamo che Dio abbia a che fare con le nostre cose, dobbiamo lasciare le cose che non appartengono a Dio. Amen. Gloria a Gesù.
Vattene da Galad, Elia. Lui si stabilisce lì, fratelli e sorelle. E l'invito questa mattina è: Lascia Galad. Allontanati da Galad. Digli ciao alla città di Galad. Digli un bell'addio questa mattina. E il Signore inizierà un'opera nella tua vita. Digli addio. Chiudi con il passato. Perché il Signore vuole fare una cosa nuova nel tuo cuore. Gloria a Gesù.
Il Signore non è venuto nella nostra vita per migliorarci, fratelli. No. Egli è venuto per trasformarci, per cambiarci, per darci nuova vita. Il Signore non si comprometterà mai con me. No, fratelli. Egli non vuole migliorare. Vuole trasformare. Un vero trasvasamento. Sì. È questo che il Signore vuole fare. D'altronde la parola dice così in Secondo Corinzi, al capitolo 5, verso 17. Si esprimerà l'apostolo Paolo dicendo: "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura. Le cose vecchie sono passate. Ecco: tutte le cose sono diventate nuove. Ora tutte le cose sono da Dio che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo e ha dato a noi il ministero della riconciliazione". Amen. Gloria a Gesù. Tutte le cose sono diventate nuove. Gloria a Dio.
E per questa via dobbiamo continuare a camminare, fratelli. Anche nella lettera ai Galati, al capitolo 6, al verso 15, sempre l'apostolo Paolo così si esprimerà per confermare: "In Cristo Gesù infatti, nella circoncisione creatura - amen - niente ha di più valore, fratelli e sorelle. Per me e per te davanti a Dio che essere una nuova creatura". Alleluia. Gloria a Gesù.
E il Signore ci dà questa indicazione, fratelli. Ci benedice, ci indirizza questo messaggio per lasciare la vecchia vita, le cose che non gli sono gradite. Dice: "Vattene da questo luogo, Elia". Ubbidisce alla voce del Signore. Che privilegio, fratelli. Che benedizione. Ubbidire alla voce del Signore. Perché vi dico, fratelli, che il Signore si manifesta con la sua potenza quando noi siamo ubbidienti.
Cherit. Qualcosa di strano il Signore indirizza ad Elia. È vero. Il Signore tante volte dà dei messaggi, indirizza dei messaggi che suonano un po' strani al nostro orecchio naturale. Ma non a quello spirituale. Perché se siamo attenti al messaggio di Dio staremo capendo pure quello che vuole fare per noi.
E il Signore dice: "Elia, vai presso il torrente Cherit e fermati lì". C'era un periodo molto difficile, come abbiamo detto all'inizio. C'era una carestia, una siccità. Era un momento veramente duro per Elia. Non è come oggi, è vero? Noi abbiamo anche difficoltà finanziarie. Ma grazie a Dio non ci è mancato nulla finora. È vero o no? Dio ha provveduto o no ad ogni nostro bisogno fino a questo momento? Ma i tempi di Elia erano veramente difficili.
E il Signore gli dice qualcosa di strano. Dice: "Elia, ti devi fermare al torrente". Che cosa avremmo fatto noi se ci fossimo trovati in un periodo difficilissimo dove non sapere dove andare e cosa fare? Momenti di carestia. Non c'è una soluzione davanti a te. Cosa ha fatto Dio ad Elia? "Vai presso il torrente Cherit, fratelli e sorelle. C'era una grave siccità ed Elia va al torrente Cherit".
Il torrente Cherit era presso il Giordano. E allora Elia poteva pensare: "Signore, ma mi vuoi proprio istigare? Mi vuoi proprio far soffrire? Tu sai in che condizioni mi trovo. C'è una siccità così grave. Perché non mi hai mandato al Giordano invece di mandarmi al torrente? Il torrente Cherit era un affluente del Giordano. Il Giordano storicamente parlando era un grande fiume, mai seccato. Ma i torrenti, fratelli e sorelle, in alcune stagioni seccano. E questo era il momento della siccità. E Dio manda Elia proprio al torrente Cherit. Signore, non mi potevi mandare al Giordano? Proprio al torrente Cherit mi devi mandare?
Che differenza c'è, fratelli e sorelle, tra il Giordano e il torrente Cherit? Che differenza c'è? La differenza è questa. Sapete qual è? Che noi dobbiamo dipendere totalmente da Dio. Che noi non dobbiamo porre fiducia sulle cose che danno sicurezza. Le finanze. Un conto bancario. Un buon lavoro. Sono cose che il mondo offre. Ma non devono essere mai la nostra sicurezza, fratelli. Dio è la nostra sicurezza. Amen. Gesù è la nostra sicurezza.
Aveva bisogno Elia di imparare qualcosa. Perché guardate, fratelli. Elia doveva affrontare delle sfide incredibili successivamente. E noi, chiesa del Signore, dobbiamo affrontare sfide che neppure immaginiamo. E la forza? Sapete da dove deve venire? Deve venire ponendo la nostra fede in Dio soltanto. E la nostra vita spirituale deve essere una vita in progresso perché affrontare questo mondo, spiriti malvagi di seduzione, come li affronterai? Con le tue finanze? Con le mie finanze? Con i beni della vita? Le affronteremo solo e soltanto con dentro di noi l'unzione, la guida dello Spirito Santo, il Signore nel nostro cuore. Solo così noi affronteremo delle sfide.
Che differenza tra il torrente Cherit e il fiume Giordano! Doveva dipendere da Dio. C'è stato un uomo. Noi abbiamo un esempio. Vi ricordate in Luca, al capitolo 12, di un uomo che pensa fra sé e dice: "Io farò una bella cosa. La sua azienda aveva prosperato. Vi ricordate di quell'uomo? C'era stato un bel raccolto. Anzi pensò fra sé: "Costruirò dei granai ancora più grandi". E l'espressione di quest'uomo fu: "Anima mia. Poi dirò all'anima mia: 'Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni. Riposati, mangia, bevi e godi'".
Ve lo ricordate? Noi perdiamo troppo tempo. Stiamo perdendo tempo, fratelli e sorelle. Stiamo perdendo il tempo perché quando noi pensiamo e riflettiamo e troviamo il tempo e ragioniamo fra noi e diciamo: "Ci sarà pur qualcosa che mi aiuterà. Ponendo sicurezza nelle cose del mondo, fratelli, stiamo soltanto perdendo tempo". E quest'uomo ha perso tempo. Sapete perché? Perché a un certo punto è suonato il campanello di casa. Come può succedere a ognuno di noi. Mentre così siamo indaffarati in mezzo ai beni di questo mondo, a un certo punto suona il campanello a casa. Suona il campanello e arriva il padrone di casa.
E quest'uomo riconosce due cose. Perché prima ha detto: "Dirò alla mia anima". Ha scoperto che l'anima non era sua. L'anima appartiene al Signore. E poi ha scoperto un'altra cosa, fratelli. Ha scoperto di essere stato stupido. Stupido significa insensato. "Questa notte stessa l'anima tua ti sarà ridomanda. Di chi saranno tutte queste cose?". Quindi ha scoperto ad un tratto che l'anima non era sua e che tutto ciò che aveva accumulato non lo aveva accumulato per sé, ma per altri.
Fratelli e sorelle, basta perdere tempo. La parola è indirizzata a te. È indirizzata a me oggi. E il Signore vuole iniziare un'opera. Basta perdere tempo. Vattene da Galad. Abbandona Galad. Perché il Signore vuole benedirti. Al torrente Cherit c'è un'altra storia riguardo ai torrenti. Parliamo del torrente Iaboc, dove Giacobbe incontrò il Signore e il Signore gli cambiò il nome. Non fu chiamato più Giacobbe, ma Israele. La Bibbia dice che anche Iaboc era un affluente del Giordano. E ancora una volta, Giacobbe si trova dove? Al torrente, fratelli. Quanto importante per noi il torrente! In un luogo di difficoltà è lì che il Signore ti vuole portare. Per non confidare in te, ma confidare solo e unicamente in lui.
Soffri, fratelli, e gioisci perché nelle difficoltà il Signore manifesterà la sua gloria. I corvi portavano pane e carne al mattino e pane e carne alla sera, e beveva al torrente. Gloria a Gesù. I corvi non sarebbero passati sopra il Giordano. I corvi passavano sul torrente. I corvi passano dove ci sono le difficoltà. Il Signore manifesta la sua gloria dove ci sono le difficoltà, dove c'è la sofferenza. Quando tu affiderai l'intera tua vita a Gesù e dirai: "Signore, mi abbandono nelle tue mani. Dirigimi i miei passi. Equipaggia il mio cuore, i miei sentimenti". È vero, è difficile. Ma lì il Signore manifesta la sua gloria.
Che cosa facciamo? Stiamo leggendo un libro di favole quando leggiamo che i corvi gli portavano pane e carne? No, fratelli. Non sono favole. La parola di Dio è potente a dividere. Fratelli, la parola di Dio è potente a farci comprendere quello che il Signore può fare. Al torrente il Signore manifesta la sua gloria.
Questa mattina, fratelli e sorelle, ubbidienti in determinati momenti dove ci troviamo, sappiamo anche che tante cose a Dio non piacciono. E Dio questa mattina ci sta dicendo: "Vattene da Galad e dirigiti verso il torrente Cherit, dove io ti dirigerò, dove io ti dirò. E il Signore manifesterà la sua gloria".
Vado verso la conclusione. Leggiamo insieme, fratelli, per così sigillare il messaggio del Signore al nostro cuore. Vogliamo leggere insieme in Proverbi, al capitolo 3, dal verso 5 al verso 8. Così dice la parola del Signore: "Confida nell'Eterno con tutto il tuo cuore. Non appoggiarti sul tuo intendimento. Riconoscilo in tutte le sue vie, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri. Non ritenerti savio. Tu temi l'Eterno. Ritirati dal male. Questo sarà guarigione per i tuoi nervi e un refrigerio per le tue ossa".
Amen. Gloria a Gesù. Fratelli, non abbiamo altro se non questa mattina la potente parola di Dio accordata al nostro cuore. Essa è potenza per chi crede. E noi questa accettiamo l'invito da parte del Signore. Va', va' dove io ti mostrerò. Vattene da Galad e dirigiti verso il torrente Cherit. Amen. Dio benedica la sua parola. Amen.