Salvezza e trasformazione

Leggerò con voi un verso che il Signore, l'altro giorno, metteva nel mio cuore. Si trova in Matteo 1, capitolo 1, verso 21:

"Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati."

Questa è una promessa meravigliosa, e forse la prima promessa scritta nel nuovo patto. Certo, questo viene già dal Vecchio Testamento, quando Isaia disse che la Vergine avrebbe partorito un figlio e sarebbe stato chiamato Immanuel, Dio con noi. Ma tante volte noi pensiamo che Gesù è venuto soltanto per purificare i nostri peccati.

Sapete, la nostra vita tante volte va avanti, cadiamo, pecchiamo, andiamo al Signore, diciamo: "Signore, perdonaci per questo, per quello." Poi continuiamo ancora, ed è sempre lo stesso giro: "Signore, perdonami. Signore, perdonami. Per questo, perdonami per quell'altro."

Ma qui dice che lui è venuto per salvare il suo popolo, salvare il suo popolo dai peccati. Questo significa che Dio ci ha dato l'autorità di non peccare più. Ci ha dato la grazia di vincere il peccato. E allora questo: per me stesso, quando considero la mia vita, ogni sera quando vado a letto dico: "Signore, in cosa ti ho dispiaciuto oggi? Cosa ho fatto che non è stato secondo la tua volontà?" E allora lo Spirito Santo comincia a parlare, a rivelare. E allora io dico: "Signore, io ho bisogno di una potente salvezza."

Sì, è vero. Tu hai perdonato. Tu hai preso il mio peccato e l'hai buttato nel profondo del mare. Ma io non voglio ricadere negli stessi errori o peccati ogni giorno. Sapete, ci sono quelle cose del carattere, ci sono quelle cose delle eredità che anche se non vogliamo, sono tante volte in campo per la nostra vita. Se penso a come posso tante volte rispondere a mia moglie con rabbia, con ira? Ho un fratello, ho un collega di lavoro, e Gesù dice: "Rino, non va. Io sono venuto per salvarti dall'ira, dalla rabbia."

Domenica abbiamo ascoltato del perdono. È vero, qualcuno dirà non è facile. Tante volte perdonare è difficile. Ma Gesù ci ha dato la vittoria anche in quello: per vincere il rancore e l'amarezza, di perdonare di cuore. E il Signore vuole fare questo nella nostra vita: una potente salvezza e liberazione.

E poi voi potete mettere quello che volete. Voi conoscete voi stessi. Forse l'elenco è lungo, forse l'elenco beato di voi è corto. Gloria a Dio. Però noi abbiamo bisogno di conoscere di più il nostro Signore. Lui è venuto per salvarci, per darci vittoria, non di camminare ogni giorno così e poi dire: "Io sono un cristiano. Io appartengo a Gesù." Però la nostra vita tante volte non è tanto diversa da quella degli altri, da quelli del mondo.

Ecco perché noi abbiamo bisogno di vittoria. Abbiamo bisogno di una rigenerazione profonda dalle radici, dalle tradizioni anche dei nostri paesi, dalle nostre famiglie, dalle abitudini tra nord e sud, tra Europa, Africa, America o Asia. Ci sono delle abitudini incredibili. Tante volte io vedo dove sto io: ci sono quasi tutte le etnie del mondo. E ognuno si riconosce dalla propria nazione perché quasi tutti hanno lo stesso modo di fare. E allora io dico: "Signore, noi abbiamo bisogno di una profonda trasformazione. Perché noi abbiamo bisogno di ricevere il carattere di Gesù, di appartenere a lui."

Paolo dice in Colossesi che noi adesso siamo cittadini del cielo. Quindi il nostro carattere, le nostre abitudini, le nostre attitudini, la nostra cultura o le nostre tradizioni devono essere secondo il cielo, non secondo le cose di questo mondo. Noi non apparteniamo più a questo mondo.

Tante volte diciamo: "Eh, sono fatto così. Sono fatto di carne." Tante volte ho sentito: "Sono fatto di carne." Anch'io l'ho detto tante volte. Ma il Signore ha detto: "No, tu non sei più di carne, ma sei rinato, sei secondo lo Spirito."

Noi abbiamo bisogno di camminare nello Spirito. Abbiamo bisogno di vivere nella parola. Abbiamo bisogno di dimorare nella parola. Ecco perché noi abbiamo bisogno di conoscere sempre di più Gesù. Perché quanto più conosciamo Gesù, più camminiamo con lui. E il nostro obiettivo deve essere solo questo: non semplicemente fare grandi cose per Dio. Sì, è un bel sentimento quando noi vogliamo lavorare per il Signore. Ma fratelli, sorelle, la cosa più importante è quella di desiderare di essere come Gesù, come lui. Il suo sentimento, il suo carattere, il suo parlare, i suoi pensieri, i suoi desideri. Nessun'altra cosa è più importante di questo. Nessun'altra cosa ha più valore di sapere che noi camminiamo come ha camminato il nostro Gesù.

Lui stesso disse in Atti (vi ricordate benissimo): "Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni." Che bella parola: testimoni di Gesù. Quanti di noi possono dire con franchezza: "Io sono un vero testimone di Gesù"?

Il Signore ci faccia grazia che il desiderio di conoscerlo aumenti sempre di più nella nostra vita. Il suo ritorno è vicino, fratelli. Ascoltando le notizie, ti rendi conto che lui è proprio alle porte, vicinissimo, più di quanto immaginiamo. E la mia preghiera ogni giorno è: "Signore, rendi il mio cuore pronto per il tuo ritorno. Perché io voglio sentire soltanto una cosa quando Gesù ritornerà: 'Ben fatto, buono e fedele servitore.'" Soltanto per la grazia sua. Non perché io sia capace di fare qualcosa di buono. Ma la grazia di Dio che ci deve spingere a fare le cose che piacciono a lui.

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Prego. Leggo il Salmo 39, verso 7. Salmo 62, verso 5. E Salmo 71, verso 5.

Del Salmo 39, il Salmista dice: "Ma ora, o Signore, che aspetto? La mia speranza è in te."

Poi abbiamo il Salmo 62:5: "Anima mia, riposati in Dio solo, perché la mia speranza viene da lui."

E poi ancora il Salmo 71:5: "Poiché tu sei la mia speranza, o Signore, o Eterno, la mia fiducia fin dalla mia fanciullezza."

Secondo voi quale potrebbe essere il soggetto stasera? La speranza. E che cosa è la speranza? È una bella parola. Questa fa parte di quella triade: fede, speranza e amore, no? Che cita poi l'apostolo Paolo nel capitolo 13 di primo Corinzi.

Ma la speranza è un sentimento di aspettazione verso qualcosa che sta per arrivare o è lontana. Questa è la speranza: un sentimento di aspettazione. Ma che ci ispira fiducia. Perché la speranza senza la fiducia, che speranza è? Allora è chiaro che noi abbiamo nella parola di Dio qualcosa che nel mondo non troviamo riguardo alla speranza.

Dice la Scrittura che Abramo ha sperato contro ogni speranza. Non è così? Perché la nostra speranza viene da Dio. Ed è per questo che se noi siamo qui questa sera è perché abbiamo fiducia e abbiamo la speranza in qualcosa in cui noi crediamo. Siamo venuti qua perché speriamo di fare una bella esperienza, perché abbiamo avuto già quella speranza che ci ha portato lontano.

Paolo ha potuto testimoniare davanti ai governatori, davanti ai re, dicendo: "È a motivo della speranza che io mi trovo in catene." Quale speranza? Paolo stava parlando di quella resurrezione dei morti. Dove Festo, il governatore, non credeva. E Paolo dice: "Io mi trovo qui a motivo di questa speranza. Perché a voi sembra impossibile che Dio non risusciti i morti?"

Parlando di questo, di quella speranza ereditata dai nostri padri in cui credevamo, ora la nostra speranza è stata quella salvezza che ci porterà un giorno davanti alla gloria di Dio. E perché viviamo se non con quella speranza, che un giorno lo vedremo faccia a faccia, come egli è?

L'uomo che vive senza speranza ha una fede che è nulla. Non serve a niente. Ma noi, come cristiani, dobbiamo credere in qualcosa che il mondo non vede, non conosce. Abramo dice che sperò contro ogni speranza. Perché? Perché la viva e vera speranza è quella dove gli uomini non riescono a darci ciò che solamente il nostro Signore può darci.

Abramo era ormai avanti negli anni, 100 anni. Sara anche lei si era inoltrata molto negli anni. Non c'era più speranza di avere un figlio. È qui che noi dobbiamo comprendere. Per onorare Dio, abbiamo bisogno di questa fede, di questa speranza. Quando il Signore parla, abbiamo imparato a dire: "No, parla, parla Signore, che ascolto con il cuore e con tutta la fede." La fede. Quindi troviamo che era impossibile.

La vera speranza è davanti a cose che non si possono realizzare secondo l'uomo. Allora sperare contro ogni speranza: mia moglie non può. Io sono svigorito secondo natura. Lo stesso ragionamento aveva portato Zaccaria ed Elisabetta. Ormai avanti negli anni, potevano essere anche bisnonni. Se lo sono io a 70 anni, potevano essere loro che erano avanti ancora. Ma i bisnonni hanno fatto un ragionamento reale, no? Un ragionamento naturale: se vogliamo dire, non c'è più speranza per un figlio.

Ma profeticamente Dio aveva già segnato che Giovanni il Battista sarebbe nato proprio da loro. Questo era nel piano, nel progetto di Dio. Ma è normale che Zaccaria ed Elisabetta non sperassero più. Proprio quando non speriamo più, è che dobbiamo guardare in alto.

"Non c'è speranza per i miei figli. Quelli non si convertiranno più. Sono fatti grandi ormai, vivono nel mondo. Non c'è speranza per una moglie che non crede, che non crede magari dopo che gli ho parlato per tanti anni. Non credo. No, quella non cambierà mai." Questo è il ragionamento umano.

E allora davanti a questo, noi abbiamo la parola. La parola che ci illumina, ci apre gli occhi, e ci dà una viva speranza di credere che Dio è il remuneratore, il compitore, il premiatore di quelli che sperano in lui, di quelli che credono in lui. Questi Salmi che abbiamo letto hanno riferimento sempre alla persona di Gesù. Ed è per questo che, come noi leggiamo andando avanti con le Scritture, in Romani al capitolo 5, verso 5.

Se lo trovi, io leggo da qui. Ora, la speranza non confonde. Se uno spera, perché crede, deve perseverare e non si deve lasciare confondere dai propri pensieri, dai pensieri che vengono da fuori. Zaccaria, nemmeno con l'angelo davanti, credette. L'angelo veniva dal Signore. Gabriele gli disse: "Tu avrai un figlio." E gli disse pure: "L'avrai. Come l'avrebbe chiamato?" Ma Zaccaria, pur essendo un uomo irreprensibile (dice la Scrittura nella legge, un uomo santo), aveva questo problema: che è ancora secondo la ragione umana. Non pensava che ciò era possibile.

E allora la Scrittura dice che noi siamo stati salvati in speranza. Sta speranza non confonde, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Un uomo che ama una ragazza, un giovane, spera che diventerà sua moglie. La fiducia non gli mette nessun dubbio. La fiducia gli mette nel cuore la speranza che quella ragazza sarà la sua moglie.

Riguardo al Signore, l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori. Siamo confusi? Abbiamo un dubbio che un giorno lo vedremo così come egli è? Ed è per questo che Paolo dice ai Romani: "La speranza non confonde." La vera speranza, la viva speranza.

Poi dice Romani 8:24, e leggendo anche dal verso 23, un passo meraviglioso che parla della parola. Dice:

"E non solo esso, ma anche noi stessi che abbiamo le primizie dello Spirito, noi stessi dico, soffriamo in noi stessi aspettando intensamente l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Perché noi siamo stati salvati in speranza. Ora, la speranza che si vede non è speranza, poiché ciò che uno vede come può sperarlo ancora? Mi sembra naturale, no? Ma noi siamo stati salvati in speranza. Quindi la salvezza è venuta proprio in virtù di quello."

Perciò Paolo testimoniava chiaramente: "È per la speranza nella resurrezione dei morti che oggi mi trovo qui a testimoniare."

Quando un credente testimonia e non è, non ha questa certezza nel cuore di ciò che dice, non crea speranza nell'altro che ti ascolta. L'altro sente che tu c'hai un dubbio. Ma quando puoi dire come disse Paolo, dicendo a quel re: "Per poco non diventi anch'io cristiano per mezzo delle tue parole." E Paolo disse: "Per poco? Molto vorrei che tutti fossero come me, al di là di queste catene."

Quindi Paolo era quell'uomo con la certezza della sua speranza, di infondere speranza anche negli altri. Ma ci vuole la convinzione nel cuore di quello che noi diciamo e sappiamo.

Quindi la Scrittura ci dà tanti esempi riguardo a quello che è la speranza. In Efesini al capitolo 4, al verso 4, leggo alcuni versi. Dice ancora qualcosa che intorno alla parola del Signore la speranza ci aiuta a comprendere. Come Paolo ha usato molte volte questa parola per tutta la chiesa:

"Un unico corpo, un unico Spirito, come pure siete stati chiamati nell'unica speranza della vostra vocazione. E qual è la nostra vocazione? Cristo Gesù."

Dice: "Cristo Gesù, speranza di gloria." Ma dice: "Cristo in voi, speranza di gloria."

E vogliamo attingere dalle Scritture. Perché penso che non tutti hanno letto alcune di queste parole che Paolo ci mette davanti. Anche se devo dire: non sempre tutti hanno letto tutta la Scrittura. Magari sono passati tanti anni. Però vi esorto ancora a sapere che tutta la parola è verità. Quindi non leggete soltanto a macchia di leopardo.

Quindi in Colossesi leggiamo al capitolo 1, al verso 27:

"Ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria."

Qual era il mistero dei gentili? Che non conoscevano qual era il mistero che Paolo ha rivelato ai gentili che non conoscevano? Cristo in voi. E la speranza della gloria. Non c'è un'altra speranza. Non è il buonismo del mondo. E nemmeno il buonismo dei credenti. E nemmeno le buone opere dei credenti. Ma è Cristo in noi, la speranza della gloria. Questo dice la Scrittura.

Ancora in primo Timoteo, leggo un altro passo della Scrittura dove Paolo dice al suo discepolo nel capitolo 1, verso 1:

"Paolo, Apostolo di Gesù Cristo per comando di Dio nostro Salvatore e del Signore Gesù Cristo, nostra speranza."

Gesù, soltanto lui, ci spinge a sacrificare la nostra vita. Ci spinge a fare ciò che è nel nostro cuore di fare. E il motivo per cui siamo stati salvati è perché noi abbiamo una speranza viva nel cuore, che quello per cui siamo stati chiamati.

Ora, naturalmente sappiamo che se siamo occupati intorno a tante cose della nostra vita, attenzione. Perché sono pure cose normali che fanno parte della nostra vita. Ma poi quando ci troviamo, quando veniamo assaliti un po' dal timore, dalla paura, che non ci accada qualcosa. Se proprio vogliamo essere spirituali, come Paolo ci fa intendere, dicendo chiaramente in varie occasioni: "Io non temo nemmeno di morire."

Perché il cuore di Paolo stava in cielo. Cioè lui viveva unicamente perché un giorno avrebbe visto la gloria di Gesù. Lui viveva unicamente per la resurrezione. Perciò diceva: "Come noi dovremmo dire..." Non è facile per quelli che vivono ancora in maniera naturale. Ma Paolo diceva: "Se siamo vissuti su questa terra soltanto per questa terra, se abbiamo sperato soltanto per questa vita, noi siamo gli uomini più miserabili della terra."

Tante volte le nostre azioni, la nostra testimonianza, ci dice chiaramente che non abbiamo nessun pensiero per il cielo. Ma nel momento in cui nella nostra vita si presentano situazioni difficili, prove grandi di avversità, e qualche volta delle malattie dove per i medici non ci sono speranze, entriamo un po' in panico. Perché? Perché non abbiamo avuto un pensiero continuo verso quella viva speranza, che su questa terra siamo soltanto di passaggio.

E non è a caso che Paolo diceva ad un altro suo discepolo (per capire che dobbiamo volgere anche il nostro cuore principalmente a queste cose), nell'epistola di Tito al capitolo 2, leggiamo spesso questo passo, no? Che ci porta a capire e a sperare come il Signore ci guida.

"Infatti, la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini e ci insegna a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze. Perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, aspettando la beata speranza."

Per questo viveva Paolo. Per questo vivevano i credenti di una volta. Ma non molto lontano, anche 50, 60 anni fa, i veri pentecostali, insieme agli altri, vivevano in virtù di questo, aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.

La speranza. E allora, fratelli, se noi stiamo qui riuniti, il motivo non è soltanto uno. Siamo riuniti prima perché siamo stati salvati in speranza. Due: perché lodando e glorificando Dio, riunendoci come dice la parola, è unicamente perché abbiamo questa viva speranza, che un giorno andremo davanti alla gloria celeste.

Quindi qualsiasi sforzo che Paolo faceva era unicamente perché lo faceva in pura coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini, sempre in virtù di quelle che erano le sue parole, per quella speranza che un giorno vivremo nell'eternità.

E con questa speranza andremo avanti. Ancora l'apostolo Pietro dice al capitolo 1, al verso 3:

"Benedetto sia Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti."

Non confondiamo quello che abbiamo detto prima. La speranza è una e basta. Le altre cose che noi speriamo sono solo per un tempo. E facciamo bene a sperare. Perché anche così, credendo noi, glorifichiamo Cristo. Abbiamo speranza che le cose miglioreranno riguardo alla salvezza delle anime, riguardo a quelli che sono i nostri parenti nella carne che ancora oggi rifiutano la parola di Dio, benché Dio anche in loro si sia manifestato. Abbiamo speranza per un risveglio nelle chiese, perché Cristo possa essere manifestato con potenza.

Abbiamo speranza perché i tesori che sono presso Cristo, i doni spirituali, i ministeri, possano essere manifestati nella chiesa del Signore. Abbiamo speranza per altri operai. Perché preghiamo? Se non c'è la speranza di credere che Pietro potrà uscire dalla prigione, perché preghiamo? Le nostre preghiere vanno avanti in questa maniera perché noi abbiamo questa viva speranza. Come dice la Scrittura. Ma riguardo a cose future, ci sono anche cose presenti.

E concludo con un passo in primo Giovanni al capitolo 3, dal verso 1:

"Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo. Sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso come egli è puro."

Questa volta, la speranza dove ci porta? Nello stesso ragionamento per cui abbiamo parlato per 20 minuti: Cristo, la gloria. Dice Giovanni. La ragione per cui vogliamo che Cristo sia manifestato e noi possiamo vederlo. Ma in quale maniera? Nella maniera in cui dice la Scrittura: che chi ha questa speranza di vedere Gesù e assumere la sua stessa natura divina. Perché Giovanni dice: "Noi saremo come lui." Che significa? Oggi siamo figli di Dio. Domani saremo come lui.

Poi magari potete vedere meglio perché Giovanni parla così. È chiaro.

E chiunque ha questa speranza deve fare che cosa? Purificarsi, santificarsi. Perché non ci sono condizioni diverse per entrare nella gloria celeste per manifestazione di Spirito Santo. E come lui stesso dice chiaramente: "Senza la santificazione, la purificazione, che speranza abbiamo di vedere Gesù? Nessuna." Ce lo attesta chiaramente la Scrittura.

Quindi è una necessità purificarci dal peccato. Dall'impurità si toglie l'impurità. E più si travasa, più purità si toglie. Quindi abbiamo bisogno di un travaso per essere puri, per essere santificati.

Diamoci da fare, dunque, come sta scritto, per cercare proprio questo. Perché la nostra speranza è in cielo, dove Gesù è seduto alla destra di Dio Padre. E in virtù di questo è stato chiarito. Paolo, ci ha dato un verso perché serve anche a noi, perché possiamo leggerlo come lui lo ha testimoniato davanti a quella che è stata la promessa che Gesù gli ha fatto quando l'ha incontrato sulle vie di Damasco.

Al verso 16 del capitolo 24 degli Atti:

"Che ho detto già: per questo io mi sforzo di avere continuamente una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini. Per questo io lo faccio," dice Paolo, "perché io credo nella resurrezione dei morti. Io credo che un giorno godrò l'eternità, vivrò insieme a lui, lo vedrò come egli è. Quando lui sarà manifestato, sarò come lui."

Oggi noi dobbiamo vivere con gioia e con viva speranza, onorando quello che è la sua parola. Sì, fratelli. Perché se non lo onoriamo secondo la sua parola, l'apostolo dice, noi lo facciamo bugiardo. Ma Paolo aggiunse dicendo queste parole che a me piacciono tanto:

"Davanti al re, perciò, re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione. Ma prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e ai gentili, ho annunciato che si ravvedessero, di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento."

Che cosa stava dicendo Paolo a questi re? "Io non sono stato disubbidiente alla celeste visione. Ho avuto la speranza che Dio mi facesse uno strumento nelle sue mani. Quando mi incontrò Gesù sulla via di Damasco, disse: 'Questo uomo testimonierà davanti ai gentili, davanti ai re, davanti ai governatori.' Paolo ci ha creduto. Ed ecco che si è realizzato quello che erano le sue speranze: di andare fin anche fino a Roma. L'Evangelo ora è chiaro."

Per noi che abbiamo sperato e speriamo ancora, che il Signore possa esaudire i desideri del nostro cuore secondo la sua volontà. Desideri che sono graditi a lui. Perché per questo ci affatichiamo, e per questo preghiamo. Perché le cose che preghiamo si compiano secondo la sua volontà.

Perciò, cari fratelli, crediamo fermamente di sperare, anche quando la nostra ragione non ci porta così lontano. Anche il nostro vecchio uomo e la carne ci dice: "Dove vuoi andare? Cosa vuoi sperare? Quando vediamo le situazioni più difficili, pensiamo: 'Eh, Signore, non è stato fatto fino a oggi. Quando sarà fatto?' Ma lui ci risponde sempre con la Scrittura e per lo Spirito Santo ci dice che le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio.

E questa è la speranza.

Abbiamo bisogno di vivere di speranza. La grazia di Dio ci darà l'amore per credere. Non saremo confusi. Abramo aveva questa certezza: sperare contro ogni speranza. È quello che è un'eredità dei figli di Dio. Perciò, quando il diavolo viene a suggerirti che quella cosa non si può fare, che quella cosa non può succedere, che è impossibile, no. Non è così. Cristo in noi, speranza di gloria.