Il perdono di cuore
Questa mattina voglio portarvi un soggetto che mi sta a cuore. Vorrei leggere per voi il Salmo 32, dal verso 1 al verso 11:
"Beato colui la cui trasgressione è perdonata e il cui peccato è coperto. Beato l'uomo a cui l'Eterno non imputa l'iniquità e nel cui spirito non c'è inganno. Mentre tacevo le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno, poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me. Il mio vigore era divenuto simile all'arsura d'estate. Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: 'Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno.' E tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato. Perciò ogni uomo invocherà nel tempo che puoi essere trovato.
Anche se le grandi acque dovessero straripare, esse non giungeranno fino a lui. Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall'avversario. Io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano. Molti sono i dolori dell'empio, ma chi confida nell'Eterno sarà circondato dalla sua grazia. Rallegratevi nell'Eterno ed esultate, o giusti. Mandate grida di gioia, voi abitanti, voi tutti retti di cuore."
Vedete, fratelli, vi dico quello che mi sta a cuore di questo Salmo. Vi dirò di più: quando ho ricevuto il perdono da parte di Dio del mio peccato, solo allora ho capito, sotto la luce dello Spirito, che cosa è il peccato. Peccato che oggi viene nominato molto poco, quasi niente. La Scrittura dice: "Beato l'uomo la cui trasgressione è perdonata e il peccato è coperto."
Prima di conoscere Gesù mi rendevo conto che dovevo sempre testimoniare di quelle che erano le realtà dell'uomo naturale, dell'uomo che non conosce Cristo, dell'uomo che non sa che cosa è il peccato. E prima di conoscere il Signore, per me il peccato non c'era. Era tutto normale. Era normale dire una bugia, era normale parlare in maniera sconsiderata, era normale odiare le persone, era normale il proprio orgoglio, era normale che l'avarizia prendesse possesso, in parte, nel mio cuore. Tante cose che secondo le Scritture sono peccato, per me erano normali. Perché la mia coscienza non corrispondeva a quello che era il senso, la sensibilità della parola di Dio. E allora tutto era normale.
Come è oggi? Del resto, noi siamo agli ultimi tempi, no? Come dice la Scrittura, in questi ultimi tempi siamo circondati dal peccato. E questo peccato il mondo non lo riconosce più, non ne parla per niente. Perché tutto ciò che è peccato è diventato normale. È diventato normale la ribellione, la disubbidienza verso i genitori. È diventato normale l'omosessualità, l'aborto, il divorzio. Sono diventate normali tante cose. La teoria gender: non c'è uomo, non c'è donna. Sono diventate normali tante cose che la Bibbia le vede come peccato agli occhi di Dio.
E io non mi rincresce di leggere, per alcuni scettici che noi troviamo anche nella chiesa evangelica, fra i cristiani, quando io dico che certe manifestazioni di peccato si manifestano ai giorni nostri, e questo significa che la venuta del Signore è vicina. Ed è per questo che il nostro caro Paolo diceva a Timoteo esattamente queste parole:
"Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili. Gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio. Avendo l'apparenza della pietà ma avendo rinnegato la potenza. Da costoro allontanati."
Questo è il peccato di oggi. Questi sono gli uomini oggi. E naturalmente noi dobbiamo tenerci lontani da questo che è il mondo in cui viviamo. Ma per il mondo questo non è peccato. Nulla più è peccato. E la parola di Dio ci dice che è beato l'uomo il cui peccato è coperto.
Ora, quello che per me è importante è come Dio tratta il peccato. Quando è venuta la luce nella mia vita, allora ho capito che cosa era la bugia, l'orgoglio, il risentimento, la mancanza di perdono. E questa è una delle cose più difficili nel cuore di un uomo: il perdono. Quando pensiamo al nostro caro maestro, che è venuto per perdonare i nostri peccati, e noi qualche volta riteniamo un po' di risentimento, ci è difficile perdonare. Eppure questo è qualcosa che il Signore ci chiede.
Le cose che noi abbiamo legato sulla terra saranno legate in cielo. Ci pensate? Il Signore ha lasciato la sua gloria e si è fatto carne per noi. E sulla croce è diventato peccato. Come ha letto il fratello Francesco nel Salmo 22, lì parla di quello che Gesù ha passato. Come altri Salmi, noi vediamo in tutto questo che profetizza e parla del Signore. Lui sente che ha peccato davanti a Dio, un grande peccato: adulterio e omicidio. Ma lui conosceva la Misericordia di Dio, il perdono di Dio.
La parola di Dio ci insegna: per alcuni che credono che Dio ci mette chissà quanto tempo a perdonare il peccatore, ma non è così. Non è così. Perché il Salmo 86 dice, al verso 5: "Poiché tu, Signore, sei buono e pronto a perdonare." Pronto a perdonare. Davide, nel Salmo 32, dice: "A te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: 'Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno.' E tu hai perdonato il mio peccato."
Davide sente, subito dopo aver confessato, il perdono, la liberazione nel cuore. Perché il fardello del peccato ci rende pesanti, ci toglie la pace, ci toglie la gioia. Specialmente quando conserviamo alcuni risentimenti, quando qualcuno ci offende, quando qualcuno ci ferisce. Essendo che noi viviamo in tempi difficili, però sappiate, cari fratelli, che il perdono passa attraverso l'essere risentiti e sperimentare che cosa è essere feriti. Il perdono passa attraverso l'afflizione e l'amarezza dell'anima.
Abbiamo un esempio nella Scrittura che a me piace tantissimo. C'è un esempio meraviglioso di un giovane che non godeva di essere amato dai suoi. Sapete di chi stiamo parlando? Allora vi voglio portare a capire che questo esempio è per noi oggi, perché impariamo da un uomo come Giuseppe. Che cosa è perdonare?
Perché io potrei farvi una domanda questa mattina. La faccio a me, la faccio a voi: siete certi di aver perdonato tutti nella vostra vita? Chi vi ha ferito? Chi vi ha fatto un torto? Un marito che non vi tratta bene? Dei figli che vi disubbidiscono? Dei fratelli che vi fanno qualche torto? Dei parenti? Degli amici? Siete certi che avete perdonato, come dice la Scrittura? Come dice Gesù? Avete perdonato di cuore? Non con le labbra, non con la mente, ma di aver perdonato di cuore? Un perdono come quale esempio possiamo prendere? A parte quello di Giuseppe, come quello di Stefano.
Stefano che veniva lapidato e nel cuor suo vedete un cuore cambiato, una persona illuminata, dove c'è il carattere di Cristo. Stefano che prima di morire dice: "Padre, Signore, perdona." Proprio come il nostro caro Gesù: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno." Stefano aveva ormai conosciuto che cosa è il vero perdono. Ha perdonato i suoi assassini. E così ha fatto Gesù sulla croce: "Padre, perdonali loro, non sanno quello che fanno."
E allora dimentichiamo che quando Gesù ci ha perdonati, tanti peccati stavano nella nostra vita. E qualche volta quando noi non perdoniamo, dimentichiamo di essere stati perdonati. E il nostro debito era abbastanza grande agli occhi di Dio.
Vediamo un po' l'esperienza di questo Giuseppe nella parola di Dio. Al capitolo 37 della Genesi vediamo prima cosa succede nella vita di un uomo che deve imparare a essere uno strumento nelle mani di Dio e a imparare anche a perdonare.
Dice: "Or Giacobbe dimorò nel paese dove suo padre aveva soggiornato, nel paese di Canaan. Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe all'età di 17 anni pascolava il gregge coi suoi fratelli. E il giovinetto stava con i figli di Bila e con i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Or Giuseppe riferì al loro padre la mala fama che circolava sul loro conto. Ora Israele (sarebbe Giacobbe) amava Giuseppe più di tutti i figli, perché era il figlio della sua vecchiaia, e gli fece una veste lunga fino ai piedi. Ma i suoi fratelli, vedendo che il loro padre lo amava più di tutti gli altri fratelli, presero ad odiarlo, e non gli potevano parlare in modo amichevole."
Capite questo passaggio? Ora tu ti chiederai: ma è stato Giacobbe a provocare i fratelli perché odiassero Giuseppe? Ma il testo non dice che non amava gli altri figli. Dice che Giuseppe era più amato degli altri fratelli. Ci sono in mezzo a noi dei genitori che amano più. Magari hanno tre figli, hanno due figli, hanno quattro figli. Avete mai provato a pensare che tanti genitori dicono qualche volta: "Per me sono tutti uguali"? Questo è una voce dei genitori. Per me, sì, certo. I figli sono tutti uguali. Ma io in tutti questi anni ho potuto notare che qualche volta c'è qualche figlio più particolare, no?
Forse sarà perché è più ubbidiente, o perché è l'ultimo, o perché è il primo. A me dicevano sempre: "Quanti figli c'hai?" "Sette." "E quanti maschi?" "Uno." "Ah, figurati! Come lo trattate?" "Eh, il principino." "Questo è il principe della casa." Non è vero. Non so se gli altri miei figli hanno detto "papà, tu hai avuto questa particolarità." Spero che non me lo dicano. Ma non è così.
Quello che è importante è che noi sappiamo che ci sono dei piani che Dio forma nella nostra vita. Per capire dove doveva arrivare il piano di Dio con Giuseppe, si è creata una situazione in famiglia un po' particolare. Questi suoi fratelli erano gelosi, lo odiavano. Che brutta parola: l'odio, no? Si può arrivare a odiare una persona? Se conosci bene il tuo cuore, certo che puoi arrivare a odiare una persona. Però quando impariamo a conoscere Dio, impareremo a conoscere bene noi stessi e anche il nostro stesso cuore.
Perché nessuno si faccia meraviglia a dire: "Io non riesco a odiare." Attenzione! Perché la parola di Dio dice che il cuore dell'uomo è "insanabilmente malato. Chi lo conoscerà?"
Allora, dice la Scrittura, al verso 5 del capitolo 37: "Or Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli. E questi lo odiarono ancora di più."
Ma che ha fatto questo ragazzo di 17 anni? Perché era il telegrafo della famiglia andava dal papà suo (come fanno tanti bambini, no? Quando uno dice "mamma, lui ha fatto..." e fa il nome. Ha preso le caramelle. Tu hai detto di non prenderle). Giuseppe era il telegrafo di suo padre, perché testimoniava che i fratelli avevano una cattiva testimonianza. E allora lui li accusava davanti al padre. Questo lo rendeva anche un po' orgoglioso, no?
E i fratelli poi addirittura hanno sentito che Giuseppe sognava. Lo chiamavano "il sognatore." Giuseppe, perché sognava? I fratelli ancora di più lo odiavano. Erano invidiosi, dice la Scrittura. Erano pieni di invidia. E allora tutto questo ha portato a un punto di non ritorno.
Vedete, fratelli, quando noi leggiamo le Scritture dobbiamo immedesimarci. Se non abbiamo fatto certe esperienze, chiediamo a Dio che ci faccia comprendere fin dove arriva il cuore dell'uomo. Questi fratelli tanto l'hanno odiato che lo volevano uccidere. Si può uccidere un fratello? Perché sogna? Perché dice la verità al padre? Perché li accusava di quella brutta testimonianza? E poi si arriva al punto dove costoro arrivano a gettare Giuseppe in un pozzo. Quando hanno deciso di ucciderlo, hanno pensato: "No, non lo uccidiamo. Vendiamolo." L'hanno venduto come schiavo a questi mercanti.
Il piano di Dio passa attraverso l'afflizione, il dolore, perché noi possiamo imparare a perdonare. Dio ti mette davanti la persona che tu non hai perdonato perché dica: "Impara a perdonare di cuore." E Giuseppe ha fatto questa amara esperienza. Ma lui stesso non capiva perché tutto questo. Poteva benissimo dire: "Che cosa ho fatto di male? Qual è il mio peccato?" Forse un po' di orgoglio, questo possiamo dire. Ma poi arriva il momento. Sappiamo la storia. E quindi la storia ci insegna che Giuseppe, nonostante il timore di Dio (come dice il Salmista: "Unisci il mio cuore al timore del tuo nome. Fanne uno il mio cuore."), il timore di Dio ci allontana dal peccato. Ma Giuseppe dovette patire per 12 anni.
Era ancora un ragazzo di 17 anni e doveva patire tante ingiustizie. Come può un ragazzo che non ha peccato sopportare le ingiustizie di questa vita? È chiaro che il suo cuore doveva essere risentito. Pensate: quando Giuseppe è stato venduto a questi schiavi, poi questi a questi mercanti, lo hanno rivenduto a Potifar in Egitto. Dove andava Giuseppe, prosperava. Dio lo benediceva. Dio benedice il giusto. Dio non benedice il peccatore, a meno che il peccatore non si ravveda.
E qui vediamo che Giuseppe, dove andava, prosperava. Ma poi ahimè, non era finita la sua avventura. Troviamo che la donna, la moglie di Potifar , dice la Scrittura, attaccata da quella concupiscenza morbosa, voleva far cadere Giuseppe. Che la Scrittura dice che era un bel giovane in tutti i sensi (a parte la sua intelligenza), ma sentite che questa donna dice: "Coricati con me." Sentite la risposta di Giuseppe quando dice: "Come potrei io fare un torto al mio padrone e peccare contro Dio?"
Queste parole sono forti. Chi pecca contro il proprio fratello pecca contro Dio. Giuseppe aveva capito il timore di Dio. Era nel cuore di questo giovane. Che davanti al peccato ha rinunciato. "Come potrei peccare?" Quindi quando uno ha timore di Dio, si tiene lontano. Fugge il male, dice la Scrittura.
Giuseppe viene messo in prigione. Che cosa poteva nascere nel cuore di questo giovane? Poteva dire: "Ancora, per la mia giustizia, io devo essere punito, Signore? Puntare il dito contro Dio e dire: 'Con i miei fratelli non ho peccato. Con il mio padrone non ho peccato. Perché tutto questo mi accade?'"
Non è una domanda che ci assale qualche volta quando Dio ci mette un po' sotto pressione, a un fine e a uno scopo che noi al momento non riusciamo a capire? Siamo nella prova. Ma Dio ha un piano per te e per me nella nostra vita, come lo aveva per Giuseppe.
Più di un anno nelle carceri. E anche lì prosperava, perché la Scrittura dice che Dio era con Giuseppe. Dio è sempre col giusto. "I passi del giusto sono fatti dall'Eterno," dice la Scrittura.
Quanto nel cuore di Giuseppe, se la poteva prendere benissimo. Con chi? Con quella donna. Con chi gli aveva fatto quel male? Con quel coppiere? Il panettiere? Dove lui aveva interpretato i sogni e si erano dimenticati di Giuseppe. Un giovane che ha fatto così tanto bene.
Sentiamo le sue parole. Per dire che Dio è Dio, è un Dio grande, meraviglioso. Quando Giuseppe ha perdonato i fratelli (sapete la storia?), si è fatto riconoscere. Ha pianto per i suoi fratelli. E quando Giacobbe è morto, allora è salito un dubbio nel cuore di questi fratelli. Hanno pensato: "Che cosa succederà adesso che nostro padre non c'è? Giuseppe si vendicherà." Questa era la loro domanda.
Allora nella Genesi, leggiamo l'ultimo capitolo, per capire come Giuseppe era stato formato nelle mani di Dio. Come Dio, attraverso la prova e l'afflizione, modella il nostro carattere per renderci uguali al figlio suo, Gesù.
Al verso 15 del capitolo 50 di Genesi leggiamo:
"I fratelli di Giuseppe, quando videro che il loro padre era morto, dissero: 'Chissà se Giuseppe non nutra rancore verso di noi e non ci renda tutto il male che gli abbiamo fatto.' Allora mandarono a dire a Giuseppe: 'Tuo padre, prima di morire, diede quest'ordine, dicendo così: Direte a Giuseppe: Ti perdona ora ai tuoi fratelli il loro misfatto e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male. Ti perdona dunque ora il misfatto dei servi del Dio di tuo padre.'"
Giuseppe, quando gli parlarono così, pianse. Mi sono ricordato di Gesù. Quando saliva per Gerusalemme, Gesù (dice la parola) pianse. In un altro passo, in Giovanni, quando, per la risurrezione di Lazzaro, dissero: "Non poteva costui che ha fatto aprire gli occhi a uno cieco, permettere che Lazzaro non morisse?" E Gesù pianse.
Perché piange Giuseppe? Dice la Scrittura: quando gli parlarono così, pianse. Nel cuore di Giuseppe era nata il vero perdono, la misericordia, la compassione. Di quest'uomo che era stato formato attraverso la prova, attraverso l'afflizione, attraverso le ferite che aveva ricevuto, attraverso l'ingiustizia. Doveva imparare a perdonare. Questa è la scuola che Dio ci mette davanti.
Perciò, cari fratelli, attenzione al passo della Scrittura che ci dice ancora qualcosa. Giuseppe, quando sentì così, pianse. Poi vennero anche i suoi fratelli, si gettarono davanti a lui, e dissero: "Ecco, siamo tuoi servi." Giuseppe disse loro: "Non temete. Sono io forse al posto di Dio?"
Vedete che parole! Non sono io al posto di Dio. Bene, lui fosse il governatore, era diventato viceré, aveva tutto sotto il suo controllo. Poteva fare dei suoi fratelli ciò che voleva. Eppure si abbassò.
Giuseppe nella Scrittura è uno dei pochi uomini che hanno la figura di Gesù. Perché Giuseppe si abbassò. I fratelli si umiliarono a lui. Disse: "Io non sono al posto di Dio. Voi avete macchinato del male contro di me, ma Dio ha voluto farlo servire al bene per compiere quello che oggi avviene: osservare, conservare in vita un popolo numeroso. Ora dunque non temete. Io provvederò il nutrimento per voi e per i vostri figli."
Così parla al cuore loro con dolcezza.
Amen. Dio aveva formato quest'uomo. Il cuore di Giuseppe era un cuore tenero. Era diventato un uomo dolce. Ma tutto questo passa attraverso le mani di quel formatore che allarga le sue mani e lo forma, lo modella. E Giuseppe doveva essere modellato. È Dio che ha creato questo disegno.
E noi qualche volta non lo comprendiamo. Ci troviamo nella prova, ci troviamo sotto pressione. Ma faremmo bene a guardare a lui, per capire che cosa Dio ci sta chiedendo.
Ed è per questo, fratelli, che perdonare è la parte più difficile di un cuore naturale. Eppure per la mancanza di perdono si perde il premio. Dice chiaramente l'autore degli Ebrei. Ci dà un avvertimento profondo. Ed è bello quando possiamo leggere anche questo in Ebrei 12, al verso 14 e 15:
"Procacci la pace con tutti e la santificazione. Senza la quale nessuno vedrà il Signore. Verso 15: Badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza che vi dia molestia, attraverso la quale molti vengono contaminati."
Badate bene: perché quella radice di amarezza, di risentimento, ci dà molestia, ci distrugge, ci toglie la pace. Non evitare il tuo fratello. Non dire come sento spesso dire: "Fratello, io non c'ho niente contro." No, ma io ho perdonato. Però preferisco stare lontano. Questo non è perdono.
Perdonare di cuore. Guardare in faccia il tuo fratello, la tua sorella, il tuo marito, la tua moglie, i tuoi figli, il tuo prossimo. Il carattere di Gesù. Questo è quello che il Signore ci ha messo davanti come insegnamento nella nostra vita. Sapendo che chi ha perdonato è stato rinnovato nel cuore. E questa è opera dello Spirito Santo.
Perciò, cari fratelli, così come siamo stati perdonati dal nostro Signore (egli che ha versato, dice la Scrittura, ha versato la sua vita per me e per te), oggi un buon esame sarebbe proprio questo: di avere la certezza nel cuore di sentire quella pace profonda. Non ci sono nemici. Non ci sono avversari. Sono uomini che turbano il mio cuore.
Pensate a questo nostro maestro, che sulla croce, dopo che (come dice in Isaia 53, "il giusto per gli ingiusti ha pagato un caro prezzo"), facciamo un buon esame profondo. Se non abbiamo perdonato a qualcuno, ancora siamo sotto la grazia. Quella grazia che ci può guidare ad andare dalla persona. O ad andare a Gesù a dire: "Io ti perdono di cuore." E vedrai il tuo volto. Non sarà più lo stesso così cupo e tenebroso, ma sarà gioioso. Sentirai la pace dentro. Perché sei stato liberato da quel peso grande.
E come Cristo ha perdonato a noi, dice la Scrittura, così fate anche voi al vostro prossimo.
Queste sono quelle parole che devono entrare profondamente nella nostra vita. Da questo possiamo essere riconosciuti che Dio ha cambiato il nostro cuore e ci ha resi conformi a quello che è il suo carattere. A lui vogliamo dare la gloria questa mattina.