Chi dici che io sia

Nel Capitolo 16 di Matteo, verso 13, Gesù fa una domanda ai discepoli: "Ma gli uomini che cosa dicono di me? Cosa pensano di me?" I discepoli rispondevano chi in una maniera chi in un'altra: "Sei il profeta, Giovanni Battista..." Però Gesù poi fa un'altra domanda: "Ma voi chi dite che io sia?" Io sento questa domanda ogni volta che Gesù me la pone, in particolare in certe situazioni, in certe circostanze, certe volte anche la mattina appena mi sveglio. Il mio pensiero va a Gesù e dico: "Signore, grazie!" La prima cosa che faccio è dire "Signore, grazie!" Appena apro i miei occhi per questo giorno, e poi comincio a fare le mie cose. E il Signore mi dice: "Ma tu oggi chi dici che io sia per te? Chi sono io oggi per te? Cosa pensi di me?"

Così, non i discepoli, ma Pietro disse al verso 16, verso 17: "Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente." E Gesù rispose: "Tu sei beato, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli." Così, fratelli, noi abbiamo bisogno di rivelazione da parte del Signore.

Io ho incontrato tanti che proclamano la loro cristianità, proclamano il loro seguire il Signore. Non so se a voi è capitato, a me ancora di più, specialmente dove sto. Anche i musulmani stessi dicono che loro seguono Dio o amano Gesù, perché per loro Gesù è il profeta più grande. Però non è lo stesso Gesù che noi seguiamo. Un altro Gesù. Il Gesù dei mormoni è un altro. Il Gesù che predicano i Testimoni di Geova è un altro Gesù. Non è il Gesù Risorto e vivente che noi adoriamo. Per loro è soltanto qualcosa di astratto che loro si vantano di seguire, di adorare, di servire, ma non lo conoscono.

Anche se dici loro "Chi è Gesù?", loro dicono "Era Gesù quando era su questa terra." Ma una relazione con lui non ce l'hanno e non possono averla, perché non lo conoscono, perché non lo amano. Perché il loro pensiero la mattina non è Dio. Il loro desiderio durante la giornata non è Dio. Sono le cose di questo mondo.

Tante volte mi viene alla mente quando è scritto di Mosè, che lui parlava faccia a faccia con Dio. Quale privilegio aveva quest'uomo! Tanti possono dire: "Vabbè, ma stiamo parlando di un Mosè." Ho capito. Però non dimenticate che Mosè era un uomo come noi, aveva ricevuto soltanto grazia. E in quel momento lui aveva ricevuto il privilegio di poter parlare con Dio faccia a faccia. Io non so voi, ma per me questo è il desiderio: parlare faccia a faccia con il Signore. Certo, non come Mosè. Ma noi possiamo parlare faccia a faccia con il Signore nello spirito, per mezzo della fede.

Noi abbiamo questo privilegio oggi, cari fratelli e sorelle, perché per mezzo dello Spirito Santo noi possiamo avere questa comunione profonda con il Signore, questa comunione intima di poter dire: "Signore, io ti conosco." Paolo stesso disse: "Adesso noi possiamo dire 'Abba, Padre'." Possiamo chiamare nostro Dio Padre—il vero Padre! Lui è un vero padre. Lui è colui che veramente si prende cura di noi. Lui è veramente colui che ci circonda, che ci abbraccia, che sta con noi.

Certe volte penso a Giuseppe, quando lui fu venduto dai suoi fratelli, quando tutto ciò che ha dovuto passare. Lui non aveva la parola in quel tempo, non c'era la parola scritta. Ma la parola dice che negli Atti, al capitolo 7, verso 9, è scritto di Giuseppe che Dio era con lui. Com'è possibile? Dio era con lui. Tante volte noi prendiamo questo verso in una maniera leggera: "Dio è sempre con me, Dio è sempre con me, in ogni circostanza, in ogni situazione." È vero, è vero. Però stiamo attenti, fratelli, perché il Signore è vero che è con noi.

Ma dice il Salmo 33, verso 18: "Gli occhi del Signore sono su coloro che lo temono, su coloro che sperano nella sua misericordia." Poi dice: "L'Angelo del Signore si accampa intorno a coloro che lo temono e li libera." Poi dice: "Gli occhi del Signore sono sul giusto e le sue orecchie sono attente al loro grido." Poi dice: "Il Signore è vicino a coloro che hanno un cuore rotto e salva coloro che hanno uno spirito contrito."

Ci sono delle situazioni, delle prerogative per cui Gesù è con noi. E quando Gesù è con noi? Se noi continuiamo a fare una vita di peccato, una vita lontana da lui, come può il Signore essere con noi? L'abbiamo letto adesso: "Il Signore è vicino a coloro che lo temono, a coloro che hanno un cuore rotto, uno spirito contrito." E chi potrebbe dire di Giuseppe che non era così? Quando davanti a quella donna, da giovane—specialmente a quell'età quando tutti gli ormoni naturali sono al massimo livello—lui disse: "No, perché io non voglio peccare contro il mio Dio." Quando poi lui era in carcere, ancora il Signore era con lui, perché lui si affidava a Dio. La sua vita apparteneva a Dio perché aveva ricevuto, come Pietro, una profonda rivelazione. Se noi non riceviamo una profonda rivelazione dal Signore, diventa quasi difficile stargli accanto. Ma noi abbiamo bisogno proprio di questo.

Come Gesù disse a Pietro: "Né il sangue né la carne" hanno rivelato questo. Nessun sentimento, nessuna emozione. Tante volte noi veniamo presi dalle emozioni, dai sentimenti carnali, umani. Ma abbiamo bisogno di una profonda rivelazione. Se penso a Daniele—fratello Davide ha già accennato di Daniele—Dio disse di lui due volte: "Uomo grandemente amato, uomo grandemente amato." Che bella testimonianza da parte di Dio verso un uomo! Un uomo grandemente amato. Lui aveva ricevuto una rivelazione profonda di chi era Dio. Ecco perché poteva dire: "Io non mi voglio contaminare con i cibi squisiti." Se noi non riceviamo una rivelazione profonda di chi è lui, non possiamo combattere contro il peccato, non possiamo avere vittoria sul peccato, perché saremo deboli.

Il peccato ci vincerà con facilità. Perché quando noi conosciamo il Signore, allora le cose cambiano. Quando lui stava nella fossa dei leoni era tranquillo. E se non avesse ricevuto una profonda rivelazione di chi era Dio, chi poteva stare in mezzo ai leoni feroci? O i suoi amici davanti a quella fornace? Sapevano che dovevano morire se non si inchinavano davanti al re. Se non avessero ricevuto una profonda rivelazione di chi è Dio, come potremmo noi resistere davanti alle tentazioni?

E poi, come possiamo noi resistere davanti alle tentazioni? Secondo la parola, Mosè era un uomo potente in parole e opere. Forse non c'era nessun altro come Mosè in Egitto— un uomo rispettato, un uomo che aveva autorità, un uomo che era potente. E lui pensava: "Adesso sono io che libererò il popolo di Israele dalla schiavitù." Però il Signore aveva altri progetti per lui, perché era ancora troppo forte, troppo sicuro di sé, forse troppo orgoglioso di se stesso. Perché era cresciuto in tutta la sapienza degli egiziani. Allora il Signore lo ha dovuto mandare 40 anni nel deserto.

Da faraone, da re, da potente—doveva andare a pascolare le pecore nel deserto. Immaginate: il re d'Inghilterra perdere tutta la sua gloria adesso e diventare come un normale cittadino inglese. Quale umiliazione per un uomo così potente! Però Mosè, dopo 40 anni, il Signore ha trasformato quest'uomo. E Mosè ha ricevuto una profonda rivelazione di chi era Dio. Ecco perché poteva parlare con lui faccia a faccia. Ecco perché ha potuto ricevere la parola rivelata, la legge, i Dieci Comandamenti—tutto quello che era per il popolo di Israele, che poi è stato l'insegnamento anche per noi.

Perché la parola dice che queste cose sono state scritte per noi, per ammaestramento. La vita di questi uomini ci deve insegnare come camminare, come stare davanti a Dio, come affrontare le situazioni. Ma non perché noi possiamo essere forti da soli. No. Noi dobbiamo crescere nella grazia e nella conoscenza del Dio vivente e vero. Fratello Davide ha detto "Sì." Paolo ha detto nella lettera a Timoteo: "Io so in chi ho creduto." Facciamo la stessa domanda: sappiamo in chi abbiamo creduto? Sappiamo in chi abbiamo riposto la nostra fiducia?

Dio ci benedica. Amen.