Oltre l'abitudine verso una fede viva
Voglio condividere con voi questa mattina un passo che si trova in Matteo al capitolo 5, verso 20, che mi colpiva perché mi portava a ragionare su quanto nel corso della storia l'uomo sia cambiato. Leggiamo: "Perciò io vi dico: se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete nel regno dei cieli."
Vedendo anche un po' intorno a noi come le cose si sono evolute, come l'uomo è cambiato, mi risaltavano alla mente due parole che fortemente contrastano nella nostra vita, nella nostra crescita spirituale, nel nostro rapporto con Gesù. Queste due parole sono: religione e abitudine.
Sono collegate, e tante volte è proprio quello che succedeva ai tempi di Gesù: ci si metteva una veste, si era uomini religiosi, si facevano dei riti, e quindi la tradizione aveva la sua influenza. Tutte queste cose però portavano più a un'abitudine che a metterci veramente il cuore. Non voglio dire che non c'erano persone sincere che il Signore ha salvato anche tra i farisei, però erano molto limitate. E tante volte è quel velo che Gesù squarcia, che anche oggi annebbia la nostra vista. Abbiamo proprio bisogno di lui, perché religione e abitudine sono le cose che ci allontanano da Dio e che ci fanno sembrare che tutto scorra in maniera lineare: siamo comunque brave persone che vengono ai culti e che in qualche modo servono il Signore. Però tante volte non ci si mette il cuore.
Quello che Gesù diceva in questo passaggio e faceva anche dei riferimenti, quasi voleva stringere quella strada, no, la voleva rendere più stretta. Nonostante i ragionamenti che nel mondo evangelico cristiano si possano fare e dire che siamo sotto la grazia e che tante cose del Vecchio Testamento sono state abolite, noi le possiamo conoscere. Tutte le cose che fanno parte dell'insegnamento che Dio dava al popolo e a Mosè, che Dio ha dato nel Vecchio Testamento, sono servite da insegnamento e sono figura di cose celesti. Sono importantissime, e tante oggi non vengono riproposte.
Ma perché Gesù vuole restringere, come se la porta del cielo fosse più piccola di quella che noi ci immaginiamo? Questo perché io credo fortemente, l'ho nel cuore: il Signore ci vuole portare da un livello a un altro superiore. Perché l'essere spiritualmente forti e vivi, soprattutto uno spirito attento, sveglio, che percepisce con sensibilità le cose del Signore, le cose di Dio, le percepisce e riesce in qualche maniera anche nel quotidiano a capire quando una cosa è da parte del Signore o meno. Il Signore ci vuole portare lì e ce lo fa comprendere attraverso queste cose.
Perché non è con abitudine. Anche se le buone abitudini fanno parte di un cristiano e non devono mancare, dalle più semplici come il saluto quando si entra in chiesa e si tira dritto, o successivamente quando ci si avvia alle proprie dimore, si prende la porta, si esce e il saluto manca dalle cose più semplici. Quelle buone abitudini non mancheranno, ma il Signore vuole portare il cuore più vicino a sé.
È come qualsiasi atleta. Mi vengono sempre in mente le somiglianze che Paolo fa con gli sport, con le corse. Puoi anche essere dotato, avere un talento, ma quando manca la passione, chi invece prende qualsiasi attività e la fa con passione, vediamo che lo ritroviamo sempre tra i primi posti. E con Gesù è la stessa cosa. Non cambia nulla. Ogni cosa che facciamo per il Signore, ogni cosa che facciamo per il prossimo, sapendo che lo stiamo anche facendo per Dio, è qualcosa che va fatta col cuore.
Ci sta anche quella volta che ci risulta difficile, ma per il Signore lo facciamo lo stesso. Però quello che muove le nostre vite quotidianamente, alzarci il lunedì, il martedì, il mercoledì e via dicendo, e avere un obiettivo vivo. La cristianità non va vissuta soltanto a lettera morta, letteralmente vissuta. Preghiamo, cerchiamo il Signore e la mettiamo in pratica. E quante cose capitano durante il giorno, durante il corso delle settimane nella nostra vita, per poi ritrovarci indietro e vedere che il Signore ha lavorato. Non soltanto dandoci le opere che tanto spesso parliamo, le opere che ha preparato per noi: le dobbiamo cercare, e soltanto la passione per Cristo ce le farà trovare.
Soltanto dire: "Signore, mettimi davanti." Ho sentito giovedì la testimonianza di Luca: "Mettimi davanti qualcuno a cui posso parlare di te. Mettimi davanti, Signore, un'altra situazione in cui io ti viva quest'oggi." E questo cambia tutto. Non è un cristianesimo morto fatto di presenza ai culti, di sedere su una sedia, di lettura quotidiana del brano, quando il brano di oggi mi toccava il Salmo 12. È qualcosa di diverso, e l'escogitare qualcosa che ci faccia anche capire dove ci troviamo nel piano di Dio.
Perché è tutto bellissimo. Io ricordo sempre come il Signore mi ha portato a riconoscere nel piano di Dio che ero peccatore e avevo bisogno di lui, di ravvedermi. Sempre la passione nelle cose del Signore, di chiedere a lui: "Qual è la sua volontà per le nostre vite?" Perché noi lo facciamo sempre in generale. Tante volte dal pulpito non scendiamo nei dettagli, anche se il Signore ti parla direttamente di una situazione.
Però sono cose che noi ci accorgiamo quando Dio parla direttamente a noi, anche con una piccola frase che ti può dare un fratello in un momento di sconforto, un incoraggiamento. Perché non è che viviamo sempre momenti di sconforto, viviamo anche situazioni forti nel Signore in cui sentiamo che ci sta donando. E non ci dobbiamo fermare: dobbiamo chiedere di più, perché col Signore è una continua crescita.
Mi viene in mente Giacobbe quando vide quella scala che punta al cielo. E finché non saremo in cielo, noi dobbiamo solo salire. Ed è questo che vogliamo chiedere al Signore anche stamattina. Perciò lo ringraziamo ancora di questo tempo e lo vogliamo benedire.
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Fratello Davide può venire avanti. Questa mattina vogliamo iniziare questo servizio con un passo in Geremia al capitolo 6, leggiamo verso 16 e verso 17:
"Così dice l'Eterno: Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa. Così troverete riposo per le anime vostre. Ma essi rispondono: Non cammineremo in essa. Ho posto su di voi delle sentinelle. Fate attenzione al suono della tromba. Ma essi rispondono: Non faremo attenzione."
Vi avevo detto giovedì che avrei una proposta da Daniele. Non parlo del fatto che Daniele fece una decisione nel cuore, quella di non contaminarsi. Parlo del digiuno di Daniele al capitolo 10 di Daniele, dove noi vediamo che questo servo del Signore, fedele, amato (perché di lui la parola di Dio dice "uomo grandemente amato"), ha ricevuto rivelazioni riguardanti non solo le profezie, la storia di ciò che è successo durante tutti questi passi. Voi ricordate il sogno della statua di Daniele che si è realizzato in parte, ma manca ancora una parte: quella delle dieci dita di argilla e di ferro. Questa sta per adempiersi. E poi quella dell'albero: ricordate come dal monte si staccò una grande pietra e colpì quell'albero.
Daniele era un uomo che ha vissuto molti anni e ha visto molti re, ma il suo cuore era sempre verso il suo Dio. E quando vediamo che lui voleva qualche risposta da parte del Signore, si applicava alla preghiera. Si racconta che Daniele pregava tre volte al giorno con le finestre aperte, rivolto verso Gerusalemme. Ma anche digiunava. Al capitolo 10 dice:
"Nel terzo anno di Ciro re di Persia una parola fu rivelata a Daniele, che si chiamava Belsasar . La parola è verace e il conflitto è lungo. Egli comprese la parola ed ebbe intendimento della visione. In quel tempo io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai cibo prelibato. Non entrarono nella mia bocca né carne né vino, e non mi unsi affatto finché non furono passate tre intere settimane."
Questo è il digiuno di Daniele. Non è proprio un grande sacrificio per noi. Per una settimana mangiamo le cose semplici, ciò che non colpisce la gola. Daniele dice che ha rinunciato alla carne, al vino, e sicuramente ai cibi prelibati. Ci sono tante cose che nella nostra vita fanno parte dei nostri desideri. Non possiamo rinunciare al caffè, non possiamo rinunciare all'amaro dopo pranzo. Non possiamo rinunciare a un buon secondo, al dolce, e poi specialmente la domenica, no? Vogliamo il dolce.
Daniele, perché digiunava? Quando cercava la faccia del Signore e voleva delle risposte. Lui dice: "Io ho fatto cordoglio, ho digiunato per tre settimane." Ogni volta che faceva questo scendeva il Signore, parlava con Daniele.
Ora, se siete concordi con me, liberalmente. Non è un obbligo. Tutti quelli che vorrebbero fare un digiuno parziale, no? Perché questo è un digiuno parziale e vi fa bene pure. Possono da lunedì fare il digiuno di Daniele e cercare la faccia del Signore per qualche minuto in più, aggiunto alle nostre preghiere.
Poi propongo un altro digiuno, ma questo è il più forte, questo è il più ferreo. Questo è quello che più sacrifica quelli che si sono inoltrati così tanto che non possono fare a meno. L'ho proposto già una volta ai giovani, agli adolescenti: di non toccare il telefonino per una settimana. È difficile, fratello. Preferisco quello del digiuno parziale. Mangio il primo, ma il telefonino non posso fare a meno. Ormai giudicatemi come volete. È uno spirito che non ha preso soltanto i ragazzi, i giovani, i meno giovani, ma anche i più grandi. Tutti noi quasi, la parte, stiamo lì davanti a questo idolo tecnologico.
Non dico che dovete chiudere il telefonino. Se Tony chiude il telefonino non lavora più. E così penso che tanti hanno bisogno della telefonata, anche del messaggino. No, serve. Ma specialmente ragazzi: chiudetelo e poi vedete. In una scuola hanno provato degli studenti a non usare il telefonino, nemmeno per telefonare, per una settimana. Sapete qual è stata la loro testimonianza? "Mai ci siamo sentiti così liberi nella nostra adolescenza." È un legame, è una realtà che noi viviamo. Non possiamo dire diversamente. Ma abbiamo questa libertà anche in questa maniera di scegliere, perché vogliamo che Dio si possa rivelare ancor di più nella nostra vita.
La grazia della rinuncia ci insegna a rinunciare a ogni empietà. La grazia di Dio, come ha detto il fratello Salvatore, non la facciamo occasione di troppa libertà, di troppa permissività, e di allargare le nostre vie. Perché oggi la grazia viene usata. No, fratello, non siamo più legalisti, non siamo più la legge, siamo sotto la grazia. Ma siamo diventati troppo permissivi per aprire le porte al nostro avversario e alla carne, che è pronta. Ai giorni nostri di vedere ciò che succede intorno a noi, e di amalgamare un po' col mondo, piano piano.
Però è un po' come fece il nipote di Abramo, che si chiamava Lot. Se non erro, che ha voluto allontanarsi dalla montagna e avvicinarsi in pianura, perché c'era molto pascolo per gli animali, per il gregge, c'era il fiume. Però poi la storia ce lo fa ritrovare in Sodoma e Gomorra.
Ora, cari fratelli, noi siamo abituati sempre a sentire qualcosa che ci spinge, a incoraggiamento, ad amor fraterno, a gioia, a pace. E io credo che quando seguiamo ciò che ritorno a ciò che ho letto prima in Geremia, questo passo della Scrittura che dice:
"Così dice l'Eterno: Fermatevi sulle vie. Guardate. Fermatevi oggi."
Il mondo corre. Ma corrono anche i credenti. E abbiamo bisogno invece di fermarci. Su che cosa ci dobbiamo fermare? Il popolo di Israele correva verso il peccato. Geremia era il profeta che denunciava il peccato, non avrei mai voluto trovarmi al posto di Geremia, tutta la sua vita a denunciare il peccato del suo popolo, a soffrire per il suo popolo. Ma arriva un momento che Dio dice: "Fermatevi." Ci dobbiamo fermare davanti a delle cose a cui abbiamo bisogno di riflettere, perché i tempi sono cambiati.
E quindi fermarsi significa prendersi un buon tempo. Quanti uomini di Dio, predicatori, correvano da un'altra alla predicazione. Almeno da quello che sono le testimonianze che io ho letto, e anche a loro il Signore un giorno ha detto: "Fermati. Prenditi un tempo di riflessione." Perché non vuol dire che correndo a predicare da un luogo all'altro tu stia facendo del tutto la mia volontà.
Noi abbiamo bisogno di fermarci davanti a Dio e riflettere sulla nostra vita e capire qual è la volontà del Signore per noi. Sto camminando bene? Sto adempiendo i miei obblighi spirituali? Sto facendo ciò che piace al Signore? Perché uno si deve fermare.
Il popolo di Israele camminava ormai per le sue vie, e la parola di Dio ci invita: rifletti, fermati e ascolta la parola del Signore. Ascolta la sua voce. Perché quando ci fermiamo e sostiamo ai piedi di Gesù, proprio come fece Maria, questo è l'unico modo di ascoltare la voce del Signore. Fermarci e ascoltare, chiedere allo Spirito di illuminarci.
E quindi Geremia: "Fermatevi sulle vie e guardate. Guardate." Fermarsi su quelle che sono le vie per capire se sono le vie del Signore e dire ciò che Isaia ha detto: "Le mie vie non sono le vostre vie né i miei pensieri sono i vostri pensieri."
Abbiamo delle vie per noi che ci devono far capire se siamo sulla buona strada. Se il nostro comportamento è buono. Quel profeta, non so se tutti conoscete la storia, si chiamava Balaam. Balaam andava a profetizzare per un re, Balak, perché il re gli aveva promesso il denaro. È la radice di ogni male, le ricchezze. E quando andava con la sua asina, dove Dio gli aveva detto di non andare, il profeta non si fermava. Si fermò l'asina, che capì più del profeta. Qualche volta un asino capisce più di un uomo. Ma l'uomo quando è indurito nel cuore non comprende e non vede. E questo era un profeta, un profeta che non riuscì a capire, un profeta che non vide l'angelo che gli stava davanti, che lo voleva ostacolare. Ma l'asina aveva visto l'angelo, il profeta non lo vide. Strano, no? Ma l'angelo gli disse: "La via che tu percorri non è buona."
Volta per volta potremmo sentirci dire questo da parte dello Spirito, per la grazia sua, che ci dice: "Davide, dove stai andando? Hai fatto una scelta che non mi piace. Cambia direzione. Non trovare le scorciatoie per arrivare dove tu credi di arrivare. Cerca di esaminare. Fermati. Prima guarda due e domanda tre."
"E domanda dei sentieri antichi. Come mi piace questo passo! I sentieri antichi. Oggi è tutto moderno, è un nuovo sistema. Anche nel campo evangelico, tutto è nuovo, è un sistema che ci porta verso il progresso. Quante volte mi sono sentito dire: 'Sei antico, ancora. Sei un bigotto.' No, il bigottismo è quello dei rigidi. E Gesù non ha mai cambiato. Gesù ha adempiuto la legge," dice la Scrittura. Del resto, noi dobbiamo capire se stiamo sulla buona strada. Tutti noi dobbiamo farci un esame per convincerci. Ma è proprio questo il passaggio. I versi 7 e 8 vogliamo leggere. Senza leggere ciò che è scritto prima, che è anche interessante:
"Il luogo diventerà uno stagno, e la terra assetata avrà sorgenti d'acqua. Nei luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli ci sarà erba con canne e giunchi. Là vi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la via Santa. Nessuno impuro vi passerà. Essa sarà soltanto per quelli che la seguono. Anche gli insensati non potranno smarrire."
Questa è la via che il Signore ci indica di percorrere.
"Domandate." Non ti preoccupare se devi chiedere. Non sei ignorante. Chi domanda vuole sapere. Anche l'eunuco che stava sul carro chiese a Filippo: "Come posso leggere se nessuno mi spiega?" E allora chiese a Filippo di salire sul carro e di guidarlo per ciò che era la lettura della parola di Dio. "Domandate." È questa la via.
E quello che noi possiamo vedere quali sono i sentieri antichi. Quando parliamo di sentieri, stiamo parlando di una strada che massimo è 2 m di larghezza. Proprio assai. Ma di solito i sentieri li troviamo, che sono lì. Si formano quando gli animali passano sempre dalla stessa parte. Ma un sentiero è solitamente fatto per una persona, e quel sentiero non è mai stato allargato secondo ciò che la Scrittura ci insegna.
Noi vorremmo camminare sull'autostrada. La carne ci invita a camminare sulla via larga, quella più facile, quella più comoda. Ma noi ci siamo convertiti a Dio, e la parola di Dio ci dice chiaramente. Come gli apostoli, ma come Gesù stesso ha detto, che noi avremmo percorso una via stretta. Lo dice Gesù nell'evangelo di Matteo. E questo non è soltanto per i nuovi convertiti, o per i giovani nella fede, o per i simpatizzanti, ma è sempre per tutti i credenti, che qualche volta allargano un po' di più la loro via.
E la Scrittura ci dice chiaramente: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano."
Ma perché sono pochi quelli che trovano, quelli che vogliono percorrere la via stretta? Basta aprire gli occhi. Guardiamo questo mondo come cammina. Ti accorgi che l'uomo non vuol rinunciare a nulla. Vorrebbe tutto. Ma i tempi sono stretti. Gesù ha detto che la via che mena alla vita è stretta.
Allora, quando ci fermiamo e comprendiamo che abbiamo fatto una scelta (io credo l'abbiamo fatta di cuore, aiutati dalla grazia di Dio), per camminare. Chi ha messo mano all'aratro non deve guardare indietro. Anche questo abbiamo fatto.
E poi c'è un passo della Scrittura che io credo sia uno dei più importanti, che è per noi. Ma per me non è stato mai pesante, perché lo Spirito Santo mi ha spinto a credere che dovrei imitare in qualche maniera il mio maestro. E così si esprime Gesù, disse in Matteo al capitolo 16, verso 24, ai suoi discepoli:
"Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua."
Rinnegare se stesso, il proprio io, i propri desideri, la propria natura, il vecchio uomo. Prendere la croce e seguire Gesù. Non c'è un altro modo per seguire Gesù. Il sentiero è stretto. Fatti due conti. Semmai vorresti allargarlo, sappi che la via larga è quella che percorrono quasi tutti. Ma noi abbiamo trovato in questo sentiero la vita. Gesù ci ha detto: tu troverai la vita su questo sentiero, dove non è percorso da molti.
Ecco perché il Signore ha detto ai discepoli (perché Pietro dice: "Signore, questo non ti avverrà mai." Tu non devi andare. E noi dobbiamo seguire te, no? Signore, ma cosa stai dicendo? Ti stai sbagliando). E Gesù a Pietro: "Tu non hai il senso delle cose di Dio." E poi Gesù interviene e dice: "Mi vuoi seguire? Vuoi essere un mio discepolo? Questo è il cammino. Cammina per esso."
La parola continua e ci dice una cosa importante, una promessa. Perché noi qualche volta ci sentiamo un po' oppressi nel seguire le vie del Signore. È un po' duro, no? Andare avanti nelle vie del Signore. Anche gli apostoli hanno detto alle chiese di allora che Gesù ci ha dichiarato: finché saremo su questa terra andremo incontro a molte prove, ma con gioia. A differenza di chi cade nella depressione, noi possiamo affrontare le prove con la forza, la grazia e l'aiuto dello Spirito Santo, che ci viene in soccorso.
Isaia dice: "Io ti aiuto. Io vengo in tuo soccorso. Io ti do la forza. Perché? Perché tu sei mio. Tu mi appartieni. E io ti amo."
Questo è del nostro Padre celeste.
Perché i sentieri antichi? Perché la chiesa oggi in generale si è inoltrata in sentieri molto larghi, in sentieri e vie moderne. Sembra tutto normale oggi. Un giorno un fratello, un caro fratello, pastore di una grande chiesa, mi ha chiesto. Davide: "Da quali libri sei ispirato?"
Io non dovetti riflettere, perché ho letto molti libri dei puritani. La parola stessa, no? I puritani erano molto concentrati sulla santificazione. E senza la santificazione nessuno vedrà il Signore. Io gli dissi: "Ho letto molti libri dei puritani. Erano uomini integri, sani, retti. Uomini che hanno sacrificato anche la loro vita." Ci sono molti insegnamenti oggi. Sono contento che molti di voi abbiate comprato i libri che stavano dietro. Ma leggeteli, perché è importante anche conoscere le biografie, la vita di questi uomini. Ci sono molti insegnamenti.
E allora, cari fratelli, la Scrittura dice: "Vedete quale sia la buona strada. Camminate in essa. Così troverete riposo per le anime vostre."
Come faccio a trovare riposo per l'anima mia quando sono convinto di camminare in questa via che il Signore mi ha messo davanti? Posso affrontare tutto ciò che la vita mi riserva con Gesù. Con Dio, disse Davide, posso saltare un muro. Con Gesù possiamo fare cose che gli uomini normali non possono fare. Però la Scrittura ci dice che questo è il modo perché tu possa trovare riposo alla tua anima.
Sapete, alcuni non hanno ancora trovato riposo pur essendo credenti. Sono un po' inquieti, come Marta, no? Sempre nel travaglio. Qualche volta non per colpa loro, ma affrontano i problemi sempre con la forza che il Signore ci mette davanti. Ed è per questo che abbiamo bisogno di far sì che la parola di Dio ci guidi nella retta via.
Gesù stesso disse queste parole in Matteo al capitolo 11, che riguarda il riposo e la pace. Il Signore ci disse queste parole, verso 28, capitolo 11 di Matteo:
"Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, e io vi darò riposo. Hai mai messo alla prova Gesù? Vai a lui se veramente vuoi trovare riposo e pace per la tua anima. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero."
Questa è la natura del nostro maestro. Ci invita: se tu non vieni a me, non troverai mai riposo. L'apostolo Giovanni dice che Gesù dice: "Senza di me non potete fare nulla." Hai fatto questa esperienza? Senza Gesù, volendo fare o realizzare qualcosa, non riesci. Ma la parola ci insegna a capire che abbiamo bisogno di questa parola che sia vivente in noi.
Cari fratelli, ancora un verso prima di avviarci alla conclusione. Verso 17, sempre di Geremia capitolo 6:
"Ho posto su di voi delle sentinelle. Fate attenzione al suono della tromba."
"Ho posto su di voi delle sentinelle." Il popolo di Israele diceva: "Non mi interessa. Non voglio ascoltare la tromba." Non voleva dare ascolto alla voce del profeta Geremia. Vogliamo essere sentinelle che stanno sul muro e che vegliano, e che ci possano guidare e che possiamo sentire. Perché se siamo svegli, sentiremo il suono della tromba.
E questa tromba sta per suonare ancora un brevissimo tempo. E colui che deve venire verrà, e non tarderà. Non dice così il profeta? "Se tarda aspettalo. Aspettalo. Perché questa è l'impressione che noi abbiamo della parola di Dio. Abbiamo l'impressione che Dio ritarda. Ma Dio non ritarda. Il suo orologio è perfetto."
Nel frattempo, noi abbiamo motivo di credere che i sentieri antichi sono quelli a cui siamo richiamati. Quando parliamo di antico, parliamo di qualcosa che una volta si raccomandava, una buona testimonianza. Quando la parola di Dio ci dice: "Non spostare i confini antichi dei tuoi padri." Com'è bello! Oggi, fratello, siamo sotto la grazia, ci possiamo permettere anche la moda, la vanità, il divertimento, la via larga. E la parola dice: "Se tu sposti i confini antichi dei padri, i nostri padri erano uomini fedeli, uomini santi, uomini che seguivano Gesù, uomini che seguivano la parola, uomini che rimanevano." E i risultati oggi li vediamo noi.
Abbiamo a cuore di stare sulla via di Cristo. Abbiamo a cuore di calpestare le sue orme. Abbiamo a cuore di non fare dei cambiamenti inutili che non hanno senso. Ma vogliamo soltanto comprendere quello che è la grazia di Dio per continuare a camminare su questa strada.
Vedete dove sia la buona strada? Fai una scelta. Scegli tu quale sia quella strada che ti porta direttamente davanti al Padre celeste. Non abbiamo un'altra via da scegliere. Rimaniamo lì dove il Signore ci ha chiamati. Egli vuole soltanto che noi lo onoriamo, lo serviamo e crediamo alle sue promesse. Perché le sue promesse sono veritiere. Egli è fedele. Dobbiamo aver pazienza, costanza, perseveranza.
Non ti affaticare per cercare qualcosa per migliorare il tuo stato di vita o di animo, no. L'unica cosa è che la Scrittura ci ripete continuamente: di tenere gli occhi sulla parola di Dio. Perché la parola di Dio è santa. Perché la parola di Dio, dice la Scrittura, è una lampada ai nostri piedi, è una luce sul nostro sentiero. Non dobbiamo trovare alcuna scorciatoia. Cristo è la via. Questo è importante che sappiamo, e questo dobbiamo seguire.
Teniamo gli occhi su Gesù, autore e compitore della fede. Egli ci guiderà, egli ci darà la forza di andare avanti. In tempi come questi, abbiamo bisogno di cercare un po' di più la sua faccia. Credo che ancora oggi si possano trovare in mezzo a noi uomini, donne, che stanno cercando il Signore e che Dio si possa rivelare alla chiesa come ai tempi antichi, come la prima chiesa fedele in tutto ciò che gli apostoli mettevano davanti, senza volgere né a destra né a sinistra.
Questo per noi è un momento adatto. In tempi come questi possiamo gridare a Dio, proprio come Geremia ci ha insegnato: "Invocami e io ti annunzierò cose grandi che tu non conosci." Invochiamo il Signore. Egli si farà vedere. A lui la gloria.