Portare il peso gli uni degli altri

Vogliamo leggere nella parola del Signore nel libro dei Numeri, leggiamo dal verso 9 al verso 17, capitolo 11 di Numeri: "Quando la ruggiada cadeva sul campo di notte, vi cadeva anche la manna. Ora Mosè udì il popolo che piagnucolava in tutte le loro famiglie, ognuno all'ingresso della propria tenda. L'ira dell'Eterno divampò grandemente, e la cosa dispiacque anche a Mosè. Allora Mosè disse all'Eterno: 'Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho io trovato grazia ai tuoi occhi da porre il peso di tutto questo popolo su di me? Sono forse stato io a concepire tutto questo popolo, o sono forse stato io a darlo alla luce, che tu mi dica: portalo nel tuo grembo, come la balia porta il bambino lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri?

Dove potrei trovare carne da dare a tutto questo popolo, poiché continuo a piagnucolare davanti a me, dicendo: Dacci carne da mangiare. Io non posso da solo portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. Se questo è il modo con cui mi tratti, ti prego, uccidimi subito, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, ma non permettere che io veda la mia sventura'. Allora l'Eterno disse a Mosè: 'Raduna 70 uomini degli anziani di Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come suoi funzionari, conducili alla tenda di riunione, e là rimangano con te.

Io scenderò e là parlerò con te. Prenderò dunque dello spirito che è su di te e lo metterò su di loro, perché portino con te il peso del popolo, e tu non lo porti più da solo'."

Amen. Fin qua la parola del Signore. Ci sono delle famiglie che questa sera non stanno con noi perché ci sono delle malattie in giro, dei problemi. E quindi anche altri fratelli ne mancano un bel numero. Naturalmente io potrei dirvi che preghiamo per questi fratelli, alcuni sono ammalati, e quindi sarebbe opportuno che noi tutti siamo consapevoli del fatto che la nostra scelta, per ciò che riguarda il seguire Gesù, non comporta sempre un modo di fare consueto che noi pensiamo sarà così. Forse sempre no. Ma che abbiamo anche delle responsabilità, di capire come la parola, davanti a qualsiasi evento che succede nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nella chiesa, come la parola si esprime per darci una via, per darci da fare, per avere una testimonianza, un comportamento di come dobbiamo agire nel mondo, che è il sentimento della parola stessa nella nostra vita.

Questo esempio di Mosè è un esempio che ci porta un po' più lontano. Come vediamo, chi ha una grande responsabilità porta il peso. E se rimane indifferente, non dovrebbe avere nessuna responsabilità. Ma parlo anche a livello di famiglia: genitori che debbono sentire la responsabilità. Ma anche un amministratore di un'azienda, un pastore di una chiesa, un capo di governo. Questi uomini sono stati scelti perché abbiano un compito da svolgere.

Mosè trovò anche lui a lamentarsi davanti a Dio a motivo del suo popolo. Perché nonostante tutto il cammino, come Dio lo seguiva, questo popolo non era mai contento, si lamentava sempre. La manna non gli bastava. E fin dall'uscita dall'Egitto abbiamo visto come questo popolo chiama Mosè. Questa parola dice "piagnucolava"—è un po' come quei bambini quando vogliono qualcosa lo dicono piagnucolando.

È bello che noi sappiamo che in questo passo Dio ci porta a capire il sentimento di quest'uomo, Mosè. Udì il popolo, dice la Scrittura, che piagnucolava in tutte le loro famiglie, ognuno all'ingresso della propria tenda. Ma potete immaginare un momento, perché è bello sempre che noi ci inoltriamo nella Scrittura: cioè, in ogni famiglia, in ogni tenda, si piagnucolava. Tu potevi dire: "No, questo gruppo di tribù non piagnucolava, queste tende stanno tranquille!" No, tutto il popolo piagnucolava. Ci sono delle situazioni dove si crea uno spirito, e questo spirito contamina. E quando contamina, parliamo sempre del mondo spirituale, contamina tanti.

E qui vediamo che il popolo di Israele spesso cadeva in questo spirito, perché Satana non stava mai fermo e il popolo si ribellava continuamente davanti a Dio e davanti a Mosè. Ma arriva a un certo punto. Vediamo che Mosè era dispiaciuto per l'atteggiamento di questo popolo perché stavano piagnucolando, perché si lamentavano. Potete immaginare due milioni di persone che si lamentano allo stesso modo. È un uomo soltanto che deve sentire questo lamento. Quanto è stato pesante questo per Mosè? Lo leggiamo dal dispiacere che aveva. Ma non era dispiaciuto perché questo popolo non aveva la carne. Era dispiaciuto perché si lamentava con Dio nonostante il Signore avesse dato delle promesse.

Portare il peso: ecco, questo è il soggetto che vorrei portare questa sera a tutti noi. Perché hai posto questo peso sulle mie spalle? Questa è la domanda di Mosè a Dio. Ma Dio non aveva messo un peso così grande sulle spalle di Mosè. Aveva detto di guidare questo popolo, portarlo nel suo grembo fino alla terra promessa. Ma il popolo non si atteneva con lo stesso sentimento che aveva Mosè di guardare alla terra promessa. Sembra che si lamentasse continuamente: una volta per l'acqua, una volta per la carne, una volta per le quaglie. Una volta veniva contaminato per la fornicazione, e andava avanti così.

Per questo dispiacere Mosè ha dovuto lamentarsi davanti al Signore. Ma non quel lamento che porta anche dispiacere a Dio, no. Era un dispiacere che aveva nel cuore Mosè, e lui dice così al verso 14: "Io non posso da solo portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me." Sentire due milioni di persone che piagnucolano perché vogliono la carne, sentire questo lamento continuo, per Mosè era troppo forte. E lui riguarda a quello che noi possiamo pensare. Lui è sincero con quelle che sono le sue forze. Benché lo spirito di Dio era sulla vita di Mosè, lui dice: "Non posso portare questo peso. È troppo forte."

Il peso, portare il peso: quando nelle nostre vite abbiamo delle situazioni che coinvolgono la chiesa, si tratta di un fratello che è nelle condizioni di malattia, o di prova, o di alcuni dove hanno bisogno delle nostre preghiere. Perché Mosè era un uomo di intercessione. Lui è arrivato a dire: "Uccidi me, ma lascia questo popolo che viva!" Allora potete pensare quale responsabilità Mosè si portava dietro per il popolo.

Però vediamo pure che Dio tiene il suo sguardo su quest'uomo. È successo nell'Esodo. Vi ricordate il passo di Ietro, il suocero di Mosè? Quando il popolo andava da Mosè alla tenda di riunione a consultare Dio, e Mosè stava lì dalla mattina alla sera a rispondere al popolo, a consigliarlo. E Ietro, che non era un credente, era un pagano oltretutto, diede un consiglio a Mosè dicendo: "Non puoi portare da solo questo peso. È troppo grave. Ti esaurirà!" E quest'uomo diede un buon consiglio a Mosè dicendo come doveva fare per andare avanti e portare avanti il popolo. "Le situazioni più gravose le porterai tu. Ma le altre cose potranno vederle i responsabili di migliaia, di centinaia, di decine."

Questo era il consiglio che Mosè accettò da parte del suocero. Qua vediamo pure l'umiltà, no, di Mosè. Nonostante non ha detto: "Io comando qua. Io sono il capo. Non ho bisogno che tu mi dica." Come tanti fratelli dicono ogni tanto: "A me non mi deve dire niente nessuno. Ho le mie esperienze, le mie capacità intellettuali, e lo dimostrano anche senza parlare, perché non hanno bisogno degli altri per essere consigliati."

Nonostante Paolo, a sua volta, l'apostolo, come noi vediamo, lui ha scritto le lettere perché ha tratto tutto il mistero di Cristo dall'Antico Testamento. Paolo non si è inventato niente. Paolo ha soltanto tradotto ciò che era scritto nella legge e nei profeti e lo ha riportato sotto il clima della grazia.

E perché Paolo ha potuto dire "portate i pesi gli uni degli altri"? Se tu rimani indifferente davanti a una situazione grave che comporta il tuo popolo, la tua famiglia spirituale, ma anche quella naturale—perché è vero che noi dobbiamo portare anche il peso dei nostri parenti pagani. Immagina: se abbiamo una visione di quello che è l'inferno, e che dovranno patire per tutta l'eternità, quando noi conosciamo che cosa significa, allora non pensate voi che anche la nostra preghiera si prolungherebbe di qualche minuto per intercedere? A meno che non rimaniamo indifferenti.

Ma non parlo solo di quello. Parlo anche di quelli che sono i figli, mariti, le mogli non credenti che abbiamo nella chiesa. Se portiamo un peso o non lo portiamo. Se diciamo "hanno fatto la loro scelta", oppure se pensiamo—come alcuni genitori vedendo progredire i figli nelle vie del mondo. Uno diventa ingegnere, l'altro diventa informatico, l'altro sa parlare bene le lingue, e i genitori credenti vantano più questi figli di quanto invece potrebbe essere importante.

Ma se questo figlio dovrà essere chiamato dal Signore per l'eternità, che cosa succederà? Che cosa servirà la grandezza della propria laurea, intelligenza dei figli che fanno progressi, che stanno bene, e tutto il resto?

Portare il peso l'uno dell'altro significa che noi abbiamo la sorella Debora che deve fare degli accertamenti. Poi il fratello Annibale che ha avuto un piccolo incidente col cavallo e quindi si deve controllare all'ospedale. Poi la famiglia Febbraro che non stanno tutti bene. Manuel è stato portato in ospedale perché ha avuto fortissimi dolori di testa. E poi manca la famiglia, gli uni perché hanno l'influenza, e poi ci sono altri casi.

Pensate un momento: voi potreste mai avere il peso? Un esempio pratico: no, perché parliamo fra di noi, non ci possiamo nascondere nulla. Parliamo del caso di Daniele, no, che è stato operato alla gamba. Come parlavano i medici? Com'era la situazione? Cosa poteva cedere? Quali erano i pericoli? E non solo quello. Pensate voi che noi abbiamo avuto—dico in generale—il peso che ha avuto suo padre o sua madre per quel caso? La stessa preoccupazione, la stessa ansia, no? Abbiamo pensato che quando abbiamo detto "preghiamo per Daniele per la gamba", abbiamo pregato certamente, ma non è il peso che può sentire un padre, una madre. Non è la stessa cosa.

E questo, tante volte, che noi impariamo dalla Scrittura, è che l'indifferenza ha avvolto un po' tutte le comunità, tutti i cristiani. Sì, vabbè, i fratelli che stanno nel campo profughi, i pastori con cinque figli senza sapere che cosa dar da mangiare, stanno nella tenda perché i terroristi li hanno cacciati via dalle loro case. Che cosa sentiamo dentro? Notizie lontane. È un problema. Ma quando davanti a una notizia rimaniamo indifferenti, oppure "Ah, mi dispiace, peccato!", non è la stessa cosa. Se è qualcosa che ti tocca profondamente, allora quello che vorremmo raggiungere noi attraverso questi esempi della Scrittura è quel sentimento di Cristo che qualche volta manca, e per quello dobbiamo pregare.

Se voi leggete il Salmo 22, il Salmo 69, e altri salmi come il 53, che parlano di quello che Gesù sentiva, come lui parlava del suo popolo: "Tu, mio intimo amico! Tu eri con me alla mensa! Tu proprio tu mi hai tradito!" Per dire come il Signore aveva quel sentimento profondo. E qui noi dobbiamo raggiungere almeno questo scopo: portare i pesi del tuo fratello dice "fratello io...". E che significa portare i pesi? Immedesimarti. Piangi con chi piange. Sorridi anche con chi sorridi. Rallegrati con chi si rallegra. Ma quando c'è da intercedere e chiedere al Signore che c'è una situazione dove ti deve portare a capire quant'è la propria gravità, e come tu rimani davanti a certe notizie. Se sei preoccupato, se in quel momento soltanto, oppure dopo ti verrà in cuore di piegarti davanti a Dio e pregare e portare il peso del fratello nel tuo cuore.

Paolo portava il peso di tutte le chiese. Quello che conta è che non ci facciamo avvolgere da quello che è lo spirito del mondo, che rimane indifferente davanti all'atrocità, alle malvagità. Il mondo si sveglia quando un presidente, un uomo del governo combatte il peccato, le leggi. Allora il mondo si sveglia, come non vuoi che possiamo più abortire. Come non vuoi più addirittura, i discepoli ho sentito di un certo sacerdote, Don Milani, si sono lamentati che Valditara, il ministro dell'istruzione, ha comandato che alle scuole elementari si possa leggere la parola di Dio. Scatta subito un meccanismo di ribellione, perché il male è subito pronto.

E noi invece dobbiamo pregare per queste autorità. Dobbiamo avere un peso per queste autorità. Che Dio li possa guidare a debellare il male nelle scuole. Perché oggi si sono accorti che senza la parola di Dio il mondo va in rovina completamente. Si sono accorti, sì. Però quando si tratta poi di mettere certe istituzioni, certe leggi che vanno a favore di quello che è la parola di Dio, succede il finimondo.

E allora davanti a queste cose abbiamo delle promesse meravigliose nella parola di Dio. Dice il salmista—ci sono due salmi che ci dicono quasi la stessa cosa, ed è bene che noi impariamo anche da questi salmi—come il Signore si raccomanda di poter vedere che per noi. Dice: "Getta sull'Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà. Egli non permetterà mai che il giusto vacilli."

Noi qualche volta prendiamo dei pesi, vogliamo risolvere delle situazioni difficili, mettiamo tutti i nostri sforzi, troviamo escamotage, vie diverse, scorciatoie per risolvere un grave problema. Qualche volta vogliamo: le sorelle, in tutti questi anni che non avevano i mariti convertiti, hanno trovato sempre degli espedienti sbagliati. Dico io: "No, frate, lo faccio per portare mio marito al Signore!" Non lo puoi portare con i compromessi. Ugualmente, dico ai fratelli: "Quando le mogli non sono convertite, se è un peso per quest'anima, la Scrittura ti dà un consiglio. Dice: getta sull'Eterno questo peso. Ma fallo con fiducia, perché se tu metti il peso sul Signore, lo metti su qualcuno che è potente, che è fedele a mantenere quello che ti dice. Egli ti sosterrà. Ti darà la forza."

E questo è importante per noi, perché anche il Salmo 68 ci dice più o meno la stessa cosa. Le cose ripetute due volte nella parola di Dio sono la conferma della fedeltà di Dio. Al verso 19 dice: "Benedetto sia il Signore che giorno dopo giorno porta per noi i nostri pesi. Egli è il Dio della nostra salvezza. Dio è per noi. Al Signore appartiene la liberazione dalla morte."

Non è bello questo verso? Anch'io, quando l'ho letto per l'ennesima volta, mi sono fermato. Il Signore, per noi, giorno dopo giorno porta i nostri pesi. Se li porti tu, verrai schiacciato. Se tu pensi di risolvere delle situazioni senza l'aiuto del marito o della moglie, perché riteniamo che le mogli "tu zitta, che non sai!", o senza l'aiuto del pastore della chiesa, allora pensiamo che siamo autosufficienti, non abbiamo bisogno. Ma Dio disse a Mosè: "Aspetta! Ho capito che tu non puoi portare questo peso. So che non puoi portare questo peso. Ma volevo sentirti dire tutto quello che sta nel tuo cuore."

Ma il Signore voleva sentire da Mosè qualcosa che noi dobbiamo sentire. Perché Dio sa quello che è il sentimento di Mosè. Il Signore vede quest'uomo, quest'uomo che dice: "Se io devo vedere questa sventura, uccidimi! Togli me!" Allora come vediamo, Mosè, per il suo popolo, era la figura di Cristo. Era pronto a sacrificarsi.

E nonostante avesse lo spirito di Dio sulle sue spalle, il Signore dice: "Io scenderò, parlerò con te. Prenderò dunque dello spirito che è su di te e lo metterò su di loro, perché portino con te il peso del popolo, e tu non lo porti più da solo."

Ci sono tante persone orgogliose che da sole vogliono governare, da sole vogliono portare avanti le cose, anche nelle famiglie. Tutto fa il marito, tutto fa la moglie. Sembra che con collaborazione sia qualcosa che non si sente il valore della persona a fianco. Può succedere anche nelle chiese. Conosco alcuni fratelli che li ho conosciuti più di 40 anni fa, da quando sono convertito. Erano convertiti ancora prima, ancora predicano, hanno forse quasi 90 anni. Quando gli si chiede: "Se hai qualche aiuto, qualche collaboratore, qualcuno che porta il tuo peso?" E abbiamo visto la disfatta. Poi quando questo fratello è rimasto su una sedia a rotelle, non poteva muoversi, non poteva governare più 700 membri da solo. Sempre da solo.

Forse che il Signore crea certe situazioni per farci capire che noi abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Ma voi potete mai pensare che senza le preghiere di alcuni di voi io sarei ancora qui con tutte quelle che sono le patologie che mi porto dietro? La preghiera, l'aiuto che possiamo dare agli altri, la collaborazione nell'intercessione. Quando Paolo dice "Porta i pesi di tuo fratello", forse quel buon Samaritano avrebbe potuto evitare. Aveva degli affari da fare, stava andando per il suo cammino. Non si è fermato. Il sacerdote né lo scriba, no. Si è fermato e ha preso il peso di quell'uomo infermo, percosso. Questo ci dimostra come Satana maltratta le anime, vorrebbe distruggerle.

E noi invece dobbiamo metterci in mezzo, come quel buon Samaritano che si è fermato per aiutarlo, per lenire e guarire le ferite. E si è caricato quest'uomo, l'ha messo sulla sua cavalcatura. Quindi era un sacrificio, no? A differenza del sacerdote, non è rimasto indifferente. Per dire: nella religiosità, non nasce nessun peso per il prossimo. Si va avanti. Dici: "Io vado in chiesa, leggo la Bibbia, canto, poi tutto ciò che sta intorno a me non mi interessa più niente."

Ecco perché qualche volta io sono un po' più interessato alle notizie che girano nel mondo, per capire come la parola di Dio sta andando avanti attraverso ciò che sta succedendo. E quando noi vediamo uomini che, anche se hanno avuto una vita un po' disordinata, oggi possono dire: "Grazie a Dio sono in vita. Dio mi ha dato la vita per portare avanti questo popolo!", no? Oppure di avere in cuore di dire, nell'insegnamento dalla scuola elementare all'università: "La Bibbia deve essere ormai l'insegnamento principale di tutte le scuole." Se il mondo evangelico non pregasse in questa maniera, anche per il presidente dell'America, al di là di quello che poi... Ma Dio vuol dirigere.

Sapete quante guerre si sono vinte attraverso la preghiera dei fratelli, dei cristiani? E hanno impedito che l'avversario potesse proseguire. Ma tutto questo fa parte di un popolo che sente la responsabilità. E poi c'è la nostra vita privata: il peccato, le nostre mancanze, che qualche volta gli occhi nostri sono chiusi, no. Poi però cantiamo "Apri i miei occhi, Signore." Com'è bello. Mi piace quel cantico. Io ogni volta che lo canto dico: "Signore, ormai i miei occhi mi sono stati aperti. Non ho più bisogno che i miei occhi siano aperti, no!" Sento il bisogno che ogni momento i miei occhi devono essere aperti, e devo dire: "Apri i miei occhi, Signore!" Questo è importante.

Perché l'Epistola agli Ebrei ci dà un altro consiglio che riguarda sempre il peso, no, al capitolo 12. Leggiamo anche noi: "Dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre davanti, [?]." Semmai hai pensato che ormai hai confessato il peccato—come dicono alcune dottrine evangeliche —"non hai più bisogno di confessare il peccato. Ormai sei stato perdonato. Non lo devi confessare più"?

Il peccato ci alletta. Ci avvolge. Siamo spinti a capire specialmente ai giorni nostri, no? Quante vie tortuose si presentano specialmente nei giovani. Ma anche nei meno giovani, dove si vanno a percorrere vie pericolose. Quando si inoltrano nel telefonino, in internet, gli occhi si contaminano. Si vedono delle cose dove il genitore è fiducioso. "Tutti pensano: 'No, ma sono altri genitori. Dico gli ho tolto le cose dal telefonino dove non si vedono cose brutte'—illuso, fratello!" Un po' di sapienza in più, un po' di intelligenza. Se io vedo mio nipote, Ruben, il mio pronipote, che ha fatto 2 anni e sa usare il telefonino meglio di me, pensate un momento: un ragazzo di 12, 13 anni, 14, 15, dove potrebbe andare? Lontano! A scavare quelli che sono i suoi ormoni che sono ormai in piena fioritura.

A vedere la maggior parte—come dice il mondo—di ragazze che già a 13 anni hanno perso la loro purezza. A 13 anni, e ancora. Fatevi dire nelle scuole dai vostri figli di che cosa parlano, che cosa vedono sui telefonini, dove si sono inoltrati, come hanno contaminato le loro menti. E noi diciamo—come dice il mondo—"forse, eh, fratello! Quelli sono i tempi così si usa!" Oppure come qualche genitore dice: "E mio figlio, mio figlio esce alle 10 di sera e poi torna alle 4:00 della mattina, alle 5:00. Ma sorella, fratello, ma eh... Ma così è oggi, fratello! Che vuoi fare? Che vuoi fare?"

Una volta ci si meravigliava quando un figlio dopo le 10... Conosco una sorella che spesso lasciava i figli fuori di casa. Dice: "Di no, ma esagerato! Lei diceva: 'Alle 10:00 dovete stare a casa'!" Tre figli erano però disubbidienti. Ancora non era una sorella così, però aveva qualcosa di sano. E questi ritornavano e bussavano. Apri il marito diceva: "Dai, falli entrare!" E lei diceva: "No!" Era ferma. "Non devono entrare." E dormivano fuori al portone, fino alla mattina, stavano là. Poi dicevano: "Eh, nostra madre è troppo dura!" Sono cose vecchie ormai, no? Non ne dobbiamo parlare più.

Ma dobbiamo portare i pesi, cari fratelli! Perciò è importante che noi stiamo attenti a ciò che dice in Ebrei: "Deposto ogni peso, il peccato che ci sta sempre davanti, sempre ci allargano. Anche quando non vuoi."

Dopodimani farò una proposta. Ricordate? Mi dice: "Fratello D, ma che proposta?" "Casomai la dimentico, farò una bella proposta domenica, quando saremo tutti in chiesa. Poi naturalmente chiudiamo con questo passo in Apocalisse."

"Mattia, ma voi e agli altri che sono in Tiatira, a quanti non hanno questa dottrina e non hanno conosciuto le profondità di Satana come essi le chiamano, io dico: non vi impongo alcun altro peso."

E allora, fratelli, non dovete pensare che adesso siamo schiacciati per quello che abbiamo sentito, no! Il Signore ha visto che questa chiesa, in qualche modo, seguiva quello che era la parola di Dio. Ma poi: "Io non vi impongo un altro peso!" Perché Dio non ci mette dei pesi che non possiamo portare, no? Almeno confidiamo nella fedeltà di Dio.

Ma riguardo all'intercessione, alla comunione fraterna, alle responsabilità nella chiesa, a operai nella chiesa, riguardo ai genitori che devono portare il peso della famiglia, riguardo agli anziani della chiesa che devono assumersi le loro responsabilità—perché tutti noi abbiamo le nostre responsabilità: pregare per le autorità. Perché possiamo vedere queste autorità che sono messe da Dio, il peso deve essere qualcosa che ci tocca nello spirito, e così possiamo vedere come la fedeltà di Dio opera attraverso la parola.

E io credo, fratelli cari, che in un mondo come questo, dove c'è un'indifferenza che è diventato uno dei peccati più grandi, dici tu: "Dove lo vedi?" Quando vediamo un sacerdote, un levita che fanno parte di quelli che dovevano portare i pesi del popolo, rimanere indifferenti davanti a un uomo che era mezzo morto, caduto a terra. Questo ha un significato: il popolo di Dio non deve girarsi dall'altra parte.

Aggiungiamo altri 5 minuti in più alla preghiera, al pari del peso che portiamo per un marito non credente. E quando vedi un marito che è arrivato a una certa età, è colpito da una grave malattia, e sai che se questo marito muore, che fine farà. È importante capire bene cosa significhi l'inferno. Penso che ognuno di noi abbia esperimentato cosa sia il fuoco. Anzi, anche un fiammifero: proprio ieri, mentre tiravo qualcosa dalla friggitrice ad aria, l'ho toccata e mi sono bruciato. Non era fuoco vero, ma era bollente. È spaventevole.

E allora, consideriamo come Dio vuole fare grazia, perché il suo popolo che ha invocato il suo nome possa portare i pesi della fratellanza e delle autorità, portarli in preghiera, come abbiamo letto: "Getta il tuo peso sull'Eterno. Non lasciarti schiacciare. Non soccombere." Alcuni vanno in depressione quando sono sotto prova. Rimettendo tutto alla croce. Il Signore provvederà. Così è scritto: "Egli ti sosterrà. Ti darà la forza per sopportare quel peso." Ma il peso, il Signore ti sostiene in esso se tu preghi e dici: "Signore, dammi la forza di sopportare questo peso." Non pregare così — lo ritengo sbagliato. Dici: "Signore, dammi la forza di sopportare questo peso." È diverso.

Dio ci benedica. Amen.