Cercate il Signore mentre lo si può trovare — Isaia 55
Fratelli, insieme a voi vorrei condividere un passo della Scrittura nel libro di Isaia al capitolo 55, leggiamo dal verso 1 fino al verso 11 dalla parola del Signore: "O voi tutti che siete assetati, venite alle acque. E voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate. Venite, comprate senza denaro, senza pagare vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono e l'anima vostra gusterà cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me. Ascoltate e la vostra anima vivrà.
E io stabilirò con voi un patto eterno, secondo le grazie stabili, promesse a Davide. Ecco, io l'ho dato come testimone ai popoli, come principe e comandante dei popoli. Ecco tu chiamerai una nazione che non conosci, e una nazione che non ti conosce accorrerà a te a motivo dell'Eterno, il tuo Dio, e del Santo di Israele, perché egli ti ha glorificato. Cercate l'Eterno mentre lo si può trovare. Invocatelo mentre è vicino. Lasci l'empio la sua via, l'uomo iniquo i suoi pensieri e ritorni all'Eterno, che avrà compassione di lui e al nostro Dio, che perdona largamente. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice l'Eterno.
Come i cieli sono alti, più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare in modo da dare il seme al seminatore e il pane da mangiare, così sarà la mia parola uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto senza aver compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l'ho mandata."
Amen. Così anche questa mattina c'è un invito, come dice la Scrittura, a quelli che sono assetati, a quelli che hanno sete. Vedete, fratelli, il libro di Isaia si divide in due parti. Fino al capitolo 39 ci sono i primi capitoli; gli ultimi ventisette capitoli viene definito "L'Evangelo di Isaia." Gli ultimi ventisette capitoli sono L'Evangelo. I primi capitoli: Isaia è quel profeta che denuncia il peccato del popolo, è quel profeta che denuncia le nazioni, che profetizza sul futuro delle nazioni, sul futuro della chiesa, sul futuro della terra. C'è scritto tanto per chi lo legge con interesse. Nei primi libri noi vediamo questo profeta che, prima del capitolo 6, diceva "Guai a tutti! Guai a voi!" diceva al popolo. Era un po' la persona che non conosce se stesso, che spesso dice sempre "Guai a te!", che ha da giudicare sempre gli altri e senza guardare ciò che è un'introspezione personale.
Isaia diceva "Guai a tutti!" Era il profeta mandato da Dio, ma arrivò il giorno dove, davanti al trono di Dio, come leggiamo al capitolo 6, quando vide la gloria del Signore, disse "Guai a me! Poiché io sono un uomo dalle labbra impure e vivo in mezzo a un popolo dalle labbra impure." E quanto è importante, alla vista della Santità di Dio, che l'uomo che nello Spirito è stato rinnovato dica "Guai a me!" E questo è importante, perché davanti alla presenza del Signore, gli uomini che hanno riconosciuto il proprio peccato non avranno più quel modo di parlare, giudicando gli altri, parlando degli altri, dicendo "Guai agli altri!" Si ricorderà che egli stesso è stato salvato per grazia.
E questo è importante che noi sappiamo: Isaia, pur essendo un profeta, ancora non conosceva bene se stesso. Ma quando ha visto la gloria del Signore, allora ha potuto riconoscere il suo cuore. E questo è importante anche per noi oggi, perché possiamo capire in quali tempi ci troviamo. Di solito l'uomo ha sempre ragione per se stesso e pensa sempre che la verità sta dalla sua parte, mai dall'altra parte. Ma quando si arriva davanti alla presenza del Signore, lui, con i suoi occhi, riesce a guardare profondamente nel nostro cuore e ci mette nelle condizioni di poter conoscere bene anche noi stessi, ma attraverso la sua luce, non la luce dell'uomo.
Allora, tornando a Isaia, il profeta dice "O voi tutti che siete assetati, venite alle Acque." Sta facendo un appello a chi ha sete. Mi ricordavo della donna di Samaria, no? La Samaritana. Lei andò a riempire il suo secchio d'acqua da portarlo a casa in un orario insolito, quando faceva molto caldo. Non è andata perché aveva sete per se stessa. E quando andò al pozzo, dice la Scrittura, chi stava lì incontrò Gesù. Incontrò Gesù, e Gesù gli fece quel discorso così piacevole che mise sete nel cuore di questa donna, ma tanta sete del Signore, perché l'anima sua era un'anima travagliata.
E questo succede quando andiamo al Signore: la nostra sete deve aumentare. Perché quando non abbiamo sete, tutto diventa normale. Ma il Signore dice, come dice questa mattina, a tutti coloro che hanno sete: "Venite alle Acque. Voi che non avete denaro, venite, comprate, mangiate. Venite, comprate senza denaro e pagare vino e latte." "Venite!" Questo è quello che ha detto Gesù: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati, aggravati. Io darò riposo alle anime vostre." Chi può riempire la nostra anima?
All'età di ventisette anni non posso mai smettere di predicare ciò che è stata la mia esperienza. Ero sazio delle cose del mondo. Non avevo sete di cose spirituali. Avevo sentito parlare di Gesù, ma Gesù stava da un'altra parte, in un luogo chiamato "dimenticatoio" nella mia vita. E quello che era importante per me: avere i pensieri, oltre quello che si possono avere nella vita di ogni uomo, no? I progetti che uno fa. Però è chiaro che nella condizione che stavo, potevo dire "Sto bene. Non ho bisogno di nulla." Finché poi la Misericordia di Dio non è venuta sulla mia vita, e allora tutto è cambiato. Perché da quel momento ho capito: i miei pensieri non erano i pensieri del Signore. Lui aveva un piano per me, e ha un piano anche per te.
E quindi è importante che noi sappiamo che, quando il Signore fa un appello, possiamo andare a lui, e lui fa quell'opera meravigliosa che non è a livello umano, ma è proprio quello che lui vuol fare nel cuore di ogni uomo: fargli conoscere la vera acqua, il vero cibo. "Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia?" Che cosa ci vuol dire qua il profeta? Tante volte io penso a quanto tempo si spende—ma in tutti i sensi—in ciò che non è pane, in ciò che non è utile, in ciò che non sazia. Che il nostro tempo si perde tante volte perché siamo inquieti, e questi sono i tempi di frenesia, dove la persona sembra che non abbia mai tempo per cercare il Signore, e fa tutt'altro.
Sembra che c'è un lavoro continuo fin dal mattino fino alla sera, e il popolo di Israele spendeva molto tempo in ciò che non era necessario. Di nuovo tornano le parole di Gesù a ciò che disse a Marta, quando disse che Maria aveva scelto la parte migliore: una cosa era necessaria, e Marta era affaccendata. Pur essendo utile ciò che faceva—perché aveva, come abbiamo detto, degli ospiti—noi pensiamo che tante attività della nostra vita sono di una tale importanza che non possiamo fare a meno. Ma non è così. Non è proprio così.
Noi sappiamo che abbiamo bisogno di un tempo particolare da spendere per la nostra vita eterna. E in questi tempi dove c'è molta distrazione, non c'è il tempo di andare a cercare il Signore. Possiamo vedere: ci sono delle cose nella nostra vita che, come dicevo prima, sono non un obbligo, ma un dovere. La Bibbia non ci dice di non andare a lavorare. Non ci dice alle donne, o alle sorelle, o alle madri di famiglia, di non fare i servizi, di non fare la spesa. Sono tutte cose utili e normali che fanno parte della nostra vita. Ma attenzione! Perché sarebbe opportuno pensare che tante donne e tanti uomini sono presi da certe occupazioni e trascurano ciò che realmente è necessario: la parola del Signore, la preghiera, la comunione—tutte quelle cose che fanno parte della grazia di Dio.
Ancora, Isaia si fa avanti e, come vediamo, ci mostra quello che è l'appello che Dio fa a ogni persona. "Cercate l'Eterno mentre lo si può trovare. Invocatelo mentre è vicino." "Cercate l'Eterno mentre lo si può trovare." Perché c'è un tempo che si può trovare. Dirà qualcuno: l'uomo non è di se stesso né della sua vita. C'è un tempo, però, dove si può trovare il Signore. Il tempo della grazia! Oggi! Se udite la sua voce, dice la Scrittura, non indurite il vostro cuore. Il diavolo dirà "non oggi, domani, c'è tempo." Lui sempre dice "domani." Gesù dice "oggi." Oggi è il tempo di cercare l'Eterno, e di cercarlo mentre è vicino.
E quand'è che sentiamo che è vicino? Quando sentiamo un appello, come la parola del Signore ci insegna. Allora è importante che sappiamo che lo Spirito ci sta parlando, ci sta facendo un appello al nostro cuore. Perché attenzione: cercare l'Eterno non è la religiosità. Non è entrare in una chiesa. Non è soltanto cantare. Non è soltanto fare la preghierina della mattina o leggere il fogliettino del calendario. La Scrittura dice: "Cercate la mia faccia e vivrete." Cercare Dio significa andare più in profondità. Se lo abbiamo cercato in parte, il Signore vuole che lo possiamo conoscere ancora di più.
Questo era il desiderio di Mosè. Vi ricordate? Ritorniamo sempre a questi uomini che, nonostante avevano ricevuto da Dio tante benedizioni, Mosè dice "Io voglio conoscerti. Io voglio vederti." Non gli bastava che Dio gli aveva dato tutta l'autorità, tutta la potenza, tutto lo Spirito Santo che gli aveva dato. Non gli bastava. Nel cuore di Mosè c'era un desiderio profondo: vedere il Signore, vedere la sua faccia, contemplare colui che gli dava gli ordini, colui che lo benediceva, colui che parlava. Questo era il desiderio di quest'uomo.
"Cercate l'Eterno!" Uno dirà: "Fratello, stamattina è un segnale evidente. Abbiamo cantato le lodi del Signore, e quanto è stato bello!" Un giorno in cielo non ci sarà nessun culto. Non ci sarà nessuna predicazione. Nel cielo, un giorno, faremo ciò che abbiamo fatto la prima mezz'ora e più: si loderà Dio, si adorerà, si dirà, come sta scritto in Apocalisse, "Santo, santo, santo è l'Eterno." E non ci stancheremo, perché in cielo le cose non cambiano come sulla terra. Perché la gioia ineffabile che il Signore ha preparato per ognuno di noi è qualcosa di cui noi non possiamo spiegare.
Ha cercato anche Paolo quando è salito al terzo cielo di spiegare com'è fatto questo cielo, il sentimento che ha provato, la gioia, l'amore dei Santi, la presenza di Dio. Lui dice "Queste cose non si possono spiegare." Ed è vero. Ma deve nascere in noi una fame, una sete, un desiderio—di desiderare che la nostra reale vita, che noi stiamo vivendo su questa terra, è unicamente la ragione per cui viviamo: il cielo. Perché un giorno o l'altro non ci sarà più il tempo. Lasceremo questa terra, e la speranza nostra è viva, perché Gesù è venuto proprio per noi, per darci la vita eterna.
Guardate un po' come Dio si manifesta: il suo carattere, la sua personalità, la sua natura. Qualche volta il peccato ci accusa e sentiamo come se Dio è il nostro giudice— quel giudice severo, quel giudice che al minimo peccato lui usa la punizione. Il peccato è punizione di se stesso. Non è Dio che ci vuole punire e ci vuole far del male. È solo la conseguenza che il peccato porta, e ha portato tante conseguenze malvagie in questa terra. Come noi leggiamo: "Lasci l'empio la sua via, l'uomo iniquo i suoi pensieri e ritorni all'Eterno, che avrà compassione di lui e al nostro Dio, che perdona largamente."
Questo è quello che ho sottolineato all'inizio della mia conversione: il nostro Dio perdona, non in parte. Gli uomini dicono "Questo non te lo posso perdonare. Quell'altra sì, ma questo non te lo posso perdonare." Dio non è quello che dice "Questo non te lo posso perdonare." La cosa più terribile che ho sentito è un'intervista l'altro giorno che un giornalista ha fatto a Bergoglio, al Papa, no? E il giornalista gli ha detto "Ma Dio è misericordioso." Lui risponde dice "Non sempre." E poi ancora dice "Ma Dio perdona tutti." E lui dice "Non sempre."
Dio perdona tutti! E allora mi sono chiesto, e ho detto: come si può cancellare duemila anni di cristianesimo con questa frase? Come se Dio non perdona tutti? Se Dio non è misericordioso con tutti? Detto da colui che dovrebbe conoscere le Scritture! Ma quando io leggo che Dio perdona largamente, lui apre le braccia, e non c'è peccato davanti a lui —non c'è peccato che lui non allarghi le braccia e ti perdoni.
E nel perdono tu trovi la gioia, la libertà, la liberazione dal peccato. Tu trovi, nel perdono di Dio, la pace—una profonda pace. Perciò Isaia stesso dice "O fossi dentro di te la tua pace! La mia pace, come un fiume nel tuo cuore!" E questo è bello. Quando un uomo ha lasciato il fardello del suo peccato alla Croce, allora sente dentro di sé una nuova natura, un nuovo amore. Lui diventa partecipe, perché lo Spirito di Dio entra nel suo cuore. Il suo cuore non ha più nessuna parte occupata dal peccato, e Dio entra e lo riempie. Non c'è più posto per il peccato, perché lui ha allargato le braccia e ha accolto colui che va a lui e confessa il suo peccato.
Sta parlando di due persone. Questa parola, se tu la vai a vedere sul dizionario, che cos'è empietà? L'empio non è solo l'iniquo. L'iniquità sono due cose terribilmente malvagie. E ho pensato: la Misericordia di Dio raggiunge le persone più malvage, le persone dove vivono nell'iniquità! Perché io, come dice in Isaia, ho cancellato il tuo peccato, l'ho gettato nel profondo del mare!
Ecco perché questi ultimi ventisette capitoli di Isaia sono L'Evangelo! Il suo significato è la buona novella, la buona notizia. E qui vediamo tutto ciò che riguarda il carattere del nostro Signore, come lui usa la Misericordia verso tutti noi. "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie," dice l'Eterno.
Facevo accenno prima alla mia vita personale: ai miei pensieri, ai miei programmi, ai miei progetti. Me li ero fatti tutto per me, come se il mio domani mi appartenesse. Il mio futuro appartiene a me, e nemmeno a voi. Quindi non sapevo che Dio aveva altri pensieri per me. Ma la Scrittura dice "Io penso pensieri di bene per darvi un futuro." Questi sono i pensieri che Dio aveva già per me, prima ancora che io potessi conoscerlo.
E questi pensieri che il Signore ha per noi, qualche volta, non si assomigliano ai nostri, perché dice la Scrittura che le sue vie, i suoi pensieri, sono più alti, vanno oltre quello che noi pensiamo. Quanti uomini hanno avuto pensieri diversi da ciò che realmente Dio voleva? Se pensate, per esempio, a quell'uomo, Naamàn, quando era pieno di lebbra. Si fece un pensiero: "Io andrò dal profeta, lui mi imporrà le mani sulle mie piaghe, e io sarò guarito." Questi erano i suoi pensieri. Ma quando arrivò lì, il profeta gli disse chiaramente "Vai e lavati nel fiume sette volte." I pensieri di quell'uomo lo inasprirono così tanto, perché l'orgoglio dell'uomo è quello, no? Quando non ottiene ciò che vuole.
E allora, come vediamo, fu l'ubbidienza—ma non sua inizialmente, personale, ma di quei servi che stavano intorno al generale Naamàn. E è bello quando siamo circondati da persone che ci consigliano, che sono sensibili alla voce del Signore, persone che ci vogliono bene. Perché questi servi dissero: "Padrone, ma se il profeta ti avesse chiesto cose grandi, l'avresti fatto? Per la tua lebbra, per la tua malattia, ti ha chiesto soltanto di umiliarti. Ti ha chiesto soltanto di tuffarti nel Giordano. Questo ti ha chiesto. Che cosa pensi? Che Dio non ti ha richiesto?" Perché tu possa ricevere la vita? Che cos'è che di difficile Dio ci ha chiesto quando siamo venuti a lui? Niente di così difficile! "Credi nel Signore Gesù e sarai salvato." Si trattava soltanto di credere alla parola di Dio.
Dio non ci ha mai chiesto grandi sacrifici. Quello che ci chiede il Signore, per il nostro bene, è l'ubbidienza, la sottomissione, l'amore per la parola, per ubbidire ai suoi comandamenti. E questo è importante.
"Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare in modo da dare il seme al seminatore e il pane da mangiare, così sarà la mia parola uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto senza aver compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l'ho mandata."
Gesù nella sua parola ci ha insegnato che l'uomo non vive di solo pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca del Signore. È importante che noi sappiamo che la parola di Dio, quando viene, esce dalla sua presenza. Non può tornare a vuoto. Quando mio padre era un ragazzino, mi portava ad ascoltare l'Evangelo. Io ascoltavo, ho appreso solo cose che mi sono rimaste nel tempo, ma piccole cose, perché altro non potevo comprendere. Ma poi sapevo che quella parola, quando è arrivato il mio tempo, non è caduta a terra. Non è tornata a vuoto. Perché il Signore la manda perché questa parola possa portare frutto.
E è importante che anche questa mattina noi sappiamo che il Signore ci sta chiedendo di cercarlo, di tornare a lui con tutto il cuore quando ci siamo allontanati, o se sentiamo che c'è un po' di freddezza nel nostro cuore. Abbiamo bisogno di un cuore caldo. Abbiamo bisogno di tornare a lui. Perché non dobbiamo raffreddarlo. In questi tempi, dobbiamo avvicinarci ancora di più. Perché il Signore certamente qualcosa vuole fare. Un'opera nuova—non la riconoscerete voi, dice la Scrittura—e poi ci spiega che cos'è quest'opera che il Signore vuole fare.
Ma non vogliamo rimanere inermi davanti ai tempi che ci stanno davanti. Abbiamo una sfida. Abbiamo un futuro. Abbiamo tempi difficili. Abbiamo bisogno di cercare il Signore per essere fortificati. Di cercare nella parola di Dio qual è la sua volontà. E questo è importante: che non ci lasciamo andare a quelli che sono i nostri pensieri, ma cercare la faccia del Signore, perché egli è pronto a donare, è pronto a rinvigorirsi, ad assaporare quello che è la sua grazia—ancora ai giorni nostri.
Io ritengo, cari fratelli, che quest'anno sta per passare. Andremo incontro a un nuovo anno. Voi avete visto, da quello che sono i tempi, come l'uomo sta cercando in qualche modo di trovare la pace, di cercare la pace. Sappiamo benissimo, secondo le Scritture, che ciò sarà un po' difficile. Riguardo alla profezia biblica, gli uomini pensano soltanto a fare la guerra. E quando tutto il mondo griderà "pace e sicurezza," la Scrittura dice "ci sarà una grande rovina." Ma la parola dice "Io ti preserverò da quei giorni difficili che verranno."
E sarebbe opportuno che noi ci accostiamo ancora di più al trono della grazia, perché Dio ci possa preservare da ciò che sta per accadere a questo mondo. E abbiamo fiducia che egli ci darà la forza per andare avanti e di guardare a lui, affinché lo Spirito Santo ci possa aiutare. E a chiedere al Signore, come la Scrittura ci insegna, dicono i Santi: "Signore, torna presto." Noi vogliamo che il Signore torni. Ma vogliamo prima che intorno a noi possa realizzarsi quelle che sono le nostre preghiere, per tante anime che si stanno perdendo, per tante anime che fanno parte anche delle nostre famiglie, che non sono state create per l'inferno, ma che sono state create per quello che è lo scopo che Dio ha fatto l'uomo.
E per questo c'è bisogno che la chiesa possa assumersi la responsabilità di cercare la faccia del Signore, di pregare ancora di più, di non lasciarsi distrarre dalle cose di questa vita, ma di concentrarsi e tenere gli occhi sul Signore. Le nostre preghiere, la nostra fatica non sarà vana nel Signore. Come noi leggiamo, come Isaia ha detto a questo popolo, quando ha detto chiaramente "Perché spendete il frutto delle vostre fatiche in ciò che non sazia?" La vera fatica sarà quando pieghiamo le nostre ginocchia, quando uniamo le nostre mani, quando guardiamo al Signore. Questa è la fatica che noi vogliamo. Cercare il Signore e pregare, e lui farà grazia, come sta scritto, secondo le sue grandi promesse.
Amen. Noi vogliamo pregare. Padre, noi ti ringraziamo, ti benediciamo. Perché il tuo appello, Signore, possa così risvegliare in noi la fame, la sete di te, della tua parola, affinché la vita di Cristo si possa manifestare in mezzo al tuo popolo. E piogge di benedizioni abbondanti possano cadere sulla nostra vita, nelle nostre case. E lo Spirito di grazia, O Signore, possa allargare mente e cuore per comprendere pienamente ciò che piace al tuo cuore, quello che è la tua volontà, Signore.
Dai vita alla tua opera. Dai vita al tuo popolo, Signore. In tempi come questi, si manifesti la tua gloria. La tua Misericordia scenda copiosamente. Oh, squarci assai tu pure i cieli, O Dio. Scendessi ai giorni nostri, perché la tua presenza, O Signore, ci potessi onorare. Fai grazia, perché il nostro cuore sia così desideroso di venire davanti la tua presenza. Oggi, oggi, noi ti chiediamo che una benedizione particolare possa mettere il tuo sigillo sulla nostra vita. E pregarti, o Dio del cielo, per quelle che sono le tue promesse e la tua fedeltà. A te la gloria ancora in questi giorni.
Io voglio pregarti ancora, questa mattina, che tu possa mettere la tua mano benefica su questa assemblea e benedire questi cari, accompagnandoli alle loro dimore sotto la protezione del tuo sangue. Padre, nel nome di Gesù. Amen. Amen. Amen.