Tutto tranne la cosa più importante — il primo amore

Alleluia, gloria a Gesù. Tutta la gloria va al nostro Dio. Ancora questa mattina, gloria a Gesù. Fratelli, questa mattina voglio condividere con voi una lettera da parte del Signore alla chiesa di Efeso. Andiamo insieme in Apocalisse, al capitolo 2. Leggeremo insieme dal verso 1 al verso 7: "Apocalisse 2, verso 1 al verso 7. Così dice la parola del Signore: All'Angelo della Chiesa in Efeso scrivi queste cose: dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro. Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza, e che non puoi sopportare i malvagi, e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi.

Tu hai sopportato, hai costanza, e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore. Ricordati, dunque, da dove sei caduto; ravvediti e fa le opere di prima; senno verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvediti. Hai questo: che odi le opere dei nicolaiti, che odio anch'io. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo spirito dice alle chiese. A chi vince, io darò da mangiare dell'albero della vita, che è in mezzo al Paradiso di Dio."

Amen. Fin qui la parola del Signore. Questa mattina, fratelli, non vi voglio appesantire, ma con voi è nel mio desiderio di scoprire il segreto di qualcosa che a questa chiesa di Efeso mancava. È una lettera d'amore rivolta da parte di Dio a questa chiesa. Vediamo davanti una lettera nella quale Dio riconosce le opere della chiesa di Efeso. Un Dio che non è distratto. La chiesa: il Signore incomincia ad elencare in maniera molto chiara quelle che erano le opere di questa chiesa di Efeso, e dice proprio così—si esprimerà dicendo: "Io conosco le tue opere. Io conosco la tua fatica, la tua costanza, che non puoi sopportare i malvagi." La chiesa di Efeso era una chiesa che ci teneva alla sana dottrina. Metteva alla prova coloro che si dicevano apostoli e non lo erano. C'erano delle qualità veramente importanti in questa chiesa. E noi preghiamo il Signore che queste qualità che noi vediamo nella chiesa di Efeso possano trovarsi in mezzo alla chiesa del Signore.

Ma oggi, fratelli, voglio dare un'espressione, un titolo—come lo vogliamo chiamare—al messaggio che il Signore ha accordato al mio cuore in questo momento. Perché, sapete, oggi, fratelli, siamo in un mondo sfrenato, no? La nostra vita ci porta a correre. I nostri pensieri sono impegnati a svolgere tante cose, tante attività della nostra vita. Questa è la vita materiale. Ma quello che ho riflettuto riguardo a questo passo è che dobbiamo fare un po' di attenzione: che il correre della vita non ci porti anche al correre nelle cose spirituali, nel nostro rapporto con Dio, nelle cose che riguardano la nostra relazione con il Signore.

Perché mentre discorrevo nella Scrittura, lo Spirito Santo a un certo punto mi ha detto: "Fermati, Giosuè. Parlava proprio a me. Lo Spirito Santo: 'Fermati. Ho qualcosa da dirti. Io ho un messaggio per te. Ricordati: ce l'ho con te. Io ho questo contro di te.'" E così accade nella nostra vita. Mentre noi ogni giorno, giorno dopo giorno, discorriamo nelle nostre faccende, impegnati a destra e a sinistra, lo Spirito Santo ci ferma di tanto in tanto e ci dice: "Figlio mio, figliola mia, io ce l'ho con te. Fermati un attimo. Ho qualcosa contro di te."

A volte pensiamo che il nostro, la nostra relazione con il Signore, il nostro servizio, le nostre opere con il Signore sono a posto. Pensiamo che va tutto bene. Stiamo servendo il Dio, gloria al Signore, siamo gioiosi. Ma non ci accorgiamo di cose veramente importanti che trascuriamo. E il Signore deve dire: "Fermati. C'è un momento per te. Un attimo. E io ho questo contro di te." Dice il Signore a questa chiesa: hai lasciato il tuo primo amore.

Questa chiesa, però, fratelli, prima di arrivare a questo, dice la Bibbia che era una chiesa che si affaticava, operava, faticava per l'opera del Signore. E il Signore le riconosce queste cose. Io ti voglio incoraggiare questa mattina: che se tu stai operando e ti stai affaticando per l'opera del Signore, gloria a Dio, perché il Signore riconosce questo. Il Signore osserva le tue opere, fratello e sorella. Ma naturalmente non stiamo parlando di opere infruttuose. Stiamo parlando di opere unte dall'unzione dello Spirito Santo. Stiamo parlando di opere accompagnate dalla grazia di Dio. Stiamo parlando di opere che acquistano forza solo nel Signore. Stiamo parlando di opere che sono in sottomissione alla parola di Dio, in ubbidienza alla parola di Dio.

Perché, fratelli, dobbiamo valutare quali opere ci sono nella nostra vita, come stiamo operando noi nel nostro rapporto con Dio. Ed è importante, sapete perché, fratelli? Perché la Bibbia ci insegna che le nostre opere saranno manifestate. Le nostre opere saranno pesate. In Efesini, al capitolo 2, verso 10, noi troviamo, fratelli, dice la parola: "Efesini 2, verso 10: Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato perché le compiamo." E in 1 Corinzi 3, verso 13, dice: "L'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà, poiché sarà manifestata mediante il fuoco. Il fuoco è la prova, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa. Ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita; non di meno sarà salvato, come attraverso il fuoco."

Come vedete, fratelli, è importante per noi considerare quali opere ci sono e come stiamo operando per il Signore, quali tipi di opere ci sono, perché saranno. Il Signore dice che il giorno lo paleserà, lo metterà in chiaro. E queste opere sono buone. Noi troviamo nella Scrittura molte volte che Paolo esorta i fratelli a continuare, a perseverare, ad abbondare nelle opere. E lui addirittura presenta un uomo in Filippesi, al capitolo 2, presenta un uomo dicendo che chi si adopera per il Signore, chi compie delle opere buone, sono uomini degni di essere onorati. Al verso 25, Paolo dirà di Epafrodito proprio così: "Tuttavia, ho ritenuto necessario di mandarvi Epafrodito, mio fratello, compagno d'opera e di lotta, vostro Apostolo e ministro nei miei bisogni." Al verso 29, Paolo dice di Epafrodito ai fratelli di Filippi: "Accoglietevi in gioia, abbiate stima di persone come lui." Amen.

Gloria a Gesù. Quindi Paolo dice ai fratelli di Filippi: "Mi raccomando, è bello quando vediamo un fratello, una sorella che si adoperano per l'opera del Signore. Sono opere buone, sono opere che riguardano il regno di Dio. Abbiate grande stima di loro."

Paolo piegava incessantemente le sue ginocchia davanti al Signore Gesù Cristo, perché desiderava che le opere della chiesa potessero portare frutto per la gloria di Dio. In Colossesi, al capitolo 1, verso 9, noi troviamo proprio così: lui si esprimerà dicendo: "Perciò anche noi dal giorno in cui abbiamo sentito questo non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, affinché camminate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni buona opera."

Amen. È un desiderio di Paolo forte, come quello di Dio, che riconosce le opere della chiesa. E Paolo desiderava grandemente, piegava le sue ginocchia, pregava, e diceva— pregava per le chiese—perché potessero abbondare nelle opere. E questo era un suo desiderio come quello di Gesù, che la sua chiesa porti frutto in ogni buona opera.

Anche per la chiesa dei Tessalonicesi, noi troviamo che Paolo dirà le stesse cose, le stesse espressioni, nella sua prima lettera dei Tessalonicesi, al capitolo 1, verso 2, dice: "Noi rendiamo del continuo grazie a Dio per tutti voi, facendo di voi menzione nelle nostre preghiere, ricordando continuamente la vostra opera di fede, la fatica del vostro amore e la costanza della speranza che voi avete nel Signore Gesù Cristo, davanti a Dio, nostro padre."

E allora la mia preghiera questa mattina, come la vostra, fratelli e sorelle, non sarà: "Signore, facci abbondare nelle tue opere, perché il tuo sguardo si posi su di noi, il tuo favore sia sulla nostra vita. Signore Gesù, ti preghiamo"—pregheremo noi—"che queste opere siano nella nostra vita: la fatica d'amore, la costanza della speranza." D'altronde, fratelli, non ci dice qualcosa? Non c'è una ricompensa da parte di Dio, scritta nella sua parola? In Ebrei, al capitolo 6, verso 10, noi leggeremo così: "Dio infatti non è ingiusto da dimenticare l'opera vostra e la fatica d'amore che avete mostrato per il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tutt'ora ai santi." Amen. Dio dice proprio così: "Dio non è ingiusto. Egli non è ingiusto da dimenticare."

Perciò, fratello, ti incoraggio questa mattina ad operare per il Signore, perché lui non rimarrà indifferente. Lui non è ingiusto. Non si dimenticherà delle tue opere.

E tornando al nostro passo, ci accorgiamo che il Signore riconosce non solo le opere, la fatica di questa chiesa, ma riconosce anche la sua costanza. La costanza è importante per questa chiesa. La chiesa di Efeso era costante, era perseverante. Ed è una qualità estremamente importante per noi. Costanza significa portare avanti. La domanda oggi è: abbiamo noi costanza davanti a Dio? Abbiamo noi costanza per le opere di Dio? Perché il Signore riconosce nella chiesa di Efeso questa costanza. Abbiamo noi la costanza, la determinazione, di portare avanti un impegno preso oggi, mettendoci davanti alla luce della parola di Dio?

Ci domandiamo: "Signore, ma tu riconosci in me la costanza? Io porto avanti i miei impegni per te?" Siamo costanti, fratelli, nell'evangelizzazione? La costanza nella nostra relazione con il Signore? E Romani, al capitolo 12, Paolo ci dice qualcosa al verso 11: "Non siate pigri nello zelo. Siate ferventi nello Spirito. Servite il Signore allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera. Provvedete ai bisogni dei santi. Esercitate l'ospitalità."

E anche questo c'era nella chiesa di Efeso: la costanza. E un'altra delle qualità importanti di questa chiesa era che non sopportava i malvagi. La Bibbia ci dice che erano i falsi apostoli. Quindi non solo era una chiesa che si affaticava, operava, era costante, ma odiava il peccato, odiava la malvagità, la falsità, le bugie. Quando qualcuno veniva e si introduceva nella chiesa e, definendosi Apostolo, introducendo false dottrine, la parola del Signore ci dice che la chiesa metteva alla prova costoro. Perché? Perché odiava la malvagità.

E questo è importante. Noi lo vediamo. Vediamo che il Signore incoraggia proprio gli anziani della chiesa, i pastori. In Atti, al capitolo 20, verso 28, troviamo proprio così che il Signore dice agli anziani: "Badate, dunque, a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti i vescovi per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue." Paolo esortava anche gli anziani della chiesa di Efeso dicendo: "Attenzione. Badate al gregge." Ed è questo che noi abbiamo bisogno oggi. Abbiamo bisogno di operare, abbiamo bisogno di faticare, e abbiamo bisogno di costanza, come abbiamo bisogno di proteggerci gli uni gli altri, perché, fratelli, sono momenti difficili. Oggi, davanti a un mondo corrotto e perverso, siamo noi costanti, proteggiendoci gli uni gli altri dalla malvagità, dalla falsità, dalle false dottrine?

Ma ecco che anche questo regnava in questa chiesa: odiavano la malvagità. Ed ecco: va tutto bene, fratelli. Tutto procede in maniera particolare, perfetta. C'era, come abbiamo detto adesso, le opere, c'era la fatica. Sì, davano da fare. C'era ogni cosa. E il Signore osservava questa chiesa. A volte succede anche così per noi: tutto va bene. Abbiamo anche la sana dottrina. Attenzione, no? Dirà qualcuno: "Odiamo la falsità, le bugie. Meglio di così una chiesa?" Ma la parola del Signore sembra proprio come una divisione dall'introduzione di questo passaggio alla fine: "Ma io ho questo contro di te: hai lasciato il tuo primo amore."

Il tuo primo amore. Alcuni definiscono questa espressione di Dio "primo amore" paragonandola all'amore di una donna con l'uomo all'inizio del fidanzamento: un amore così preso… no, dai sentimenti. Ma la parola dice: "il primo amore." La Bibbia è chiara, e così come essa è, noi la predichiamo. Il primo amore significa che la chiesa aveva preso Gesù il primo e l'aveva messo da parte. Operava bene, faceva ogni cosa secondo la volontà di Dio. Il Signore la osservava, ma c'era qualcosa di fondamentale che aveva trascurato: era il primo amore, l'amore per Gesù.

E mi viene sempre in mente quando parliamo del primo amore e di ciò che sta accadendo in questo momento ciò che ci dice 1 Corinzi 13. Ve lo ricordate, no? Questo passaggio? "Se anche avessi la lingua, il parlare degli angeli, profezie, tutto quello che— ma non c'è amore—a nulla serve." E il titolo di questo messaggio è proprio questo: "Tutto tranne la cosa più importante." Serve se abbiamo tutto, ma manca la cosa più importante? Io direi di no.

E Geremia esprime un accorato grido. Geremia, capitolo 2, al verso 1, esprime proprio ciò che stiamo dicendo in maniera molto più chiara, più profonda. A me piace tanto approfondire e prendere, assorbire dalla parola di Dio, e parlare a voi proprio come dice la parola, non parole personali. E la Bibbia dice, al capitolo 2 di Geremia: "La parola dell'Eterno mi fu ancora rivolta, dicendo: Questo sta succedendo in questo momento alla chiesa di Efeso. 'Va' e grida alle orecchie di Gerusalemme, dicendo: Così dice l'Eterno: Io mi ricordo di te nella tenera attenzione della tua giovinezza, dell'amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. Israele era consacrato all'Eterno. Le primizie del suo raccolto: tutti quelli che lo divoravano diventavano colpevoli, e la calamità si abbatteva su di loro.'"

Dice l'Eterno. Questo è la preghiera che rivolge Dio alla chiesa di Efeso, a Gerusalemme, a noi oggi, dicendo: "Io mi ricordo di te, della tenera attenzione della tua giovinezza, dell'amore." Ma cos'è successo alla chiesa di Efeso? Cosa sta succedendo? Manca il primo amore.

Eppure Paolo inizia proprio questa lettera di Efesini. Noi lo leggiamo insieme, proprio dicendo così, al capitolo 1, verso 15 e 16: "Dice: Perciò anch'io, avendo udito—cosa si udiva dalla chiesa di Efeso—avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore verso tutti i santi, non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere." Paolo così intraprende la sua lettera. Riconosceva che c'era amore nella chiesa di Efeso e dice: "Avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore." E vediamo anche che conclude questa lettera, al capitolo 6, verso 24, dicendo: "La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore Nostro Gesù Cristo con sincerità."

Un'altra versione dice: "con un amore inalterabile." Paolo pregava per Efeso. Riconosceva che c'era anche questo amore e pregava, diceva: "La grazia del Signore sia con voi, perché voi amate di un amore inalterabile."

E allora, fratelli, cos'è successo? Eh sì, perché, fratelli, nella nostra vita è facile incominciare. A volte troviamo zelo, passione per poter servire il Signore. Tutta la nostra forza la riponiamo nell'opera, perché—perché c'è il primo amore—ma poi pian piano ci stanchiamo. Ci stanchiamo. Non abbiamo più la costanza. E questo amore pian piano va affievolendosi.

Ora voglio condividere con voi tre storie d'amore nella Scrittura, molto forti, molto importanti, bellissime, che ci danno l'esempio, fratelli, della ricompensa di chi non mette da parte il primo amore. Ed è importante. Preghiamo al Signore: "Signore, fa che in me non si spenga questo amore per te, perché è importante. E quando mettiamo l'amore da parte ci accorgiamo, secondo l'insegnamento della parola di Dio, che noi non troviamo più quello che questa chiesa aveva."

La chiesa di Efeso aveva costanza, ma quando l'amore viene messo da parte, non si ha più la forza di andare avanti per affrontare nuove sfide. Noi lo troviamo, fratelli, nel libro di Giudici, al capitolo 1. Troviamo un uomo. La Bibbia dice, Giudici 1, dal verso 10: "Leggiamo: Giuda marciò, quindi, contro i cananei che abitavano a Ebron, il cui nome era prima Kiriat Arba, e sconfisse Sesai, Aiman e Talmai. Di là marciò contro gli abitanti di Debir , che prima si chiamava Kiriat Sefer . Allora Kaleb disse: 'A chi attaccherà Kiriat Sefer? All'ognete io darò in moglie mia figlia Axa."

Questo era un comando di Kaleb. Kaleb disse: "Chi affronterà? Chi sarà capace di affrontare Kiriat Sefer?" E all'ognete io darò in moglie mia figlia Axa. Cosa dice la Scrittura che la espugnò? Otniel, figlio di Kenas, fratello minore di Kaleb. E questi gli diede in moglie sua figlia Axa. Non pensò due volte. Otniel a dire: "Vado. Io affronto. Io acquisto forza." Si era innamorato. Gli piaceva Axa. Il primo amore fa proprio questo nel nostro cuore. Ci dà la forza per reagire. Ci dà la forza di affrontare nuove sfide. Ed è questo che il Signore vuole fare nella nostra vita. Quando noi abbandoniamo, trascuriamo, mettiamo da parte il primo amore, non siamo capaci più di affrontare nuove sfide. Veniamo meno. Non abbiamo la forza. Non operiamo più. Non abbiamo costanza.

Ma Otniel, dice la parola del Signore, che conquistò. E lui divenne anche, nel capitolo 3, leggiamo che lui divenne anche il giudice del popolo di Israele. La parola dice, al verso 9 del capitolo 3: "Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Kaleb. Ed egli li liberò. Dice: Lo Spirito dell'Eterno fu sopra di lui, ed egli fu giudice di Israele." Amen. Questa è la ricompensa di coloro che oggi pregano e dicono: "Signore, Dio, perdonami per aver lasciato il mio primo amore. Perdonami per non aver fatto di te il mio primo amore." Questa è la ricompensa. Il Signore ti darà la forza, fratello. Ci sono nuove sfide oggi da affrontare. Che facciamo? Ci arrendiamo? Se abbiamo il primo amore per Gesù, Gesù ci benedirà. E Otniel conquistò i nemici.

Abbiamo anche un altro esempio. Vi ricordate, in Genesi, al capitolo 29, riguardo a Giacobbe e a Rachele? Una storia molto conosciuta. È forte. È bello ripetere con voi queste parole. E cioè, che cosa? Quando Giacobbe incontrò Rachele, se ne innamorò. E il suo primo amore così era forte per Rachele. La Bibbia dice che Labano, al verso 14, gli disse: "Tu sei veramente mia carne e sangue." Ed egli rimase con lui per un mese. Rimase con lui per un mese. Poi Labano disse a Giacobbe: "Perché sei mio parente, dovrai tu servirmi per nulla? Dimmi quale deve essere il tuo salario," disse Labano a Giacobbe. Talmente era forte quell'amore di Giacobbe per Rachele che non esitò ad esprimersi, al verso 18, dicendo: "Perciò Giacobbe amava Rachele, e disse a Labano: Io ti servirò 7 anni per Rachele, tua figlia minore."

Ma quello che è ancora di più—scendiamo ancora di più in profondità—al verso 20, dice così: "Giacobbe servì 7 anni per Rachele, e gli parvero pochi giorni per l'amore che le portava." Quando noi abbiamo in noi il primo amore che arde per Gesù, fratello e sorella, tu non ti stancherai. Il tempo per te sarà qualcosa che non ha valore. Il tempo non era niente per Giacobbe. Lui non sentiva la fatica su di sé. Il tempo e l'attesa sono quelle che mettono in difficoltà, a volte, la nostra fede, il nostro primo amore. Vogliamo subito, e tutto a volte, e non riusciamo ad aspettare. L'attesa, l'attesa è quella che mette in discussione il nostro amore per Gesù.

E fratelli, il primo amore: la parola di Dio dice che Giacobbe servì 7 anni per Rachele. E la Bibbia dice che gli parvero pochi giorni. 7 anni—pochi giorni—per l'amore che le portava. Vuoi tu avere costanza, perseveranza? Vuoi operare per il Signore? Amalo con tutto il tuo cuore. Dagli il tuo cuore. E vedrai che in te opererà questa virtù. Tu sarai costante. Aspetterai. Confiderai in Dio con tutto il cuore. 7 anni gli parvero pochi giorni. Attendi davanti alla presenza di Dio. Accostati a lui con tutto il tuo cuore. Amalo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua forza. E vedrai che tutto quello che avverrà nella tua e nella mia vita non sarà pesante. Non ci stancherà. Non ci opprimer , perché siamo nelle mani di Dio. Amiamo Gesù. Lui ci ama. E noi proseguiremo il nostro percorso. Nulla ci parrà così lontano.

Ognuno di noi sicuramente avrà un desiderio nel suo cuore, una preghiera, un adempimento delle promesse di Dio. Qualcuno ha il desiderio di vedere realizzare la gloria di Dio anche per la sua chiesa, vedere le anime salvate. Noi abbiamo dei desideri. Ma c'è un tempo da attendere. Il Signore sa quando. Lui ricompenserà la sua chiesa. Ma tu—ama Gesù con tutto il tuo cuore. Giacobbe ci dà un bell'esempio.

E voglio andare verso la conclusione. Abbiamo anche l'esempio di Ruth e di Boaz. Vi ricordate la storia di Ruth? Sicuramente ce la ricordiamo. Questa donna, Ruth, in un dato momento della sua vita—senza entrare nei particolari, altrimenti ci prolunghiamo— rimane da sola. Gli muore il marito, e lei rimane sola con la suocera, con una proprietà. Le proprietà del marito. E la Bibbia ci dice che c'era bisogno che questa donna fosse riscattata. E incontrò un uomo, un uomo potente, un uomo ricco di nome Boaz. E quest'uomo la doveva riscattare. In quei tempi, fratelli, quando si riscattava si sposava una donna, la quale alla quale era morto il marito. Si doveva sposarla, e con lei poi bisognava prendere anche le eredità. E il figlio che nasceva da questa donna ereditava le proprietà del marito e il nome. E quindi il figlio di Ruth doveva ereditare il nome del padre di Elimelec.

Boaz se ne innamora. Si innamora di questa fanciulla e desidera riscattarla. Ma c'era un altro prima di lui che aveva il diritto di riscatto di questa donna. Ma guardate, fratelli, quale è la differenza. Quest'uomo dice la Bibbia che disse a Boaz: "Io non voglio riscattare questa donna, perché non voglio rinunciare al mio primogenito."

Ma l'amore che regnava nel cuore di Boaz—il primo amore verso questa donna, verso questa fanciulla, verso Ruth—era più forte. E lui non pensò a quello che sarebbe stato poi il futuro del suo primogenito, di Obed, che poi è l'antenato del Signore Nostro Gesù Cristo. Fratelli e sorelle, il vero amore rinuncia a se stesso. Boaz ha rinunciato a quelle che erano l'eredità. Boaz voleva Ruth. Si era innamorato di lei. L'amore vero, l'amore, il primo amore quello che deve dimorare in noi è quell'amore che rinuncia a se stessi.

Vi ricordate l'espressione di Giovanni, al capitolo 3, verso 30? "Bisogna che lui cresca e io diminuisca." Fratelli e sorelle, tante volte nel nostro cammino cristiano—e concludo— noi pensiamo che va tutto bene. No? Va tutto bene. Io opero, fratello. Io mi affatico per il Signore. Io sono costante nelle mie cose. Io ho amore. Ho l'amore. Io odio il peccato, la malvagità. Sai, fratello? Quando viene il peccato? Io metto alla prova. Mi confronto con quelli che portano la falsa dottrina. Ci tengo. Ci tengo alla sana dottrina. Va tutto bene, fratelli. Ma noi abbiamo bisogno di rinunciare a noi stessi.

Il vero amore rinuncia a se stessi. C'è qualcosa di troppo importante questa mattina che il Signore vuole dire al nostro cuore. "Ma io ho contro di te questo. Ce l'ho con te. Ce l'ho con me. Il Signore ce l'ha con me. Ci vuole parlare. Vuole parlare al nostro cuore. E vuole che noi possiamo mettere da parte il nostro io."

Pensiamo a volte che i nostri combattimenti, le nostre lotte, sono attacchi dal nemico. Anche questo, sì. Le vicissitudini della vita. Le tentazioni. Il mondo. La perversione. Pensiamo che questi elementi compromettono il nostro amore. Ma tante volte il nemico più grande della nostra vita, del nostro rapporto con Dio, è il proprio io: l'ego, l'orgoglio, quello che vogliamo di noi stessi. Oggi il Signore ci dice: "Metti da parte il tuo io. Metti da parte il tuo ego. Fa che io cresca. Che io cresca. E tu diminuisci. Dammi il tuo cuore," dice il Signore Gesù.

Non vuole le nostre opere. O meglio dire, sono gradite davanti a lui. Ma se non c'è amore per lui, niente ha valore davanti a Dio.

Finisco e concludo con il titolo che ho dato a questa predicazione: "Tutto tranne la cosa più importante." Questo non deve avvenire nella nostra vita. Noi non vogliamo tutto ma trascurare la cosa più importante. Noi vogliamo prima la cosa più importante: amare Gesù con tutto il nostro cuore. Accostati a lui con piena fiducia. Egli ti darà ciò che il tuo cuore desidera.

Che Dio ci benedica, fratelli. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince, io darò da mangiare dell'albero della vita, che è in mezzo al Paradiso di Dio. Ama Gesù con tutto il tuo cuore. E la tua e la mia ricompensa sarà la vita eterna, un posto preparato per te e per me con Gesù per l'eternità. Che Dio ci benedica. Amen, amen.