Il grido della fede — quando Dio risponde
Avete fatto un po' di attenzione al cantico che abbiamo cantato? No. «Quando mi darai e se mi toglierai, io comunque ti benedirò». Alleluia. Va bene, è bello cantarlo, ma è bello pure vedere che non ci sono stati tanti uomini speciali che Dio ha dato tanto, e poi in un giorno ha tolto tutto, e hanno puntato il dito contro Dio e hanno detto: perché?
Abbiamo un esempio perfetto nella Parola di Dio: Giobbe. L'Eterno ha dato, l'Eterno ha tolto. Questo è un arrendersi completamente a Dio, una completa sottomissione alla sua autorità. Egli è sovrano e fa ciò che gli piace. Noi non apparteniamo più a noi stessi; apparteniamo a lui. Quindi siamo sua proprietà. E di conseguenza, lui fa ciò che vuole.
L'importante che noi abbiamo nel nostro cuore è questa consapevolezza: che dal momento in cui non apparteniamo a noi stessi, egli ha il potere sulla nostra vita. E Giobbe era quell'uomo che era integro, temeva Dio, fuggiva il male. Questo Giobbe portava davanti alla presenza del Signore l'accettazione di ogni cosa dalla mano del Signore. Questo è a livello di un uomo. E così chiunque di noi può chiedere a Dio la grazia: che quando ci toglie, lui sa perché ci toglie. Si vede che non ne abbiamo bisogno, oppure ciò che ci toglie è un impedimento per la sua gloria.
Accettiamo da parte del Signore quello che lui ci mette davanti. Questo ci renderà felici. Questo ci renderà la forza. Ci darà la forza di capire quanto la grazia di Dio sulla nostra vita abbia il suo effetto. E questo è importante.
Predicazione sulla storia di Bartimeo e il grido a Dio:
Cari fratelli, allora apriamo le Scritture. Voglio cominciare con Luca al capitolo 18. Voglio leggere un racconto che già tutti conosciamo. La maggior parte: il cieco di Gerico. A Dio sia la gloria.
«Or come egli si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada. Sentendo passare la folla, domandò che cosa fosse. Gli risposero che stava passando Gesù il Nazareno. Allora egli gridò dicendo: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!". Quelli che camminavano davanti lo sgridavano perché tacesse. Ma lui gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, pietà di me!". Allora Gesù, fermatosi, ordinò che gli fosse condotto. E quando gli fu vicino, lo interrogò dicendo: "Cosa vuoi che io ti faccia?". Ed egli disse: "Signore, che io recuperi la vista". E Gesù gli disse: "Recupera la vista; la tua fede ti ha guarito". All'istante gli recuperò la vista, lo seguiva glorificando Dio. E tutto il popolo vedendo questo diede lode a Dio». Amen.
Il soggetto per cui questa mattina mi sono fermato è il grido di questo uomo. Un grido.
Tante volte noi pensiamo come è la nostra vita. C'è stato sempre un momento dove le opportunità della vita ci hanno portato — credo io — a gridare. Almeno nella mia vita, da quando conosco il Signore, mi è stata promessa gioia e pace nello Spirito Santo. Ma mi è stato anche detto, secondo le Scritture: «Nel mondo avrete tribolazioni, ma fatevi anime: io ho vinto il mondo». Questo erano le parole di Gesù.
Questo uomo ha gridato al Signore. Ha sentito chi è che sta passando. E gli hanno detto: è Gesù di Nazaret, il Nazareno. Allora potete pensare: un uomo che è cieco ha un bisogno, una necessità grande, di vedere la luce, di poter essere un uomo normale come tutti gli altri, di non mendicare più, di non essere umiliato.
Quel che conta è che quest'uomo ha capito che c'era anche la folla. Ma quel momento per lui era un momento forte, un momento prezioso per la sua vita, perché non era qualsiasi uomo che passava di là: era Gesù di Nazaret. E lui aveva sentito chi è Gesù — tanto che noi sentiamo che egli grida forte al Signore: «Signore, abbi pietà di me, figlio di Davide».
Ora, quel grido non è un grido normale. È qualcosa che qualche volta succede anche nella nostra vita. Non è una semplice preghiera, ma viene fuori nella nostra vita un momento dove nel nostro cuore si crea una forza che arriva così potente davanti a Dio. E Dio, che guarda il profondo del cuore, risponde senza esitare. Gesù dice: ha sentito il grido di quest'uomo.
Ma la folla diceva: taci! Gli altri non possono capire. Qualche volta il grido che c'è nel nostro cuore — il dolore, il peso, la prova — lo capisce chi già è passato per questa strada. E allora prova un sentimento di comprensione.
Gesù si ferma. Gesù si ferma sempre al grido del nostro cuore.
Il salmista — perché noi possiamo comprendere la fedeltà di Dio — quanto sia importante: l'Eterno — dice il Salmo 30... Salmo 31 — dice: «O Eterno, mio Dio, io ho gridato a te e tu mi hai guarito». Amen. «Io ho gridato, e tu hai risposto». Capite l'importanza di chiedere a Dio? Non è una semplice preghiera. Noi possiamo pregare con regolarità. Ma viene un momento dove il bisogno della nostra anima è così forte, perché succedono delle cose nella nostra vita. Specialmente quando il Signore ci fa attraversare il deserto, abbiamo la possibilità di capire. Quando il Signore ci dice di gridare con tutto il cuore...
Questa fu l'esortazione di Giona. Quando la nave stava per affondare, quando c'era la tempesta, i marinai gli chiesero: che dobbiamo fare perché questa tempesta si calmi? E Giona suggerì a questi uomini: gridate con tutto il cuore al Signore. E questo è quello che manca qualche volta nelle nostre comunità, perché viviamo un momento di serenità, di calma, dove non c'è la necessità di gridare, perché tutto sta andando bene.
Ma poi arriva un momento dove il Signore muove delle situazioni che ci risvegliano, muove delle situazioni nella nostra vita che noi non ci aspettiamo. E il Signore ci lascia una traccia nel nostro cuore per poter gridare a lui.
Il salmista grida e dice: «O Eterno, tu hai fatto risalire l'anima mia fuori dallo Sheol, mi hai tenuto in vita perché non scendessi nella fossa. Cantate lode all'Eterno, voi suoi Santi, e celebrate la sua santità. Perché la sua ira è solo un momento, ma la sua benignità dura tutta una vita. Il pianto può durare per una notte, ma al mattino rompe un grido di gioia».
Il pianto dura per una notte, e tu gridi perché c'è un forte bisogno nella tua anima. C'è un problema grande nella tua vita o nella tua casa che viene a te: forse di un tuo figlio, di una tua figlia, di un marito, di una moglie, di un padre, di una madre, che hanno un grande bisogno. E tu non puoi aver pace finché realmente quel bisogno non viene esaudito.
E allora la Parola di Dio ci fa capire quanto sia importante gridare a Dio in quei momenti. E la grazia sua... pensate che Gesù, quando stava nel Getsemani, dice in Ebrei: «Egli, con grandi grida e lacrime, implorò il nome del Signore, perché fosse esaudito». E fu esaudito.
Allora il nostro Signore stesso ha provato questi sentimenti: grida e lacrime in quel momento terribile della sua vita, quando doveva affrontare la croce.
C'è per noi un momento particolare dove possiamo sentire questo grido — nel silenzio, nel profondo del cuore.
Voi tutti insieme a me conoscete la storia di Anna. Anna era una donna afflitta. Era una donna che soffriva. Il motivo era questo: non avere figli. E questo la assillava. Non era quella madre rassegnata, quella donna rassegnata che ha detto: va bene, se non ci sono figli non fa niente, così ha voluto il Signore.
Qualche volta noi entriamo nella rassegnazione, ma non nella fede di gridare. «Ma è la volontà di Dio», quando pensiamo alla sua rivale che aveva anche figli — era anche lei la moglie di Elcana — Peninna faceva tanti dispetti a questa donna.
Allora potete pensare che vivevano insieme. E Anna soffriva per questo problema. E questo bambino non arrivava mai. Qualche volta noi preghiamo, supplichiamo il Signore. La risposta non arriva. A cosa possiamo attribuire questo fatto? Possiamo dire che Dio non è fedele? Possiamo dire che Dio non risponde? No, perché abbiamo letto prima: «Ho gridato, e il Signore ha risposto».
Quando Mosè si trovò davanti al Mar Rosso, il popolo di Israele aveva alle spalle gli egiziani. Entrò in una grande paura. E dice la Scrittura che Mosè gridò al Signore. E il Signore disse: «Perché gridi a me? La soluzione non sta adesso in me. Tu hai il bastone nelle mani. Tu adesso puoi fare quello che tocca a te».
E non sempre noi pensiamo che nel gridare a Dio tocca a Dio risponderci. Perché abbiamo tanti esempi nella Parola di Dio dove, quando non c'è la risposta del Signore, ci dobbiamo fermare. Non perdersi d'animo. Non perdere la fede. Non credere più a quello che il diavolo ci suggerisce. No.
Perché anche Giosuè gridò. Quando davanti a una sconfitta il popolo fu così scoraggiato, e il Signore gli disse: «L'impedimento non è il tuo nemico. L'impedimento sta nel campo di Israele. Israele ha peccato».
Allora noi, cari fratelli, qualche volta gridiamo al Signore per una risoluzione di un problema e aspettiamo perché Dio operi. Ma ci sono dei momenti dove il Signore debba dirci chiaramente: vedi dove sta il problema? Perché io non rispondo?
Perché noi abbiamo nel cuore questo desiderio di vedere la gloria del Signore. Ma poi non concepiamo il fatto che non arriva la risposta. Però arriva il momento che c'è un problema, perché Dio è impedito a rispondere, come era impedito a rispondere a Giosuè — perché il popolo aveva peccato. Akan aveva peccato, dopo che Dio aveva dato un ordine.
Ci sono delle risoluzioni che non dipendono sempre dal Signore, ma c'è un problema nella nostra vita che impedisce a Dio di rispondere. E perciò è bene una buona ricerca. Spesse volte anche nella mia vita ho dovuto dire: «Signore, perché?» Eppure noi abbiamo tante promesse nella Parola, specialmente quando nel nostro cuore noi andiamo nell'Evangelo di Giovanni e pensiamo che il Signore ci ha detto: «Tutto quello che chiederete al Padre nel nome mio, io lo farò». Noi puntiamo il dito su quella promessa. «Signore, tu l'hai detto!» Però poi non accade.
Non ci sono sempre delle condizioni dove diciamo: «Ma se tu l'hai detto, Signore...» Certo! Poggia la tua preghiera su queste promesse. Ma allo stesso tempo c'è un'altra preghiera che Dio ci suggerisce. E noi la impariamo dal nostro caro maestro, dal Signore Gesù, che nello stesso giardino del Getsemani — lui richiese al Signore: «Se possibile, libera l'anima mia da questo calice» — tre volte pregò il suo Padre. Ma poi disse: «Non la mia volontà, ma la tua volontà sia fatta».
Noi pretendiamo la risposta, l'esaudimento. Ma abbiamo sempre una preghiera nello spirito che dobbiamo concepire — se è da parte di Dio — perché, come abbiamo detto l'altro giorno, il mio cuore dice Davide: sente da parte tua, cercate la mia faccia. E il cuore che deve sentire, l'uomo spirituale comunica con Dio. E non è facile sentire la voce dello Spirito.
Pensate che Paolo pregò e gridò a Dio. Lui non sopportava questa spina nella carne. E disse chiaramente al Signore: «Ho pregato il Signore, ma la risposta non è venuta. Che cosa poteva pensare mai Paolo? "Signore, quante volte mi hai esaudito. Ho pregato per gli ammalati, ho pregato per gli indemoniati, per le liberazioni. E tu hai sempre esaudito nella tua fedeltà, Padre Celeste. Liberami da questa spina". E il Signore gli risponde...»
Mica il Signore non gli ha risposto. Non gli ha risposto come lui avrebbe voluto. E il Signore non sempre ci risponde come noi vogliamo.
«Mio marito è diventato sempre più difficile. Lo so, non è un credente. Signore, lo so! Però questa situazione non la sopporto più». Ma è vero! Ma è proprio così che il Signore tarda? Quell'adempimento? No, di portare... vedi: prima di capire se tuo marito con te ha qualche problemuccio, se il tuo cuore è ben disposto, perché la Scrittura non può mentire. È chiaro che la Scrittura dice: dal comportamento della moglie il marito poi assume un altro atteggiamento. E così si vedono le cose cambiate, perché Dio è fedele alla sua Parola.
Allora è importante che noi sappiamo: questo grido. Quand'è che arriva la risposta? Ci sono mille motivi nella nostra vita. Possiamo gridare per un bisogno materiale, per un bisogno spirituale, per una guarigione, per una liberazione, per una situazione difficile, per un interesse. E il bambino non arriva. E Anna piange. Chissà da quanti anni Anna piangeva! Perché poi questa donna la assillava. Ma lei avrebbe voluto rispondere al dispetto della sua rivale, Peninna, avendo un figlio. E dire: ecco! Ha visto? Anch'io ho avuto un figlio! Adesso basta; la devi smettere.
Dio non risponde in questa maniera. Perché Anna ha ricevuto poi il figlio... penso io... quello che mi ha fatto un po' riflettere: dice la Scrittura, nel verso 10 di Primo Samuele: «Nell'amarezza della sua anima pregava l'Eterno piangendo dirottamente». Ancora una volta, dopo che la rivale la assillava, le faceva dispetto, la sua anima era amara — dice la Scrittura — e piangeva dirottamente, come una grande pioggia.
Poi fece un voto dicendo: «O Eterno degli eserciti, se veramente riguardi all'anima della tua serva, ti ricordi di me, e non dimentichi la tua serva, ma vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, io lo darò all'Eterno per tutti i giorni della sua vita. Il rasoio non passerà sulla sua testa». Amen.
Qual è la risposta? Adesso Anna era entrata in un momento particolare dove Dio considerò quello che uscì dalla sua bocca e dal profondo del cuore. Non era più per fare un dispetto alla sua rivale, per dire: anch'io un figlio. No! Questa volta era entrata nel pieno della volontà del Signore, dicendo: io faccio un voto; questo figlio lo dono a te.
La risposta poteva essere: Anna, adesso sì. Adesso ci siamo. Il tuo motivo è diverso. Perché noi possiamo fare tante richieste al Signore con dei motivi un po' egoistici, direi personali, per noi stessi. Ma quando viene un grido dal profondo del cuore, sappiamo perché Dio ci mette in tali condizioni.
Non disperare! Il diavolo verrà a scoraggiarti. E si può presentare anche attraverso altre persone.
Pensate a quella donna cananea che andò da Gesù, perché la sua figlia era ossessionata dal diavolo — la spingeva, la metteva in condizione terribile. E i discepoli, che non avevano il sentimento, non avevano la pietà, non avevano la misericordia, non capivano il problema di questa donna. Mandavano via: perché ci grida dietro? Questa donna gridava! Pensate: era un'opportunità unica. Non c'è medicina tante volte che ci può liberare dal problema, ma c'è Gesù che sta parlando! C'è Gesù che sta passando nella tua vita!
Cogli l'opportunità! Non rimandare!
Questa donna ha detto: adesso è il momento. Bartimeo, il cieco, ha detto: adesso è il momento. E gridò forte. E Gesù si fermò. Gesù si ferma al grido. Questo è importante!
Ma il motivo deve essere un motivo profondo. E così Gesù risponde a questa donna, anche se all'inizio la umilia. Ma lì vediamo che questa donna aveva questo dolore così forte, questo peso grande, che poco importava che Gesù gli disse: «Tu sei un cagnolino. Queste guarigioni, questo pane non è per te; è per i figli».
E lei — per capire il carattere di questa donna — dice: «Bene, Signore! Perché anche i cani hanno bisogno delle briciole». Questo era il sentimento profondo. E Gesù fu meravigliato: «Grande la tua fede! Grande la tua fede!»
Allora, Anna, tornando a lei, dice la Scrittura che fece un voto al Signore. Mentre essa prolungava la sua preghiera davanti all'Eterno, Eli stava osservando la sua bocca. Anna parlava in cuor suo; soltanto le sue labbra si muovevano, ma la sua voce non si udiva. Per questo Eli pensava che fosse ubriaca.
Qual è il grido più forte che arriva a Dio? Pensiamo noi: quando alziamo la voce? C'è un momento che si fa anche il grido del cuore. È quello che arriva davanti al trono della Grazia. E questo grido — dal profondo del cuore di Anna — toccò ancora il cuore del suo Signore, che capiva, in questo momento, quanto grande fosse il bisogno di questa donna di vedere l'esaudimento.
Il tuo silenzio, solo il Signore lo sente. Perciò non disperare. Ma attieniti fermamente a quelle che sono le promesse del Signore. Ed esamina profondamente se non sei tu l'impedimento della risposta di Dio.
Perché qualche volta noi passiamo sopra quelli che sono i comandamenti del Signore. Il popolo di Israele diceva: come mai, Signore, tu non rispondi? Eppure noi... basta, leggete il libro di Ageo, il libro di Malachia. Vi rendete conto qual era la risposta del Signore a questo popolo? Che faceva tutto davanti a sé. Aveva le cose necessarie alla loro vita. La loro casa la curavano. Tutto ciò che apparteneva... ma trascuravano la casa del Signore. C'era un impedimento. Perché Dio bloccò il cielo? Perché Dio soffiava su quello che era? Quello che portavano a casa, quello che seminavano, non bastava nemmeno per loro stessi.
Perché dicevano loro? Perché? — diceva Dio — «Mi derubate, e io non posso mandarvi nessuna benedizione. Non posso rispondere alle vostre preghiere. C'è un problema».
Ma dopo aver esaminato profondamente, se tutto è in ordine, e nello spirito senti: Signore, grazie per la luce. Questo cieco gridò al Signore: che cosa vuoi tu che io faccia? Che io recuperi la vista?
Vi è mai successo — a me è successo. No, non una volta sola, più di una volta — che ho perseguito una via pensando che ciò era buono agli occhi del Signore, e l'ho fatto per giorni. E qualche volta forse si è prolungata per qualche mese, pensando alle mie esperienze. Ma arriva il momento dove il Signore mi ha detto: la strada che tu batti non è quella buona. E ho dovuto pensare: ma com'è che si sono chiusi gli occhi? Dopo mille esortazioni, i miei occhi erano chiusi!
E quando nella luce dello spirito ho visto che la strada era sbagliata, per la grazia di Dio, Signore, perdonami. Anch'io sono stato un Bartimeo. Anch'io sono stato un cieco. E quando torniamo al Signore, ci umiliamo e riconosciamo che abbiamo sbagliato, che abbiamo peccato — anche se è durato per un po' di tempo — allora è arrivato il momento giusto dove dal profondo del cuore, tu, nell'amarezza, dici: Signore, perché l'ho fatto? Perché sei dispiaciuto di non aver ascoltato la voce del Signore?
Andiamo per terminare. Quando Samuele disse ad Anna: smaltisci il tuo vino... Anna rispose e disse: no, signor mio. Io sono una donna afflitta nello spirito, e non ho bevuto né vino né bevanda inebriante, ma stavo fondendo la mia anima davanti all'Eterno.
Che momenti particolari quando possiamo spandere la nostra anima davanti a Dio! Finché stiamo bene, finché tutto è in ordine, non c'è nessuna necessità di gridare al Signore, perché sentiamo che per noi è tutto a posto. Non c'è grido per le anime perdute. Non c'è grido per i figli che si perdono nel mondo. Non c'è grido per una mancanza di risveglio. Non c'è grido per ciò che abbiamo perso nei millenni, per quello che apparteneva alla prima Chiesa — cioè che Dio operava potentemente. Non c'è grido.
Perché il cielo è chiuso? Perché c'è un momento — come posso dire — che non abbiamo bisogno di gridare? Poi arriva il momento che nasce una situazione strana nella nostra vita. E noi pensiamo: che sta succedendo? Questo è il momento dove la grazia di Dio si manifesta nella nostra vita — perché veramente dal profondo del cuore si possa manifestare nel nostro grido la volontà di Dio per la nostra vita, le necessità, i bisogni che Dio sente da parte nostra, per poter far sì che la sua Chiesa possa andare avanti.
«Io sono una donna afflitta, perciò io spando la mia anima». E questo era un motivo perché Dio voleva far sorgere in Israele un profeta — un figlio che nasce da una donna sterile. Questa è la gloria del Signore!
Andiamo avanti. «Non considerare la tua serva una donna perversa, perché è l'eccesso del mio dolore e della mia afflizione che mi ha fatto parlare fino ora». L'eccesso del mio dolore. E questo è il momento in cui il Signore mostra tutta la sua fedeltà e tutta la sua bontà — quando dal profondo della nostra anima noi possiamo gridare a Dio.
Questo fu un momento meraviglioso per questa donna. Eli non sentì qual era il suo bisogno. Ma dopo... sentiamo soltanto questo.
Allora Eli le rispose: vai in pace. E il Dio di Israele ti conceda ciò che gli hai chiesto. Dio di Israele ti conceda ciò che gli hai chiesto.
Non era una semplice richiesta. Non lo era. Era qualcosa che veniva dal profondo del cuore. E finché al nostro problema non ci mettiamo un po' del nostro cuore, e finché c'è la rassegnazione, finché noi pensiamo che Dio vuole così — che cosa possiamo fare? No, non è così.
C'è sempre una giusta causa nella nostra vita perché Dio possa rispondere. Non si fermare a quelle che sono le circostanze: «Mio marito non vuole saperne niente. Sono ormai tanti anni; non vale più nemmeno la pena pregare. I miei genitori, ho parlato tante volte; non mi vogliono ascoltare. I miei figli vivono continuamente nel mondo; anzi, peggiorano. Quando io gli dico state attenti...» Quella mia situazione nella mia casa non si risolve facilmente. Quella mia malattia che mi devo portare dietro — e che i medici mi hanno detto che devo convivere — e va bene; che posso fare?
E nello stesso tempo, una notizia che ti lascia così male che tu pensi: cosa posso fare davanti a una notizia del genere? E tu vai avanti così. Ma poi si crea una situazione nel tuo cuore particolare. Quella situazione, niente altro è che la grazia di Dio per te, perché tu metti in opera la fede. Perché dal profondo del cuore tu ti renda conto: io ho gridato al Signore, e Dio mi ha risposto.
Si ripresenterà un'altra situazione. Ricordati di quello che è successo prima. Perché ciò che succede nel passato ti serve per quello che poi sarà il futuro. Perché il Signore ha detto tante volte al popolo di Israele: Ricordati di tutta la strada che ti ho fatto fare nel deserto. Se non ti ricordi di tutti i benefici che ha fatto il Signore, quando verrà una prossima prova, allora tu non considererai mai che Dio rimarrà fedele.
E questo è importante.
Il nostro pellegrinaggio è un'avventura. Quanti hanno disperato! E poi Dio nella sua misericordia ha detto: non disperare!
Come dice quel cantico: non disperare nella tempesta, nella prova. Non disperare quando ti trovi nella fornace. Non disperare quando sei provato, perché la prova della nostra fede è più preziosa — dice Pietro — dell'oro che perisce.
E le prove devono venire. Ma non dobbiamo essere insensibili. Dobbiamo essere consapevoli che Dio sta cercando qualcosa in te — per farti crescere, per far crescere la tua fede — e perché gli possa manifestare la sua gloria attraverso segni, prodigi nella tua vita che già hai visto.
Quelle briciole! Accontentati, come quella donna. Perché attraverso le briciole vide la liberazione della sua anima e della sua figlia. «Signore, qualche briciola va bene». E Dio dice: «Grande la tua fede! Vai avanti e non ti fermare!»
Io sono lo stesso. Non muto. Non cambio. Si sentirà un grido. Va bene, quello sarà il momento in cui il Signore, sente il mio orecchio, sente. Perciò continuiamo ad avere fiducia, perché il Signore faccia grazia — che si possa sentire un grido di giubilo in mezzo al popolo di Dio.