Il Signore è il mio pastore — Salmo 23
Voglio solo condividere con voi un verso nel Salmo 119, al versetto 63. Salmo 119:63: «Sono compagno di tutti quelli che ti temono e di quelli che osservano i tuoi comandamenti».
Fratelli, per noi è importante che possiamo essere di quelli che temono l'Eterno, di quelli che osservano i suoi comandamenti, perché questo è il tutto della nostra vita. Non c'è altra ragione, nessun altro motivo. Forse sto esagerando, ma questo momento sento così: la ragione di vivere, il tutto della nostra vita, è Gesù. E il timor di Dio è qualcosa di profondo, e noi ne abbiamo bisogno. Io ne ho bisogno; ognuno di noi ne ha bisogno per camminare in modo degno davanti a lui.
Ma della stessa maniera dobbiamo cercare la compagnia di coloro che hanno lo stesso sentimento — non lo stesso sentimento nostro, ma proprio come abbiamo letto — lo stesso sentimento di Gesù: temere Dio e osservare i suoi comandamenti. E allora la nostra vita sarà diversa. Perché quando siamo compagni di costoro, di questi uomini, di queste donne che temono Dio, la nostra vita andrà in salita. Non avremmo timore di niente; il nostro cuore sarà gioioso in ogni momento.
Tanti cercano altri tipi di compagnia che non servono a niente. Paolo vide i fratelli perché erano fratelli timorati di Dio. Ecco perché ringraziò Dio e prese coraggio, prese forza. Questo è importante.
Voglio soltanto salutare ancora con un verso in Atti capitolo 20, al versetto 32: «Ed ora, fratelli, io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia, che è in grado di edificarvi e di darvi l'eredità in mezzo a tutti i santificati». La parola di Dio e la sua grazia: questa è la nostra rocca forte, questo è il nostro pilastro, e nient'altro. Dio ci benedica. Amen.
Predicazione sul Salmo 23:
Cari fratelli, ancora questa sera con voi voglio condividere un salmo — un salmo che alcuni hanno imparato a memoria. È un salmo conosciuto in tutto il mondo, almeno quello cristiano. Ed è un bel salmo. C'è qualcuno che conosce a memoria il Salmo 23?
Il Salmo 23 dice così: «L'Eterno è il mio pastore; nulla mi mancherà. Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba. Egli mi guida lungo le acque riposanti. Mi ristora l'anima. Mi conduce in sentieri di giustizia per amore del suo nome. Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano. Tu apparecchi una mensa davanti a me in presenza dei miei nemici. Tu ungi il mio capo di olio e la mia coppa trabocca. Per certo bene e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita, e io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni».
Non so se ve l'ho raccontato, ma una volta chiamarono un attore teatrale e poeta a recitare questo Salmo, e chiamarono poi anche un credente anziano per capire dei due quale qualità, come avrebbero recitato il Salmo 23. Sicuramente alcuni conoscete questa storia, ma cominciò prima il famoso attore teatrale e poeta. Uscì fuori le sue qualità citando il Salmo 23, naturalmente, e quindi tutti battevano le mani, perché era pur sempre un attore, no, come l'aveva recitato. Voi avete sentito adesso come Federica e Manuel hanno recitato il Salmo 23.
Dopo questo poeta, chiamarono questo fratello anziano, molto avanti nell'età, e cominciò a recitare il Salmo. Era così profondo il suo modo di parlare — lui sentiva forte, veramente, la presenza di Dio, che l'Eterno era veramente il suo pastore. Lo sentiva profondamente, non come l'attore lo recitava, perché lo imparava e basta, ma non conosceva la profondità del Salmo 23. Tutto l'uditorio lo ascoltava in silenzio; molti si commossero, perché era la grazia di Dio. Perché lui lo viveva, quel Salmo, e lo faceva sentire. Non era necessario che lui recitasse chissà che cosa, perché ce l'aveva così profondamente nel cuore che toccò molti in quella situazione.
Ora, fratelli, è importante che noi sappiamo che la Parola di Dio ha la sua rivelazione, la sua profondità spirituale. Perché la Parola è spirituale. Come dice il salmista: è purificata sette volte con il fuoco. Ma quando noi leggiamo la Parola di Dio, e la Parola ci parla e penetra — proprio come dice la Scrittura — che è come una spada a due tagli — allora possiamo rileggere questo Salmo.
Posso testimoniarlo io stasera, perché questa mattina l'ho letto per l'ennesima volta. Mi capitava di leggerlo dopo il Salmo 22. Il Salmo 22 parla di come Davide — mille anni prima — vide la croce, il Gesù risorto. Nel Salmo 22 parla profeticamente di Gesù — tutto il Salmo 22. E ci sono molti altri salmi che evidenziano in modo chiaro quando parlano di Gesù. E allora, dopo il Salmo 22, mentre leggevo delle sue sofferenze — come se Davide si immedesimasse in questo — stavo leggendo il Salmo 23.
Quando tu vedi il Salmo 23... Ah, quasi quasi lo conosco tutto a memoria! Se non tutto a memoria, però conoscerlo a memoria è come se fosse entrato qui, ma per me era soltanto fermarmi un momento: «L'Eterno è il mio pastore; nulla mi mancherà». Quando arrivi a toccare profondamente la Parola di Dio, e lo Spirito Santo viene dentro di te, e ti dice: «Nulla ti mancherà» — sembra il futuro? No! Non ti mancherà nulla.
E allora fai un resoconto della tua conversione: da quando servi Gesù, da quando ti sei dato a lui, che cosa ti è mancato? Noi, tante volte, pensiamo che ci mancano tante cose. In realtà, quando abbiamo Gesù, abbiamo tutto. Questa è la realtà. Capire che la soddisfazione che viene da lui è più che la vita, più che le ricchezze.
Pensate a quel giovane che incontrò Gesù, il ricco maestro. Disse: «Cosa mi manca per ereditare la vita eterna?» Gesù lo guardò negli occhi — e lo amò — e gli disse: «Conosci i comandamenti?» Gesù glieli insegnò. E lui rispose: «Questi li conosco fin dalla mia giovinezza. Che cosa mi manca ancora?» Disse quel giovane: «Che cosa mi manca?» Era ricco, aveva tutto. Che cosa gli mancava? L'Eterno. Il Signore è il nostro pastore; non ci manca nulla.
Quella donna stava in quella capanna fatta di cartoni in Africa. E quel fratello missionario passava. Non posso fare a meno di raccontare sempre questi esempi. Passava da vicino a quella capanna fatta di cartone, sentì un cantico celestiale. Si fermò per capire questa musica dolce, questo canto che tocca il cuore. Usciva da una capanna fatta di cartone, in Africa. Era questa donna cristiana di colore che cantava le lodi al Signore. E l'aria intorno a questa capanna era una cosa bellissima. E quel missionario disse: «Che cosa le manca a questa donna?» Aveva la gioia del Signore. E questo è importante.
Noi diciamo, come Davide, poteva pensare — perché lui, nella sua infanzia, era un vero pastore — però adesso è la pecora. Lui recita questo Salmo, ma è la pecora. Lui parla tre volte in terza persona. Dice: «L'Eterno è il mio pastore; non mi mancherà nulla». Vede lontano. Vede per fede che non gli mancherà nulla. Come leggiamo sempre nei suoi salmi, sempre in terza persona, mi fa riposare, mi fa giacere in pascoli di tenera erba.
Davide, non sei una pecora! Che significa? Che gusto c'è riposare in pascoli di tenera erba? E lui, sicuramente, quando faceva il pastore e aveva questa responsabilità da parte del padre — non era un pastore stipendiato, non era nemmeno un mercenario — Davide, come leggiamo dalla Parola, era uno che amava le pecore. Aveva un amore per queste pecore, per questo gregge che il padre gli aveva messo nelle mani.
Che cosa possiamo dire? Ho pensato: il pastore è un mestiere. Possiamo attribuire a un mestiere il pastore? Ho detto a me stesso: non credo che abbia proprio le caratteristiche di un mestiere. Il vero pastore è quello che ama le pecore. Se non ce l'hai nel cuore di fare questo servizio, se non ami queste pecore, allora tu non le sentirai nel cuore.
Quando Davide è stato ispirato per questo Salmo, faceva affidamento sempre ai suoi ricordi — quando vegliava sul gregge del padre. E quando si presentò davanti a Saul, perché c'era quel gigante Golia, Davide disse chiaramente: «Il tuo servo...» Non so se Davide abbia scritto questo Salmo quando era già adulto, o se gli sia stato ispirato quando era un pastorello. Non so se aveva degli studi per capire quello che è certo: è che questo Salmo fa riferimento non solo alla sua vita naturale, ma principalmente a ciò che è spirituale.
E dice a Saul: «Il tuo servo ha ucciso l'orso e il leone! Quando l'orso si avvicinava per prendere una pecora nelle fauci, io gli andavo incontro col bastone, lo percuotevo, e gli toglievo la pecora dalla bocca». Uno ci pensa e dice: «Ma Davide dice pure le bugie?» L'uomo naturale, l'uomo spirituale... dice: «Com'è possibile che un giovinetto possa affrontare un leone o un orso, che quando si mette in piedi arriva a più di due metri e mezzo?» Davide non ha detto nessuna bugia. Ha detto: «Il tuo servo ha ucciso l'orso e il leone». L'amore per le pecore che aveva Davide era più forte della sua stessa vita. Rischiare per una pecora? Magari il padre avrebbe detto: «Se viene qualche leone, si prende una pecora. Lascia stare. L'importante è che il resto delle pecore...» No! Per Davide non era così. Per Davide, dice: «Nemmeno una pecora si deve perdere dal gregge di mio padre».
Che cosa dice Gesù in Giovanni al capitolo 10? Viene dopo mille anni, e Gesù manifesta il Salmo 23. Solo che questa volta, Gesù dice: «Io sono il buon pastore». Io sono il buon pastore! E lui va avanti e dice chiaramente: «A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce; ed egli le chiama per nome e le conduce fuori. E quando ha fatto uscire le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce».
Perché conoscono la sua voce? Ora, se domani il fratello Annibale — che ora ha le pecore, no, le capre — potesse dire: «Io devo mancare qualche giorno; c'è qualcuno che può portare le pecore a pascolo, può sostituirmi?» Io direi che non è così semplice! Anche se ti indirizza a portarle da questa parte dove c'è l'erba verde, dove c'è l'acqua, se le pecore non conoscono il pastore e non conoscono la sua voce, non l'ascoltano.
Dice che il mercenario — quello che non è pastore, che fa quel mestiere giusto per avidità di guadagno — il mercenario non può essere mai un pastore. Ma il pastore — dice la Scrittura — è qualcosa di particolare. Quindi, le pecore che seguono lo conoscono, conoscono la sua voce. Non seguiranno però alcun estraneo; ma fuggiranno lontano da lui, perché non conoscono la voce degli estranei.
Quando Davide stava recitando il Salmo 23, ha parlato in terza persona, dicendo chiaramente: «Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba. Mi guida lungo acque riposanti». Questo è quello che Davide sentiva nel cuore, rispetto al suo sommo pastore. Come dice l'apostolo Pietro, il sommo pastore delle pecore — in Secondo Pietro — Davide sentiva così forte l'amore di Dio nel suo cuore, e sentiva quella sicurezza: il mio pastore mi porta dove l'erba è verde e tenera, e dove non ci sono acque agitate, ma acque calme.
Non so se vi siete mai trovati vicino a un fiume che scorre in maniera — come dice la Scrittura — la tua pace sarà come un fiume. Io mi sono trovato una volta in Svizzera. Non avevo ancora capito questa pace che dà il fiume, ma quel giorno mi ritrovai davanti a questo fiume che scorreva così calmo, così bello, che tu sentivi veramente quella pace — facendo riferimento a ciò che sta scritto. E il nostro pastore fa questo perché ama le sue pecore. Ascoltano la sua voce, e le conduce in acque riposanti. Questo è quello che il credente deve cercare. Deve avere questa fiducia. Deve imparare a conoscere chi è il suo pastore.
Qualche volta abbiamo timore che il pastore non è con noi. Ci sono delle situazioni della nostra vita dove diciamo: «Signore, dove sei?» Eppure la Scrittura ci dice chiaramente che Gesù ci tiene nelle sue mani sempre. Come leggiamo sempre in Giovanni: quando egli conosce le sue pecore? E dice chiaramente nella Scrittura: «Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io le conosco, ed essi mi seguono. Io do loro la vita eterna, e non periranno mai. Nessuno le rapirà dalla mia mano».
È uscita fuori una dottrina da questo verso: nessuno — una volta che stai nelle mani del Signore, non perderai mai la salvezza, perché nessuno le rapirà. Ed è vero! Gesù tiene le sue pecore nella mano. Ma non ce l'ha chiusa. Ce l'ha nella mano. Guai a chi si avvicina! Nessuno le può rapire, perché lui continua: «Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti, e nessuno le può rapire dalla mano del Padre mio». Nessuno!
Questo non significa che il Signore, avendoci dato quella libertà, qualche pecora si allontani volontariamente. Se viene un estraneo, il Signore è il buon pastore, difenderà. Ma le pecore sono sempre libere di allontanarsi dalla mano del pastore, come succede spesso.
Quello però che conta è che se qualcuno vorrebbe far del male a queste pecore, è impossibile. Il Padre me le ha dato; il Padre più grande; nessuno le può toccare. L'avversario, il nostro nemico, non gli toccherà. Non devi aver timore per questo, perché tu devi sentirti sicuro che il tuo pastore — perché questo è il suo compito — veglia sull'anima tua e fa esattamente quello che ha fatto Davide: espone la sua vita per affrontare un orso, un leone, per una pecora.
Tu dici: «Ma se ce ne sono ancora 99, perché devo andare dietro alla smarrita?» Il pastore che ama le pecore è come un padre che ha 10 figli. Se uno si smarrisce, che fa? Ci sono altri nove? No, perché è un vincolo interno — qua dentro — perché ama tutti e 10 figli. E averne uno e perderlo... Tu dici: «Ma se ce ne sono altri nove?» No. Qualche volta ho pensato: «Ma quando la Scrittura dice "lascia le 99 nel deserto per recuperare quella che si è smarrita"...» Perché ci sono le pecore che si smarriscono? No. Per qualche motivo, allora il pastore ama la pecora, non l'abbandona. Gli va dietro, la cerca. E questo è l'identità, il carattere del nostro Signore: che lui ha cura di te, ha cura di me.
Davide parla in terza persona ancora: «Egli mi ristora l'anima; mi acquieta, mi dà quella calma interiore». Questo fa Gesù. «Egli mi ristora l'anima; mi conduce per sentieri di giustizia per amore del suo nome». Non senti, qualche volta, il ristoro, il sollievo della tua anima in momenti particolari della tua vita? Quando c'è una liberazione da un problema grande? Quando sei in affanno? Quando sei nella prova? Non è sempre il pastore che sta con te? Lo dice Davide nel Salmo, e va avanti:
«Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei male alcuno, perché tu sei con me». Perché tu sei con me! Anche se attraversassi la valle dell'ombra della morte, Gesù è sempre lì, perché il pastore non si allontana, non lascia le pecore da solo. Non solo le cura; le guida.
Forse Daniele ha pensato che Gesù non era più con lui quando scese nella fossa dei leoni? Non c'era l'angelo dell'Eterno con Daniele? Hanno forse i tre amici di Daniele pensato che non c'era il quarto uomo che c'era con loro nella fornace? Quando ti trovi nella fornace, pensi che tu sia da solo. E quale fedeltà attribuisci a Dio? Se pensi che non mi aiuta nessuno, «Signore, dove sei?»
Paolo diceva: «Tutti mi hanno abbandonato». Ma — no! — dai, ma il Signore è stato con me! Non lo sentite questo verso dove sta scritto: «Tutti mi hanno abbandonato, ma il Signore non mi ha abbandonato»? Perciò impariamo il Salmo 23 a memoria! Quando ci impegniamo — perché la Parola di Dio deve diventare carne in noi — allora impareremo tanti versetti e non diremo agli altri: «Sì, mi ricordo che sta scritto da qualche parte». La Parola deve stare nel cuore! Perché uno che ama i comandamenti ama anche Dio.
Ed è bello che noi pensiamo a questo. «Quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei male alcuno», perché — così — Davide parla dalla terza persona: «Egli è il Signore...» Ad un tratto, mentre lui sta parlando, dice: «E tu? Perché tu sei con me? C'è qualcuno vicino a te?» Se tu stai da solo, dici nella tua stanza: «Il Signore è il mio pastore...» Stai recitando. Poi arriva un momento dove tu ti fermi e parli con Dio. Lui sta da solo e parla con Dio. Parla con lui e dice: «Tu sei con me? Il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano»?
Sapete quante volte abbiamo pensato che certo il Signore usa pure le maniere dure? Sì, il bastone, la verga. Ma che cos'è la verga? Forse doveva salire il fratello Annibale a spiegarci meglio, ma abbiamo la Parola che ci dice che tante cose sono utili. Chi è che può pensare che Davide usasse il bastone, o si arrabbierebbe con le pecore, o griderebbe le in fila per tornare a casa, o per allontanarsi da un pericolo? Le pecore conoscono la sua voce e conoscono anche il pastore con una terza sensibilità — io ho conosciuto una persona. Sembra strano, lui non era un pastore. Era, si può dire, un vaccaro — no, portava a pascolo le vacche, le mucche.
La cosa impressionante di quest'uomo era che lui doveva attraversare dei vigneti in piena estate, dove l'uva e le foglie sono tutte verdi, con queste mucche. Passava attraverso le file che nessuno si poteva permettere! Perché quando in estate è secco, e le mucche vedono il verde, non so quanto vigneto rimane. Almeno io le ho portate a pascolo; le so pure queste cose; ho fatto questa esperienza. Lui portava le mucche attraverso i vigneti; le mucche camminavano dritto nelle filari senza toccare una foglia. Erano così ubbidienti. Le aveva così ammaestrate che questi animali sapevano: «Di qua, quando passiamo, non possiamo toccare niente».
Il bastone e la verga — le verghe sono dei pezzi di rami, come le verghe di Aronne. La verga di Aronne era un ramo di mandorlo. La verga non serve per dare le botte alle pecore; non è questo. La verga serve per correggerle: «Di qua, di qua, devi andare così». Così fa il pastore che conosce le sue pecore. Le pecore conoscono la sua voce.
Non credo che un vero pastore debba farsi ubbidire dalle pecore maltrattandole. Non è così. Questo ce lo insegna l'apostolo Pietro quando lui nell'epistola sta parlando del gran pastore. E lui cita proprio il nostro gran pastore delle pecore. Si legge nel capitolo 5 di Primo Pietro: «Esorto gli anziani che sono fra voi. Io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo, e che sono anche partecipi della gloria che deve essere rivelata: pascete il gregge di Dio che è fra voi. Sorveglio non per forza, ma volentieri. Non per avidità di guadagno, ma di buona volontà. E non come per dominarli. Pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce quando apparirà il sommo pastore». Quindi, le pecore — dice Pietro — gli anziani, non dovete trattarli in maniera dura, ma dovete sorvegliare.
Ora, quando Davide si immedesima nel Salmo, noi possiamo capire la sua vita di esperienza verso le sue pecore. E adesso lui è la pecora e sente che il suo pastore ha lo stesso sentimento che aveva lui per le pecore. E cioè, che Gesù dice: «Io do la mia vita per le pecore». Io do la mia vita per le pecore! Allora, pensate un momento: quanta cura si prende Gesù di noi!
Oltre a tutto ciò, i pastori portano anche le pecore al lavatoio, le purificano, le lavano. Hanno amore per queste pecore. E io direi: non è un mestiere; è una passione. È qualcosa che lo deve avere nel cuore. E questo ha fatto Gesù con tutti noi.
E poi ancora, Davide sta parlando con il suo Signore, con il suo pastore a tu per tu. Lui parla con Dio. Ti faccio una domanda: da quanto tempo non parli con Gesù nella tua stanza? Parli? O preghi in maniera «Signore, richieste»? Poi sono quelli che, quando fanno una preghiera, su mille parole, duemila sono la parola «Signore», e ripetono sempre. Anche se la Scrittura dice: «Non dite "Signore, Signore"...» Stai parlando con lui — proprio come Davide. Tu avete fatto questa esperienza? No? Penso di sì. Tu non parli così con Dio? Quando stai nella stanza, non mi dire che non parli. Tu: «Signore...» Io dico: «Tu...» Signore, lui me lo permette. Non posso dire diversamente. Me lo permette. È la comunione, perché Davide lo stesso faceva.
E va avanti: quindi, il bastone e la verga sono quelli che mi danno consolazione. Ho la certezza che tu mi correggi, che tu mi aiuti, che tu mi guidi. Ho la fiducia nella tua fedeltà. Che io sono nelle tue mani. Non mi rapirà nessuno, ma tu ti prendi cura della mia anima, della nostra vita. Ed è bello quando possiamo recitare col cuore, nello spirito: «Il Signore è il mio pastore». E tu lo senti forte, perché nella tua vita spirituale, lui ha curato, ha preso cura di te. Ha guidato la tua vita. Nei momenti più bui ti ha dato gioia; nei momenti di gioia, forza. Nei momenti quando ero debole... Come puoi dimenticare? O come puoi dire con molta superficialità: «Sì, il Signore è il mio pastore»? No! È troppo profondo!
Ed è questo che è bello, che lo possiamo vedere. Tu apparecchi davanti a me la mensa in presenza dei miei nemici. Tu ungi il mio capo con olio. La mia coppa trabocca. Questa è l'esperienza di Davide. Questo è quello che il Signore fa a nostro favore. Ci rende colmi. Ci ricolma di beni — beni e benignità. Ci riempie. Ci deve far fare necessariamente questa esperienza, perché arriva il giorno quando tu, nel tuo cuore, con tutto il ringraziamento, nello spirito, capirai che cosa significa avere un pastore come Gesù: «Io non ti lascerò, non ti abbandonerò mai». Questo è quello che noi abbiamo da parte del nostro Signore.
«Bene e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita, e io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni, per sempre». Questa era la visione che Davide aveva riguardo al Signore. Non si tratta di erba naturale. Non si tratta di semplice acqua. Si tratta di tutto ciò che è spirituale, che ti porta alla presenza di Dio, e ti fa glorificare colui che ha cura di te, colui che ti corregge, che ti lava, ti purifica, ti aiuta, ti rende colmo di sapienza, di ogni bene — bene e benignità, sempre.
Questo è quello che Dio ha promesso a tutti noi. Perciò, fratelli, anche questa sera, io voglio dare gloria a Dio e ringraziare — più come una mia testimonianza — di poter rendere al Signore tanta gratitudine per quello che ha fatto fino a questo giorno. Glorifichiamo Dio! E preghiamo che il Signore possa fare un'opera profonda nella nostra vita e aiutarci ad andare avanti nelle sue vie. Amen.
Preghiera conclusiva:
Noi ti ringraziamo ancora, Padre, questa sera, perché sei su tutti noi per comprendere che tu sei il sommo pastore delle anime nostre. Ti ringraziamo per tutto l'amore che tu nutri per ognuno singolarmente. Ti ringraziamo per aver dato tutto te stesso per noi, oh Signore, e per aver purificato le anime nostre.
Sì, Signore, sempre in luoghi dilettevoli, Signore, la tua Parola è verità. E noi vogliamo amarla. Oh Dio, vogliamo che sia interamente la nostra vita questa Parola. Oh Signore, che ci guida, ci accompagna, ci consola, ci ammaestra e ci insegna chi tu sei veramente — oh, rivelaci, Padre, la Persona di Cristo più in profondità. Perché il nostro amore sia come una lampada continuamente accesa per colui che è il santo, il verace, che è la luce del mondo.
A te ancora, Signore, noi veniamo e diciamo: accresci in noi la tua grazia, la tua misericordia, le tue compassioni, Signore, che ci si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà. Benedici tu ognuno di noi, oh Signore. Dacci grazia, perché ancora la nostra vita è nelle tue mani, e tu sei il custode delle anime nostre. Benedici ancora e benedici questa assemblea e questi fratelli, perché possano far ritorno alle loro dimore sotto la protezione del sangue di Cristo Gesù. Amen. Amen. Amen.