Amare Gesù con tutto il cuore
"Le chiese dell'Asia vi salutano. Aquila e Priscilla, insieme alla chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore". Verso successivo: "Tutti i fratelli vi salutano. Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Il saluto è di mia propria mano, di me Paolo. Se qualcuno non ama il Signore Gesù Cristo sia anatema. Maranata, cioè il Signore viene. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con voi. Il mio amore sia con tutti voi in Cristo Gesù. Amen. Amen".
Solo una piccola precisazione: in inglese, quando Aquila e Priscilla salutano, dice "vi salutano di vero cuore con un affetto profondo". Stamattina, quando leggevo questi versi, mi sono di nuovo fermato e ho dovuto ringraziare il Signore profondamente. Perché per me la parola è qualcosa di importante. Non perché da me stesso potrei essere grato per la parola — se non fosse per la grazia di Dio — ma è proprio la grazia di Dio che mi spinge a dire: "Grazie, Signore, per questo libro che ogni giorno tu mi dai la possibilità di leggerlo, e attraverso lo Spirito Santo, in qualche maniera, comprendere ciò che tu vuoi dire al mio cuore, alla mia vita".
Perché la parola di Dio è personale. Non è mai generica per tutti gli altri. È sempre per noi stessi. E allora io non posso fare a meno di dire: "Signore, sia benedetta la tua parola". E considerando i tempi in cui viviamo, oggi dobbiamo essere ancora più grati, perché tutti i libri della Bibbia sono stati racchiusi in un unico libro. Prima era molto più difficile, no? Perché grazie a Dio adesso abbiamo l'elettricità, abbiamo la nostra stanza — la nostra stanza di preghiera — la nostra poltrona o la nostra scrivania dove ci prendiamo del tempo, ci sediamo, ci chiudiamo, abbiamo la lampadina sulla Bibbia, possiamo leggere tranquillamente.
Prima non era così. Almeno 100, 150 anni fa non era così. Si doveva accendere la candela, si doveva aspettare che gli altri uscissero da casa per avere del tempo da soli con il Signore. Ma adesso grazie a Dio abbiamo più di qualche stanza e possiamo spendere del tempo con il Signore, possiamo stare alla sua presenza così. Veramente, il nostro cuore deve essere grato per questo.
E ancora di più, no? Adesso non dovevamo portare la Bibbia in giro. Adesso tutti ce l'hanno sul telefonino. E questa è una Grazia. Non perché io sia d'accordo o mi piaccia leggere la parola sul telefono, però prima si avevano tante scuse per dire: "Eh, ma non ho...". Adesso ce l'abbiamo sul telefonino. In autobus, sul treno, sull'aereo, quando aspettiamo dal dottore, o quando aspettiamo da qualche altra parte — invece di vedere tante cose che non servono a niente — possiamo accedere alla parola e leggerla. Abbiamo la parola a disposizione 24 ore, e questo è una Grazia. È un merito che non meritiamo, perché abbiamo la possibilità di inoltrarci ancora di più nelle cose di Dio.
Ma io mi chiedevo stamattina e dicevo: "Signore, quest'uomo Paolo...". In modo particolare, perché le lettere di Paolo sono quelle più conosciute. Però vedo in Paolo, in Pietro, in Giacomo, in Giuda, in Giovanni, negli Evangeli, caratteristiche diverse. Perché erano uomini diversi con diverse personalità. Però avevano un unico sentimento: il sentimento di Gesù nella loro vita, che li contraddistingueva. Ed era uguale in tutti loro. In particolare Paolo. Qui dice: "Le chiese dell'Asia vi salutano caramente". Se noi vediamo i Romani, lui fa dei saluti particolari. Oltre a salutare tutti — tutte le chiese, tutti i fratelli — però, in particolare, dice: "Salutatemi questo fratello, perché ha dato, ha rischiato la sua vita per me. Salutate quest'altro fratello, quest'altra sorella, perché si affatica molto nel Signore. Salutate quest'altro fratello, perché lui si è dato per il Signore. È fedele al Signore. Salutate quest'altro fratello per lo stesso motivo".
Allora lui aveva in cuore i fratelli, aveva in cuore la Chiesa, aveva in cuore le cose del Signore, e lui, in un certo modo, si sacrificava per la vita degli altri. Ma perché? Non perché venisse da lui stesso — chiaramente — ma perché aveva fatto un incontro meraviglioso, potente, con il Signore, dove la sua vita è stata completamente cambiata. La sua vita è stata completamente trasformata.
E come possiamo ricevere questo? Se non alla stessa maniera di quest'uomo, che ha avuto un incontro con Gesù? E allora io mi chiedo: "Signore, ma quanto desidero questo nella mia vita? Incontrarti veramente? Stare alla tua presenza?". Per me, questo è qualcosa che, sin dalla mia conversione, è stato ogni giorno sempre di più alimentato. Sempre di più ho desiderato stare alla presenza di Dio. Come Mosè disse: "Signore, io voglio vedere la tua gloria". Questo è il mio, e il nostro, desiderio: vedere la gloria del Signore.
E Paolo dice, al verso 20: "Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio". Sapete, fratelli? Questa pratica del santo bacio si è persa. Si è persa anche l'usanza di chiamarsi fratello, in tante chiese adesso. C'è solo "Buongiorno, Buonasera, Signor tale". Non ci si abbraccia neanche più, non ci si bacia neanche più. Soltanto con la mano, a distanza. Poi dopo il COVID, non ne parliamo.
Ma Paolo esortava le chiese, alla fine di ogni sua lettera: "Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio". Era un segno di amore profondo, di affetto, per la fratellanza. Non soltanto "ciao, arrivederci, come stai?". Sapete? Noi italiani siamo un po' più calorosi. In Inghilterra sono un po' più freddi. E tante cose le fanno — come dire — per dovere, per galateo. Anche quando, magari per caso, ci s'imbatte una persona in mezzo alla strada: "Scusa, scusa. Sorry , sorry". Ma non c'è un vero dispiacere. Quando ci si saluta, non c'è quel vero affetto.
Noi siamo più calorosi. Anche se non ci conosciamo, tante volte, no? Siamo più espansivi. Poi, da quando abbiamo incontrato Gesù, ancora di più, perché l'affetto lo dimostriamo apertamente. E questa è una grazia. Questa è una grazia che non dobbiamo trascurare, che non dobbiamo prendere per scontato. Perché Paolo esorta e dice: "Tutti i fratelli vi salutano, e salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio".
Poi va più avanti. Dice: "Questo mio saluto è di me, di propria mano, di me Paolo". Al verso 22 dice una cosa che è alla base della vita cristiana, il fulcro della mia e della nostra vita cristiana. E lui dice: "Se qualcuno non ama il Signore Gesù Cristo, sia anatema. Marana tha, il Signore viene!".
Qui chiaramente, non dovete pensare che Paolo sta pronunciando una maledizione. No, assolutamente. Perché altrimenti sarebbe contrario al sentimento di Gesù. Ma lui dice che amare Gesù è la prima cosa. E c'è una conseguenza nell'amarlo e nel non amarlo. E noi vediamo in Deuteronomio, al capitolo 6, dal verso 5. Paolo prende tutte queste cose dal Vecchio Testamento, dalla rivelazione di Mosè. E dice: "Tu amerai dunque l'Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua forza. E queste parole che oggi ti comando, rimarranno nel tuo cuore".
Verso 7: "E le inculerai ai tuoi figli. Ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. Avanti, le legherai come un segno alla mano. Saranno come fasce tra gli occhi. E le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte".
Un comandamento prezioso. Il Signore dice: "Tu amerai il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua forza". E io dico: "Signore, come faccio? Io non ce la faccio. Sono ancora troppo carnale, troppo legato alle cose materiali. Il mio sentimento è troppo freddo". Ma il Signore qui comandava al popolo di Israele di amare il suo Dio con tutto il cuore, la mente, la forza e l'anima.
Del resto, anche Gesù, quando un uomo di legge gli dice: "Signore, qual è? Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?". E Gesù gli dice: "Cosa sta scritto? Come leggi nella parola?". Vedete? Gesù stesso va sempre alla parola. Diceva: "Devi vedere nella parola. La parola. Che cosa dice Dio? Cosa ti dice?". E Gesù stesso gli dice: "Non devi amare il Signore, Dio tuo, con tutto il il cuore, la mente, la forza e l'anima tua?". Sì, è il primo comandamento. È la cosa più importante.
E Gesù dice: "Fai questo, e vivrai". Gesù è molto preciso. Non dice soltanto: "Devi fare questo". Dice invece: "Amare Gesù porta vita. Amare Gesù è vita in se stesso". Perché è la cosa più importante. Non ce ne sono altre. Non c'è un altro bisogno più grande. Un'altra cosa da fare più importante. No.
"Ma fratello? Noi dobbiamo andare al lavoro. Dobbiamo fare questo". Certo. Ci sono delle cose che dobbiamo fare nella nostra vita. Ma quando il cuore, la mente, e anche il corpo, sono consacrati a Dio, le cose nella nostra vita cambiano completamente.
Io, quando sono andato di là — sono andato non volentieri — però avevo ricevuto una parola da parte del Signore, e ho detto: "Signore, ma sicuro che questo? Tu devi andare di là?". "Signore, io non voglio andare". "No, tu devi andare, perché se mi ami, tu obbedirai". "Signore, io ti voglio amare. Ubbidirò".
Io ho visto, in questi anni, come tante cose nella mia vita sono cambiate. Sempre per i meriti di Gesù. Perché, quando noi ubbidiamo alla parola di Dio senza sapere il fine di ciò che Dio ci dice, sembra strano, no? Perché almeno io sono così: io voglio vedere. Se faccio qualcosa, voglio sapere perché la devo fare. Di natura sono così. Però con il Signore ho dovuto imparare a fare le cose anche senza sapere qual è il fine. L'ho visto dopo. E ancora ci sono cose che ancora devo vedere. Però ho visto la fedeltà di Dio.
Quando noi amiamo Dio, vogliamo amare Dio, allora le cose sono diverse. La strada davanti a noi si spiana, diventa più chiara, diventa più limpida, diventa più bella da vedere.
Ancora, venite con me, in Deuteronomio. Questa volta al capitolo 7, al verso 9, dice: "Perciò conosci che il Signore, il tuo Dio, lui è Dio, è il fedele Dio che mantiene il Patto e la Misericordia fino alla millesima generazione con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti".
Vedete? C'è una conseguenza nell'amare Dio. Lui dice che mantiene il suo patto e la sua misericordia verso coloro che lo amano. Perché, poi, dice più avanti che ripaga invece prontamente coloro che lo odiano.
E allora noi, cosa vogliamo fare? Vogliamo amare Dio? Perché il Signore dice che mantiene il suo patto fino alla millesima generazione verso coloro che lo amano.
In Giovanni, al capitolo 14, dice: "Colui che ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama. E colui che mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e mi manifesterò a lui".
Vedete che bella promessa! Se noi amiamo Dio, il Padre ci amerà, e Gesù stesso si manifesterà a noi. È bello sentire la presenza di Gesù nella nostra vita. Talvolta non c'è bisogno di fare niente di particolare. Anche seduti, con gli occhi chiusi, e dire: "Signore, è bello stare alla tua presenza. Io sono qui. Parla al mio cuore". E Gesù si manifesta con lo Spirito Santo nella nostra vita, e tu senti quella pace. Tu senti quella freschezza dell'amore di Gesù nella nostra vita. Tu senti quella purezza nella comunione. E tu vuoi stare soltanto là. Dire: "Signore, io ti amo e ti voglio amare ancora di più. Voglio stare così davanti a te. Soltanto stare là. Non pensare a niente. Soltanto a te. Alle Meraviglie che tu hai fatto nella mia vita. Per ciò che tu sei".
Noi abbiamo cantato l'ultimo canto: "Ti amo, ti amo, ti amo. E il mio cuore seguirà soltanto te". Quando lo stavo cantando, ho detto: "Signore, io voglio che questo sia al 100% nella mia vita. Al 100%. Io voglio amare soltanto te".
Giacomo 1:12 dice: "Benedetto l'uomo che persevera nella tentazione o nella prova. Perché quando sarà provato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che lo amano". Per coloro che amano Gesù. Che fine gloriosa! Che cosa meravigliosa! Che tante volte noi non riusciamo neanche a comprendere. Amare Gesù e poi ricevere la corona della gloria.
Quel giorno glorioso. È vero, noi poi prenderemo le corone e le getteremo davanti al trono dell'Agnello, perché diremo: "No, Signore. Solo tu sei degno di regnare. Non io".
Sapete? La parola del Signore è davvero bella. Perché fratello Davide ha accennato domenica, no? "Come può un uomo mantenere un giovane?". Però è chiaro che è riferito anche agli adulti, non solo ai giovani. "La sua via pura, custodendo con la tua parola".
"Questo è il mio conforto nella mia afflizione, perché la tua parola mi dona vita". Quando noi amiamo Gesù, quando amiamo la parola, la parola dona vita. Perciò io amo i tuoi comandamenti molto più dell'oro, più dell'oro fino.
Sapete? Oggi tanti cristiani amano più il denaro, i beni di questo mondo, i beni materiali che non portano nulla, e si allontanano dalle cose di Dio. Ma qui il salmista dice: "Signore, io amo la tua parola". Sta dicendo: "Io amo te. Amo la tua presenza. Amo stare alla tua presenza più di tutti i beni di questo mondo".
Io ho sentito di uomini che hanno abbandonato tutto e si sono dati al Signore. Si sono dati a lui pienamente. Non si sono mai pentiti. Mai. Perché Gesù era la cosa più importante nella loro vita.
Mi ricordo di una testimonianza che ho letto poco tempo fa. Di un fratello che una missione aveva mandato in un villaggio sperduto dove non avevano mai nominato il nome di Gesù. E lui era andato di là. Doveva imparare la lingua del luogo. Però, purtroppo, non per tutti è facile imparare una nuova lingua. Così questo fratello è stato di là, ha vivuto in una casa per 10 anni. Dopo 10 anni, nessun'anima era venuta al Signore, perché, purtroppo, questo fratello non era riuscito ad imparare nessuna lingua. È stato riportato a casa in seguito.
È andato un altro fratello che sapeva la lingua del luogo. E questo fratello ha incominciato a evangelizzare, a parlare di Gesù. Quando le persone del luogo hanno sentito, hanno detto: "Ma noi conosciamo Gesù". E il fratello ha detto: "Com'è possibile?". "Sì. Ha vissuto per 10 anni in quella casa dove tu vivi adesso".
Vedete? L'amore per Gesù porta questo. Non abbiamo bisogno di parlare, di dire tante parole. La vita di quell'uomo aveva parlato agli abitanti di quel villaggio. Perché lui stava ai piedi di Gesù. E poi la sua vita era diventata una testimonianza vivente. Quella gente pensava che Gesù fosse proprio lui.
Quindi, fratelli, diamoci al Signore. È la cosa più importante. Non c'è altra cosa più bella per la nostra vita. Non c'è altra priorità nella nostra vita.
Io, personalmente, questo ve lo dico con tutta sincerità, ho sempre detto al Signore: "Signore, io non voglio essere questo. Non voglio essere quell'altro. Non voglio...". Non perché non voglio servire il Signore. Anzi, io lo voglio servire. Ma la mia priorità è stata sempre: "Signore, il mio desiderio è soltanto amarti con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta la forza, con tutta l'anima mia. Stare là alla tua presenza e amarti. Il mio cuore deve traboccare di amore per te. Di desiderio per te. Questa è la cosa più importante. Non mi importa essere come tanti altri Apostoli, profeti o qualcos'altro. Qualsiasi titolo, se il Signore vorrà, a lui sia la gloria. Ma il desiderio mio e tuo deve essere solo questo. Nessun altro".
Perché, quando noi amiamo Gesù, siamo Apostoli, profeti, pastori, Evangelisti, dottori. Tutto. Perché amiamo Gesù. Amiamo colui che veramente possiamo comprendere — almeno in parte, perché in parte io comprendo. Però possiamo vedere l'amore di Dio.
E qui dice, al verso 2: "Come un Giglio in mezzo alle spine, così è il mio amore in mezzo alle donne. Come un albero di mele in mezzo agli alberi della foresta, così è il mio amato in mezzo ai suoi figli. Mi sono seduto là alla sua ombra con un grande desiderio, e il suo frutto era dolce al mio palato".
Non ha fatto niente di speciale. Lui si è seduto soltanto — come Maria ai piedi del suo Signore — e la benedizione era speciale. Era gustosa. Era bello. Questo è tutto ciò che conta: stare alla presenza di Dio, amarlo con tutto il cuore, servirlo.
Poi, non so se a voi capiti. A me capita spesso ultimamente che mi sveglio la notte. Mi sveglio molto presto, perché purtroppo non riesco più a dormire. Comunque, appena apro gli occhi, dal cuore esce il grido: "Signore, dove sei?". Perché l'anima mia, in quel momento, brama. Perché Gesù, in certi momenti, diventa la cosa più grande. Il desiderio più forte. Dico: "Signore, dove sei? Signore, rivelati. Signore, riempi il mio cuore". Il Signore viene. Il Signore si rivela. Talora con una parola. Talora con un sogno. Talora con la voce dello Spirito Santo. "Ecco, Signore, io sono qui". Perché il nostro desiderio è quello di amarlo. Il nostro desiderio è quello di stare alla sua presenza.
E voglio concludere con quello che Gesù disse a Pietro. Vi ricordate? Quando Gesù disse a Pietro: "Mi ami tu?". Il Signore sta chiedendo a me e a te questa sera: "Mi ami tu?". Certo, non ti dirà "Pasci le mie pecore o pasci i miei Agnelli". Ma lui questa sera ti sta chiedendo: "Mi ami tu?".
Che cosa vogliamo rispondere? Cosa vogliamo dire al Signore? Dio ci benedica, fratelli. Amen.