La responsabilità di obbedire alla chiamata di Dio

Una breve riflessione da Proverbi 4:20. Il Signore dice al Figlio: "Fai attenzione alle mie parole. Porgi l'orecchio ai miei detti. Non si allontanino mai dai tuoi occhi. Custodiscili nel centro del tuo cuore, perché sono vita per quelli che li trovano, guarigione per tutto il loro corpo. Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita".

Amen. Custodisci il tuo cuore. Come si può fare a custodire il cuore? Non occorrono sicuramente facoltà mentali. Possiamo sforzarci di dire: "Questo non lo voglio fare, questo non lo voglio dire, questo non è buono davanti al Signore". I propositi che abbiamo nella mente, qualche volta, non sempre, sono realizzabili con il cuore. Se vogliamo servire il Signore con purità di cuore, perché il centro del cuore è cruciale, come abbiamo letto questa mattina: "Custodiscili al centro". Mi raccomando, diceva Paolo a Timoteo: "Custodisci il buon deposito nel cuore".

E allora la domanda è: come facciamo a custodire il nostro cuore? Perché da lì scorrono le sorgenti della vita. Quanto è importante. Non si intende il cuore di carne naturalmente. Stiamo parlando dello spirito dell'uomo, la parte più interiore, che la Bibbia chiama il cuore.

Ebbene, fratelli, se noi leggiamo il Salmo 119 — che è il Salmo più lungo — troviamo che tutte le domande, tutte le risposte che noi possiamo ricevere riguardo al custodire il nostro cuore si trovano in questo Salmo. Il Salmo 119 ci dice chiaramente quanto sia importante, non solo per i giovani, ma anche per i non giovani.

Leggo al verso 9 — questo verso che tutti conosciamo. Specialmente i giovani, quante volte glielo facciamo ripetere: "Come può un giovane rendere la sua via pura?". Io aggiungerei: "Come può un cristiano rendere la sua via pura?". È rivolta ai giovani, ma non è escluso il cristiano, perché tutti noi vogliamo vedere la nostra via pura, no? Custodendo — custodisci il tuo cuore. Abbiamo letto: "Custodendo con la tua parola".

Se trascuri la Scrittura, conosco credenti che per anni non leggono mai. Rimangono credenti. Quando gli chiedi: "Ma l'hai letta tutta la parola di Dio?". "No, la leggo a tratti. Ho letto solo una parte". "Ma questo verso non l'hai mai letto? Questo capitolo della Scrittura?". Allora mi chiedo: come si fa a custodire il cuore senza la parola di Dio? Solo con la forza mentale? No.

È chiaro che il salmista dice: se il tuo cuore deve essere custodito, devi mettere al centro della tua vita la parola. La parola. In questo Salmo posso leggerli anche a tratti. In questo Salmo si legge: la parola ti allontana dal male, la parola ti dà guarigione, la parola ti incoraggia. Tutto ciò che trovi scritto nel Salmo 119, vi invito a leggerlo, in modo che capiamo che il nostro caro maestro ha usato la parola. Non solo quando Satana lo tentò, ma l'ha usata in tutto il suo Evangelo, nominando Elia, Giona, Mosè, Davide. Così Gesù si serviva delle Scritture anche per dialogare, per dare esempi, per dare ammaestramenti.

E per questo è bello che noi sappiamo quanto è importante che questo libro sia al centro del nostro cuore. Ecco come possiamo custodirlo. Ma che non sia solo lettera. Perché possiamo avere conoscenza — solo conoscenza — delle Scritture, ma poi abbiamo un'identità interiore, un carattere che ci possono ingannare. Perché il cuore è ingannevole. Ma la parola va insieme allo Spirito. Perciò Paolo diceva ai Corinzi: "Non è la lettera che uccide, ma è lo Spirito che dà vita". E questo era quello che Nicodemo non capiva. "Come, tu sei dottore della legge e non comprendi queste cose?". Perché Nicodemo non le comprendeva? Perché gli mancava lo Spirito. E Gesù gli disse: "Se uno non è di acqua e di Spirito...".

Quindi la rivelazione della parola viene attraverso lo Spirito. La domanda è — che abbiamo parlato anche giovedì — è: lo Spirito dentro di me? Perché io possa comprendere ciò che è spirituale? Per un uomo naturale non comprende. La parola è spirituale. E perché io possa andare avanti in questo pellegrinaggio, ho bisogno di sentirmi nel cuore che, quando sono scoraggiato, il Signore mi dice: "Non temere, vai avanti". Quando sono ammalato, egli mi dice: "Io sono l'Iddio che ti guarisco". Amen. Quando sono nei problemi, il Signore naturalmente ci viene incontro con la parola e ci dice: "La mia fedeltà è scudo e corazza".

E quanti esempi noi possiamo prendere dalle Scritture per farci comprendere quanto sia importante. Il Salmo 119 lo possiamo imparare come nostra forza. Anche se è lungo, però è bene che noi sappiamo che in ogni momento, in ogni attività della nostra vita quotidiana, abbiamo bisogno che il buon deposito della parola di Dio che sta dentro possa uscire fuori, al momento necessario.

"Questo è il mio conforto nell'afflizione: che la tua parola mi ha dato vita". Vedete, il salmista così parla: fa riferimento alla parola. Daniele era un uomo di Dio. La Bibbia dice che era un uomo grandemente amato. Questo mi piace molto riguardo a quest'uomo. Eppure Daniele aveva bisogno di tutto ciò che erano le parole del Signore.

Nel momento in cui incontrò l'angelo, come dice in Daniele al capitolo 10, verso 12: "Egli allora mi disse: Non temere, Daniele, perché dal primo giorno che ti mettesti in cuore di intendere e di umiliarti davanti al tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate, e io sono venuto in risposta alle tue parole".

Quindi quello che noi possiamo vedere è: quando la parola di Dio sta nel nostro cuore, e noi chiediamo al Signore — perché chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Queste parole le trovi nella Sacra Scrittura, e tu fai riferimento a ciò che sta scritto. Perché la parola di Dio è verace, è pura, purificata sette volte. Può Dio venir meno alle sue parole? Questo non potrà succedere mai.

Quindi oggi noi facciamo riferimento a ciò che è la Scrittura per andare avanti, per essere fortificati con la Scrittura — che è il nostro sostegno. Noi possiamo essere di aiuto, non solo a noi stessi per custodire il cuore, per non cadere nell'inganno, ma anche per essere di aiuto a molti che hanno bisogno di essere fortificati, incoraggiati, e conoscere la verità.

Perciò, cari fratelli, direi che non è soltanto per i giovani che devono custodire le sue vie con la parola di Dio, ma io faccio riferimento a tutti. Perché vorrei sentire ogni tanto che qualcuno dica: "Ho letto questa mattina". Che cosa hai letto? Dove hai letto? In quale verso? "No, non mi ricordo, però ho letto così...". Ebbene, che ci applichiamo e chiediamo al Signore prima di accostarci alle Scritture: "Signore, parlami. Rivelami. Perché questo che sto leggendo deve rimanere nel mio cuore. Al momento opportuno sarà utile per la mia edificazione e per l'edificazione di quelli che stanno intorno a me". Amen.

---

Passiamo alla parola. Gesù — fratello Davide ha anticipato il mio messaggio e ha toccato alcuni punti di quello che il Signore vorrà dire questa mattina ad ognuno di noi. Dio è buono e continuerà a prendersi cura della sua chiesa. Gloria a Dio. E questa è una gioia che riempie il nostro cuore. Dio è sempre a disposizione per curare il cuore della sua chiesa. Gloria a Gesù.

Così, fratelli, insieme a voi voglio condividere questa mattina il Libro del Profeta Giona. E leggeremo dal verso 1 al verso 16.

Libro del Profeta Giona: "La parola dell'Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: «Levati, vai a Ninive, la grande città, e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me». Ma Giona si levò per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza dell'Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarsis. Pagò il prezzo stabilito e si imbarcò per andare con loro a Tarsis, lontano dalla presenza dell'Eterno.

Ma l'Eterno scatenò un forte vento sul mare e si levò una grande tempesta sul mare, sicché la nave minacciava di sfasciarsi. I marinai, spaventati, gridarono ciascuno al proprio Dio e gettarono in mare il carico che era sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona era sceso nelle parti più recondite della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai così profondamente addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio. Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo».

Poi si dissero l'un l'altro: «Venite, gettiamo le sorti per sapere a causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura». Così gettarono le sorti, e la sorte cadde su Giona. Allora gli chiesero: «Spiegaci dunque, per causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura? Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». Egli rispose loro: «Io sono un Ebreo e temo l'Eterno, il Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra ferma». Allora quegli uomini furono presi da grande spavento e gli dissero: «Perché hai fatto questo?». Essi infatti si erano resi conto che egli fuggiva lontano dalla presenza dell'Eterno, perché lo aveva loro detto.

Essi gli dissero: «Cosa dobbiamo farti perché il mare si calmi per noi?». Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. E gli rispose loro: «Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi, perché io so che questa grande tempesta vi è venuta addosso per causa mia». Tuttavia quegli uomini remavano con forza per riportare la nave a terra, ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso contro di loro.

Perciò gridarono all'Eterno e dissero: «O Eterno, non lasciare che periamo per la vita di quest'uomo, e non renderci colpevoli di sangue innocente, perché tu, o Eterno, hai fatto come hai voluto». Quindi presero Giona, lo gettarono in mare, e la furia del mare si calmò. Quegli uomini allora, presi da gran timore dell'Eterno, offrirono un sacrificio all'Eterno e fecero voti".

Amen. Fin qui la parola del Signore.

Fratelli, il Libro di Giona è un libro particolare. Ogni volta che mi trovo a leggere questo libro del Profeta Giona, il mio cuore viene attratto profondamente da questa storia. E quello che vi voglio far notare questa mattina è che c'è una differenza tangibile tra il Libro del Profeta Giona e gli altri libri profetici.

E cioè: quale differenza? I libri profetici — tutti i profeti che noi conosciamo — hanno il loro centro nel messaggio del Signore che lui accorda al suo popolo, agli uomini, attraverso la bocca dei Profeti. Quindi il centro è il messaggio di Dio. Ma in questo Libro del Profeta Giona, il centro — l'insegnamento, quello che noi possiamo apprendere, possiamo trarre come lezione per noi — è la vita stessa di questo profeta.

Infatti, se voi leggete attentamente questo passaggio della Scrittura, vi rendete conto che il messaggio di Giona fu così breve — talmente breve che con quattro parole lui adempì quello che il Signore voleva profetizzare. Vi ricordate? "Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta". E quindi, fratelli, subito lo Spirito Santo questa mattina attira la nostra mente e il nostro cuore a capire qualcosa importante: se dalla vita di quest'uomo noi possiamo oggi trarre degli insegnamenti per noi, è dai suoi errori.

Giona viene definito il profeta disubbidiente, il profeta ribelle. Ma come si suol dire: noi impariamo tante volte — è vero — dagli errori degli altri. E quando l'errore viene da noi stessi, forse impariamo ancora di più. Ma in qualche maniera, se questa mattina possiamo identificarci nella vita di Giona, o se non lo facciamo, perlomeno facciamo attenzione a quello che il Signore vuole dalla sua chiesa. E se possiamo evitare qualche errore, evitiamolo, prendendo esempio dalla parola di Dio.

Perché Giona era un uomo che serviva l'Eterno. Era un profeta. Parlava per bocca di Dio. Era al servizio di Dio. Ascoltava la voce del Signore e parlava per conto di Dio. Ed era un uomo esercitato alla voce del Signore. Il suo comportamento, il suo atteggiamento, come lui risponde a Dio, ci fa risalire alla mente la responsabilità che noi come chiesa, oggi, abbiamo davanti a Dio e davanti agli uomini.

Perciò l'apostolo Paolo ce lo ricorda in Secondo Corinzi, al capitolo 3. Vi ricordate i versi 2 e 3? Quando Paolo dice che noi siamo una lettera — una lettera letta da tutti gli uomini. Noi, chiesa del Signore, non facciamo altro che essere una lettera, la quale leggono tutti gli uomini. E sapete la cosa importante da tenere in considerazione? Non si può impedire agli uomini di leggerla. La devono leggere per forza.

E Paolo dice: "Voi siete la nostra lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. Essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, scritta dal nostro ministero, scritta non con inchiostro ma con lo Spirito del Dio vivente, Amen, e non su tavole di pietra ma sulle tavole di un cuore di carne".

La domanda oggi è: stiamo noi continuando l'opera di Gesù — scrivendo la nostra lettera, perché sia una luce, una testimonianza davanti a questo mondo corrotto e perverso? Noi siamo la lettera di Cristo. Gloria a Gesù. E dobbiamo fare in modo che questa divenga per noi una consapevolezza di una grande responsabilità.

Mi ricordo di questa mattina... quella che era la gioia di Paolo a Filemone — nel suo capitolo al verso 4 — Paolo gioiva della testimonianza di quest'uomo e rendeva grazie a Dio, dicendo: "Io rendo grazie al mio Dio ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere". Chi era Filemone? Paolo lo descrive, dice: "Sentendo parlare del tuo amore, della tua fede che hai verso il Signore Gesù, verso tutti i santi". Paolo provava grande gioia in questo.

Noi, infatti, al verso 7, abbiamo provato una grande gioia e consolazione a motivo del tuo amore, perché per mezzo tuo, fratello, i cuori dei Santi sono stati ricreati. Alleluia! Gloria a Dio! E questa è la gioia che il Signore Gesù Cristo, il nostro salvatore, prova quando la sua chiesa è una luce, una testimonianza.

Fratelli, noi sappiamo che quello che rende la vera testimonianza, quello che rende la chiesa la vera testimonianza di Cristo, non sono le parole. Quello che insegna di più, in questo mondo di Tenebre, è esattamente la nostra testimonianza.

E la Bibbia dice: "La parola dell'Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo...". Guardate un po', fratelli. Come si rivolge il Signore a Giona? "Levati e vai a Ninive". Con questi termini, il Signore si rivolge a Giona. E ho pensato così: il Signore si presenta a quest'uomo dandogli un ordine, dicendoti: "Levati e vai...". Alzati, Giona. Alzati dalla tua posizione comoda e vai a Ninive. Era un messaggio chiaro. Molto chiaro. Era un messaggio diretto al cuore di Giona. Era un messaggio che testimoniava qual era la volontà di Dio per la sua vita. Ed era, fratelli e sorelle, un richiamo alla responsabilità, una manifestazione della volontà di Dio per lui.

La domanda oggi è: come stiamo ricevendo il messaggio del Signore? Come lo stiamo udendo noi? Con quali termini tu ricevi la parola di Dio? Perché noi conosciamo la verità. Conosciamo bene la verità. Sappiamo chi è il nostro Dio. Sappiamo che Dio ha tanto amato il mondo — è vero — che ha dato il suo unigenito Figliolo, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna. Sappiamo che abbiamo un Dio di consolazione. Sappiamo che abbiamo un Dio di amore, di benignità, di fedeltà. Abbiamo un Dio che salva. Abbiamo un Dio che libera. Abbiamo un Dio che protegge. Abbiamo un Dio che ci ha salvati. È vero, no?

Ma è un messaggio generale. È la conoscenza della verità generale della parola. Ma oggi è importante ascoltare: qual è, in quali termini, Dio sta parlando a noi? Perché Dio parla a Giona e gli dice: "Devi alzarti e devi andare a Ninive". E oggi è importante per noi: in quali termini, come, lo Spirito Santo spinge la tua vita oggi, in questi ultimi tempi? Dove sei attratto? Cosa ti dice lo Spirito, in maniera sempre più forte?

Perché se tu ascolti la voce del Signore — il Signore parla a te e a me individualmente — noi, fratelli, abbiamo tanti messaggi da parte del Signore. Come ho detto prima, abbiamo messaggi di conforto. Noi li possiamo dire. È vero. Attenzione. Noi non dobbiamo trascurare o mettere da parte il messaggio del Signore. Dobbiamo essere accompagnati dalle virtù di Cristo — il suo amore, la sua consolazione, la sua misericordia, fedeltà, benignità. Queste sono cose necessarie per noi. Ci devono accompagnare, fratelli.

E Isaia 49:8, per esempio, dice così: "Dice l'Eterno: «Nel tempo della Grazia ti ho esaudito, e nel giorno della salvezza ti ho aiutato»". È vero. Sappiamo. Abbiamo

messaggi di Grazia, messaggi di consolazione, ovunque nella Scrittura abbiamo questi messaggi. Ma abbiamo anche altri tipi di messaggi che arrivano al nostro cuore. È vero, è vero. Non dobbiamo trascurare questi. Ci accompagneranno tutti i giorni della nostra vita, in ogni momento, in ogni luogo, in ogni situazione, in ogni momento di preoccupazione, di paura.

Se noi scorriamo nella Scrittura, il Signore ha sempre un messaggio per noi. Ma oggi è importante per noi, fratelli, ascoltare bene: qual è il messaggio della nostra responsabilità davanti a Dio? Perché sembra che l'umanità, sin dal principio, abbia rifiutato la sua responsabilità davanti alle realtà. Vi ricordate di Caino? Quando uccise il fratello, cosa disse il Signore a Caino? "Dov'è tuo fratello Abele?". E gli rispose: "Non lo so. Sono io forse il custode di mio fratello?".

Come vedete, sin dal principio, si è voluta rifiutare la propria responsabilità davanti a Dio. E sembra che questo sia proprio un problema. A volte, fratelli, è una nostra responsabilità ascoltare la voce di Dio. Quando egli dice, in Marco, al capitolo 14, verso 38: "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione". Questo è un messaggio di responsabilità.

Oggi, fratelli e sorelle, noi dobbiamo imparare a non generalizzare le cose, ma chiedere al Signore: "Cosa vuoi che io faccia per te? Che cos'è? Qual è la tua volontà per me? Parla individualmente, Signore. Io ascolto. Tu parla". E il Signore ti farà sentire la pressione attraverso la voce dello Spirito Santo. Tu sarai guidato nella sua perfetta volontà. È una responsabilità vegliare e pregare per non entrare in tentazione, perché lo Spirito è pronto — dice la parola — ma la carne è debole.

Anche in Filippesi, al capitolo 2, verso 12, noi troviamo che il Signore ci dà delle responsabilità da seguire. Un altro messaggio importante, fratelli. Quando Paolo dice ai Filippesi: "Compite la vostra salvezza con timore e tremore". Gloria a Dio. Dio è buono. Dio è salvezza. Dio è misericordia. Ma quando il Signore ci chiama — una responsabilità — dicendo: "Compite la vostra salvezza con timore e tremore, siate irreprensibili e integri, figli di Dio, senza biasimo, in mezzo a una generazione ingiusta e perversa, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la parola della vita".

Fratelli, oggi, in quali termini arriva il messaggio di Dio al tuo cuore? Il fratello Davide mi ha anticipato questa mattina un'altra responsabilità: "Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita". E la parola del Signore si rivolge a Giona. C'era una responsabilità per lui. Doveva andare a predicare a Ninive, la grande città — una città definita corrotta, perversa, malvagia. Il profeta Nahum, più avanti, ce lo descriverà in maniera chiara. Non mi voglio dilungare.

E aveva questa responsabilità: andare e predicare l'Evangelo. Ma accade qualcosa nel cuore di Giona. La Bibbia ci dice che Giona si levò per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza dell'Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarsis. Questo fa Giona.

Qual è la nostra risposta oggi alla chiamata del Signore? Qual è la nostra responsabilità? Come reagisco io alla chiamata del Signore oggi? Ma Giona si levò per fuggire. Probabilmente non aveva considerato che il salmista dirà queste parole: "Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito? Dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza?". Quando noi rifiutiamo la nostra responsabilità oggi davanti a Dio, e non accettiamo quello che è il messaggio di Dio che ci spinge a servire Dio con tutto il cuore, noi tendiamo a fuggire lontano dalla presenza del Signore. "Levati, Giona. Alzati. Spostati dalla tua posizione comoda. Togliti da quella posizione e vai". Non abbiamo noi ricevuto lo stesso messaggio da parte del Signore? "Andate per tutto il mondo e proclamate l'Evangelo. Chiunque avrà creduto e sarà stato salvato sarà battezzato". È un comando. È una chiamata. È una responsabilità.

Ma tante volte noi rileggiamo e non agiamo, e assumiamo posizioni comode. Oggi, come cristiani, vogliamo andare in chiesa la domenica. È bello ascoltare la lode, l'adorazione, la parola, poi tornare. C'è qualche culto in settimana? Sì. Gloria a Dio, andiamo di nuovo, ascoltiamo la parola, la lode e l'adorazione. Magari qualche preghiera sale dal nostro cuore a Dio. E basta.

E poi vogliamo le nostre comodità. Non vogliamo più altro. E il Signore non vuole questo da noi. Noi abbiamo delle responsabilità troppo importanti, fratelli. Dobbiamo alzarci dalla nostra condizione comoda, perché il Signore non vuole essere — come si dice — disposto a benedire la sua chiesa quando la sua chiesa non vuole lavorare per lui, non vuole servire per lui, non ama servire lui, quando non ha cuore per la salvezza delle anime.

"Alzati, vai". Ma Giona si levò per fuggire lontano dalla presenza del Signore. Fratelli, quando non vogliamo servire il Signore, ci allontaniamo dalla sua presenza. Quando non lo vogliamo servire, quando non vogliamo essere attivi per lui, ci allontaniamo dalla presenza del Signore.

Quello che mi ha parlato in particolare è la sequenza di questi versi, fra queste righe. Cosa troviamo quando ci allontaniamo dal Signore? Cosa accade? Cosa dice la Bibbia? Giona scese a Giaffa, al verso 3. È una vita in discesa. È in continua discesa. Non vuoi assumerti le tue responsabilità? Non c'è problema. Non ti vuoi scomodare? Non è un problema. Allontanati pure dalla presenza di Dio. Ma sappi una cosa: che o credi o non credi, la nostra vita, lontani da Dio, lontani dalla presenza del Signore, è una vita che va solo ed unicamente in discesa. Una discesa rapida.

Nella vita di Giona, la Bibbia dice che Giona scese a Giaffa, salì su una nave, e poi la Bibbia continua, al verso 5, dicendo che Giona era sceso nelle parti più recondite della nave. Vedete, fratelli? L'atteggiamento che assumiamo quando siamo lontani dalla presenza del Signore, quando fuggiamo dalla nostra chiamata come figli di Dio, la nostra vita scende sempre più giù, sempre più giù. E poi, più avanti, anche nel capitolo 2, noi troviamo che egli stesso, Giona stesso, dice: "Sono disceso fino alle radici dei monti".

Ma deve veramente portarci il Signore alle radici dei monti, perché noi potessimo capire qual è la nostra responsabilità? Fratelli, no. No. Noi apprendiamo dalla parola di Dio. Dobbiamo ascoltare la voce dello Spirito Santo che parla al nostro cuore e dice: "Alzati, alzati, e prenditi le tue responsabilità, perché Dio è buono, Dio è fedele. Ma tu prenditi la tua responsabilità come figlio di Dio, e prosegui il cammino che il Signore ti ha messo davanti".

Lontano dalla presenza dell'Eterno. Ma guardate un po', fratelli, notate qualcosa nel verso 4: "Ma l'Eterno, dice la Bibbia, scatenò un forte vento sul mare e si levò una grande tempesta". Benché fossimo mancanti, benché avessimo delle debolezze, il Signore non prende la tua chiamata, la mia chiamata — non prende le nostre responsabilità e le trasferisce su un altro. Il Signore oggi continua con te, fratello e sorella, e vuole continuare con te, perché ognuno di noi ha una responsabilità.

E il Signore si prende cura di me e di te. Benché fossimo deboli, benché fossimo disubbidienti, a volte ribelli. E così, una forte tempesta, dice, si scatenò su questa nave. I marinai, spaventati, gridarono ciascuno al proprio Dio e gettarono in mare il carico.

Fratelli, vivere una vita lontano da Dio, lontano dalla presenza del Signore, vivere una vita cristiana fuggendo a destra e a sinistra, pur di non assumere quella posizione che Dio ci ha chiamati ad assumere — e vogliamo la nostra posizione, quella comoda, quella che ci fa piacere — è pericoloso. Sapete perché? Perché non mettiamo in pericolo solo la nostra vita, ma anche la vita dei nostri vicini, anche la vita dei nostri cari, anche la vita di coloro che sono a conoscenza del nostro cammino. Noi mettiamo in pericolo non solo noi stessi, ma anche gli altri.

Perciò questa mattina l'invito è: "Alzati e compi quello che il Signore ha per te". Dove ti trovi, il Signore ti sta chiamando.

Il capitano si avvicinò e gli disse: "Cosa fai profondamente addormentato?". Quando ci allontaniamo da Dio, quando scegliamo di non vivere alla presenza di Dio, quando ci rifiutiamo, quando rifiutiamo le nostre responsabilità, allora cosa accade, fratelli? Un sonno profondo invade la nostra vita spirituale.

E sapete cosa succede? La Bibbia dice che Giona dormiva profondamente mentre la tempesta infuriava su questa nave. Tanto che il capo della nave andò, lo svegliò, lo scosse, e disse: "Alzati, invoca il tuo Dio. Cosa fai qui?". Giona. È la stessa parola che il Signore rivolge a noi questa mattina: "Cosa fai lì profondamente addormentato? Alzati".

Quando ci allontaniamo dal Signore, noi diventiamo insensibili. Una grande tempesta — Giona stesso racconta che questa nave si stava sfasciando per la furia della tempesta. Ma poi la Bibbia ci dice che lui dorme profondamente. Quindi, quando ci allontaniamo da Dio, viviamo lontani da lui. Da lui viene la sonnolenza spirituale. Un grande pericolo per noi, figli di Dio. Perché? Perché diventiamo insensibili a quello che sta accadendo attorno a noi.

Non riusciamo più ad avere il cuore sensibile a tutte quelle anime che si dirigono verso l'Inferno e la morte eterna. Non riusciamo più ad avere questa sensibilità. Se un fratello, una sorella, ha bisogno, in quel momento, è scoraggiato, non c'è sensibilità spirituale. La tempesta in furia, ma noi dormiamo profondamente.

Attenzione, fratelli. Avviciniamoci al Signore per udire la sua parola, il messaggio chiaro. Come Dio lo diede a Giona. Chiaro. Diretto. Giona — è per te. Alzati. Levati. Vai a Ninive. 120.000 anime non conoscono la loro destra dalla loro sinistra. Hanno bisogno di salvezza. Ma noi ci rifiutiamo e andiamo da qualche altra parte.

E la Bibbia dice che Giona prese un'altra direzione. Quale direzione? Oggi in quale direzione ci stiamo dirigendo? È importante. Ce la poniamo questa domanda? Ogni tanto, quando la sera arriviamo alla fine della giornata, ci fermiamo, ci sediamo. Signore, quale direzione ho preso oggi? E la direzione che tu hai voluto per me? O è contraria?

Sapete, fratelli? Ninive si trovava a 800 km a Nord-est di Israele. E Giona pensò di fuggire lontano dal Signore, dalla parte opposta, a ovest. E Tarsis si trovava a 3000 km di distanza. Quindi cercò di allontanarsi il più possibile.

Qual è la nostra direzione, fratelli? Ci stiamo avvicinando a Dio o ci stiamo allontanando? Quale direzione stiamo prendendo? Perché Pietro ci esorterà — e vado alla conclusione. Nella sua prima lettera, al capitolo 4, versi 1 e 2, così dice la parola del Signore: "Poiché dunque Cristo ha sofferto per noi nella carne, cosa dobbiamo fare? Armatevi anche voi del medesimo pensiero, perché chi ha sofferto nella carne ha smesso di peccato. Perciò, il tempo che resta nella carne, non più nelle passioni degli uomini, ma secondo la volontà di Dio".

Amen. Che cosa ci resta da fare, fratelli? Altro pensiero non dimori nelle nostre menti e nei nostri cuori. E noi vogliamo fare proprio questo. Abbiamo smesso di vivere nel peccato. Il tempo che ci resta — e non ce n'è assai. Non è molto il tempo che ci resta. E la parola parla al nostro cuore. Per il tempo che resta, non più nella carne, nelle passioni degli uomini, ma secondo la volontà di Dio.

Gloria a Gesù. È questo che il Signore vuole fare. La domanda è: chiesa, quale direzione hai preso? Sei lontano o vicino a Dio? Quale messaggio stai ascoltando? Un messaggio generale? Un messaggio di conoscenza della Verità — più o meno quello che ci conviene?

Oppure stiamo ascoltando precisamente quello che Dio vuole accordare al nostro cuore? Qual è la volontà di Dio per te e per me? Perché, fratelli, in questi ultimi tempi, non possiamo essere sospinti da emozioni che ci portano lontano dalla presenza di Dio.

Giona, a un certo punto della sua vita, scese a Giaffa, acquistò il biglietto, scese nella nave. Sembrava che le cose andassero bene. Scorrevano in maniera tranquilla. Perché Giona era sospinto dai suoi sentimenti. Probabilmente pensava: "Beh, ho trovato i soldi per il biglietto. Ho preso la nave. Incomincio questo viaggio". E tante volte nella nostra vita accade proprio questo, no? Sembra che le cose vanno bene, che tutto scorre naturalmente. Ma noi siamo in una direzione contraria a quella che Dio ci ha comandato. Perché siamo sospinti dalle emozioni.

E noi non dobbiamo essere sospinti dalle emozioni. Ma dai comandamenti del Signore. Questi sono la nostra ancora sicura. Prima il fratello Davide vi ha letto qualcosa, e l'ho letta anch'io. Ci sono delle responsabilità per noi. "Custodisci il tuo cuore con ogni cura". Ci sono degli ordini chiari. Ci sono dei comandamenti chiari. Questi ci porteranno nella dritta volontà di Dio, e noi vedremo una grande benedizione.

Il Signore sia con noi e sigilli la sua parola. Amen.