samaritana
La testimonianza vivente — la parola della donna
Stamattina avevo una lettura intorno a Giovanni 4, e leggendo il passo in cui Gesù parla con la donna samaritana, sono arrivato a una conclusione che desidero condividere con voi. Quando la donna va a raccontarlo, non poteva certamente tenerlo dentro. Quando un fuoco brucia, è difficile riuscire a contenerlo. Vi leggo solo i versi da 28 a 30 di Giovanni 4: "La donna allora, lasciata l'anfora, se ne andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto. Non sarà forse lui il Cristo?» Uscirono dunque dalla città e vennero da lui".
Gli altri passi da leggere sono da 39 a 42: "Ora molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della parola che la donna aveva attestato: «Egli mi ha detto tutte le cose che io ho fatto». Quando poi i Samaritani vennero da lui, lo pregarono di restare con loro; ed egli vi rimase per due giorni. E molti di più credettero a motivo della sua parola, ed essi dicevano alla donna: «Non è più a motivo delle tue parole che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che Costui è veramente il Cristo, il Salvatore del mondo»".
Stamattina riflettevo intorno a questa seconda fase del racconto. Questo passaggio è quello che volevo condividere con tutti voi: ricordarci sempre della nostra testimonianza dal principio, di come è partita, di come il Signore poi si è rivelato a noi. Certo, è bello quando qualcuno ci porta la buona notizia, la buona novella, e ci mostra la parola. Ma un Messaggero — come dice il passo, "sono belli i piedi di colui che porta la buona novella" — però quello che mi faceva notare il Signore è questo: sì, qualcuno ci ha detto, ma ciò che ci ha convinto è un'opera che nasce nei nostri cuori. È l'unica forma di convinzione che abbiamo. Stamattina, per essere qui, non ce l'ha data nessuno; è lo Spirito Santo che l'ha fatto. È il Signore che ancora ci convince ogni giorno, e non è soltanto qualcosa che rimane nel principio.
Perciò non soltanto ricordiamo come il Signore ci ha attirati, ma come ogni giorno ci convince. Ed è lo Spirito Santo che lo vuole attestare anche stamattina, con forza. È lui che ci tiene stretti a sé. Non facciamo nulla da noi stessi. Quello che noi desideriamo è soltanto godere di questo bel tempo di comunione con lui, quando ci accostiamo alla sua parola. Quella è la nostra parte — il desiderio — ma lui fa tutto il resto. E anche stamattina lo volevo condividere con voi.
Prima di continuare con la parola, vorrei dire alcune cose. In questi giorni stiamo vedendo la grazia del Signore che ci sta guidando in tante circostanze. Per il quale io posso testimoniare di aver pregato negli ultimi tempi che il Signore faccia l'opera come ha detto il fratello Salvatore: che sia lo Spirito Santo. E la mia preghiera era sempre: "Signore, se non inizi tu un'opera, come sempre, noi che cosa possiamo fare?". E allora i segnali evidenti li vediamo quando vediamo l'opera di Dio, non l'opera dell'uomo. È importante per noi sapere che quando il Signore comincia un'opera, credo che nella sua fedeltà non la lascia a metà.
Quindi vogliamo ringraziare Dio perché, come abbiamo detto, il giorno 3 abbiamo questi battesimi. Poi faremo un'agape fraterna, staremo insieme. Naturalmente faremo qualche pranzo in più, qualche posto in più per chi porterà qualcuno per i battesimi e vorrebbe rimanere — non ci saranno problemi.
L'altro ieri abbiamo fatto il funerale del marito della sorella Lucia, Giacinto. E perché dico questo? Nei credenti tante volte c'è uno schema, e Dio non è schematico. È uno schema dice la tradizione, ma quando un non credente muore, noi perché dobbiamo fare il funerale evangelico? La domanda è lecita. Oppure: che cosa si può dire di un uomo che per tanti anni — o una donna — non hanno dato la vita al Signore? No, magari la sorella Lucia è stata più vicina al marito, anche negli ultimi momenti. Dio lo sa. Ma quello che voglio dirvi è che anche quel giorno le tenebre hanno preso la forma della luce. E quindi quando noi possiamo portare la luce dell'Evangelo anche in un funerale — e nessuno ha sentito che era più un funerale — si sentiva più che era qualcosa che poteva essere di aiuto.
Il Signore ci dà la possibilità di sfruttare le opportunità per parlare a tanta gente che tu non puoi parlare in altri momenti. Voi sapete: i funerali sono quelli che raccolgono tutti — parenti, persone, amici. E allora uno direbbe: "E che cosa c'è da dire? Quale messaggio potrai mai dare?". È normale che se a scopo evangelistico non si deve preoccupare colui che deve dire qualcosa, ma è Dio stesso che parlerà al posto nostro, perché le anime possano conoscere l'Evangelo.
Ci è stato offerto un locale — il locale era della Chiesa di Cristo, sono dei fratelli che hanno nomi di non credere allo Spirito Santo e qualche altro insegnamento tratto dall'uomo. Abbiamo chiesto e va bene: ci hanno offerto il locale. Ma qualcuno dice: "Ma là dentro devi andare a predicare". E poi ancora: "Ma quelli... ma quelli che cosa?". Eppure, vedete un po' la storia di Paolo — la storia — ma anche Gesù stesso. I luoghi che frequentava, ovunque predicava l'Evangelo.
Un giorno, al fratello John Wesley , la chiesa presbiteriana — John Wesley era un grande uomo di Dio, un riformatore, uno dei più grandi che questa terra ha conosciuto — gli vietarono di predicare nella chiesa dello stato di allora di Inghilterra. Disse: "Tu non devi entrare in questi luoghi per predicare". E lui fece una cosa: andò al cimitero, salì sulla tomba di suo padre e predicò l'Evangelo. E disse: "Da qui non mi può cacciare nessuno. Questo è suolo privato, è il terreno di mio padre, un pezzetto di terra". E le persone andavano e lui predicava l'Evangelo.
Che pensate voi? Al di là dei nostri pensieri, qualche volta pregiudizi, pensiamo che la sorella Lucia dice: "Ma io — mio marito Giacché, i miei figli mi danno la libertà — portare nella Chiesa Cattolica a sentire quel solito rito che non gioverà nessuno, e magari parleranno anche di Purgatorio, di tutte quelle cose...". Allora la sorella dice: "Fratello, che pensi?". E io sono rimasto contento anche per questo, che Dio poi ha guidato questa situazione in modo che noi potevamo fare anche questo servizio.
Naturalmente, la testimonianza delle persone che abbiamo sentito ci ha fatto piacere, ci è stato gradito. Perché è un tipo di predicazione dove nella chiesa cattolica loro non sentono mai — dove tu puoi parlare che c'è una speranza, dove tu puoi dire che la Risurrezione è una realtà come lo è la morte, dove tu puoi parlare a persone che non hanno mai sentito questi messaggi. Non è bello che noi possiamo predicare l'Evangelo in piena libertà e aspettare che il Signore faccia l'opera sua? "Getta il tuo pane sulle acque, perché il giorno arriverà che si raccoglierà".
E quindi anche questa mattina io ho gioia nel cuore, perché la fedeltà di Dio — nelle nostre preghiere, al contrario di quanti credono che il Signore non risponde — è una certezza. E allora, in virtù di quello che vi ho detto prima — cioè che sto pregando da anni: "Signore, comincia l'opera" — quindi mi sono attenuto alle Scritture, quelle Scritture che hanno un "sì" e un "Amen" alla gloria di Dio: "Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò".
Allora, se questa mia preghiera è venuta alla luce anche in questi giorni, posso dire che noi abbiamo la gioia di vedere questi fratelli e queste ragazze, questi che vogliono venire alle acque battesimali. Come ha detto Salvatore della Samaritana: noi non abbiamo fatto nessun'opera di convinzione, non abbiamo spinto nessuno nelle acque battesimali, non abbiamo convinto nessuno. E né vogliamo riempire le chiese solo perché c'è un numero e possiamo trarne vanto. Dicendo: "Ma quello che è stato forte per me era proprio questo — vedere l'opera di Dio, lo Spirito Santo che opera nei cuori di quelli che vogliono venire alle acque battesimali".
Ci sono dei segni particolari, no? Dei segni evidenti di una nuova nascita, di un principio di qualcosa che Dio sta iniziando. Come ha detto prima Salvatore, mi ha anticipato nell'interiore del cuore della persona che sente nel cuore, che è spinto da Dio, non dall'uomo. Questo è importante.
Potete alzarvi in piedi quelli che sono stati chiamati al battesimo per battezzarsi. Quello che conta è che ci sono anche altri che vogliono, no? Come abbiamo detto prima, vogliono battezzarsi. Qualcuno l'ha detto quando era in piena euforia; adesso un po' si è spento. No? Dice: "Io li avevo già preavvisati, dicendo: «Va bene, facciamo calmare questo bollore, e poi vediamo chi è costante»".
Ho avuto una sorpresa che ho avuto questa mattina: il fratello Lorenzo che si è alzato in piedi. E è proprio stamattina — è bello. Stavo pregando, ho detto: "Ma si devono battezzare, ma Lorenzo — qualcosa deve pure fare". No? Perché lui è un uomo silenzioso, ma che fa i fatti. Un uomo che parla poco, ma è costante nella preghiera, nei culti. Allora noi possiamo vedere che è l'opera del Signore che noi dobbiamo glorificare, quando si muove lo Spirito Santo.
Allora, fa qualcosa che nessun uomo può fare. Poi quelli che hanno detto "io voglio battezzarmi" — c'è tempo, ma non perché c'è quanto pensiamo noi. Non è questo. Perché il battesimo è un comando dal Signore, ma è la decisione nel cuore, e nello stesso tempo è andare alla Croce, a confessare il peccato. Poi verrà il battesimo, quando ci sarà quell'opera di interiore che ti porterà a sapere: "Oggi io voglio servire il Signore".
E quindi questo è importante. Quindi, con calma — non essere sollecito. Quello che conta, però, è che noi stessi, e io in prima persona, possa pure vedere che è Dio che sta operando nei vostri cuori, che ci sono dei segni evidenti: la preghiera, la comunione fraterna, alzarsi la mattina un po' più presto per cercare il Signore, la testimonianza nella scuola, nell'ambiente di lavoro, nella famiglia. Ci sono dei segni che dicono chiaramente che Dio sta facendo un'opera.
Le labbra che vengono purificate, quella piccola bugia che non c'è più, che noi pensiamo — e poi, quando il Signore fa un'opera, allora uno sente nel cuore profondamente che Dio lo sta chiamando, e tu rispondi e dici: "Sì, Signore, io vengo". E allora per noi è una gioia sentire che le anime che adesso sono venute al Signore sentono che non c'è stata nessun'opera di convinzione umana. Io non ho spinto nessuno dei battezzati — l'hai detto, no? Non è questo.
Perciò, tante volte alcuni non sono d'accordo. Io c'ho un po' d'affanno, no? Qualche volta a far capire, quando dico certe cose, pensano che fratello Davide sta criticando altre chiese o altri fratelli. Non c'è questo. Credetemi. Ma dire "venite avanti tutti, quelli alzate la mano" e tutto il resto — quando opera lo Spirito Santo, pensate che c'è bisogno di sgolarsi? Perché poi si viene avanti. Si prega per quelli, e poi se non è l'opera del Signore, come va a finire quella conversione?
E credo che in tutti questi anni, anch'io ho fatto un po' d'esperienze. Naturalmente, anche durante il messaggio che vi voglio dire questa mattina e condividere con voi.
Poi, naturalmente, siamo fratelli, siamo una famiglia. Quando sorgono delle perplessità, no? Dei dubbi intorno ai funerali, intorno ai battesimi, intorno ai matrimoni, alla convivenza delle persone. E allora venite, parliamo, chiariamo con la parola, e troveremo certamente con buon sentimento la via per spiegare, in modo che dici: "Fratello, ma questo non ho mai sentito". Va bene. Però c'è un momento in cui il Signore fa un'opera nuova, e noi dobbiamo attenerci non allo schema, ma alla parola di Dio.
Vogliamo leggere in Filippesi, al capitolo 1. Leggiamo dal verso 3 al verso 11: "Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi tutti in ogni mia orazione per la vostra collaborazione nell'Evangelo dal primo giorno fino ad ora. Essendo convinto di questo: che colui che ha cominciato un'opera buona in voi la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Ed è giusto che io senta questo di tutti perché vi ho nel cuore voi che tanto nelle mie catene come nella difesa e conferma dell'Evangelo siete tutti partecipi con me della Grazia di Dio. Infatti mi è testimone come io vi amo tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo. E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, affinché discerniate".
Allora, fratelli, qui vediamo che Paolo scrive ai Filippesi, dove si vede chiaramente che questa chiesa è nata per opera dello Spirito Santo. Ma Paolo ha iniziato spinto dal fatto che lui avrebbe avuto altri pensieri per andare ad evangelizzare in altre parti, in quelle zone. Ma una notte il Signore gli parlò e disse — e vide una visione, vide un uomo macedone che gli diceva: "Paolo, vieni, soccorrici!". Allora Paolo capì che il Signore lo stava chiamando in quelle parti, in quella città, per portare l'Evangelo.
Quindi, come vediamo, il Signore aiuta, no?, a far sì che noi possiamo seguire quello che è la sua volontà, quando lui ci parla. E quindi Paolo dovette lasciare il suo pensiero — quello di andare in un luogo dove Dio non glielo aveva comandato. Perché la Scrittura dice: lo Spirito Santo gli impedì. E quindi il Signore non sempre ci permette, ma qualche volta ci impedisce. E gloria a Dio che ci impedisce! Sapete quante volte io sono da questa parte, e il Signore ha detto: "Torna indietro, perché questa via che stai seguendo non è buona. Torna indietro". E quella grazia che noi riceviamo per questo ci aiuta a sapere che, quando siamo guidati dal Signore, certamente lui sa che cosa fa.
Perché è importante che sappiamo che il nostro Dio ci guida anche in questo. E allora Paolo ringrazia la chiesa di Filippi, perché lui è stato mandato, e questa chiesa è iniziata con Lidia. Ma quello che è importante è che questa donna poteva sentire la parola di Dio. Perché la Scrittura ci insegna che la Fede viene per mezzo dell'udire, e l'udire si ha per mezzo della parola di Dio. Paolo andava lì dove stavano queste donne per pregare — era guidato dal Signore — e quindi queste donne potevano essere quelle che potevano ascoltare l'Evangelo.
Allora Paolo ringrazia il Signore e dice: "Io prego sempre con gioia, vi metto sempre nelle mie preghiere per la vostra collaborazione". Mi fermo un momento qui, perché se noi non viviamo l'Evangelo, cari fratelli, la nostra è vana. Perché dico questo? Perché la parola ci insegna — quello che, essendo convinto, Paolo dice così: "Essendo convinto di questo: che colui che ha cominciato un'opera buona in voi la porta a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" — questa convinzione viene dal Signore.
Colui che ha cominciato l'opera, Dio la porterà a compimento. Molti credono che colui che ha cominciato l'opera farà tutto lui. Molti credono che in questo passo "Ah, il Signore ha cominciato l'opera, allora lui la porta a compimento", e si lasciano andare, pensando che tutto debba fare il Signore.
Se Paolo non ubbidiva alla voce dello Spirito Santo, e non andava a Filippi a predicare l'Evangelo, a Lidia non sarebbe stata nata quest'opera. Allora alcuni dicono: "Ma se Dio comincia un'opera e la porta a compimento, perché molti vengono meno? Molti credenti? Perché molti sono chiamati ma pochi gli eletti? E tanti cristiani che io personalmente ho conosciuto, oggi hanno abbandonato la Fede".
Allora uno si chiede, dice: "Ma Dio, se ha iniziato l'opera, com'è se sta scritto che la porta a compimento? Non è stata portata a compimento". Questo è il significato per cui dobbiamo chiaramente credere: certo che Dio comincia un'opera. Ma se la vuole portare a compimento, tu sei partecipe di quel compimento che l'opera è iniziata in te. Non la può continuare il Signore fino alla fine — lui è di aiuto, di supporto, di luce, di guida.
Perché Paolo dice allora — quello che abbiamo letto prima — "per la vostra collaborazione". Perché Dio inizia l'opera, ma poi noi dobbiamo collaborare, no? Perché se Dio inizia un'opera in noi, noi diciamo: "Incrocio le braccia". No! Il Signore porterà a compimento la salvezza in me, nella mia famiglia, nei miei figli? Se partite con questo pensiero, toglietelo, perché non funziona. Non è così.
Perché Dio ha dato mandato ai discepoli. Dio ha iniziato un'opera nel cuore di questi uomini, per opera dello Spirito Santo, ma loro hanno continuato. E quindi la chiesa ha una responsabilità in questo mondo. È la chiesa che si deve occupare di proclamare l'Evangelo. Non può fare tutto il Signore. Tantomeno possiamo dire a lui ciò che deve fare.
E Paolo dice chiaramente: "Come posso fare, se non ringraziare Dio?". Perché Paolo dice: "Io sono convinto perché voi siete nati come chiesa per chiamata. È stata l'opera dello Spirito Santo". Se tu vieni alle acque battesimali, è perché Dio ti ha chiamato. Se tu avresti voluto fare un passo da te stesso, credo questo non era possibile. Ma quello che conta è che questa chiesa è venuta fuori per l'opera del Signore.
Noi possiamo vedere che Paolo parla a quella chiesa e la incoraggia. Gli dice: "Siete dei bravi collaboratori". Perché poi da questi fratelli — da Lidia, dal carceriere di Filippi — è venuta fuori una grande opera.
Ora qualcuno dice: "Se si converte un'anima, una, e in un anno ne porta un'altra, sono due anime". No? Così, in una chiesa di 100 anime — se ognuno porta un'anima, prossimo anno saranno 200 anime. No? Allora fatevi un po' i conti così, brevemente. Se quelle 200, dopo un anno, ne porta ognuno per conto suo — è come la moltiplicazione dei pani.
Allora, se Dio sta iniziando a fare un'opera, è bene che noi capiamo che i tempi sono maturi, e che dobbiamo metterci all'opera. Sì, cari fratelli, questo è importante. Perché se abbiamo questi segnali evidenti che il Signore sta cominciando a convincere — come dice la Scrittura, di peccato, di giustizia e di giudizio — vuol dire che dobbiamo cominciare a discernere che forse i tempi sono anche maturi per capire che Dio ci sta incoraggiando. Perché adesso lui ha iniziato, ma noi dobbiamo continuare. Sia noi sia quelli che si battezzeranno.
Perché nel primo amore è bello parlare alle anime. Sentono la freschezza, sentono la gioia, sentono la semplicità di cuore quando tu parli alle anime e sei fresco di quell'amore che il Signore ha messo nel tuo cuore. E allora noi abbiamo a cuore di ringraziare Dio, come Paolo ha fatto, ringraziando il Signore per questi fratelli.
"È giusto che io senta questo di tutti voi perché vi ho nel cuore tanto che nelle mie catene come nella difesa e conferma dell'Evangelo siete tutti partecipi con me della Grazia". Che bello! Paolo dice: "Voi siete partecipi con me. Siete tutto uno con me. Io vi ho nel cuore". E questa è la chiesa del Signore. Quando essi sono tutti partecipi l'uno con l'altro, nella comunione fraterna. A parte il fatto che siamo, Dio ci ha fatto partecipi della natura Divina, e questo è importante. Perché quando uno nasce dallo Spirito, sente un solo amore, un solo sentimento, un solo pensiero. Perché il sentimento di Gesù sta dentro. Questa è l'opera dello Spirito Santo.
E Paolo dice: "Siete partecipi con me della Grazia". Come nasce una chiesa? Come va avanti una chiesa? Negli Atti degli Apostoli, leggiamo al capitolo 11. Come è nata un'altra chiesa — sempre che il Signore inizia quest'opera. E dice chiaramente la Scrittura, nel capitolo 11 degli Atti degli Apostoli, che alcuni fratelli che erano stati convertiti sotto la persecuzione di Stefano si sparsero per altre zone del mondo. E questi fratelli andarono ad Antiochia.
Come noi leggiamo, la Scrittura dice, al verso 20: "Alcuni di loro, originari di Cipro e di Cirene, arrivati ad Antiochia, iniziarono a parlare ai Greci, annunziando il Signore Gesù". Erano stati convertiti, avevano sentito la parola, avevano sentito Pietro, si erano convertiti all'Evangelo, e annunziavano la parola. Perché questo fa uno che è stato toccato dal Signore: non può tenere per sé stesso ciò che ha ricevuto. Non può chiudere la bocca, ma sente dentro, nel cuore, di poter parlare agli altri. "Vai e racconta le cose grandi che Dio ha fatto per te".
E questo sentono questi fratelli. Hanno sparso l'Evangelo in questa maniera. Dice la Scrittura: "La mano del Signore era con loro". È bello, no? La mano del Signore. Loro hanno sentito nel cuore: "Noi dobbiamo parlare agli altri". E questo pensiero ha mosso il braccio di Dio, la mano del Signore, nel portare l'Evangelo ai pagani. E quindi un gran numero credette e si convertì al Signore.
Un gran numero credette! Come vedete, i risvegli nascono sempre da pochi che cominciano un'opera. La notizia di questo pervenne agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme, ed essi inviarono Barnaba perché andasse fino ad Antiochia.
Allora, sentite. Questo è un passo che a me piace tanto. Questo verso 23: quando Barnaba "aggiunse vista la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a rimanere fedeli al Signore con fermo proposito di cuore". La chiesa stava a Gerusalemme — i fratelli, gli anziani stavano lì. Ma quando hanno sentito che a... che era stato predicato l'Evangelo, hanno pensato: "Adesso mandiamo qualche anziano della chiesa". Barnaba era anziano, ma anche profeta, dice la Scrittura.
Ma quando arrivò Barnaba, dice — adesso io devo insegnare a questi tante cose, no? Ma la cosa bella, dice la Scrittura, è che quando giunse, vide la grazia di Dio. Vide tante anime che si erano convertite. E si rallegrò, si rallegrò per questo. Perché vide l'opera del Signore.
Questo successe anche a Cornelio, no? Cornelio era un uomo di preghiera. Le sue preghiere salirono, le sue elemosine come una ricordanza davanti a Dio. Dio non si dimentica delle tue preghiere. Dio non dimentica quello che tu fai per lui. Perciò la Scrittura dice: "La vostra fatica non è vana nel Signore". E dobbiamo credere alla fedeltà di Dio.
Arriva il tempo. Adesso alcuni dicono: "Ma alcuni sì e alcuni no. Non è questa l'opera del Signore?". Il Signore ha un piano perfetto. Il suo orologio non è come il nostro. E quindi noi dobbiamo soltanto confidare, pregare. Perché anche i figli non credenti, i mariti non credenti, le mogli non credenti — tu persevera nella preghiera.
Quante volte vi ho raccontato la storia di Agostino e di Monica sua madre? Per chi non la sa: Agostino era un uomo che poi divenne un grande uomo di Dio, ma fino all'età di trenta anni viveva pienamente nel peccato. Già in tenera età e adolescenza, ricevette un figlio da una ragazza. Lui lo chiamava "il figlio della colpa", perché era nato quando lui viveva nella fornicazione, quando non era sposato.
Allora lui diceva: "Il figlio della colpa". E quindi Agostino studiò, si è laureato. La sua retorica era quella — era un Parlatore, era una specie di avvocato. E quindi se ne andò dal suo paese, andò a Roma, poi da Roma si trasferì a Milano, dove stava il vescovo Ambrogio. No? Oggi a Milano festeggiano Sant'Ambrogio. Ambrogio era un potente uomo di Dio che non aveva paura dell'imperatrice di allora. L'affrontava faccia a faccia, non lo temeva per nulla. E questa donna temeva questo uomo, Ambrogio, perché aveva un grande seguito di cristiani dietro a lui. Era un pastore vero di allora a Milano — non come quelli di oggi cattolici.
E quindi questo Agostino, brevemente... questa storia fu chiamato dall'imperatrice per poter affrontare Ambrogio. Perché quando Ambrogio parlava, le folle rimanevano incantate. Allora lei voleva trovare un uomo che potesse contrastare la fede di
Ambrogio, e trovò Agostino, che dicevano che era un laureato, era bravo nel suo mestiere di contrastare gli altri.
Ma quando Agostino sentì parlare Ambrogio, qualcosa gli toccò il cuore. Come posso affrontare quest'uomo? Io non trovo le parole. Lui parla di cose spirituali, ma io sono un uomo naturale. E piano piano ha voluto ascoltarlo.
L'imperatrice purtroppo ha visto che nemmeno il Parlatore era capace di affrontare Ambrogio. E arrivò il momento che Agostino dovette cedere alla parola di Dio. Dietro a lui, la madre — lasciò il suo paese, la sua nazione, dall'Africa, si trasferì a Roma. La madre piangeva per questo figlio che viveva nel peccato. E arrivò a sapere che stava fino a Milano il figlio. E così, un giorno, questa madre — quando ancora Agostino non seguiva il Signore — andò da Ambrogio, dal vescovo, e disse: "Come posso fare? Io da bambino sto seguendo questo mio figlio, piangendo. Come faccio? Lui vive nel peccato".
Perché lei era una madre credente che credeva all'anima, a ciò che questo figlio doveva affrontare. Sapeva che se sarebbe morto in quelle condizioni, non sarebbe andato in cielo. E non era come quelle madri, quei genitori di oggi, che pur avendo i figli nel mondo ne traggono un vanto. Perché dicono: "Mio figlio al lavoro si fa valere. A scuola ha preso dei voti altissimi". E poi dicono: "Il capo lo elogia. Si è laureato a pieni voti, a pieni voti. Adesso ha imparato delle lingue".
Io ho sentito spesso questi fratelli che i figli stanno nel mondo, però loro sono soddisfatti, perché sono qualcuno. Monica non era così. Aveva un figlio, era laureato, era un figlio convocato dall'imperatrice. Ma Monica sua madre pensava all'anima. Non aveva nessun vanto.
E quello che era bello è che quando si presentò ad Ambrogio, disse, piangendo: "Questo mio figlio lo sto seguendo. Sono già trent'anni. Come può...". Disse Ambrogio: "Un figlio di tante lacrime andare all'inferno? Come può una madre che piange, una madre che viene all'anima, una madre che ha pregato per anni e anni, vedere un figlio che si perde?".
La fedeltà di Dio, l'amore di Dio, la Misericordia di Dio. Agostino fece un'esperienza tremenda, paragonabile a quella di Paolo, dicono alcuni. E divenne un grande uomo di Dio.
Queste sono le preghiere che accompagnano. Queste sono le cose che Dio ama vedere. E quindi la grazia di Dio che si spande copiosamente — persevera, fratello. Non disperare. Non dire: "I miei figli stanno nel mondo". Non dire: "Mia moglie non ne vuole sapere nulla. Mio marito ugualmente". Perché, facendo questo, o pensando questo, tu riduci la potenza di Dio, la grazia di Dio. Tu fai il tuo. Dio farà il resto. Credimi, questo è importante.
E allora, cari fratelli, noi vediamo ancora nella Scrittura come Paolo va avanti. "Dio infatti mi è testimone, dice il verso 8, come io vi amo tutti con affetto sviscerato in Cristo Gesù". Quando noi leggiamo e ci fermiamo su quella parola: "Paolo, io vi amo tutti con affetto sviscerato". Questo è il vero amore. Il vero amore, senza parzialità.
Pensate voi che a Filippi, come a Corinto, come a Galati, non c'erano dei credenti difficili, disubbidienti, ribelli, apatici? Eppure Paolo di... Io anche quelli amo. Li amo tutti. Perché Paolo li ama tutti? Perché lui prega così, e dice: "Per questo prego, al verso 9, che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento".
Capite, fratelli? Il nostro amore deve abbondare in conoscenza e discernimento. Quante volte abbiamo detto che c'è amore naturale e amore spirituale. Ed è per questo che Paolo dice: "Io non faccio parzialità. Io vi amo tutti". Questo viene da un cuore puro, da un cuore che non si sceglie le persone che deve amare.
Perché la Scrittura ci insegna come Gesù dice: "No, se voi amate quelli che vi amano, che premio ne avete?". E allora io mi scelgo un po' di fratelli, li guardo in faccia, dico: "Questo fratello è un problematico, questo questo lo voglio evitare, questo mi sta sul naso, quella sorella è meglio che non la sento". E così creo dentro una parzialità.
Qualcosa che è... rendiamoci conto che dobbiamo imitare questi uomini. Io vi amo — senza problemi, tutti. È lì che bisogna arrivare per essere dei veri cristiani. Perché il Signore, addirittura, ci dice di amare i nostri nemici. Ma io credo che noi non abbiamo nemici, no? Siamo tutti fratelli. Ci vorremmo abbracciare sempre di più. Però se manca la comunione, l'amore, poi si spegne.
No? Perché il forte della prima chiesa, una delle colonne della prima chiesa, era la comunione fraterna. Andavano di casa in casa a spezzare il pane. Si conoscevano. Non c'erano credenti della domenica: "Pace, sorella. Pace, fratello. Poi ci vediamo domenica prossima, se ci vediamo, se no all'altra ancora".
E poi succede come è successo a me, che un giorno mi disse un pastore: "Ma io mica conosco tutti i fratelli". Eppure li aveva battezzati lui! È importante, invece, che noi abbiamo questo affetto fraterno.
Paolo dice: "Io vi amo tutti con un affetto sviscerato in Cristo". Questo è bello. In Cristo.
Allora vediamo come questi fratelli avevano portato questo loro padre spirituale a rallegrarsi, ad essere incoraggiato — nelle catene. Perché Paolo — nelle catene — poteva glorificare Dio. È chiaro che dice Paolo: "Io sono in catene, ma l'Evangelo non è incatenato". E questo è quello che noi dobbiamo capire. Che dove questi fratelli sono arrivati, noi dobbiamo avere l'ambizione di poter arrivare. Dove loro sono arrivati. E non è un'ambizione lontana. È qualcosa che Dio ha dato come dono a questi uomini, per poter essere quelli che sono stati.
E allora dice Paolo: "Affinché discerniate". È così forte questa lettera che se solo venisse applicata nella nostra vita, voi e io vedremo delle cose meravigliose. Dice lui: "Affinché possiate discernere le cose eccellenti". In questo mondo, come noi viviamo oggi, dobbiamo aprire gli occhi. Abbiamo cantato prima: "Signore, togli le bende, aprici gli occhi", perché noi certe cose mondane, vanitose, sono eccellenti. Ma Paolo dice: "Dovete avere discernimento di capire le cose sante, le cose pure, e non pensare che va bene. Questo è lecito e questo no. Dovete discernere che cosa piace a Dio, per essere santificati, per essere quelli che hanno un cuore puro".
E allora ci dobbiamo aiutare l'uno l'altro. Un amore che sa discernere. Un amore che ha conoscenza. Vai dal fratello, vai dalla sorella. Oggi si fa poco. E vede qualcosa che non va, e dice: "Fratello, c'è un problema in te". Naturalmente, ognuno deve togliere prima la trave, no?, in modo che possa vedere meglio l'altro. E che lo faccia con umiltà, con amore.
Perché non dovete credere che Paolo era un uomo di amore — tutto amore. Ve l'abbiamo già detto altre volte, e abbiamo già le letture delle sue lettere. Alcune lettere, come queste, Paolo elogiava i fratelli. Ma poi si trovano delle lettere — come quelli dei Galati, dei Corinzi — dove Paolo... a chi lo sentiva: "Ma questo è un uomo che ha amore?". Questo ci offende. Il vero amore usa anche la correzione, la disciplina del Signore.
Il vero amore corregge. Non aver timore di correggere qualcuno, o di dirlo a qualcun altro: "Tu dovresti parlare al tuo fratello". No? Dice Matteo 18: "Se tuo fratello pecca, vai e parla con lui, e lui". Questo è amore. Non dire a qualcun altro: "Hai visto quello?". No.
Questo Evangelo puro, pratico, che noi dobbiamo attuare nella nostra vita, perché lo Spirito Santo possa scorrere in piena libertà. Perché nella nostra natura noi non siamo capaci di affrontare la croce, e il nostro maestro non si tirava indietro da riprendere, correggere i suoi discepoli, anche duramente. Però alla fine hanno riconosciuto che l'amore del loro maestro era così grande. L'hanno riconosciuto in tempi migliori, ma l'hanno riconosciuto.
E allora, fratelli, la Scrittura ci vuole ancora dire qualcosa prima che possiamo chiudere. In Giovanni 14, dove già abbiamo accennato a quella che era la promessa del Signore — "qualunque cosa chiederete nel nome mio, io la farò" — e lui la farà. E poi va avanti un altro verso.
Abbiamo bisogno dello Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo non possiamo fare nulla, e non siamo nulla. L'ha detto Gesù. Non lo dico io. Perché chi ancora non ha fatto l'esperienza personale profonda con il Signore, la dovrebbe ricercare, perché è preziosa nella sua vita.
E Gesù ha detto queste parole. Giovanni 14, al verso 25 e 26: "Vi ho dette queste cose mentre ero con voi, ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto".
Lo Spirito Santo. Qualche volta noi diciamo: "Fratello, mi spieghi questo. Fratello, prima di fare questo, è buono che tu possa chiedere". Ma poni il tuo cuore. Prima chiedi al Signore, vai alle Scritture, così ti interessi e vedi che noi abbiamo una persona che è la terza persona di Dio. C'è lo Spirito Santo che è in voi, dice la Scrittura, e dimora in voi. Egli vi insegna tutto. È il nostro insegnante.
Perciò abbiamo bisogno di sapere se lo Spirito sta dentro di noi, per poter dire al Signore: "Signore, ti faccio una domanda. Rispondimi. Signore, voglio fare una ricerca. Rivelami". Ma è lo Spirito. E quindi è importante: quando viene, vi insegna ogni cosa e vi ricorda tutto. Tutto.
Anche nei momenti dove tu non trovi le parole, nei momenti di difficoltà, nei momenti dove devi evangelizzare — se il tuo deposito è pieno — verrà il momento dove lo Spirito Santo ti insegnerà, ti dirà lui le cose che tu devi dire.
E allora, vista la grazia di Dio che si muove in questa maniera, noi continuiamo a rimanere in questa via. Che lo Spirito Santo sia la nostra guida. Che lo Spirito Santo possa essere ancora — come devo dire — non solo esaltato, ma preso, considerato in maniera profonda, sapendo che egli ci illuminerà, ci porterà avanti, ci darà la forza nella preghiera, nella comunione, di poter applicare la giustizia di Dio nella nostra vita.
Come Paolo dice: "Affinché discerniate". Che in questi ultimi giorni Dio ci sta aiutando e sta iniziando un'opera in questa nostra comunità. Perché si vedono dei segnali evidenti della sua opera. Adesso sta a noi metterci a cercare la faccia del Signore, e dire al Signore: "Signore, continua attraverso di noi. Tu hai iniziato questo. Per è vero, noi vogliamo continuarla per il tuo beneplacito. Vogliamo farlo di cuore".
Perciò chiediamo a Dio che lo Spirito Santo ci metta zelo, fervore e gioia, di sapere che lui sta creando un movimento, ha iniziato. Portiamolo avanti e continuiamo a pregare senza stancarci, sapendo in chi abbiamo creduto.
Amen.